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“Mi perseguitano”. Bocchino denuncia per stalking Feltri, Belpietro e Sallusti

febbraio 13, 2011 Difesa personale No Comments

Il capogruppo di Futuro e Libertà annuncia un’azione penale contro i direttori di Giornale e Libero

Italo Bocchino si appella alla legge sullo stalking contro Belpietro, Feltri e Sallusti. L’onorevole di Futuro e Libertà per l’Italia e la moglie Gabriella Buontempo hanno denunciato i quotidiani Libero e Il Giornale per il reato che punisce chi perseguita le persone. Il deputato l’aveva annunciato a fine anno, e ora l’ha fatto davvero. La legge 38/2009 è stata introdotta per punire le ripetute molestie a sfondo sentimental-sessuale di amanti abbandonati o respinti, casi nei quali ci sono persone che telefonano di notte, si appostano sotto casa e non danno pace agli ex che di loro non vogliono saperne più, ma non è questo lo stato dei rapporti tra l’esponente di Fli e i direttori Alessandro Sallusti, Maurizio Belpietro e Vittorio Feltri .

POSSIBILE APPLICAZIONE – Il 612 bis si applica infatti anche a chi eserciti minacce o molestie ripetute non necessariamente a sfondo sessuale, purché cagioni un “perdurante e grave stato di ansia o paura” o “un fondato timore per la incolumità propria o di un congiunto”. I coniugi Bocchino si sentirebbero perseguitati dai ripetuti articoli su di loro pubblicati dai due quotidiani a partire dall’inizio della frattura tra finiani e resto del Pdl. Ieri il Giornale titolava: “I Pm di Napoli indagano su un milione sospetto alla coppia Fini-Bocchino”, facendo riferimento a una presunta mazzetta ricevuta dall’imprenditore napoletano Alfredo Romeo durante una gita in barca. C’erano stati in precedenza anche una telenovela su un presunto prestito che Bocchino non avrebbe mai restituito e una sulle presunte pressioni in Rai per far lavorare la società di produzione della signora Buontempo.

PERSECUZIONE DEBILITANTE – Per i coniugi, questa sarebbe persecuzione e nella denuncia querela presentata a Roma spiegherebbero, secondo indiscrezioni, la loro situazione di difficoltà emotiva.

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Il vostro capo deve controllare pure se siete dipendenti stressati

Lavori troppo o troppo poco? Stai fermo davanti al tuo computer in un ambiente poco riscaldato in inverno o troppo caldo in estate? Sei costretto a metterti i tappi di cera nelle orecchie per il frastuono che hai attorno? Beh, allora hai buone probabilità di essere “affetto” da stress da lavoro. Una sorta di patologia che non rientra nella malattia ma si avvicina molto, tanto che il datore di lavoro deve rimediare all’inconveniente. E chi fa spallucce rischia un’ammenda da 5 a 15 mila euro e l’arresto da 4 a 8 mesi. Dunque, anche gli imprenditori più disattenti sono obbligati a seguire le regole di una norma inserita nell’articolo 28 del decreto legislativo 81 del 2008. Entra in vigore proprio oggi, all’apertura delle aziende dopo le vacanze natalizie. E l’anno nuovo accoglie una nuova filosofia aziendale: la protezione dei lavoratori non deve limitare alla condizione fisica in senso stretto ma deve estendersi al benessere sociale sul lavoro. Roba da far rabbrividire i piccoli imprenditori con pochi dipendenti che non sanno ancora dove mettere le mani per adempiere a questa nuova incombenza.

