Renault, spy story e sacrifici umani

Renault, spy story e sacrifici umani

Sembra scritto da Le Carré il caso di spionaggio che non sarebbe più di spionaggio ma più probabilmente una resa dei conti interna alla Renault. Un caso reale di fallibilità, di cui lo scrittore è maestro. Ci sono di mezzo due governi, il top management di un’azienda chiave di Francia, anonimi autori di accuse e tre dirigenti con nome e cognome che avrebbero perso ingiustamente posto di lavoro, posizione e fiducia. Un tempo, si ricorreva a sacrifici umani per sperare di risolvere grandi catastrofi. Sulle rive della Senna, nella storica sede di Billancourt, in un ufficio con vista sulla Senna, si torna all’antico: Patrick Pélata, il numero due, è pronto per essere sacrificato. Via il delfino ufficiosamente designato, per salvare il numero uno, il presidente Carlos Ghosn.

Ho incontrato Pélata nel luglio scorso nel suo ufficio, per una intervista sulla genesi dell’auto elettrica in Renault, oggi il costruttore più avanzato sul tema. Se vi interessa, insieme ad altre interviste, storie, aneddoti e ritratti di personaggi compreso Ghosn, lunedì 7 marzo trovate tutto su un libro in vendita in edicola (titolo: Renault) con la Gazzetta dello Sport o con Quattroruote, editori in joint venture di una collana di storie monografiche di marchi dell’automobile. Pélata è un ingegnere di 56 anni (ma ha l’aria dell’eterno studente fuori corso), è entrato in Renault nel 1984 e ha goduto finora della massima fiducia del suo capo, con cui lavora a stretto contatto dal 1998. Nell’intervista, Pélata racconta di come l’auto elettrica abbia anche un coté geopolitico, svelando un incontro decisivo a Davos fra Ghosn e il premier israeliano Shimon Peres…

Ma torniamo al caso di spionaggio che si è sgonfiato. In breve, il 3 gennaio scorso, la direzione della Renault sospende e poi licenzia tre alti dirigenti con l’accusa di aver passato segreti industriali sull’auto elettrica a non meglio precisati “stranieri”. I tre si difendono portando la Renault in tribunale. L’azienda è partecipata ancora dallo stato francese al 15%: il ministro dell’industria parla di “guerra economica” e fa capire che di mezzo ci potrebbero essere i cinesi. Il governo di Pechino protesta con una nota ufficiale, il resto lo leggeremo forse un giorno su WikiLeaks. Ma tre giorni fa, la Renault fa marcia indietro: ci potrebbe essere stato uno sbaglio. Non sono stati scoperti conti all’estero dei tre dirigenti accusati (pare da una lettera anonima), il governo s’infuria. Pélata si autoimmola subito con un’intervista a Le Figaro. Ghosn compie 57 anni il 9 marzo. Forse prima, vedremo il rogo del suo ottimo ingegnere quanto rude centralizzatore (critiche raccolte all’interno di Renault), ma con più nemici di quel che si pensasse. Che farà a quel punto uno con così tanta esperienza, escludendo per contratto che possa trasferirsi presso un altro costruttore? Potrebbe trovare posto in Le Carré: “Quelli che possono, fanno. Quelli che non possono, insegnano”.

Fonte: Il Manifesto

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.