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Terrorismo: Polizia tedesca chiede impiego dell’esercito

novembre 24, 2010 Spionaggio No Comments

(AGI) – Berlino, 23 nov. – La polizia tedesca non e’ in grado di garantire da sola la sicurezza dei cittadini contro un possibile attentato terroristico, per questo e’ necessario l’intervento dell’esercito. La richiesta arriva dal presidente dell’Associazione dei funzionari di polizia (Bdk), Klaus Jansen, il quale in un’intervista al quotidiano Neue Osnabruecker Zeitung (Noz) avverte che “l’attuale situazione di emergenza delle forze di polizia a causa dell’acuta minaccia terroristica puo’ durare per un lungo periodo dell’anno prossimo”.

Gli organici attuali non sono pero’ sufficienti per far fronte alla minaccia, anche perche’ secondo Jansen, “prima che nuovi poliziotti vengano formati e possano entrare in servizio occorreranno diversi anni”. Per questo, aggiunge il funzionario, bisogna assorbire negli organici delle forze dell’ordine una parte degli 80mila militari tedeschi della Bundeswehr, che risulteranno in eccesso con l’abolizione del servizio di leva a partire dal prossimo anno. Jansen spiega che e’ necessario “utilizzare i tagli di personale nella Bundeswehr per un significativo rafforzamento degli organici della polizia”.

Nel frattempo, per meglio far fronte alla minaccia terroristica il governo tedesco starebbe lavorando alla ristrutturazione dei servizi segreti. In un’intervista alla Noz il deputato liberale Christian Ahrendt rivela che e’ allo studio l’abolizione del servizio segreto militare (Mad), i cui 1300 dipendenti verrebbero integrati nelle strutture del “Bundesnachrichtendienst” (Bnd), il servizio di controspionaggio estero, ed il “Verfassungsschutz”, il servizio di protezione interna. Controlli alle frontiere sono stati intanto intensificati lungo i confini con l’Olanda ed il Belgio, oltre che in Baviera.

Fonte: AGI

Spie e veleni sulle sponde del Tamigi

novembre 23, 2010 Spionaggio No Comments

Un altro ex agente e sua moglie intossicati con il mercurio a Londra

Marina Kalashnikova, moglie di Victor, ex agente del Kgb, mostra le mani al fotografo del Sunday Times. Sono gonfie, irritate, con una macchia blu che parte dalla base del pollice e arriva fino al polso. Suo marito, che oggi fa il giornalista ed è un uomo che forse sa troppo, è di fianco a lei, immobile. E’ un uomo alto, con i capelli castani, corti, che un tempo è stato un atleta. Adesso è come se il suo corpo si stesse ritirando piano. Balla nei vestiti, è scavato in volto e non può fare a meno di grattarsi la pelle pallida. La notte fatica a dormire, non riesce più a parlare fluidamente, ha perdite di memoria e spesso è vittima di attacchi epilettici. «La polizia segreta russa ci ha avvelenato».

Lo pensano dalla primavera scorsa quando i primi sintomi hanno cominciato ad attaccarli mentre viaggiavano per conferenze tra l’Estonia, la Polonia, la Russia e il Belgio, poi le analisi tossicologiche in un ospedale tedesco hanno dato corpo ai sospetti. E’ come se qualcuno li avesse seguiti nell’ombra per aggredire il loro fisico, smontarlo pezzo a pezzo e obbligarlo alla sofferenza con la gelida ferocia di chi è convinto di presentare il conto di un tradimento. «Il Kgb era una sorta di fratellanza. E chi ne ha fatto parte non può uscirne mai più. Tanto meno può sollevare dubbi sull’operato di chi comanda. Un mio contatto governativo mi aveva avvisato: o scrivi di noi con maggiore simpatia o saranno guai». Nelle loro vene, Frank Martin, medico dell’ospedale della Carità di Berlino, ha trovato 53 microgrammi di mercurio per ogni litro di sangue. La media di un essere umano sano è di due. Nel miscuglio chimico che li sta fiaccando, Anthony Dayan, professore di tossicologia al St Bart’s Hospital Medical College, ha trovato anche tracce di tallio, di cadmio e di polonio, la sostanza radioattiva che mischiata al tè portò alla morte della spia Alexander Litvinenko nel 2006 a Londra. Per questo che gli inglesi si sono presi a cuore il caso.

