Internet è il male: Assange di WikiLeaks è convinto

Internet è il male: Assange di WikiLeaks è convinto

La Rete e il web non favoriscono la libertà d’espressione e la tutela dei diritti umani. Internet è la più grande macchina per lo spionaggio mai vista.

Julian Assange contro Internet. Può sembrare un controsenso o un paradosso, eppure il fondatore di WikiLeaks ha usato parole di fuoco contro la Rete nel corso di un incontro con gli studenti dell’Università di Cambridge, nel Regno Unito. Assange ha definito Internet «the greatest spying machine the world has ever seen», la più grande macchina di spionaggio che il mondo abbia mai visto.

Sebbene Internet fornisca in qualche modo la possibilità di accedere a informazioni un tempo riservate o accessibili a pochi – si pensi proprio ai cablogrammi della diplomazia USA veicolati da WikiLeaks – e supporti la collaborazione e la cooperazione, la Rete rappresenta anche il più imponente marchingegno di spionaggio mai realizzato.

«It is not a technology that favourse freedom of speech. It is not a technology that favours human rights. It is not a technology that favours civil life», ha detto Assange. Internet e il web non sono tecnologie che favoriscono la libertà d’espressione, la tutela dei diritti umani, la vita civile. «Rather it is a technology that can be used to set up a totalitarian spying regime, the likes of which we have never seen», ha aggiunto il fondatore di WikiLeaks. Secondo Assange, dunque, Internet rappresenta piuttosto una tecnologia che può essere sfruttata per mettere in piedi un regime totalitario basato sulla sorveglianza, un sistema che non si era mai visto prima. Tuttavia, la Rete può anche rappresentare una speranza e le tecnologie veicolate online possono essere indirizzate verso traiettorie differenti, ha sottolineato Assange.

Anche Facebook e Twitter, che pure hanno giocato un ruolo nelle rivolte verificatesi in Medio Oriente e nel Nord Africa, possono trasformarsi in strumenti in mano ai potenti per individuare dissidenti e rivoltosi. Non è un caso, ha evidenziato Assange, che i rivoluzionari egiziani abbiano prodotto una guida in cui si invitava la popolazione a non utilizzare Facebook e Twitter. Tre o quattro anni fa, ha ricordato Assange, c’era stato un tentativo di rivolta proprio al Cairo, e proprio Facebook fu setacciato dalle autorità per individuare i partecipanti alla rivolta. Che furono poi fermati, interrogati, arrestati e picchiati.

Fonte: Webmaster Point

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