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Intercettazioni, imprese in crisi

dicembre 7, 2010 Intercettazioni No Comments

Il presidente I.L.I.I.A.: Servono rimedi

Una lettera aperta pubblicata sul Corriere della Sera e indirizzata al Capo dello Stato e al Presidente del Consiglio per dire che c’è una forte crisi e così non si può andare più avanti. E’ la forma di ‘protesta’ scelta dalle imprese delle intercettazioni per chiedere al ministero della Giustizia, ancora una volta, di prendere provvedimenti.

“Un problema che esiste da anni – spiega a Tgcom il presidente di I.L.I.I.A Walter Nicolotti – e che necessita di soluzioni sia nell’immediato, sia nel futuro”.Di fatto, le imprese del comparto intercettazioni dichiarano che non possono accettare nuovi incarichi dalle Procure della Repubblica a causa dello stato di crisi dovuto ai crediti scaduti da diversi anni, vantati nei confronti del Ministero della Giustizia che, al 31 dicembre 2010, sfioreranno i 500 milioni di euro. Una situazione, si legge nel comunicato, che “provocherà un evidente pregiudizio dell’attività investigativa futura e non potrà assicurare anche il regolare espletamento degli incarichi in corso con grave danno per le indagini già in atto”.

Per questo gli Associati I.L.I.I.A. e la gran parte degli operatori del settore fanno appello alle massime cariche dello Stato perché possa essere varato un emendamento urgente al ddl Stabilità in grado di programmare, già per il 2011, uno stanziamento idoneo a colmare il peso del debito contratto dal Ministero della Giustizia. “Le nostre imprese hanno atteso in silenzio che fossero onorati impegno, professionalità, capacità di innovazione tecnologica – spiega meglio Nicolotti – ma al contrario ci siamo sentiti accusati ingiustamente, visti i risultati, per una generica corresponsabilità di Aziende, Magistrature e Procure nella gestione di una spesa eccessiva per i servizi di intelligence investigativa”.

Il problema , dunque, è duplice e le soluzioni sono da spalmare su due tempi: una riguarda il presente, vale a dire “pagare tutto il pregresso per dare almeno un pò di respiro alle aziende che sono con l’acqua alla gola”; l’altra è rivolta al futuro. “C’è un sistema farraginoso – aggiunge ancora il presidente di I.L.I.I.A. – , un circolo vizioso che così com’è non funziona perché dopo poco si determinano gli stessi buchi: servono soluzioni future e investimenti differenti da parte del ministero della Giustizia. Sono anni che chiedo un tavolo permanete per trovare insieme rimedi efficaci, ma finora ancora niente”.

Fonte: TG Com

Genchi dal suo blog annuncia, mi destituiscono dalla Polizia. Pubblicherò tutti gli atti

dicembre 7, 2010 Intercettazioni No Comments

Molti si ricorderanno di Gioacchino Genchi, ex consulente di diverse procure italiane nell’ambito delle intercettazioni telefoniche e vicequestore della Polizia di Stato. In seguito ad alcune intercettazioni acquisite illegalmente, e l’acquisizione dei tabulati telefonici di alcuni personaggi politici è stato via via allontanato dal suo incarico.

Nelle ultime ore, lo stesso funzionario, dal suo blog avrebbe annunciato la sua imminente destituzione dalla Polizia.

Cari amici, ieri, poco prima dell’inizio della manifestazione di Casoli, un funzionario di Polizia della Questura di Chieti mi ha raggiunto per notificarmi la convocazione per il Consiglio Centrale di Disciplina che si terrà l’1-12 al Ministero dell’Interno, in Via del Castro Pretorio 5, per decretare la mia destituzione definitiva dalla Polizia di Stato “per avere offeso il prestigio dell’on. Silvio Berlusconi al Congresso dell’IDV”.

Genchi continua poi scrivendo “Tutte le mie istanze di accesso e le richieste difensive, fra le quali l’audizione del Ministro Maroni su alcuni punti precisi della contestazione, sono state respinte”.

Situazione grave quindi, per l’uomo che le procure di mezza Italia si contendevano per il lavoro svolto fino a quel momento, ma che adesso si sta svelando un’arma a doppio taglio.

Genchi ha poi concluso su “Legittima difesa“, questo il nome del blog, che a breve renderà pubblici gli atti del procedimento disciplinare che lo vede coinvolto.

