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Credit Suisse: la pista americana in un vicolo cieco

marzo 8, 2011 Spionaggio No Comments

Il fisco USA cerca un testimone chiave ‘alla Birkenfeld’ per incriminare la banca elvetica

NEW YORK – Le autorità statunitensi non dispongono ancora di prove solide né di un testimone chiave per procedere giudiziariamente contro la banca svizzera Credit Suisse. Finora, gli indizi che gli Stati Uniti hanno raccolto sono ancora tenui e per scoperchiare il calderone che ritengono di aver individuato avrebbero bisogno di un testimone “alla Birkenfeld” che faccia la spia contro la sua banca, come nel precedente e clamoroso caso di UBS.

Pista tenue – Ora vi sono segnali che indicano che gli Stati Uniti vogliano applicare una procedura analoga al Credit Suisse, e hanno messo sotto accusa quattro banchieri, in parte ex-CS, come abbiamo ampiamente riferito negli scorsi giorni. Ma questa volta, le prove raccolte non sono abbastanza solide per aprire un secondo megaprocesso contro una grande banca elvetica e non bastano per obbligare il CS a consegnare i dati, come invece avvenne per UBS. Il caso attuale nel suo complesso appare per ora un po’ debole, dato che, in primo luogo, gli Stati Uniti dovranno dimostrare la propria competenza sul Credit Suisse che è un ente estero. Davanti a un tribunale degli Stati Uniti devono essere confermate tutte le accuse, e in particolare se la banca elvetica abbia utilizzato collaboratori Crédit Suisse al di fuori dei confini svizzeri e utilizzato gli uffici del CS negli Stati Uniti per aiutare i clienti ad aggirare le tasse USA, e quindi a infrangere la legge americana sul proprio territorio di competenza legale.

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Libia: GB umiliata da ribelli, commando rispedito a casa

marzo 7, 2011 Spionaggio No Comments

Londra – Il primo tentativo britannico di prendere contatto con i ribelli libici si e’ trasformato in una umiliazione. Secondo quanto riferisce il Guardian, un gruppo di 6 commando dello Special Air Services e due agenti dello spionaggio (Mi6) sono stati catturati dai ribelli vicino a Bengasi. I rappresentanti del Consiglio Nazionale di Liberazione si sono rifiutati di riceverli e li hanno rispediti indietro. “Non conoscevamo la natura della loro missione. Ci siamo rifiutati di discutere con loro di qualsiasi cosa per il modo in cui sono entrati nel Paese”, ha spiegato il portavoce del Cnl Hafiz Ghoqa .

Fonte: AGI

I Servizi Segreti Cinesi

marzo 7, 2011 Spionaggio No Comments

Come si prepara la Cina a gestire il suo nuovo ruolo di superpotenza? E quanta parte hanno nelle sue strategie politiche i servizi segreti?

Roger Faligot, esperto di questioni asiatiche, è andato a indagare nei retroscena della politica internazionale di Pechino per scoprire quali segreti si celano dietro l’impenetrabile facciata e come si muovono i servizi segreti ritenuti i più potenti al mondo. Raccogliendo documenti inediti, consultando archivi segreti e intervistando esperti dei servizi informativi, responsabili politici, diplomatici, rifugiati politici e dissidenti, l’autore ha scoperto scottanti verità: ci parla di spionaggio industriale e guerra lampo su internet, spiega come la Cina si dedichi alla formazione di hacker addestrati ad attaccare i siti governativi stranieri, ci rivela come in occasione dei Giochi Olimpici atleti e giornalisti siano stati spiati da un centro informativo appositamente creato, dotato di un budget miliardario. Tutto fa pensare che l’Impero di Mezzo stia ancora attingendo a piene mani dall’antica arte dello spionaggio, e la stia affinando sempre di più, coniugando le azioni repressive con le nuove tecnologie in una vera e propria guerra invisibile.

Fonte: Crime List

Cuba: dichiarato colpevole americano accusato di spionaggio

marzo 7, 2011 Spionaggio No Comments

L’operatore americano Alan Gross è stato dichiarato colpevole da un tribunale di Cuba di aver lavorato per danneggiare il governo dell’Avana e rischia ora una condanna fino a 20 anni. Lo ha reso noto la tv di stato Cunama. La sentenza è attesa “nei prossimi giorni”, secondo un comunicato del governo.

Secondo la nota del governo cubano letta in tv, Gross ha riconosciuto durante il processo di essere stato “ingannato” dalla società dipendente dal Dipartimento di Stato, per la quale lavorava per introdurre a Cuba “un progetto sovversivo per cercare di rovesciare la Rivoluzione”. È questa anche la tesi della procura cubana.

