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I virus per auto potranno spiare e provocare incidenti

L’informatica è entrata a far parte anche del mondo automobilistico: controllo di trazione, esame della velocità, sensori diagnostici per freni, luci e aria condizionata e se vogliamo anche wireless e bluetooth.
Le autorità specializzate alla verifica ed al corretto funzionamento dei sistemi di sicurezza delle autovetture negli Usa hanno anche scoperto che potrebbero esserci pericoli derivanti da attacchi hacker attraverso “malware” e “trojans” che potrebbero insidiare i sistemi informatici delle autovetture attraverso connessioni, driver e sistemi.
Nessuna casa automobilistica ha confermato queste affermazioni, ma tutte si stanno adoperando per testare i propri strumenti di sicurezza.
La casa automobilistica Ford, ha dichiarato che i tecnici hanno controllato il sistema di sincronizzazione e d’intrattenimento confermando che non vi sono pericoli.
Toyota ha tranquillizzato affermando che i codici informatici delle vetture cambiano continuamente, rendendo difficile l’intrusione di hacker, anche se dal Giappone non ritengono impossibile un’eventuale infezione.
Volkswagen, Hyundai e Nissan non hanno commentato, mentre Honda ha solamente riferito che i tecnici stanno lavorando per gestire la situazione. La casa produttrice di antivirus “McAfee” ha messo in guardia circa la vaghezza di informazioni e chiarimenti che sono stati propinati dalle case produttrici.
Una squadra di hacker della sezione security dell’Intel sta lavorando per ricercare possibili “bug” responsabili del contagio. E’ stato dimostrato che con una infezione via cd si può arrivare a bloccare freni, chiudere porte o spingere l’acceleratore.

E’ innegabile che le case produttrici si sono impegnate ben poco ad affiancare l’avanzamento della tecnologia con validi sistemi di sicurezza all’interno delle autovetture. Se questi non saranno sviluppati al più presto, abili hacker potranno non solo rubare auto e manomettere i sistemi di controllo, ma anche provocare incidenti e ascoltare tutto ciò che accade all’interno dell’abitacolo. Così si potranno eliminare facilmente concorrenti scomodi.
Quest’ultimo aspetto preoccupa le forze dell’ordine, gli imprenditori, ma anche i coniugi infedeli. Essere spiati può mettere a rischio indagini, aziende di successo e relazioni. Diversi sono stati gli esempi di microspie impiantate nelle auto (ad esempio il procuratore Tarondo) e molti hanno arginato la situazione utilizzando strumenti per la bonifica ambientale, attraverso i quali hanno scovato le apparecchiature di spionaggio e le hanno disattivate. Ormai questi prodotti sono divenuti indispensabili per garantirsi la dovuta privacy in auto.

Microspia all’interno dell’auto del pm Tarondo

Hanno fatto bene a sospettare, un paio di poliziotti che da anni si occupano della protezione del pm Andrea Tarondo, magistrato della Procura di Trapani che si è spesso occupato di scottanti inchieste sulle connessioni tra Stato e mafia.

L’auto del magistrato viene usualmente posteggiata nel parcheggio del super sorvegliato Palazzo di Giustizia con telecamere di sorveglianza collocate ovunque. Un finestrino dell’auto blindata leggermente aperto ha fatto scattare l’allerta degli uomini di guardia: qualcuno si è introdotto nella macchina del pm. Non un attentato, ma un’operazione per togliere una microspia, forse addirittura un localizzatore gps. Abbiamo detto bene, non mettere, ma togliere. Sotto al cruscotto, infatti, sono stati individuati un paio di fili scoperti, che un tecnico specialista in intercettazioni ambientali, ha ritenuto compatibili con quelli per l’alimentazione di microspie, rimasti dopo la rimozione della cimice. Il dispositivo può aver trasmesso dati sugli spostamenti, spesso abitudinari, di Tarondo e qualcuno, dopo aver raccolto le informazioni necessarie, ha pensato bene di chiudere il lavoro, rimuovendo l’apparecchio. Non è stata un’operazione da manovalanza criminale, ma da specialisti, esperti all’opera per scoprire il lavoro di quel magistrato “scomodo” che in questi mesi ha alzato il livello delle indagini contro le connessioni tra mafia e politica, sulle casseforti a disposizione del super boss latitante Matteo Messina Denaro. Il pm, inseguendo la criminalità si è anche imbattuto in infedeli servitori delle istituzioni, investigatori corrotti e corrompibili.

L’auto blindata, una Bmw, è stata posta sotto sequestro dalla Procura della Repubblica di Caltanissetta che si sta occupando del caso. Non è chiaro se l’intercettazione riguardi solo gli spostamenti o anche i colloqui sostenuti da Tarondo anche telefonicamente durante i viaggi in macchina.

