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Il costo della nostra privacy

Si è soliti sostenere che la privacy non ha prezzo, oggi però ci sono dei parametri attendibili con cui farsi un’idea: il tariffario con cui gli operatori telefonici e gli Internet service provider statunitensi vendono le conversazioni degli utenti al governo. Dopo il caso Snowden, a svelare il listino prezzi è stato il deputato Markey attraverso una ricerca di una associazione che difende le libertà civili.



Il prezzo più alto riguarda le intercettazione telefoniche. Ogni operatore ha il proprio listino: At&t, il principale fornitore statunitense, chiede 325 dollari solamente per l’attivazione dell’intercettazione, più una tariffa giornaliera. Per gli operatori meno importanti il costo si aggirerebbe attorno ai 250 dollari, molto più caro invece l’operatore mobile Verizon, che chiede 775 dollari di attivazione e 500 dollari per ogni mese di intercettazione. Strano a dirsi, ma i curiosi più smart fanno da sé risparmiando soldi, tempo e dispersioni delle informazioni. Molti acquistano infatti degli strumenti professionali per le intercettazioni telefoniche che consentono ottime registrazioni ed un notevole risparmio di denaro nel tempo.

Meno dispendioso risulta agire sulle informazioni online. Facebook regala i dati quando il governo li richiede, e forse non è l’unica azienda, anche se gli altri big come Microsoft, Google e Yahoo! non si sono pronunciate ufficialmente. Non tutti però agiscono a nome del governo e quindi si attrezzano con key logger e key hunter, dei piccolissimi sistemi che consentono di appropriarsi di dati dal pc senza destare sospetti.

In America ciò che più duole è il voler sapere perché il governo debba spendere soldi pubblici per intercettare i cittadini. Ne traggono sicuramente beneficio gli operatori che vedono all’orizzonte un business fiorente e remunerativo pagato coi soldi degli americani. 
I privati acquistano strumenti per la sicurezza e la sorveglianza principalmente da siti online, uno dei più affidabili è sicuramente Endoacustica Europe (www.endoacustica.com) che offre prodotti di altissima qualità a prezzi convenienti.

Violenze a scuola: arrestata un’insegnante

Una storia ormai troppo comune di maltrattamenti in scuole e in luoghi di educazione e assistenza. Questa volta è accaduto a Roma. Umiliazioni verbali verso bambini con difficoltà psico-infantili apostrofati con parole come “scemo”, “zozzo”, “schifoso”, “bastardo”, “cosa inutile”. E i più grandicelli usati per deridere i piccoli e incitati alla violenza nei confronti degli altri: “Vai da lui e schiaffeggialo”, gli ordini dell’educatrice.

In tanti si erano rivolti ai dirigenti scolastici e alle forze dell’ordine, ma occorrevano prove più concrete. Così il sostituto procuratore titolare dell’inchiesta ha deciso di installare delle microcamere in aula e in diversi altri spazi della scuola; queste hanno subito fornito riscontri oggettivi sugli indizi di colpevolezza.

Le immagini hanno ripreso quanto accaduto dal 24 aprile all’8 maggio consentendo agli inquirenti di prendere atto dei “comportamenti vessatori, offensivi e violenti” della maestra. Significativo sarebbe quello che è accaduto nella tarda mattinata del 24 aprile: il video riprende l’educatrice mentre dà uno schiaffo ad un bambino e ne insulta un altro che manifesta difficoltà di relazione e di parola. Per rimproverare un bimbo con disagi “colpevole” di essersi fatto la pipì nei pantaloni, l’insegnante dice alla classe “Se l’è fatta sotto, è uno schifoso”. Lei resta seduta, non provvede a pulirlo né chiama qualcuno perché lo faccia, anzi ordina al bambino di pulirsi da solo, consegnando la carta assorbente al piccolo che, impaurito, provvede a pulire anche la sedia, inginocchiandosi e asciugando fin sotto il tavolo. Poi torna a infierire con le offese: “Sudicione, asciuga bene per terra prima. Forza, guarda che se vengo là ti faccio dare la testa sopra, eh?”.

Dunque per maltrattamenti e percossea bambini sono state arrestate, ai domiciliari, la maestra di 57 anni e la coordinatrice della scuola pubblica per l’infanzia in zona Tiburtina, a Portonaccio. Secondo l’ordinanza di custodia cautelare disposta dal gip Elvira Tamburello sono stati tanti gli episodi violenti nei confronti dei bimbi a cui la maestra, madre di due figli, sarebbe ricorsa per ottenere l’obbedienza degli alunni, che vivevano in un clima di terrore. A volte le percosse arrivavano anche senza alcun motivo.

