Intercettazioni: la pedofilia continua a scuotere la Chiesa, anche oltre Oceano.

Intercettazioni: la pedofilia continua a scuotere la Chiesa, anche oltre Oceano.

Negli scorsi giorni si era parlato dello scandalo del prete di Fano, don Ruggeri, 43 anni, scoperto in spiaggia con una 13enne mentre flirtava con la stessa, grazie a mini telecamere nascoste sul luogo dell’abuso da parte della polizia, che ha potuto così cogliere il sacerdote in flagranza di reato. La diffusione sui media di questa ed altre notizie similari, non ha fermato, però, la mente deviata di altri pedofili, come un altro prete, questa volta in Sicilia, a Sciacca.

Il parroco, un uomo di 41 anni, è stato intercettato nell’ambito dell’operazione antidroga “Mata Hari”, nella quale si è scoperto che il sacerdote intratteneva con gli altri indagati relazioni volte a commerci sessuali. Grazie alle conversazioni intercettate è stato possibile risalire ad un’inquietante quanto curioso particolare riguardo al modo con cui l’uomo adescava le giovani vittime: il prete ingannava i minorenni della parrocchia dicendo loro di dover effettuare dei “test sulla sensibilità corporea” a lui commissionati dall’Università di Palermo oppure promettendo ai ragazzi di farli partecipare a programmi Mediaset, in quanto parente di un presentatore. Dopo averli raggirati per bene, offriva loro da 50 a 300 euro per avere rapporti sessuali. I ragazzi adescati avevano dai 14 ai 18 anni e, secondo quanto è stato possibile intercettare, tali rapporti si sarebbero consumati fino al dicembre 2009.

E lo scandalo pedofilia che si è abbattuto sulla Chiesa Cattolica ha coinvolto anche i sacerdoti oltre Oceano: proprio in questi giorni è arrivata la sentenza per William Lynn, dell’arcidiocesi di Philadelphia, condannato a più di tre anni di carcere per aver nascosto gli abusi su minorenni da parte di altri sacerdoti, mettendo così a rischio la sicurezza dei ragazzi.

Una serie di scandali che sta suscitando indignazione, insieme a quelli dei Vatileaks già divulgati sulla pubblica piazza, che stanno dividendo l’opinione pubblica tra colpevolisti che fanno di tutta l’erba un fascio e chi, invece, invoca prudenza e maggiore obiettività nel definire le colpe.

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