Fonte: Yourban

Grasso: Non limitare le intercettazioni

dicembre 7, 2010 Intercettazioni No Comments

Dopo l’elenco dei successi contro la mafia letto lunedì scorso dal ministro dell’Interno Roberto Maroni, stasera a Vieni via con me tocca al procuratore nazionale antimafia Pietro Grasso, che legge l’elenco di ciò di cui ha bisogno nella lotta contro la criminalità organizzata.

“Ho bisogno – dice tra l’altro Grasso – che la lotta alla mafia sia posta tra le priorità nel programma di qualsiasi partito e che le leggi per contrastarla ricevano voto unanime”, “che ai giovani delle forze dell’ordine, agli operatori di giustizia, ai magistrati, che tanti successi hanno conseguito con dedizione, con sacrifici, con rischio della vita, non manchino risorse, tecnologie, incentivi economici, ma anche autovetture, carburante, carta”; che “nel reato di scambio elettorale politico mafioso oltre al danaro sia compresa qualsiasi utilità in cambio della promessa di voto”. “Ho bisogno – continua – di conoscere tutti i segreti della mafia, i suoi progetti criminali, le sue strutture, i suoi traffici, le sue relazioni esterne attraverso pentiti e testimoni di giustizia, che vanno incentivati, e attraverso le intercettazioni, che, nel rispetto della privacy, del segreto investigativo e senza imporre bavagli all’informazione, non vanno limitate”. E ancora “per evitare che i boss mafiosi continuino a comandare dal carcere, che il regime del 41 bis sia applicato in strutture adeguate e in maniera efficace”, che all’estero “non ci siano Stati-rifugio per i tesori della mafia, della corruzione, dell’evasione fiscale”. Per il procuratore, servono ancora “una legge sull’autoriciclaggio, per indagare, cosa attualmente non consentita, su chi commette un reato e poi ne occulta i profitti”, ma non “l’annunciata riforma della giustizia, almeno di quella che propone la separazione delle carriere, un Consiglio Superiore della magistratura solo per il pubblico ministero, l’appellabilità delle sentenze solo da parte del condannato, leggi ad personam, termini iugulatori per le varie fasi processuali che portano all’impunità degli imputati”. Piuttosto è necessaria “una riforma della giustizia che tenda a ridurre drasticamente il numero degli uffici giudiziari, a rendere più agile e veloce il processo penale, a rivedere il sistema delle impugnazioni, ad eliminare quelle garanzie soltanto formali, che consentono strategie dilatorie, funzionali a scarcerazioni o prescrizioni”. E poi, conclude Grasso, “ho bisogno di stare attento a coloro che più che riformare la giustizia e curarne i mali secolari vogliono riformare i magistrati, delegittimarli, intimidirli, renderli inoffensivi, considerarli un cancro da estirpare”.

Fonte: Unione Sarda

Il Pm Woodcock: «Ho lasciato in Basilicata un pezzo del mio cuore»

dicembre 7, 2010 Intercettazioni No Comments

POLICORO – Bagno di folla, composta soprattutto da avvocati, per l’ex pm di Potenza, Henry John Woodcock, ora a Napoli, relatore a un corso di formazione sulla «legislazione che disciplina le intercettazioni telefoniche e ambientali», organizzato dall’associazione Autonomia forense. Altro relatore del corso, moderato da Leonardo Pinto e concluso da Vincenzo Montagna, è stato Nicola Cataldo, avvocato ed ex deputato. La «scena», però, è stata catturata del pm anglonapoletano che, prima di svolgere la sua relazione, ha detto ai giornalisti: «Tornare in Basilicata mi provoca un bell’effetto. Qui ho svolto dieci anni della mia carriera e qui ho lasciato un pezzo del mio cuore. Questa terra ha i tre liquidi fondamentali della vita: il vino, l’acqua, il petrolio».

E ancora: «Tutte le inchieste che ho condotto sono state importanti. Ovviamente, considero di più quelle che si sono concluse con delle condanne. Non voglio citare, però, nessuno dei condannati poiché dobbiamo rispettare la privacy». Nessuna risposta, poi, sulle clamorose inchieste che lo hanno visto protagonista e che hanno posto il tribunale di Potenza al centro dell’attenzione mediatica nazionale. Molti spunti, tuttavia, della sua relazione hanno avuto origini dalla sua azione in Basilicata. Ad esempio: «Mi hanno accusato di aver fatto abuso di intercettazioni. Ma non mi risulta che siano stati molti i casi in cui qualcuna di esse sia stata dichiarata nulla per vizio formale. E se non c’è abuso non c’è illegittimità».

