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Quanti rumori attorno a Giulio

gennaio 7, 2011 Intercettazioni No Comments

Strano, inquietante e cupo. È il rumore che circonda da più giorni ormai il ministro dell’Economia Giulio Tremonti, classe 1947, di undici anni più giovane del presidente del Consiglio. Nonostante la tregua dolomitica della cena degli ossi, ieri il fuoco amico ha colpito ancora. A partire dal Giornale of course. Il quotidiano di Paolo Berlusconi che vanta due direttori, quello responsabile Alessandro Sallusti e quello «ombra» Daniela Santanché (Prestigiacomo dixit), non intende mollare la preda: «Tremonti insiste per andare a votare». Obiettivo: Palazzo Chigi.

Sul Tempo, invece, Mario Sechi individua con malizia uno dei punti deboli del divo Giulio della Seconda Repubblica: «Tremonti è un punto di riferimento del centrodestra, ma non è mai stato testato elettoralmente. Nessuno, nemmeno lui, sa quanto può valere dentro l’urna». Insomma, messaggi e consigli allusivi della stampa di centrodestra continuano inarrestabili e il risultato è che alla fine a correre in difesa del superministro è la Padania leghista: «Giulio-Gianfranco, il paragone più assurdo».

La sensazione, come riferisce una fonte informata, è che siamo di fronte alla «terza guerra del premier» contro i poteri più o meno forti che hanno tentato di logorarlo nell’ultimo biennio, a partire dall’estate del 2008, quella delle intercettazioni hard con tre ministre. Nella prima fase, la più lunga, e culminata con i sexgate di Noemi Letizia e Patrizia D’Addario, tutte le manovre avrebbero avuto al centro Gianni Letta, la cosidetta “Ditta”, con alcune e potenti diramazioni romane, oggi in rotta coi falchi del Pdl. Berlusconi però ha resistito e nel frattempo Letta è stato azzoppato, almeno a livello d’immagine, dalle inchieste sulla cricca (la Protezione Civile come cassa fuori dal controllo di Tremonti) e la resa girerebbe anche attorno alle mai uscite intercettazioni dell’attivissimo sottosegretario della presidenza del Consiglio (Repubblica fece un titolo d’apertura e poi nulla più). Di conseguenza, oggi Letta è di nuovo nel quadrilatero che per vari osservatori autorevoli si giocherà la doppia partita Quirinale-Palazzo Chigi da qui al 2013: lui, Casini, Alfano e Berlusconi, ovviamente.

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Misseri sbatte la porta alla figlia “No all’interrogatorio dei suoi legali”

gennaio 7, 2011 Intercettazioni No Comments

AVETRANA – Michele Misseri sbatte la porta di nuovo a Sabrina. Ieri dal carcere l´uomo ha fatto sapere di non voler rispondere alle domande dei legali di sua figlia: il professor Franco Coppi e gli avvocati Emilia Velletri e Vito Russo avevano chiesto al gip l´autorizzazione a interrogarlo nell´ambito delle indagini difensive. In attesa della decisione del giudice Martino Rosati (non arriverà prima di cinque giorni), Misseri (che non può più curare l´orto del carcere dopo le proteste degli altri detenuti) ha però già fatto sapere ai suoi avvocati di non voler incontrare gli avvocati di Sabrina.

E qualora fosse costretto dal gip, si avvarrebbe della facoltà di non rispondere. Misseri tiene ferma quindi la sua linea difensiva, nonostante né Rosati né tutto sommato la procura siano convinti che abbia detto tutta la verità: gli investigatori ritengono che ci siano molti buchi nella versione raccontata dall´uomo nel corso dell´incidente probatorio. Stanno provando a individuare quei buchi il sostituto procuratore Mariano Buccoliero e il procuratore aggiunto Pietro Argentino che in questa settimana hanno tenuto il primo vertice del 2011 con i carabinieri per capire a che punto fossero le indagini.

Prima di ogni mossa, aspettano di avere una prima relazione da parte dei carabinieri dei Ris che stanno analizzando i reperti prelevati in casa Misseri. Al momento stanno arrivando pochi riscontri, a partire dall´arma del delitto: pare ormai certo agli investigatori scientifici che nessuna delle cinte sequestrate in casa di Sabrina sia quella utilizzata per ammazzare Sarah il 26 agosto scorso. Sulle tre compatibili per dimensioni, secondo quanto ricostruito dal professor Luigi Strada nella sua perizia medico-legale, non ci sono tracce del dna di Sarah.

