Il geometra Lanzi inchiodato dalle microspie

Il geometra Lanzi inchiodato dalle microspie

Continuano le indagini del Corpo Forestale per far luce sull’operazione che riguarda gli appalti truccati nel vicentino denominata “Genio e sregolatezza” e che vede coinvolti vari imprenditori, funzionari, dipendenti pubblici ed amministratori implicati in una immensa rete di appalti truccati. Nel mirino degli inquirenti, che al momento hanno sotto torchio 63 indagati, nove dei quali in carcere e tre agli arresti domiciliari, sono finite ancora una volta le intercettazioni.

Inizialmente gli uomini della forestale avevano individuato in Gabriella Annessi e Roberto Lanzi, impiegati al Genio Civile, le uniche menti di questo malaffare. Ora tra le carte sembra siano emerse anomalie nelle assegnazioni di alcuni appalti pubblici da parte della Provincia, nonché una consistente attività di finanziamento per l’apertura dei cantieri.

Quello che incuriosisce è la storia degna del film 007, sostenuta da un difensore durante un’udienza.
Pare che nel maggio dello scorso anno, Roberto Lanzi si è presentato volontariamente al Nucleo di Polizia Tributaria di Viterbo sporgendo denuncia contro ignoti a causa della presenza di numerosissime microspie nel suo ufficio.
Lanzi avrebbe raccontato agli agenti che, insospettito da alcuni fori posti nel controsoffitto dello studio a Viterbo, ha proceduto al controllo del pannello, riscontrando con sua sorpresa la presenza di apparecchiature simili a microcamere, con tanto di led luminosi e antenne di trasmissione.

In un primo momento il geometra ha pensato che fosse stata l’amministrazione dell’ufficio ad installare i dispositivi per controllare il proprio operato e, pur conoscendo l’illegalità del gesto, ha lasciato l’apparecchiatura al suo posto senza provvedere alla rimozione e senza avvertire gli amministratori. Ovviamente si trattava di sistemi che facevano capo ai militari del Corpo Forestale che, vedendo che Lanzi aveva scoperto le telecamere, le rimossero.

Sempre Lanzi avrebbe denunciato che, avendo dei problemi con la presa del computer situata alle spalle della scrivania, nell’intento di verificare il funzionamento della stessa, ha aperto la presa e trovando all’interno della stessa, un apparecchio che non aveva mai visto e che presumeva essere estraneo al funzionamento della presa e che quindi ha rimosso. Con questo dubbio ha controllato le altre prese di corrente dell’ufficio rinvenendo un altro oggetto simile al precedente. Questi due misteriosi oggetti non erano altro che due ultra tecnologiche microspie sempre usate dagli inquirenti per controllare il geometra.
Fatto sta che i potenti sistemi usati hanno prodotto registrazioni e filmati che inchiodano in maniera certa Lanzi.

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