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Gb: Scandalo intercettazioni, si dimette il portavoce di Cameron

gennaio 22, 2011 Intercettazioni No Comments

Dopo mesi di pressioni mediatiche, si e’ dimesso il responsabile della comunicazione del premier britannico, David Cameron. Andy Coulson era stato accusato di aver fatto intercettare abusivamente i cellulari di rappresentanti della Casa Reale, di politici e celebrita’,quando era direttore del News of the World. Coulson ha sempre negato le accuse ma, motivando le sue dimissioni, ha spiegato che era diventato impossibile continuare a lavorare per Downing Street. “Purtroppo, la continua copertura delle notizie riguardanti il mio precedente lavoro al News of the World hanno reso impossibile per me dare il 110 per cento che viene richiesto in questo ruolo”, ha sottolineato Coulson. Il premier britannico ha commentato la decisione del suo capo ufficio stampa spiegando di essere “molto dispiaciuto”, pur ammettendo di comprendere la scelta di Coulson per le “continue pressioni su di lui e sulla sua famiglia” che lo hanno “costretto” a lasciare l’incarico. Coulson aveva giocato un ruolo importante nella vittoria elettorale del leader conservatore nel maggio del 2010. La stampa internazionale aveva dedicato ampio spazio al ‘caso intercettazioni’, scoppiato dopo l’arresto nel 2007 del corrispondente del domenicale britannico dalla Casa Reale e di un investigatore privato con l’accusa di aver complottato peraccedere agli sms dei principi William ed Harry.

Coulson, a quel punto, si dimise da direttore pur spiegando di essere all’oscuro di tutto, e arrivo’ nello staff di Cameron come capo della comunicazione. A tre anni di distanza, la polizia interrogo’ Coulson lo scorso settembre in qualita’ di testimone, dopo che un giornalista lo accuso’ di averlo incoraggiato a intercettare le comunicazioni telefoniche. Tuttavia, diversi testimoni si rifiutarono di testimoniare e a dicembre la polizia annuncio’di non avere prove sufficienti per procedere alle incriminazioni. Il caso torno’ di nuovo alla ribalta all’inizio di gennaio, quando il vicedirettore del domenicale di Rupert Murdoch, Ian Edmondson, fu sospeso in seguito a “gravi accuse”.

L’affair si e’ ormai trasformato in una storia a puntate: appena una settimana fa, la procura aveva annunciato di voler riesaminare il materiale della polizia dopo la querela dell’attrice Sienna Miller nei confronti del giornale con l’accusa di molestie e violazione della privacy. Secondo i documenti presentati all’Alta Corte di Londra, dietro le intercettazioni dei messaggi della Miller ci sarebbe proprio Edmondson.

Fonte: Affari Italiani

Intercettazioni: Palamara, riguarda 0,22% italiani

gennaio 22, 2011 Intercettazioni No Comments

(AGI) Roma – “Abbiamo passato quasi un anno a discutere di intercettazioni e in questo caso penso che i numeri dicano sempre la verita’. E i numeri che abbiamo fornito sono dati reali, oggettivi, in relazione ai quali abbiamo potuto sfatare il doppio tabu’: quello delle persone intercettate e quello dei costi delle intercettazioni, evidenziando che in realta’ circa lo 0,22 per cento della popolazione e’ intercettato”. Lo ha detto Giuseppe Palamara, presidente dell’Anm a Repubblica Tv.

Fonte: AGI

Ruby, le “confessioni” in tv da Signorini smentite dalle intercettazioni

gennaio 21, 2011 Intercettazioni No Comments

ROMA – Ruby nega tutto, smentisce quelle 389 pagine che raccontano anche di lei. Davanti alle telecamere parla di una nuova vita, cominciata due mesi fa, quando ha iniziato a raccontare la verità. Ma le contraddizioni sono oggettive. L’ultima intercettazione agli atti della procura di Milano è del 15 dicembre, quando la Camera ha votato la fiducia al governo Berlusconi. E Ruby è felice: «Lo zio ce l’ha fatta, ho pregato che rimanesse, fino a quando ci sarà lui io avrò da mangiare».

