Multi-Catcher: un dispositivo universale per intercettare i cellulari

Tra tutti i sistemi IMSI catcher utilizzabili da forze dell’ordine o enti governativi per intercettare cellulari, smartphone o altri dispositivi mobili, il Multi-Catcher è forse il sistema che più si presta a un utilizzo dinamico su larga scala. Difatti, oltre al tracciamento simultaneo dei codici identificativi IMSI, IMEI e TMSI …

Rapporto Clusit 2018: pericolosa impennata di attacchi informatici in tutto il mondo

Dal Rapporto 2018 della Clusit, l’Associazione Italiana per la Sicurezza Informatica, emerge tra gli altri un dato davvero preoccupante: nel periodo tra il 2011 e il 2017 si sono registrati a livello mondiale quasi 7.000 attacchi informatici gravi, di cui 1.100 solo nell’anno scorso. Non solo. Nel 2017 si è …

Quanto è utile un’app di criptaggio dati? Ce lo svela una ricerca americana

Per quanto la validità dei programmi di protezione per smartphone possa apparire scontata nonché largamente condivisa, c’è ancora chi si ostina a eludere la loro efficacia, soprattutto per quanto concerne le app di criptaggio messaggi. Sono in tanti, infatti, a disconoscere tuttora il contributo preventivo di questi validi strumenti di …

Come scegliere le migliori microspie senza farsi abbindolare

Ultimamente approdare a un prodotto valido cercandolo su un motore di ricerca sta diventando un’impresa decisamente ardua. Prendete, ad esempio, il caso delle microspie o di altri dispositivi elettronici comunemente utilizzati in ambito investigativo: vedrete che a parte quelle poche aziende serie presenti sul mercato da decenni, vi toccherà imbattervi …

Articoli recenti

Usura, come cogliere lo strozzino con le mani nelle vostre tasche.

strozzino colto in flagrante

L’ indebitamento delle famiglie in Italia ad aprile 2012 è cresciuto del 227,4% rispetto allo stesso mese del 2011 e l’usura è aumentata del 155,2%. Questo è il dato che emerge dal rapporto Krls Network of Business Ethics in pubblicazione prossimamente su Contribuenti.it, rivista dell’Associazione Contribuenti Italiani.

L’aggressione al patrimonio familiare da parte delle esattorie, dei compra oro, e dei giochi d’azzardo e l’aumento delle tasse sul consumo stanno portando migliaia di famiglie e imprese nel baratro, costringendole molto spesso a ricorrere all’aiuto, se così lo si può chiamare, di spregiudicati usurai.

Le banche, per chi è in difficoltà, diventano sempre più inaccessibili, in quanto i tassi sono arrivati anche al 15 per cento, mentre organizzazioni criminali prestano denaro anche all’1-2 per cento. Un mercato di finanziamenti sotterraneo che richiede interventi immediati e che sta portando diversi piccoli imprenditori al collasso, fino alla distruzione di sé con il suicidio.

I suicidi, infatti, sono in netto aumento nell’ultimo anno e la maggior parte di loro è attribuita alla crisi economica, che ferisce non solo perché restringe al limite del possibile la capacità economica delle famiglie, ma anche perché ferisce nel profondo migliaia di piccoli imprenditori padri di famiglia che si ritrovano costretti a guardare in faccia i loro dipendenti e licenziarli.

I dati, inoltre, confermano che il fenomeno usura sta aumentando e l’apice potrebbe essere raggiunto a giugno, in concomitanza con il pagamento dell’IMU e di altre tasse annuali.

Il tasso più alto d’Italia, però, si ha in Abruzzo, dove è stimato al 157,7%. Stimato, perché in realtà è difficile avere un dato effettivo, vista la difficoltà che hanno molte vittime nel denunciare il problema, un po’ per pudore e vergogna nei confronti dei familiari e un po’ per la paura di ritorsioni verso sé stessi e verso la propria famiglia.

Si inizia con piccoli prestiti, magari chiedendoli a conoscenti. Poi la somma da restituire cresce a dismisura con gli interessi e ci si ritrova all’improvviso non solo a non avere più nulla, ma a dover ricavare da quel nulla i soldi da restituire allo strozzino.

In diverse regioni d’Italia sono stati istituiti diversi sportelli di ascolto per le persone con problemi economici, soprattutto alla luce degli innumerevoli suicidi verificatisi in questi ultimi mesi da nord a sud, senza “distinzione di tasche”.

A volte, però, si ha l’esigenza di fornire delle prove, di cogliere con le mani nel sacco lo strozzino, per permettere alla giustizia di fare il suo corso. È in questo caso che possono rivelarsi utili le microspie ambientali o i cellulari spia ideali per intercettare e registrare le conversazioni con il proprio usuraio, cogliendolo in flagranza di reato. Facili da usare e difficili da scoprire, questi apparecchi permetteranno alla vittima di usura di incastrare il proprio strozzino e assicurarlo alla giustizia.