La coordinatrice della scuola è apparsa incredula al momento dell’arresto, anche se dai primi accertamenti risulta che la stessa sarebbe stata avvertita più volte della condotta dell’insegnante, omettendo di prendere gli opportuni provvedimenti, anzi accusando le altre operatrici di invidia e gelosia. A parlare delle violenze a qualche genitore sarebbero stati anche alcuni bimbi.

Sempre nelle immagini si vede l’insegnante che se la prende con un altro bambino al quale tira i capelli “Non urlare, sciocco, ti do un cazzotto qui, eh?” e lo schiaffeggia sul volto. Il 3 maggio poi le ire sono contro un altro bimbo che avrebbe scritto su un mobile: “Vero che hai fatto quella schifezza lì? Te la faccio pulire con la lingua”. Il 6 maggio di fronte ad un altro bimbo che non ha risposto a una sua domanda, lo minaccia: “Ripeti immediatamente ciò che ho detto. Ripetilo, prima di tre, se tu non lo ripeti vengo là e t’attacco al lampadario”. Il 7 maggio l’insegnante prende di mira un altro allievo che, strattonato, è costretto a sedersi vicino al muro; inutilmente, cerca di difendersi con un “non sono stato io”. Nei video si vede anche come la maestra sia stata più volte ripresa dalle sue colleghe per i suoi metodi poco educativi. L’unico accorgimento della maestra sarebbe stato quello di non assumere comportamenti violenti in presenza di altro personale scolastico.

I genitori chiedono a gran voce di poter vedere i video ripresi dalle microcamere, sgomenti circa l’accaduto. Esigono spiegazioni intenzionati a ritirare i propri figli dalla scuola romana.
Un episodio gravissimo che ha richiesto lunghe indagini. Solo attraverso l’utilizzo delle microcamere si è potuto far chiarezza sugli accadimenti e mettere un punto alle violenze subite quotidianamente dai bambini. In numerose altre situazioni sono stati i dirigenti scolastici o i genitori stessi ad impiantare delle microcamere in oggetti dei bambini, aule o spazi comuni, per monitorare il comportamento del personale scolastico evitando che questo tipo di umiliazioni e violenze si protraessero nel tempo.

I microregistratori: la risposta alle tue domande

Immagina una stanza con il tuo partner che sta parlando con qualcuno di sospetto.O un tuo socio d’affari che sta discutendo un accordo alle tue spalle in compagnia di eleganti business men. O i tuoi impiegati che passano informazioni importanti alla concorrenza. O magari si tratta dei tuoi figli. Tua figlia sta ancora uscendo con quell’idiota? E tuo figlio, cosa fa quando è solo in casa?

Le applicazioni che possono avere i microregistratori di ultima generazione sono davvero numerosissime: dallo svago al lavoro, dallo studio al controllo fino addirittura allo spionaggio di situazioni poco chiare.
Partendo dai più piccoli, è possibile usare un microregistratore per esempio durante una lezione, in modo da cogliere più informazioni possibili ed essere facilitati nello studio; perfette a questo scopo sono ad esempio le penne rec, ma anche le più comuni scatolette di dimensioni davvero piccole e quindi occultabili ovunque; con lo stesso oggetto sarà possibile, nel tempo libero, registrare musica, dare un’occhiata alla fidanzata poco fedele, riprendere le proprie imprese sportive o semplicemente divertirsi un pò.

Invece, un business man moderno può ricorrere ad un registratore digitale per prendere appunti al volo mentre si trova in auto, bloccato nel traffico, per registrare una importante riunione o un incontro con un cliente, ed analizzarne i dettagli per redigere un’offerta vincente; monitorare il proprio ufficio quando non è sul posto di lavoro e guardarsi bene dai dipendenti furbi.

Ma i microregistratori si adattano alle esigenze di tutti, anche della casalinga infastidita dai dispetti dei vicini o poco fiduciosa nei confronti del marito sfuggente. L’attivazione vocale automatica permette ad esempio l’azionamento del prodotto, in maniera autonoma, solamente quando questo percepisce una voce o un rumore, permettendo un notevole risparmio energetico.

Inoltre, le dimensioni ridotte e l’alta capacità di memoria su scheda flash, permettono di usare i registratori digitali per oltre 1200 ore di attività, e di occultarli pressoché ovunque: all’interno di un portachiavi, su occhiali da vista o da sole, dentro cinture o collane, in una tasca o in una presa elettrica.

Le microcamere possono essere ovunque

Sempre più frequenti sono le notizie di microcamere installate in luoghi impensabili come palestre, chiese e addirittura bagni pubblici. Piccolissime e discrete riescono ad essere impiantate in oggetti quotidiani e di uso comune così da non destare nessun sospetto.