Qualcosa di più interessante potrebbe invece arrivare dall´esito delle analisi effettuate in casa Misseri: se ci fossero riscontri, gli investigatori potrebbero (come da tempo sospettano) mutare il luogo del delitto dal garage all´abitazione. Questa circostanza sarebbe compatibile con il nuovo orario dell´omicidio (non più alle 14,25 ma alle 14) ricostruito sulla base del cibo ingerito da Sarah prima di essere uccisa. Non solo: spostare l´omicidio in casa significherebbe dare un qualche ruolo a Cosima.

Fino a oggi, infatti, Misseri ha sempre tenuto fuori la moglie dalla ricostruzione ma gli investigatori non sono persuasi dalla sua versione. Infine, c´è da stabilire chi e come ha occultato in quel pozzo di contrada Mosca il cadavere di Sarah: l´analisi dei tabulati telefonici di quella giornata, due intercettazioni ambientali captate a inizio novembre dalle microspie della polizia giudiziaria, fanno spingere verso la partecipazione di un terzo uomo già ascoltato come testimone nelle scorse settimane dagli inquirenti.
Proprio dalle intercettazioni potrebbe arrivare l´ultima parola a questa storia. Entro la fine del mese, verosimilmente, la Procura depositerà le conversazioni telefoniche e ambientali che ritengono importanti ai fini delle indagini. La difesa di Sabrina, però, ha già fatto sapere che chiederà l´ascolto di tutti i nastri per poter produrre una propria memoria: se così fosse, il processo si trasformerà nell´ennesimo, infinito, evento mediatico di questa storia.

Fonte: Repubblica

Quei pizzini mutuati dalla mafia siciliana

gennaio 4, 2011 Intercettazioni No Comments

 

BRINDISI – Per non inciampare nelle intercettazioni, gli uomini della Scu non avrebbero avuto scelta: scrivere brevi messaggi come i “pizzini” copiati dai siciliani, se non addirittura lettere con una puntuale indicazione della contabilità degli affari del gruppo. In questo modo, Ercole Penna dice di essere rimasto in contatto con Francesco Campana che ancora conserva la sua libertà, assieme a Daniele Vicientino (sono latitanti). Il retroscena. L’ultimo pentito della mala brindisina ha confessato anche questo ai magistrati della Direzione Distrettuale Antimafia, nel momento in cui ha descritto i profili di alcuni brindisini considerati appartenenti al gruppo e affiliati, anche senza ricorrere alle cerimonie, vecchie e demodé per lo meno stando a quando ha confessato “Lino u Biondu”.

Nessuno parlava se non era assolutamente sicuro di poterlo fare. Non si faceva riferimento “alle cose” del sodalizio neppure fra le pareti amiche, dal momento che gli stessi uomini della Scu hanno scoperto che l’abitazione di residenza può non essere una fortezza: Penna, per esempio, ne ha preso atto di fronte alle intercettazioni che la Dda ha chiesto ed eseguito nella casa e nel garage del suo “collega”, Daniele Vicientino, ricercato dal 29 settembre, giorno in cui i carabinieri del Ros hanno dato esecuzione alle ordinanze di custodia cautelare in carcere nei confronti di persone accusate di aver fatto parte del sodalizio negli ultimi cinque anni. In quel provvedimento di arresto ci sono le trascrizioni delle intercettazioni ambientali che hanno rappresentato un “grave indizio” e che si apprestano a diventare “fonte di prova” con la richiesta di rinvio a giudizio, una volta superato il passaggio della chiusura delle indagini preliminari. Le lettere. Per tutelare la “riservatezza” degli affari che leciti non erano, non c’era niente di meglio di ricorrere alle vecchie lettere scritte a mano, ovviamente evitando di fare diretto riferimento alle attività. Esattamente quanto avviene negli ambienti della lontana mafia siciliana.

Missive ne avrebbe scritte Francesco Campana, il primo dei ricercati della Scu “di oggi”, per spiegare la destinazione di somme di denaro e degli investimenti fatti. E missive ne avrebbe scritte Ronzino De Nitto a proposito di un presunto prestito fatto ai fratelli Campana (Sandro, già in carcere, e lo stesso Francesco). Sotto questo aspetto, acquista rilevanza il contenuto nel verbale reso il 15 dicembre scorso da Ercole Penna a proposito del covo del latitante e dei suoi fedelissimi. Il pentito ha fatto una serie di nomi e ha indicato alcuni luoghi. Tutti “omissati” per non compromettere l’esito delle indagini. Le uniche generalità a restare scoperte, sono state quelle di Ronzino De Nitto: “Va a trovarlo frequentemente”. Proprio questa circostanza ha portato il collaboratore a spiegare in che modo si sarebbero mantenuti i legami. L’esempio. Campana avrebbe risposto “tramite De Nitto e anche con lettera che il denaro era stato consegnato a suo tempo a …(omissis, ndr) per essere utilizzato in affari comuni”, mentre …(ancora un omissis, ndr) se ne era appropriato e lo aveva investito per l’acquisto di un condominio”. Gli agenti della Mobile di Brindisi e i poliziotti del commissariato di Mesagne sono al lavoro con un unico obiettivo: stanare l’introvabile Campana. E’ il volto che manca per chiudere l’organigramma del sodalizio.

