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Spionaggio al comando, vigili a rischio licenziamento

febbraio 24, 2011 Microspie No Comments

VARESE La vicenda dello spionaggio ai danni del comandante dei vigili era esplosa con fragore il 18 marzo del 2008 ed ora, a tre anni di distanza approda in tribunale, dove ieri mattina avrebbero dovuto comparire i due vigili che avevano piazzato una microspia sotto la scrivania di Antonio Lotito, allora appunto a capo della polizia locale. Ma l’udienza contro i sostituti commissari Fabrizio Mondo e Marinella Cassia è stata rinviata al 22 giugno, in attesa che venga definito un risarcimento nei confronti del dirigente che aveva denunciato il complotto. Con loro anche un tecnico comunale che venne incaricato di apprestare l’apparato.
Difesi dagli avvocati Renato Prestinoni e Andrea Prestinoni (mentre il tecnico è assistito dall’avvocato Paolo Bossi), rischiano non tanto sul piano processuale, quanto su quello disciplinare: una sentenza di condanna (che appare scontata, dato che tutti hanno ammesso le proprie responsabilità), aprirebbe le porte a provvedimenti da parte dell’ente datore di lavoro, cioè il Comune, che potrebbero arrivare anche al licenziamento.
La microspia era nascosta dentro ad un armadio, ed era collegata all’impianto elettrico: un apparato in grado di ascoltare e anche registrare le sue conversazioni e le sue telefonate. A tre anni dall’episodio resta da chiarire perché i due abbiano voluto spiare il loro comandante: una verità che potrebbe non venire mai a galla, se decidessero di patteggiare.

Fonte: La Provincia di Varese

L’inchiesta con 83 anni di intercettazioni

febbraio 23, 2011 Intercettazioni No Comments

Ottantatrè anni. Il tempo necessario, mese più mese meno, per trascrivere una sterminata lenzuolata di intercettazioni telefoniche e ambientali. Sembra fiction, è la realtà. Ambientata a Gallarate, un tempo considerata con la vicina Busto Arsizio la Manchester del tessile italiano. Oggi, invece, i paragoni andrebbero fatti con la Chicago di Al Capone perché non si riesce a spiegare in altro modo la sbalorditiva proliferazione di intercettazioni. Quanti sono i criminali in circolazione in una città che tocca a malapena i cinquantamila abitanti? È quel che ci si domanda leggendo la lettera, altrettanto attonita, che due consulenti indirizzano alla procura di Busto Arsizio dopo aver ricevuto un incarico al di là delle loro possibilità: trascrivere trecentomila intercettazioni. Un compito sovrumano, anzi no, a fare i ragionieri dell’aritmetica giudiziaria la coppia stima che occorreranno ottantatrè anni circa per portare a termine l’impresa. Siano nel 2009 e dunque la sbobinatura, poi sfumata, ci avrebbe portato alle soglie del ventiduesimo secolo.
Incredibile. Ancora di più perché l’inchiesta in questione ha un perimetro locale e non sfonderà sulle prima pagine dei giornali nazionali e delle tv. Una storia, con tutto il rispetto, di provincia, per quanto deprecabile, incentrata sui presunti affari sporchi dell’Ufficio tecnico del Comune. Una vicenda che porta a una manciata di arresti e che, come tante altre indagini, si avvale del supporto prezioso delle intercettazioni. Già, ma quante sono le telefonate e le conversazioni captate?
Due tecnici, non due sprovveduti ma due professionisti abituati a gestire delicati e complessi incarichi per conto delle più agguerrite procure d’Italia, ricevono i Cd-rom e i dvd e cominciano a studiare il materiale. Restano di sasso, fanno e rifanno i loro conteggi, poi prendono carta e penna e inviano una lettera surreale, anche se impeccabile nelle forme e nei toni, al pm Toni Novik. «A seguito dell’incarico assunto in data 12 marzo 2009 – è l’incipit – in merito alla ricerca e trascrizione di intercettazioni telefoniche e ambientali, con la presente, come già anticipato verbalmente alla Signoria vostra, siamo a rappresentare quanto segue: abbiamo provveduto a effettuare una stima del lavoro richiestoci con la conta dei supporti magnetici sui quali sono incise le intercettazioni telefoniche e ambientali da trascrivere».