Un esempio di questo fenomeno può essere l’episodio avvenuto nello spogliatoio della Samarcanda Racanese, squadra di volley della provincia di Treviso, dove è stata rinvenuta una microspia che sembrerebbe esser stata installata dall’allenatore della squadra femminile allo scopo di spiare le giocatrici sotto la doccia. Delle immagini che l’impianto di videoregistrazione dovrebbe aver catturato, non c’è traccia né nel computer dell’uomo e neppure nella scheda di memoria della videocamera seppure nel momento in cui una ragazza ha scovato il dispositivo, era accesa la lucina rossa che indica la registrazione in corso. L’apparecchio era nascosto all’interno di una scatola di cartone posata sopra un muretto divisorio tra lo spogliatoio e la zona delle docce.
La ragazza, dopo aver trovato la microcamera si è rivolta all’allenatore che le ha raccomandando di non dire nulla dell’accaduto; ma alcune ragazze si sono confidate con i genitori ed è scattata la segnalazione ai carabinieri.
La Procura ha incaricato il perito di accertare se la scheda di memoria sottoposta ai primi accertamenti sia effettivamente quella originale. Il dubbio degli inquirenti è che il supporto sia stato sostituito.

Ancora più sconcertante può risultare il ritrovamento di un occhio elettronico in una toilette di una parrocchia di Longara. Una ragazzina è stata incuriosita da una piccola lucina che proveniva da un porta rifiuti e, aprendolo, ha trovato la microcamera.
Il centro parrocchiale era aperto per il week end per una sagra e la spy cam stava riprendendo i fruitori del wc da diverse ore.
Nelle immagini registrate si vedono due uomini e la ragazza minorenne che ha scoperto la microcamera in bagno. Si pensa che i colpevoli possano essere persone inesperte data la scarsa professionalità dello strumento. Di certo chiunque avrebbe potuto avere accesso al bagno del centro parrocchiale data l’occasione di festa e il viavai di gente.

Molti centri sportivi e responsabili di luoghi pubblici si stanno dotando di validi strumenti per la bonifica ambientale. Con questi è possibile rivelare la presenza di microspie anche a grande distanza nell’arco di pochi minuti. Apparecchi semplici e di facile utilizzo che potrebbero evitare spiacevoli episodi e danni di immagine.

Oltre 36milioni di euro sottratti alle banche europee dagli hacker

In questi anni numerosi cittadini di tutto il mondo hanno fatto ricorso a cellulari anti intercettazioni sentendosi sempre più controllati sotto la lente di ingrandimento di enti non autorizzati al controllo. Non hanno ben pensato alla tutela della propria privacy invece numerose banche europee che si sono viste sottrarre oltre 36 milioni di euro da un gruppo di hacker.
Il Financial Times ha riportato che si tratterebbe del primo caso di furto che ha preso specificatamente di mira le procedure di sicurezza sui servizi bancari via internet che sfruttano i cellulari. Alla base della frode ci sarebbe un trojan a due stati, un virus inizialmente dormiente sui PC degli utenti che si trasferiva sui loro smartphone. A questo punto il trojan, avendo infettato entrambi i dispositivi, poteva registrare i codici di verifica inviati sui cellulari e utilizzarli per creare una sessione di online banking in parallelo effettuando trasferimenti su altri conti. La truffa avrebbe riguardato 30 mila utenti bancari online di Germania, Italia, Spagna e Olanda, dice il Financial Times. Nello specifico, sono stati presi di mira dispositivi mobili Android e Blackberry.

Diverse società che si occupano di sicurezza online, hanno pubblicato report in cui spiegano la dinamica dell’attacco in maniera più specifica. Il sistema è stato creato su misura per superare i sistemi di sicurezza online delle banche costituiti generalmente da due livelli: il primo è sviluppato quando un cliente che deve effettuare un’operazione online, riceve un numero di autenticazione per la specifica transazione (Transaction Authentication Number, Tan) via sms sul cellulare. Successivamente numero Tan viene inserito sul sito per confermare l’operazione e dunque procedere. Potrebbe accadere che il cliente clikki sul link sbagliato, scaricando un trojan che al primo ingresso sul sito di online banking, richiederà di inserire il numero di cellulare, al quale verrà inviata una richiesta di aggiornamento “delle procedure di sicurezza”. Accettando l’aggiornamento, l’utente scarica una variante mobile del trojan (Zitmo), progettata per intercettare gli sms della banca contenenti il numero Tan. Quindi alla prima operazione utile, il trojan intercetta il numero segreto e lo usa per trasferire soldi. L’utilizzatore può rendersi conto della truffa solo quando scopre un ammanco sul suo conto. Le transazioni effettuate in Europa hanno avuto valore compreso tra 500 e 250.000 Euro.

Gli attacchi informatici sono all’ordine del giorno ed in continuo aggiornamento. Sta agli utenti grandi o piccoli che siano dotarsi di validi sistemi di sicurezza su pc e cellulari.

Password poco fantasiose. Falla anche nella sicurezza di Google

Che gli hacker siano sempre dietro l’angolo e diventino giorno dopo giorno più abili nello scovare le password ormai è un dato accertato. Ma d’altra parte è innegabile che molto spesso sono gli stessi utenti a facilitare il “lavoro” dei pirati informatici.