Gross rischia una condanna a 20 anni di prigione per il reato di “atti contro l’indipendenza o l’integrità territoriale dello Stato”. La stampa straniera non è stata autorizzata ad assistere al processo, che si è svolto presso il Tribunale provinciale dell’Avana.

Alan Gross, 61 anni, arrestato il 3 dicembre 2009 all’Avana, è accusato di aver introdotto sull’isola in maniera illegale telefoni satellitari, vietati a Cuba, per facilitare l’accesso a Internet ai dissidenti. Washington ha respinto l’accusa, dicendo che Gross si trovava all’Avana per facilitare alla comunità ebraica l’accesso a Internet.

L’arresto di Gross ha bloccato le iniziative che il presidente Barack Obama aveva cominciato a prendere nei confronti dell’isola dal suo arrivo alla Casa Bianca.

Fonte: Ticino News

Jet Gheddafi intercettato da Awac Nato vicino Malta

marzo 6, 2011 Spionaggio No Comments

TRIPOLI – L’aereo privato di Muammar Gheddafi – un Dassault Falcon DA-900 con sigla 5A-DCN – è stato notato dagli aerei-spia Awac della NATO che pattugliano in questi giorni i cieli tra Malta, Lampedusa e Linosa.

Secondo quanto l’agenzia stampa italiana ANSA ha appreso, l’aereo libico rientrava a Tripoli proveniente da Amman in Giordania.

Il pilota del jet, che è sembrato voler quasi ‘sfidare’ l’Awac, non ha attivato alcun contatto radio ma ha provocato immediatamente un’allerta NATO.

Il pilota dell’Awac ha chiamato la torre di controllo di La Valletta chiedendo informazioni sul velivolo che si trovava a circa 84 miglia di distanza da loro. Il jet di Gheddafi, che domenica scorsa aveva gia sorvolato lo spazio aereo maltese mentre rientrava da Minsk in Bielorussia, è stato oggi rintracciato ad Amman, in Giordania.

Naturalmente non si sa chi ci fosse a bordo del velivolo. L’aereo è atterrato nell’aeroporto di Mitica, vicino a Tripoli, cioè la pista privata del Rais libico.

Fonte: Ticino Online

Renault, spy story e sacrifici umani

marzo 6, 2011 Spionaggio No Comments

Sembra scritto da Le Carré il caso di spionaggio che non sarebbe più di spionaggio ma più probabilmente una resa dei conti interna alla Renault. Un caso reale di fallibilità, di cui lo scrittore è maestro. Ci sono di mezzo due governi, il top management di un’azienda chiave di Francia, anonimi autori di accuse e tre dirigenti con nome e cognome che avrebbero perso ingiustamente posto di lavoro, posizione e fiducia. Un tempo, si ricorreva a sacrifici umani per sperare di risolvere grandi catastrofi. Sulle rive della Senna, nella storica sede di Billancourt, in un ufficio con vista sulla Senna, si torna all’antico: Patrick Pélata, il numero due, è pronto per essere sacrificato. Via il delfino ufficiosamente designato, per salvare il numero uno, il presidente Carlos Ghosn.

Ho incontrato Pélata nel luglio scorso nel suo ufficio, per una intervista sulla genesi dell’auto elettrica in Renault, oggi il costruttore più avanzato sul tema. Se vi interessa, insieme ad altre interviste, storie, aneddoti e ritratti di personaggi compreso Ghosn, lunedì 7 marzo trovate tutto su un libro in vendita in edicola (titolo: Renault) con la Gazzetta dello Sport o con Quattroruote, editori in joint venture di una collana di storie monografiche di marchi dell’automobile. Pélata è un ingegnere di 56 anni (ma ha l’aria dell’eterno studente fuori corso), è entrato in Renault nel 1984 e ha goduto finora della massima fiducia del suo capo, con cui lavora a stretto contatto dal 1998. Nell’intervista, Pélata racconta di come l’auto elettrica abbia anche un coté geopolitico, svelando un incontro decisivo a Davos fra Ghosn e il premier israeliano Shimon Peres…

