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Cia, svelato il segreto dell’inchiostro simpatico

aprile 21, 2011 Spionaggio No Comments

Un buon agente della Cia per fare bene il suo mestiere di spia nel corso del Novecento era tenuto a conoscere anche questo: come fabbricare con le sue mani l’inchiostro simpatico, quello che consente di scrivere messaggi invisibili. A rivelarlo e’ stata la stessa Cia che ha rivelato oggi sul suo sito di aver declassificato i sei più antichi documenti classificati tenuti ancora segreti nei suoi archivi. Si tratta di sei documenti che risalgono agli anni 1917 e 1918. Due di essi spiegano – tra l’altro – quale sia la formula segreta per fabbricare l’inchiostro invisibile. Il primo e’ un memorandum datato 14 giugno 1918. E’ scritto in francese e rivela la formula dell’inchiostro invisibile usato dai tedeschi. Il secondo, che risale agli stessi anni, rivela invece gli ingredienti chimici e le tecniche necessarie per sviluppare e produrre altri tipi di inchiostri simpatici, diversi da quello tedesco. Ma insegna anche agli agenti segreti come fare per aprire e leggere una lettera chiusa senza essere scoperti. ”Questi documenti sono rimasti classificati per quasi un secolo – ha spiegato il direttore della Cia, Leon Panetta -. Oggi gli ultimi progressi fatti in campo tecnologico ci permette di renderli noti. Quando un’informazione storica non e’ piu’ considerata delicata, prendiamo in seria considerazione la responsabilita’ di condividerli con il popolo americano”. Ecco allora che da oggi – se mai qualcuno desiderasse consultarla – è disponibile la formula dell’inchiostro invisibile usato nel corso della Prima Guerra Mondiale dalle spie tedesche per mandare i loro messaggi segreti. Per essere stata custodita per quasi un secolo in termini ‘classificati’, quella formula e’ stata evidentemente utilizzata anche dalle spie della Cia. Ma oggi bel altre invisibilità sono possibili, può anche cadere il velo sulla esatta composizione dei componenti chimici necessari per produrre l’inchiostro che non si vede”. Dopo quasi cent’anni, quella formula e’ ormai degna più di un museo che non di un archivio segreto. La Central Intelligence Agency ha comunicato che quel documento sara’ d’ora in poi custodito ai National Archives di Washington. ”La Cia – ha commentato il direttore dei Servizi di Informazione dell’Agenzia, Joseph Lambert – riconosce l’importanza di aprire al pubblico questi documenti storici. Nel solo anno fiscale 2010 l’Agenzia ha declassificato e reso pubbliche oltre 1,1 milione di pagine di documenti”.

Fonte: Blitz Quotidiano

Intercettazioni, Genchi “assolto perché il fatto non sussiste”

aprile 19, 2011 Spionaggio No Comments

Berlusconi lo definì ”il più grande scandalo della Repubblica”

“Assolto perché il fatto non sussiste”. Gioacchino Genchi, ex vicequestore della Polizia di Stato, additato come il più grande spione d’Italia, il 13 aprile scorso è stato assolto dal giudice per l’udienza preliminare di Roma, Marina Finiti, dall’accusa di avere eseguito numerosi accessi abusivi al sistema informatico Siatel, l’anagrafe dei tributi locali dell’Agenzia delle entrate. Nell’ambito di questo processo, però, all’ex consulente era stato sequestrato l’intero archivio, con informazioni delicate legate – tra gli altri – alla strage di Capaci di cui Genchi si occupò. Alla base del procedimento a carico dell’ ex poliziotto, il rapporto del direttore dell’Agenzia, Stefano Crociata e gli accertamenti effettuati dal ROS dei Carabinieri, diretto dal Colonnello Pasquale Angelosanto.

