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Intercettata anche la Merkel

febbraio 11, 2014 Intercettazioni No Comments

Anche i potenti non possono dormire sonni tranquilli. Sistemi di intercettazione e spionaggio non si fermano davanti a nessuno. E’ questo il caso del cancelliere tedesco Angela Merkel. Il cui telefono cellulare potrebbe essere stato intercettato dalle agenzie di intelligence Usa nell’ambito dello scandalo Datagate. Il governo tedesco ha immediatamente chiesto una “spiegazione immediata” da parte dell’amministrazione di Barack Obama.

Ma il presidente USA ha rassicurato Angela Merkel. Gli Stati Uniti “non tengono sotto controllo e non terranno sotto controllo” le sue comunicazioni. Da notare, però, che si fa riferimento solo al presente e al futuro, senza accennare a possibili attività di spionaggio avvenute in passato ai danni della tedesca. Il cancelliere ha avuto una conversazione telefonica con Obama ed ha chiarito che se gli indizi che hanno generato i sospetti del governo tedesco dovessero rivelarsi fondati, “tale pratica sarebbe del tutto inaccettabile”. Si tratterebbe di un grave “abuso di fiducia” e le intercettazioni dovrebbero “cessare immediatamente”.

Per quanto riguarda l’Italia, Letta a dichiarato: “Mi sento di escludere che i servizi sapessero”, ha detto, sottolineando come non c’è nessun evidenza che quanto accaduto in Francia sia successo anche in Italia. Su questo non ci sono prove fondate.
Intanto ill Parlamento europeo con una risoluzione passata a larga maggioranza aveva chiesto all’Ue di sospendere l’accordo con gli Usa per il programma anti-terrorismo di tracciamento delle finanze. La proposta è stata però bocciata dalla Commissione europea. L’Europa chiederà però nuove “rassicurazioni scritte” agli Stati Uniti sul corretto utilizzo dei dati europei.

La verità è che molti “potenti” e non si stanno ben attrezzando contro le intercettazioni indiscriminate. In tanti hanno adottato gli Stealth Phone, telefoni cellulari impossibili da intercettare che consentono quindi chiamate in tutta sicurezza. E sappiamo quanto è importante la privacy per i grandi interessi dei governatori e a maggior ragione per chi deve tutelare ciò che ha.

Spionaggio industriale: i cinesi a caccia di segreti negli Stati Uniti

dicembre 19, 2013 Spionaggio No Comments

Si respira un clima da “guerra fredda” all’interno del sistema industriale nazionale ed internazionale. Sembra, infatti, di essere tornati indietro nel tempo. Questa volta non si tratta del predominio sul mondo, ma dei segreti delle aziende, piccole o grandi che siano, al fine di scoprire i sistemi di produzione ed annientare l’originalità dei prodotti attraverso il furto di dati relativi a brevetti e processi industriali.

Se si pensa allo spionaggio industriale si è soliti far riferimento a grandi colossi in ambito scientifico e tecnologico, ma in realtà il rischio è altrettanto alto per le piccole e medie aziende in ogni ambito.
Ne sono un esempio i recenti casi di spionaggio cinese ai danni degli Stati Uniti. I cinesi cercavano i segreti sulla creazione di nuovi semi di mais e riso.

Il primo caso ha coinvolto Mo Hailong, cittadino cinese residente negli Usa. Lo stesso era stato fermato due anni fa in un terreno della DuPont Pioneer a Tama, Iowa. Un campo dove la società stava sperimentando il mais. Hailong riuscì a scappare ma l’Fbi risalì alla sua identità grazie al numero di targa dell’auto.
Da qui è partita una lunga inchiesta che ha visto l’impiego di microspie per monitorare le mosse del cinese e dei suoi complici. Ne è risultato che i delinquenti viaggiavano molto allo scopo di raccogliere o comprare campioni dei semi. L’inchiesta si è chiusa con l’arresto di Hailong. Dalle intercettazioni telefoniche è apparsa la consapevolezza del colpevole che dichiarava: «Potrebbero trattarci come spie».

Un altro caso analogo ha riguardato due impiegati cinesi di una compagnia statunitense impegnata nella messa a punto di riso geneticamente modificato. I due cercavano di rubare dei semi per passarli ad un laboratorio in Cina. Per fare questo nascondevano i «campioni» sottratti in sacchetti di pop corn o in tovaglioli di carta di un ristorante. Si pensa all’esistenza di ulteriori complici. Inoltre non è chiaro se i semi rubati siano giunti o meno a destinazione. Se così fosse, l’azienda statunitense subirebbe un il danno di 30-40 milioni di dollari, insieme ad anni di ricerche gettati al vento. La faccenda non è ancora chiusa.