Nel suo intervento, tra l’altro, egli ha analizzato due disegni di legge in discussione in Parlamento: «Ritengo più pericoloso per l’attività dei pm non tanto il ddl sulle intercettazioni quanto quello sulla modifica dei rapporti tra pubblici ministeri e polizia giudiziaria. Se quest’ulti – mo passerà nei termini come è attualmente in esame renderà inutile quello sulle intercettazioni. Esso scalfirà la funzione del magistrato inquirente nella fase delle indagini preliminari poiché il pm non potrà acquisire la notizia di reato e la pg non sarà obbligata a trasmettergliela immediatamente».

Critiche, altresì, ha rivolto anche alla legge sulle intercettazioni: «Prevede un collegio di tre giudici nella sede del capoluogo del Distretto per autorizzarle mentre in giudice monocratico può dare l’ergastolo nei processi per rito abbreviato. E prevede che tutto il materiale raccolto nell’indagine vada consegnato in copia al citato collegio. Faldoni che viaggeranno per l’Italia da tutti i tribunali verso quello dei capoluoghi distrettuali. Il tema vero – ha concluso Woodcock – è che il legislatore sembra preoccuparsi molto della diffusione delle intercettazioni limitando l’inviolabile diritto di cronaca».

Fonte: Gazzetta del Mezzogiorno

Sciolto per mafia il comune di Desio: è la prima volta in Lombardia

dicembre 7, 2010 Intercettazioni No Comments

Cade il comune di Desio, nel cuore della Brianza. Cade per mafia. È la prima volta in Lombardia. Nel luglio di quest’anno l’operazione “Infinito” della DDA (Direzione Distrettuale Antimafia) di Milano, conclusasi con 300 arresti in tutta Italia, di cui 50 nella sola Brianza, aveva messo in luce le commistioni tra ‘ndrangheta e influenti personaggi della politica brianzola.

Venerdì, a quattro mesi di distanza dall’inchiesta, la maggioranza dei consiglieri comunali ha rassegnato le dimissioni determinando di fatto la fine della giunta di centrodestra, guidata da Gianpiero Marani. Il prefetto, Gian Valerio Lombardi, a quel punto non ha potuto fare altro che proporre al Ministero dell’Interno lo scioglimento per infiltrazioni mafiose del Consiglio comunale, nominando come commissario per la provvisoria amministrazione dell’ente il vice prefetto Maria Carmela Nuzzi.

Insieme agli 11 consiglieri dell’opposizione si sono presentati in Municipio anche i 6 consiglieri di maggioranza della Lega Nord. <> hanno dichiarato i membri del Carroccio. <> aggiunge Ettore Motta, l’ormai ex vicesindaco.

A determinare la crisi era stato il coinvolgimento nell’inchiesta, tra gli altri, di politici come il presidente del consiglio comunale Nicola Mazzacuva, il consigliere Natale Marrone (i cui cugini, Ignazio e Natale Marrone, erano finiti in manette nel blitz di luglio) e l’ex assessore provinciale Rosario Perri, tutti esponenti del Pdl.

A scatenare le polemiche, in particolare, era stata la pubblicazione di alcune intercettazioni, come quelle in cui Natale Marrone (all’epoca dei fatti coordinatore del Pdl, dimessosi poi da quest’incarico, ma non dal Consiglio) chiedeva al boss Candeloro Pio un’azione intimidatoria nei confronti di Rosario Perri (per anni dirigente dell’Ufficio tecnico comunale). Perri viene inoltre definito <> e in un’altra intercettazione lo si sente raccontare al figlio di 500mila euro nascosti in casa e di un conto cifrato aperto a Lugano, in Svizzera. In una conversazione tra due affiliati della malavita locale spunta poi il nome di Mazzacuva, che lo stesso Pio avrebbe provato ad avvicinare. Ad ogni modo, né Perri, né Marrone, né Mazzacuva risultano, ad oggi, indagati.

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Quella mafia di montagna ormai simile a Cosa Nostra

dicembre 7, 2010 Intercettazioni No Comments

Ammazzati e bruciati: un’esecuzione. Un sistema violento però spesso sottovalutato nonostante gli allarmi. Famiglie radicate nel territorio e grandi ricchezze