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Spionaggio internazionale

Spionaggio in Nord Europa: le polizie di Norvegia e di Danimarca sapevano

SPIONAGGIO IN NORD EUROPA – Nuove rivelazioni sui casi delle ambasciate Usa di Oslo e Copenaghen che avrebbero condotto per dieci anni operazioni segrete di sorveglianza su cittadini norvegesi e danesi.

Knut Storberget, ministro della Giustizia del governo norvegese, ha detto ieri nella sua relazione al Parlamento che la polizia di Oslo e il Servizio segreto erano stati informati dall’Ambasciata Usa della creazione di un gruppo di spionaggio.

Il quotidiano Dagbladet ha pubblicato ieri in prima pagina una lettera datata 5 maggio 2000: su carta intestata dell’ambasciata Usa, il capo della sicurezza dell’ambasciata scrive a Odd Berner Malme e a Leif Seljesæter della polizia di Oslo per avvertirli che era stato istituito un gruppo di osservazione per monitorare strutture di rilievo per gli Stati Uniti. Né Seljesæter né Malme ricordano di aver mai ricevuto la lettera, ma intanto il ministro Storberget ha detto che la polizia sapeva.

Secondo il ministro la polizia e i Servizi segreti avrebbero per anni discusso al loro interno se l’attività condotta dall’Ambasciata Usa fosse o meno in violazione con le norme norvegesi. Alla fine non avrebbero ravvisato nessun reato e per questo non hanno avvertito le autorità, dalle quali infatti non è mai stato dato nessun via libera alla sorveglianza, come ha detto Storberget. Proprio sulla natura della sorveglianza, Storberget ha detto che l’inchiesta va avanti per capire cosa effettivamente sia successo e se ci siano state delle violazioni. Il caso è nelle mani del distretto di polizia di Østfold.

Notizie nuove vengono anche dalla Danimarca, dove martedì scorso la Politiets Efterretningstjeneste (l’agenzia danese di intelligence) ha confermato che era al corrente delle attività condotta dall’ambasciata degli Stati Uniti a Copenaghen. La Politiets Efterretningstjeneste ha aggiunto che alcuni uomini della polizia della Capitale danese sono stati coinvolti nelle indagini e che tutto è stato svolto legalmente, visto che l’unico scopo era quello di mantenere la sicurezza dell’ambasciata. L’attività sarebbe partita dalle indagini su alcuni cittadini sospetti.

Anche in questo caso, però, le pressioni della politica e della stampa non consentono di chiudere il caso e le indagini proseguono per scoprire se le autorità statunitensi abbiano acquisito video o altre informazioni su cittadini danesi: se così fosse, l’attività sarebbe in contrasto con le normative danesi.

Fonte: Diretta News

Spionaggio: Viktor Bout in carcere negli Usa. Panico a Mosca

novembre 21, 2010 Spionaggio No Comments

Viktor Bout, il 43enne “imprenditore” russo noto come “il mercante di morte” per la sua (per ora presunta) attività di venditore di armi a stati e gruppi non governativi, è da ieri in un carcere di New York, dopo esser stato estradato negli Usa dalla Thailandia. La vicenda non ha destato molto rumore nel mondo ma sta producendo una grandissima agitazione a Mosca, dove evidentemente si temono sviluppi molto sgradevoli legati a quel che Bout, ormai senza niente da perdere, potrebbe raccontare agli inquirenti e soprattutto ai servizi segreti americani. Non per niente il ministero degli esteri russo ha violentemente protestato con il governo thailandese definendo l’estradizione di Bout “completamente priva di basi e illegale”, mentre nella Duma di Stato è esploso un dibattito con aperte minacce di ritorsioni nei confronti di Bangkok. La notizia, comunque, ha dominato tutte le prime pagine dei media russi: anche perché, da un certo punto di vista, rappresenta un nuovo brutto colpo per i servizi segreti di Mosca, già esposti al di là del tollerabile con la vicenda della “talpa” che ha venduto agli americani un’intera rete di agenti operativi negli Stati Uniti.