La cimice o il gps sono segnali chiari che la mafia ha alleati e complici insospettabili che hanno curiosità di conoscere il contenuto delle carte che quel magistrato ha in mano a proposito degli intrecci tra Cosa nostra e istituzioni. Una mafia sempre più infiltrata nelle istituzioni, fin dentro quegli apparati che dovrebbero difendere lo Stato e invece colpiscono gli onesti cittadini.

Il geometra Lanzi inchiodato dalle microspie

Continuano le indagini del Corpo Forestale per far luce sull’operazione che riguarda gli appalti truccati nel vicentino denominata “Genio e sregolatezza” e che vede coinvolti vari imprenditori, funzionari, dipendenti pubblici ed amministratori implicati in una immensa rete di appalti truccati. Nel mirino degli inquirenti, che al momento hanno sotto torchio 63 indagati, nove dei quali in carcere e tre agli arresti domiciliari, sono finite ancora una volta le intercettazioni.

Inizialmente gli uomini della forestale avevano individuato in Gabriella Annessi e Roberto Lanzi, impiegati al Genio Civile, le uniche menti di questo malaffare. Ora tra le carte sembra siano emerse anomalie nelle assegnazioni di alcuni appalti pubblici da parte della Provincia, nonché una consistente attività di finanziamento per l’apertura dei cantieri.

Quello che incuriosisce è la storia degna del film 007, sostenuta da un difensore durante un’udienza.
Pare che nel maggio dello scorso anno, Roberto Lanzi si è presentato volontariamente al Nucleo di Polizia Tributaria di Viterbo sporgendo denuncia contro ignoti a causa della presenza di numerosissime microspie nel suo ufficio.
Lanzi avrebbe raccontato agli agenti che, insospettito da alcuni fori posti nel controsoffitto dello studio a Viterbo, ha proceduto al controllo del pannello, riscontrando con sua sorpresa la presenza di apparecchiature simili a microcamere, con tanto di led luminosi e antenne di trasmissione.

In un primo momento il geometra ha pensato che fosse stata l’amministrazione dell’ufficio ad installare i dispositivi per controllare il proprio operato e, pur conoscendo l’illegalità del gesto, ha lasciato l’apparecchiatura al suo posto senza provvedere alla rimozione e senza avvertire gli amministratori. Ovviamente si trattava di sistemi che facevano capo ai militari del Corpo Forestale che, vedendo che Lanzi aveva scoperto le telecamere, le rimossero.

Sempre Lanzi avrebbe denunciato che, avendo dei problemi con la presa del computer situata alle spalle della scrivania, nell’intento di verificare il funzionamento della stessa, ha aperto la presa e trovando all’interno della stessa, un apparecchio che non aveva mai visto e che presumeva essere estraneo al funzionamento della presa e che quindi ha rimosso. Con questo dubbio ha controllato le altre prese di corrente dell’ufficio rinvenendo un altro oggetto simile al precedente. Questi due misteriosi oggetti non erano altro che due ultra tecnologiche microspie sempre usate dagli inquirenti per controllare il geometra.
Fatto sta che i potenti sistemi usati hanno prodotto registrazioni e filmati che inchiodano in maniera certa Lanzi.

Sono gli australiani i cittadini più intercettati al mondo

In Italia è bufera nell’ambito delle intercettazioni. Aldilà di quello che si possa pensare, in pole position nella lista dei Paesi più spiati al mondo non c’è il Bel Paese e neppure gli U.S.A. Colpo di scena per il podio conquistato dall’Australia ritenuto il Paese occidentale più spiato al mondo.

Pare che le agenzie governative australiane, nel biennio 2010-2011, abbiano messo sotto controllo le comunicazioni di oltre 3.400 cittadini del Paese. Nell’ex colonia inglese non esiste infatti una legislazione che limiti il controllo sui cittadini né per quanto riguarda l’utenza telefonia, né il traffico online.

A tal proposito è giunta la dichiarazione di Cameron Murphy, attivista per i diritti civili, che ha sottolineato che delle migliaia di intercettazioni effettuate nel 2011, solo 15 sono state di competenza giuridica. L’australiano ha anche posto l’accento sulla mancanza di libertà nel Paese non solo per quanto riguarda relazioni e conversazioni, ma anche sugli spostamenti. Localizzatori GPS, microspie e keylogger sono all’ordine del giorno al fine di intercettare ogni particolare della vita dei cittadini della terra dei canguri.

Il portavoce dell’Australian Federal Police, Neil Gaughan, ha cercato di smorzare i toni sulla vicenda sostenendo che i controlli riguardano solamente cittadini potenzialmente pericolosi.