«Berlusconi non mi ha toccato nemmeno con un dito», con lui «non ho mai fatto sesso», sostiene. Ma agli atti dell’inchiesta non c’è solo la testimonianza di Caterina Pasquino, la ragazza con cui Ruby ha convissuto a maggio 2010 a Milano e poi l’ha denunciata per il furto di tremila euro. C’è anche il verbale di un carabiniere che ha raccolto le confidenze di Ruby. E’ il 13 dicembre quando i pm convocano Floriano C., dai tabulati risulta che il militare ha avuto contatti con la giovanissima marocchina. Floriano racconta e dice che Berlusconi sapeva che Ruby era minorenne. Intorno a gennaio febbraio 2010 ho saputo che Ruby era minorenne «mi parlò della sua conoscenza con il Presidente del Consiglio e del fatto che aveva anche un’utenza dove poterlo contattare mi fece vedere anche un numero sul suo display… Mi confidò anche che all’inizio della sua conoscenza con il Presidente del Consiglio neanche lui sapeva che era minorenne, dopodiché Rubi lo aveva informato che era minorenne». A verbale il carabiniere continua: «Queste confidenze Rubi me le ha fatte proprio quella sera che a seguito di una mia battuta venni a conoscenza che lei era minorenne, in questa occasione la stessa mi disse che all’inizio non aveva detto al Presidente del Consiglio che era minorenne, ma glielo aveva detto in seguito. Sono certo di poter collocare il fatto che io ho saputo da Rubi che lei era minorenne a gennaio/febbraio 2010, ed è in questo frangente, lo ripeto, che mi confidò anche del fatto che il Presidente del Consiglio aveva saputo da lei che era minorenne». Il verbale completa quanto già riferito dalla Pasquini: «Ricordo – dice la ragazza ai pm – che diceva di essere molto amica del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. È stata spesso, a suo dire, a casa del premier dove ha cenato, ballato e fatto sesso con lui. Le dava molto denaro».

Ruby in Tv nega, nega tutto. Smentisce di avere chiesto 5 milioni al premier, ma anche di averlo mai detto a qualcuno. Eppure in una telefonata con la madre del suo ex fidanzato, intercettata il 26 ottobre (il giorno in cui la storia finisce sui giornali) dice il contrario. «Il mio caso è quello che spaventa più di tutti, sta superando il caso di Letizia, della Daddario… diciamo che adesso siamo preoccupati, il mio avvocato se n’è appena andato, gli ho detto…Lele…io ho parlato con Silvio gli ho detto…che ne voglio uscire almeno con qualcosa…cioè mi dà 5 milioni.. a confronto del macchiamento del mio nome».

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Furto di identità: italiani a rischio e poco informati

Cambiare vita, cambiare realtà, divenire un altro: è un’idea che ha sfiorato la mente di tutti noi almeno una volta nella vita. Sembra quasi la trama di una commedia romantica: la voglia di cambiare quando qualcosa non va. Ma in realtà, dietro il cambio d’identità, si cela spesso una vera e propria attitudine criminale.

Non si tratta nemmeno di un film di spionaggio: il furto d’identità è un fenomeno reale e, fatto ancor più preoccupante, in continua crescita.

Consiste nell’ottenere indebitamente le informazioni personali di un soggetto al fine di sostituirsi a esso, per compiere azioni illecite in suo nome o per ottenere credito tramite false credenziali.

Questi moderni truffatori, il più delle volte legati a vere e proprie organizzazioni criminali, operano tramite l’invio di mail che promettono fittizi premi, la clonazione di carte di pagamento, addebiti relativi a prodotti e servizi che non sono mai stati richiesti, adesione a contratti senza che l’utente in realtà ne sia stato informato.