Bout era in carcere a Bangkok dal marzo 2008, e durante tutto questo tempo si è svolta una frenetica battaglia legale a tre fra i governi russo, thailandese e statunitense. Gli americani – che pretendono di processare l’uomo come fornitore di armi alla guerriglia colombiana delle FARC – avevano arrestato Bout in Thailandia tentando di portarselo via subito, ma hanno dovuto aspettare due anni e mezzo, durante i quali hanno esercitato pressioni fortissime sul governo di Bangkok per ottenere il loro bottino; i russi da parte loro – che sostengono essere Bout innocente e la sua detenzione illegale – avevano ottenuto dei successi sul terreno legale: per due volte la giustizia thailandese aveva respinto le richieste di estradizione avanzate da Washington, ma alla fine sono stati “bruciati” da un’ultima estrema pressione americana sul governo, che ha provocato la rottura delle procedure legali e la subitanea consegna di Bout, senza alcun preavviso dato alla famiglia o all’ambasciata.

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E gli Usa divennero il rifugio dei nazisti

novembre 15, 2010 Spionaggio No Comments

Rivelazione del New York Times: dopo la guerra molti criminali di guerra furono impiegati da Cia e Nasa

WASHINGTON – Dopo la sconfitta del Terzo Reich gli Stati Uniti ospitarono più criminali di guerra nazisti di quanto si sospettasse e lo nascosero agli alleati. Ne fecero uso in particolare la Cia, lo spionaggio, e in secondo luogo la Nasa, l’ente spaziale. Lo svela un rapporto del Ministero della giustizia, più precisamente del suo Office of special investigation (Osi) istituito nel ’79, rapporto venuto in possesso del New York Times. Il rapporto, di cui il Ministero della giustizia aveva già consegnato una parte, pesantemente censurata, agli Archivi della sicurezza nazionale, consta di 600 pagine e racconta molte storie. Per esempio, quella di Josef Mengele, «l’angelo della morte», il medico che condusse atroci esperimenti sugli ebrei internati ad Auschwitz. Per anni l’Osi tenne in laboratorio frammenti della pelle del cranio e capelli di Mengele. Li diede al Brasile attorno al 1985, tramite essi fu possibile stabilire che il medico aveva trovato rifugio nel grande stato sudamericano e vi era morto nel ’79.

CASI CLAMOROSI – Ma I casi più clamorosi di cui parla il rapporto sono quelli di Otto Von Bolschwing e di Arthur Rudolph. Bolschwing era il braccio destro di Adolph Eichmann, uno dei massimi architetti dello sterminio degli ebrei, che venne poi catturato dal servizio segreto israeliano in Argentina e processato e condannato a morte in Israele. Bolschwing si stabilì negli Stati uniti nel ’54 e fu assunto dalla Cia, che preparò un dossier a suo discarico nell’eventualità che venisse scoperto. L’Osi, che aveva il compito di fare giustizia dei criminali di guerra nazisti, avviò la procedura di estradizione in Germania nell’81. Bolschwing morì quell’anno.

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Anche le ambasciate Usa a Helsinki e Reykjavik impegnate in attività di spionaggio

CASI DI SPIONAGGIO – Dopo i casi in Norvegia e Svezia, si allunga l’elenco delle ambasciate statunitensi in paesi nordici che avrebbero condotto operazioni di sorveglianza su alcuni individui. Conferme arrivano infatti dall’Islanda e dalla Finlandia.

Cominciamo dall’Islanda. L’ambasciata Usa a Reykjavik ha ammesso di aver tenuto sotto controllo persone che transitavano nei pressi dell’edificio. Una portavoce dell’ambasciata, Laura Gritz, ha sottolineato che a suo parere l’attività di vigilanza non può però essere interpretata come spionaggio visto che si tratterebbe solo di monitorare qualsiasi movimento sospetto.

Anche in questo caso, però, sembra che le autorità islandesi non fossero state informate, come accaduto per la Svezia e la Norvegia. Al riguardo, sempre la Gritz ha detto che l’ambasciata è pronta a fornire tutte le spiegazioni.

Nel frattempo, la politica è già scesa in campo. Alfheidur Ingadottir, del partito dei Verdi, ha già chiesto un’indagine, presentando una serie di domande alle quali i funzionari degli Stati Uniti dovranno rispondere.

Anche in Finlandia l’ambasciata statunitense avrebbe fotografato e monitorato delle persone nelle vicinanze dell’ambasciata a Helsinki. L’Helsingin Sanomat scrive che ad occuparsene sarebbe stata per una decina di anni una società di sicurezza finlandese. Prima di questa lo faceva una ditta americana.