Lo hanno capito bene gli specialisti che lanciano una ciambella di salvataggio (a pagamento) a chi vuole aiuto. Basta viaggiare su Internet per scoprire le proposte di società specializzate che ti compilano il modulo dello stress da lavoro con 150 euro se non hai più di 11 dipendenti, 350 euro fino a 30. Per le aziende più grandi, invece, il preventivo è top secret, bisogna contattare direttamente gli esperti per contrattare il prezzo. Qualcuno sbufferà pensando che un nuovo balzello e un nuovo adempimento in un momento economico critico non è proprio un toccasana. Ma gli imprenditori più esperti possono cavarsela anche da soli, utilizzando, per esempio, le guide e i documenti elaborati da diversi enti, pubblici e privati, fra cui l’Ispesl, la Regione Lombardia, Confindustria, l’Ordine degli psicologi dell’Emilia-Romagna. E con l’aiuto di questi manuali la valutazione dello stress da lavoro non dovrebbe pesare più di tanto sul bilancio aziendale. Attenzione, però, a non confondere lo stress da lavoro-correlato al mobbing, cioè con comportamenti volutamente persecutori o sgradevoli. Il rischio da stress può potenzialmente colpire in qualunque luogo di lavoro e qualsiasi lavoratore. La sua valutazione serve infatti ad individuare le fonti che possono comportare infortuni o danni diretti alla salute nonché a cogliere i segnali che possono indicare la presenza di stress. Prevenire, ridurre o eliminare il problema può voler dire più efficienza e, soprattutto, permette di apportare miglioramenti nelle condizioni di salute e sicurezza sul lavoro. Il decreto fresco di stampa però non aiuta l’operatore a capire esattamente quali controlli vanno fatti. Per capirci qualcosa bisogna rispolverare l’accordo europeo dell’ottobre 2004 che definisce lo stress lavoro-correlato “una condizione che può essere accompagnata da disturbi o disfunzioni di natura fisica, psicologica o sociale” e che esso è” conseguenza del fatto che taluni individui non si sentono in grado di corrispondere alle richieste e alle aspettative riposte in loro”.Si tratta, quindi, di riconoscere nell’organizzazione del lavoro alcuni indicatori di rischio che possono causare stress, fra cui i più comuni possono ricondursi a orari di lavoro troppo lunghi o imprevedibili, turni particolarmente faticosi; carichi di lavoro eccessivi oppure troppo ridotti, monotonia o frammentarietà del lavoro; incertezza degli incarichi e dei compiti, mancanza di informazioni e/o di formazione; posture scomode o stancanti, posti di lavoro inadeguati, temperature elevate o basse, eccessivo rumore.

Fonte: Il Giornale

Vigile mobbizzato, condannato il Comune

 

Dipendenti pubblici vessati? C’è una speranza. Ecco la storia di Mc. Vigile urbano di Roma, per tre anni vittima di mobbing. Assunto nel 1971 e con un curriculum limpido e cristallino. Poi il buio tra trasferimenti che somigliano a deportazioni, sino a quando M.C. intenta una causa contro il Comune di Roma per mobbing. Ora l’ha vinta: il giudice del lavoro Lavinia Buconi ha condannato il Comune a risarcire l’agente con un indennizzo pari a tutte le retribuzioni dal 2005 al 2008, oltre ad un danno biologico di circa 10 mila euro e al pagamento delle spese legali.

La storia di questo agente somiglia ad un’odissea. Dopo aver collezionato 10 diplomi di benemerenza, 25 encomi e 16 compiacimenti e, addirittura, una speciale parola di lode Mc, nel racconto dell’associazione della polizia locale romana Arvu, “riceve una richiesta ma non si fa intimidire”. Insomma, una di quelle indicazioni dei superiori che nessun dipendente pubblico vorrebbe ricevere. Qualche giorno dopo “il gran rifiuto”, arriva la prima lettera di trasferimento alla quale si oppone e allora il provvedimento diventa d’ufficio e il vigili encomiato viene sbattuto al Gruppo Sportivo. Il seguito è un rimpallo tra una sede e l’altra sino a quando finisce al Comando di via della Consolazione: senza ufficio, senza armadietto. Praticamente dimenticato non però dal comandante che, dopo qualche giorno, gli ripropone l’ennesima domanda di trasferimento. Da qui la causa e ora la condanna.

Ma Mc e l’Arvu non sono ancora soddisfatti. Dopo l’indennizzo presenteranno denuncia alla Corte dei Conti perché chiami i responsabili dei fatti a risarcire il Comune di Roma. L’odissea continua, stavolta col sorriso.