Abusive erano state considerate anche le interrogazioni sul conto del maresciallo del Ros, Giorgio Riolo, arrestato e poi condannato nell’ambito dell’inchiesta sulle cosiddette “talpe” alla Direzione distrettuale antimafia di Palermo e quella su Maddalena Carollo, intestataria della scheda Gsm ”coperta” fornita all’allora presidente della Regione Sicilia, Salvatore Cuffaro, da Francesco Campanella, oggi collaboratore di giustizia. Dall’incrocio di queste verifiche era poi partita l’indagine sulle “talpe” di Palermo. Al termine dell’udienza il gup Marina Finiti ha assolto l’exvice questore ”perché il fatto non sussiste”.

“Dopo le anticipazioni del presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi – ha commentato Genchi dopo l’assoluzione – che mi aveva definito il ‘piu’ grande scandalo della Repubblica‘, il caso Genchi serviva solo a bloccare la mia collaborazione con l’autorità giudiziaria nelle piu’ importanti inchieste che si stavano facendo in Italia”.

Fonte: Diritto di Critica

Spionaggio Renault: salta il direttore generale

aprile 13, 2011 Spionaggio No Comments

A causa degli strascichi del falso spionaggio ai danni di Renault, Patrick Pelata lascia la carica di direttore generale.

Ultimo capitolo – almeno per ora – del presunto caso di spionaggio in casa Renault riguardante alcuni progetti di auto elettriche del costruttore francese. Nella riunione del consiglio di amministrazione del Gruppo Renault-Nissan tenutasi ieri, si è deciso di rimuovere dalla carica di direttore generale Patrick Pelata, che comunque rimane membro del consiglio d’amministrazione.

Altre tre persone coinvolte in questa brutta storia sono state sollevate dai propri in carichi, mentre Jean-Yves Coudriou, direttore dei quadri dirigenti e Christian Husson, direttore legale, sono ancora in attesa di una decisione riguardante il proprio futuro professionale da parte del consiglio di amministrazione.

Ufficialmente non sono state date motivazioni a riguardo di questa scelta, ma è ovvio che l’azienda abbia voluto “punire” i colpevoli della finta spy story ai danni dei tre dirigenti Michel Balthazard, Matthieu Tenenbaum e Bertrand Rochette, accusati e poi in seguito scagionati per aver passato dei progetti riservati ad alcune aziende cinesi. Il CdA di Renault ha anche deciso di risarcire lautamente i tre dirigenti per i disagi causati da questa storia, dai contorni ancora misteriosi.

Fonte: Motori.it

Stivali, divise, caschi, camicie. Sul web ti puoi vestire da poliziotto

marzo 23, 2011 Spionaggio No Comments

Su Ebay o su altri siti di vendite o aste online, si trova di tutto. E si tratta di materiali originali, spesso nuovi. Come sono usciti dai magazzini della Polizia di Stato? Chi li vende e chi li compra?

Caschi della polizia, decorati dal fregio ufficiale, ma anche alamari, e altri indumenti normalmente utilizzati dagli agenti di pubblica sicurezza. E’ tutto in vendita, sui siti di aste e annunci, e non sempre in maniera legale. Il commercio di alcuni di questi capi, se riconducibili alle divise d’ordinanza, deve avvenire attraverso canali autorizzati dalle Questure. Gli acquirenti, inoltre, devono dimostrare, esibendo l’apposito tesserino, la loro appartenenza alle forze dell’ordine: ogni acquisto viene registrato, se avviene negli esercizi commerciali che rispettano quanto previsto dal Tulps (testo unico delle leggi di pubblica sicurezza). Ma c’è anche un’altra questione, tutta interna alle forze dell’ordine, relativa alle norme del decreto che regola le sanzioni disciplinari per il personale dell’Amministrazione di pubblica sicurezza: l’equipaggiamento assegnato agli agenti, se deteriorato o non utilizzato, va restituito.