Il governo finlandese sembra essere all’oscuro delle operazioni condotte dall’ambasciata Usa. Stavolta però l’attività di sorveglianza sembrerebbe essere meno marcata: solo osservazioni e fotografie intorno all’edificio. L’ambasciata si è detta pronta a rispondere a qualunque domanda abbia da fare il governo finlandese.

Fonte: Diretta News

La catastrofe dello spionaggio russo

“C’è qualcosa di davvero marcio nei nostri servizi segreti”, ha confidato all’agenzia Ria-Novosti un alto ufficiale in pensione dell’intelligence russa, dopo che il quotidiano Kommersant ha rivelato il nome della “talpa” che nel giugno scorso ha fatto scoprire agli americani una rete di dieci spie russe operanti negli USA: un nome importante, importantissimo, quello del colonnello Shcherbakov, l’uomo che gestiva l’intera rete del SVR (i servizi segreti civili russi) in America. La rivelazione è stata un terremoto psicologico, in Russia: scoprire che a tradire i dieci agenti è stato proprio l’uomo che li aveva “piazzati” e ne seguiva le attività ha voluto dire rendersi conto che l’intero sistema è corrotto e insicuro.

“Questo significa – continua l’alto ufficiale in pensione – che le cose sono veramente messe male sul piano della sicurezza interna a Yasenevo (la località alla periferia sud di Mosca dove ha sede il SVR, ndr) e che probabilmente lì stanno lavorando sulle cose sbagliate”. Tutto da rifare, insomma. Anche perché la vicenda sembra mettere in luce errori e ingenuità inconcepibili per un servizio segreto degno di questo nome. Per esempio il fatto che il traditore in questione, Shcherbakov, aveva da molti anni una figlia che vive negli Stati uniti: “Come si può consentire a un uomo che ha un parente stretto che vive all’estero di occupare una posizione così delicata e cruciale?”. E non basta, visto che i massimi dirigenti del SVR, un anno prima che esplodesse lo scandalo, non avevano ritenuto di doversi preoccupare per il fatto che Shcherbakov aveva rifiutato una promozione di carriera importante – promozione che comportava l’obbligo di sottoporsi alla “macchina della verità” e che il colonnello non aveva nessun motivo di rifiutare. Altro segnale, anche il figlio del colonnello, che lavorava per un organismo statale importante, aveva scelto di lasciare la Russia e recarsi negli Stati uniti poco prima dello scandalo; infine Shcherbakov stesso aveva tagliato la corda tre giorni prima che le 10 spie venissero scoperte, ma neppure quest’ultimo, estremo allarme era stato sufficiente al SVR per richiamare i propri agenti a rischio ed evitare così che venissero arrestati e scoppiasse lo scandalo. Insomma, un disastro completo.

E adesso? Fonti anonime vicine al Kremlino hanno fatto circolare la voce che il SVR voglia vendicarsi senza pietà di Shcherbakov e abbia già sguinzagliato “un Mercader” per lui (Ramon Mercader fu l’agente segreto del NKVD che nel 1940 uccise Lev Trotsky in Messico); evidentemente il traditore dovrà essere accuratamente protetto dai servizi statunitensi, che gli devono in effetti molto. Quanto agli agenti scoperti in giugno, tra loro ci sono personaggi molto diversi per personalità e importanza: si va dalla bella e frivola Anna Kushchyenko (alias Anna Chapman), che da allora non ha perso occasione per esibirsi in interviste, show e photo-op cambiando completamente ruolo fino a esporsi in versione “hot” per l’edizione russa di Maxim, al sessantacinquenne Mikhail Vasenkov, che da oltre 40 anni aveva l’identità del fotografo spagnolo Juan Lazaro ed era uno dei migliori e più “coperti” agenti russi, al punto che né la moglie che aveva vissuto con lui più di un trentennio né i figli né gli amici e i colleghi avevano mai sospettato che potesse non essere quello che si mostrava. Vasenkov aveva segretamente ricevuto la medaglia di Eroe dell’Urss negli anni ’80 ed aveva il grado (sempre segreto) di generale; dopo l’arresto sembra sia stato torturato dagli americani, subendo la frattura di alcune costole e di una gamba, ma si tratta di voci senza alcuna conferma ufficiale.

