La Renault ci ripensa: “Forse non si è trattato di spionaggio”

La Renault ci ripensa: “Forse non si è trattato di spionaggio”

Il vicepresidente della casa francese, Patrick Pélata, dichiara che darà le dimissioni si dovessero rivelare infondate le accuse, rivolte a tre alti manager, di aver fornito informazioni riservate alla concorrenza cinese. Un “sacrificio” per salvare la poltrona di Carlos Ghosn? Il grande indagato Michel Balthazard attacca: “La direzione generale si assuma le proprie responsabilità”.

SI RIDIMENSIONA LO SCANDALO – “La direzione generale deve assumersi le proprie responsabilità”. Michel Balthazard va all’attacco. In un’intervista pubblicata ieri dal quotidiano francese Le Figarò, l’ex membro del comitato di direzione della Renault non esita a tirare in ballo il presidente Carlos Ghosn (nella foto in alto). “Non cerco vendetta, però mi aspetto che dichiari pubblicamente di essersi sbagliato”. Già, perchè più passano i giorni, più si ridimensiona lo scandalo che ha portato al licenziamento di Balthazard e di altri due alti manager, accusati di aver venduto a un misterioso committente cinese informazioni riservate (leggi qui la news). La casa francese ufficialmente resta cauta: “Tutto è nelle mani della magistratura. Staremo a vedere”.

DIMISSIONI IN VISTA? – C’è comunque da notare che, nei giorni scorsi, il numero due della casa, Patrick Pélata, è uscito per la prima volta allo scoperto, dal muro di no comment dietro a cui i vertici del gruppo s’erano rintanati, con un’intervista che può essere letta come una prima (velata) ammissione di colpa. “Alcuni elementi portano a dubitare che si sia trattato di spionaggio”, ha dichiarato il vicedirettore generale della Renault a Le Figarò. “A inchiesta conclusa, il gruppo trarrà le conseguenze fino ai livelli più alti dell’azienda, cioè fino a me stesso”. In altre parole, se la procura di Parigi dovesse ritenere infondate le accuse di spionaggio, come in molti adesso ritengono, a cadere sarà proprio la testa di Pélata. Un sacrificio che potrebbe salvare la poltrona (e la faccia) del grande capo Carlos Ghosn, “colpevole” di aver dato eccessivo credito a una lettera di denuncia anonima, contenente accuse che parrebbero ora infondate. Da qui il sospetto che prende corpo in questi giorni: si è trattato di un regolamento di conti interno. In altre parole: Ghosn ha preso lucciole per lanterne.

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