Pedofilia, come le intercettazioni possono incastrare un “orco”.

pedofilia

“Indubbiamente anche la Chiesa, in quanto composta da uomini con le loro fragilità e debolezze, sbaglia, ma rimane un baluardo. Dare fiato e spago a pubblicazioni scandalistiche, attentati al buon giornalismo ed alla correttezza dell’informazione, significa commettere apologia di un atto delittuoso”. È quanto si legge in un articolo apparso su Pontifex.roma.it dal titolo “Spiare il Papa, divulgare atti segreti, attaccare la Chiesa: è giornalismo questo?”.

Difficile giudicare se sia giornalismo o meno, ma chissà cosa avrà pensato l’autore di questo articolo nel leggere la sentenza di condanna a 9 anni e mezzo per pedofilia a Don Riccardo Seppia, ex parroco di Sestri Ponente, inchiodato grazie ad intercettazioni telefoniche da parte dei Carabinieri nell’ambito dell’inchiesta su spaccio di droga in locali gay della zona, che il prete frequentava abitualmente.

“Sono solo, dì alla mamma che vai a scuola e vieni da me”, scriveva a un quindicenne don Seppia. Nelle intercettazioni si leggono anche bestemmie del sacerdote, che salutava l’amico con un blasfemo “Che Satana sia con te”.

Le intercettazioni, che siano telefoniche o effettuate con microspie ambientali, per quanto siano state duramente condannate da diversi organi istituzionali, esponenti della Chiesa Cattolica inclusi, dimostrano sempre più la loro utilità nell’incastrate quelli che sono veri e propri criminali e persone malate, oltre che semplici messaggeri del signore.

L’ex parroco della chiesa dello Spirito Santo di Sestri Ponente è stato giudicato colpevole di tentata violenza sessuale su minore, tentata induzione alla prostituzione minorile, tentata cessione di droga a minori ma non di detenzione di materiale pedopornografico, in quanto i file trovati nel suo pc sarebbero ‘temporanei’, quindi non scaricati volontariamente dal prete.

Aveva stretti rapporti con un pusher nordafricano al quale, oltre alla droga, che lo catapultava in uno stato di eccitazione che lo spingeva a mandare messaggi pornografici ad alcuni dei suoi chierichetti, ordinava anche ragazzi da ricevere. “Trova un bimbo di dieci anni”, si legge dalle intercettazioni.

Non è sicuramente un caso isolato, questo, all’interno della Chiesa, come dimostrano diversi fatti di cronaca e , per quanto sia giusto non fare di tutta l’erba un fascio, è importante prendere coscienza del problema, che si configura come un vero e proprio reato, per il quale non bastano le scuse, come vorrebbe l’avvocato difensore di Don Seppia, a redimere dal peccato e dal reato stesso, ma servono contromisure più efficaci, oltre al carcere e alle cure per chi sbaglia.

È giusto che i genitori, senza troppe pressioni e magari nell’ombra, riescano a controllare i propri figli minorenni, per evitare che questi incappino in brutte situazioni, dalle quali spesso è difficile uscire per pudore, vergogna o sensi di colpa inculcati nei ragazzi stessi. È in questo caso che possono risultare utili strumenti come i cellulari spia, da regalare ai propri figli, o localizzatori GPS, per poter conoscere in ogni momento la loro posizione e farli sentire più al sicuro in tutti i loro spostamenti.

Minetti, tra intercettazioni e self-marketing.

nicole minetti

“Ti volevo un attimo briffare, giusto che non ti prendi male perché ne vedi di ogni. È la disperation più totale. Fidati di me, punta sul francese che lui sbrocca, digli tutto quello che fai, che hai studiato tre mesi alla Sorbona perché anche lui ha studiato alla Sorbona e lui si esalta di brutto”. È quanto pubblicava Repubblica ad aprile, riportando parola per parola quello che Nicole Minetti, ex igienista dentale e ora procace consigliere della Regione Lombardia, diceva per telefono ad una sua amica.

Un modo per istruire Melania Tumiani, per spiegarle come si deve comportare, visto che è una novella, a Villa San Martino, per una delle seratine col Premier. E ancora: “Ho sentito il boss of the boss e gli ho detto che porto una mia amica e lui mi ha detto ottimo”.

Questo e molto altro emerge dalle intercettazioni telefoniche a danno della Minetti nell’ambito dell’inchiesta Bunga Bunga, nella quale sono state rivelate informazioni scottanti che riguardavano anche l’allora minorenne tunisina Ruby, alla quale Berlusconi avrebbe promesso di “riempirla d’oro” in cambio del suo silenzio sulla faccenda.

Ma nulla sfugge alle tanto discusse, eppur utili intercettazioni, che siano esse telefoniche o ambientali, realizzate spesso con microspie o microregistratori, e che permettono di entrare nella vita di personaggi di rilievo e sottoporli al giudizio del pubblico, sempre più indignato per la scarsa moralità di coloro che, invece, dovrebbero essere un esempio da emulare.