Su internet, sembra esserci ancora la possibilità di aggirare i controlli che, regolarmente, interessano le attività commerciali tradizionali – per evitare che malintenzionati possano spacciarsi per agenti, e magari commettere reati. E’ su Ebay – che pure monitora costantemente questo genere di annunci – che si notano le vendite più sospette e che sollevano dubbi circa la gestione dei magazzini dai quali questa merce potrebbe prevenire. E’ il caso delle camicie: uno stesso utente ne vende quattro (attraverso altrettante aste). Sono bianche, protette ancora dalla plastica e, accanto, viene mostrata la scatola con la scritta “polizia” e l’indicazione della taglia. “Vendo camicia bianca della Polizia di Stato nuova mai usata, misura collo 41″, si spiega nell’annuncio. Due le ipotesi: che si tratti di normalissime camicie bianche e che l’utente le faccia passare per “ufficiali” della polizia; oppure, assai più probabilmente, che provengano dai magazzini del Ministero dell’Interno. Improbabile che si tratti di qualche rimanenza.

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Internet è il male: Assange di WikiLeaks è convinto

marzo 20, 2011 Spionaggio No Comments

La Rete e il web non favoriscono la libertà d’espressione e la tutela dei diritti umani. Internet è la più grande macchina per lo spionaggio mai vista.

Julian Assange contro Internet. Può sembrare un controsenso o un paradosso, eppure il fondatore di WikiLeaks ha usato parole di fuoco contro la Rete nel corso di un incontro con gli studenti dell’Università di Cambridge, nel Regno Unito. Assange ha definito Internet «the greatest spying machine the world has ever seen», la più grande macchina di spionaggio che il mondo abbia mai visto.

Sebbene Internet fornisca in qualche modo la possibilità di accedere a informazioni un tempo riservate o accessibili a pochi – si pensi proprio ai cablogrammi della diplomazia USA veicolati da WikiLeaks – e supporti la collaborazione e la cooperazione, la Rete rappresenta anche il più imponente marchingegno di spionaggio mai realizzato.

«It is not a technology that favourse freedom of speech. It is not a technology that favours human rights. It is not a technology that favours civil life», ha detto Assange. Internet e il web non sono tecnologie che favoriscono la libertà d’espressione, la tutela dei diritti umani, la vita civile. «Rather it is a technology that can be used to set up a totalitarian spying regime, the likes of which we have never seen», ha aggiunto il fondatore di WikiLeaks. Secondo Assange, dunque, Internet rappresenta piuttosto una tecnologia che può essere sfruttata per mettere in piedi un regime totalitario basato sulla sorveglianza, un sistema che non si era mai visto prima. Tuttavia, la Rete può anche rappresentare una speranza e le tecnologie veicolate online possono essere indirizzate verso traiettorie differenti, ha sottolineato Assange.

Anche Facebook e Twitter, che pure hanno giocato un ruolo nelle rivolte verificatesi in Medio Oriente e nel Nord Africa, possono trasformarsi in strumenti in mano ai potenti per individuare dissidenti e rivoltosi. Non è un caso, ha evidenziato Assange, che i rivoluzionari egiziani abbiano prodotto una guida in cui si invitava la popolazione a non utilizzare Facebook e Twitter. Tre o quattro anni fa, ha ricordato Assange, c’era stato un tentativo di rivolta proprio al Cairo, e proprio Facebook fu setacciato dalle autorità per individuare i partecipanti alla rivolta. Che furono poi fermati, interrogati, arrestati e picchiati.

Fonte: Webmaster Point

Renault, forse caso spionaggio clamorosa bufala

marzo 15, 2011 Spionaggio No Comments

Riflettori accesi su Renault, ancora alle prese con il clamoroso caso di spinaggio industriale esploso a gennaio.

Secondo gli ultimi lanci d’agenzia i procuratori di Parigi avrebbero arrestato un membro del servizio di sicurezza interno della casa d’auto francese con l’accusa di aver inventato le accuse di spionaggio che hanno a lungo richiamato l’attenzione internazionale.