Microcamera sulla scarpa per spiare sotto le gonne, fermato 51enne barese.

luglio 12, 2012 Microspie No Comments
microcamera spia

Capita, leggendo i giornali, di imbattersi in notizie curiose e, per certi versi, paradossali, soprattutto in un periodo in cui, causa continue questioni su intercettazioni e legge sulla privacy, ci si sente sempre più al centro di un enorme Grande Fratello, che non ci lascia mai soli, arrivando a spiare ciò che c’è di più intimo, spulciando nella vita quotidiana delle persone.

Quello stesso “spiare” che in molti casi salva la vita o permette di assicurare alla giustizia pericolosi criminali che, altrimenti, non sarebbero mai stati scoperti. E anche qualora strumenti come microcamere spia vengano utilizzati per intromettersi nella vita delle persone senza il loro consenso e senza autorizzazione alcuna, spesso si rivelano utili proprio per incastrare chi viola la privacy in questo modo.

È proprio quello che è successo ad un 51enne della provincia di Bari in un centro commerciale del capoluogo pugliese. L’uomo, infatti, aveva posizionato sulla propria scarpa una mini telecamera per spiare sotto le gonne delle donne. La tattica era questa: in un luogo pieno di negozi affollati per via dei saldi, si avvicinava il più possibile alla vittima, in modo che l’obiettivo del dispositivo fosse rivolto verso la gonna della stessa. Un comportamento che, però, ha iniziato ad insospettire non solo le clienti del centro, ma anche le guardie giurate, che hanno avvertito il 113.

L’uomo, resosi conto di essere stato scoperto, è fuggito all’esterno ed ha tentato di liberarsi prima della scheda di memoria della telecamera nascosta, buttandola tra i cespugli, e poi del dispositivo stesso, ma non ce l’ha fatta: non solo è stato colto quasi in flagrante, ma ad incastrarlo ci sono anche le immagini riprese da lui stesso.

Una notizia che farà sorridere il lettore, ma che, ad un’analisi più attenta, spaventa, se si pensa all’uso che l’uomo avrebbe potuto fare delle immagini raccolte. Pensate se quelle immagini, che potrebbero riprendere in alcuni casi anche i volti delle vittime, finissero su Internet o, comunque, nelle mani sbagliate!

Pedofilia, come le intercettazioni possono incastrare un “orco”.

pedofilia

“Indubbiamente anche la Chiesa, in quanto composta da uomini con le loro fragilità e debolezze, sbaglia, ma rimane un baluardo. Dare fiato e spago a pubblicazioni scandalistiche, attentati al buon giornalismo ed alla correttezza dell’informazione, significa commettere apologia di un atto delittuoso”. È quanto si legge in un articolo apparso su Pontifex.roma.it dal titolo “Spiare il Papa, divulgare atti segreti, attaccare la Chiesa: è giornalismo questo?”.

Difficile giudicare se sia giornalismo o meno, ma chissà cosa avrà pensato l’autore di questo articolo nel leggere la sentenza di condanna a 9 anni e mezzo per pedofilia a Don Riccardo Seppia, ex parroco di Sestri Ponente, inchiodato grazie ad intercettazioni telefoniche da parte dei Carabinieri nell’ambito dell’inchiesta su spaccio di droga in locali gay della zona, che il prete frequentava abitualmente.

“Sono solo, dì alla mamma che vai a scuola e vieni da me”, scriveva a un quindicenne don Seppia. Nelle intercettazioni si leggono anche bestemmie del sacerdote, che salutava l’amico con un blasfemo “Che Satana sia con te”.

Le intercettazioni, che siano telefoniche o effettuate con microspie ambientali, per quanto siano state duramente condannate da diversi organi istituzionali, esponenti della Chiesa Cattolica inclusi, dimostrano sempre più la loro utilità nell’incastrate quelli che sono veri e propri criminali e persone malate, oltre che semplici messaggeri del signore.

L’ex parroco della chiesa dello Spirito Santo di Sestri Ponente è stato giudicato colpevole di tentata violenza sessuale su minore, tentata induzione alla prostituzione minorile, tentata cessione di droga a minori ma non di detenzione di materiale pedopornografico, in quanto i file trovati nel suo pc sarebbero ‘temporanei’, quindi non scaricati volontariamente dal prete.

Aveva stretti rapporti con un pusher nordafricano al quale, oltre alla droga, che lo catapultava in uno stato di eccitazione che lo spingeva a mandare messaggi pornografici ad alcuni dei suoi chierichetti, ordinava anche ragazzi da ricevere. “Trova un bimbo di dieci anni”, si legge dalle intercettazioni.