E sempre più indignati si stanno mostrando ora persino esponenti del centrodestra, che iniziano ad avanzare pubblicamente richieste di dimissioni della Minetti dal Consiglio Regionale. Crosetto, Mantovani e perfino Formigoni hanno dichiarato che una così non può più rimanere in carica e prendere 12.000 euro al mese, per non si sa quale talento e funzioni.

Ma a Nicole non solo sembra scivolare tutto addosso, non provando nessun pudore né vergogna, anzi, sembra quasi che lo scandalo dei Bunga Bunga Parties sia diventato quasi un modo per promuovere la propria immagine, una sorta di self-marketing.

Sempre presente sui giornali, fotografata mentre fa shopping nei negozi più “in”, utilizzata per campagne pubblicitarie e invitata a tagliare nastri, al centro di continue notizie di gossip sui suoi amori veri o presunti, senza sapere “a cosa serva” in realtà nel Consiglio Regionale lombardo, Nicole Minetti sta facendo di sé stessa una sorta di marchio, creandosi una specie di lavoro che la farà sicuramente sopravvivere ad un eventuale allontanamento dalla politica. Scampato, quindi, il pericolo di ritrovarcela in Parlamento, come emerge dalle telefonato con il Premier ma, nonostante ciò, continua a suscitare sdegno, soprattutto nei lavoratori veri, quelli che un posto se lo sono sudato.

Il curioso caso del ladro camaleontico di Rivoli.

vito guida ladro

Negozi, uffici, scuole e persino ospedali. Nulla era sfuggito a Vito Guida, 31 anni di Rivoli, arrestato pochi giorni fa per aver messo a segno più di una decina di furti da gennaio. Un ladro gentiluomo che si fingeva da idraulico a imbianchino a tecnico delle caldaie per entrare nei luoghi che poi avrebbe derubato, senza scasso e senza torcere un capello alle vittime, un po’ come Lupin.

Sembra quasi la trama di un film ed invece è una curiosa realtà che i carabinieri di Rivoli sono riusciti a smascherare grazie alle telecamere di un negozio nel quale Guida ha compiuto un furto.

Furbo e scaltro, ma troppo, quindi, per aver fissato, quasi con vanità, l’obiettivo proprio di quella telecamera che l’avrebbe poi incastrato.

Il primo colpo non si scorda mai, soprattutto se è stato fruttifero. Ricariche telefoniche e computer, portati via da un negozio di telefonia in cui il giovane era dapprima entrato presentandosi come l’idraulico mandato dall’amministratore e poi, una seconda volta, per rubare, dalla finestra, accuratamente spalancata durante la prima visita dalla quale si era defilato con un “non ci sono perdite, arrivederci!”.

Poi è la volta di una scuola, dove riesce ad entrare negli spogliatoi sottraendo ai ragazzi i telefoni cellulari, spacciandosi per l’imbianchino e passando, così, al controllo delle bidelle. Un po’ come ha fatto in una scuola di danza dove, invece, si è finto il genitore di un allievo che va prendere suo figlio e l’attende nello spogliatoio per fargli una sorpresa.

Un ladro di professione e di professioni, anche, che in questi tempi di crisi si è inventato un “lavoro” davvero bizzarro ed è arrivato a mettere a segno un fortunato colpo, anzi sette e più, anche in un ospedale, da cui ha portato via cellulari, soldi e computer, utilizzando il trucco ben riuscito dell’idraulico.

Non è stato, però, abbastanza scaltro da evitare di essere intercettato. La sua faccia, infatti, è rimasta ben impressa alle sue vittime, e non solo, visto che è stato ripreso da diverse telecamere nascoste nei vari edifici derubati.

Un fenomeno, quello dei furti, in continuo aumento, in un periodo di profonda crisi che ha portato diverse persone a perdere il lavoro e a fare di necessità virtù, portandole magari a compiere gesti che mai avrebbero compiuto prima. Si fa sempre più impellente, perciò, per coloro che possiedono attività commerciali, e non solo, di proteggere i propri beni. Oltre alle solite telecamere di sorveglianza, si potrebbero trovare utili, a tale scopo, microspie video di ultima generazione, come la microspia video 3G, di piccole dimensioni e facilmente occultabile, che permette di vedere ed ascoltare in tempo reale ciò che sta accadendo in un certo luogo con una semplice video chiamata permettendo, nel caso, di cogliere il ladro in flagrante.

Quando un gioco innocente diventa pericoloso, la storia di Francesca.

vittima di pedofilia

13 anni, un telefono di ultima generazione e una connessione wireless. Apparentemente i tre elementi insieme non costituiscono un pericolo. Ma cosa succede se quella che è poco più che una bambina si sveglia in piena notte per chattare con uno sconosciuto che si finge suo coetaneo, quando in realtà è un uomo di quarant’anni con intenzioni non proprio raccomandabili?