Un’esecuzione con rito mafioso: ammazzati a colpi di pistola e poi rinchiusi nell’auto data alle fiamme. L’epilogo drammatico della scomparsa dei due imprenditori di Vieste resuscita il fantasma di un sistema criminale di stampo mafioso sul Gargano. Un sistema sottovalutato a livello di opinione pubblica nonostante i forti e costanti richiami in questo senso, ultimo in senso temporale quello del procuratore della Repubblica di Bari, Antonio Laudati, competente per il distretto antimafia anche nel territorio della Capitanata, il quale a luglio a margine di una conferenza stampa in questura, tuonò: “La mafia garganica e’ un’emergenza nazionale, e’ un fenomeno di criminalita’ che non e’ secondo a nessun altro in Italia”. In effetti lo dicono i dati: su 141 omicidi in 10 anni sono 77 quelli irrisolti. “Probabilmente — ricordava Laudati — si tratta di un fenomeno sottovalutato e ricondotto a faide locali, di pastori e a forme di arretratezza criminale. Invece questa vera e propria guerra di mafia che e’ stata scatenata sul Gargano e’ riconducibile a una grandissima ricchezza, quella che viene dal controllo degli stupefacenti, dalle estorsioni, dal controllo dei flussi finanziari”.

Non si sa ancora se la barbara esecuzione dei due fratelli di Vieste sia riconducibile a screzi per confinamenti di terreni destinati ai pascoli oppure a questione attinenti alla loro attività di imprenditori del settore turistico O o ad altro ancora. Gli unici dati certi sono quelli delle modalità del rapimento e dell’esecuzione. Mafia, appunto.

L’EVOLUZIONE
Una mafia che sembra ormai radicata nel territorio dove le cosche, un tempo perfettamente riconducibili a famiglie in lotta per i terreni e per il bestiame, si sono organizzate. Basti ricordare la grava di San Marco in Lamis nella quale l’estate scorsa sono stati trovati durante lavori di bonifica i resti di quattro cadaveri. Un vero cimitero di mafia. Quella grotta degli orrori, profonda un centinaio di metri, secondo gli investigatori, era stata usata come cimitero da clan coinvolti nella sanguinosa faida del Gargano che in 30 anni ha prodotto decine di vittime. L’ultimo corpo ritrovato e’ del 24 agosto scorso, gli altri ritrovamenti sono del 4 agosto, quando furono recuperati due scheletri, e del 21 agosto.
Una mafia rurale che s’è evoluta nel corso degli anni, tanto da spingere il presidente della Regione Nichi Vendola, anni fa, a denunciare l’infiltrazione della cosiddetta mafia in doppiopetto anche e soprattutto in alcuni settori strategici per il Gargano come il turismo. Ne nacque una polemica feroce, il centrodestra attaccò Vendola, ma dietro le parole c’era la verità. Una verità rosso sangue.

L’INIZIO DELLA FAIDA
Il 30 dicembre 1978 e’ la data d’inizio della faida garganica tra le famiglie Libergolis e Primosa-Alfieri (poco meno di 50 morti in 31 anni). Nel corso di un litigio viene ucciso l’allevatore Lorenzo Ricucci (il figlio di 13 anni, Salvatore, rimane ferito), accusato di abigeato dai Libergolis. La vendetta si consuma nel dicembre dell’80: Giuseppe Libergolis, fratello di Francesco ‘Ciccillo’ (ucciso ieri sera) e’ ammazzato con colpi di lupara. Da allora la mattanza. Omicidi di altri allevatori, appartenenti ai due schieramenti, fanno lievitare il conto delle persone uccise sino ad arrivare alle recenti sentenze del maxi processo (nel 2009).

I DELITTI PIU’ RECENTI
Ma quella mafia di allevatori ha ormai cambiato pelle. Il 21 aprile 2009, viene ucciso Franco Romito, 43 anni, imprenditore, insieme col suo autista, Giuseppe Trotta.
Un’altra esecuzione feroce. I due viaggiavano a bordo di una Chrysler Voyager guidata da Trotta, quando furono affiancati da un’auto proveniente nel senso opposto di marcia dalla quale cominciarono a piovere colpi d’arma da fuoco. Romito solo una decina di mesi prima di essere ucciso era stato assolto da accuse pesanti: associazione mafiosa, traffico di droga, duplice omicidio. Era pero’ stato assolto sia in primo sia in secondo grado perche’ era emersa la sua collaborazione con i carabinieri a varie operazioni tra le quali una trappola tesa nella sua masseria di Manfredonia (nella quale aveva fatto piazzare microspie agli investigatori) per far confessare omicidi ed estorsioni ai boss dei clan rivali dei Li Bergolis e Lombardi.
All’uccisione di Franco Romito venne data una durissima risposta il 26 ottobre successivo con l’uccisione di ‘Ciccillo’ Libergolis, 66 anni, vecchio capoclan considerato elemento chiave nella malavita organizzata garganica.

