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Estradizione Julian Assange. Il tribunale decide il 24 febbraio.

febbraio 14, 2011 Spionaggio No Comments

Il 24 febbraio Julian Assange saprà se la Gran Bretagna avrà dato il consenso alla sua estradizione in Svezia, dove, a detta dei suoi avvocati, è considerato un “nemico pubblico numero 1”.

Dopo aver ascoltato le parti durante tre giorni, il tribunale londinese di Belmarsh ha confermato che darà il suo responso alla richiesta svedese entro questa data. La Svezia intende interrogare Assange riguardo a un’accusa di molestie sessuali proferite da due donne nei suoi confronti.
La battaglia giudiziaria promette di essere lunga. Assange ha negato le accuse e ha commentato che i tre giorni di fronte al tribunale hanno permesso di “mettere in risalto il carattere ingiusto del sistema del mandato d’arresto europeo e i metodi della polizia e della giustizia in Svezia.” Assange si è comunque lamentato di non aver potuto esporre la sua versione dei fatti e che gli scambi con l’autorità si sono limitati a dibattiti procedurali.

Il tribunale inglese non ha accolto le richieste dei legali di Assange, che reclamavano un aggiornamento dell’udienza in quanto “le dichiarazioni recenti del primo ministro svedese avevano creato un’atmosfera avvelenata attorno al loro cliente”.
“In ogni paese che si rispetti, la sfera giudiziaria è separata da quella politica. Apparentemente in Svezia non è cosi’ – ha dichiarato uno degli avvocati difensori.
Durante i tre giorni delle udienze gli avvocati di Assange hanno cercato di dimostrare l’inconsistenza del mandato d’arresto. Hanno anche precisato che il fatto che la Svezia voglia interrogare Assange non significa che l’uomo debba essere estradato.

Fonte: Ticino Live

Assange, estradizione del missionario

febbraio 13, 2011 Spionaggio No Comments

S’è tenuta venerdì 11 febbraio a Belmarsh, Londra, l’udienza di estradizione a carico di Julian Assange per l’accusa di stupro e molestie nei confronti di due attiviste svedesi. “Ciò che comunemente s’intende per posizione del missionario” dice Geoffrey Robertson, l’avvocato di Assange, delle accuse di molestia sessuale indirizzate al cliente da una delle due donne. La tesi della difesa è che i comportamenti in oggetto alla richiesta d’estradizione non sarebbero neppure reato nel Regno Unito. “Gli incontri sessuali hanno i loro alti e bassi, le loro particolari dinamiche”, sostiene Robertson, “e talvolta cio che dapprima è sgradevole, può poi diventare intensamente desiderato. Queste complesse interazioni umane non sono un crimine, in questo paese.”

La seconda donna dice d’esser stata costretta a far sesso mentre dormiva, il che comporrebbe la seconda accusa. Assange nega con fermezza e sostiene che simili comportamenti sono reato solamente in Svezia, sottolineando inoltre le aggressive dichiarazioni fatte da Reinfeldt, primo ministro svedese, nei suoi confronti. Montgomery, in vece del procuratore svedese, suggerisce al contrario che “se penetri una donna dormiente, è evidente che lei non ha dato esplicito consenso”. In ogni caso il fondatore di Wikileaks, che, tra l’altro, racconta che proprio Montgomery in passato ha rappresentato Augusto Pinochet in un’udienza di estradizione, sostiene di non aver avuto la piena possibilità di raccontare la sua versione della storia. Le parti ricompariranno davanti alla corte il 24 febbraio quando il giudice Howard Riddle deciderà dell’estradizione del giornalista.