Francesca, nome di fantasia attribuito alla minorenne, si svegliava di notte e restava a chattare con l’uomo fino all’alba poiché non le era permesso farlo di giorno, in quanto i genitori le proibivano di frequentare i Social Network.

E mai avrebbero sospettato una cosa del genere se non si fossero accorti di quella continua stanchezza da cui era affetta la loro figlia da diverso tempo, fino a quando la stessa tredicenne non ha ammesso quello che per lei era un gioco innocente ma che avrebbe potuto sfociare in qualcosa di davvero pericoloso per lei.

Per fortuna così non è stato, in quanto la stessa ragazza ha saputo controllarsi e ha saputo rifiutare le richieste dell’uomo di vedersi in luoghi poco frequentati, grazie anche ai consigli delle amichette che avevano capito in tempo cosa stesse succedendo.

Prima fotografie innocenti, poi di parti del corpo e di nudo integrale, fino alla richiesta di sesso virtuale e di un incontro al buio. Questo era ciò che chiedeva il finto tredicenne da mesi a Francesca. Ma questa, per fortuna, si è saputa fermare ed è riuscita a raccontare ai genitori quello che stava succedendo, permettendo loro di avvertire le forze dell’ordine, che hanno provveduto ad individuare l’uomo, già noto per reati di natura sessuale.

Un caso simile era successo nel 2009 tra un’altra tredicenne e l’attore comico Alessio Saro, allora 33enne che, con lo pseudonimo di Billy Ballo o Nick Malanno, era riuscito ad entrare in confidenza con la ragazzina a tal punto da poter sfruttare anche la sua fama per riuscirla ad incontrare ed avere rapporti con lei, cosa che poi è stata scoperta dai genitori, che hanno denunciato per pedofilia l’attore.

Difficile il mestiere di genitore, dunque, soprattutto con il diffondersi tra gli adolescenti delle nuove tecnologie. La voglia di non farli sentire diversi dai loro coetanei, infatti, spinge spesso i genitori ad assecondali nelle loro richieste di possedere questi strumenti super tecnologici. Un modo per controllare i propri figli, senza rinunciare ad accontentarli, oggi viene dalla stessa tecnologia. Si potrebbe infatti regalare alla propria figlia un cellulare spia, per capire con chi e come conversa, sia al telefono che in qualsiasi luogo.

Se i genitori di Francesca, inoltre, non avessero ottenuto la sua confessione avrebbero potuto optare per strumenti come le microspie. Con la microspia video 3G, per esempio, installata nella stanza della ragazza, avrebbero potuto vedere quello che la loro bambina faceva di notte, permettendo di prendere contromisure tempestive.

Tagliare i costi delle intercettazioni, lo dice il Governo tecnico.

ministro Piero Giarda

La questione intercettazioni fa sempre parlare di sé, tra i vertici del potere e tra la gente comune, facendo emergere sempre opinioni controverse. Da tema considerato cavallo di battaglia del centrodestra, da qualche giorno è finito anche sotto la lente dei tecnici del Governo Monti. Il tema era già stato affrontato dal ministro della Giustizia Paola Severino a fine aprile, durante il Festival del Giornalismo di Perugia.

“L’idea è quella di assegnare al magistrato il compito di filtrare le notizie – ha spiegato – anche in quelle fasi nelle quali il provvedimento viene consegnato alle parti in modo da escludere quelle che non sono rilevanti e che attengono esclusivamente alla sfera personale”. E ha aggiunto: “Non è utile al provvedimento del giudice inserire degli elementi che non sono riconducibili alle indagini e che sono di interesse esclusivamente personale”.

Quello che il ministro propone è, dunque, un filtro durante le indagini, per regolare la pubblicazione delle intercettazioni, a tutela della vita privata dell’imputato, e controlli sulla rete, in particolare sui blog, che rischiano di diventare la terra di nessuno, in cui, secondo lei, è facile che la libertà di espressione si trasformi in abuso. “È necessario regolamentare i blog. Il cittadino ha il diritto di interloquire con un altro cittadino, ma lo deve fare anche lui seguendo le regole – ha dichiarato la Severino – credo che questo sia un dovere di tutti, anche di chi scrive su un blog. Il fatto di scrivere su un blog non ti autorizza a scrivere qualunque cosa, soprattutto se stai trattando di diritti di altri”.

Per tutta risposta, non si è fatta attendere l’opinione di Marco Travaglio a riguardo, che ha considerato quanto affermato dal ministro una follia e una sciocchezza. “Una follia perché, una volta notificati gli atti (si spera completi) agli avvocati, questi non hanno alcun dovere di mantenere il segreto, nemmeno sulle notizie non penalmente rilevanti, anzi hanno spesso l’interesse a farle trapelare. Una sciocchezza perché ciò che non è rilevante per il pm o per il gip può esserlo, e molto, per il giornalista e per i lettori, cioè per i cittadini elettori. Al magistrato interessano i reati, al cittadino (e dunque al cronista che ha il dovere di informarlo) anche le questioni etiche, deontologiche, politiche e persino personali, se si parla di un personaggio pubblico che magari predica bene e razzola male”.

