Il rapimento Calevo risolto dall’ordinazione di una pizza

Il rapimento Calevo risolto dall’ordinazione di una pizza

È stato liberato l’imprenditore edile Andrea Calevo, sequestrato il 17 dicembre scorso dopo una rapina nella sua villa a Lerici (La Spezia). Calevo era stato portato via da tre uomini che lo attendevano in casa dopo aver immobilizzato e legato sua madre. Il giovane è stato liberato con un’operazione realizzata in sinergia dalla polizia di stato e dai carabinieri.

Pare che i sequestratori si siano traditi ancor prima di raggiungere Calevo. Infatti sono stati ripresi la sera del 16 dicembre da una telecamera di sorveglianza piazzata lungo la strada. A bordo di un furgone bianco hanno inseguito l’imprenditore che tornava a casa con la sua Audi. Il mezzo sospetto è risultato intestato a Pierluigi Destri, 70enne piccolo imprenditore edile con precedenti per droga e rapine. Il furgone ha portato la polizia a sospettare dei malviventi.

La prima telefonata fatta dall’imprenditore alla famiglia proveniva da una cabina telefonica a poca distanza dalla Torre di Pisa. La scelta della località sarebbe stata fatta per non rivelare la zona dove il giovane veniva tenuto prigioniero.

La chiave di volta delle indagini è stata una intercettazione telefonica: i due rapinatori che erano rimasti in casa hanno ordinato, per telefono, una sola pizza. Facile è stato capire che quella pizza non era stata ordinata per gli abitanti della villetta, che erano appunto in due, ma per una terza persona, l’ostaggio.
Sembrerebbe che a capo del sequestro ci sia Pierluigi Destri di Ameglia, capobanda di 70 anni e suo nipote Davide Bandoni, 23enne di Sarzana coadiuvati da due albanesi Fabijan Vila, muratore di 20 anni e Simon Halilai di 23. Ma pare che la banda godesse anche di altri componenti non ancora individuati.
Prima di fare irruzione nella villa, i militari hanno hanno isolato i telefoni cellulari dei complici così in modo da impedirgli di avvertire il capobanda che stava per essere catturato in centro a Sarzana. Una volta usciti per strada, sono stati catturati.
Alla vista dei Carabinieri, Calevo ha esclamato “Grazie” e poi è scoppiato a piangere. L’uomo è stato ritrovato nello scantinato con gambe e piedi legati. Ha raccontato la sua difficoltà nello scandire il tempo e la sua paura di essere ucciso. Vedeva i rapinatori a volto coperto solo quando gli portavano del cibo.

Lo scopo del rapimento sarebbe stato il denaro, infatti il 21 dicembre è stata inviata alla famiglia Calevo una richiesta dattiloscritta di riscatto di 8 milioni di euro. A questa era allegata una lettera scritta a mano da Andrea in cui diceva di assecondare la volontà dei rapinatori.
Dopo il ritrovamento di Andrea Calevo si può affermare che ancora una volta i software spia si sono rivelati fondamentali nel corso delle attività investigative. Questi strumenti, assieme alle microspie, sono i prediletti dalle forze dell’ordine e nel 90% dei casi si rivelano decisivi per la risoluzione di casi enigmatici.

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