Fonte: Senza Colonne

Arborea, “sesso e favori” nella comunità di don Usai

gennaio 3, 2011 Intercettazioni No Comments

 

Dal quadro accusatorio che ha portato agli arresti domiciliari don Giovanni Usai, fondatore della comunità “Il Samaritano” emergono nuovi sconcertanti particolari. La comunità di Arborea, per come viene descritta dall’accusa, sembra una casa di tolleranza. Accusa che il sacerdote ha respinto nell’interrogatorio di garanzia.

Stando agli elementi raccolti dagli inquirenti, attraverso dichiarazioni e intercettazioni, la comunità “Il Samaritano” viveva al suo interno secondo uno stile ben diverso da quello che proiettava all’esterno. Porte aperte giorno e notte e tanta attività sessuale, a pagamento o in cambio di favori. Spetterà naturalmente ai giudici stabilire la veridicità dell’impianto accusatorio. Ma intanto ci sono queste accuse, che pesano come macigni sulla testa di don Giovanni Usai, principale protagonista di questa storia. Accusa che parla di favoreggiamento della prostituzione e di violenza sessuale.

L’ACCUSA – Alla base della richiesta della misura cautelare “c’è la grave e principale tesi” secondo la quale don Usai avrebbe consapevolmente consentito all’interno della comunità “l’esercizio della prostituzione”. Non solo, ma una delle donne nigeriane arrivate nella comunità ha dichiarato agli inquirenti “che da subito il sacerdote ebbe a pretenderle relazioni sessuali”. Dopo qualche rifiuto iniziale – prosegue la donna nelle sue dichiarazioni agli inquirenti – “capì che l’unico modo per ottenere un contratto a tempo indeterminato era quello di soggiacere alle pretese sessuali” di don Usai.

LA DIFESA – A tutte queste accuse ha ribattuto don Usai nel corso dell’interrogatorio di garanzia che si è svolto il 31 dicembre. Il sacerdote ha definito falsi tutti gli episodi che gli sono stati contestati. Uno dei suoi legali, l’avvocato Francesco Pilloni, ha puntualizzato che “c’è una malcelata voglia di provocare danno a quest’uomo da parte di soggetti che non hanno certo l’aureola. Le intercettazioni possono avere tante interpretazioni, non c’è niente di eclatante”.

Fonte: Unione Sarda

Vogliamo le leggi per i cittadini

dicembre 29, 2010 Intercettazioni No Comments

 

Sono un giovane di 23 anni, laureando in scienze politiche a Roma3, che frequenta l’università con grande passione e convinto del fatto che la conoscenza rappresenti le fondamenta per un futuro di maggiore qualità. Lavoro part-time come cameriere al fine per poter far fronte alle rette universitarie senza gravare sulla non brillante situazione economica familiare.

Partecipo costantemente alle manifestazioni (universitarie e non) e il 14 dicembre ero presente a Roma, in piazza, insieme ad altre migliaia di studenti, operai, terremotati aquilani, abitanti di Terzigno e Napoli e persone che ritenevano, per dovere civico, necessaria la loro presenza in un atto di civile dimostrazione di dissenso. Dico civile perché fino a quel giorno stesso ogni manifestazione si è svolta in tale maniera.