Oltre all’impiego di strumenti a portata di mano che permettono di spiare pc a distanza o crackare reti wifi che vengono comunemente utilizzati in case ed uffici, i “curiosi ad alti livelli” sono sempre più spesso facilitati da dimenticanze e superficialità nello scegliere per la propria sicurezza.

Esempio di questa noncuranza si è rivelato negli ultimi giorni Google ed insieme ad esso molti altri importanti siti di servizi internet come Yahoo!, Amazon, eBay, Apple, Linkedln, Twitter, US Bank, HP, Dell ed altri.
Zachary Harris, un matematico americano, ha scovato una falla nel sistema di sicurezza degli account mail di Google, Yahoo! e altre grandi compagnie. Harris casualmente ha notato l’estrema vulnerabilità del DKIM, il sistema di autenticazione delle email che dovrebbe garantire sicurezza oltre al riconoscimento dei mittenti.
Tutto è nato per caso: il matematico è stato contattato nel dicembre scorso da un responsabile delle risorse umane di Google intento ad offrirgli un lavoro. Il giovane, sospettando che poteva trattarsi di un fake, ha cominciato a fare delle ricerche. Nel constatare la veridicità dell’indirizzo email, si è reso conto che lo standard DKMI solitamente di almeno 1024 bit, era solamente di 512 e quindi facilmente intercettabile. Con estrema semplicità infatti si sarebbe potuto rubare le credenziali e inviare email a nome di un qualsiasi utente Google.

Harris ha segnalato a diverse aziende il problema di protezione, ma pare che non abbia avuto risposte quantomeno di gratitudine. In tutta risposta, Google, come altre, ha subito provveduto ad innalzare il livello di protezione con un codice di criptazione a 2048 bit.

Questo è ciò che accade ai colossi dei servizi internet, ma nelle nostre case la storia non è molto diversa. Infatti sembra che non ci sia molta fantasia nella scelta delle parole di accesso ai propri servizi internet e quindi questi risultano facilmente accessibili da terzi.

SplashData, ogni anno classifica le 25 password più utilizzate. Pare che al primo posto ci sia ancora l’opzione “password”, seguita da “123456”, “12345678”, “abc123”. Tra le più simpatiche “monkey”, “iloveyou” e “football”. Forse si sceglie con lo scopo di facilitare il ricordo o forse è semplice pigrizia nel pensare a qualcosa di meno probabile che però tutelerebbe in maniera decisamente maggiore la nostra privacy.

Si consiglia di utilizzare sempre una password di almeno otto caratteri, meglio se diversi, inserendo ad esempio punteggiatura. Da evitare l’utilizzo della stessa stringa per più siti.

Non facciamoci controllare dagli intrusi

E’ Silent Circle, la nuova app sviluppata da Phil Zimmerman che garantirebbe telefonate, sms, email e videochiamate non intercettabili. Grafica molto semplice (simile a quella dell’Iphone) e qualità audio molto vicina alla classica offerta dalle reti di telefonia mobile (VoIP che sfrutta 3G, 4G e Wi-Fi). Il costo “base” si aggirerebbe intorno ai 20 dollari al mese. Come sempre risulta discutibile la validità di una qualsiasi app, a maggior ragione se questa dovrebbe tutelare la nostra sicurezza.

Nell’era della comunicazione senza confini diviene sempre più un bisogno regalarsi dei momenti di privacy in cui nessuno può interferire nelle nostre parole e nei nostri gesti.

Esistono già da tempo dispositivi molto affidabili in grado di intercettare la presenza di microspie e disinnescarle automaticamente, non interferendo nelle normali conversazioni. Inoltre per avere la massima sicurezza a portata di cellulare, sarebbe opportuno acquistare software progettati appositamente per una comunicazione mobile non intercettabile, come Safe&Talk, un prodotto Endoacustica nato per effettuare chiamate criptate su rete GSM. L’attivazione è molto semplice: basta installare il programma sul proprio telefonino e inserire una chiave segreta in grado di trasferire informazioni ad un altro cellulare dotato dello stesso software. In questo modo i dati saranno trasferiti in rete GSM in chiave criptata. Massima affidabilità in brevissimo tempo.

Inoltre per chi volesse un prodotto più professionale per una difesa ancora più elevata potrebbe optare su Gsm Crypto 400, l’unico Encrypted IP Phone presente sul mercato ad aver pubblicato l’intero codice sorgente per permettere valutazioni di qualsiasi genere sulla sua affidabilità. L’Encrypted IP Phone utilizza un sistema di salvataggio codificato per contatti, messaggi, note e files, con protezione di dati sensibili contro l’accesso non autorizzato.
In ogni caso, in tema di sicurezza e difesa personale è sempre opportuno affidarsi ad esperti del settore, Endoacustica potrebbe sicuramente fornire valide soluzioni.

