iPhone 4? “Gli hacker del Mit preferiscono Android”

iPhone 4? “Gli hacker del Mit preferiscono Android”

“Gli hacker del mio laboratorio, al Mit di Boston, storcono il naso quando sentono parlare di iPhone. Perché? Preferiscono un sistema aperto come Android”. Parla così Federico Casalegno, l’italianissimo direttore del Mobile Experience Lab del Mit di Boston, la “tana” degli hacker-studiosi dove si cerca di mettere mano al design delle telecomunicazioni intese come architetture sociali.
Questo l’obiettivo di Casalegno: risidegnare la fruzione di tv, palinsesti, musica e più in generale dei dialoghi digitali. Un esempio di questa operazione di riscrittura è Locast, una piattaforma geo-locale che permette in città d’arte come Venezia la condivisione e la scoperta di contenuti multimediali location-based, che possono essere generati dagli utenti. Basta puntare un telefonino su un monumento e fruire dei commenti e delle descrizioni dei visitatori, ma anche dei contenuti “professionali” forniti da broadcaster come la Rai.
Perché agli hacker non piace l’iPhone?
Un sistema come quello della Apple, che controlla piattaforma e interfaccia, limita gli sviluppatori, ma è anche vero che questi limiti danno un quadro di riferimento preciso in grado di mettere le “ali” alle apps create.
Allora le rifaccio la domanda: Apple o Android?
L’open source è genialità collettiva, Apple identità molto forte. I “miei” hacker preferiscono comunque l’open source.
Passiamo al tema editoria e giornali: i reporter spariranno?
Non credo proprio, è “solo” cambiata la nozione di autore, che deve scendere dal vecchio piedistallo e confrontarsi con l’elemento sociale della comunicazione. Se si domanda a un ventenne dove guarda la tv risponderà “prevalentemente” su Youtube. Se gli si chiede dove “legge” le notizie risponderà su Twitter o su Facebook.
Quindi?
Quindi non è in discussione la leadership di un autore o di un brand. L’importante è non perdere credibilità ed essere riconosciuti nel mare magnum della rete.
Cosa ne pensa dello sforzo che i quotidiani di carta stanno facendo per andare su iPad?
E’ una prima mossa, ma non basta. Quando si è passati dal romanzo al film non è stato sufficiente proiettare la pagina di un libro sullo schermo, ma è diventato necessario inventare una nuova grammatica, che è il linguaggio del montaggio cinematografico, il racconto visuale… ecco allora che ci vogliono nuove architetture editoriali.
Le edicole moriranno?
Saranno postazioni multimediali. In realtà la tecnologia sta proprio reinventando questi luoghi e ancor di più l’edicolante, anzi lo strillone. Gli strilloni di oggi sono Google News, i social network, gli aggregatori…

Fonte: Il Sole 24 Ore

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