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Causa contro Apple, oggetti personali usati per spiare utenti

 

Lo ha detto Majed Nachawati, uno degli avvocati dell’accusa

La causa intentata contro Apple per frode via computer e violazione della privacy (alcune applicazioni per iPad e iPhone trasmetterebbero informazioni personali a società di ricerca e pubblicitarie senza il consenso degli utenti) si fonda sulla necessità che chi usa Internet abbia “informazioni complete” sul trattamento dei dati.

Nel chiedere i danni, le persone che hanno intentato causa lamentano il fatto che “loro proprietà personali, come il computer, siano stati trasformati in mezzi per spiare le loro attività online”, ha detto Majed Nachawati, uno degli avvocati dell’accusa.

Parlando con l’agenzia di stampa Afp, Nachwati ha sottolineato che si tratta semplicemente di informare gli utenti e ottenere il loro consenso” e che “non solo sono utilizzati i dati ed è violata la privacy, ma le società coinvolte ne traggono anche profitto. E se ne traggono profitto, devono informare correttamente le persone che ne sono la fonte”.

Fonte: America 24

Vigile mobbizzato, condannato il Comune

 

Dipendenti pubblici vessati? C’è una speranza. Ecco la storia di Mc. Vigile urbano di Roma, per tre anni vittima di mobbing. Assunto nel 1971 e con un curriculum limpido e cristallino. Poi il buio tra trasferimenti che somigliano a deportazioni, sino a quando M.C. intenta una causa contro il Comune di Roma per mobbing. Ora l’ha vinta: il giudice del lavoro Lavinia Buconi ha condannato il Comune a risarcire l’agente con un indennizzo pari a tutte le retribuzioni dal 2005 al 2008, oltre ad un danno biologico di circa 10 mila euro e al pagamento delle spese legali.

La storia di questo agente somiglia ad un’odissea. Dopo aver collezionato 10 diplomi di benemerenza, 25 encomi e 16 compiacimenti e, addirittura, una speciale parola di lode Mc, nel racconto dell’associazione della polizia locale romana Arvu, “riceve una richiesta ma non si fa intimidire”. Insomma, una di quelle indicazioni dei superiori che nessun dipendente pubblico vorrebbe ricevere. Qualche giorno dopo “il gran rifiuto”, arriva la prima lettera di trasferimento alla quale si oppone e allora il provvedimento diventa d’ufficio e il vigili encomiato viene sbattuto al Gruppo Sportivo. Il seguito è un rimpallo tra una sede e l’altra sino a quando finisce al Comando di via della Consolazione: senza ufficio, senza armadietto. Praticamente dimenticato non però dal comandante che, dopo qualche giorno, gli ripropone l’ennesima domanda di trasferimento. Da qui la causa e ora la condanna.

Ma Mc e l’Arvu non sono ancora soddisfatti. Dopo l’indennizzo presenteranno denuncia alla Corte dei Conti perché chiami i responsabili dei fatti a risarcire il Comune di Roma. L’odissea continua, stavolta col sorriso.

Fonte: Affari Italiani

Google: il motore di ricerca che ci spia

Pare che Google abbia indicizzato ogni suo utente

Chi non ha mai usato il famoso motore di ricerca Google? Ci aiuta in qualsiasi occasione, ha sostituito le obsolete enciclopedie, ci individua sul satellite, ottiene indicazioni stradali e chi più ne ha più ne metta.

La geniale idea di Page e Brin, due illuminati studenti della miglior università americana, quella di Stanford, ha cambiato le sorti del web, selezionando milioni di informazioni in modo veloce e personalizzato. Già, “personalizzato”. Vi è mai capitato di cercare qualsiasi cosa su Google, magari nella vostra città (senza averla digitata), e trovare come prima alternativa proprio quella che vi serviva? Come fa Google a sapere chi siamo e cosa vogliamo?

Fonti non del tutto ufficiali, ma sicuramente molto attendibili e mai smentite, hanno fatto sapere che Google sarebbe in grado di archiviare l’indirizzo IP del navigatore, la data e ora di accesso e le password immesse, creando nel pc un cookie la cui data di scadenza è prevista per il 2038. In parole povere, tutto ciò permetterebbe a Google di tracciare un profilo ben dettagliato del malcapitato utente. Un Grande Fratello del web, per capirci.

