Microcamera sulla scarpa per spiare sotto le gonne, fermato 51enne barese.

Microcamera sulla scarpa per spiare sotto le gonne, fermato 51enne barese.

Capita, leggendo i giornali, di imbattersi in notizie curiose e, per certi versi, paradossali, soprattutto in un periodo in cui, causa continue questioni su intercettazioni e legge sulla privacy, ci si sente sempre più al centro di un enorme Grande Fratello, che non ci lascia mai soli, arrivando a spiare ciò che c’è di più intimo, spulciando nella vita quotidiana delle persone.

Quello stesso “spiare” che in molti casi salva la vita o permette di assicurare alla giustizia pericolosi criminali che, altrimenti, non sarebbero mai stati scoperti. E anche qualora strumenti come microcamere spia vengano utilizzati per intromettersi nella vita delle persone senza il loro consenso e senza autorizzazione alcuna, spesso si rivelano utili proprio per incastrare chi viola la privacy in questo modo.

È proprio quello che è successo ad un 51enne della provincia di Bari in un centro commerciale del capoluogo pugliese. L’uomo, infatti, aveva posizionato sulla propria scarpa una mini telecamera per spiare sotto le gonne delle donne. La tattica era questa: in un luogo pieno di negozi affollati per via dei saldi, si avvicinava il più possibile alla vittima, in modo che l’obiettivo del dispositivo fosse rivolto verso la gonna della stessa. Un comportamento che, però, ha iniziato ad insospettire non solo le clienti del centro, ma anche le guardie giurate, che hanno avvertito il 113.

L’uomo, resosi conto di essere stato scoperto, è fuggito all’esterno ed ha tentato di liberarsi prima della scheda di memoria della telecamera nascosta, buttandola tra i cespugli, e poi del dispositivo stesso, ma non ce l’ha fatta: non solo è stato colto quasi in flagrante, ma ad incastrarlo ci sono anche le immagini riprese da lui stesso.

Una notizia che farà sorridere il lettore, ma che, ad un’analisi più attenta, spaventa, se si pensa all’uso che l’uomo avrebbe potuto fare delle immagini raccolte. Pensate se quelle immagini, che potrebbero riprendere in alcuni casi anche i volti delle vittime, finissero su Internet o, comunque, nelle mani sbagliate!

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