Il fenomeno è stato analizzato nella recente ricerca “Il Furto di identità: immagine, atteggiamenti e attese dei consumatori italiani”, commissionata da Cpp Italia a Unicri (United Nations Interregional Crime and Justice Research Institute).

Dall’indagine, svolta su 800 persone tra i 25 e 60 anni, è emerso che nell’ultimo anno quasi il 26% degli italiani è stato oggetto di potenziale frode legata alla propria identità.

L’80% dei consumatori intervistati esprime preoccupazione in merito al reato in questione e, per di più, il 19% di essi dichiara che non saprebbe chi contattare per chiedere aiuto e risolvere il problema. La scarsa conoscenza del fenomeno dunque non fa che aggravare la situazione.

Dati preoccupanti quindi, ma le associazioni dei consumatori stanno già attuando campagne d’informazione per tutelare i cittadini da un reato così insidioso.

Fonte: L’Unico

Protezione dati personali

http://www.lunico.eu/2011012036432/italia/furto-di-identita-italiani-a-rischio-e-poco-informati.html

Vasari e la spia russa

gennaio 21, 2011 Intercettazioni No Comments

La vendita? Un intrigo internazionale. La soprintendente Toccafondi: sospetti e perplessità

AREZZO — E se la vendita dell’archivio Vasari per la cifra astronomica di 150 milioni di euro ai russi fosse tutta una messa in scena? La domanda se la stanno ponendo in questi giorni i tedeschi, o meglio uno dei giornali più prestigiosi della Germania, il Frankfurter Allgemeine, che al giallo cultural affaristico ha dedicato una pagina intera. Un’inchiesta tra Italia, Stati Uniti e Russia con tanto di intervista al presunto compratore dell’archivio, Vassilij Stepanov, 44 anni, ex ufficiale delle forze di sicurezza russe, oggi membro del consiglio di amministrazione del gruppo immobiliare Ross Group. Bene, non solo Stepanov sembra essere sempre più perplesso a concludere il business, («Disgraziatamente alcuni dei miei partner d’affari non hanno fatto un gioco pulito» , ha dichiarato) ma ritiene che da parte della famiglia Festari, proprietaria del tesoro, non ci sarebbe stata almeno fino ad oggi «una seria volontà di concludere l’affare» , ma piuttosto i venditori «avrebbero voluto costringere il governo italiano a comprare l’archivio per una somma altrettanto alta» .

Un’affermazione che smentisce gli stessi venditori e i loro legali che hanno sempre parlato di affare da concludere entro la fine di gennaio. Al quotidiano tedesco, invece, Stepanov ha detto di non avere da mesi contatti con gli italiani. E addirittura si sarebbe ritirato dalla vendita. Rivelando infine di non avere nel suo ufficio di Mosca neppure una copia del contratto. Insomma, il thriller Vasari si complica ancora. Se le dichiarazioni dell’ex 007 russo non saranno smentite, sarebbero confermati tutti i dubbi avanzati dal ministero e dalla soprintendenza archivistica della Toscana. E pure i lati oscuri che hanno generato indagini e un’inchiesta per truffa della procura di Roma, ancora in corso con possibili sviluppi clamorosi. Diana Toccafondi, soprintendente archivistica per la Toscana, da sempre si batte perché l’Archivio resti in mani italiane. Non è nazionalismo tout court, semmai un patriottismo culturale e artistico, sentimento che forse questo Paese dovrebbe riscoprire. «Non ci sono solo rischi che un tesoro così importante possa un domani prendere altre vie — spiega Toccafondi — ma anche la convinzione che, nell’anno nel quale si festeggiano i 500 anni della nascita di Giorgio Vasari e i 150 anni dell’Unità d’Italia, questo patrimonio appartiene indissolubilmente alla nazione. Ci sono monumenti inamovibili che, a differenza delle carte vasariane, non corrono il rischio di emigrare all’estero. Eppure nessuno direbbe sì alla vendita del Colosseo a privati per lo più stranieri. È anche un problema di dignità culturale, credo» .