Fonte: Net1 News

Wikileaks: USA spiavano segretario generale della NATO

febbraio 12, 2011 Spionaggio No Comments

Gli Usa avevano informatori nel quartier generale della Nato a Bruxelles per spiare il segretario generale, il danese Anders Fogh Rasmussen, e il suo predecessore olandese, Jaap De Hoop Scheffer. Lo rivelano alcuni documenti di Wikileaks pubblicati dal quotidiano norvegese “Aftenposten”.
Le rivelazioni sono contenute in piu’ di 250 cablogrammi che riportano a un clima da Guerra Fredda, in quanto le “soffiaate” riguardavano sempre i rapporti tra l’Alleanza e la Russia. Le fonti vicine al numero uno della Nato trasmettevano a Washington, tra l’altro, documenti confidenziali e informazioni sugli incontri con i leader di vari Paesi. Grazie ai suoi informatori, ad esempio, gli Usa vennero a conoscenza della proposta per un nuovo trattato sulla sicurezza inviata dalla Russia alla Germania e ad altri due Paesi europei nell’ottobre del 2008 e di cui l’allora segretario generale De Hoop Scheffer ottenne una copia. In un altro cablogramma, datato settembre 2009, un informatore fece avere agli Usa una lettera inviata da Rasmussen al capo dell’Allenza militare Collective Security Treaty Organization, sotto influenza russa, con una richiesta di stretta collaborazione. Questo permise agli Usa di esercitare pressioni sul segretario generale che poi, si apprende dal documento, lascio’ perdere l’iniziativa.
Nel dicembre del 2009, dopo una riunione a Mosca con il presidente russo Dimitry Medvedev e con il premier Vladimir Putin, Rasmussen dichiaro’ che Mosca era pronta a collaborare con la Nato per un dialogo costruttivo in diversi ambiti. Un informatore rivelo’ aqgli americani che in realta’ il clima dell’incontro fu completamente diverso, e che Putin rimprovero’ severamente Rasmussen chiarendo che la Russia non era interessata ad alcun tipo di collaborazione. (AGI) .

Fonte: AGI

Crack! Dalla Cina con furore 2

febbraio 11, 2011 Spionaggio No Comments

Dopo Google i cracker cinesi si sono rimessi all’opera, prendendo questa volta di mira le grandi compagnie petrolifere. Anche in questo caso gli obiettivi sembrano essere lo spionaggio industriale e il furto di documenti riservati

Stando a un rapporto pubblicato dalla storica security enterprise McAfee (ora di proprietà di Intel), un gruppo ben organizzato di cracker cinesi ha recentemente preso di mira le infrastrutture informatiche delle grandi compagnie petrolifere al fine di prenderne il controllo e rubare informazioni riservate. Ignoti al momento i nominativi delle società coinvolte, mentre i ricercatori evidenziano il parallelo tra il nuovo incidente e quello capitato a Google nel 2009.

Parimenti all’intrusione di cracker nei sistemi di Mountain View – un vero e proprio incidente diplomatico tra il Googleplex e la Cina conclusosi poi in maniera morbida – la nuova operazione di spionaggio telematico tracciata da McAfee sarebbe partita da Pechino per prendere il controllo di server presenti negli Stati Uniti e nei Paesi Bassi.

Da lì i cracker si sarebbero poi intrufolati nei sistemi riservati di almeno cinque grandi multinazionali specializzate nel trattamento degli idrocarburi e dei gas naturali, compromettendo sistemi presenti in Kazakistan, Taiwan, Grecia e USA. Gli ignoti cybercriminali sarebbero stati attivi nelle tipiche ore da ufficio, dice McAfee, il che lascia supporre che si sia trattato di vere e proprie “api operaie” pagate su commissione piuttosto che di un gruppo di sbandati, attivisti o smanettoni del codice.

Fonte: Punto Informatico

La minaccia dello spionaggio industriale

febbraio 10, 2011 Spionaggio No Comments

Un problema reale per le piccole PMI: lo spionaggio industriale e il furto di identità digitale

All’ultimo convegno sulla sicurezza ICT che si è svolto a Roma il 2 Febbraio, la società Maglan e RSA hanno evidenziato un dato significativo: le minacce che gravano sulle imprese PMI, sono principalmente orientate allo spionaggio industriale e al furto di identità digitale e sono in crescita.