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Microspie ambientali

La zona grigia tra affari e poltrone dove la politica incontra le cosche

novembre 28, 2010 Intercettazioni No Comments

Un consigliere comunale del Pdl di Desio intercettato mentre chiede favori a un boss
Nelle registrazioni le scuse di un commercialista con cariche in Fiera e Mm ai malavitosi

“Non risulto nemmeno indagato”. Spesso, gli amministratori citati nelle inchieste di ‘ndrangheta si autoassolvono. La discussione si riduce, se va bene, ai fatti di rilevanza penale. Ma c’è, ed emerge netta dalle indagini, una zona grigia – nella quale entrano in contatto clan, faccendieri e amministratori – su cui spesso si sorvola. Che a Desio ci fosse, diciamo così, qualche problema, era noto da un pezzo. Il blitz di luglio porta in carcere Ignazio e Natale Marrone, due cugini del consigliere Pdl Natale. Ma quest’ultimo viene intercettato mentre si rivolge a Candeloro Pio, personaggio di spicco della malavita locale, per “dare una lezione” a Rosario Perri, altro personaggio chiave, per anni capo ufficio tecnico del Comune di Desio, poi assessore della nuova Provincia di Monza.

L’intimidazione non si può fare perché Perri, a dire di Pio, è “appoggiato” da persone di rispetto. Perri, alla fine, si è dimesso. Fatale è risultata per lui un’intercettazione ambientale nella quale spiega di avere un conto cifrato in Svizzera: “Quando ci sarà la sanatoria per far rientrare i soldi dall’estero, li faccio rientrare”. Intorno al Pdl di Desio gravita anche Natale Moscato, nipote del boss Natale Iamonte, e fratello di altri due arrestati, gli imprenditori Nunzio e Saverio. Candeloro avrebbe tentato anche di avvicinare Nicola Mazzacuva, medico e presidente del consiglio comunale: “Ma quando sono le elezioni? Fammi parlare a me, parlo con Mazzacuva”, dice Pio, che più avanti pronuncia un altro nome a metà: “Parlo io con Pon…”.

Molti hanno pensato al consigliere regionale Massimo Ponzoni – indagato per bancarotta e corruzione – la cui figura aleggia costantemente sulle vicende cittadine, e il cui nome ricorre in più passaggi, come quello nel quale si dice che “Ponzoni fa parte del capitale sociale dell’organizzazione”. Di lui parla anche Carlo Chiriaco, il direttore sanitario dell’Asl di Pavia, anche lui arrestato, che lo considera referente di Giancarlo Abelli, uomo di Formigoni molto inserito nella sanità lombarda.

Quanto basterebbe per un terremoto politico. Ma le dimissioni di Ponzoni dall’ufficio di presidenza del consiglio, a settembre, sono state respinte: “Esiste un criterio che si chiama presunzione di innocenza”, ha sancito solenne il capogruppo Pdl Paolo Valentini. Già. Ma c’è mai stata una discussione pubblica, un tentativo di spiegare i fatti citati negli atti d’indagine? No. Mai un vero chiarimento politico da parte di Abelli, nel frattempo passato dal consiglio regionale alla Camera dei deputati. L’unico che ha sentito il dovere di entrare nel merito dei fatti, con una lettera dettagliata indirizzata ai suoi colleghi, è stato il leghista Angelo Ciocca, immortalato con il boss Pino Neri. Per il resto, indignate levate di scudi e denunce di “fabbriche del fango”.

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Sistemi di intercettazione telefonica

Guardia di Finanza: arrestato strozzino in flagranza di reato con intercettazioni

novembre 24, 2010 Intercettazioni No Comments

Continua penetrante l’attività della Guardia di Finanza del Comando Provinciale di Siracusa a contrasto dell’usura in tutta la Provincia aretusea.
Nel corso di una complessa attività d’indagine nel settore del contrasto dell’usura, coordinata dalla Procura della Repubblica di Siracusa, i Finanzieri della Tenenza di Noto hanno tratto in arresto Floridia Francesco di anni 29, residente a Noto.

La persona indagata è stata colta dai finanzieri in flagranza di reato mentre intascava gli interessi di due prestiti di denaro concessi a tassi usurari. Floridia, dopo aver dato appuntamento a due delle sue vittime nei pressi della propria bottega di generi alimentari che gestiva a Noto come attività di copertura, ha “intascato” un assegno bancario e del contante quale saldo di somme che in poco tempo erano “lievitate” vertiginosamente a causa dei tassi di interesse applicati sui prestiti che, su base annua, superavano oltre il 120%.

