Intercettazioni, imprese in crisi

Intercettazioni, imprese in crisi

Il presidente I.L.I.I.A.: Servono rimedi

Una lettera aperta pubblicata sul Corriere della Sera e indirizzata al Capo dello Stato e al Presidente del Consiglio per dire che c’è una forte crisi e così non si può andare più avanti. E’ la forma di ‘protesta’ scelta dalle imprese delle intercettazioni per chiedere al ministero della Giustizia, ancora una volta, di prendere provvedimenti.

“Un problema che esiste da anni – spiega a Tgcom il presidente di I.L.I.I.A Walter Nicolotti – e che necessita di soluzioni sia nell’immediato, sia nel futuro”.Di fatto, le imprese del comparto intercettazioni dichiarano che non possono accettare nuovi incarichi dalle Procure della Repubblica a causa dello stato di crisi dovuto ai crediti scaduti da diversi anni, vantati nei confronti del Ministero della Giustizia che, al 31 dicembre 2010, sfioreranno i 500 milioni di euro. Una situazione, si legge nel comunicato, che “provocherà un evidente pregiudizio dell’attività investigativa futura e non potrà assicurare anche il regolare espletamento degli incarichi in corso con grave danno per le indagini già in atto”.

Per questo gli Associati I.L.I.I.A. e la gran parte degli operatori del settore fanno appello alle massime cariche dello Stato perché possa essere varato un emendamento urgente al ddl Stabilità in grado di programmare, già per il 2011, uno stanziamento idoneo a colmare il peso del debito contratto dal Ministero della Giustizia. “Le nostre imprese hanno atteso in silenzio che fossero onorati impegno, professionalità, capacità di innovazione tecnologica – spiega meglio Nicolotti – ma al contrario ci siamo sentiti accusati ingiustamente, visti i risultati, per una generica corresponsabilità di Aziende, Magistrature e Procure nella gestione di una spesa eccessiva per i servizi di intelligence investigativa”.

Il problema , dunque, è duplice e le soluzioni sono da spalmare su due tempi: una riguarda il presente, vale a dire “pagare tutto il pregresso per dare almeno un pò di respiro alle aziende che sono con l’acqua alla gola”; l’altra è rivolta al futuro. “C’è un sistema farraginoso – aggiunge ancora il presidente di I.L.I.I.A. – , un circolo vizioso che così com’è non funziona perché dopo poco si determinano gli stessi buchi: servono soluzioni future e investimenti differenti da parte del ministero della Giustizia. Sono anni che chiedo un tavolo permanete per trovare insieme rimedi efficaci, ma finora ancora niente”.

Fonte: TG Com

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