Se l’accusa fosse fondata, la storia di spionaggio industriale avente come oggetto alcuni prototipi di auto elettrica segretamente venduti ai cinesi, che è costata la sospensione di tre membri dell’esecutivo, sarebbe una clamorosa bufala.

Sembra comunque che oggi si terrà un CdA straordinario di Renault, mentre il pubblico ministero Jean-Claude Marin, che si occupa del caso di spionaggio, dovrebbe tenere sempre oggi una conferenza stampa sulla situazione.

Fonte: Finanza Repubblica

Libia, per spionaggio Usa su lungo termine vittoria Gheddafi

marzo 11, 2011 Spionaggio No Comments

WASHINGTON (Reuters) – Il direttore della National Intelligence statunitense, James Clapper, ha detto oggi che le forze di Muammar Gheddafi, meglio equipaggiate, prevarranno sul lungo termine nel conflitto con i ribelli.

Clapper ha detto alla Commissione Forza Armate del Senato Usa che le forze libiche fedeli a Gheddafi sono meglio equipaggiate e hanno maggiori riserve logistiche e che, “sul lungo termine, il regime prevarrà“.

Fonte: Reuters

Libia: tre giornalisti della BBC catturati e picchiati dai militari di Gheddafi

marzo 11, 2011 Spionaggio No Comments

Tre reporter della BBC sono stati arrestati e picchiati dalle forze del leader libico Muammar Gheddafi dopo essere stati accusati di spionaggio. Lo riferisce la stessa emittente britannica. La troupe stava cercando di raggiungere la città di Zawiya appena riconquistata dall’esercito di Gheddafi che nell’offensiva ne ha bombardato i pozzi di petrolio. Picchiati con pugni, ginocchiate e colpi di fucile, e sottoposti a finte esecuzioni da parte dei membri dell’esercito della Libia e della polizia segreta, gli uomini sono stati reclusi lunedì per 21 ore, ma ora hanno lasciato la Libia, si legge nel comunicato.

La Libia sta assistendo a massicce proteste anti-governative dal 14 febbraio. I manifestanti chiedono la cacciata di Gheddafi – probabilmente in fuga in aereo – che ha governato il paese nord africano per quasi 42 anni.

I tre sono stati portati in un enorme caserma militare a Tripoli dove, dopo essere stati bendati, ammanettati, è avvenuta la violenza. Uno dei tre, Chris Cobb-Smith, ha dichiarato: “Siamo stati allineati contro il muro. Io ero l’ultimo della fila – di fronte al muro. Ho guardato indietro e ho visto un tizio in borghese con una mitra. Lo ha messo al collo di tutti. L’ho guardato e ha urlato contro di noi. Poi si è avvicinato a me, mi ha messo l’arma alla nuca e ha premuto il grilletto due volte. I proiettili hanno fischiato vicino il mio orecchio. I soldati si sono messi a ridere.”

Un secondo membro del team – Feras Killani (nella foto a sinistra), un corrispondente di origine palestinese – ha detto di aver perso i sensi dopo le percosse ricevute. I sequestratori gli hanno detto di odiare i suoi reportage della rivolta libica popolare e lo hanno accusato di essere una spia, rivela la BBC. Il terzo membro della squadra, il cameraman Goktay Koraltan (nella foto a destra), ha detto che erano tutti convinti che stavano per morire.

Durante la detenzione, il team della BBC ha assistito alle torture contro i detenuti libici, molti dei quali erano originari di Zawiya. “Non posso descrivere quanto ripugnante fosse. La maggior parte di loro [gli altri detenuti] sono stati incappucciati e ammanettati in modo molto stretto, tutti con le mani gonfie e le costole rotte. Urlavano,” Koraltan ha detto.

Un alto funzionario del governo libico avrebbe chiesto scusa per il trattamento subito dal team della BBC.