Ma questa volta alle consegne hanno assistito i finanzieri della Tenenza netina i quali, a seguito di una penetrante attività d’indagine eseguita anche con l’ausilio di strumentazione tecnica, sono immediatamente intervenuti, bloccando l’usuraio in flagranza di reato e ponendolo, su disposizione del Sostituto Procuratore della Repubblica – Dott. Antonio Nicastro, agli arresti domiciliari.

Le successive perquisizioni delle abitazione e delle pertinenze nella disponibilità della persona indagata, hanno consentito agli inquirenti di raccogliere ulteriori importanti riscontri degli illeciti consumati e di sottoporre a sequestro oltre 5.000 Euro in contanti e assegni ed effetti per oltre 25.000 Euro, risultati essere provento di reato.

Cospicua è stata anche la documentazione sequestrata, su cui si stanno ora concentrando gli inquirenti con ulteriori approfondimenti finalizzati ad individuare i canali di approvvigionamento del denaro e le vittime dell’arrestato, che da una prima analisi risultano numerosi tra commercianti, pubblici dipendenti ed operai.

Questa è solo l’ultima delle operazioni portate a segno a contrasto dell’usura dai finanzieri della Tenenza netina che dall’inizio dell’anno hanno già arrestato in flagranza di reato altri due usurai colti a delinquere nella zona sud siracusana.

Fonte: Siracusa News

Difesa contro usura

San Marino Oggi: intercettazioni illegali

novembre 22, 2010 Intercettazioni No Comments

Franco Cavalli di San Marino Oggi titola: Intercettazioni illegali? La questione approda in congresso di Stato / Alcuni gendarmi avrebbero riferito dei loro sospetti direttamente a un membro di governo, ma al momento non ci sono riscontri

Di microspie, cimici e intercettazioni varie, la recente storia sammarinese sembra non farsi mancare niente.Da quelle ritrovate nella sede della Dc fino a quelle in Carisp passando per una segreteria di Stato. Ed ora la questione torna di nuovo alla ribalta. Nelle settimane passate, infatti, ci sarebbe stata una segnalazione di possibili intercettazioni illegali, anche di conversazioni telefoniche, direttamente in congresso di Stato. A riferire di tale possibile eventualità, un segretario di Stato contattato da tre gendarmi che gli avrebbero espresso i loro sospetti al riguardo.

Intanto quel che è certo è che San Marino dovrà dotarsi presto della struttura per poter eseguire ogni tipo di intercettazione, in quanto richiesta dal Moneyval proprio per contrastare riciclaggio e finanziamento del terrorismo. E in vista della prossima visita San Marino vorrebbe farsi trovare completamente a posto anche su questo aspetto che ancora non è completo.

Fonte: Libertas San Marino

Usa, Fbi a colloquio con Google e Facebook su legge intercettazioni

novembre 18, 2010 Intercettazioni No Comments

Al vaglio la richiesta di estendere il provvedimento, già in vigore per il telefono, anche a internet – Il direttore dell’Fbi Robert Mueller III ha incontrato ieri gli amministratori di Google e Facebook. Lo ha confermato Andrew Noyes, il responsabile della comunicazione con l’esterno di Facebook e il portavoce dell’Fbi Michael Kortan, senza però fornire ulteriori dettagli.

Sembra però che il contenuto delle proposte dell’Fbi ai colossi di internet riguardino le modifiche di una legge del 1994 riguardante le intercettazioni telefoniche. La legge prevede che le compagnie telefoniche e fornitrici di banda larga rendano immediatamente disponibili dati quando richiesti dall’autorità fornita di un ordine della magistratura. La proposta è di estendere l’obbligo anche alle compagnie che gestiscono internet. Sarà a carico delle compagnie lo sviluppo di tecnologie adatte alla decodifica di messaggi criptati e all’ intercettazione telefonica.

Fonte: Virgilio Notizie

Camorra: Cattura Iovine possibile grazie a intercettazioni

Dda Napoli: ridurle significherebbe non poter lavorare

Le intercettazioni telefoniche e ambientali hanno reso possibili l’individuazione e la cattura del superlatitante Antonio Iovine. Un punto sul quale sia i magistrati della Dda, che il procuratore capo di Napoli, Giandomenico Lepore, sono d’accordo. “Strumenti tradizionali, ma sofisticati e costosi – ha detto in conferenza stampa il procuratore aggiunto e coordinatore della Dda Federico Cafiero De Raho – le risorse sono sempre più ridotte e assottigliate, e non solo economiche, ma anche del personale. Le intercettazioni e i collaboratori di giustizia sono gli unici due strumenti che oggi utilizziamo, ridurle significherebbe non poter più lavorare. La cattura di Iovine è avvenuta grazie a queste attività tecniche e non basandoci su fonti confidenziali”. “Le intercettazioni e le investigazioni hanno portato a questo brillante risultato – ha aggiunto Lepore – tutte le forze dell’ordine in Campania hanno sempre agito in completa sinergia, senza alcun contrasto. Per questo motivo siamo tra i primi non solo per la cattura di latitanti ma anche per i collaboratori di giustizia da gestire e per la quantità di patrimoni sequestrati”.