Il nostro smartphone ci tradirà: scoperto un algoritmo in grado di predire le nostre azioni

Monotona, abitudinaria e prevedibile, è molto spesso la nostra vita: casa, posto di lavoro, magari supermercato per fare la spesa, casa. Questo tre italiani, ricercatori dell’università di Birmingham, lo sanno bene.

Con lo scopo di sviluppare un algoritmo in grado di prevedere, con un certo livello di affidabilità, i movimenti di una persona sfruttando i dati di geolocalizzazioni forniti dal suo cellulare e da quello dei suoi conoscenti, il team ha analizzato i dati raccolti nell’ambito del Nokia Mobile Data Challenge. Circa 200 volontari residenti nella zona di Losanna, in Svizzera, tra il 2009 e il 2011 hanno messo a disposizione i dati sui propri spostamenti quotidiani.
I ricercatori “made in Italy” hanno così incrociato le informazioni relative ad un individuo e ai suoi contatti più prossimi per predire la posizione futura di una persona in base ai luoghi e alle aree visitati nel passato e alla frequenza di contatto nelle zone in oggetto, riuscendo ad individuare il punto esatto in cui l’individuo si sarebbe trovato fino a 24 ore di distanza, con uno scarto medio di 20 metri. Trattando invece solo i dati relativi al singolo, il margine di scarto aumentava fino a 1000 metri.
Non solo, con precisione matematica e margine di errore ridottissimo, gli scienziati si sono detti capaci di calcolare le scelte future e le direzioni di un’utenza telefonica. Ad oggi queste operazioni sono possibili attraverso l’uso di localizzatori GPS e spysoftware che permettono di analizzare il traffico telefonico di una persona e la sua posizione geografica.

Lo studio dell’interdipendenza tra il movimento umano e i legami sociali degli individui va ad assumere una grande importanza sotto diversi aspetti.
Innanzi tutto è indubbia la valenza sociale: con questo algoritmo potremmo rilevare l’effettiva importanza dei legami sociali nella vita di tutti i giorni e quanto la nostra quotidianità sia influenzata dalla presenza e dal comportamento delle persone con cui interagiamo. Insomma come il nostro comportamento varia in presenza di un altro individuo.
Di certo questa scoperta è a dir poco rivoluzionaria per chi basa il proprio business sulla pubblicità geolocalizzata: conoscere nel dettaglio le abitudini di un individuo, le sue interazioni sociali e i posti da lui frequentati porterebbe a raccomandazioni ultrapersonalizzate. Ci riferiamo a quelle pubblicità che mostrano ciò che vorremmo comprare ancor prima di comincaire a cercarlo; questo avviene attraverso il discovery engine che studiando le “abitudini” ci fornisce i contenuti di interesse nel momento in cui potremmo averne bisogno, secondo la nostra tabella di marcia quotidiana.

È così, il miglior amico dell’uomo potrebbe tradirlo.
Alcuni dubbi sono stati avanzati per quanto riguarda la lesione della privacy.
Gli scienziati assicurano che la possibilità di creare il proprio algoritmo sul cellulare è legata ad un’applicazione che si può scegliere o meno di scaricare.
Per quanto concerne le compagnie di promozione pubblicitaria, saranno abilitate ad informare i clienti con banner, annunci o informazioni solo se dichiaratamente autorizzate da essi stessi.
Starà a noi scegliere se voler dichiaratamente essere monitorati 24h su 24h o tornare al nostro vecchio ed enorme telefono di prima generazione.

Samsung contro LG: gli schermi OLED sarebbero stati copiati

Dopo l’infuocata diatriba tra Samsung ed Apple, si profila una nuova accusa di spionaggio industriale. Questa volta è stato il colosso del Galaxy a portare in tribunale la connazionale coreana LG. L’oggetto del contenzioso sarebbero 18 tecnologie segrete e protette da brevetto riguardanti i pannelli OLED (Organic Light Emitting Diode).

Si tratta di una nuova tecnologia che permette di realizzare display a colori con la capacità di emettere luce propria: a differenza dei display a cristalli liquidi, i display OLED non richiedono componenti aggiuntivi per essere illuminati. Questo permette di realizzare display molto più sottili e addirittura pieghevoli e arrotolabili, e che richiedono minori quantità di energia per funzionare. Proprio in questi giorni, all’Ifa di Berlino le due aziende coreane hanno orgogliosamente esposto i propri televisori OLED 55 pollici di ultima generazione e praticamente identici. L’ingiunzione, presunta da aprile scorso e depositata solo negli ultimi giorni presso la Central District Court di Seoul, coinvolgerebbe undici persone tra collaboratori interni ed esterni e vedrebbe un passaggio indebito di documenti.
Samsung chiede in definitiva 880mila dollari alla concorrente LG per ogni prodotto dotato delle stesse tecnologie. Inoltre i vertici Samsung tengono a sottolineare che la concorrente avrebbe più volte acquisito indebitamente i propri segreti industriali.
Sarà arrivato il momento di prendere le dovute precauzioni?