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Intercettazioni, quali si possono pubblicare?

gennaio 21, 2011 Intercettazioni No Comments

I giornali sono pieni di intercettazioni telefoniche. Ma non dovevano scomparire?
C’è stata una battaglia da parte del governo e della maggioranza per far passare una nuova legge sulle intercettazioni che mettesse un freno a questo strumento di indagine e impedisse la diffusione delle telefonate intercettate tramite i media. Il provvedimento era il decreto Alfano, ribattezzato da alcuni «legge bavaglio», in quanto avrebbe messo un ostacolo serio all’attività giornalistica. La norma, però, dopo essere stata approvata dalla Camera, ha subito uno stop al Senato, dopo che nel Paese si erano levate molte proteste. Ieri il ministro Alfano ha detto che non considera la questione chiusa. Ma per intanto…

Quali norme, dunque, regolano oggi l’uso delle intercettazioni?
In attesa di una nuova legge la normativa è quella precedente, e cioè – sostanzialmente – l’articolo 266 del codice penale, secondo il quale lo strumento dell’intercettazione telefonica può essere disposto per una serie di reati, tra cui: delitti per i quali sia previsto l’ergastolo, delitti contro la pubblica amministrazione, spaccio della droga, contrabbando, pornografia minorile.

L’intercettazione non è una violazione della privacy?
La materia è molto delicata, in quanto tocca alcune libertà fondamentali sancite dalla Costituzione, come la libertà di comunicazione del pensiero (articolo 15) e l’inviolabilità del domicilio (articolo 14), per cui il magistrato che decida di utilizzare le intercettazioni deve attenersi ad una normativa assai stringente. Oltre ai presupposti oggettivi del reato per cui si procede – per esempio – è necessario che sussistano anche ulteriori presupposti della assoluta indispensabilità dell’intercettazione ai fini della prosecuzione delle indagini. Insomma: si possono fare in pochi casi e solo se strettamente necessarie.

Ci si può appellare all’Autorità garante per la privacy per non far pubblicare certe intercettazioni?
La privacy protegge i dati personali da un uso improprio o lesivo, ma qui si parla di indagini giudiziarie le quali devono entrare il più possibile dentro i fatti e quindi nella vita degli indagati. Ciò non toglie che informazioni riservate e non attinenti alle indagini possono essere protette e l’Autorità per la privacy l’ha fatto. Si ricorderà il caso Ricucci-Falchi, in cui Anna Falchi protestò, a ragion veduta, perché erano stati diffusi i testi di alcuni suoi sms che nulla avevano a che fare con l’inchiesta che riguardava l’allora coniuge.

Chi può decidere di mettere sotto controllo il telefono?
L’intercettazione è autorizzata dal giudice delle indagini preliminari con un «decreto motivato» che gli sia stato richiesto dal pubblico ministero.

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Intercettazioni? Peccato quella legge mancata…

gennaio 20, 2011 Intercettazioni No Comments

Lo nomina, con evidente rammarico per non averlo condotto in porto, sia al Senato che alla Camera. Dove, per due giorni consecutivi, riferisce sullo stato della giustizia nel 2010. Non ne può fare a meno il Guardasigilli Angelino Alfano. Quel disegno di legge sulle intercettazioni, inseguito per due anni consecutivi tra risse nella maggioranza e scontri con i magistrati, se fosse andato in porto, avrebbe salvato Berlusconi dall’inchiesta su Ruby e le notti di Arcore. Le telefonate sarebbero state registrate solo in minima parte, per 75 giorni al massimo, prorogabili poi di 15 in 15 solo in presenza di fatti nuovi e con una procedura estenuante.
Adesso Alfano rilancia e promette di nuovo lo stesso provvedimento, se la legislatura ce la farà a proseguire e l’attuale premier resterà in sella. «Non abbiamo certamente rinunciato alle nostre idee. Non abdico sulla riforma delle intercettazioni e su quella costituzionale, su cui non credo che ci sarà condivisione». Dall’opposizione si levano subito le barricate del democratico Felice Casson e del dipietrista Luigi Li Gotti. Gli fa sponda solo il ministro per l’Attuazione del programma Gianfranco Rotondi che fotografa la realtà di questo governo («Purtroppo dopo due anni e mezzo devo ammettere che non abbiamo fatto nessuna legge») e poi si scaglia contro lo strumento delle intercettazioni («Ognuno è libero ancora di sputtanare chi vuole mettendo colloqui privati sui giornali»). Tutti gli altri, almeno, se ne stanno zitti.