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Belluno: ricatto al prete sul flirt amoroso con la madre, 38enne in manette

febbraio 3, 2011 Microspie No Comments

Baratta il silenzio su alcune lettere scottanti in cambio di 700 euro

BELLUNO. Quel pomeriggio il sacerdote si presentò, come stabilito, ad un tavolino del bar della Stazione ferroviaria di Belluno.

Era imbottito di microspie: quelle che la polizia, poco prima, gli aveva accuratamente nascosto sotto una giacca.

Al passaggio del denaro, circa settecento euro, scattò la trappola ed il 38enne, che poco prima si era seduto davanti a lui, fu preso e portato fuori dagli uomini della Squadra Mobile.

L’uomo fu arrestato per estorsione ai danni del prete. Motivo: aveva barattato il silenzio sul contenuto di alcune lettere, a suo dire, compromettenti in cambio del denaro che gli sarebbe probabilmente servito per andare ad acquistare la droga.

Le lettere, a quanto pare, erano la prova di un flirt tra il sacerdote e la madre dell’uomo.

Il pomeriggio in questione è quello del 25 ottobre 2010, poco più di tre mesi fa. L’episodio, che è avvenuto davanti a qualche avventore del locale, è passato completamente sotto silenzio. Ma l’inchiesta, nelle mani del sostituto procuratore Simone Marcon, sta ora facendo il suo corso.

L’indagato, da quel 25 ottobre scorso, non è più uscito di galera. Pesante l’accusa che pende sulla sua testa: estorsione. Sebbene i soldi siano stati subito restituiti al prete, il reato è stato completamente consumato in quanto i poliziotti sono intervenuti nel momento in cui vi c’è stata la consegna del denaro.

Sullo sfondo della vicenda c’è la dipendenza dalla droga dell’indagato. Il trentottenne, di origini feltrine, ha architettato l’estorsione dopo essere venuto in possesso di alcune lettere compromettenti che riguardavano il sacerdote. I due si conoscevano bene. E così, dopo averlo avvicinato, a metà ottobre scorso, gli ha fatto sapere di avere quella scottante corrispondenza intercorsa tra il sacerdote ed un ‘altra persona. «Se non mi dai 700 euro, le farò vedere in giro», gli ha detto.

Ma il prete non ha voluto sottostare al ricatto. Ed ha deciso di andare dalla polizia per denunciare il suo estorsore. Da qui la decisione degli investigatori di tendere la trappola al 38enne: arrestarlo a passaggio del denaro avvenuto. I numeri di serie delle banconote da settecento euro sono stati tutti accuratamente fotocopiati. Poi l’appuntamento: il pomeriggio del 25 ottobre scorso. Il sacerdote, imbottito di microspie, s’è presentato in stazione, ha atteso il 38enne e, al suo arrivo, gli ha consegnato la busta coi 700 euro. A quel punto è scattata la trappola.