Ma torniamo al caso di spionaggio che si è sgonfiato. In breve, il 3 gennaio scorso, la direzione della Renault sospende e poi licenzia tre alti dirigenti con l’accusa di aver passato segreti industriali sull’auto elettrica a non meglio precisati “stranieri”. I tre si difendono portando la Renault in tribunale. L’azienda è partecipata ancora dallo stato francese al 15%: il ministro dell’industria parla di “guerra economica” e fa capire che di mezzo ci potrebbero essere i cinesi. Il governo di Pechino protesta con una nota ufficiale, il resto lo leggeremo forse un giorno su WikiLeaks. Ma tre giorni fa, la Renault fa marcia indietro: ci potrebbe essere stato uno sbaglio. Non sono stati scoperti conti all’estero dei tre dirigenti accusati (pare da una lettera anonima), il governo s’infuria. Pélata si autoimmola subito con un’intervista a Le Figaro. Ghosn compie 57 anni il 9 marzo. Forse prima, vedremo il rogo del suo ottimo ingegnere quanto rude centralizzatore (critiche raccolte all’interno di Renault), ma con più nemici di quel che si pensasse. Che farà a quel punto uno con così tanta esperienza, escludendo per contratto che possa trasferirsi presso un altro costruttore? Potrebbe trovare posto in Le Carré: “Quelli che possono, fanno. Quelli che non possono, insegnano”.

Fonte: Il Manifesto

Cuba, dovrebbe finire oggi processo a presunta spia Usa Alan Gross

marzo 6, 2011 Spionaggio No Comments

L’Avana (Cuba) – Dovrebbe tenersi oggi l’ultima seduta del processo a Alan Gross, il contractor americano arrestato a Cuba nel dicembre del 2009 per accuse di spionaggio. Il processo, iniziato ieri, si svolge a porte chiuse. Il ministero degli Esteri cubano ha fatto sapere in un comunicato che l’accusa e la difesa presenteranno oggi le dichiarazioni finali. La sentenza, se Gross dovesse essere dichiarato colpevole, sarà resa nota tra circa due settimane. L’uomo, accusato dalle autorità cubane di aver cercato di indebolire il governo dell’isola, rischia di passare 20 anni in carcere.

Fonte: Blitz Quotidiano

Attacco Hacker del Gruppo Anonymous al sito di Finmeccanica

marzo 5, 2011 Spionaggio No Comments

Il Sito di Finmeccanica è stato oggetto intorno alle 21 di ieri di un attacco informatico che è stato rivendicato dal gruppo Anonymous, la firma collettiva che raggruppa differenti hacker internazionali in una community decentralizzata che ha lo scopo di mettere in atto azioni di protesta. In Italia Anonymous ha recentemente attaccato il Sito del Governo e di Mediaset. Gli attacchi di Anonymous erano stati rivolti in passato anche contro varie società che avevano bloccato i sistemi di transazione online per la raccolta di fondi a favore di WikiLeaks, come Mastercard, PayPal, Visa e le Poste Svizzere.

L’attacco hacker nei confronti di Finmeccanica, come si legge in un comunicato del gruppo, intende essere un’azione “Contro la fornitura di armi alla Libia” e “L’ipocrita condanna di Gheddafi da parte di Berlusconi” Anonymous “Giudica inammissibili gli stretti rapporti economici/politici e di ‘cooperazione’ nel contrasto all’ immigrazione clandestina intercorsi fra il governo italiano e quello libico, resosi responsabile, nella figura del Colonnello Muammar Gheddafi e dei suoi collaboratori, di una repressione senza precedenti contro le forze di opposizione e i pacifici manifestanti nel suo Paese”.

“Tramite aziende private e a partecipazione pubblica operanti in Italia” scrivono ancora gli hacker, il Governo italiano ha “esportato in Libia ingenti quantità di armamenti leggeri/pesanti e mezzi d’assalto che ora vengono impiegati contro civili inermi e in attività contrarie al rispetto dei diritti umani e della libertà di parola, in palese violazione delle regolamentazioni internazionali sul commercio d’armi”.

UPDATE: attacchi sono stati diretti anche verso i siti di ENI e Unicredit.

Fonte: Agorà Vox

Assange, la spia del creatore di Wikileaks condannato a morte?

marzo 5, 2011 Spionaggio No Comments

Bradley Manning, il giovane soldato informatico, accusato di aver fornito migliaia di file a Wikileaks, rischia la pena di morte nel carcere di Quantico in Virginia.

Nel caso in cui le accuse venissero confermate il ventitreenne potrebbe essere condannato alla pena di morte.

Proprio di questi giorni è la notizia del trattatamento inumano che Manning pare stia avendo in carcere. Il suo avvocato ha infatti denunciato che il suo assistito sia stato lasciato nudo per circa sette ore. Notizia confermata poi dal New York Times.