Fonte: Repubblica Blog

Intercettazioni ambientali e telefoniche


Ruby: Radio Vaticana, da intercettazioni grande sconcerto

gennaio 20, 2011 Intercettazioni No Comments

“Certamente lo sconcerto sulla vicenda Ruby e’ grande perche’ queste intercettazioni che sono su tutti i giornali introducono delle ipotesi di reati molto gravi e riprovevoli”. Lo afferma il politologo cattolico Antonio Maria Baggio ai microfoni della Radio Vaticana. “Si chiede agli operai Fiat – osserva Baggio che e’ docente di Filosofia Politica Universita’ Sophia di Loppiano – di fare sacrifici con uno stipendio di 950 euro al mese, quando ragazzine escono dai Palazzi del potere avendo in tasca sei mesi dello stipendio di questi operai. Non credo che sia questo il modo con cui risolvere il problema drammatico della disoccupazione giovanile. Bisogna trovare un’unita’ del Paese, un governo forte, un opposizione autorevole. Un ceto politico diverso da quello che viene messo nei banchi del Senato e della Camera. Ci vuole una quasi ‘rivoluzione’: ascoltare realmente quello che ci viene detto da persone autorevoli come il presidente Napolitano che parla ai cittadini. E i cittadini dovrebbero riprendere in mano il timone di questo Paese dove vive il laicato cattolico, che ha una diffusione capillare, una presenza importante e una capacita’ di riflessione”. .

Fonte: AGI

Caso Ruby e “vite degli altri”, se anche Ostellino evoca la Stasi

gennaio 20, 2011 Intercettazioni No Comments

Lo spiegamento di forze disposto dalla Procura di Milano nei confronti di Silvio Berlusconi e delle persone a lui vicine indagate in relazione al “caso Ruby” ricorda, per imponenza e capillarità, il modo di operare della Stasi, l’organo di sicurezza e spionaggio interno della Germania Est i cui metodi, ben noti ai cittadini dell’ex Repubblica democratica tedesca, sono stati divulgati a una platea internazionale grazie al film “Le vite degli altri”, scritto e diretto nel 2006 da Florian Henckel von Donnersmarck. Un accostamento proposto lunedì dal sottosegretario all’Attuazione del programma Daniela Santanché (“stiamo vivendo le sensazioni del film ‘Le vite degli altri’”, ha detto l’esponente del centrodestra intervenendo alla puntata di “Omnibus”, su “La 7”, e dedicata al caso Ruby) e rilanciato oggi dall’editorialista del “Corriere della Sera” Piero Ostellino. Anche l’ex direttore del “Corsera” cita, in un commento richiamato in prima pagina, l’opera che ha vinto il Premio Oscar per il miglior film straniero. Scrive Ostellino: “Avere trasformato in prostitute – dopo averne intercettato le telefonate e fatto perquisire le abitazioni – le ragazze che frequentavano casa Berlusconi, non è stata (solo) un’operazione giudiziaria, bensì (anche) una violazione della dignità di donne la cui sola colpa era quella di aver fatto, eventualmente, uso del proprio corpo. La pubblicazione delle loro fotografie – che corredate di nomi e cognomi sono adesso vere e proprie foto segnaletiche – da parte dei media, non è stata (solo) un fatto di cronaca; è stata (anche) una barbarie. Non di quella di Berlusconi, ma ‘delle vite degli altri’, che rischiano di fare le spese di questa guerra di tutti contro tutti, Berlusconi stesso, il Pdl, le opposizioni e, perché no?, il Consiglio superiore della magistratura, dovrebbero, ora, preoccuparsi. Sarebbe il solo modo di (ri)conferire alla politica e alle istituzioni quella dignità che hanno perduto”.