La Severino prima, e il ministro Giarda solo pochi giorni fa, nella sua spending review considera, inoltre, quella della intercettazioni, come una spesa da tagliare, in quanto le spese per le attrezzature, anche a noleggio, costerebbero troppo alle casse dello Stato.

Forse, però, i tecnici non hanno tenuto conto della diffusione sul mercato, di apparecchiature sempre più sofisticate, dai costi relativamente ridotti. Si possono trovare facilmente, infatti, diversi tipi di microspie economiche, come la nuova microspia video 3G, che permette non solo l’ascolto, ma anche la visione, a distanza illimitata, di ciò che sta accadendo nel luogo in cui viene nascosta.

Sarebbe, quindi, più opportuno, che si concentrino i tagli su altri capitoli della Giustizia e, soprattutto, della politica italiana.

L’FBI vuole maggiori poteri per spiare la rete.

Rendere la rete più “wiretap-friendly”, ossia più facile da spiare ed intercettare. È questo ciò che sta facendo l’FBI esercitando pressioni sulle grandi aziende telematiche, come Yahoo e Google, affinché supportino la proposta che imporrebbe loro di fornire backdoors per ragioni di spionaggio di stato.

Il Bureau ha già incontrato esponenti di queste compagnie, come anche della Microsoft, che possiede Hotmail e Skype, di Facebook, e di altri soggetti interessati, per discutere su una proposta di legge, abbozzata dallo stesso FBI, che renderebbe i codici di Social Network, servizi email, VoiP e messaggeria istantanea, più facili da intercettare.

Tutto ciò, secondo il Bureau, per fronteggiare il problema chiamato “Going Dark”, ossia la difficoltà nell’intercettare, da quando le comunicazioni si sono spostate dai servizi telefonici tradizionali alle compagnie di servizi Internet.

Nel 1994 fu emanato il CALEA, un atto che imponeva alle telecomunicazioni di rendere i loro sistemi “wiretap-friendly”, un atto che è stato esteso nel 2004 ma che non è mai arrivato a comprendere le compagnie Web.

Per questo l’FBI nel 2010 ha presentato un altra proposta che mirerebbe a creare delle backdoors nei sistemi di comunicazione criptati, per renderli più aperti alle intercettazioni, nel caso in cui queste fossero necessarie.

Già sotto il potenziale attacco di malintenzionati, che con servizi di monitoraggio pc a distanza e keyhunter possono intrufolarsi nei computer degli utenti, gli utilizzatori della rete, ancor prima delle compagnie Web, iniziano a chiedersi quanto possa rimanere della propria privacy, avendo l’FBI accesso ad una tale mole di informazioni.

Chiesa ed intercettazioni, il dibattito su morale e vita pubblica.

vescovo Mariano Crociata su intercettazioni

In questi giorni si sta assistendo ad un acceso e controverso dibattito all’interno delle istituzioni ecclesiastiche. Da una parte “L’Osservatore Romano”, dall’altra il segretario generale della Conferenza Episcopale Italiana, il vescovo Mariano Crociata, hanno manifestato due punti di vista contrapposti sulla questione intercettazioni.

Le intercettazioni, ambientali o telefoniche, spesso effettuate con microspie, stanno negli ultimi mesi e anni dividendo l’opinione pubblica e facendo parlare diverse personalità di spicco, in ogni ambito, dalla politica, allo spettacolo, alla Chiesa. E ben si comprende come, se applicate anche ai dirigenti ecclesiastici, avrebbero effetti devastanti, come già provano le continue fughe di documenti vaticani, nella cui divulgazione è stata individuata la stessa assenza di rispetto della vita privata. Almeno questo è ciò che afferma chi alle intercettazioni si dichiara in tutto e per tutto contrario.

Certo, a nessuno piacerebbe sapere di essere intercettato o spiato con delle microspie o microregistratori, ma non si può non riconoscere il valore delle intercettazioni nello scoprire atti criminosi che, altrimenti, non sarebbero mai venuti a galla. È questo che ha voluto sottolineare il vescovo Crociata in una conferenza su etica privata ed etica pubblica tenuta il 28 aprile, a Sorrento.

Secondo Crociata, infatti, risulta paradossale, al giorno d’oggi, vedere spezzato il legame coscienza personale-vita sociale. La coscienza e la morale sono uniche ed è assurdo cercare di dividerle tra pubblico e privato. L’individuo non può prescindere dal vivere in armonia con gli altri, in società, e non può prescindere dall’avere nella società comportamenti coerenti con la sua morale, che non può essere diversa a seconda del contesto in cui si trova. Così, il vescovo ha difeso a spada tratta le intercettazioni, che hanno permesso di rilevare in personalità di pubblico rilievo atteggiamenti privati e individuali non consoni alle qualità morali richieste per ricoprire certi ruoli.