La BBC ha detto che “condanna fermamente questo trattamento abusivo”.

“La sicurezza del nostro personale è la nostra principale preoccupazione soprattutto quando riguarda gli impegni in condizioni difficili. E’ essenziale che i giornalisti che lavorano per la BBC, o qualsiasi altra persona che sostiene la BBC, sia autorizzata a esporre i fatti della situazione in Libia senza paura di un attacco” si legge della nota.

Fonte: Fan Page

Lo scandalo Renault si sta sgonfiando

marzo 10, 2011 Spionaggio No Comments

La vicenda dello spionaggio industriale alla Renault si complica. Le Monde anticipa i contenuti di un’inchiesta del prossimo numero del Canard enchaîné, rivista satirica che accanto alle vignette umoristiche è sempre stato attento agli scandali che riguardano il mondo politico e degli affari. Il settimanale avrebbe scoperto che l’informatore anonimo che ha fatto nascere i sospetti di spionaggio interno avrebbe ricevuto un primo pagamento di 250.000 euro, e ne vorrebbe altri 900.000 per fornire le prove scritte delle sue accuse.

A gennaio scorso, la Renault aveva licenziato in tronco tre suoi dirigenti ed era presto circolato il sospetto che fossero implicati in una vendita di informazioni ad aziende cinesi. Uno dei manager lavorava nell’azienda da oltre trent’anni e si stava occupando dello sviluppo delle auto elettriche, settore in cui Renault e il partner giapponese Nissan stanno investendo molto e che, a detta degli esperti, è uno dei settori chiave del mercato futuro dell’auto. In Giappone e negli Stati Uniti sono iniziate a dicembre scorso le vendite della Nissan Leaf, una delle prime auto alimentate esclusivamente ad elettricità concepite per il mercato di massa.

La direzione della Renault, che non ha rivelato l’identità dell’informatore, ha ridimensionato nel corso del tempo la portata dello scandalo, iniziando a parlare di “manipolazione” e non più di spionaggio industriale. Anche il coinvolgimento di aziende cinesi è stato successivamente smentito. Della vicenda si sta occupando la magistratura ordinaria, ed i risultati delle rogatorie internazionali ordinate per scoprire eventuali conti esteri nascosti dei tre dirigenti licenziati sono attesi a giorni. Finora, però, dei conti all’estero non si sarebbe trovata nessuna traccia.

Come scrive il Wall Street Journal, lo scandalo Renault sembra essere solo l’ultimo frutto del rapporto travagliato dei costruttori di auto con la Cina: se le case produttrici vogliono costruire e vendere i propri prodotti nel paese asiatico, vogliono però anche tenere nascoste le innovazioni tecnologiche, che la Cina sembra assai pronta ad assimilare. General Motors ha accusato in passato una casa automobilistica cinese di aver copiato il design di un suo modello. D’altra parte, la concorrenza spietata tra le aziende per il nascente mercato dell’auto elettrica deve aver contribuito al caso di «fuoco amico» che si sta rivelando lo scandalo Renault: un danno consistente a livello di immagine, ma anche un clamoroso boomerang per aver perso le competenze dei tre manager. L’azienda ha già detto che, se lo scandalo si rivelasse infondato, i dipendenti sarebbero di nuovo «benvenuti» alla sede di Parigi.

Fonte: Il Post

DIRITTI UMANI. Rinnovato sostegno ai sette dirigenti baha’i in prigione in Iran

marzo 10, 2011 Spionaggio No Comments

Rinnovato sostegno ai sette dirigenti baha’i in prigione in Iran da parte di alcuni gruppi per i diritti umani
Prosegue il sostegno mondiale ai sette dirigenti baha’i in prigione in Iran mentre uno di loro incomincia il suo quarto anno di detenzione.

Mahvash Sabet, insegnante di scuola e madre di due figli, è stata messa in prigione il 5 marzo 2008 ed è stata tenuta in isolamento per 175 giorni.