Secondo l’autorevole firma del “Corriere”, “monitorare chiunque vada a cena ad Arcore, trasformandolo automaticamente in un complice del ‘vecchio porco’, non è cercare, ma ‘fare’ giustizia”. Un nuovo intervento, quello compiuto da Ostellino in difesa del diritto alla privacy, destinato a fare discutere come il precedente. Sul tema Ostellino si era già espresso lunedì scorso con l’editoriale dal titolo “L’attacco alle libertà individuali”, nel quale aveva rilevato una violazione alla privatezza e alla dignità delle persone monitorate dagli inquirenti, finite sui giornali e “segnate con un marchio morale di infamia agli occhi dell’opinione pubblica”, solamente “perché avevano frequentato le abitazioni private del presidente del Consiglio”. Non si tratta di difendere il premier, aveva precisato Ostellino, poiché davanti a “un’ipotesi di reato che riguardi la prostituzione di una minorenne, è legittimo che la magistratura chiami Berlusconi a risponderne ed è, altresì, sperabile che lui vada a difendersi in un’aula di tribunale”. Ma non è “consono a uno Stato di diritto né, tanto meno, a un Paese di democrazia liberale, diciamo pure, civile” che, per suffragare le accuse nei confronti del Cavaliere, “si siano monitorate centinaia di altre persone, finendo con infangarne la reputazione, quale essa sia o si presuma che sia”. Che “sul bavero delle giacche di un certo numero di cittadini sia stato applicato, ancorché metaforicamente, un marchio quasi razzistico”, aveva evidenziato Ostellino, “dovrebbe essere, per la coscienza di ciascun italiano, una mostruosità non solo giuridica, ma morale”.

Fonte: Il Velino

La caccia al Cav con il telefonino

gennaio 19, 2011 Intercettazioni No Comments

Localizzati grazie al cellulare. E i gestori conservano i dati a disposizione dei magistrati.

Di cellulari agganciati alle celle telefoniche si è sentito parlare tanto in questi ultimi mesi: dai casi di Avetrana a quello di Brembate. Ma anche in quello di Ruby. Secondo quanto hanno riferito le agenzie di stampa nei giorni scorsi, infatti, sarebbe stata l’analisi minuziosa delle celle telefoniche a imprimere un’accelerazione nelle indagini in corso a Milano sulla vicenda che vede coinvolto il premier. La cella è quel particolare macchinario al quale ogni telefono cellulare si collega per «trovare campo». L’esame delle celle consente di norma agli inquirenti di stabilire con esattezza in che luogo si trova una persona e a che ora. È stato dunque grazie a questo particolare tipo di indagini tecniche che i magistrati titolari dell’inchiesta avrebbero potuto verificare le visite di Ruby ad Arcore, e di collocarle nei quattro mesi che vanno da febbraio a marzo del 2010. Fonti qualificate interne alla Procura di Milano hanno poi chiarito che nell’inchiesta non sono finite telefonate riferibili a utenze di parlamentari, non utilizzabili per le norme contenute nelle legge Boato. Il dettaglio delle celle non è sfuggito all’hacker più famoso d’Italia. Fabio Ghioni è l’ex mente informatica del Tiger Team che proteggeva la rete della Telecom, è l’hacker che «bucò» i server del Corriere della Sera e della statunitense Kroll investigations, per poi scivolare in pesanti grane giudiziarie. Ghioni ha creato la comunità virtuale Hacker republic, una specie di contraltare a Wikileaks. E ieri sul suo sito Internet (fabioghioni.net) ha fatto notare «un particolare che dovrebbe farci gelare il sangue».

