La rivincita della Cia tra tecnologia e 007

La rivincita della Cia tra tecnologia e 007

Per mesi il terrorista è stato spiato da una casa accanto al covo

I vicini di casa di Osama bin Laden in Pakistan da giorni sono assediati dai giornalisti, a caccia di aneddoti sulla vita segreta del capo di Al Qaeda ad Abbottabad. A due passi dal fortino blindato dove è stato ucciso Osama c’è però una casa dove è inutile andare a bussare: da giorni gli inquilini sono svaniti nel nulla, senza lasciare traccia dei mesi trascorsi là dentro in compagnia dei più sofisticati strumenti di spionaggio tecnologico esistenti al mondo. Le stanze vuote sono ciò che resta di una «safe house» della Cia, la base che le spie americane avevano messo in piedi a due passi dal loro nemico numero uno. Sono state le informazioni raccolte con pazienza da qui, per mesi, ad aver permesso il raid a colpo sicuro dei Navy Seals sfociato nell’uccisione di Osama.

L’aspetto militare del raid ha attratto in questi giorni le maggiori attenzioni. Ma ora che a Washington filtrano le prime indiscrezioni sull’attività d’intelligence che lo ha permesso, emerge in tutta la sua portata quella che appare come una vera e propria «rivincita» della Cia. Dopo anni di passi falsi, segnati dal fallimento nella caccia alle presunte armi di distruzione di massa di Saddam Hussein e da scandali come il Cia-Gate – che vide l’agenzia di Langley in guerra contro la Casa Bianca di George W.Bush – i retroscena di Abbottabad raccontano la storia di un ritorno in scena in grande stile dello spionaggio americano.

La Cia ha creato la casa sicura poco dopo aver individuato, l’estate scorsa, la traccia di bin Laden che conduceva in Pakistan. La città scelta da Osama come rifugio ha offerto un insperato vantaggio agli agenti segreti. In luoghi con una forte impronta islamica come Peshawar, Karachi o Quetta, per gli infiltrati americani sarebbe stato difficilissimo non farsi notare. Ma Abbottabad è abbastanza secolare da accogliere non solo pachistani in vacanza, ma anche militari statunitensi che partecipano alle attività della locale Accademia delle forze armate. La Cia peraltro dispone da tempo di agenti capaci di mimetizzarsi facilmente in Pakistan: per anni, dopo l’11 settembre, l’agenzia ha reclutato nei campus americani studenti di origine pachistana, per utilizzarli nella caccia ai terroristi.

Una volta individuato il possibile rifugio di Osama, è stata scelta una casa nelle immediate vicinanze nella quale per mesi si sono alternati vari agenti. Un’operazione gestita con una duplice preoccupazione: non farsi scoprire dagli uomini di Al Qaeda e non insospettire polizia e servizi segreti pachistani, di cui l’America non si fida più.

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