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Rimini – Video-spia nei bagni delle “Befane”

maggio 11, 2011 Videosorveglianza No Comments

Guardone scoperto ad armeggiare una micro telecamera nei servizi igienici del centro commerciale. Arrestato, in casa possedeva diverso materiale “rubato” con lo stesso sistema

RIMINI – Dopo il tribunale è il momento delle “Befane”. Lo spione di nudità femminili è tornato all’assalto nel Riminese: ieri mattina alle 10.30, un napoletano residente a Misano è stato infatti scoperto mentre armeggiava telecamere e micro dispositivi per effettuare riprese all’interno del bagno delle signore. A scoprirlo due minorenni, che entrando in bagno hanno segnalato la presenza dell’intruso nella loro toilette. Subito controllato dagli agenti della vigilanza privata, per l’uomo sono sono poi dovuti intervenire i carabinieri una qualvolta rinvenuta nella sua giacca la speciale cinepresa. Intervenuti dunque per perquisire il 45enne, i militari hanno dunque fatto l’amara scoperta: l’uomo nascondeva una microtelecamera che aveva appena recuperato da uno dei bagni, anche perché una volta visionato il materiale registrato i militari hanno trovato immagini di signore che andavano a fare i loro bisogni.

Tuttavia, il ‘voyeur’ si è dimostrato non essere nuovo a queste usanze. Nella sua casa misanese, perquisita nella giornata di ieri, è stato sequestrato un computer dove a quanto pare ci sarebbero altre immagini e video simili a quelli registrati nel bagno delle Befane. Per l’uomo, colto in flagranza di reato, sono scattate le manette per violazione di vita privata, e si sono aperte le porte del carcere “Casetti”. Difeso dagli avvocati Carlo Alberto Zaina e Gianmaria Gasperoni, il misanese si presenterà questa mattina davanti al giudice per il processo per direttissima

Fonte: Romagna Noi

Microtelecamere per sorveglianza

Prostitute spiate con microcamere, condannata banda di sfruttatori

marzo 5, 2011 Microspie No Comments

L’organizzazione era formata da quattro albanesi e un bergamasco. Nelle borse delle lucciole venivano inseriti trasmettitori dotati di schede telefoniche in grado di registrare gli incontri in auto

Si è concluso con cinque condanne il processo, celebrato davanti al giudice dell’udienza preliminare Bianca Maria Bianchi, contro la banda di albanesi accusata di aver gestito fino all’ottobre del 2009 il racket della prostituzione sulla strada provinciale tra Villa d’Almè e Dalmine.

L’organizzazione, secondo gli accertamenti dei carabinieri della stazione di Curno, controllava le prostitute attraverso delle microspie che facevano tenere alle ragazze, quasi tutte romene, nelle loro borsette, anche durante gli incontri con i clienti, in modo da controllarne gli incassi.

Tutti gli imputati sono stati giudicati con il rito abbreviato che, in caso di condanna, consente di ottenere lo sconto di un terzo sulla pena finale. La pena più pesante, 9 anni e 8 mesi di reclusione, è stata inflitta a D.L., 24 anni, residente a Bergamo. Sei anni e 4 mesi di carcere sono invece stati comminati a D.S., 31 anni, di Alzano Lombardo, mentre E.N., 23 anni, di Mira (Venezia) è stato condannato a 3 anni e 10 mesi. A tutti e tre gli imputati il gup ha riconosciuto l’aggravante della riduzione in schiavitù delle lucciole.

Se la sono cavata con pene più basse R.G., 27 anni, di Bergamo (2 anni e 8 mesi) e G.F.M., 63 anni, bergamasco di Osio Sotto, l’unico italiano che faceva parte della gang con il compito di trasportare le prostitute sul luogo di lavoro (1 anno e mezzo).

L’indagine degli investigatori era scattata a seguito della denuncia di una delle ragazze sfruttate, di soli 19 anni, arrivata in Italia dalla Romania con il sogno di un lavoro normale ma ben presto costretta a prostituirsi all’altezza di Mozzo. Dopo due mesi di indagini, i carabinieri avevano arrestato l’albanese di 23 anni e in seguito erano finiti in manette anche gli altri componenti della banda.

Le microspie utilizzate dagli sfruttatori per controllare le lucciole sfruttate erano di fabbricazione cinese: si trattava di piccoli trasmettitori dotati di schede telefoniche che permettevano agli albanesi di ascoltare, in tempo reale, tutto quello che avveniva, dove si trovavano le ragazze, in strada o quando si appartavano con i clienti.

Nell’ottobre 2009 una delle giovani lucciole, una romena di 19 anni, aveva trovato il coraggio di denunciare i suoi aguzzini. La giovane era salita su un’auto dei carabinieri, impegnati in un servizio di controllo e aveva chiesto aiuto soltanto con dei gesti, lasciando intendere che qualcuno la stava ascoltando. E così era: nella borsetta i militari avevano trovato la microspia.

Fonte: Il Giorno

Telecamere in miniatura

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