Non è sicuramente un caso isolato, questo, all’interno della Chiesa, come dimostrano diversi fatti di cronaca e , per quanto sia giusto non fare di tutta l’erba un fascio, è importante prendere coscienza del problema, che si configura come un vero e proprio reato, per il quale non bastano le scuse, come vorrebbe l’avvocato difensore di Don Seppia, a redimere dal peccato e dal reato stesso, ma servono contromisure più efficaci, oltre al carcere e alle cure per chi sbaglia.

È giusto che i genitori, senza troppe pressioni e magari nell’ombra, riescano a controllare i propri figli minorenni, per evitare che questi incappino in brutte situazioni, dalle quali spesso è difficile uscire per pudore, vergogna o sensi di colpa inculcati nei ragazzi stessi. È in questo caso che possono risultare utili strumenti come i cellulari spia, da regalare ai propri figli, o localizzatori GPS, per poter conoscere in ogni momento la loro posizione e farli sentire più al sicuro in tutti i loro spostamenti.

Il curioso caso del ladro camaleontico di Rivoli.

vito guida ladro

Negozi, uffici, scuole e persino ospedali. Nulla era sfuggito a Vito Guida, 31 anni di Rivoli, arrestato pochi giorni fa per aver messo a segno più di una decina di furti da gennaio. Un ladro gentiluomo che si fingeva da idraulico a imbianchino a tecnico delle caldaie per entrare nei luoghi che poi avrebbe derubato, senza scasso e senza torcere un capello alle vittime, un po’ come Lupin.

Sembra quasi la trama di un film ed invece è una curiosa realtà che i carabinieri di Rivoli sono riusciti a smascherare grazie alle telecamere di un negozio nel quale Guida ha compiuto un furto.

Furbo e scaltro, ma troppo, quindi, per aver fissato, quasi con vanità, l’obiettivo proprio di quella telecamera che l’avrebbe poi incastrato.

Il primo colpo non si scorda mai, soprattutto se è stato fruttifero. Ricariche telefoniche e computer, portati via da un negozio di telefonia in cui il giovane era dapprima entrato presentandosi come l’idraulico mandato dall’amministratore e poi, una seconda volta, per rubare, dalla finestra, accuratamente spalancata durante la prima visita dalla quale si era defilato con un “non ci sono perdite, arrivederci!”.

Poi è la volta di una scuola, dove riesce ad entrare negli spogliatoi sottraendo ai ragazzi i telefoni cellulari, spacciandosi per l’imbianchino e passando, così, al controllo delle bidelle. Un po’ come ha fatto in una scuola di danza dove, invece, si è finto il genitore di un allievo che va prendere suo figlio e l’attende nello spogliatoio per fargli una sorpresa.

Un ladro di professione e di professioni, anche, che in questi tempi di crisi si è inventato un “lavoro” davvero bizzarro ed è arrivato a mettere a segno un fortunato colpo, anzi sette e più, anche in un ospedale, da cui ha portato via cellulari, soldi e computer, utilizzando il trucco ben riuscito dell’idraulico.

Non è stato, però, abbastanza scaltro da evitare di essere intercettato. La sua faccia, infatti, è rimasta ben impressa alle sue vittime, e non solo, visto che è stato ripreso da diverse telecamere nascoste nei vari edifici derubati.

Un fenomeno, quello dei furti, in continuo aumento, in un periodo di profonda crisi che ha portato diverse persone a perdere il lavoro e a fare di necessità virtù, portandole magari a compiere gesti che mai avrebbero compiuto prima. Si fa sempre più impellente, perciò, per coloro che possiedono attività commerciali, e non solo, di proteggere i propri beni. Oltre alle solite telecamere di sorveglianza, si potrebbero trovare utili, a tale scopo, microspie video di ultima generazione, come la microspia video 3G, di piccole dimensioni e facilmente occultabile, che permette di vedere ed ascoltare in tempo reale ciò che sta accadendo in un certo luogo con una semplice video chiamata permettendo, nel caso, di cogliere il ladro in flagrante.

Repressione contro la popolazione in Siria: tre aziende accusate di aver fornito al regime di Damasco strumenti per intercettazione e monitoraggio dei dissidenti

spionaggio siria

Gli Stati Uniti d’America non esportano solo democrazia, ma anche strumenti di controllo venduti direttamente a ‘governi canaglia’ e regimi. Si tratta naturalmente di una pratica che va avanti da sempre, ma che ultimamente è diventata un po’ scomoda nell’ambito dell’ostentata trasparenza dell’amministrazione Obama.

Così il Dipartimento del Commercio degli Stati Uniti sta indagando se la tecnologia prodotta da una società californiana, abbia potuto aiutare la polizia siriana nella mappatura e nel monitoraggio attraverso microspie dei dissidenti al regime, a cui ha fatto seguito una violentissima e sanguinosa repressione che ha portato alla morte di migliaia di civili inermi.

