Così il gruppo hacker Anonymous aiuta la protesta in Iran

Così il gruppo hacker Anonymous aiuta la protesta in Iran

A Radio Farda una voce anonima spiega le mosse del celebre collettivo di sabotatori del web per aiutare la rivolta verde di Teheran

“Uno degli obiettivi principali di Anonymous è quello di difendere la libertà di parola, uno dei maggiori problemi in Iran”. Così declama una voce sintetica trasmessa da Radio Farda, “filiale” iraniana di Radio Free Europe, stazione impegnata nella diffusione dei principi della democrazia e della libertà in tutto il mondo. La voce riferisce le dichiarazioni di Arash, nickname di un membro iraniano del gruppo di hacker noto come Anonymous. Non esiste un organigramma del collettivo di corsari del web, ed è dunque piuttosto difficile individuare i membri effettivi e quelli che millantano, ma la voce di Arash fornisce spiegazioni piuttosto dettagliate sulla guerriglia informatica in corso in Iran e sulle attività di supporto alla resistenza fornite dagli hacker.

Anonymous è una struttura sfuggente le cui finalità sono circondate da più di un punto interrogativo. Ogni tanto appare accostata a qualche battaglia digitale, come la recente “Operation: payback” in difesa di Wikileaks o, appunto, accanto alla protesta iraniana sul web battezzata “Operation: Iran”. Nel 2008, fu accusata di avere sabotato un forum di supporto a epilettici, con qualche brutta conseguenza sugli utenti. Una cosa è certa: non si tira indietro quando c’è da menar le mani, almeno da un punto di vista informatico.

Non stupisce dunque ritrovarla nel cuore della cyberguerra persiana che ha accompagnato le lotte del movimento verde, dalla protesta per la rielezione del premier Mahmoud Ahmadinejad nel 2009, alle recrudescenze di questi giorni, dopo che 50 deputati conservatori del regime hanno invocato la pena di morte per i leader dell’opposizione Mousavi e Kharoubi.

In seguito alla manifestazione che ha invaso le strade di Teheran il 14 febbraio (il 25 Bahman secondo il calendario locale), il regime degli Ayatollah ha infatti previsto un ulteriore giro di vite sui sistemi di filtraggio e di controllo dei mezzi di comunicazione, e su Internet prima di tutto. Sono stati bloccati siti internet e ostacolate le comunicazioni di telefonia mobile.

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