Fonte: Il Manifesto

Spionaggio

L’Italia rischia lo spionaggio cinese, chiamate Maroni

novembre 9, 2010 Spionaggio No Comments

Huawei Technologies e ZTE possono collaborare con le telco italiane ma non quelle statunitensi per il rischio spionaggio. Lo sviluppo della nostra rete in fibra e mobile è nelle loro mani; che cosa ne pensa Palazzo Chigi?

Telecom, Tiscali, Vodafone e altri operatori italiani hanno scelto da tempo Huawei Technologies e ZTE per lo sviluppo delle reti in fibra e mobili, ma qualcuno si è posto il problema del rischio spionaggio? La domanda è lecita soprattutto se si considera che il Governo statunitense si è opposto ad accordi tecnologici analoghi che avrebbero dovuto favorire la locale Sprint Nextel. Senza contare i primi timori espressi nell’agosto scorso dall’India.

Stando a quanto riporta il Wall Street Journal il terzo operatore mobile statunitense è stato costretto a non accettare la collaborazione cinese per modernizzare la sua rete. Com’è risaputo Huawei vanta “legami profondi con le forze armate cinesi, che dell’azienda sono clienti, sostenitori politici e partner nella ricerca”, si legge nel rapporto dell’istituto indipendente Rand Corporation.

Insomma alcuni deputati e senatori di Washington hanno paura che la Cina possa infiltrarsi nel sistema di comunicazione statunitense. Lo stesso Segretario per il Commercio, Gary Locke, avrebbe chiamato l’amministratore delegato di Sprint, Dan Hesse, per sincerarsi della trattativa. Secondo il Wall Street Journal non vi sarebbero state pressioni dirette da parte di Locke, ma è anche vero che la “moral suasion” a volte può mostrarsi sotto spoglie di ogni genere.

Sprint, Huawei e ZTE non hanno ancora commentato ufficialmente la vicenda, ma a questo punto sarebbe il caso che si interessasse anche il Governo Italiano. Che genere di accordo hanno stipulato i nostri operatori con le suddette aziende?

Mentre in Italia la questione Wi-Fi pubblico sembra essere giunta solo adesso a una svolta (Maroni, Wi-Fi libero e carta d’identità elettronica), nessuno si è preoccupato per rischi sicurezza ben più gravi.
Telecom Italia con il Network Innovation Center (NIC), Vodafone e Tiscali (Banda larga italiana con hardware cinese), nonché Wind (Wind e Huawei insieme per HSPA+, LTE e fibra) hanno tutte stabilito solidi legami con i cinesi. Se non fosse ancora chiaro, lo sviluppo delle nostre reti di comunicazione è sotto l’ombra di Pechino.

Se è vero che si vocifera da tempo anche della disponibilità della Banche di Pechino a prestare 102 miliardi di dollari per lo sviluppo della banda larga italiana, è lecito per l’opinione pubblica preoccuparsi?

Fonte: Tom’s Hardware

Cercansi Mata Hari

novembre 9, 2010 Spionaggio No Comments

L’MI5, che è il servizio di controspionaggio e antiterrorismo britannico, cerca agenti donne. Ha troppi uomini: in percentuale 59% maschi, 41% femmine, ed è convinto che servano più agenti di sesso femminile per i compiti che il controspionaggio e l’antiterrorismo richiedono al giorno d’oggi. Per questo ha lanciato una campagna di arruolamento, attraverso i giornali, gli altri mezzi di comunicazione e il proprio sito (una volta i servizi segreti non avevano un sito internet, se no che servizi “segreti” sarebbero stati?, ma i tempi cambiano e devono adeguarsi anche loro, adesso non è più segreta nemmeno la loro sede, è un moderno edificio affacciato al Tamigi). Un popolare serial televisivo britannico, “Spooks”, fa fare una brutta fine alla maggior parte delle agenti donne che compaiono nella vicenda. E l’MI5 teme che questo possa dissuadere le telespettatrici dal pensare a una carriera nelle sue file. In realtà, spiega un comunicato, il controspionaggio ha bisogno di cervelli più che di muscoli, ha bisogno di “analisti pazienti e intelligenti che sappiano mettere insieme uno a uno i pezzi di un puzzle fino a fare emergere qualcosa di chiaro e riconoscibile”. E per questo, pare, servono più donne. Mata Hari cerebrali, che parlano tante lingue, conoscono bene aree esotiche e pericolose del mondo, hanno studiato la storia e la religione, insomma. Chi fosse interessato a una carriera simile può rivolgersi direttamente all’MI5 sul sito www.mi5.gov.uk/careers. E’ necessario avere la cittadinanza britannica, of course, ma quella si può anche eventualmente acquisire, e una doppia nazionalità non ha mai fatto male a un agente segreto.