Ma le stranezze di Google non finiscono qui. Gli ideatori avevano espresso l’intenzione di utilizzare Google come un motore di ricerca universale, democratico e obiettivo. Vi proponiamo un esperimento: provate a digitare le parole “solidarietà” e “diritti civili“. Il primo sito che troverete sarà lo sconosciuto “MoviSol – Movimento per la Solidarietà e il Progresso”, un’associazione pacifista che si batte per la difesa del welfare.

L’argomento vi appassionerà a tal punto che scoprirete che MoviSol è la versione italiana del network statunitense fondato da Lyndon LaRouche, un potente politico, e da Amelia Boynton Robinson, eroina del movimento di Martin Luther King. Andando avanti scoprirete che LaRouche crede di essere vittima di una congiura anti-sionista, che George Bush è uno sguattero della Regina d’Inghilterra e che egli stesso è un antisemita. Su Google Immagini scoprirete poi LaRouche immortalato in un saluto nazista.

Probabilmente LaRouche sta pagando profumatamente la sua collocazione privilegiata su Google, che si è rivelato un vero capolavoro della disinformazione.

Fonte: CheDonna

Internet Eyes: Il vero Grande Fratello paga per guardarlo

Leggendo il titolo la notizia potrà sembra di quelle più curiose cari fans…infatti lo è! Cos’è questo progetto Internet Eyes? E’ una sorta di Grande Fratello britannico….ma non si tratta di un reality….quì non si tratta assolutamente di un gioco del quale siamo quotidianamente abituati a parlare….ma di assoluta realtà! In Inghilterra sta partendo il progetto, appunto denominato Internet Eyes, che pagherà tutti i cittadini disposti a spiare varie telecamere disposte in diversi punti delle città al fine di scovare crimini ed azioni pericolose e sospette. Come ogni progetto però, l’iniziativa ha avuto molte critiche specie inerenti la tutela della privacy ma oramai nulla fermerà il prgetto ormai decollato…un nuovo e reale grande fratello, e molto remunerativo e allo stesso tempo, utile al fine sociale, sta partendo in Inghilterra….Non definiamoli guardoni o spioni coloro che accetteranno di far parte del progetto anche perchè, il “guardone” verrà pagato davvero molto bene…le segnalazioni infatti, saranno remunerate anche sino alla modica cifra di 1000 sterline caduna. Non male vero? Ora vi chiederete..non potevano farselo da soli senza farsi “aiutare” dal cittadino? Vi rispondiamo con un numero: La Gran Bretagna è il paese con il più alto numero di telecamere a circuito chiuso del mondo…conta infatti già oltre 4 milioni di telecamere, un numero in costante ascesa ancora. Non sono un pò troppe per esser controllate dai soli addetti al settore pubblico?

Fonte: Uomini e Donne

Spionaggio telefonico: Deutsche Telekom accetta di risarcire

Deutsche Telekom ha accettato di versare 1,7 miliardi di euro a diverse associazioni e fondazioni attive nella tutela della privacy e nella lotta contro la dicriminazione e il razzismo come ‘contropartita’ delle pratiche di spionaggio effettuate dalla società tra il 2005 e il 2006.

Attività di spionaggio sui dati telefonici degli utenti, soprattutto giornalisti, volte a identificare l’origine di fughe di notizie confidenziali e che la società ha ammesso di aver effettuato soltanto nel 2008.

In seguito all’ammissione di colpa, la procura di Bonn aveva aperto un’inchiesta che vedeva coinvolti i massimi vertici della società, tra cui l’ex numero uno Kai-Uwe Ricke, e l’ex presidente del consiglio di sorveglianza, Klaus Zumwinkel, già al centro delle polemiche in seguito a diversi episodi di furto dei dati sensibili degli utenti attraverso le sue reti.
Il più eclatante ha riguardato il furto – ai danni della filiale mobile T-Mobile – dei dati personali di oltre 17 milioni di clienti. Nelle mani di ignoti malfattori nomi, indirizzi privati, numeri di telefono, contatti email di milioni di clienti, tra cui anche diverse note personalità pubbliche come uomini politici, ministri, ex presidenti della Repubblica, economisti, miliardari e religiosi.