Fonte: Gossip Italiano

Wikileaks contagia pure il cinema: Spielberg farà film su Assange

marzo 4, 2011 Spionaggio No Comments

Il regista americano ha acquisito i diritti di un libro sull’hacker australiano. Sull’argomento altri film in arrivo

Il regista Steven Spielberg ha in cantiere un film sul fenomeno Wikileaks. L’autore di successi come “E.T.” e “Jurassic Park” ha comprato per la sua casa di produzione Dreamworks i diritti del libro Wikileaks: inside Julian Assange’s war on secrecy scritto da David Leigh e Luke Harding, due giornalisti del quotidiano britannico the Guardian. Si preannuncia un investigativo, sulla falsa riga di Tutti gli uomini del Presidente.

FENOMENO WIKI – Il libro in questione, viene raccontata la biografia dello stesso Assange, dall’infanzia fino alla creazione nel 2006 del sito che lo ha reso celebre e famigerato. Spielberg non è però l’unico ad essersi interessato alla vicenda dell’hacker australiano: Due mesi fa i produttori Barry Josephson e Michelle Krumm avevano a loro volta acquisito i diritti per The Most Dangerous Man in the World, biografia dell’ex hacker scritta da un connazionale di Assange, Andrew Fowler.

Fonte: Libero News

Si sgonfia il caso di spionaggio alla Renault

marzo 4, 2011 Spionaggio No Comments

Secondo indiscrezioni, le indagini non starebbero trovando alcun riscontro alle accuse anonime che hanno portato al licenziamento di tre big manager, accusati di aver venduto informazioni riservate alla concorrenza.

ACCUSE INFONDATE? – Se le indiscrezioni uscite sulla stampa dovessero rivelarsi esatte, il presidente della Renault, Carlos Ghosn, farebbe una gran figuraccia. Sì, perché a mano a mano che passa il tempo, il presunto caso di spionaggio che ha portato alla sospensione di tre top manager della casa francese, accusati di aver venduto alla concorrenza informazioni riservate sulle auto elettriche in fase di sviluppo, potrebbe rivelarsi una bolla di sapone. Della serie, molto rumore per nulla.

MANCANO LE PROVE – Dopo aver gridato allo scandalo, Ghosn potrebbe perderci la faccia. Il fatto è che le indagini non sembrano trovare riscontri alle pesanti, quanto generiche, accuse contenute nella lettera anonima che ha sollevato il polverone. Altrettanto generiche conferme sarebbero state trovate da un detective privato ingaggiato per il caso. Nel frattempo, ci sono andati di mezzo Michel Balthazard, membro del comitato di direzione, il suo vice Bertrand Rochette e Mathieu Tenenbaum, codirettore del programma di sviluppo dell’auto elettrica.

IMBARAZZO GENERALE – Anche il governo francese, azionista di maggioranza della Renault, si trova in imbarazzo. La questione stava sollevando un autentico incidente diplomatico, allorché si cominciò a parlare di un misterioso committente cinese. Accusa, questa, che ha scatenato le ire di Pechino. Dal canto suo, la Renault si trincera dietro il classico “no comment”. Una cosa pare emergere con chiarezza: i conti svizzeri su cui, in primo momento, sembrava fossero state versate ingenti somme di denaro da parte di un misterioso gruppo cinese, e che sarebbero stati intestati ai manager allontanati, semplicemente non esisterebbero.

Fonte: Al Volante

Assange: “Un complotto ebraico contro WikiLeaks”

marzo 3, 2011 Spionaggio No Comments

Ian Hislop, direttore della rivista satirica Private Eye, rivela il contenuto di una conversazione con l’ex hacker australiano. Scherzo o realtà?

Complotto ebraico”. Spiegherebbe così il fondatore di Wikileaks i guai giudiziari di cui è stato vittima dopo la pubblicazione attraverso il suo sito di comunicazioni riservate dell’intelligence americana. A rivelarlo è il direttore della rivista satirica Private Eye, Ian Hishop. Julian Assange avrebbe accusato di “cospirazione” diversi giornalisti ebrei.