Fonte: Virgilio Notizie

Intercettazioni telefoniche

UK, intervento sulla privacy

novembre 16, 2010 Intercettazioni No Comments

Annunciata una revisione della legge britannica sulle intercettazioni. Regole più severe verranno introdotte, per evitare sanzioni da parte dell’Europa. Che intanto parla di nuove regole per la pubblicità mirata

Roma – Il tempo a disposizione del governo britannico era ormai scaduto, scatenando un turbinio di lettere e di notifiche da parte della Commissione Europea. Nessuna modifica legislativa era stata implementata, nessuna risposta era stata offerta su determinate pratiche illecite di behavioral advertising.

Sembra ora che qualcosa si sia mosso, con gli alti vertici dell’Home Office a cercare di risolvere alcune pericolose falle dell’attuale legge britannica sulle intercettazioni. Buchi legislativi che avevano permesso lo scatenarsi di un caso come quello di Phorm, l’azienda che aveva monitorato il traffico Internet degli utenti del provider British Telecom.

Le autorità di Londra hanno così annunciato un periodo di consultazione pubblica che durerà fino al prossimo 7 dicembre, con il fine ultimo di rivedere l’attuale Regulation of Investigatory Powers Act (RIPA). Si cercherà insomma di introdurre regole più severe, in primis sanzioni fino a 10mila sterline anche per quelle intercettazioni avvenute non in maniera intenzionale.

Obiettivo ultimo, evitare che la Commissione Europea trascini Londra presso la Corte di Giustizia del Vecchio Continente, con l’accusa – tra le altre – di non aver costituito un’authority nazionale indipendente per la supervisione delle intercettazioni in Rete. Un organo peraltro richiesto esplicitamente dalle direttive europee 2002/58/CE e 95/46/CE.

Non soddisfatto delle misure annunciate si è rivelato l’Open Rights Group, che ha in primis sottolineato come un periodo così breve (poco meno di 4 settimane) sia del tutto inadeguato ad una consultazione pubblica così delicata. La sensazione è che le autorità di Londra vogliano risolvere in fretta la questione, senza peraltro darle eccessivo risalto mediatico.

Nel frattempo il Parlamento Europeo è tornato sulle regole necessarie a contrastare un fenomeno come quello del behavioral advertising. Secondo un recente documento, certi messaggi pubblicitari online dovrebbero prevedere obbligatoriamente un’esplicita dicitura che spieghi chiaramente agli utenti il funzionamento del meccanismo.

Gli utenti dovrebbero dunque essere informati sulle eventuali modalità di trattamento dei dati personali, in modo da sentirsi più tutelati in attività come la navigazione online. Quella del tracciamento è una problematica che da tempo accende il dibattito statunitense, con una parte dell’opinione pubblica a spingere verso una sorta di do not call list applicata al web.

Fonte: Punto Informatico

Fra Pisanu e intercettazioni

novembre 16, 2010 Intercettazioni No Comments

Per il decreto blocca Wi-fi è stata invocata la sicurezza. Per le intercettazioni si è parlato invece di privacy. Per l’accordo Vodafone-Huawei nessuno ha detto nulla. Due pesi due misure?

Per cercare di essere più chiari partiamo dal famoso decreto Pisanu. C’è voluto un po’ di tempo ma finalmente dovremmo essere arrivati alle battute finali. Comunque, stando alle indiscrezioni, dovrebbe essere sempre prevista una forma di controllo delle connessioni da Wi-fi pubblico che non sarà più stringente come in passato, ma sarà forse collegata alla Sim del telefonino.

Dall’altra parte, però, per mesi si è discusso su un provvedimento legato alle intercettazioni. Nonostante le proteste di gran parte dei magistrati impegnati in difficili indagini il governo pareva deciso ad andare avanti.
Vista la situazione attuale pare difficile che il provvedimento possa andare in porto e comunque aveva già passato il vaglio del Senato.