Fonte: Corriere delle Alpi

Intercettazioni a servizio del bunga bunga

febbraio 2, 2011 Intercettazioni No Comments

Il caso Rubi & company rilancia il dibattito sulle intercettazioni. La proposta di legge che ha tanto infervorato i palazzi del potere, la stampa, l’opinione pubblica e soprattutto i giornalisti e i magistrati, ritorna in auge attraverso un gruppetto di trenta deputati del Pdl che ripropongono di incrementare le pene ai pm che applicano tale procedimento in modo errato e soprattutto con le persone sbagliate. Si chiama “ingiusta intercettazione” e prevede risarcimenti fino a 100 mila euro per quelle persone le cui vite sono state invase dal grande orecchio senza che ci sia una reale motivazione. A pagare, secondo la proposta, dovrebbe essere lo Stato, mentre i magistrati verranno colpiti soltanto se autorizzeranno procedimenti per i quali non sono competenti o per funzione o per territorio.
“Una norma di civiltà, non un atto intimidatorio- commenta così Roberto Cassinelli, uno dei firmatari della proposta – che va a tutela di tutti i cittadini. Spero che possa galoppare velocemente,così potrà evitare che i pm versino negli atti quintali di intercettazioni senza neanche leggerle”.
E sì, perché questo strumento di indagine, la cui importanza ha portato cittadini e tutti gli ordini di stampa in piazza per difenderlo insieme al diritto di cronaca, si è ridotto al ruolo di “spione chiacchierone”. Proprio come i portieri di una volta, che sapevano tutto di tutti e non perdevano occasione di divulgare le notizie più piccanti.
I tempi delle grandi inchieste sulla criminalità organizzata, che hanno permesso di sgominare intere bande fino a risalire ai boss dei boss, sembrano ormai lontani rispetto alle stuzzicanti telefonate che mostrano come un Capo di Governo possa rimanere vittima ricattabile dei suoi stessi “vizietti”.
La proposta del gruppetto di deputati che si va ad aggiungere alle centinaia che giacciono alla Commissione Giustizia di Montecitorio, è stata presentata lo scorso 28 ottobre, proprio due giorni dopo dello scoppio dello scandalo Ruby. Allora Nicole Minetti era ancora soltanto una piacente consigliera regionale, e non un’indagata per favoreggiamento della prostituzione minorile.

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Intercettazioni telefoniche

Ex vicedirettore del DAS ammette: spiavamo illegalmente attivisti anche in Italia

gennaio 16, 2011 Microspie No Comments

Germán Villalba, vicedirettore della sezione “Fonti Umane” del DAS (la polizia politica colombiana), ha riconosciuto di fronte alla Procura Generale della Nazione le proprie responsabilità nei crimini di intercettazione illegale di comunicazioni, concorso a delinquere ed abuso di autorità.
Attraverso una rete di complici ingaggiati nel territorio europeo, e utilizzando illegalmente apparecchi ricettori o trasmittenti, Villalba ha effettuato pedinamenti e intercettazioni telefoniche e ambientali illegali in Spagna, Belgio, Francia, Portogallo, Olanda e anche in Italia. Da quest’ultimo paese, dove era accreditato col paradossale incarico di “collegamento antidroga”, ha portato avanti pedinamenti illegali ai danni di molteplici organizzazioni dei diritti umani in diversi paesi europei.
Villalba, grazie alla sua confessione, sta patteggiando la pena: la sua sarà la terza condanna nei processi relativi allo scandalo delle cosiddette “chuzadas”, le intercettazioni illegali ai danni di magistrati non allineati alla cricca del governo, giornalisti scomodi ed oppositori politici e sociali, dopo quella dell’ex direttore del Controspionaggio Jorge Lagos e del vicedirettore delle Operazioni Fernando Tabares.
Mentre in Spagna si indaga il narco ex-presidente Uribe (alle cui dirette dipendenze il DAS svolgeva le sue attività illegali all’epoca dei fatti contestati), e la magistratura belga sta valutando un’analoga procedura, si scopre che anche in Italia il governo terrorista colombiano ha inviato i suoi scagnozzi per pedinare illegalmente le associazioni, come la nostra, che solidarizzano con il popolo colombiano; un altro buon motivo, per il regime della cosca Uribe-Santos, per inviare plurinquisiti come diplomatici in Italia; a chi altri far dirigere in loco le attività criminali del DAS?

Fonte: Nuova Colombia

Intercettazioni ambientali

La segretaria di Bossi: Non ho mai visto microspie

gennaio 15, 2011 Microspie No Comments

Il Senatur l’aveva tirata in ballo per presunte cimici trovate in ufficio e in casa a Roma. La procura punta ad archiviare la vicenda. La notizia è stata riportata da Repubblica

La segretaria di Bossi, Nicoletta Maggi non ha mai visto cimici, nell’ufficio del Senatur, lo ha detto in procura dove è stata convocata proprio per far luce sulla vicenda raccontata i giorni scorsi ai giornalisti dallo stesso leader del Carroccio. La notizia è stata riportata dal quotidiano Repubblica secondo il quale “l’impressione dei magistrati è che si tratti di una bufala. Un po’ come il falso attentato a Maurizio Belpietro, il direttore di Libero”.