Del parere diametralmente opposto, invece, si è mostrato “L’Osservatore Romano”, secondo quanto si ricava dalla lettura di un testo dello storico della Chiesa Paolo Prodi, apparso sul quotidiano della Santa Sede il 4 maggio, che considera sbagliato mettere sulla “piazza mediatica” tutto ciò che è interiore, “senza alcun senso di una scelta interna tra bene e male”. Parole che sicuramente appaiono meno chiare e propositive rispetto a quelle di Crociata e che indubbiamente susciteranno nel lettore critiche contrastanti.

Intercettazioni e tabloid-gate: i Murdoch ingnari dell’insabbiamento?

Ruperth Murdoch

Risale alla scorsa estate lo scandalo delle intercettazioni telefoniche, delle intrusioni informatiche e della presunta corruzione di agenti di polizia da parte dei giornalisti del giornale inglese News of the World di Rupert Murdoch, che vide la chiusura dello stesso tabloid, le dimissioni di James, figlio di Ruperth e l’istituzione di una Commissione di inchiesta da parte del primo ministro inglese Cameron per indagare sull’etica dei media britannici e sulle loro relazioni con il potere.

Le intercettazioni avvengono di solito con l’utilizzo di microspie e microregistratori e sono illegali quando non autorizzate dagli organi giudiziari competenti. Per questo quelle effettuate dal tabloid inglese sono state incriminate e chi le ha commissionate è stato portato davanti alla Commissione d’Inchiesta.

Della Commissione Leveson, dal nome del giudice a cui è stata affidata, fanno parte ex direttori di testate giornalistiche, due esponenti delle associazioni per le libertà di stampa e un ex funzionario della polizia.

Ieri, secondo giorno di testimonianze davanti alla Commissione, Rupert Murdoch ha dichiarato che sulla vicenda delle intercettazioni telefoniche illegali vi fu un tentativo, ben riuscito, di insabbiare la verità da parte dei giornalisti e dei vertici di News of the World. Ma Murdoch precisa anche che sia lui che il figlio James e Rebekah Brooks, direttrice del tabloid, erano all’oscuro di tutto, dando, invece, la colpa di organizzare e tenere all’oscuro delle intercettazioni “due persone molto forti di carattere”, presenti all’interno della redazione e che impedivano ai giornalisti di rivelare quanto stava accadendo.

Non fa nomi e cognomi Ruperth Murdoch quando afferma “La persona a cui sto pensando era un abile avvocato e vietò loro di riferire a Rebekah Brooks e a James Murdoch”, ma non ci vuole molto a capire a chi si stesse riferendo, ossia a Tom Crone, ex consigliere legale del domenicale.

È così che il magnate australiano spiega come News of the World nascose la verità sulle intercettazioni illegali, ma una nuova bufera sta per esacerbare il Caso Murdoch: il 24 aprile, durante l’audizione di James davanti alla Commissione di inchiesta, è emerso uno scambio di email tra News Corporation Murdoch e membri del Ministero della Cultura britannico per avere anticipazioni sulla decisione del Governo riguardo la scalata al canale televisivo BskyB, la pay tv britannica, di cui la News Corp. possiede già il 39%, ma di cui vorrebbe rilevare anche il restante 61 per diventarne, così, un vero e proprio monopolio.

Si sarebbe creata addirittura una lobby per fare pressioni su membri del Governo ma Rupert Murdoch ha negato la liaison News Corp.-Governo ed ha inoltre attribuito l’insuccesso della scalata esclusivamente allo scandalo delle intercettazioni.

La sfera delle intercettazioni: il fenomeno dilaga

Negli ultimi anni è capitato spesso di apprendere di casi di cronaca nella cui risoluzione si è reso necessario l’utilizzo di metodi diversi dagli altri: le intercettazioni. Che si tratti di quelle ambientali o telefoniche, le intercettazioni sono consentite dalla legge in casi particolari, ad esempio nel corso di indagini in seguito ad un crimine, al fine di conseguire eventuali elementi di prova a carico degli indiziati.
Per effettuare questo tipo di indagini solitamente si ricorre all’utilizzo di apparecchi specifici come microregistratori e microspie altamente sensibili.

Trattandosi della sfera privata, quello delle intercettazioni è un aspetto che divide ancora l’opinione pubblica in favorevoli e contrari, questo perché la linea tra diritto di cronaca e violazione della privacy è molto sottile. Quante volte è capitato, infatti, di assistere ad un vero e proprio processo mediatico in seguito ad intercettazioni che svelavano contenuti strettamente privati della persona indagata e che nulla avevano a che fare con il reato.

Dunque, occorre trovare il giusto equilibrio e saper scindere una corretta informazione da una fatta solo ed esclusivamente per soddisfare una curiosità ossessiva. Oltre che dal buon senso, tutto questo sarà possibile anche attraverso una regolamentazione in materia che tuteli la giusta informazione e chi, a suo malgrado, è coinvolto in queste situazioni.