Ho sentito più volte ripetere che gli autori dei disagi accaduti siano stati i “black bloc”, gli “anarchico-insurrezionalisti avversi a qualsivoglia specie governo”, di conseguenza completamente distanti e disinteressati dalla drammatica situazione politica che stiamo sopportando. Credo, anzi sono assolutamente certo, che questo concetto vada corretto ed adeguatamente argomentato: persone alle quali non interessava né la “riforma” Gelmini né tantomeno il voto di sfiducia al governo B. in piazza ce n’erano, li ho visti e sentiti io stesso, ma attenzione, ridurre ciò che è accaduto in quella giornata, alla sola opera di “facinorosi ultras che hanno solo voglia di sfogare la loro violenza” (così sono stati definiti da alcuni) è a dir poco limitante e distante dalla realtà. Quel bellissimo ed emozionante corteo era gremito di giovani che come me sono maledettamente STANCHI!!! Sono due anni che scendiamo civilmente in piazza a manifestare il nostro dissenso e disaccordo contro i tagli che vengono paradossalmente denominati “riforme”. Le persone che decidono su queste riforme, sono le stesse persone che decidono della qualità della nostra vita presente, ed ancor più futura; decidono della realtà universitaria che io, e molti come me, vivono con estremo interesse e ritengono anche possa e, anzi debba, essere migliorata, ma non certo indirizzata verso cupi destini. Non solo del futuro delle università statali, ma della qualità del nostro futuro appunto, ribadisco! Delle nostre possibilità lavorative, della nostra possibilità di organizzare la nostra vita sulla base di certezze quali un contratto lavorativo a tempo indeterminato che oggi, quasi non viene neanche lontanamente preso in considerazione da datori di lavoro, privati o pubblici che essi siano.

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Dalle intercettazioni alle false promesse

dicembre 29, 2010 Intercettazioni No Comments

 

Da “Il fatto quotidiano” riportiamo un intervento di Alberto Puliafito, autore del volume sulla Protezione Civile “Comando e controllo”, che riassume alcuni episodi salienti che hanno caratterizzato le vicende aquilane nell’ultimo anno.

“Imprenditori che ridono pensando ai profitti e promesse non mantenute sulle tasse. Ma soprattutto manganellate. Il 2010, per i cittadini de L’Aquila, è stato l’anno della sfiducia. Nei mesi successivi al terremoto del 6 aprile 2009 il Governo era riuscito a ottenere il consenso di larga parte della popolazione, complici gli slogan “Tutti in vacanza a spese dello stato” e “Dalle tende alle case”. Quest’anno, invece, c’è stato un brusco risveglio. E a partire dal dicembre scorso (con una prima protesta per la proroga sulle tasse), il rapporto fra terremotati e istituzioni si è progressivamente deteriorato. Un’escalation che è culminata con le manifestazioni di quest’estate, ma che è proseguita anche nei mesi successivi, fino all’irruzione del 23 dicembre al palazzo della Regione per protestare contro la mancata sospensione degli arretrati delle tasse nel Milleproroghe.
Che i numeri non tornassero, del resto, era già evidente all’inizio dell’anno: si era detto case per 30mila persone, che sono diventate 18mila fra appartamenti e moduli provvisori. E solo quando si è chiusa la prima fase emergenziale.
A febbraio lo scandalo che travolge la Protezione civile scatena, per la prima volta, lo sdegno della popolazione: le intercettazioni pubblicate nell’ambito dell’inchiesta “Grandi eventi” e appalti del G8 alla Maddalena rivelano che la cricca ha messo le mani anche sull’Aquila.

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Intercettazioni telefoniche

Gli investigatori cambiano vita: ora scovano gli assenteisti

 

Basta con le inchieste sui tradimenti, il 70% degli “007 privati” vengono ingaggiati dalle aziende per controllare i lavoratori o le imprese concorrenti

ROMA – Dei tradimenti della moglie, di cosa facciano i mariti o i fidanzati quando se ne vanno in giro da soli, agli italiani, interessa sempre di meno. Meglio indagare sull’assenteismo dei dipendenti, sulla fedeltà dei soci, sull’affidabilità dei clienti. Meglio spiare per questioni di business, che per affari di cuore. La crisi economica ha toccato tutti i settori, ma non quello dell’investigazione privata che in questi anni ha visto aumentare fatturati e clientela. Per le agenzie la recessione è stata un affare, anche se, per cavalcare l’onda, gli 007 hanno dovuto letteralmente rivoluzionare il loro lavoro.

C’è molto meno sesso e molto più spionaggio industriale, oggi, nelle loro indagini. Solo il 30 per cento di chi si rivolge ad un’agenzia investigativa lo fa per questioni di famiglia, nella stragrande maggioranza dei casi la clientela è un’azienda, una banca, un imprenditore che sospetta frodi, concorrenza sleale, finti assenteismi o violazioni nella tutela di marchi e brevetti. Lo dimostra uno studio di Axerta (una delle principali agenzie italiane) su dati della Camera di Commercio di Milano: negli ultimi tre anni il numero delle agenzie, in Italia, è aumentato del 9 per cento e il giro d’affari complessivo, nel 2010, ha toccato quota 350 milioni di euro (più 10 per cento sul 2009).
Certo, i clienti “famiglia” non sono scomparsi e rappresentano ancora il core-business delle agenzie più piccole. Ma anche su questo versante la domanda è molto cambiata: “Più che per spiare i comportamenti della moglie o del marito ora ci si rivolge all’agenzia per sapere cosa fa il figlio adolescente quando esce dalla scuola” dice Genuario Pellegrino, presidente di Federpol, l’associazione di categoria con oltre 800 agenzie iscritte.

