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Rapporto Clusit 2018: pericolosa impennata di attacchi informatici in tutto il mondo

difesa-anti-hacking

Dal Rapporto 2018 della Clusit, l’Associazione Italiana per la Sicurezza Informatica, emerge tra gli altri un dato davvero preoccupante: nel periodo tra il 2011 e il 2017 si sono registrati a livello mondiale quasi 7.000 attacchi informatici gravi, di cui 1.100 solo nell’anno scorso. Non solo. Nel 2017 si è assistito anche all’intensificarsi di cyber attacchi di una certa rilevanza anche da un punto di vista qualitativo, tant’è che gli studiosi del fenomeno si sono affrettati a definirlo “l’anno del trionfo del Malware, degli attacchi industrializzati realizzati su scala planetaria contro bersagli multipli”.

Gli attacchi informatici nei confronti di aziende, istituzioni, ma anche privati, sono infatti balzati improvvisamente dal’11% del 2016 al 28% del 2017, per un totale di circa il 240% in più di rispetto al 2011, anno in cui è stato stilato il primo rapporto da parte del pool di esperti. Persino l’Italia, ritenuta in linea di massima una nazione a rischio cyber hacking tutto sommato contenuto, è salita agli onori della cronaca per incidenti di vario tipo, vedi l’attacco ai sistemi della Farnesina, quello al Dipartimento per la Funzione Pubblica, il malware phishing che ha colpito oltre 200mile persone o il furto di quasi 200milioni di criptovalute da un Exchange italiano.

In linea di massima, a farne le spese sono stati soprattutto banche, istituti finanziari, sanità, education, settore hardware/software e istituzioni governative, queste ultime soprattutto a cavallo delle presidenziali americane e francesi. Parlando invece di impatti economici, i costi globali generati dalle azione di cybercrime sono passati dai 100miliardi di dollari del 2011 agli oltre 500miliardi del 2017. Infine tra le tipologia di attacco virale vale la pena sottolineare l’enorme incremento di Malware (oltre il 94% in più nell’anno scorso rispetto al 2016), dell’Account Cracking (+13% circa), Phishing e Social Engineering (+34% circa), e Multiple Technique/APT (quasi il 7% in più). Poi ci sono altri dati importanti che potrete leggere scaricando il rapporto minuzioso dal sito della Clusit.

Quello che invece qui ci preme far notare è il quadro davvero preoccupante che viene fuori dallo studio del fenomeno, tanto da costringerci a ritenere le tecniche e gli strumenti di difesa anti-hacking una priorità assoluta per gli anni a venire. In altre parole, non si può fare più finta di niente! È evidente che gli strumenti di sicurezza cibernetica messi in campo finora dalle nostre aziende o istituzioni non sono state poi così efficienti come credevamo. Per questo non insisteremo mai abbastanza col ribadire che in realtà gli strumenti adatti ci sono. Forse, quello che serve è solo un po’ di “alfabetizzazione” tecnologica in più per individuare quelli giusti e usarli nella maniera più consona ai nostri obiettivi di sicurezza.

Quanto è utile un’app di criptaggio dati? Ce lo svela una ricerca americana

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Per quanto la validità dei programmi di protezione per smartphone possa apparire scontata nonché largamente condivisa, c’è ancora chi si ostina a eludere la loro efficacia, soprattutto per quanto concerne le app di criptaggio messaggi. Sono in tanti, infatti, a disconoscere tuttora il contributo preventivo di questi validi strumenti di protezione per le comunicazioni mobili.

A provare a fare un po’ di chiarezza sullo stato attuale delle cose, ci ha pensato uno studio statunitense presentato nel 2016 da alcuni ricercatori di Google e della Carnegie Mellon Univeristy di Pittsburgh, in occasione del Symposium On Usable Privacy and Security (SOUPS), tenutosi come ogni anno a Santa Clara, in California. Ne è saltato fuori che quasi il 7% delle oltre 1.500 persone intervistate utilizzavano delle app che credevano erroneamente sicure e criptate quando in realtà non lo erano affatto. Questo ovviamente la dice lunga sul livello di conoscenza di tali strumenti di difesa.