Telecamere nascoste in Parlamento, la Casta si ribella

microspie nella camera

Negli scorsi mesi ha destato molto scalpore la vicenda del parlamentare IDV Francesco Barbato, che si è recato in Parlamento munito di una telecamera nascosta all’interno dell’occhiello della sua giacca.

Grazie alla microcamera, l’onorevole Barbato è riuscito a riprendere e registrare i suoi colleghi in situazioni decisamente sconvenienti per un parlamentare, ad esempio documentando le parole del suo ex collega di partito Antonio Razzi, che ha ammesso di essere passato al movimento dei Responsabili di Scilipoti dietro pagamento di una ingente somma da parte dell’allora premier Berlusconi, che grazie ai Responsabili (da allora ribattezzati “Disponibili”) ha potuto salvare la sua carica per qualche mese prima della caduta.

Di fronte a rivelazioni di tale portata, in qualsiasi paese del mondo ci sarebbero state levate di scudi contro i parlamentari “in vendita” , con conseguenti richieste di dimissioni. In Italia invece, la levata di scudi da patre degli altri deputati c’è stata sì, ma contro Barbato, reo a loro dire di “avere compiuto atti ignobili” nei confronti degli altri colleghi e di aver “offeso il Parlamento”.

L’indignazione della Casta contro le telecamere nascoste di Barbato è stata assolutamente bipartisan, con Lega, PDL e PD ancora una volta uniti a difesa delle prerogative e dei privilegi dei parlamentari, tanto sono divisi quando si tratta di approvare provvedimenti a beneficio dei cittadini.

Barbato si era introdotto in Parlamento con una minicamera occultata nella giacca, accostando i colleghi sospettati di essersi “venduti” all’allora maggioranza, e riuscendo a farli parlare di tali “peripezie”, mentre il tutto veniva debitamente registrato per essere poi mandato in onda in TV nella trasmissione “Gli Intoccabili”.
Non appena il trucco è stato scoperto, immediatamente sono partite le richieste da parte degli altri parlamentari, offesi da tale “insulto”, di bloccare la diffusione di tali registrazioni, chiedendo al presidente della Camera Fini di censurare il comportamento di Barbato.

Da parte di Fini non è invece arrivata nemmeno una parola di censura verso Barbato, le cui registrazioni hanno potuto essere trasmesse, in modo che l’opinione pubblica potesse rendersi ancora una volta conto di chi la rappresenta….

Nuovi arresti per il caso Murdoch

intercettazione telefonica

Continua lo scandalo delle intercettazioni telefoniche illegali utilizzate dai giornalisti britannici facenti parte del gruppo News International di Rupert Murdoch.

Dopo la chiusura del News of the world, l’indagine di Scotland Yard è proseguita parallelamente ed ora è giunta la notizia dell’arresto di altri quattro giornalisti/dirigenti del tabloid “The Sun.

Sui quattro nuovi arrestati (Mike Sullivan, 48 anni, capo redattore di nera, Fergus Shanahan, 56 anni, ex vice di Rebekkah Brooks quando quest’ultima era direttrice del tabloid; Chris Pharo, 42 anni, e Graham Dudman, 48, anch’essi capi redattore) pende l’accusa di aver effettuato “pagamenti illegali” alla polizia, ragion per cui l’arresto di un ufficiale di polizia di 29 anni.

Inoltre la polizia ha effettuato perquisizioni presso la sede di News International a Wapping e nella redazione del Sun. Stando ai media inglesi, gli arresti sono scattati su segnalazione della commissione interna d’indagine “Management and standards committee”, commissione istituita dalla stessa News Corporation per far luce sullo scandalo e al fine di prevenire deviazioni future.

Il gruppo editoriale Reuters con un comunicato pubblicato sul web ha confermato gli arresti ed ha dichiarato: “News International ha preso l’impegno la scorsa estate che non si sarebbero più ripetuti casi di notizie procacciate con metodi inaccettabili”.
Ora è salito quindi a 13 il numero degli arrestati per l’“Operazione Elveden” legata alle presunte mazzette pagate alla polizia in cambio di informazioni. Il gruppo Murdoch è ormai alle strette.

Definitivo: I nostri messaggi controllati anche su Facebook e Twitter

fbi contro facebook e twitter

Dopo la chiusura forzata di Megaupload e Megavideo, l’FBI ha iniziato le sue indagini verso i più grandi colossi del web Facebook e Twitter. I due social network, attualmente, sembra abbiano attirato le attenzioni dell’Intelligence americana che da mesi ormai ha attivato un protocollo antipirateria sul web.

L’obiettivo principale è la difesa dei diritti di copyright che sembra i Guru stiano infrangendo, ma sembra ovvio pensare che la chiusura sarà pressochè impossibile rispetto a dei controlli più rigidi e restrizioni più severe.