Fonte: Repubblica

L’Italia ha le sue spie nello spazio

novembre 8, 2010 Spionaggio No Comments

La sicurezza del nostro Paese e le nostre capacità di combattere il terrorismo da ieri sono più forti. Perché, in orbita nello spazio, a 600 chilometri di quota, c’è una nuova sentinella. Il satellite spia italiano Cosmo-SkyMed-4, il cui lancio, dopo una serie di rinvii per ragioni tecniche connesse al lanciatore Boeing Delta II e per attendere il momento migliore e le condizioni metereologiche ottimali, è avvenuto alle 3 e 20 di sabato mattina, le 19 e 20 ora locale.
Con questo satellite è stata completata la costellazione di satelliti duali militari/civili Cosmo, una realizzazione di assoluta avanguardia, con ben pochi equivalenti a livello mondiale. Il Ministro dell’Istruzione e della Ricerca scientifica, Mariastella Gelmini, ha definito il lancio «un traguardo storico raggiunto dalla ricerca e dall’industria aerospaziale nazionale». Il sottosegretario alla Difesa Guido Crosetto spiega che grazie a questi satelliti oggi l’Italia non è più sicura, ma conta di più quando si discute con partner, alleati, «clienti», si tratti di cooperazione militare o di promuovere altri prodotti aerospaziali Made in Italy.
Il primo dei quattro satelliti Cosmo è stato lanciato a metà 2007, gli altri due a ottobre dello stesso anno e nel 2008. Con il quarto esemplare, migliorato rispetto ai precedenti, il sistema è completo e consente di scattare fino a 1.800 immagini al giorno, tipicamente 300 ad alta risoluzione e 1.500 a media risoluzione.
Grazie ai suoi potenti «occhi» radar, in grado di osservare la superficie terrestre, sia di giorno sia di notte. Indipendentemente dalle condizioni atmosferiche, il satellite Cosmo produce fotografie dettagliatissime, fondamentali per ruoli militari e di intelligence.
Queste immagini aiutano le nostre truppe in Afghanistan e Libano, così come quelle dei nostri alleati. E in qualche caso i satelliti hanno già permesso di raccogliere informazioni su attività di gruppi di guerriglieri e terroristi. Ci sono anche applicazioni civili e persino commerciali.
Le fotografie scattate dai Cosmo sono utilizzate per il controllo dei mari, dell’inquinamento, la mappatura del terreno, anche tridimensionale, il censimento degli immobili e delle risorse agricole, gli interventi in caso di calamità naturali.
I prodotti realizzati partendo da queste immagini sono poi venduti a utenti civili e militari ovunque nel mondo.
Cosmo SkyMed 4 è partito dalla base dell’aeronautica militare statunitense di Vandenberg. Ora il satellite sta effettuando controlli e verifiche, guidato del centro di controllo di Telespazio, la società di Finmeccanica e Thales per i servizi spaziali e sarà operativo nel giro di un mese.
I satelliti sono stati prodotti da Thales Alenia Space, società partecipata da Finmeccanica, nel quadro di un programma costato 1,2 miliardi di euro, stanziati dall’Asi, l’Agenzia spaziale italiana e dal ministero della Difesa. I soldi sono stati recuperati grazie alla vendita di servizi, satelliti e al volume di attività indotte generata dai Cosmo.
I satelliti Cosmo SkyMed pesano quasi due tonnellate e grazie al loro radar sono in grado di distinguere oggetti molto vicini tra loro, anche meno di un metro.
L’«acutezza» dei sensori è segreta, ma si parla di 70 centimetri, almeno per i clienti militari. Con quattro satelliti è possibile tenere sotto controllo buona parte del globo: uno dei satelliti passa su uno stesso punto almeno due volte al giorno, in particolare sul mar Mediterraneo, il Medio Oriente e il Golfo.