Solitamente si pensa che gli hacker siano criminali informatici che si divertono a sfidare i sistemi di sicurezza di aziende e uffici governativi per poter provare la loro bravura o la vulnerabilità dei sistemi IT. Meno noto è che gli hacker professionisti (o, meglio, i cracker) si riuniscono in vere e proprie strutture organizzate e sono spesso finanziati per sottrarre informazioni strategiche nell’ambito dello spionaggio industriale al fine di rivenderle ai concorrenti! La diffusione di questa minaccia è in aumento ed è quindi necessario porre particolare attenzione a comportamenti e contromisure per contrastarla.

Scenari e tecniche di hacking

La società Maglan che si occupa di consulenza e tecnologie per la difesa delle informazioni effettua un monitoraggio costante degli attacchi verso i sistemi IT delle imprese attraverso il proprio laboratorio di ricerche. Dai loro dati relativi al mercato italiano si scopre che l’attività di hacking è in crescita. Confrontando i dati relativi a settembre e ottobre 2010 che mostravano rispettivamente un numero di siti penetrati pari a 1136 e 1175, si è avuto un picco di 4448 attacchi (pari a 4 volte il dato medio) per il mese di novembre, in coincidenza con l’esplosione del caso Wikileaks, che si è poi assestato su valori più bassi pari a 3596 per il mese di Dicembre e 1827 per il mese di Gennaio a riprova del generale accrescimento degli attacchi informatici.

Fonte: PMI.it

Difesa segreti industriali

Wikileaks, tipografia blindata per il libro-scoop

febbraio 10, 2011 Spionaggio No Comments

La padovana Grafica Veneta è stata incaricata di stampare il libro dell’ex braccio destro di Assange

TREBASELEGHE (Padova) – Meglio di un film di spionaggio. Più blindato del caveau di una banca. Sono arrivati nel cuore della notte alla Grafica Veneta di Trebaseleghe. Dentro ad una valigetta chiusa a chiave c’era un cd singolo. Una sola copia, distrutta immediatamente dopo aver realizzato le lastre in zinco con cui azionare le rotative. Un’ora e una manciata di minuti per stampare, confezionare e caricare nei camion undicimila copie del libro. E poi via alla volta delle librerie e dei punti vendita. Il tutto seguito passo passo dall’editore, la Marsilio. Passata la tempesta di una notta di lavoro tra tipografi in stile 007 torna la quiete alla Grafica Veneta, stampatore di «Inside WikiLeaks» il libro di Daniel Domscheit-Berg, ex braccio destro di Julian Assange. Il volume, come spiega il titolo, rivela la verità «come nessuno l’ha mai detta» sul colosso che ha sconvolto il mondo dell’informazione e della politica negli ultimi anni. Un libro particolarmente scottante anche perché rivela la nascita del progetto, i contrasti sempre più forti tra Assange e Domscheit- Berg e una gestione del progetto definita «dittatoriale e poco limpida».

A chi è stata affidata la stampa di pagine e pagine di rivelazioni del «sito più pericoloso del mondo»? Alla Grafica Veneta, diventata una sorta di agente segreto dell’editoria. Così come dimostra la stampa della versione italiana dell’ultimo Harry Potter, quando a scortare i volumi del famoso maghetto erano state otto guardie armate che per venti giorni hanno controllato ogni movimento, ogni gesto dei dipendenti. «In quell’occasione le penali che mi avevano imposto, anche semplicemente se qualcuno avesse visto una parte della copertina – ha spiegato il presidente Fabio Franceschi – mi sarebbero costate mezzo stabilimento». Cd e lastre in zinco distrutte immediatamente dopo il loro utilizzo, copie stampate con grande precisione per evitare giacenze o scarti sono solo alcuni degli ingredienti di questa segretezza. Oggi nello stabilimento non è rimasta nemmeno una copia. Non una traccia o un file.

Fonte: Corriere del Veneto

Taiwan: Generale arrestato per spionaggio a favore della Cina

febbraio 10, 2011 Spionaggio No Comments

Roma, 9 feb. (TMNews) – Il generale taiwanese Lo Hsien-che è stato arrestato con l’accusa di spionaggio a favore della Cina: si tratta dell’ufficiale di rango più elevato coinvolto in un simile caso da decenni a questa parte.