Così la Siria spia i suoi oppositori.

Siria spiata da un trojan

Si chiama Dark Comet ed è stato messo a punto da un 22enne francese, Jean-Pierre Lesueur, per caso. Il ragazzo,infatti, in realtà non voleva creare uno strumento di spionaggio. Aveva come unico scopo quello di dimostrare le sue capacità di programmazione nel mondo degli hacker ma, suo malgrado, è riuscito a creare un vero e proprio programma spia, che viene ora utilizzato dal governo siriano per spiare, ed arrestare, i suoi oppositori.

Dark Comet è un’applicazione software che consente il controllo remoto su un altro computer, rubando le password, file video e audio con un keylogger difficilmente individuabile dai prodotti antivirus. Creato nel 2008, non ha suscitato attenzione fino a quando non è stato collegato alla rivoluzione siriana e all’arresto degli oppositori al regime del presidente Bashar Assad.

Secondo Lesueur, Dark Comet non è peggiore rispetto ad altri strumenti di hacking, come Metasploit o Linux BackTrack, che possono essere utilizzati sia dai tester legittimi della sicurezza che da criminali, per lanciare attacchi online contro computer e reti di prova per scovare falle alla sicurezza.

Dlshad Othman, attivista siriano e specialista di computer che è anche un membro del Dipartimento di Stato Americano per la libertà di Internet, ha imparato a conoscere Dark Comet nel mese di dicembre, quando un suo compagno gli ha chiesto di esaminare il suo computer dopo aver perso l’accesso alla sua e-mail e agli account Skype e Facebook. Dopo una scansione, Othman scoperto che sulla macchina era installato il programma spia.

“Poiché la maggior parte del popolo siriano ha iniziato ad utilizzare connessioni sicure e ha

imparato a raggirare la censura e la sorveglianza di Internet, il regime ha scoperto che è meglio utilizzare un trojan per arrestare le persone”, afferma Othman. Un programmino, quindi, capace di rubare dati, che si nasconde dietro normali files, i PDF per esempio, e che si propaga soprattutto tramite skype, infettando tutti i contatti di chi apre il file “cavallo di Troia”.

Lesueur, avendo paura dell’arresto, in seguito agli usi illegali che sono stati fatti della sua creazione, ha deciso di scrivere un codice per la rimozione di Dark Comet, affermando che mai avrebbe pensato di doversi trovare al centro di affari internazionali e che l’unico suo obiettivo era quello di essere ricordato come hacker.

Resta da chiedersi quanto il programma di rimozione del trojan possa essere efficace e se davvero il 22enne francese ha accantonato l’idea di ulteriori sviluppi del programma spia.

Ndrangheta, 26 arresti grazie alle cimici nascoste nella casa del boss.

auto dei carabinieri

Ventisei le persone arrestate due giorni fa per associazione a delinquere di stampo mafioso e mancata osservanza della pena dalla Dda di Reggio Calabria che, grazie alle microspie ambientali piazzate nella casa del figlio del boss Antonio Pelle, sono riusciti a tracciare non solo la latitanza dello stesso boss dal 2007 al 2009, quando è stato ricoverato d’urgenza in ospedale ed è morto pochi mesi dopo, ma anche ad individuare la rete che lo proteggeva.

Era stato messo su un vero e proprio sistema militare: c’erano “picciotti” pronti a consegnare pizzini e a garantire la comunicazione con la famiglia, staffette per controllare le vie d’accesso e di fuga e persino un elettricista capace di effettuare la bonifica dalle cimici su ambienti e veicoli. LA “famiglia”, una volta scoperte le microcamere, infatti, si era prodigata nel ripulire tutti i luoghi. Purtroppo per loro, non sono riusciti a rilevare la microcamera nascosta nella casa del figlio del boss Giuseppe, appartamento in cui i mafiosi erano solito riunirsi sicuri delle bonifiche fatte.

Quella casa era definita “l’università della Ndrangheta”, dove si parlava delle questioni del clan anche per 18 ora al giorno. Conversazioni grazie alle quali è stato possibile ricostruire tutti gli spostamenti di Antonio Pelle, detto “’ntoni gambazza” che, grazie al potente sistema di sicurezza che lo circondava, ha avuto la possibilità, mentre nel 2008 i carabinieri buttavano giù la sua casa con i bulldozer a caccia di bunker (ben tre nella sua casa), di spostarsi dal suo rifugio ed arrivare sino in Piemonte. E, magari, se non ci fosse stata l’urgenza di ricoverarlo in ospedale, forse non sarebbe stato mai scoperto, almeno fino ad oggi.