Funzionari del commercio stanno cercando di determinare se Blue Coat Systems di Sunnyvale, in California, sia stata a conoscenza che la sua attrezzatura e il suo software potesse venir utilizzato dal governo siriano.

L’azienda ha già detto che non ha venduto apparecchiature spia o software spia al governo siriano, ma ha riconosciuto che i suoi prodotti vengono utilizzati comunque in Siria e forse il regime li ha ottenuti attraverso una terza parte. Le sanzioni Usa imposte alla Siria vietano la vendita di gran parte delle categorie merceologiche alla nazione e gli inquirenti stanno cercando di determinare chi ha fornito la tecnologia Blue Coat alla Siria.

Una dichiarazione da parte della società risale a questo mese: “Blue Coat è consapevole delle violenze in Siria, ed è addolorato per la sofferenza umana e la perdita di vite che potrebbe essere il risultato di azioni operate da un regime repressivo. Non vogliamo che i nostri prodotti possano essere utilizzati dal governo della Siria o da qualsiasi altro paese sotto embargo dagli Stati Uniti”.

Stando alle dichiarazioni della società. La tecnologia Blue Coat non è destinata a scopi di sorveglianza, ma ha funzioni che potrebbero aiutare le autorità a monitorare le comunicazioni elettroniche, permettendo anche il blocco per alcune persone ad accedere a determinati siti web e alcune forme di social media.

Ieri in parlamento tre senatori hanno esortato l’amministrazione Obama a verificare se Blue Coat e un’altra società californiana, HP, abbiano fornito “strumenti di repressione” a Damasco.

“Che la vendita di apparecchi made in Usa possa aver contribuito alla violenza in corso è inaccettabile e deve essere studiata una soluzione al più presto possibile”. Se il Dipartimento del Commercio scoprisse che Blue Coat ha consapevolmente violato le regole di licenza, potrebbe far pagare una multa alla società fino a 1 milione di dollari.

Le società statunitensi che desiderano esportare dispositivi che sono “utili principalmente alle intercettazioni nascoste via cavo di comunicazioni orali o elettroniche” deve rivolgersi al Dipartimento del Commercio per una licenza, secondo le norme vigenti per l’esportazione.

Comunque le vendite delle aziende USA alla Siria sono illegali fin dai tempi delle sanzioni imposte dal presidente George W. Bush, cioè il 2004.
C’è di più. Nel corso di un’audizione al Congresso dello scorso 9 novembre, l’Assistente Segretario di Stato Jeffrey Feltman ha detto che, per la tecnologia Blue Coat utilizzata in Siria, non era stata concessa alcuna licenza di esportazione.

Ma oltre a Blue Coat c’è anche Hewlett-Packard (HP), che avrebbe installato più di 500.000 dollari di attrezzature in sale computer in Siria. I cervelli elettronici sarebbero alla base di un sistema di sorveglianza in fase di costruzione, in grado di monitorare l’uso di e-mail e internet nel paese. La base operativa di HP sarebbe dunque un centro di controllo per gli agenti siriani di Damasco, con cui hanno potuto tenere traccia delle comunicazioni dei cittadini e instradare i dati, secondo i modelli e le persone di riferimento, imparando ad avere familiarità con un sistema di controllo repressivo. Incaricata di eseguire il progetto c’era un’azienda italiana, Area SpA.

“La politica di HP è quello di rispettare tutte le leggi di controllo delle esportazioni degli Stati Uniti e regolamenti,” ha detto la società in un comunicato. “Non abbiamo alcun dipendente o strutture in Siria, e le nostre vendite in questo paese sono state limitati agli organismi che siano coerenti con legge degli Stati Uniti e la politica di licenza sui prodotti di telecomunicazioni. La conformità con gli Stati Uniti e le leggi del commercio internazionale sono la massima priorità per HP”.