“Le ha trovate Nicoletta”, aveva detto il Senatur. “Nicoletta ha avuto quel dubbio perché c’era gente che sapeva le sue cose”. Un dubbio che effettivamente la segretaria ha confermato ai magistrati ai quali ha raccontato di aver chiamato una ditta privata per la bonifica nei locali di Porta Pia, a Roma.

Bossi aveva detto: “Nel mio ufficio ne hanno trovata una vicino al tavolo nella presa della corrente, un’altra sul frigorifero. A casa mia ne hanno trovate un bel po’ dove ci sono i bocchettoni dell’aria calda”. Ma la segretaria in procura non ha confermato. “Io non le ho viste”, ha dichiarato la Maggi. Le microspie non le avevano scovate neppure gli uomini del Ministro dell’Interno che Maroni aveva inviato dopo essere stato informato da Umberto Bossi. Il procuratore capo Giovanni Ferrara, ha scritto il quotidiano diretto da Ezio Mauro, punta a chiudere la vicenda in tempi brevi, al massimo in un paio di settimane.

Fonte: Virgilio Notizie


Microspie ambientali

Bimbo di poco più di un anno muore dopo aver assunto metadone. Imputati i genitori

gennaio 14, 2011 Microspie No Comments

VITERBO – “Le intercettazioni a carico dei nostri assistiti non potranno essere utilizzate in fase dibattimentale in quanto effettuate in impiani esterni alla Procura”. Questa l’eccezione sollevata dai difensori Massatani e Stellato che assistono B.D. e G.P. i due giovani residenti a Sutri che ad ottobre del 2008 portarono il figlioletto di pochi mesi ridotto in fin di vita in ospedale. Le accuse a loro carico omicidio colposo e detenzione di stupefacenti. Sembra che la morte del piccolo infatti sia avvenuta per l’ingestione accidentale di metadone che uno dei genitori, tossicodipendente, teneva normalmente a casa.
Questa mattina si è discusso del secondo capo d’accusa. Il Pm Stefano D’Arma ha ricostruito la fase di indagini, motivando l’inconsistenza delle richieste della difesa. Le intercettazioni ambientali sarebbero state disposte a seguito dei risultati delle perizie tecniche del tribunale sulle sostanze rinvenute nell’appartamento dei due imputati. Sarebbero stati ritrovati infatti alcuni semi che il perito ha identificato come cannabis. La scoperta della droga avrebbe quindi indotto gli inquirenti a disporre intercettazioni sui telefoni cellulari e sulla vettura della coppia. Non sarebbe emersa poi alcuna intercettazione all’interno dell’appartamento. Secondo il Pm dunque il fatto che queste intercettazioni siano agli atti non cambierebbe nulla rispetto alle accuse degli iputati.

Il giudice Turco si è riservato di decidere sull’ammissibilità della richiesta della difesa. Il processo è stato rinviato al 14 di aprile.

Fonte: New Tuscia

 

Intercettazioni ambientali

Guida al controspionaggio

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LEGGI LA PRIMA PARTE… – La scatola di una presa elettrica sembra essere stata spostata. Le prese elettriche sono tra i punti dove più frequentemente vengono nascosti dispositivi di intercettazione, così come lo sono i rilevatori di fumo, le lampade o gli interruttori. Se notate della sporcizia (tipo segatura o …

Come capire se qualcuno ti spia (Parte 1)

A casa, in ufficio ed in qualsiasi posto vi troviate potreste essere spiati. Chiunque voi siate, e qualsiasi cosa facciate, vi può capitare di incontrare persone che, per interesse o per avidità di potere, desiderano di venire in possesso di vostre informazioni riservate, sia per danneggiarvi che per ottenere un …

Il fisco controllerà anche i telefoni

Tra le grandi manovre di controllo che si stanno operando per monitorare i contribuenti, pare che gli agenti 007 dell’Agenzia delle Entrate si stiano concentrando sulle intercettazioni del nostro cellulare. Iphone, Samsung o qualsiasi altra marca sia, il fisco non si pone limiti. Non si tratta di spiare il contenuto …

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I consigli del ladro per una difesa ottimale contro i furti in estate.

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