Un fascicolo, quello redatto grazie alle intercettazioni, che svela una rete di uomini fidati intorno al boss, provenienti anche da altre associazioni mafiose, a dimostrazione di quanto la Ndrangheta sia solida e unitaria e di come al suo interno viga il principio di “mutuo soccorso”.

Le intercettazioni ambientali, quelle stesse che suscitano dibattiti e controversie in diversi ambienti della politica e che spaccano l’opinione pubblica sulle questioni che riguardano il diritto alla privacy, ma che si stanno dimostrando sempre più utili nel combattere la criminalità. E, se da un lato c’è chi le condanna senza riserve, dall’altro invece c’è chi si chiede se vale il detto secondo il quale chi non ha nulla da nascondere, nulla teme…

Terrorismo: voleva attaccare Capitol Hill e Pentagono con un drone. Intercettato dall’FBI.

mini-drone

Stava progettando due attentati: uno a Capitol Hill (sede del Congresso americano) e l’altro al Pentagono, un giovane di 26 anni con cittadinanza americana, Rezwan Ferdaus, che stava preparando due mini-droni carichi di esplosivo, da scagliare contro gli edifici governativi statunitensi. I velivoli telecomandati, utilizzati solitamente per la sorveglianza aerea, erano stati opportunamente modificati. Del resto Ferdaus, laureato in fisica alla Northwestern University, è anche un esperto di tecnologia ed era stato in grado di trasformare dei telefoni cellulari in detonatori per bombe da usare contro soldati americani in Iraq ed Afghanistan.

Ma il suo piano è fallito. Intercettato dall’FBI, rischia ora 17 anni di carcere e altri 10 di libertà condizionata. Il processo avrà inizio il 20 luglio a Boston, città nella quale è stato arrestato a settembre.

L’uomo era già stato avvicinato da agenti dell’FBI sotto copertura nel 2010, i quali, fingendosi degli adepti di Al Qaeda pronti a reclutare terroristi negli Stati Uniti, erano venuti a conoscenza di diversi progetti che l’uomo si accingeva a mettere in atto.

L’amministrazione Obama prosegue intanto il suo piano di sicurezza e di lotta al terrorismo, dispiegando i suoi uomini e sistemi di videosorveglianza in oltre 14 aeroporti stranieri. Un piano da circa 115 milioni all’anno, che permetterà di bloccare persone sospette ancor prima che queste s’imbarchino per gli USA. Resta, tuttavia, il problema dell’accettazione, da parte dei paesi stranieri, di avere soldati americani armati nei loro scali.

In casa, invece, è un altro il quesito che ci si pone. Secondo una ricerca, i corpi militari, coadiuvando il lavoro di diverse università, starebbero collaborando alla realizzazione di droni sempre più sofisticati ed efficaci, da lanciare nei cieli americani per sorvegliare il paese. Solo qualche giorno fa, ricercatori dell’Università del Texas hanno dimostrato come sia possibile, da parte di malintenzionati, dirottare questi velivoli, grazie ad un sistema che permette di disturbare il segnale GPS, e scagliarli contro edifici e persone. Ci si chiede se questi aerei senza pilota possano davvero essere un aiuto alla difesa contro attacchi terroristici o se, essi stessi, possano essere uno strumento in mano ai terroristi. Intanto proseguono le ricerche per ovviare al problema delle interferenze con il segnale, per renderli non facilmente dirottabili.

Intercettazioni: è boom negli USA, lo rivelano le compagnie telefoniche.

intercettazioni cellulari

Sono ormai diventati degli apparecchi indispensabili, un po’ a tutte le età. Li portiamo sempre con noi perché ci danno, in qualsiasi momento, la certezza che, in caso di bisogno, possiamo sempre chiamare qualcuno che verrà in nostro soccorso. Sono i telefoni cellulari, sempre più utili e sempre più complessi, con maggiori funzionalità. Non più solo chiamate e messaggi, ma anche internet e annessi, registratori, fotocamere e localizzatori GPS.

Essi sono, però anche una porta d’accesso ai nostri dati, le più richieste dalle agenzie investigative di tutto il mondo per intercettare e pedinare. Una ricerca condotta in questi giorni negli Stati Uniti, e che analizza gli ultimi cinque anni, ha rivelato che sono stata 1,3 milioni, solo l’anno scorso, le richieste di informazioni sugli abbonati, da parte di forze dell’ordine alla ricerca di SMS, localizzazione del chiamante e altre informazioni utili alle indagini. A rivelarlo sono le stesse compagnie telefoniche che, su iniziativa di una Commissione d’inchiesta, hanno reso pubblici i dati sulle richieste di intercettazioni cellulari da parte di polizia, agenzie investigative, corti giudiziarie, ecc…

Le compagnie, inoltre, hanno sottolineato come l’enorme quantità di richieste abbia in un certo senso creato un certo disagio agli stessi operatori telefonici, che si sono ritrovati nella posizione di dover difendere, davanti all’opinione pubblica, la loro reputazione e orientamento in quella che in molti casi può sembrare una vera e propria invasione della privacy.