Ancora più incredibile è stato però constatare che la scelta di utilizzo o meno di un’app di criptaggio dati venisse suggerita dal concomitante apprezzamento di quest’ultima da parte di amici e parenti. In parole povere, i partecipanti hanno esordito con risposte del tipo: “Uso un’app di criptaggio perché lo fanno anche i miei amici”, e non, come verrebbe logico pensare, perché un’app di sicurezza può difendermi efficacemente quando invio o ricevo un messaggio da qualcuno! Non a caso le app più utilizzate, come Facebook Messenger, Google Hangouts o, fino a pochi mesi fa anche WhatsApp, non utilizzano affatto la crittografia end-to-end per la messaggistica. Insomma, il traguardo verso la piena consapevolezza dei vantaggi offerti da tali strumenti difensivi sembra ancora lontano.

Eppure a tutt’oggi non mancano dispositivi all in one che permettono un uso integrato di tali app senza alcun intervento aggiuntivo da parte dell’utilizzatore, come lo smartphone criptato Zimmermann, che assicura una protezione pressoché totale quando si comunica con altri telefoni o si naviga in rete su siti, social network, app di messaggistica ecc. Questo incredibile smartphone, dotato di algoritmo di protezione PGP, possiede altresì specifici strumenti di difesa contro gli attacchi perpetrati attraverso malware, trojan, virus, sniffer, software di leackage ecc. utilizzati nel furto di dati mobili. Il telefono è inoltre idoneo alla virtualizzazione dell’intero sistema operativo, con possibilità di creazione di account protetti e spazi virtuali completamente personalizzabili, indipendenti l’uno dall’altro.

Insomma, se avete a cuore la protezione delle vostre comunicazioni mobili e disdegnate come noi la noncuranza di molti riguardo a questi efficacissimi strumenti di protezione, varrebbe proprio la pena farci un pensierino!

San Damiano: in auto aveva apparecchio da 007 per rilevare microspie

marzo 11, 2011 Senza categoria No Comments

I Carabinieri hanno arrestato Luigi Labellarte, 44 anni, di Ortanova (Foggia) che ha consegnato un documento d’identità falso. La sofisticata apparecchiatura era nascosta sull’auto Bmw

I Carabinieri, nel corso di una operazione di controllo a San Damiano d’Asti, hanno sequestrato una sofisticata apparecchiatura radio elettrica utilizzata, anche dai servizi segreti, nelle indagini più complesse. Il proprietario dell’auto dov’era installato l’apparecchio è stato arrestato, anche per aver presentato un documento di identità falso. Si chiama Luigi Labellarte, 44enne, pluripregiudicato di Ortanova (Foggia). Le imputazioni nei suoi confronti sono di sostituzione di persona e false attestazioni delle generalità.

L’operazione è scattata, oggi, nei pressi del campo nomadi in via Ivero alla periferia di San Damiano. Gli uomini dell’Arma, durante una perlustrazione, hanno notato una Bmw con due uomini a bordo; la presenza dell’auto di lusso e di grossa cilindrata ha insospettito i militari che hanno approfondito i controlli. I sospetti sono subito emersi dai documenti presentati dal conducente, infatti da un successivo controllo la carta d’identità è risultata falsa. Le vere generalità sono emerse attraverso le impronte digitali, l’uomo è risultato essere il Labellarte, originario della Puglia e con numerosi precedenti penali.

La sorpresa per i militari è arrivata con la perquisizione dell’auto, in un vano apposito è stato rinvenuto un apparecchio radio elettrico, modello “Bug Detector”, utilizzato per rilevare la presenza di microspie e “cimici”. Secondo gli investigatori lo strumento potrebbe essere stato utilizzato per attività illecite in quanto consente di monitorare tentativi di intercettazione ambientale da parte delle forze dell’ordine e creare anche “barriere” elettroniche per impedire tali controlli.

Sul possesso del detector Labellarte non è stato in grado di fornire spiegazioni convincenti, l’indagine prosegue. Dopo le formalità del caso e un primo interrogatorio l’uomo è stato portato in stato d’arresto presso le carceri di Quarto d’Asti.

Fonte: AT News

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