Condannato in primo grado, maresciallo dei carabinieri di Cuneo viene assolto in appello

Condannato in primo grado, maresciallo dei carabinieri di Cuneo viene assolto in appello

Per lui l’accusa era di rivelazione di segreto d’ufficio in merito ad un’indagine nei confronti di Pier Renzo Calleris, attualmente a processo per appropriazione indebita ed estorsione aggravata

Con la sentenza di piena assoluzione emessa lo scorso 28 gennaio dalla Corte d’Appello di Torino, si è conclusa positivamente la vicenda giudiziaria che aveva coinvolto il maresciallo dei carabinieri di Cuneo, ora in pensione, Giuseppe Iorio. Il militare, che aveva svolto servizio presso la Polizia Giudiziaria del tribunale di Cuneo, era stato accusato di rivelazione di segreto d’ufficio e favoreggiamento personale. In particolare, l’accusa nei confronti del maresciallo era di aver rivelato a Pier Renzo Calleris – all’epoca autista presso l’ufficio del magistrato di sorveglianza di Cuneo e indagato di appropriazione indebita aggravata e di estorsione aggravata – notizie relative all’indagine nei suoi confronti: lo avrebbe avvisato che in Procura c’era un procedimento pendente che avrebbe potuto essere a suo carico e di stare attento a fare telefonate in quanto aveva il cellulare intercettato.

I fatti risalgono all’inizio del 2007, quando la Procura presso il tribunale avviò una indagine nei confronti di Pier Renzo Calleris e Giuseppe Tucci, indagati rispettivamente di appropriazione indebita ed estorsione il primo e di riciclaggio il secondo. Nel corso delle indagini i telefoni dei due indagati vennero sottoposti ad intercettazioni telefoniche. Il fascicolo relativo alle indagini venne secretato in quanto uno dei due indagati, il Calleris, era un dipendente del tribunale. Nonostante la cautela, e il fatto che le intercettazioni venissero effettuate presso gli uffici della Questura di Cuneo, il Calleris venne a conoscenza del fatto e, a partire dal 19 maggio di quell’anno, ridusse il numero delle conversazioni telefoniche senza più parlare dei fatti rilevanti per le indagini.

Secondo l’accusa fu proprio il maresciallo Iorio ad avvisare l’indagato sia del procedimento nei suoi confronti, sia di stare attento al telefono. Nella condanna di primo grado i giudici hanno ritenuto attendibile la testimonianza dell’altro indagato nel reato, Giuseppe Tucci, il quale avrebbe riferito che fu lo stesso Calleris a confidargli che dell’indagine in corso avrebbe avuto notizia dal maresciallo Iorio. Riconsiderate però le testimonianze rese al processo di primo grado dagli altri impiegati del tribunale, i giudici della Corte d’Appello hanno rilevato che era un fatto notorio che in quel periodo fosse in corso una indagine i cui atti erano stati secretati e che quindi doveva riguardare qualcuno interno al tribunale e che, essendo le intercettazioni effettuate presso gli uffici della Questura, il maresciallo Iorio non poteva avere alcuna informazione in merito all’indagine in corso.

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