A leggere le cronache Karima, detta Ruby, aveva dichiarato di essere stata ad Arcore solo una o due volte. Non è vero, dicono le indagini: dal traffico del suo cellulare risulta che è stata lì diverse volte e in concomitanza con la presenza del Presidente del Consiglio. «Come come? Stiamo dicendo: a) che attraverso il nostro cellulare siamo localizzati, b) che i nostri movimenti possono essere ricostruiti anche a distanza di tempo, cioè vengono conservati da qualcuno, ovvero il gestore telefonico» scrive Ghioni. Che spiega: «Per il primo punto, non bisognerebbe essere nemmeno troppo addetti ai lavori per saperlo: bisogna solo “unire i puntini” delle varie comodità hi-tech che ci sono ammannite tanto generosamente. Se avete uno smartphone, non è difficile capire che il vostro telefono sa dove siete anche se non telefonate: basta notare che vi fornisce le previsioni meteo esattamente per la zona in cui vi trovate, oppure, che per calcolare un percorso con Google Maps non c’è bisogno che inseriate la località di partenza». Non è nemmeno necessario avere un collegamento satellitare GPS perché ciò avvenga.

Fonte: Il Tempo

Intercettazione cellulari

http://www.endoacustica.com/gsm_interceptor.htm

Intercettazioni: Fede faceva la cresta a Silvio

gennaio 19, 2011 Intercettazioni No Comments

Se anche Emilio Fede, uno degli amici più cari, lo tradisce, per Silvio Berlusconi non c’è più religione. Il direttore del Tg4, da 20 anni alla Fininvest-Mediaset, ‘volto’ tra i più celebri della tv e noto filo-premier, è incappato nelle maglie delle intercettazioni volute dalla Procura di Milano che indaga sul caso Ruby.

LA “CRESTA” DI FEDE – Ed Emilio non ne esce bene. Uno dei passaggi più sorprendenti e choccanti usciti dal faldone è quello che riguarda la conversazione tra Fede e il manager Lele Mora. Corriere della Sera e Repubblica riportano una telefonata in cui i due si accordano sulla ‘versione’ da fornire a Berlusconi per richiedere un prestito in favore dello stesso Mora. Nel colloquio dello scorso 22 agosto, Fede dice a Mora: “Lele, studiamo insieme… Gli dico: ‘Senti, ho visto Lele, non sta bene ed è preoccupato, forse credo che una mano bisognerebbe dargliela… Quest’uomo c’ha dato tutto ed è quello che ci ha dato soprattutto la riservatezza… lui rischia la bancarotta… allora diventa peggio il problema'”. Quindi, ecco il piano: a Berlusconi, Fede chiderà per conto di Mora “uno e due (1,2 milioni di euro, ndr), di cui 100 (Mora) li dà a me in due rate che ho prestato 50 e 50, capito? Vuol dire che possono diventare uno e mezzo: io ne prendo quattro e tu otto, va bene?”. Non una bella figura per Fede, che parrebbe mirare ad una lauta ‘cresta’ sulla generosità dell’amico Silvio.

BUNGA BUNGA EMILIO – Spunta poi una telefonata tra il giornalista e la parlamentare del Pdl Maria Rosaria Rossi, nella quale si parla anche della pratica del bunga bunga, anche se il significato resta un po’ enigmatico: “Ma tu stai venendo qui?”, chiede Maria Rosaria Rossi a Fede. Il direttore del Tg4 risponde che sarà nel luogo dell’appuntamento non prima delle 21-21.15. Poi aggiunge: “Ho anche due amiche mie…”. “Che palle che sei – risponde la Rossi – quindi bunga bunga, 2 di mattina, ti saluto…”.
Sempre Emilio Fede, in un’altra telefonata con Nicole Minetti, parla di una certa Maristelle e di rapporti orali “a 300 euro. L’ha dovuta allontanare. Lavorava con uomini che vomitavano in macchina. L’hanno trovata in macchina con droga e un coltello”. Alla Minetti il direttore ha poi detto di aver pagato di tasca sua “10mila euro” ad una ragazza perché “aveva delle fotografie scattate con il telefonino” e “aveva bisogno di soldi”.