Come riporta il sito della Bbc, citando il Ministero degli Esteri di Taipei, il generale sarebbe stato reclutato dai servizi cinesi nel 2004, mentre era di stanza in Thailandia; secondo l’accusa Lo avrebbe passato a Pechino delle informazioni sugli aiuti militari statunitensi a Taiwan.

Nonostante il riavvicinamento politico ed economico fra Taipei e Pechino la Cina sta tuttavia accrescendo il proprio vantaggio militare su Taiwan, secondo un rapporto pubblicato l’estate scorsa dal Dipartimento della Difesa statunitense. Il Pentagono sottolineava come Pechino “continui senza pause” a rafforzarsi militarmente in previsione di un conflitto con Taipei, considerata dal governo cinese alla stregua di una provincia ribelle.

Fonte: Virgilio Notizie

Il giornalista sgradito cacciato da Mosca

febbraio 9, 2011 Spionaggio No Comments

Luke Harding, corrispondente del Guardian, espulso per i suoi pezzi su Putin. E a una settimana dalla visita del ministro degli esteri Lavrinov, Londra chiede spiegazioni

L’ennesima crisi tra Russia e Gran Bretagna è esplosa come in una scena sbagliata di un film di spionaggio di serie B. Un ciack da guerra fredda con trent’anni di ritardo girato a meno di una settimana dalla visita del ministro degli esteri russo a Londra, ipotetico ultimo atto di un minuetto che dovrebbe preparare l’amorevole abbraccio tra David Cameron e Vladimir Putin della prossima primavera. «Dobbiamo fare sapere a Lavrinov che la sua presenza sul nostro territorio non è gradita, dai giorni dell’omicidio Politkovskaya non è cambiato niente», ha urlato ieri in Parlamento il laburista Chris Bryant. Applausi. Una catastrofe diplomatica.

La storia. Aeroporto di Mosca, un’alba gelata, untuosa, piena di amarezze e di rancori. Due uomini in borghese si avvicinano a Luke Harding, giornalista investigativo del Guardian, e lo prendono per un braccio. Lui tenta invano di mettersi a posto gli occhiali con la montatura nera e con lo strano russo imparato a Londra chiede solo: «Che cosa volete da me?». Quelli non rispondono. Lo trascinano in una stanza, gli sequestrano il passaporto e lo chiudono dentro. «Mi hanno tenuto lì per 45 minuti senza spiegazioni». Poi un uomo enorme vestito come i gangster di Chicago gli sbatte in faccia cinque parole in tutto. «For you Russia is closed». Ha un ghigno da iena: per te la Russia è chiusa. Aveva un alito che odorava di polpette e di puré di patate, racconterà Harding. «Mi hanno messo sul primo aereo che ripartiva per l’Inghilterra. Solo quando mi sono seduto un’hostess mi ha riconsegnato i documenti. Mia moglie e mio figlio sono ancora a Mosca». Un giornalista britannico espulso dalla Russia. La sua famiglia bloccata. Non succedeva dal 1989. Perché il corrispondente del Guardian? E soprattutto, da chi è partito l’ordine?

Luke Harding non è un signore qualunque. E’ un uomo coraggioso, che dopo aver passato buona parte della sua vita inseguendo le crisi di mezzo mondo, si è stabilito per un po’in India prima di arrivare a Mosca. Gli piace scavare, andare di persona, capire. Nel marzo scorso è stato fermato dalle forze di sicurezza in Inguscezia, dove era entrato senza permesso in una zona vietata. «Che ci fa qui?». «Il mio lavoro». Un mese più tardi è stato in Daghestan per intervistare il padre di una kamikaze che si era fatta esplodere nella metropolitana di Mosca uccidendo 26 persone e ferendone 130. Medvedev non ha gradito.