COMPLOTTO – Nell’ultimo numero del suo giornale Hislop scrive di essere stato chiamato da Assange, il 16 febbraio, per lamentarsi di un articolo su Israel Shamir, un socio WikiLeaks in Russia che ha negato l’Olocausto e ha pubblicato una serie di articoli antisemiti. “Ha detto che io e Private Eye ci dovremmo vergognare per essere entrati a far parte della cospirazione internazionale per diffamare Wikileaks”, ha scritto Hislop. Che ha poi raccontato: “Con rabbia Assange mi ha detto che il pezzo era un evidente tentativo per privare lui e la sua organizzazione del sostegno e delle donazioni degli ebrei, e che lui conosceva benissimo chi l’aveva scritto”. Hislop ha sottolineato come Assange durante la conversazione avesse accusato ripetutamente Private Eye di essere “parte di una cospirazione guidata dal Guardian che avrebbe coinvolto il giornalista David Leigh, il direttore Alan Rusbridger e John Kampfner di Index on Censorship”. “Sono ebrei”, avrebbe ripetutp l’ex hacker australiano. “Ho sottolineato che Rusbridger in realtà non è di religione ebraica, ma Assange ha insistito sul fatto che lui fosse ‘una sorta di ebreo’, perché legato a David Leigh (sono fratellastri)”, ha fatto sapere il direttore.

ASSANGE SMENTISCE – Si tratti o no di una burla ai danni del giornalista più attenzionato del mondo, Assange respinge le accuse di Hislop: “Ha distorto, inventato quasi ogni affermazione e un’espressione in particolare, ‘complotto ebraico’, è completamente falsa”. “E’ grave, sconvolgente. Piuttosto che correggere una sbavatura, Hislop ha tentato di giustificare una diffamazione”. “Wikileaks promuove l’ideale di ‘giornalismo scientifico’”, dove le prove degli articoli sono a disposizione del lettore proprio per evitare questo tipo di distorsioni. Facciamo tesoro del sostegno ebraico, così come facciamo tesoro del supporto degli attivisti arabi per la demcorazia e degli altri che condividono con noi la speranza di un mondo più giusto”. Un giudice la scorsa settimana ha stabilito che Assange debba essere estradato in Svezia per rispondere all’accusa di stupro e violenza sessuale, chiudendo così la prima fase di quella che dovrebbe essere una lunga battaglia legale. L’australiano ha lottato contro l’estradizione da quando è stato arrestato, a dicembre, in Gran Bretagna.

Fonte: Giornalettismo

I proiettili “a orologeria” sulle inchieste del Pm antimafia Peppe Lombardo e le talpe della ‘ndrangheta

Su questo blog ieri ho dato – in esclusiva ripresa poi dalle agenzie di stampa, da blog e tv locali e oggi da diversi quotidiani – la notizia dell’ennesimo proiettile spedito al pm antimafia Peppe Lombardo.

Chi volesse sapere quale è stata la sua reazione all’ennesimo atto intimidatorio può ripescare in archivio il pezzo. Lombardo, pm integerrimo Servitore dello Stato, non si piegherà certo alle minacce e andrà avanti negli scottanti filoni d’indagine che sta perseguendo. Riguardano – tutti – i rapporti tra cosche, politica e zona grigia.

Il giorno dopo questa notizia vorrei soffermarmi non tanto sull’intimidazione – che come scrivevo ieri è più allarmante per il fatto che nessuna parola ha accompagnato il gentile cadeau a Lombardo, intercettato dal centro smistamento delle Poste di Lamezia Terme – quanto sul fatto che le minacce e le intimidazioni non sono causali ma arrivano “a orologeria”.

L’ho già accennato nel post di ieri ma – forse – i soloni dei media che hanno ripreso la notizia hanno ritenuto opportuno e conveniente non approfondire il discorso delle talpe nella Procura della Repubblica di Reggio Calabria e/o negli organi investigativi che accompagnano le inchieste dei magistrati più esposti, come appunto Giuseppe Lombardo e Nicola Gratteri (ma tanti altri negli uffici della Dda di Reggio stanno portando avanti un lavoro che definire egregio è poco).

Vedete, cari amici di blog, nel passato (non poi così lontano) quegli uffici e quelle stanze erano un colabrodo. Al punto che qualunque cronista – a me è capitato – dopo aver passato il blando controllo in garitta, poteva circolare liberamente tra le stanze alla ricerca del sostituto procuratore Tizio o Caio.

Le cose sono poi (un po’) migliorate dopo che proprio nella stanza di Nicola Gratteri una manina anonima (ancora oggi tale) ha messo una rozza microspia che potesse intercettarne l’azione.

Corvi? Talpe? Di qualunque animale si trattasse è certo che proprio laddove le accortezze, la segretezza e la riservatezza dovrebbero essere elevate al massimo grado, era possibile intromettersi più o meno a piacimento e spiare, controllare. Magari riferire e consegnare.

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