Fonte: Affari Italiani

Mobbing: per la Cassazione adesso è violenza privata

dicembre 23, 2010 Difesa personale No Comments

Ancora sul mobbing e sull’importanza della salute dei lavoratori sul luogo di lavoro, anche della saluta mentale. Il fenomeno del mobbing è sempre stato presente ma solo da qualche tempo è, in un certo senso, uscito allo scoperto.

Ecco che, in relazione alla più ampia problematica dello stress lavoro correlato, il mobbing diviene una problematica sociale di cui si parla sempre più spesso. Ultima notizia relativa al mobbing è quella che riporta la sentenza n. 44803 della Suprema Corte che ha portato le accuse di maltrattamenti fatte ad un capo officina in violenza privata.

Violenza privata continuata aggravata, ecco la pena gravissima che pesa sulla testa di questo capo che è stato autore di ripetuti episodi violenti e psicologicamente minacciosi. Tali toni hanno costretto il lavoratore a subire continui e costanti persecuzioni associabili al mobbing, depenalizzando il suo lavoro con forti conseguenze negative sul suo stato psicologico generale.

Con questa sentenza si crea il precedente per cui il mobbing potrebbe divenire a tutti gli effetti una forma di violenza privata, ben più grave del mero maltrattamento.

Per correttezza di cronaca riteniamo opportuno trascrivere la parte fondamentale della sentenza emessa dai giudici:

“sembra piuttosto correttamente configurabile, proprio attraverso una motivata valutazione ed apprezzamento della richiamata prova specifica, peraltro motivatamente segnalata nell’impugnata sentenza a ribadita conferma di quanto già dedotto in primo grado, nella condotta dell’imputato il reato di violenza privata continuata aggravata, potendo ricondursi ai puntuali episodi,contestati nell’imputazione cui si è fatto cenno, i caratteri di una condotta moralmente violenta e psicologicamente minacciosa, idonei a costringere il lavoratore a tollerare uno stato di deprezzamento delle sue qualità lavorative nel contesto di una condotta articolata in più atti consequenziali ad un medesimo disegno criminoso, con l’intuibile aggravante della commissione del fatto con abuso di relazioni di prestazioni d’opera”

Fonte: PMI Servizi

Ricatto sessuale nel mondo del lavoro

dicembre 23, 2010 Difesa personale No Comments

Una sua ex gli ruba la promozione diventando il suo capo e pretende poi prestazioni extraprofessionali. Lui si sottrae e viene accusato di molestie sessuali e incompetenza sul lavoro.

E’ la trama di “Rivelazioni”, un celebre film con Demi Moore e Michel Douglas, rispettivamente nel ruolo di una datrice di lavoro e di un dipendente che subisce il ricatto sessuale di quest’ultima.

La realtà sembra essere assai diversa: a subire ricatti sessuali per ottenere un lavoro sono le donne. A confermare questa triste tendenza, c’è l’indagine Istat “Le molestie sessuali”, presentata a settembre 2010.

Dall’indagine emerge che «circa la metà delle donne in età 14-65 anni (10 milioni 485 mila, pari al 51,8 per cento) hanno subito nell’arco della loro vita ricatti sessuali sul lavoro o molestie in senso lato come pedinamento, esibizionismo, telefonate oscene, molestie verbali e fisiche.

(…) Sono 842 mila (il 5,9 per cento) le donne di 15-65 anni che, nel corso della vita lavorativa, sono state sottoposte a ricatti sessuali sul posto di lavoro, l’1,7 per cento per essere assunte e l’1,7 per cento per mantenere il posto di lavoro o avanzare di carriera. Le donne a cui è stata chiesta una “disponibilità sessuale” al momento della ricerca del lavoro risultano essere quasi mezzo milione, pari al 3,4 per cento.