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Yemen: Drone spia USA si schianta a Loder, Al-Qaeda ruba rottami

febbraio 9, 2011 Spionaggio No Comments

Aden, 8 feb – Un presunto drone spia Usa si e’ schiantato nei pressi della citta’ yemenita di Loder. Lo ha reso noto la polizia sottolineando come alcuni testimoni avrebbero visto alcuni membri di Al-Qaeda impossessarsi dei rottami del velivolo.

Il drone e’ precipitato nel villaggio Jahayn, nei pressi di Loder, che si trova nella provincia Abyan dove la presenza di Al-Qaeda e’ molto forte. Alcuni residenti hanno scoperto il drone stamane e dei testimoni hanno dichiarato all’Afp che un gruppo di jihadisti d’Al-Qaeda e’ riuscito a impadronirsi dei rottami.

Fonte: ASCA

USA, il satellite segreto è sulla bocca di tutti

febbraio 8, 2011 Spionaggio No Comments

Le autorità federali lanciano nello spazio un nuovo dispositivo di intelligence avanzata, confermando le finalità ma evitando accuratamente di riferire particolari dettagli in merito

È partito la mattina di questa domenica dalla base di Vandenberg della Air Force, a bordo del razzo vettore “leggero” Minotaur I. NROL-66 è l’ultimo satellite “segreto” spedito nello spazio dalla National Reconnaissance Office (NRO), l’agenzia deputata allo sviluppo e alla gestione dei satelliti spia statunitensi. NRO conferma il lancio ma ovviamente non discute di particolari sulle tecnologie inviate oltre atmosfera.

Il composto NROL-66+Minotaur I è partito alle 4:26 di mattina con gran soddisfazione dei responsabili della Air Force, dopo aver subito un ritardo a causa di un problema nelle trasmissioni sulla rete deputata al tracciamento e alle comunicazioni.

NROL-66 è l’ennesimo satellite spia lanciato dagli USA, e l’agenzia federale non ne fa mistero complimentandosi con se stessa per la “capacità di sviluppare rapidamente e lanciare piccoli veicoli spaziali con capacità orbitali in grado di aumentare il valore dei sistemi NRO per il futuro della nostra nazione”.
Per quanto riguarda le specifiche finalità di NROL-66, il portavoce di NRO Rick Oborn sostiene che una delle priorità dell’agenzia è mantenere in salute le abilità scientifiche e tecnologiche degli USA. NROL-66 “trasporta una parte del lavoro che abbiamo fatto sulle tecniche e i metodi per migliorare la raccolta di materiale di intelligence”, continua Oborn.

Nulla si conosce a riguardo del nuovo satellite, ma partendo dalla capacità di carico del razzo vettore Minotaur I è possibile fare alcune ipotesi perlomeno su peso e dimensioni: NROL-66 dovrebbe essere non molto più piccolo di un comune frigorifero da cucina, mentre i quattro stadi del razzo sono in grado di trasportare circa 453 chilogrammi nelle orbite polari a bassa altitudine.

Fonte: Punto Informatico

Iran, la tecnologia bellica continua a progredire

febbraio 8, 2011 Spionaggio No Comments

Presentata oggi una nuova tecnologia missilistica

Il capo dei Guardiani della rivoluzione (corpo militare istituito in Iran dopo la rivoluzione del 1979) ha comunicato oggi la messa in produzione di missili antinave in grado di raggiungere velocità tre volte superiori a quella del suono, invisibili alle intercettazioni e dotati di sistemi di guida ad alta precisione.

Il presidente Ahmadinejad, invece, ha annunciato le messa in orbita entro il 2012 di quattro nuovi satelliti artificiali: il primo era stato lanciato nel 2009 e poi distrutto.

La preoccupazione internazionale è data periodicamente dagli annunci iraniani sui continui miglioramenti dei propri armamenti. La repubblica islamica dice di non temere aggressioni da parte degli Usa o di Israele e sostiene di essere in grado di rispondere a qualsiasi aggressione con rappresaglie devastanti.

