Dall’eversione delle toghe rosse alla cospirazione politica

Dall’eversione delle toghe rosse alla cospirazione politica

Roma non è Casablanca, l’Italia non è il Marocco e il 2011 non ha niente a che vedere con gli anni quaranta. Roma non è nemmeno Mosca, e Berlusconi non è Putin. La nostra storia ha conosciuto il ventennio, quella russa non ha conosciuto la democrazia fino a che il signor Gorbaciov ha capito anche non era più tempo di nascondere il sole con il “setaccio” (crivu nel dialetto siciliano). La libertà e il comunismo non potevano convivere e lo zarismo, continuato con le bandiere rosse e in nome del proletariato, aveva fatto il suo tempo.

L’Italia, in verità, non è nemmeno l’America del FBI o della Cia, che hanno regalato ad Hollywood ed al cinema Usa i soggetti di grandi film. Se togliete la Cia e il Kgb che cosa rimarrebbe infatti del thriller, noir, giallo o d’azione? Niente.

Certo c’è anche Scotland Yard; gli 007 inglesi concorrono con Cia e Fbi, e i servizi israeliani, alla formazione dell’immaginario collettivo dello spionaggio, poi nulla. I servizi italiani non hanno avuto una buona sorte. O sono deviati o non “esistono”, perché di essi si scrive e si parla solo in negativo. Ed ogni tanto qualcuno finisce in galera, regalando alla categoria un surplus di malignità di cui non aveva bisogno. In definitiva lo spionaggio in Italia non è in gran spolvero e le barbe finte non sono amate.

Profondamente ingiusto, ci sono agenti, e sono in larga maggioranza, che fanno il loro lavoro come meglio è possibile. Il fatto è che sono stati asserviti a mezze calzette e, in più, hanno avuto ruoli di secondo o terzo livello per il peccato originale: sono figliati nel dopoguerra come una dependance americana.

Ma tutto questo non avrebbe alcun rilievo se le loro storie fossero finite in tv o al cinema come protagonisti delle vicende nazionali.

Ma da qualche tempo a questa parte lo spionaggio politico in Italia ha aperto una pagina nuova. Il tempo della strategia della tensione è finito, le stragi “stabilizzanti” sono solo un ricordo, il rumore di catene per i golpe finti, annunciati o semplicemente riposti nel cassetto dopo una accurata pianificazione, non lo sente più nessuno. Tutto gira attorno alle escort, alle trans, le nipotine di Mubarak, le festicciole dalle parti di Arcore, le belle serate a Palazzo Grazioli sul lettone di Putin, le selezioni avventurose fra starlette alla vigilia delle elezioni.

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