Il 14 maggio 2008, sono stati arrestati altri sei eminenti baha’i iraniani. Dopo 20 mesi di detenzione senza alcuna imputazione nella prigione Evin di Teheran, i sette sono stati imputati in tribunale di spionaggio e di aver formato un’amministrazione illegale e di altre colpe. Tutte le imputazioni sono state respinte. Stanno ora scontando 10 anni di carcere nella famigerata prigione Gohardasht.

Il recente trasferimento dei detenuti in un’ala più rigorosa della prigione ha spinto alcune organizzazioni per i diritti umani a esprimere nuovamente le proprie preoccupazioni. Amnesty International degli Stati Uniti ha chiesto ai suoi membri di inviare ai sette baha’i e ad altri prigionieri di coscienza iraniani biglietti di auguri per l’imminente capodanno persiano.

«Grave preoccupazione»

Il mese scorso una dichiarazione congiunta di tre grandi organizzazioni ha invitato la comunità internazionale a prendere provvedimenti urgenti per la liberazione dei sette.

«Il trasferimento e il peggioramento delle condizioni della detenzione ci inducono a credere che il benessere e la vita dei dirigenti baha’i in prigione siano a rischio e il prolungamento della loro detenzione arbitraria è indice di un pericolo immediato che richiede una reazione urgente», hanno detto la Federazione internazionale per i diritti umani (FIDH), la Lega iraniana per i diritti umani (LDDHI) e il Centro dei difensori dei diritti umani (DHRC).

In un comunicato stampa rilasciato dall’FIDH il 18 febbraio, il premio Nobel per la pace Shirin Ebadi ha ricordato alla comunità internazionale che «i prigionieri non hanno avuto un giusto processo e il prolungamento della loro detenzione arbitraria è molto preoccupante».

«Chiedo ancora una volta la loro immediata liberazione e la cessazione di tutte le vessazioni contro la comunità baha’i», ha detto la signora Ebadi, che è anche membro del gruppo di legali che difendono i sette baha’i.

Anche Minority Rights Group International (MRGI) ha pubblicato una relazione nella quale afferma che «le dimensioni della repressione contro i gruppi minoritari in Iran è un elemento centrale ma sottovalutato nella nuova battaglia per la democrazia» e che la «la persecuzione contro i baha’i è la più forte fra le persecuzioni contro le minoranze in Iran.

«La dirigenza informale della comunità baha’i iraniana, che si trova in carcere dal 2008, è stata condannata nel 2010 a dieci anni di detenzione con l’accusa di aver cospirato contro la Repubblica Islamica e anche i loro legali … sono stati soggetti a intimidazioni, incarcerazioni e attacchi» dice la dichiarazione.

Il 23 febbraio, il segretario di stato americano Hilary Clinton ha espresso profonda preoccupazione per «la persecuzione di cittadini iraniani per mano del loro governo…»

«I dirigenti iraniani continuano a perseguitare anche altre minoranze etniche e religiose», ha detto il segretario Clinton.

«Ci preoccupa la notizia che, delle decine di prigionieri messi a morte nel 2011, la maggior parte appartengono a minoranze religiose. Inoltre, i baha’i e altre minoranze religiose continuano a essere soggetti ad arresti e processi arbitrari e a sentenze molto dure e a essere detenuti in condizioni di insicurezza. Invitiamo l’Iran a liberare tutti i prigionieri politici e le minoranze perseguitate… Il mondo continuerà a osservare e chiederà conto ai responsabili di queste azioni», ha detto il segretario Clinton.

L’incriminazione e la condanna dei sette dirigenti è stata menzionata anche nel Rapporto mondiale del 2011 pubblicato in gennaio da Human Rights Watch, un gruppo per i diritti umani con base negli Stati Uniti. «Il governo li ha accusati di spionaggio senza alcuna prova e ha respinto la richiesta dei loro legali di celebrare un processo rapido ed equo», dice il rapporto.