Un caso che ha subito richiamato alla mente quanto accaduto negli Usa nel 2005, quando T-Mobile Usa ha fatto causa a un hacker – il 21enne (all’epoca dei fatti) Nicholas Lee Jacobsen – accusato di essersi introdotto nelle sue reti e aver spiato tutto quanto avveniva sui telefonini degli utenti, dalle conversazioni alle e-mail, dalle password ai numeri di previdenza sociale e alle foto. Nel mirino dei ladri finì anche il cellulare della starlette Paris Hilton.

Nell’operazione che ha portato all’arresto dell’hacker, denominata “Operation Firewall“, vennero incriminate altre 28 persone in sei Stati per furto di identità e frode.

Nel terzo trimestre, la società – di cui il governo detiene il 32% – ha registrato un utile netto di oltre 1 miliardo di euro, su un fatturato di 15,6 miliardi.
L’ex monopolio statale considera questo risarcimento da 1,7 miliardi di euro, “un gesto responsabile nei confronti dei membri del consiglio di sorveglianza, dei delegati del personale, dei sindacalisti e delle loro famiglie, che sono stati coinvolti in maniera massiccia nelle attività di spionaggio telefonico”.

Fonte: Key 4 Biz

Capillare repressione nel moderno Vietnam: una spia ogni 40 persone

Hanoi cerca di assumere un ruolo internazionale sempre maggiore e di attirare investimenti esteri. Chiede agli Stati Uniti aiuto contro le pretese territoriali cinesi. Ma nel Paese domina il Partito unico Comunista e ogni dissenso anche minimo può portare al carcere

Hanoi (AsiaNews/Agenzie) – Almeno 19 dissidenti sono stati arrestati in Vietnam ad ottobre, per impedire proteste durante il meeting delle Nazioni del Sudest asiatico (Asean) ad Hanoi. Il Paese cerca di attirare investimenti esteri e di ottenere l’aiuto internazionale contro le pretese territoriali cinesi, ma il regime comunista continua a reprimere ogni dissenso. Alune personalità sostengono che per il controllo capillare, nella società vi è una spia ogni 40 persone.

Molti altri dissidenti sono stati “avvertiti” di evitare incontri con giornalisti esteri durante il raduno dell’Asean. Ma fonti locali spiegano che la repressione di ogni dissenso è assai più capillare.

Il 16 novembre sono stati condannati 2 etnici tribali, abitanti degli altopiani del Vietnam centrale, per proteste anti-governative.

Phil Robertson, vicedirettore per l’Asia di Human Rights Watch, osserva che “c’è una lunga storia di repressione del governo contro i Montagnard degli altopiani centrali e contro i cristiani. Molti arresti non destano nemmeno l’attenzione pubblica se non dopo lunghi periodi di carcere, le restrizioni agli spostamenti e la sorveglianza rendono molto difficile ai giornalisti viaggiare per la regione”.

Nguyen Hiang Hai, giornalista e autore di blog, ha finito di scontare il 20 ottobre la condanna a 30 mesi di prigione per una discussa accusa per evasione fiscale. Ma pare sia rimasto in carcere, mentre sono in corso indagini per la nuova accusa di “propaganda contro la Repubblica Socialista”.

Nel Paese è consentito solo il Partito comunista, gli altri partiti sono illegali e le critiche possono essere considerate reato.

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Mobbing, politecnico istituisce figura consigliera di fiducia

Il Politecnico di Milano offre da oggi ai suoi dipendenti (personale tecnico-amministrativo e docenti di ogni grado) e ai propri studenti, un nuovo strumento: la Consigliera di Fiducia. A ricoprire il ruolo sarà per i prossimi due anni l’avvocato Tatiana Biagioni, che fornirà consulenza e assistenza legale a chi denuncerà episodi di mobbing e molestie. “L’adozione di tale figura -spiega l’ateneo – si inserisce nell’ambito del Codice di Condotta del Politecnico di Milano per la Tutela della dignità della persona che mira a garantire a tutti coloro che lavorano e studiano nell’Ateneo un ambiente sereno in cui i rapporti interpersonali siano improntati a correttezza, eguaglianza e reciproco rispetto. Purtroppo nella grande maggioranza dei casi sono le donne a subire atteggiamenti negativi e ostacoli più subdoli come difficoltà nella carriera a causa del difficile ménage casa-ufficio. Dal 1991 il Politecnico di Milano ha istituto il Comitato Pari Opportunità che con molteplici iniziative affianca e supporta le sue dipendenti”.