Molti Pm e investigatori hanno sottolineato l’importanza che le intercettazioni hanno avuto in questi anni per combattere la criminalità organizzata. Molto più dei controlli effettua sulle connessioni Wi-fi, ma tutto questo non è bastato per fermare il decreto 1415. Qui la privacy prevale sulla sicurezza.

Ma c’è dell’altro. Qualche tempo fa la cinese Huawei ha firmato, alla presenza di Silvio Berlusconi, un accordo con Vodafone per il potenziamento e l’innovazione delle infrastrutture di rete di nuova generazione. Un pezzo della rete di nuova generazione italiana avrà tecnologia cinese. Lo stesso ha fatto Tiscali per una rete in Sardegna.

Contemporaneamente il Wall Street Journal raccontava che il terzo operatore mobile statunitense ha dovuto rinunciare alla collaborazione cinese per modernizzare la sua rete. Pare che Huawei vanti “legami profondi con le forze armate cinesi, che dell’azienda sono clienti, sostenitori politici e partner nella ricerca”. Noi non sappiamo se sia vero che Huawei sia legata alle forze armate cinesi. Ci limitiamo a osservare che tutte le paure legate alla sicurezza in questo caso non sono emerse.

In Italia di questa intesa non se ne è accorto nessuno. E nessuno ha parlato di sicurezza.

Fonte: Bitmat

Guida al controspionaggio

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LEGGI LA PRIMA PARTE… – La scatola di una presa elettrica sembra essere stata spostata. Le prese elettriche sono tra i punti dove più frequentemente vengono nascosti dispositivi di intercettazione, così come lo sono i rilevatori di fumo, le lampade o gli interruttori. Se notate della sporcizia (tipo segatura o …

Come capire se qualcuno ti spia (Parte 1)

A casa, in ufficio ed in qualsiasi posto vi troviate potreste essere spiati. Chiunque voi siate, e qualsiasi cosa facciate, vi può capitare di incontrare persone che, per interesse o per avidità di potere, desiderano di venire in possesso di vostre informazioni riservate, sia per danneggiarvi che per ottenere un …

Il fisco controllerà anche i telefoni

Tra le grandi manovre di controllo che si stanno operando per monitorare i contribuenti, pare che gli agenti 007 dell’Agenzia delle Entrate si stiano concentrando sulle intercettazioni del nostro cellulare. Iphone, Samsung o qualsiasi altra marca sia, il fisco non si pone limiti. Non si tratta di spiare il contenuto …

Guide alla videosorveglianza

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La nuova frontiera dei furti, per ladri in continuo aggiornamento, è il “key bumping”. Si tratta dell’arte di aprire le porte delle abitazioni senza lasciare segni di effrazione. A Roma, i Carabinieri hanno arrestato una banda di georgiani, ben 37 persone, specializzate in furti in appartamenti nella città e in provincia. L’organizzazione criminale è risultata responsabile di decine di colpi in appartamenti, e in particolare, è specializzata nella tecnica consente …

I consigli del ladro per una difesa ottimale contro i furti in estate.

furti in appartamento

Le vacanze, per molte famiglie italiane, sono già iniziate. Le città si svuotano e le case rimangono sempre più isolate, soprattutto se i vicini decidono di partire nello stesso periodo. Quella delle vacanze estive, quindi, diventa un’occasione per ladri, professionisti e no, per entrare in azione, in quanto hanno meno possibilità di essere visti e acciuffati e possono, così, agire con più calma. Il giornale napoletano “Il Mattino” proprio in …

Guida alla sorveglianza video: parte 4 – Visione filmati e integrazione

Passiamo alla quarta ed ultima parte della nostra guida, rispondendo a domande su come visualizzare i video di sorveglianza e come integrare le proprie apparecchiature di sorveglianza con altri sistemi video. 6. Visualizzare i video La maggior parte dei video di sorveglianza non viene mai vista da esseri umani, se non per indagini storiche. Alcuni sistemi a circuito chiuso consentono la visione in diretta, ad esempio come sistemi antitaccheggio in …

Guida alla sorveglianza video: parte 3 – Salvataggio filmati e analisi video

Proseguiamo con le nostre 7 domande, con la parte dedicata ai supporti di salvataggio dei filmati video, e all’analisi dei filmati registrati. 4. Salvataggio I video di sorveglianza sono quasi sempre salvati per recupero e revisione. La durata media dello stoccaggio è tra i 30 e i 90 giorni, anche se in alcuni casi il periodo può essere più breve, o durare anche per qualche anno. I due elementi più …

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