Allo 007 si rivolgono anche “anziani genitori che devono fare i conti con le vessazioni subite da figli adulti che non se ne vogliono andare”, ma la parte preponderante del business è legata alle aziende. “Sia chiaro: il lavoro deve avvenire nel pieno rispetto della legalità e deve produrre prove da esibire in giudizio” dice Vincenzo Francese, amministratore delegato di Axerta. Ecco allora che al primo posto nella graduatoria delle “mission” ci sono gli accertamenti sui dipendenti e su loro comportamenti che possano giustificarne il licenziamento. “Il caso più curioso, per quanto ci riguarda, è stato quello di un informatore scientifico che si dava malato, ma in realtà gestiva una pizzeria” dicono ad Axerta. Seguono casi di concorrenza sleale, di affidabilità finanziaria, di tutela di marchi e brevetti e indagini sulle frodi.

Per lo 007, dunque c’è futuro: la stessa Axerta assicura che entro l’anno assumerà 15 agenti ordinari e 5 specialisti di credit manager e che gli stipendi lordi del settore viaggiano su una media di 3500 euro. Accanto ai requisiti classici – carattere “razionale”, “guidatore esperto di auto e moto”, “disponibilità 24 ore su 24” ed “elevata capacità organizzativa” – sarà però meglio esibire anche “competenza giuridica ed economica”. D’altra parte il Testo unico di pubblica sicurezza che entrerà in vigore a settimane richiede che il titolare dell’agenzia investigativa sia regolarmente laureato. Il sigaro in bocca, l’aria avventurosa e una certa eleganza stropicciata, insomma, non bastano più.

Fonte: Repubblica

Lotta all’assenteismo

Le demolizioni non fermano gli abusivi

dicembre 27, 2010 Intercettazioni No Comments

Oltre 500 i danneggiamenti compiuti non solo da mafiosi ma anche dai privati per motivi “inconsistenti”

Ci sono 135 telefonini sotto controllo in città e 30 microspie nascoste chissà dove per le intercettazioni ambientali. L’attività della procura è cresciuta anche in questo settore squisitamente investigativo se si pensa che l’anno scorso i numeri telefonici sotto sorveglianza erano solo 84 e 36 le microspie. E questo aumento s’è registrato nei soli primi sei mesi di quest’anno.
In aumento anche le intimidazioni dal giugno 2009 allo stesso mese di quest’anno: oltre 500 i danneggiamenti denunciati, veri e propri attentati a negozi e auto. Gl incendi dolosi sono stati 117. Ma l’impennata vera s’è registrata nei furti per lo più compiuti da ignoti: 1.126 in un solo anno. Così le rapine: da 41 dell’anno precedente sono salite a 71. In crescita anche le istanze di fallimento con le imprese colate a picco. Tutti segnali chiari del malessere economico e sociale della città.
Si tratta di un primo bilancio sul crimine che fa il procuratore della Repubblica Salvatore Vitello dopo un anno e mezzo d’attività nel circondario lametino che è molto grande comprendendo buona parte della provincia di Catanzaro, e diversi comuni del Vibonese ed anche del Cosentino.
Se l’anno scorso non c’era stato nemmeno un omicidio di ‘ndrangheta, quest’anno ne sono avvenuti due: il primo risale allo scorso 2 aprile, quando sotto i colpi dei killer morì Giuseppe Chirumbolo in Via Salvatore Miceli; il 26 novembre è stato gravemente ferito Nicola Gualtieri, legato al clan del Timpone, in Via Conforti. Dopo un mese è morto. Ma la situazione è migliorata rispetto all’anno passato per la diminuzione dei tentati omicidi: 6 fino al giugno scorso, mentre erano stati 21 nel periodo precedente.
Ma nessun ottimismo da parte degli inquirenti: «Se viene letto in controluce il dato può essere espressione di accordi criminali tra le varie famiglie mafiose presenti nella zona, incentrati su una condivisa spartizione del territorio tendente ad assicurare un maggior controllo dello stesso».