Fonte: Il Giornale

Microspie

Mobbing “Lavoravo chiuso nel magazzino, quell’inferno è durato 10 anni”

Si è aperto il processo per mobbing contro i dirigenti della centrale A2A. Al centro della vicenda un decennio di presunti mobbing e maltrattamenti morali ai danni dell’ingegnere, assunto in azienda nel 1981 e pensionato dal 2009.

Cassano d’Adda, 27 ottobre 2010 – Ho vissuto dieci anni d’inferno, ho pagato con la mia salute”. Si è aperto ieri nell’aula della sezione penale del Tribunale di Cassano, davanti al giudice Elena Sechi, il processo per mobbing a carico del direttore del personale e di due direttori di produzione della centrale termoelettrica A2A di Cassano d’Adda. Si è aperto con una lunga audizione da parte del pm Maurizio Ascione proprio dell’ingegnere accusatore, il 64 enne Salvatore Lamagna, chiamato a ripercorrere l’intera vicenda. Prima udienza e primo rinvio al prossimo 30 novembre, quando il professionista, oggi in pensione, sarà sentito dal team di avvocati dei dirigenti imputati (l’ex direttore di centrale Massimo Tiberga, l’attuale direttore Emilio Viganò, il direttore del personale Mauro Broggini), insieme ai molti testi in elenco. Per la sentenza, occorrerà attendere.

Il processo, che molto ha già fatto parlare, approda a Cassano d’Adda per competenza dopo una lunghissima istruttoria e una istanza respinta di prescrizione. Al centro della vicenda un decennio di presunti mobbing e maltrattamenti morali ai danni dell’ingegnere, assunto in azienda nel 1981 e pensionato dal 2009, messo, questa l’accusa, nell’impossibilità di svolgere qualsiasi mansione, estromesso dall’attività aziendale e privato di mezzi fisici e strumenti oltre che dell’ufficio: secondo la denuncia, per anni il professionista sarebbe stato confinato in un locale magazzino, lontano dai colleghi e dalle aree produttive e dirigenziali della centrale. Saranno le fasi successive del processo a portare sul tavolo le diverse e nettamente contrastanti versioni della spinosa vicenda.

Per il momento, la parola è andata solo all’ingegnere, interrogato per quasi due ore. I guai, ha raccontato, sono iniziati nel 1989, dopo una prima causa del professionista all’azienda, per ottenere la qualifica di quadro. Messo a capo di un settore “Studi e sviluppo” con sede a Milano e poi solo alla centrale termoelettrica cassanese, l’uomo denuncia di essere stato “progressivamente privato di qualsiasi possibilità di esercitare l’incarico”. Risale ad anni più recenti il presunto “confino” in un locale magazzino al pianterreno, senza supporti informatici, internet o stampante. “Chiedevo ai miei dirigenti ragione di questo trattamento, non ho mai avuto risposta”. Stando al racconto dell’uomo, il trattamento sarebbe peggiorato nel 2001, “quando mi offrirono, in tre distinte occasioni, offerte di buonuscita milionarie, che ho sempre rifiutato”. Nel luglio 2009 la pensione, e pochi mesi dopo una dissezione dell’aorta “senza dubbio collegata al pesantissimo stress subito: stress da non lavoro”.

La parola passa ora alla controparte. Un’anteprima di quella che saranno le argomentazoni della difesa l’ha data la lettura di una lettera di richiamo all’ingegnere firmata nel 2003 dall’allora direttore di centrale, in cui si fa riferimento alle inadempienze del professionista. In dieci anni, numerose cause intentate a latere, che hanno già fruttato all’ingegnere risarcimenti di non poco conto. Sulla vicenda, l’A2A non è mai intervenuta con note ufficiali.