Sembra una storia del noto indiano Eric Arthur Blair, ma l’FBI è seriamente intenzionata ad ottenere il controllo diretto dei due social network: Twitter e Facebook.
Con un bando del 19 gennaio intatti, il Federal Bureau americano è alla ricerca di un appaltatore in grado di sviluppare un software che monitorizzi i messaggi rilasciati sui due social network, una sorta di software spia in grado di scandagliare tutti i post, messaggi e tweet, alla ricerca di keywords specifiche al fine di tutelare i cittadini da eventuali atti illeciti, crimini,  atti di terrorismo e molto altro. Tali messaggi saranno poi incrociati con le intercettazioni ambientali.

Secondo l’FBI questo sarà un metodo infallibile per sventare eventuali attacchi terroristici e crimini di ogni altro genere.
Questa nuova tecnica di controlli ebbe realmente inizio nel lontano 11 settembre 2001, la data che noi tutti ricordiamo per l’attentato alle Torri Gemelli, ma pian piano si è estesa a macchia d’olio ed oggi sta coinvolgendo i principali social network mondiali. Tra la legge SOPA e la chiusura di Megavideo e Megaupload l’FBI sarà occupata a monitorare le comunicazioni interne agli USA, per cui il monitoraggio in tutto il resto del mondo sarà affidato alla DARPA ed alla CIA.

Che fossimo tutti spiati sul web era noto ormai da tempo, di certo la situazione risulta destare maggiori preoccupazioni proprio grazie agli avvenimenti legati a Facebook e Twitter, che hanno  creato la base per permetterci ci prendere coscienza di quanto il concetto di privacy sia relativo, soprattutto su internet.

Guida al controspionaggio

Come capire se qualcuno ti spia (Parte 2)

LEGGI LA PRIMA PARTE… – La scatola di una presa elettrica sembra essere stata spostata. Le prese elettriche sono tra i punti dove più frequentemente vengono nascosti dispositivi di intercettazione, così come lo sono i rilevatori di fumo, le lampade o gli interruttori. Se notate della sporcizia (tipo segatura o …

Come capire se qualcuno ti spia (Parte 1)

A casa, in ufficio ed in qualsiasi posto vi troviate potreste essere spiati. Chiunque voi siate, e qualsiasi cosa facciate, vi può capitare di incontrare persone che, per interesse o per avidità di potere, desiderano di venire in possesso di vostre informazioni riservate, sia per danneggiarvi che per ottenere un …

Il fisco controllerà anche i telefoni

Tra le grandi manovre di controllo che si stanno operando per monitorare i contribuenti, pare che gli agenti 007 dell’Agenzia delle Entrate si stiano concentrando sulle intercettazioni del nostro cellulare. Iphone, Samsung o qualsiasi altra marca sia, il fisco non si pone limiti. Non si tratta di spiare il contenuto …

Guide alla videosorveglianza

Come arrestare il key bumbing, il furto senza traccia

La nuova frontiera dei furti, per ladri in continuo aggiornamento, è il “key bumping”. Si tratta dell’arte di aprire le porte delle abitazioni senza lasciare segni di effrazione. A Roma, i Carabinieri hanno arrestato una banda di georgiani, ben 37 persone, specializzate in furti in appartamenti nella città e in provincia. L’organizzazione criminale è risultata responsabile di decine di colpi in appartamenti, e in particolare, è specializzata nella tecnica consente …

I consigli del ladro per una difesa ottimale contro i furti in estate.

furti in appartamento

Le vacanze, per molte famiglie italiane, sono già iniziate. Le città si svuotano e le case rimangono sempre più isolate, soprattutto se i vicini decidono di partire nello stesso periodo. Quella delle vacanze estive, quindi, diventa un’occasione per ladri, professionisti e no, per entrare in azione, in quanto hanno meno possibilità di essere visti e acciuffati e possono, così, agire con più calma. Il giornale napoletano “Il Mattino” proprio in …

Guida alla sorveglianza video: parte 4 – Visione filmati e integrazione

Passiamo alla quarta ed ultima parte della nostra guida, rispondendo a domande su come visualizzare i video di sorveglianza e come integrare le proprie apparecchiature di sorveglianza con altri sistemi video. 6. Visualizzare i video La maggior parte dei video di sorveglianza non viene mai vista da esseri umani, se non per indagini storiche. Alcuni sistemi a circuito chiuso consentono la visione in diretta, ad esempio come sistemi antitaccheggio in …

Guida alla sorveglianza video: parte 3 – Salvataggio filmati e analisi video

Proseguiamo con le nostre 7 domande, con la parte dedicata ai supporti di salvataggio dei filmati video, e all’analisi dei filmati registrati. 4. Salvataggio I video di sorveglianza sono quasi sempre salvati per recupero e revisione. La durata media dello stoccaggio è tra i 30 e i 90 giorni, anche se in alcuni casi il periodo può essere più breve, o durare anche per qualche anno. I due elementi più …

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