Gli Usa chiedono 1 milione di dollari per l’ampliamento dell’ambasciata cinese

luglio 3, 2011 Microspie No Comments

America e Cina, due giganti politici, militari e demografici si fanno i dispetti come i bambini. Pechino presenta a Obama il conto per l’ampliamento dell’ambasciata stelle e strisce e Washington replica chiedendo la stessa identica cifra per gli stessi lavori fatti dagli asiatici. Al neo ambasciatore Usa, Gary Locke, appena nominato dal presidente Barak Obama, il compito di spiegare la decisone al governo cinese.
La vicenda che ha poco di «diplomatico» è diventata in queste ore di dominio pubblico perché il dipartimento di Stato Usa ha presentato alla Cina un conto da un milione di dollari. Motivo: aver aiutato Pechino a ottenere l’autorizzazione per rinnovare l’ambasciata a Washington. Funzionari del dipartimento fanno sapere che il conto è stato presentato dopo che la Cina per prima ha inaspettatamente fatto pagare all’ambasciata americana a Pechino la stessa somma per i permessi necessari per allargare la sede. Una mega ristrutturazione da quasi mezzo miliardo di dollari. Queste tariffe, spiegano i funzionari, di solito non vengono applicate per cortesia, ma il protocollo richiede in questi casi la reciprocità.
L’ambasciata americana a Pechino, un complesso monumentale da 46mila metri quadrati costato 434 milioni di dollari, era stata inaugurata l’8 agosto dal presidente George Bush. Appena dieci giorno dopo il taglio del nastro della sede diplomatica cinese a Washington. Per realizzarla furono necessari 15 anni di trattative e quattro anni mezzo di lavori. L’ambasciata, protetta da un muro di cinta che la rende invisibile all’esterno, è costituita da cinque edifici, quattro dei quali realizzati da tecnici e operai cinesi con materie prime locali. Il quinto, destinato agli uffici più «sensibili», è stato costruito con materiali e manodopera statunitense: un accorgimento adottato per impedire ai cinesi di infilarvi cimici e microspie. Neppure una novità. Nell’87 Ronald Reagan si accorse che l’ambasciata americana a Mosca, appena ultimata da maestranze sovietiche, si era rivelata piena di microfoni e dovette ordinarne la demolizione.
Il compito di appianare le incomprensioni tra i due governo spetterà ora a Gary Faye Locke, 61 anni, americano di discendenza cinese. Il padre James era nativo degli Stati Uniti mentre la madre Julie era originaria di Hong Kong. Una carriere politica sempre in ascesa, iniziata nel 1983 quando venne eletto deputato nel distretto di Seattle, sua città natale. Nel 1997 diventò Governatore dello stato di Washington e il 25 febbraio 2009 venne nominato Segretario al Commercio da Obama. Il presidente Usa il 9 marzo lo ha infine spedito a Pechino, alla guida della prestigiosa sede diplomatica, al posto di Jon Huntsman Jr.

Fonte: Il Giornale

Il mercato delle microspie in evoluzione

giugno 13, 2011 Microspie No Comments

Anche le spie devono essere sempre al passo coi tempi, e le aziende leader del settore devono costantemente ampliare il loro catalogo di vendita microspie.

Recenti casi di cronaca come ad esempio l’omicidio di Avetrana hanno dimostrato l’utilità delle attrezzature per lo spionaggio: un cellulare microspia o una telecamera nascosta possono raccogliere informazioni utilissime alle indagini, ed un software per recuperare SMS cancellati può scoprire i segreti di un telefono cellulare.

Per questo ed altri motivi, la vendita microspie è un business in costante crescita, e nonostante i tentativi del governo di limitarne l’uso, le aziende più importanti del settore stanno allargando la propria offerta di vendita microspie.

Infatti, basta fare un giro online per trovare in vendita microspie di vari tipi, controllabili da qualsiasi distanza, che trasmettono via radio o via GSM come dei normali cellulari. Le microspie GSM sono controllabili via SMS, basta un semplice messaggio per attivarle o disattivarle, o possono attivarsi automaticamente ed avvisarvi non appena rilevano dei suoni.

Oltre alle GSM, esistono in vendita microspie che trasmettono via radio, o che sfruttano la corrente del cavo telefonico per autoalimentarsi.
Insomma, la scelta è ampia e si può facilmente trovare la soluzione giusta per tutte le esigenze e per tutte le tasche, basta saper cercare!

Lupara bianca, microspia incastra i killer dei due pregiudicati sotto controllo

maggio 12, 2011 Microspie No Comments

Gli investigatori stavano sorvegliando le vittime e hanno ascoltato in diretta le fasi del regolamento di conti fra clan. Si cercano i corpi, probabilmente fatti sparire in una gravina

Un duplice omicidio a sangue freddo, un caso di ‘lupara bianca’, con gli investigatori che avrebbero ascoltato in diretta le fasi dell’uccisione attraverso le microspie piazzate nell’auto di una delle vittime, sotto controllo da tempo. E ora due cadaveri scomparsi, fatti sparire probabilmente nella zona della gravina di San Marco, tra Massafra e Mottola, nel Tarantino. Per omicidio premeditato e soppressione di cadavere sono stati fermati dalla polizia Pasquale Fronza, di 34 anni, e Francesco Mancini, di 33, ritenuti gli assassini di Domencio Attorre e Domenico Petruzzelli, di Palagiano, scomparsi nella tarda serata di ieri e uccisi – ritengono gli inquirenti – nel corso di un regolamento di conti.