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Cuba denuncia i piani sovversivi Usa con l’uso di sofisticate tecnologie

marzo 9, 2011 Spionaggio No Comments

L’Avana, 8 mar (Prensa Latina) Cuba ha mostrato prove dello sviluppo di piani degli Stati Uniti per cercare di installare sull’Isola sistemi di comunicazione e di spionaggio illegale con l’uso di sofisticate tecnologie. Dalexis Madruga Gonzalez, uno studente laureato in ingegneria delle telecomunicazioni presso l’Università “Josè Antonio Echeverria” è stato contattato da agenti statunitensi per l’introduzione illegale e clandestina di sofisticate apparecchiature e l’installazione di una rete. Un documentario trasmesso ieri sera dalla televisione cubana ha riportato dalla sua stessa voce le immagini di chi, poi, è diventato l’agente Raul della Sicurezza dello Stato, le misure prese per il montaggio persino di un sistema che trasmettesse direttamente all’Ufficio di Interessi USA a L’Avana.
Come parte dei progetti milionari finanziati dai vari governi Usa, l’obiettivo era anche quello di trasmettere messaggi cifrati con informazione classificata direttamente al territorio nordamericano.
Stavano cercando di usare i progressi tecnologici e la conoscenza di Gonzalez Madruga per lo scambio di informazioni e istruzioni, destinate queste ultime a facilitare le attività destabilizzanti all’interno del paese.
Il cortometraggio ha fatto un racconto della partecipazione dei funzionari dell’Ufficio di Interessi USA a L’Avana in incontri con elementi controrivoluzionari per la trasmissione di ordini provenienti dagli Stati Uniti ed ha anche rivelato le attività comandate e che doveva fare Gonzalez.
Il giovane ingegnere cubano ha mostrato come sono entrate nel paese antenne speciali, pezzi ed altri articoli per lo scopo dichiarato, mascherati come articoli sportivi ed approfittando di una competenza di surf tenutasi sull’isola.
Ha rivelato che i cospiratori gli avevano assegnato il soprannome di Alejandro, nonché i luoghi dove è dovuto andare a raccogliere gli invii portati da viaggiatori provenienti dagli Stati Uniti.
“Nel rendermi conto di quali erano le intenzioni contro il mio paese, sono diventato per loro l’agente Alejandro, ma in realtà io ero l’agente Raul della Sicurezza dello Stato”, ha detto.
Il documentario ricorda il tragitto di questo tipo di attività cospirativa contro Cuba, effettuato dal decennio degli anni 60 dagli Stati Uniti ed il suo finanziamento ufficiale, compreso le assegnazioni milionarie destinate a tale compito da parte dell’attuale Governo.

Fonte: Prensa Latina

Spiare all’ONU

marzo 9, 2011 Spionaggio No Comments

Un memorandum diplomatico esposto da Wikileaks rivela che Hillary Clinton ha nei fatti ordinato a funzionari americani di spiare l’ONU.

Il memo segreto, firmato Clinton, è un tentativo buffonesco di far sì che comuni burocrati ONU diventino spie.

Il memorandum sembra aver l’intento di minare istituzioni ONU. Si disse a funzionari ONU di ottenere “Dettagli sulla corruzione in organizzazioni sanitarie internazionali… fra cui OMS, UNAIDS, FAO, e il Fondo globale per combattere AIDS, tbc e malaria. Si chiesero anche informazioni personali sul direttore generale dell’OMS, il capo dell’UNAIDS, l’Organizzazione sanitaria panamericana e altri alti ufficiali, di qualunque nazionalità. Gli USA chiesero anche “informazione biometrica”, che, secondo un altro memo di Wikileaks (che mirava a spiare leader africani, non l’ONU) include categoricamente “impronte digitali, immagini facciali, DNA, scansioni dell’iride”.