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“Se quei sei si comportano bene la prossima volta vanno a Roma”

Le manovre per le elezioni regionali della primavera di quest’anno. Le parole ai suoi del boss Pelle. Le microspie registrano gli incontri in una casa di Bovalino, nella Locride

REGGIO CALABRIA – A casa Pelle vanno in scena le “primarie” del centrodestra di Reggio. Pelle Giuseppe da San Luca, boss della ‘ndrangheta, sorvegliato speciale con obbligo di firma. A casa Pelle, si decide chi sale e chi scende dalla giostra della politica calabrese.

Davanti al suo “domicilio coatto” c’è sempre la fila. Ogni volta che si va a votare, quelli sono là con il cappello in mano. “Loro hanno bisogno di noi”, ricorda un mafioso al suo capo. E loro, quei candidati, si presentano in massa. Il boss li riceve a corte. Le elezioni sono quelle del Consiglio regionale della primavera di questo 2010, si traffica su appalti e trasferimenti di detenuti al 41 bis, però quello che i candidati veramente vogliono è raggiungere “un accordo” a vita con chi comanda. Sfilano e s’inchinano molti di quelli che corrono nella lista “per Scopelliti Presidente”, il governatore voluto da Berlusconi, “l’uomo giusto per la Calabria”, l’ex sindaco “più amato dagli italiani” che con oltre il 70 per cento dei consensi nella provincia di Reggio ha seppellito il centro sinistra. Sono amministratori comunali, avvocati, imprenditori. E medici come Santi Zappalà, sindaco di Bagnara, il più fortunato, il prescelto dai Pelle di San Luca.

Telecamere e microspie riprendono gli incontri alla vigilia del 28 marzo in una casa di via Borrello numero 20, a Bovalino nella Locride. Le selezioni sono cominciate, i boss ascoltano i pretendenti, dubbiosi si consultano fra loro. Si rammarica Giuseppe Pelle: “Questi voti si disperdono tutti”. E spiega: “La nostra politica è sbagliata, dobbiamo raccogliere tutto quello che abbiamo così vanno già in 6 al Consiglio regionale… e se si comportano bene la prossima volta quei 6 vanno a Roma e vanno altri 6 al posto di quelli, in questa maniera si può andare avanti sempre”. L’interesse dei boss cade su Santi Zappalà, uno che ha consegnato al prefetto la sua fascia tricolore di sindaco “perché Bagnara è diventata terra di conquista da parte di criminali, ladri e assassini”, uno che – anche lui – ha come slogan per la sua campagna elettorale “la politica del fare”. Chi è Zappalà? Un rispettabilissimo fisiatra. Uno che – secondo i carabinieri – non chiede semplicemente l’appoggio della ‘ndrangheta “ma è conosciuto dai massimi esponenti dell’organizzazione”.

È il 27 febbraio, esattamente un mese prima del voto. E il sindaco di Bagnara arriva a Bovalino accompagnato da amici, uno è l’imprenditore Giuseppe Mesiani. Non perde tempo e non si spreca in giri di parole il dottore Zappalà, appena entra nella casa dice: “Vediamo se possiamo trovare un accordo”. Gli risponde Pelle: “Da parte nostra ci sarà il massimo impegno”. Parola mantenuta: i voti per Zappalà saranno 11.058. Alla conta, il fisiatra è il primo degli eletti nella provincia di Reggio. Nella casa di Bovalino si parla anche “di lavori per gli amici”. E Mesiani, che è imprenditore edile, si sente in dovere di intervenire: “Quando sposo una causa io e gli amici miei diamo il massimo, nello stesso tempo poi non che dico che pretendiamo ma…”.

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Intercettazioni ambientali

Intercettazioni, Berlusconi: Una grave patologia, rimedieremo

dicembre 22, 2010 Intercettazioni No Comments

Roma, 21 dic. (Apcom) – Silvio Berlusconi insiste: le intercettazioni sono “una patologia” e il governo vuole intervenire attraverso la riforma della giustizia.

Ospite di ‘Matrix’, il premier parla della “patologia” della giustizia italiana e aggiunge: “Un’altra grave patologia cui bisogna rimediare è il fatto di vivere in un Paese in cui non si è sicuri della riservatezza della sua conversazione. Questo fa sì che non ci si sente in un Paese pienamente libero, ed è qualche cosa che noi vogliamo cambiare con la riforma della giustizia”.