Microregistratore digitale ad attivazione vocale

Fonte: ilgiorno.it

Barack Obama contro il bullismo omofobico

L’ondata di suicidi fra i giovani gay che ha investito gli Stati Uniti hanno suscitato notevole preoccupazione. E’ per questo che si è cercato di intervenire lanciando una campagna di comunicazione a sostegno delle persone vittime di bullismo omofobico.
Alla causa si erano uniti qualche giorno fa anche alcuni impiegati di Google (azienda da sempre particolarmente gay-friendly) che avevano realizzato un video raccontando la loro esperienza.

Giovedì scorso, invece, è stata la volta di un’altra testimonianza particolarmente significativa. In giacca e cravatta, il presidente degli Stati Uniti si è seduto davanti ad una telecamera per lanciare il suo messaggio: «Dobbiamo smentire il mito secondo cui il bullismo è una fase di passaggio degli adolescenti, che sia una componente inevitabile della crescita. Non lo è e dobbiamo essere certi che nelle scuole simili comportamenti non accadano più».

Nel suo discorso Obama non si è astenuto dal raccontare la propria esperienza personale, dicendo di non aver mai provato quel tipo di discriminazioni ma di essersi scontrato con quelle che riguardavano il colore della sua pelle.

L’intervento, però, non è piaciuto a tutti: in molti hanno notato una certa discrepanza fra le sue parole e le sue azioni: nei giorni scorsi, infatti, la Casa Bianca aveva chiesto alla alla Corte d’Appello di sospendere per momentaneamente la sentenza del giudice Virginia Phillips che sanciva l’incostituzionalità della norma che vieta agli omosessuali dichiarati di prestare servizio nell’esercito, decisione giuridica che peraltro era già stata recepita dal Pentagono e dai suoi reclutatori.

Fonte: Gayburg blogspot

Lettonia, la polizia assedia i cittadini

Dopo essere stata invidiata in tutto il mondo per una crescita economica stellare seguita all’indipendenza dall’URSS, la Lettonia è stato il paese europeo che più ha risentito della crisi finanziaria mondiale, e sta iniziando un lento processo di risanamento.

Una categoria di lavoratori che sembra non aver risentito della crisi, apparentemente, è quella dei poliziotti, specialmente quelli deputati al controllo del traffico. Per loro, crisi o meno, non cambia nulla, perché continuano ad arrotondare il magro stipendio in una maniera che, purtroppo, è molto diffusa nei paesi dell’Est Europa: vessando i cittadini.

Se in Occidente la presenza di una pattuglia stradale ispira sicurezza, in Lettonia essa incute timore. Infatti, gli ineffabili vigili urbani, invece di piazzarsi, ad esempio, prima di una curva pericolosa per indurre gli automobilisti a rallentare, si posizionano dopo la stessa, così da poter cogliere sul fatto chi dovesse superare i limiti di velocità.

Circolare con una targa straniera, poi, vuol dire attirare l’attenzione dei simpaticissimi vigili, che ad esempio, su una strada trafficata, fermeranno il malcapitato turista per aver superato i limiti, salvo poi rispondere, alle giuste rimostranze dell’automobilista che ne chiede prova, che la pistola laser non funziona.

Ovviamente però, tutto è risolvibile con un po’ di flessibilità: basta una piccola mancetta al poliziotto di turno (di solito all’incirca il 20% della normale multa), e magicamente l’infrazione sparisce… E per i guidatori stranieri, che nella mentalità locale sono considerati ricchi e stupidi, l’importo di tale mancia viene moltiplicato.

Le regole del traffico sono inesistenti, e pertanto possono essere interpretate in vari modi, ma mai a favore di chi è al volante. Una svolta a sinistra normalmente consentita, diventa improvvisamente vietata quando un’auto di pattuglia si apposta dietro l’angolo.

E se pensate che prendere l’autobus possa salvarvi da queste vessazioni, vi sbagliate di grosso! Per le strade di Riga, quando il controllore sale per verificare (giustamente) che tutti abbiano pagato il biglietto, non lo fa mentre l’autobus continua la corsa verso la sua destinazione.

