Scontro Procura-Camera dei deputati sulle intercettazioni di Cosentino

Scontro Procura-Camera dei deputati sulle intercettazioni di Cosentino

I pubblici ministeri chiedono al giudice di sollevare il conflitto davanti alla Consulta per i 46 colloqui negati

È SCONTRO fra la Procura e la Camera dei deputati su 46 intercettazioni che gli inquirenti vogliono utilizzare nei confronti dell’ex sottosegretario all’Economia Nicola Cosentino. Il 22 settembre 2010 Montecitorio ha negato l’autorizzazione all’uso dei colloqui nei quali il parlamentare, ora imputato di concorso in associazione camorristica, era stato ascoltato “indirettamente”, tra il 2002 e il 2004, mentre venivano monitorate le utenze di altri interlocutori, fra i quali gli imprenditori ritenuti vicini al clan dei Casalesi Sergio e Michele Orsi (quest’ultimo ucciso in un agguato nel giugno 2008 poco dopo aver iniziato a rendere dichiarazioni ai magistrati).

I pm Giuseppe Narducci e Alessandro Milita hanno chiesto al giudice di sollevare conflitto davanti alla Corte Costituzionale. La Camera, è la tesi dei due magistrati, «ha esorbitato dalle proprie attribuzioni e ha esercitato poteri che spettano esclusivamente all’autorità giudiziaria». Scrivono i magistrati: «Non compete all’assemblea legislativa negare l’autorizzazione affermando che il contenuto delle conversazioni non conferisce profili di novità» a quanto emerso dagli atti allegati alla richiesta di arresto nei confronti di Cosentino, a sua volta respinta dal Parlamento.

Allo stesso modo, secondo i pm, «non spetta all’assemblea negare l’autorizzazione affermando che le conversazioni non possono ritenersi decisive ai fini dell’affermazione di colpevolezza del parlamentare» né sulla base della convinzione «che l’impianto accusatorio (confermato in sede cautelare dal gip, dal Tribunale del Riesame e da due diverse pronunce della Corte di Cassazione n.d.r.) manifesta la propria fragilità». In questa fase il compito del Parlamento, rilevano i pm, è invece «ancorato unicamente ai parametri dell’assenza di fumus persecutionis e della necessità investigativa dell’acquisizione dell’atto d’indagine».

La richiesta di investire del caso la Consulta era stata proposta lunedì al giudice Francesco Cananzi. La scelta della difesa di Cosentino, rappresentata dagli avvocati Stefano Montone e Agostino De Caro, di optare per il giudizio immediato saltando il filtro dell’udienza preliminare, ha indotto il gip a non procedere sul punto perché non più legittimato. L’istanza sarà verosimilmente riproposta il 10 marzo, quando inizierà il processo davanti al Tribunale di Santa Maria Capua Vetere.

Fonte: Repubblica Napoli

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