Fonte: Peace Reporter

Assange: Rischio Estradizione, intanto Nuove Rivelazioni Wikileaks

febbraio 8, 2011 Spionaggio No Comments

Nei prossimi giorni a Londra il tribunale di Belmarsh dovra’ decidere se accogliere o meno la richiesta di estradizione di Julian Assange accusato di violenza sessuale.

Va ricordato che qualora venga accolta la richiesta di estradizione ci sarebbe la possibilita’ che la Svezia consegni il giornalista agli Usa dove e’ accusato per gravi reati come lo spionaggio che possono prevedere pene pesantissime, fino alla condanna a morte.

Intanto Julian Assange ha annunciato nuove rivelazioni di Wikileaks che riguarderanno anche vicende italiane e fatti di corruzione che vedono coinvolte personalita’ della politica e del mondo imprenditoriale del nostro Paese.

Fonte: La Chiacchiera

“Giornalisti, tutti spie”

febbraio 6, 2011 Spionaggio No Comments

Nelle vie del Cairo dove regnano gli sgherri del regime. Morto un reporter egiziano

È chiaro che il regime ha dato l’ordine di stroncare il lavoro dei reporter: un compito che il soldato svolge con paternalismo, il poliziotto con arroganza, la polizia segreta e gli sgherri prezzolati con brutalità. Più in generale, la psicosi della spia straniera ha portato all’arresto di numerosi ignari occidentali. Oggi piazza Tahrir dà l’ultimo penultimatum al regime. Tre quarti del mostruoso conglomerato da 15-20 milioni di abitanti della capitale vive la sua vita complicata senza avvertirne neppure il frastuono.

La spianata del Museo Egizio appare tranquilla, il difficile è arrivarci. Nelle zone di accesso si aggirano bande di ragazzotti «nazionali», agenti del Mukabarat (i servizi), avanzi di galera e poliziotti che ieri hanno molestato e aggredito in tutti i modi i giornalisti. Prendiamo un taxi e chiediamo di essere portati in piazza Talat Harb, alla pasticceria Grotti. Stratagemma abbastanza stupido, perché tutti sanno che la pasticceria è chiusa e che piazza Harb è come dire piazza Tahrir, il luogo più proibito della città.

Dobbiamo fare un lungo giro, perché la via più diretta, lungo la tangenziale, è sbarrata dai blindati. Passiamo alle spalle dell’Hilton e c’infiliamo in un quartiere popolare. Il traffico si pianta: posto di blocco. Sono giovani arrabbiati con gli occhi fuori dalle orbite, omoni con la barba lunga e grandi mazze nere in mano. Perquisiscono gridando il baule della macchina.

Uno si accorge che c’è uno straniero e si mette a urlare come una scimmia. Una decina di ceffi circondano l’auto. «Pasport» urla sdentato un rondista che ha messo la testa dentro il finestrino. Vedo il mio documento passare di mano in mano come in una partita di basket. Arriva a una montagna d’uomo con la barba e un liso giubbotto militare. Tornano tutti verso la macchina coi bastoni. Marca male. Mi chiedono: «Dov’è la borsa?». Rispondo che non ce l’ho. È chiaro che hanno l’ordine di cercare telecamere e macchine fotografiche. Senza sacca devo sembrare un po’ sfigato: perquisiscono un’altra volta la Yundai grigia. Poche ore dopo, poco più in là, Federica Bianchi dell’Espresso rifiuterà di consegnare la sua borsa e se la ritroverà squarciata da una coltellata. La giornata segna anche la prima vittima fra i reporter. Ahmad Mohamed Mahmoud lavorava per il quotidiano Al-Tàawun e il 28 gennaio era stato colpito alla testa da un cecchino vicino a piazza Tahrir. Quello grosso, che sembra il capo, sempre col mio passaporto in tasca, sale in macchina e comincia a dare ordini all’autista. «Poliziotto?» gli chiedo. «Egiziano», risponde. Ci infiliamo in una piazzetta laterale e passiamo davanti a un lercio caffè. Imbocchiamo una via isolata. Marca malissimo. Al fondo però spunta inaspettatamente una caserma dell’esercito con davanti una ventina di ragazzi filo-regime.

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