Negli ultimi tre anni sono state 227 mila (l’1,6 per cento) le donne che hanno subito ricatti sessuali; all’un per cento è stata richiesta la disponibilità sessuale al momento dell’assunzione (per un totale di 140 mila donne), lo 0,4 per cento è stato ricattato per essere assunto (per un totale di 61 mila donne) e lo 0,5 per cento per mantenere il posto di lavoro o avanzare di carriera (per un totale di 65 mila donne).

(…) Quando una donna subisce un ricatto sessuale, nell’81,7 per cento dei casi non ne parla con nessuno sul posto di lavoro (80,2 per cento negli ultimi tre anni). Solo il 18,3 per cento di coloro che hanno subito ricatti nel corso della vita ha raccontato la sua esperienza, soprattutto ai colleghi (10,6 per cento).

Fonte: Psicologia del Lavoro

Difesa da molestie sessuali

Guida al controspionaggio

Come capire se qualcuno ti spia (Parte 2)

LEGGI LA PRIMA PARTE… – La scatola di una presa elettrica sembra essere stata spostata. Le prese elettriche sono tra i punti dove più frequentemente vengono nascosti dispositivi di intercettazione, così come lo sono i rilevatori di fumo, le lampade o gli interruttori. Se notate della sporcizia (tipo segatura o …

Come capire se qualcuno ti spia (Parte 1)

A casa, in ufficio ed in qualsiasi posto vi troviate potreste essere spiati. Chiunque voi siate, e qualsiasi cosa facciate, vi può capitare di incontrare persone che, per interesse o per avidità di potere, desiderano di venire in possesso di vostre informazioni riservate, sia per danneggiarvi che per ottenere un …

Il fisco controllerà anche i telefoni

Tra le grandi manovre di controllo che si stanno operando per monitorare i contribuenti, pare che gli agenti 007 dell’Agenzia delle Entrate si stiano concentrando sulle intercettazioni del nostro cellulare. Iphone, Samsung o qualsiasi altra marca sia, il fisco non si pone limiti. Non si tratta di spiare il contenuto …

Guide alla videosorveglianza

Come arrestare il key bumbing, il furto senza traccia

La nuova frontiera dei furti, per ladri in continuo aggiornamento, è il “key bumping”. Si tratta dell’arte di aprire le porte delle abitazioni senza lasciare segni di effrazione. A Roma, i Carabinieri hanno arrestato una banda di georgiani, ben 37 persone, specializzate in furti in appartamenti nella città e in provincia. L’organizzazione criminale è risultata responsabile di decine di colpi in appartamenti, e in particolare, è specializzata nella tecnica consente …

I consigli del ladro per una difesa ottimale contro i furti in estate.

furti in appartamento

Le vacanze, per molte famiglie italiane, sono già iniziate. Le città si svuotano e le case rimangono sempre più isolate, soprattutto se i vicini decidono di partire nello stesso periodo. Quella delle vacanze estive, quindi, diventa un’occasione per ladri, professionisti e no, per entrare in azione, in quanto hanno meno possibilità di essere visti e acciuffati e possono, così, agire con più calma. Il giornale napoletano “Il Mattino” proprio in …

Guida alla sorveglianza video: parte 4 – Visione filmati e integrazione

Passiamo alla quarta ed ultima parte della nostra guida, rispondendo a domande su come visualizzare i video di sorveglianza e come integrare le proprie apparecchiature di sorveglianza con altri sistemi video. 6. Visualizzare i video La maggior parte dei video di sorveglianza non viene mai vista da esseri umani, se non per indagini storiche. Alcuni sistemi a circuito chiuso consentono la visione in diretta, ad esempio come sistemi antitaccheggio in …

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Proseguiamo con le nostre 7 domande, con la parte dedicata ai supporti di salvataggio dei filmati video, e all’analisi dei filmati registrati. 4. Salvataggio I video di sorveglianza sono quasi sempre salvati per recupero e revisione. La durata media dello stoccaggio è tra i 30 e i 90 giorni, anche se in alcuni casi il periodo può essere più breve, o durare anche per qualche anno. I due elementi più …

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