Tali azioni di spionaggio sono spesso facilitate dal fatto che molte imprese sono ancora mal equipaggiate contro le intrusioni esterne. Solo gli imprenditori più arguti stanno innalzando il livello di protezione con costanti bonifiche ambientali in azienda e strumenti di videosorveglianza e di sicurezza informatica.

Datagate, intercettate oltre 70milioni di telefonate in Francia

ottobre 25, 2013 Controspionaggio No Comments

Ha scosso Parigi, la notizia che la National Security Agency (Nsa) ha registrato in segreto più di 70 milioni di telefonate in Francia. La rivelazione, diffusa dal giornale “Le Monde”, ha spinto il governo francese a convocare d’urgenza l’ambasciatore Usa, Charles Rivkin, al quale ha chiesto spiegazioni e l’assicurazione che questo tipo di spionaggio non si ripeta.


”E’ incredibile che un Paese amico, possa spiare così tante comunicazioni private”, ha protestato il premier francese, “è una cosa che non ha giustificazioni strategiche o di difesa nazionale”. Ayrault ha chiesto che si creino le condizioni “per porre fine in modo trasparente a questo tipo di spionaggio”. 

Le intercettazioni mettono a repentaglio gli attuali rapporti Usa-Francia a livello politico-militare. I governatori conoscono bene quanto possano essere importanti le informazioni contenute all’interno delle telefonate.

Le nuove rivelazioni sono state pubblicate da Le Monde sulla base di documenti ottenuti ancora una volta dall’ex consulente della stessa Nsa Edward Snowden. Pare che l’agenzia statunitense di controspionaggio Nsa abbia intercettato in modo massiccio le comunicazioni telefoniche dei cittadini francesi su un periodo di 30 giorni, dal 10 dicembre 2012 all’8 gennaio 2013, per un totale di 70,3 milioni di registrazioni di telefonate francesi.

 La Nsa, scrive Le Monde, “dispone di diversi modi di raccolta. Quando certi numeri di telefono vengono usati in Francia, questi attivano un segnale che fa scattare automaticamente la registrazione di alcune conversazioni. Questa sorveglianza recupera anche gli sms e il loro contenuto in base a parole-chiave”. I documenti forniscono sufficienti spiegazioni da far pensare che gli obiettivi della Nsa riguardano sia persone sospettate di legami con il terrorismo che individui presi di mira per la loro semplice appartenenza al mondo degli affari, della politica o dell’amministrazione francese.



Anche l’Italia teme che siano effettuate azioni di spionaggio simili. Di certo, molto spesso vengono impiegati sistemi di hacking molto simili, al fine di sottrarre informazioni rilevanti da dispositivi privati. Queste informazioni vengono poi utilizzate ai danni di persone o aziende con conseguenze anche molto gravi: sottrazione di documenti importanti, fallimenti di imprese, diffamazione, ricatti, estorsione e tanto altro. Esistono però sistemi in grado di criptare i nostri dati e salvarli su dispositivi di massima sicurezza. In questo modo possono anche essere distrutti automaticamente qualora entrino in possesso di persone sbagliate. Se non si interviene in tempo, cresce in maniera esponenziale l’entità del danno, in termini di dati accumulati, e la pericolosità di un eventuale azione di spionaggio.

Intercettazioni USA: tutto il mondo sotto la lente d’ingrandimento

La “spia” ha un nome: è Edward Snowden, 29 anni, ex- assistente tecnico della CIA, ora alle dipendenze di una società che lavora per la National Security Agency (NSA). E’ stato Snowden a rivelare al mondo i programmi di intercettazioni di milioni di americani gestiti dalla NSA con il tacito consenso della Casa Bianca e del Dipartimento di Giustizia. La rivelazione è stata pubblicata ancora una volta sul quotidiano inglese “The Guardian” causando grande imbarazzo per l’amministrazione Obama.

Lavorando per alcuni anni nell’IT dell’agenzia da Ginevra, con responsabilità riguardanti la gestione dei sistemi di sicurezza della rete dei computer, l’agente è venuto a contatto con un numero vastissimo di dossier e informazioni riservate. E’ in quel periodo che Snowden, per la prima volta, ha pensato di rivelare al mondo pratiche e strumenti illegali del suo governo.

Nel 2009, Snowden ha lasciato la CIA cominciando a lavorare in Giappone per Booz Allen Hamilton, colosso delle consulenze high-tech, società beneficiaria di diversi contratti da parte del Dipartimento alla Difesa. E’ la gestione dei sistemi di controllo e intercettazione della National Security Agency che diventano l’oggetto del suo lavoro quotidiano. E’ lampante “l’intenzione da parte della NSA di conoscere e controllare ogni conversazione e ogni forma di comportamento al mondo”. Preoccupato da questa rete di controlli sulle comunicazioni di milioni di americani, indiscriminatamente e senza alcuna ragione di sicurezza e terrorizzato per le conseguenze sulla libertà di pensiero e creazione in rete, l’uomo matura sempre di più il desiderio di svelare la “minaccia esistenziale alla democrazia” del governo americano.