Gli USA sono legati a un trattato del ’46 che sancisce: “Gli edifici dell’ONU saranno inviolabili”, e che le sue proprietà saranno “immuni da… ogni… forma di interferenza”. Senza queste garanzie, i colleghi dell’ONU non possono fidarsi l’uno dell’altro, e i luoghi di lavoro ONU si possono ingrippare (immaginate se capita durante una pandemia).

Finora, gli USA non hanno presentato scuse. Washington ha cacciato spie russe non molto tempo fa, e non può lamentarsi in caso di reazione.

Fonte: Rete Eco

La Renault ci ripensa: “Forse non si è trattato di spionaggio”

marzo 8, 2011 Spionaggio No Comments

Il vicepresidente della casa francese, Patrick Pélata, dichiara che darà le dimissioni si dovessero rivelare infondate le accuse, rivolte a tre alti manager, di aver fornito informazioni riservate alla concorrenza cinese. Un “sacrificio” per salvare la poltrona di Carlos Ghosn? Il grande indagato Michel Balthazard attacca: “La direzione generale si assuma le proprie responsabilità”.

SI RIDIMENSIONA LO SCANDALO – “La direzione generale deve assumersi le proprie responsabilità”. Michel Balthazard va all’attacco. In un’intervista pubblicata ieri dal quotidiano francese Le Figarò, l’ex membro del comitato di direzione della Renault non esita a tirare in ballo il presidente Carlos Ghosn (nella foto in alto). “Non cerco vendetta, però mi aspetto che dichiari pubblicamente di essersi sbagliato”. Già, perchè più passano i giorni, più si ridimensiona lo scandalo che ha portato al licenziamento di Balthazard e di altri due alti manager, accusati di aver venduto a un misterioso committente cinese informazioni riservate (leggi qui la news). La casa francese ufficialmente resta cauta: “Tutto è nelle mani della magistratura. Staremo a vedere”.

DIMISSIONI IN VISTA? – C’è comunque da notare che, nei giorni scorsi, il numero due della casa, Patrick Pélata, è uscito per la prima volta allo scoperto, dal muro di no comment dietro a cui i vertici del gruppo s’erano rintanati, con un’intervista che può essere letta come una prima (velata) ammissione di colpa. “Alcuni elementi portano a dubitare che si sia trattato di spionaggio”, ha dichiarato il vicedirettore generale della Renault a Le Figarò. “A inchiesta conclusa, il gruppo trarrà le conseguenze fino ai livelli più alti dell’azienda, cioè fino a me stesso”. In altre parole, se la procura di Parigi dovesse ritenere infondate le accuse di spionaggio, come in molti adesso ritengono, a cadere sarà proprio la testa di Pélata. Un sacrificio che potrebbe salvare la poltrona (e la faccia) del grande capo Carlos Ghosn, “colpevole” di aver dato eccessivo credito a una lettera di denuncia anonima, contenente accuse che parrebbero ora infondate. Da qui il sospetto che prende corpo in questi giorni: si è trattato di un regolamento di conti interno. In altre parole: Ghosn ha preso lucciole per lanterne.

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Come localizzare un cellulare

Come si fà a localizzare un cellulare?. Tutti i telefoni cellulari una volta accesi e collegati alla rete dei provider telefonici mobili sono rintracciabili geograficamente. Chiamaci per saperne di piu': 0803026530

Sblocco codici autoradio

Il codice di un autoradio è unico, per ogni radio associata ad ogni telaio, in genere si trova scritto a penna in qualche libretto di garanzia o manutenzione dalla concessionaria. Se è impossibile ritrovarlo, chiamaci: 0803026530

Recupero password perse

Hai dimenticato la tua password per Excel, word, myspace, aol, facebook, yahoo, msn, hotmail, live, gmail, libero, aim, aol....etc? Possiamo aiutarti, chiamaci: 0803026530