Molte compagnie, infatti, si sono spesso di rifiutate di fornire dati sui propri abbonati perché, in molti casi, nonostante il carattere d’urgenza (che farebbe venir meno la richiesta di autorizzazioni ulteriori alle autorità giudiziarie), diverse richieste di sorveglianza sarebbero risultate opinabili e ingiustificate, molte delle quali provenienti dalla stessa FBI.

Le richieste, che si sono triplicate rispetto al 2007 (sono per AT&T sono 700 al giorno), riguarderebbero anche la condivisione di dati GPS. Materia abbastanza controversa e non ancora ben regolamentata, sulla quale le compagnie telefoniche hanno chiesto alla Commissione d’inchiesta di regolamentare in maniera più precisa i rapporti che dovrebbero avere con le forze di polizia, i diritti ed i doveri di entrambi su le questioni riguardanti le intercettazioni.

E, se da un lato cresce il controllo e la sorveglianza da parte di enti governativi e non, aumenta, dall’altro, la diffusione di strumenti volti ad impedire l’enorme “Grande Fratello”, quali cellulari non intercettabili e jammer, spesso utilizzati per disturbare il segnale GPS e spostarsi in tutta tranquillità.

Guida al controspionaggio

Come capire se qualcuno ti spia (Parte 2)

LEGGI LA PRIMA PARTE… – La scatola di una presa elettrica sembra essere stata spostata. Le prese elettriche sono tra i punti dove più frequentemente vengono nascosti dispositivi di intercettazione, così come lo sono i rilevatori di fumo, le lampade o gli interruttori. Se notate della sporcizia (tipo segatura o …

Come capire se qualcuno ti spia (Parte 1)

A casa, in ufficio ed in qualsiasi posto vi troviate potreste essere spiati. Chiunque voi siate, e qualsiasi cosa facciate, vi può capitare di incontrare persone che, per interesse o per avidità di potere, desiderano di venire in possesso di vostre informazioni riservate, sia per danneggiarvi che per ottenere un …

Il fisco controllerà anche i telefoni

Tra le grandi manovre di controllo che si stanno operando per monitorare i contribuenti, pare che gli agenti 007 dell’Agenzia delle Entrate si stiano concentrando sulle intercettazioni del nostro cellulare. Iphone, Samsung o qualsiasi altra marca sia, il fisco non si pone limiti. Non si tratta di spiare il contenuto …

Guide alla videosorveglianza

Come arrestare il key bumbing, il furto senza traccia

La nuova frontiera dei furti, per ladri in continuo aggiornamento, è il “key bumping”. Si tratta dell’arte di aprire le porte delle abitazioni senza lasciare segni di effrazione. A Roma, i Carabinieri hanno arrestato una banda di georgiani, ben 37 persone, specializzate in furti in appartamenti nella città e in provincia. L’organizzazione criminale è risultata responsabile di decine di colpi in appartamenti, e in particolare, è specializzata nella tecnica consente …

I consigli del ladro per una difesa ottimale contro i furti in estate.

furti in appartamento

Le vacanze, per molte famiglie italiane, sono già iniziate. Le città si svuotano e le case rimangono sempre più isolate, soprattutto se i vicini decidono di partire nello stesso periodo. Quella delle vacanze estive, quindi, diventa un’occasione per ladri, professionisti e no, per entrare in azione, in quanto hanno meno possibilità di essere visti e acciuffati e possono, così, agire con più calma. Il giornale napoletano “Il Mattino” proprio in …

Guida alla sorveglianza video: parte 4 – Visione filmati e integrazione

Passiamo alla quarta ed ultima parte della nostra guida, rispondendo a domande su come visualizzare i video di sorveglianza e come integrare le proprie apparecchiature di sorveglianza con altri sistemi video. 6. Visualizzare i video La maggior parte dei video di sorveglianza non viene mai vista da esseri umani, se non per indagini storiche. Alcuni sistemi a circuito chiuso consentono la visione in diretta, ad esempio come sistemi antitaccheggio in …

Guida alla sorveglianza video: parte 3 – Salvataggio filmati e analisi video

Proseguiamo con le nostre 7 domande, con la parte dedicata ai supporti di salvataggio dei filmati video, e all’analisi dei filmati registrati. 4. Salvataggio I video di sorveglianza sono quasi sempre salvati per recupero e revisione. La durata media dello stoccaggio è tra i 30 e i 90 giorni, anche se in alcuni casi il periodo può essere più breve, o durare anche per qualche anno. I due elementi più …

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