Fonte: Libero News

Ruby, Romano: Va posta fine a barbarie intercettazioni

gennaio 19, 2011 Intercettazioni No Comments

“Al di la’ di quello che accadrà nel processo emerge l’assoluta necessità di porre fine alla barbarie della divulgazione di atti o fatti personali e privati a prescindere dal loro utilizzo nel processo”. Lo afferma Saverio Romano, parlamentare fondatore del Pid.

“Alla fine queste intercettazioni, o meglio, la loro divulgazione- aggiunge- l’effetto che si prefiggevano lo hanno già raggiunto”.

Fonte: Virgilio Notizie

Intercettazioni cellulari

Dal premier Sos alle ragazze, resistere e non parlare

gennaio 17, 2011 Intercettazioni No Comments

Silvio all’attacco convinto che i procuratori non abbiano nessun video

Ha visto il varco, ci si è lanciato al galoppo. Il pertugio consiste nell’assenza (provvisoria) di foto, filmini, intercettazioni «hard». Se l’avviso di garanzia ne avesse parlato, avrebbe avuto su Berlusconi l’effetto del kappaò: «game over», per usare il linguaggio caro a Tremonti, dimissioni inevitabili. Invece ancora no.

Agli atti c’è dell’altro, talmente tanto che nell’entourage di Silvio non causerebbe sorpresa una dura reprimenda ecclesiastica; figurarsi il Papa, che s’indigna per l’educazione sessuale nelle scuole spagnole, quando leggerà a puntate sui giornali le prodezze di Berlusconi…

Gianni Letta non l’hanno visto mai così preoccupato e triste. La prossima settimana sarà una via crucis, anche perché alla Camera sono arrivate le carte, e lì i segreti non reggono nonostante presidente della Giunta per le autorizzazioni sia il galantuomo Castagnetti. Non c’è niente però (secondo gli avvocati del premier) che convalidi le accuse penali.

La tipologia dei rapporti con l’allora minorenne Ruby resta da dimostrare, perlomeno fin tanto che lei non collabora. Ecco dunque il cambio di passo deciso ieri mattina al telefono con Ghedini, e Bonaiuti che premeva per recapitare in tempo la nota ai tigì delle 13. In sostanza Berlusconi annuncia, guascone: «Nemmeno stavolta ce la faranno».

Dice anche: «Il fango ricadrà su chi utilizza la giustizia come arma politica». E’ un messaggio rivolto al Paese attonito, ma soprattutto al ceto politico romano, in particolare a quelli (pochi) che stavano per aggiungersi alla maggioranza. Quanti siano, nessuno lo sa. Si parlava di 5-6 deputati pronti a saltare il fosso sulla scia di Moffa e di Scilipoti. Ora qualcosa cambia, in quanto nessuno acquisterebbe mai un biglietto per il Titanic. Prima di passare con Berlusconi, perlomeno vorranno vedere che fine fa l’inchiesta su Ruby, per non trovarsi a vivere un naufragio o, se si preferisce, gli ultimi giorni di Pompei. Conferma chi è bene addentro: la trattativa con questi signori «ha registrato uno stop».

Perlomeno con quanti stanno nel Fli. Poi ce ne sono altri, pure a sinistra, che non saranno ricandidati dai rispettivi partiti. Paradossalmente la vicenda Ruby può spingerli tra le braccia di Silvio, perché con il rischio di elezioni cresce pure la voglia di accasarsi in fretta. Non a caso il solito Bonaiuti conferma: l’«Operazione Responsabili» procede senza tregua. Con Berlusconi che alimenta di proposito tra i «peones» la psicosi delle urne perché fa il suo gioco, sebbene il primo a non voler votare sia proprio lui, specie con certe accuse che gli pendono sul capo.

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