Le vittime appartenevano alla malavita organizzata. Domenico Attorre, in passato ritenuto elemento di spicco del clan Putignano, e Domenico Petruzzelli, con precedenti per spaccio di droga. Attorre era stato condannato in
via definitiva a 18 anni di reclusione nell’ambito del processo originato dal blitz antidroga Diana (5 aprile 1997). L’inchiesta della Procura distrettuale antimafia di Lecce e della Procura di Taranto sgominò un’organizzazione malavitosa radicata nel trangolo Ginosa-Palagiano-Palagianello, nel versante occidentale della provincia tarantina, con riferimenti nel Metapontino e anche in Calabria come stazioni di riferimento per lo smercio di stupefacenti. Il duplice omicidio potrebbe essere maturato proprio per contrasti nell’ambito dello spaccio di sostanze stupefacenti, ma non vengono escluse altre piste.

Le due vittime erano state viste la sera precedente alla denuncia di scomparsa per le vie del centro a bordo di una Volkswagen Polo di proprieta di uno dei due uomini. Intorno alle 23, la vettura è stata trovata nelle campagne circostanti alla città completamente incendiata, in un luogo distante da quello dell’agguato. Secondo gli investigatori, questo avrebbe avuto lo scopo di ostacolare le indagini e di facilitare il probabile spostamento dei cadaveri. Le ricerche dei corpi proseguono incessantemente.

Fonte: Repubblica Bari

Microspie per sorveglianza a distanza

Tangente in diretta: “Li vuole contare?”

aprile 23, 2011 Microspie No Comments

“…Se non era per te questo lavoro non l’avrebbero mai preso”, diceva l’11 marzo scorso l’ingegnere Piergiorgio Ingrassia sulle scale dell’azienda sanitaria provinciale di Palermo. Lo ripeteva all’imprenditore costretto, secondo l’accusa, a pagare una mazzetta per lavorare nei sub appalti del fotovoltaico. Una mazzetta finita nelle tasche del deputato regionale del Pd, Gaspare Vitrano. E Vitrano rispondeva: “Sì, infatti”. Una frase che per gli inquirenti rappresenta la confessione, in diretta, del reato. Il dialogo a tre è stato registrato dalle microspie dei poliziotti della sezione reati contro il patrimonio della Squadra mobile di Palermo a cui si è rivolto l’imprenditore stanco, ha raccontato, delle vessazioni del politico. “S” e LiveSicilia sono in grado di farvi ascoltare, in esclusiva, le voci di quell’intercettazione
Un’intercettazione che ha rappresentato per i magistrati della procura di Palermo il punto di partenza di un’inchiesta sul lato oscuro degli affari dell’energia alternativa. Un groviglio di società e conti correnti esteri. I soldi delle tangenti sarebbero finiti in Svizzera. Il mensile “S”, in edicola da oggi, ha seguito le tracce del denaro grazie alle ricostruzioni dei protagonisti dell’affaire fotovoltaico. A partire da un elemento che Vitrano ha fornito agli inquirenti: “Io, Ingrassia, Bonomo e Marco Sammatrice siamo andati a Lugano… chiediamo di aprire un conto a nome di Sammatrice e uno a nome mio… torniamo da Lugano, dove abbiamo prelevato 50 mila euro, e ventimila euro li ho presi io, 20 mila Bonomo e 10 mila euro Ingrassia…”.

Fonte: Live Sicilia

A Lombardo 600 mila euro per la campagna elettorale

aprile 20, 2011 Microspie No Comments

“Seicento o settecentomila euro a Raffaele Lombardo per la campagna elettorale”. Sarebbe il contributo di Cosa Nostra alle elezioni del presidente della Regione secondo le parole del boss Enzo Aiello, riferite ai magistrati dal geologo Giovanni Barbagallo. Le sue dichiarazioni contenute agli atti dell’inchiesta Iblis, che LiveSicilia è in grado di rivelarvi, si rifanno a una delle frasi di Aiello intercettate dalle microspie: “Ci resi i soddi nostri, quelli del Pigno”, diceva il capomafia santapaoliano riferendosi, secondo i magistrati, a Lombardo.

La fonte dei soldi, attraverso una “messa a posto”, secondo Aiello intercettato dai Ros, sarebbe “il centro commerciale del Pigno”. Barbagallo lo ribadisce ai pm: “Ricordo che Enzo Aiello fece riferimento a delle somme di denaro che ‘loro’, ossia l’associazione mafiosa, avanzavano (di cui erano creditori, ndr) per i lavori del Pigno, che ritengo essere il centro commerciale della zona Pigno ora denominato Porte di Catania”. Un affare del valore di decine di milioni di euro, di cui erano soci in un primo momento il fratello del senatore Carlo Vizzini e il figlio di Giovanni Mercadante. Insieme a loro l’editore Mario Ciancio. Che, però, Barbagallo dice apertamente di non conoscere: “Non conosco l’imprenditore ed editore Ciancio Sanfilippo Mario”, ha detto il geologo ai pm.