L’autobus viene fermato sul ciglio della strada, e assieme a un paio di donne che verificano i biglietti dei vari passeggeri, salgono altrettanti poliziotti, mentre altri due armati sono appostati per fermare chi dovesse tentare la fuga. All’Ovest, questa si chiama interruzione di pubblico servizio, ma in Lettonia, la gente scrolla le spalle e tira dritto.

D’altra parte, in un paese dove lo stipendio medio non tocca i 500 euro e tutti hanno un secondo lavoro, bisogna cercare di arrotondare in qualche modo. Per i poliziotti lettoni, arrotondare vuol dire vessare… Chissà, forse a Riga e dintorni, è proprio vero che “si stava meglio quando si stava peggio“.

Fonte: Endoacustica Blog

Guida al controspionaggio

Come capire se qualcuno ti spia (Parte 2)

LEGGI LA PRIMA PARTE… – La scatola di una presa elettrica sembra essere stata spostata. Le prese elettriche sono tra i punti dove più frequentemente vengono nascosti dispositivi di intercettazione, così come lo sono i rilevatori di fumo, le lampade o gli interruttori. Se notate della sporcizia (tipo segatura o …

Come capire se qualcuno ti spia (Parte 1)

A casa, in ufficio ed in qualsiasi posto vi troviate potreste essere spiati. Chiunque voi siate, e qualsiasi cosa facciate, vi può capitare di incontrare persone che, per interesse o per avidità di potere, desiderano di venire in possesso di vostre informazioni riservate, sia per danneggiarvi che per ottenere un …

Il fisco controllerà anche i telefoni

Tra le grandi manovre di controllo che si stanno operando per monitorare i contribuenti, pare che gli agenti 007 dell’Agenzia delle Entrate si stiano concentrando sulle intercettazioni del nostro cellulare. Iphone, Samsung o qualsiasi altra marca sia, il fisco non si pone limiti. Non si tratta di spiare il contenuto …

Guide alla videosorveglianza

Come arrestare il key bumbing, il furto senza traccia

La nuova frontiera dei furti, per ladri in continuo aggiornamento, è il “key bumping”. Si tratta dell’arte di aprire le porte delle abitazioni senza lasciare segni di effrazione. A Roma, i Carabinieri hanno arrestato una banda di georgiani, ben 37 persone, specializzate in furti in appartamenti nella città e in provincia. L’organizzazione criminale è risultata responsabile di decine di colpi in appartamenti, e in particolare, è specializzata nella tecnica consente …

I consigli del ladro per una difesa ottimale contro i furti in estate.

furti in appartamento

Le vacanze, per molte famiglie italiane, sono già iniziate. Le città si svuotano e le case rimangono sempre più isolate, soprattutto se i vicini decidono di partire nello stesso periodo. Quella delle vacanze estive, quindi, diventa un’occasione per ladri, professionisti e no, per entrare in azione, in quanto hanno meno possibilità di essere visti e acciuffati e possono, così, agire con più calma. Il giornale napoletano “Il Mattino” proprio in …

Guida alla sorveglianza video: parte 4 – Visione filmati e integrazione

Passiamo alla quarta ed ultima parte della nostra guida, rispondendo a domande su come visualizzare i video di sorveglianza e come integrare le proprie apparecchiature di sorveglianza con altri sistemi video. 6. Visualizzare i video La maggior parte dei video di sorveglianza non viene mai vista da esseri umani, se non per indagini storiche. Alcuni sistemi a circuito chiuso consentono la visione in diretta, ad esempio come sistemi antitaccheggio in …

Guida alla sorveglianza video: parte 3 – Salvataggio filmati e analisi video

Proseguiamo con le nostre 7 domande, con la parte dedicata ai supporti di salvataggio dei filmati video, e all’analisi dei filmati registrati. 4. Salvataggio I video di sorveglianza sono quasi sempre salvati per recupero e revisione. La durata media dello stoccaggio è tra i 30 e i 90 giorni, anche se in alcuni casi il periodo può essere più breve, o durare anche per qualche anno. I due elementi più …

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