Minetti, tra intercettazioni e self-marketing.

Minetti, tra intercettazioni e self-marketing.

“Ti volevo un attimo briffare, giusto che non ti prendi male perché ne vedi di ogni. È la disperation più totale. Fidati di me, punta sul francese che lui sbrocca, digli tutto quello che fai, che hai studiato tre mesi alla Sorbona perché anche lui ha studiato alla Sorbona e lui si esalta di brutto”. È quanto pubblicava Repubblica ad aprile, riportando parola per parola quello che Nicole Minetti, ex igienista dentale e ora procace consigliere della Regione Lombardia, diceva per telefono ad una sua amica.

Un modo per istruire Melania Tumiani, per spiegarle come si deve comportare, visto che è una novella, a Villa San Martino, per una delle seratine col Premier. E ancora: “Ho sentito il boss of the boss e gli ho detto che porto una mia amica e lui mi ha detto ottimo”.

Questo e molto altro emerge dalle intercettazioni telefoniche a danno della Minetti nell’ambito dell’inchiesta Bunga Bunga, nella quale sono state rivelate informazioni scottanti che riguardavano anche l’allora minorenne tunisina Ruby, alla quale Berlusconi avrebbe promesso di “riempirla d’oro” in cambio del suo silenzio sulla faccenda.

Ma nulla sfugge alle tanto discusse, eppur utili intercettazioni, che siano esse telefoniche o ambientali, realizzate spesso con microspie o microregistratori, e che permettono di entrare nella vita di personaggi di rilievo e sottoporli al giudizio del pubblico, sempre più indignato per la scarsa moralità di coloro che, invece, dovrebbero essere un esempio da emulare.

E sempre più indignati si stanno mostrando ora persino esponenti del centrodestra, che iniziano ad avanzare pubblicamente richieste di dimissioni della Minetti dal Consiglio Regionale. Crosetto, Mantovani e perfino Formigoni hanno dichiarato che una così non può più rimanere in carica e prendere 12.000 euro al mese, per non si sa quale talento e funzioni.

Ma a Nicole non solo sembra scivolare tutto addosso, non provando nessun pudore né vergogna, anzi, sembra quasi che lo scandalo dei Bunga Bunga Parties sia diventato quasi un modo per promuovere la propria immagine, una sorta di self-marketing.

Sempre presente sui giornali, fotografata mentre fa shopping nei negozi più “in”, utilizzata per campagne pubblicitarie e invitata a tagliare nastri, al centro di continue notizie di gossip sui suoi amori veri o presunti, senza sapere “a cosa serva” in realtà nel Consiglio Regionale lombardo, Nicole Minetti sta facendo di sé stessa una sorta di marchio, creandosi una specie di lavoro che la farà sicuramente sopravvivere ad un eventuale allontanamento dalla politica. Scampato, quindi, il pericolo di ritrovarcela in Parlamento, come emerge dalle telefonato con il Premier ma, nonostante ciò, continua a suscitare sdegno, soprattutto nei lavoratori veri, quelli che un posto se lo sono sudato.

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