Intercettazioni, le accuse dell’Ordine Iacopino:«Giornalisti nel mirino»

Intercettazioni, le accuse dell’Ordine Iacopino:«Giornalisti nel mirino»

L’intervento del presidente del Consiglio Nazionale «Strana graduatoria, ci sono gli intoccabili»

Dagli atti relativi ad un’inchiesta, emerge che la magistratura di Bari ha disposto intercettazioni telefoniche a carico di giornalisti che si occupano di una delicata indagine». Lo sottolinea Enzo Iacopino, presidente del Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti che rileva: «C’è una strana graduatoria nelle intercettazioni. Meglio, negli intercettati. Ci sono gli intoccabili nei confronti dei quali nulla deve essere fatto. E poi c’è il lungo elenco degli altri, tra i quali vanno compresi i giornalisti. Noi non abbiamo nè rivendichiamo maggiori diritti degli altri cittadini. Semmai sappiamo di avere maggiori doveri, compreso quello di garantire una informazione corretta e completa che può essere tale solo se è libera da ogni condizionamento».

E aggiunge Iacopino: «Lo si può fare se la magistratura, al fine di accertare la responsabilità di reati non commessi da giornalisti, dispone a loro carico intercettazioni e usa le conversazioni di lavoro come elemento per una inchiesta? La magistratura di Bari non si è posta questo quesito ignorando il dovere, che i giornalisti hanno, di tutelare le fonti per rispettare il diritto costituzionale dei cittadini ad essere informati». E chiede in conclusione il presidente del Cnog: «Perché tace il ministro Angelino Alfano? Perché non protesta per queste intercettazioni?».

Il Comitato di redazione del Corriere di Bologna condivide le preoccupazioni del Cdr del Corriere del Mezzogiorno-Puglia, dell’Associazione Stampa di Puglia e dell’Ordine dei giornalisti della Puglia per la sistematica attività di intercettazione subita da numerosi giornalisti di Bari nell’ambito dell’inchiesta sulla pubblicazione dei verbali di Giancarlo Tarantini. Tali intercettazioni, che hanno coinvolto colleghi estranei a qualsiasi ipotesi di reato, ledono il principio della segretezza delle fonti, strumento essenziale della libertà di informazione garantita dall’art. 21 della Costituzione, rivelando un obiettivo carattere intimidatorio. Il Cdr del Corriere di Bologna ribadisce piena fiducia nella magistratura e auspica che il collega Andrea Morrone, collaboratore del Corriere del Mezzogiorno, possa al più presto dimostrare la propria innocenza.

Fonte: Corriere del Mezzogiorno

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