Fonte: Virgilio Notizie

Intercettazioni, addio appalti: Procura compra software, risparmi per 20mln

dicembre 21, 2010 Intercettazioni No Comments

Nuovo software per le intercettazioni della Procura, un software di cui la stessa Procura è proprietaria e gestore, evitando così di subappaltare a ditte esterne. Un notevole risparmio economico con una maggiore tutela della riservatezza dei dati e delle inchieste, visto che gli unici che vi hanno accesso sono l’autorità giudiziaria e gli investigatori.

Il nuovo “sistema tecnologico proprietario” è attivo dall’otto dicembre scorso con un nuovo Centro intercettazioni comunicazioni elettroniche (Cice) si inserisce, secondo quanto si legge in una nota diffusa da piazzale Clodio, nell’ambito di un’iniziativa che ha visto la Procura “nominata dal ministero della Giustizia polo pilota per la sperimentazione dei sistemi di intercettazione” e attua l’obiettivo “prefissato dal 18 giugno 2002 di assicurare la riservatezza delle operazioni spettanti per legge alla sola autorità giudiziaria, con l’esclusione di apparecchiature di soggetti terzi e dei relativi costi”.

In particolare questa novità, “finanziata dal Ministero della Giustizia ha determinato il risparmio dei costi di noleggio (delle apparecchiature) ammontanti annualmente per la sola Procura di Roma a milione e 825 mila euro; il sensibile aumento della efficienza ed affidabilità sia sotto l’aspetto della qualità e sicurezza dei dati acquisiti, sia sotto quello del supporto all’attività investigativa; l’adeguamento de sistemi di captazione e registrazione dei dati di intercettazione a quanto previsto dall’articolo 96 del decreto legislativo 259 del primo agosto 2003 (codice delle comunicazioni elettroniche) e la possibilità di applicazione dei protocolli Etsi stabiliti a livello internazionale per la ricezione delle comunicazioni elettroniche: la possibilità di estensione a tutti gli uffici giudiziari, per il tramite del Ministero della Giustizia, con conseguente abbattimento della spesa di giustizia relativa alle intercettazioni quantificabile mediamente in 200 milioni di euro annuali, risorse destinabili alla informatizzazione del processo per conseguire l’obbiettivo di un più efficiente e tempestivo servizio giustizia”. Prossima tappa, infatti, dell’ammodernamento e del risparmio della procura capitolina è infatti quello di impegnarsi per l’informatizzazione del processo per poter fornire un miglior servizi ai cittadini e meglio smaltire e gestire le inchieste. Benché il personale sia a ranghi ridotti, infatti, la procura riesce a gestire le 380mila informazioni di reato che gli arrivano mediamente annualmente, difficoltà invece nello smaltire l’arretrato. Con l’informatizzazione sarebbe possibile anche ridurre i tempi medi per le indagini di circa due mesi a pm.

Secondo le previsioni i costi per il nuovo sistema informatico saranno ammortizzati in circa quattro mesi, portando i costi per le intercettazioni a zero, quando in precedenza erano di 108 euro al giorno per utenza. Non saranno quindi più necessari tagli a questo sistema investigativo, si sottolinea in ambiti giudiziari, e saranno garantiti rigore, trasparenza e controllo. Anche i server infatti sono sotto il controllo dell’autorità giudiziaria e custoditi dagli investigatori. L’applicativo è a disposizione del ministero che potrà usarlo in altre procure.

Fonte: Repubblica

Microspie ambientali

Maxioperazione anti droga, arresti in tutto il Nord Italia

dicembre 21, 2010 Intercettazioni No Comments

Dal fermo di un piccolo pusher di “fumo” a Monticelli Terme a un’operazione che ha sgominato una vasta organizzazione criminale dedita al traffico di hashish in tutto il Nord Italia. Si è conclusa questa mattina con l’arresto di 16 spacciatori l’indagine “Termofumo”, avviata nel giugno 2009 dai carabinieri di Parma e coordinata dal pm Paola Dal Monte. Le persone finite in manette con l’accusa di detenzione di stupefacenti ai fini di spaccio sono 9 nordafricani, 6 italiani e uno di nazionalità ceca. Due le donne, una italiana e una maghrebina.

Gli arresti sono stati effettuati tra Parma, Reggio Emilia, Bologna, Milano, Brescia, Ascoli Piceno, Mantova, Torino, Teramo e Sanremo. Il centro nevralgico della rete criminale era a Parma: uno dei soggetti considerati più pericolosi e più attivi nella banda è un 28enne marocchino residente a Traversetolo. I militari lo hanno fermato questa mattina all’aeroporto di Bologna, dove lo attendeva un amico anche lui colpito da ordinanza di custodia cautelare. Nella nostra città, inoltre, oggi sono stati fermati e condotti in via Burla due operai italiani e due nordafricani.