Sullo sfondo la vendita dei terreni di proprietà di Ciancio, e prima ancora una variante che li trasformava da agricoli ad edificabili, partorita dal consiglio comunale di Catania a poche settimane dalla campagna elettorale per le comunali del 2005. Un’operazione andata in porto quando presidente del consiglio comunale era un esponente del Movimento per l’Autonomia, l’attuale deputato nazionale Roberto Commercio (che non è indagato).

“Enzo Aiello – ha detto Barbagallo ai pm – disse che tale somma era pari a 600 o 700 mila euro e che la stessa fu data a Raffaele Lombardo per la campagna elettorale. Io non chiesi e Aiello non chiarì chi portò quella somma di denaro a Raffaele Lombardo e neanche chi era l’imprenditore che doveva quella somma a loro”. Tutte le ipotesi restano aperte quindi, e non è possibile giungere a conclusioni affrettate. La Procura sta indagando da tempo sugli spostamenti di denaro anche “estero su estero”, oltre che sulle campagne pubblicitarie, comprese le fatturazioni di Iva, la gestione della cartellonistica e gli attacchini.

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Guida al controspionaggio

Come capire se qualcuno ti spia (Parte 2)

LEGGI LA PRIMA PARTE… – La scatola di una presa elettrica sembra essere stata spostata. Le prese elettriche sono tra i punti dove più frequentemente vengono nascosti dispositivi di intercettazione, così come lo sono i rilevatori di fumo, le lampade o gli interruttori. Se notate della sporcizia (tipo segatura o …

Come capire se qualcuno ti spia (Parte 1)

A casa, in ufficio ed in qualsiasi posto vi troviate potreste essere spiati. Chiunque voi siate, e qualsiasi cosa facciate, vi può capitare di incontrare persone che, per interesse o per avidità di potere, desiderano di venire in possesso di vostre informazioni riservate, sia per danneggiarvi che per ottenere un …

Il fisco controllerà anche i telefoni

Tra le grandi manovre di controllo che si stanno operando per monitorare i contribuenti, pare che gli agenti 007 dell’Agenzia delle Entrate si stiano concentrando sulle intercettazioni del nostro cellulare. Iphone, Samsung o qualsiasi altra marca sia, il fisco non si pone limiti. Non si tratta di spiare il contenuto …

Guide alla videosorveglianza

Come arrestare il key bumbing, il furto senza traccia

La nuova frontiera dei furti, per ladri in continuo aggiornamento, è il “key bumping”. Si tratta dell’arte di aprire le porte delle abitazioni senza lasciare segni di effrazione. A Roma, i Carabinieri hanno arrestato una banda di georgiani, ben 37 persone, specializzate in furti in appartamenti nella città e in provincia. L’organizzazione criminale è risultata responsabile di decine di colpi in appartamenti, e in particolare, è specializzata nella tecnica consente …

I consigli del ladro per una difesa ottimale contro i furti in estate.

furti in appartamento

Le vacanze, per molte famiglie italiane, sono già iniziate. Le città si svuotano e le case rimangono sempre più isolate, soprattutto se i vicini decidono di partire nello stesso periodo. Quella delle vacanze estive, quindi, diventa un’occasione per ladri, professionisti e no, per entrare in azione, in quanto hanno meno possibilità di essere visti e acciuffati e possono, così, agire con più calma. Il giornale napoletano “Il Mattino” proprio in …

Guida alla sorveglianza video: parte 4 – Visione filmati e integrazione

Passiamo alla quarta ed ultima parte della nostra guida, rispondendo a domande su come visualizzare i video di sorveglianza e come integrare le proprie apparecchiature di sorveglianza con altri sistemi video. 6. Visualizzare i video La maggior parte dei video di sorveglianza non viene mai vista da esseri umani, se non per indagini storiche. Alcuni sistemi a circuito chiuso consentono la visione in diretta, ad esempio come sistemi antitaccheggio in …

Guida alla sorveglianza video: parte 3 – Salvataggio filmati e analisi video

Proseguiamo con le nostre 7 domande, con la parte dedicata ai supporti di salvataggio dei filmati video, e all’analisi dei filmati registrati. 4. Salvataggio I video di sorveglianza sono quasi sempre salvati per recupero e revisione. La durata media dello stoccaggio è tra i 30 e i 90 giorni, anche se in alcuni casi il periodo può essere più breve, o durare anche per qualche anno. I due elementi più …

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