Vasari e la spia russa

Vasari e la spia russa

La vendita? Un intrigo internazionale. La soprintendente Toccafondi: sospetti e perplessità

AREZZO — E se la vendita dell’archivio Vasari per la cifra astronomica di 150 milioni di euro ai russi fosse tutta una messa in scena? La domanda se la stanno ponendo in questi giorni i tedeschi, o meglio uno dei giornali più prestigiosi della Germania, il Frankfurter Allgemeine, che al giallo cultural affaristico ha dedicato una pagina intera. Un’inchiesta tra Italia, Stati Uniti e Russia con tanto di intervista al presunto compratore dell’archivio, Vassilij Stepanov, 44 anni, ex ufficiale delle forze di sicurezza russe, oggi membro del consiglio di amministrazione del gruppo immobiliare Ross Group. Bene, non solo Stepanov sembra essere sempre più perplesso a concludere il business, («Disgraziatamente alcuni dei miei partner d’affari non hanno fatto un gioco pulito» , ha dichiarato) ma ritiene che da parte della famiglia Festari, proprietaria del tesoro, non ci sarebbe stata almeno fino ad oggi «una seria volontà di concludere l’affare» , ma piuttosto i venditori «avrebbero voluto costringere il governo italiano a comprare l’archivio per una somma altrettanto alta» .

Un’affermazione che smentisce gli stessi venditori e i loro legali che hanno sempre parlato di affare da concludere entro la fine di gennaio. Al quotidiano tedesco, invece, Stepanov ha detto di non avere da mesi contatti con gli italiani. E addirittura si sarebbe ritirato dalla vendita. Rivelando infine di non avere nel suo ufficio di Mosca neppure una copia del contratto. Insomma, il thriller Vasari si complica ancora. Se le dichiarazioni dell’ex 007 russo non saranno smentite, sarebbero confermati tutti i dubbi avanzati dal ministero e dalla soprintendenza archivistica della Toscana. E pure i lati oscuri che hanno generato indagini e un’inchiesta per truffa della procura di Roma, ancora in corso con possibili sviluppi clamorosi. Diana Toccafondi, soprintendente archivistica per la Toscana, da sempre si batte perché l’Archivio resti in mani italiane. Non è nazionalismo tout court, semmai un patriottismo culturale e artistico, sentimento che forse questo Paese dovrebbe riscoprire. «Non ci sono solo rischi che un tesoro così importante possa un domani prendere altre vie — spiega Toccafondi — ma anche la convinzione che, nell’anno nel quale si festeggiano i 500 anni della nascita di Giorgio Vasari e i 150 anni dell’Unità d’Italia, questo patrimonio appartiene indissolubilmente alla nazione. Ci sono monumenti inamovibili che, a differenza delle carte vasariane, non corrono il rischio di emigrare all’estero. Eppure nessuno direbbe sì alla vendita del Colosseo a privati per lo più stranieri. È anche un problema di dignità culturale, credo» .

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