L’indagine, durata un anno e mezzo, è stata condotta con l’ausilio di intercettazioni telefoniche e pedinamenti. Tutto è cominciato, come detto, dall’arresto di un pusher che gestiva lo spaccio di hashish tra Monticelli e Montechiarugolo. Quella non era che la punta dell’iceberg di una solida rete che riusciva a far arrivare ingenti carichi di hashish dal Marocco attraverso la Spagna fino a Parma, per poi smistare lo stupefacente in tutto il Nord Italia. Il Nucleo operativo dei carabinieri di Parma nei mesi scorsi aveva intercettato tre automezzi che trasportavano uno 10 chili di “fumo”, gli altri 15 chili l’uno. Inoltre, era stato fermato un Tir a Sanremo carico di ben 61 chilogrammi di hashish (il cui valore sul mercato è di circa 400mila euro).

Quattro le persone della banda erano state colte in flagranza e finite in manette nei mesi scorsi. Oggi sono stati individuati e arrestati gli altri componenti, che si avvalevano di trucchi per cercare di depistare le indagini. Ad esempio, ogni mese cambiavano la scheda del cellulare e avevano la disponibilità di numerose automobili per i loro spostamenti. Complessivamente, i carabinieri hanno tenuto d’occhio cento utenze telefoniche e hanno pedinato 20 mezzi.

L’operazione di oggi è scattata all’alba. Molte persone colpite da ordinanza di custodia cautelare in carcere sono state “tirate giù dal letto” dai militari. Nessuno ha opposto resistenza all’arresto, soltanto un marocchino fermato a Parma alla vista dei carabinieri ha estratto uno sfollagente e ha fatto il gesto di colpirli. E’ stato disarmato subito e il manganello è stato posto sotto sequestro. Infine, questa mattina sono stati rinvenuti complessivamente 8 grammi di hashish e 13mila euro in contanti, presumibilmente proventi di spaccio.

Fonte: Repubblica

Processi in aumento, ma durano meno

dicembre 8, 2010 Intercettazioni No Comments

Verona. Dal giusto processo alle risorse, dalla durata delle indagini al numero e tipologia di reati per i quali si è fatto uso di intercettazioni all’organizzazione dell’ufficio per la predisposizione dei protocolli e delle procedure di indagine per garantire in alcuni settori, soprattutto quello legato alla sicurezza sui luoghi di lavoro e al contrasto degli infortuni. Una disamina puntuale che, come sottolinea il procuratore Mario Giulio Schinaia nei primi passaggi della relazione sull’amministrazione della Giustizia, «vuole bandire ogni forma di lamentela che trae spunto dalla sempre più drammatica carenza di mezzi e di risorse personali che affligge irrimediabilmente il servizio Giustizia». Ma il sistema giudiziario veronese, seppur letto attraverso «un inguaribile ottimismo», non può prescindere dai dati e da risorse a volte insufficienti.

E il fatto che non venga interrotto il funzionamento di una macchina che da anni conta su meccanismi collaudati non significa che quest’ultima non patisca un rischioso rallentamento. La situazione più grave è quella che riguarda l’ informatizzazione: dal 2001 sono stati sostituiti solo 46 pc, tutte le apparecchiature – vecchie e fuori garanzia – hanno causato lentezze nelle procedure a causa degli aggiornamenti. «La situazione ha retto solo grazie ad una continua sostituzione di componenti ricavati dai computer fuori uso e da recuperi da altre amministrazioni come l’Università, l’associazione Alpini e Istituti di credito». Una situazione che ha spinto il procuratore e il presidente del tribunale Gianfranco Gilardi a inviare due note al ministero (il 20 settembre e il 5 ottobre) e al procuratore generale il 7 ottobre.

NOTIZIE DI REATO. Nel 2009 l’ispezione ministeriale aveva rilevato un arretrato di circa 12mila notizie di reato (tra il 2002 e il 2008) relative a furti ad opera di ignoti che non erano state iscritte negli anni di riferimento. E il progetto organizzativo per il triennio 2009-2011 prevede un monitoraggio costante da parte del responsabile del Registro generale e tre persone effettuano le registrazioni entro i tre giorni dalla data della delega ad un sostituto. In questo settore poi è stata sostituita l’iscrizione mediante lettura di schede ottiche con la trasmissione delle notizie con file elettronico. Unico problema è l’iscrizione di centinaia di notizie di reato che pervengono, con cadenza semestrale, da parte dell’Inps che riguardano le violazioni in materia contributiva.

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