Fonte: Il Giornale

Giornalisti spiati, Sarkozy nella bufera

novembre 4, 2010 Spionaggio No Comments

Scandalo Bettencourt: secondo un giornale diversi 007 al servizio del’Eliseo

PARIGI – Una cellula segreta di 007 voluta direttamente dal presidente Nicolas Sarkozy per spiare i giornalisti e sorvegliare le inchieste di stampa sullo scandalo legato all’anziana erede dell’Oreal Liliane Bettencourt, che da mesi scuote il mondo politico e finanziario della Francia. L’inquietante rivelazione, sonoramente smentita dall’Eliseo, arriva dal giornale satirico Le Canard Enchainé, noto in Francia per essere sempre molto ben informato sui retroscena della politica.
Secondo il giornale, Sarkozy avrebbe personalmente incaricato il capo dei servizi segreti, Bernard Squarcini, di creare un gruppo specializzato per spiare i cronisti incaricati del caso Bettencourt, composto – scrive ancora il giornale – da un gruppo di ex-007 transalpini. L’opposizione è partita all’attacco chiedendo spiegazioni in Parlamento.
Mentre Eliseo, governo e maggioranza fanno quadrato e smentiscono categoricamente le notizie del Canard. Per il palazzo presidenziale, si tratta di una “cervellotica invenzione”.

«Accuse grottesche» le bolla invece il portavoce del governo Luc Chatel. Sulla vicenda interviene anche il ministro dell’Interno, Brice Hortefeux: i servizi segreti francesi (Dcri), afferma, «non sono la Stasi. Il loro ruolo non è intimorire i giornalisti ma i terroristi».
Mentre per il leader del partito di maggioranza Ump, Xavier Bertrand, le informazioni del Canard sono una «grande sciocchezza». «Mai ricevuto istruzioni dal presidente Sarkozy», assicura invece lo stesso Squarcini. Nonostante il muro dei potenti, lo storico giornale non demorde. Il suo direttore, Claude Angeli, non usa mezzi termini: «L’Eliseo può dire ciò che vuole, ma quelle del Canard sono buone fonti e non pubblicheremo mai una notizia del genere senza le prove». E ancora: «E normale che Sarkozy sia furioso, che abbia voglia di sapere, ma da qui a mettere in mezzo il contro-spionaggio…».

Fonte: Corriere Canadese

Su Facebook spionaggio militare e furto di dati

Stando alle istituzioni elvetiche, nel primo semestre del 2010 è avvenuto un significativo aumento a livello mondiale dei casi di spionaggio e di furto di dati informatici.

Attacchi mirati. Nel rapporto semestrale pubblicato oggi, la Centrale d’annuncio e analisi per la sicurezza dell’informazione (MELANI), si lascia andare ad affermazioni preoccupanti: «grandi imprese del settore ICT quali Google e Adobe sono state bersaglio di mirate aggressioni informatiche, indizi lasciano presupporre che in questi casi venga impiegata un’infrastruttura comune, […] è molto probabile che dietro a questi attacchi si nasconda la stessa mano». Un dettagliato rapporto ne spiega le ragioni.

Per la Centrale, dietro l’acquisizione non autorizzata di dati «si celano ragioni puramente finanziarie o interessi criminali ma anche lo spionaggio di Stato», qualcosa che il comunicato non esita a definire «una minaccia soprattutto per imprese e servizi pubblici».

L’ignoranza. È da chiarire, però, che pressocché la totalità dei cosiddetti attacchi informatici che giungono a buon fine, riescono a causa della scarsa competenza dei gestori web – ivi compresi quelli aziendali o governativi – o alla poca attenzione degli utenti.

Una anche approssimativa cultura della sicurezza informatica, così come un approccio meno ingenuo o frettoloso alle tecnologie da parte degli utenti, stroncherebbe sul nascere un enorme numero di violazioni.

Facebook. A tal proposito, MELANI cita i frequenti casi di spionaggio militare che passano senza alcuna forzatura attraverso Facebook: ignari militari in missione pubblicano informazioni riservate su posizioni, postazioni, e così via, spesso nemmeno premurandosi di impostare le minime contromisure per la tutela della privacy che lo stesso sito mette a disposizione. Trasmettendo dati riservatissimi che, nella migliore delle ipotesi, ovvero quando non finiscono nelle mani di malintenzionati, diventano di proprietà di una azienda privata: Facebook.