La decisione, tre settimane fa. Nella sede della NSA delle Hawaii, Snowden fotocopia gli ultimi documenti che intende rendere pubblici. Annuncia al suo responsabile che ha bisogno di alcune settimane di pausa per curare l’epilessia di cui soffre, compra un biglietto per Hong Kong, dove si chiude in albergo, uscendo solamente tre volte. Da qui trasferisce gli ultimi documenti ai giornalisti di cui si fida e assiste all’esplosione planetaria dello scandalo, alle reazioni indignate del governo americano, ma anche alla preoccupazione che le pratiche di controllo della NSA sollevano in tutto il mondo. Snowden è certo che l’intero sistema della sicurezza USA sta per lanciarsi alla sua ricerca. Quando deve accedere a Internet, indossa un cappuccio rosso e copre anche il computer, in modo che telecamere nascoste non possano identificare le sue password. I muri della stanza sono allineati di cuscini, in modo da evitare possibili intercettazioni. Per distrarsi, guarda la televisione e legge la biografia dell’ex vice-presidente Dick Cheney.

Snowden ha sacrificato il suo stipendio di 200 mila dollari all’anno, la fidanzata e la famiglia “perché in coscienza non posso permettere che il governo americano distrugga la privacy su Internet e le libertà più fondamentali per gli uomini nel mondo in nome di questa massiccia macchina di sorveglianza che sta costruendo”.

Al momento esistono alcuni strumenti che permettono di difendersi dalle intercettazioni non autorizzare. A parte i sistemi di bonifica ambientale che verificano l’eventuale presenza di microspie nascoste, è possibile proteggere anche le proprie conversazioni attraverso l’utilizzo di Stealth Phone. Si tratta di telefoni anti intercettazione che codificando i dati voce, li rendono incomprensibili ad un eventuale ascoltatore esterno, assicurando altissimi livelli di sicurezza.

Intercettazioni: è boom negli USA, lo rivelano le compagnie telefoniche.

intercettazioni cellulari

Sono ormai diventati degli apparecchi indispensabili, un po’ a tutte le età. Li portiamo sempre con noi perché ci danno, in qualsiasi momento, la certezza che, in caso di bisogno, possiamo sempre chiamare qualcuno che verrà in nostro soccorso. Sono i telefoni cellulari, sempre più utili e sempre più complessi, con maggiori funzionalità. Non più solo chiamate e messaggi, ma anche internet e annessi, registratori, fotocamere e localizzatori GPS.

Essi sono, però anche una porta d’accesso ai nostri dati, le più richieste dalle agenzie investigative di tutto il mondo per intercettare e pedinare. Una ricerca condotta in questi giorni negli Stati Uniti, e che analizza gli ultimi cinque anni, ha rivelato che sono stata 1,3 milioni, solo l’anno scorso, le richieste di informazioni sugli abbonati, da parte di forze dell’ordine alla ricerca di SMS, localizzazione del chiamante e altre informazioni utili alle indagini. A rivelarlo sono le stesse compagnie telefoniche che, su iniziativa di una Commissione d’inchiesta, hanno reso pubblici i dati sulle richieste di intercettazioni cellulari da parte di polizia, agenzie investigative, corti giudiziarie, ecc…

Le compagnie, inoltre, hanno sottolineato come l’enorme quantità di richieste abbia in un certo senso creato un certo disagio agli stessi operatori telefonici, che si sono ritrovati nella posizione di dover difendere, davanti all’opinione pubblica, la loro reputazione e orientamento in quella che in molti casi può sembrare una vera e propria invasione della privacy.

Molte compagnie, infatti, si sono spesso di rifiutate di fornire dati sui propri abbonati perché, in molti casi, nonostante il carattere d’urgenza (che farebbe venir meno la richiesta di autorizzazioni ulteriori alle autorità giudiziarie), diverse richieste di sorveglianza sarebbero risultate opinabili e ingiustificate, molte delle quali provenienti dalla stessa FBI.

Le richieste, che si sono triplicate rispetto al 2007 (sono per AT&T sono 700 al giorno), riguarderebbero anche la condivisione di dati GPS. Materia abbastanza controversa e non ancora ben regolamentata, sulla quale le compagnie telefoniche hanno chiesto alla Commissione d’inchiesta di regolamentare in maniera più precisa i rapporti che dovrebbero avere con le forze di polizia, i diritti ed i doveri di entrambi su le questioni riguardanti le intercettazioni.

E, se da un lato cresce il controllo e la sorveglianza da parte di enti governativi e non, aumenta, dall’altro, la diffusione di strumenti volti ad impedire l’enorme “Grande Fratello”, quali cellulari non intercettabili e jammer, spesso utilizzati per disturbare il segnale GPS e spostarsi in tutta tranquillità.

Guida al controspionaggio

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