Cuffaro, dal Palazzo dei Normanni alla cella di Rebibbia

Cuffaro, dal Palazzo dei Normanni alla cella di Rebibbia

Favoreggiamento aggravato a Cosa nostra e rivelazione del segreto istruttorio. Questa la condanna per l’ex Presidente della Regione Sicilia, Salvatore “Totò” Cuffaro, che da sabato pomeriggio è recluso nel carcere romano di Rebibbia. La Corte di Cassazione, presieduta dal giudice Antonio Esposito, si è così espressa a conclusione del procedimento giudiziario denominato “Talpe alla Dda”. Cuffaro non ha dunque voluto attendere i cinque giorni previsti dalla legge per la notifica della sentenza e si è costituito subito ai Carabinieri, facendosi condurre in carcere. Un gesto che da molti è stato letto come sinonimo di dignità. Salvatore Cuffaro, soprannominato “Vasa Vasa” per la sua mania di baciare chi si interfacciava con lui, ha commentato la sentenza con un laconico: «Non ho mai aiutato la mafia ma rispetterò serenamente la sentenza» e ha aggiunto: «Credo nel valore delle istituzioni e dello Stato, valori che ho trasmesso anche ai miei figli».

IL VASO DI PANDORA. Quanto avvenuto il 22 gennaio è la coda dell’inchiesta che si aprì nel 2005: Cuffaro, allora Presidente della Regione in carica, veniva accusato di aver rivelato al boss Guttadauro, avvalendosi della figura di un suo amico, l’ex assessore alla Sanità Domenico Miceli, la presenza di microspie all’interno dell’abitazione del capo mandamento, inficiando in maniera irreversibile l’inchiesta e violando il segreto istruttorio. Cuffaro era venuto a conoscenza di dette informazioni da Antonio Borzacchelli, deputato regionale (ed ex maresciallo dei Carabinieri), agendo “consapevole nella condotta di interrompere le indagini sul capo mandamento”, come sottolineò il pm Di Matteo nel corso della requisitoria a carico di Cuffaro che si svolse a giugno 2010. Va ricordato che il 18 gennaio 2008 Cuffaro era stato condannato a 5 anni di reclusione e all’interdizione a vita dai pubblici uffici, con l’accusa di favoreggiamento semplice; due anni dopo, il 23 gennaio 2010, fu emessa la condanna di secondo grado con la quale si confermò la condanna di primo grado e si aggiunsero due anni di reclusione ai cinque già stabiliti a causa dell’aggravante mafiosa. I guai con la giustizia per Salvatore Cuffaro non sono però ancora terminati: a Palermo è infatti in corso il processo che lo vede imputato con l’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa. I pm hanno chiesto dieci anni mentre la difesa vuole far valere il ne bis in idem, norma per la quale un accusato non può essere giudicato due volte per lo stesso reato.

DALLA LAUREA IN MEDICINA ALLA POLITICA. Salvatore Cuffaro nasce il 21 febbraio 1958 a Raffadali, in provincia di Agrigento. Il 1980 segna l’anno del suo ingresso in politica tra le fila della Democrazia Cristiana: come consigliere del comune d’origine prima e come deputato del collegio di Palermo all’Assemblea Regionale Siciliana poi. Nel 1991 – una laurea in Medicina e Chirurgia con specializzazione in radiologia in tasca – la consacrazione: viene eletto Presidente della Regione Sicilia, registrando circa ottantamila preferenze; viene inserito nell’Udeur di Clemente Mastella abbandonando dunque il centrodestra, ma si tratterà di una breve parentesi. Nel 2001 sarà eletto Governatore della Regione Sicilia e nel 2006 sarà rieletto con l’Udc (Unione dei Democratici Cristiani), sconfiggendo l’antagonista Rita Borsellino, sorella del magistrato ucciso il 19 luglio 1992 ed esponente di Centrosinistra. Carica dalla quale fu costretto a dimettersi il 26 gennaio 2008, quando gli fu notificata la condanna di primo grado.

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