Ma sul celebre social network sono anche tantissimi altri i dati riservati messi a disposizione, da dati industriali, economici, fino a quelli sui propri rapporti personali. Dati che, come detto, quando non carpiti da soggetti non indicati, finiscono comunque lecitamente nella mani della società statunitense e delle proprie fumose politiche di gestione.

Le contromisure. Oltre ad una personale cultura della sicurezza, la migliore via per evitare rischi, per contrastare il fenomeno in aumento di furto di dati via internet e via email, dal 2010 se c’è il sospetto che un indirizzo internet elvetico (.ch) sia utilizzato per appropriarsi di dati privati o per diffondere software dannosi, può e deve essere bloccato.

Dal 15 giugno 2010, infatti, la Centrale MELANI è autorizzata dall’Ufficio federale sulle comunicazioni a richiedere il blocco presso il registro dei domini (SWITCH).

Stando ai dati giugno/agosto 2010, delle 237 000 pagine web svizzere esaminate 145 erano “infette”.

Fonte: LaNotizia.ch

Reso noto il budget dello spionaggio americano per il 2010

ottobre 30, 2010 Spionaggio No Comments

di John Howeis – 29 ottobre 2010
Il direttore della National Intelligence americana, il coordinamento delle agenzie di spionaggio americane, ha reso noto l’ammontare dei fondi che il Congresso degli Stati Uniti ha assegnato a questo settore nel 2010: si tratta di 53,1 miliardi di dollari.

Nello stesso giorno, il Ministero della Difesa americano ha reso noto ieri per parte sua il budget a disposizione del Military Intelligence Program (MIP) relativo al 2010, ovverosia i fondi disponibili per le attività di intelligence militare Usa, pari a 27 miliardi di dollari: la cifra, ha precisato il ministero, non include fondi per attività segrete.
In entrambe i casi, non verranno ovviamente fornite altre informazioni di dettaglio, che rimangono segrete per “ragioni di sicurezza nazionale”.
A titolo comparativo, il budget italiano della difesa, nel suo complesso, è stimato in circa 18 miliardi di euro, pari a circa 25 miliardi di dollari al cambio attuale: quindi, le risorse assegnate dagli Usa alla propria intelligence militare sono superiori all’intero budget delle forze armate italiane, che corrisponde a poco più dell’1 per cento del nostro prodotto interno lordo.

Fonte: Antimafia Duemila

Intercettazioni

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LEGGI LA PRIMA PARTE… – La scatola di una presa elettrica sembra essere stata spostata. Le prese elettriche sono tra i punti dove più frequentemente vengono nascosti dispositivi di intercettazione, così come lo sono i rilevatori di fumo, le lampade o gli interruttori. Se notate della sporcizia (tipo segatura o …

Come capire se qualcuno ti spia (Parte 1)

A casa, in ufficio ed in qualsiasi posto vi troviate potreste essere spiati. Chiunque voi siate, e qualsiasi cosa facciate, vi può capitare di incontrare persone che, per interesse o per avidità di potere, desiderano di venire in possesso di vostre informazioni riservate, sia per danneggiarvi che per ottenere un …

Il fisco controllerà anche i telefoni

Tra le grandi manovre di controllo che si stanno operando per monitorare i contribuenti, pare che gli agenti 007 dell’Agenzia delle Entrate si stiano concentrando sulle intercettazioni del nostro cellulare. Iphone, Samsung o qualsiasi altra marca sia, il fisco non si pone limiti. Non si tratta di spiare il contenuto …

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I consigli del ladro per una difesa ottimale contro i furti in estate.

furti in appartamento

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Guida alla sorveglianza video: parte 3 – Salvataggio filmati e analisi video

Proseguiamo con le nostre 7 domande, con la parte dedicata ai supporti di salvataggio dei filmati video, e all’analisi dei filmati registrati. 4. Salvataggio I video di sorveglianza sono quasi sempre salvati per recupero e revisione. La durata media dello stoccaggio è tra i 30 e i 90 giorni, anche se in alcuni casi il periodo può essere più breve, o durare anche per qualche anno. I due elementi più …

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