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Rubygate, licenziato l’autore del libro su Berlusconi

Rimosso dall’incarico di portavoce dell’assessore lombardo allo Sport

Milano – In seguito all’uscita del libro “Onorevole bunga bunga. Berlusconi, Ruby e le notti a luci rosse di Arcore”, il primo libro sul “Rubygate”, l’autore del volume che contiene il testo integrale delle intercettazioni trasmesse dalla Procura della Repubblica di Milano alla Giunta per le autorizzazioni della Camera è stato licenziato dalla Regione Lombardia.

ll prof. Marco Marsili è stato rimosso dal suo incarico di portavoce, responsabile comunicazione, media relations e relazioni esterne dell’Assessore regionale allo Sport e giovani Monica Rizzi (Lega), con una mail inviatagli ieri dal capo della segreteria dell’assessore, Alessandro Pedrini. Marsili aveva assunto l’incarico solamente lo scorso 15 febbraio, dieci giorni prima.

“Ho ricevuto una mail asettica di due righe – dichiara Marsili, che è giornalista e direttore della Voce – nella quale mi veniva comunicato che il mio incarico veniva revocato con decorrenza immediata. Si tratta di una grave forma di censura che non può non destare preoccupazione, e che manifesta l’asservimento della Lega al potere berlusconiano”.

“L’Assessore Rizzi farebbe meglio a preoccuparsi dell’indagine della Procura della Repubblica di Brescia che la riguarda circa la sua ‘laurea’ in psicologia” – prosegue Marsili – “Dovrebbe affrettarsi a trovare qualcun’altro che le scriva i discorsi e che si occupi della comunicazione, vista l’imminente chiusura delle indagini”.

“La Lega, inoltre, dovrebbe prestare maggiore attenzione delle ‘relazioni’ particolari che qualche consigliere regionale intrattiene con ambienti malavitosi, piuttosto che del portavoce di un altro assessore accusato di aver percepito tangenti, oltre che delle ‘trote’ messe a sguazzare a spese della collettività nell’Aula del Consiglio regionale” conclude Marsili.

Intanto il libro, ad una settimana dall’uscita, sta diventando un vero e proprio caso letterario, con 9mila copie stampate e continue richieste dalle librerie.

Fonte: Voce d’Italia

Il bluff delle aste giudiziarie nelle mani di boss e affaristi

L’avvento dei professionisti nel gioco delle acquisizioni ha moltiplicato i vantaggi per pochi e la scarsa trasparenza in un business da dieci miliardi. E per il cittadino diventa impossibile comprare casa

Una casa su dieci passa di mano alle aste giudiziarie. Un mercato nel grande mercato immobiliare. E in costante crescita, con il trenta per cento di transazioni in più ogni anno. Centocinquantamila gli immobili ceduti nel 2010. Con previsioni di ulteriore espansione, considerando che le proprietà a rischio di procedura esecutiva sono più del doppio. Dieci miliardi sui 100 della borsa del mattone vengono già spesi così, all’interno di un sistema che, sulla carta, offre mille garanzie di trasparenza ma che gli operatori per primi considerano una prateria per le scorribande di speculatori affaristi e mafie. I vecchi proprietari rientrano con le buone o con le cattive in possesso degli immobili perduti, i nuovi potenziali acquirenti sono indotti a mollare l’affare o a versare sostanziose tangenti per non incontrare ostacoli. Agenzie che operano alla luce del sole e faccendieri che si propongono come consulenti alle aste si infiltrano tra le pieghe delle regole che governano gli incanti, ne pilotano gli esiti e fanno incetta di immobili.

Per il cittadino qualunque avventurarsi nell’acquisto di una casa o di un terreno messi in vendita dai tribunali equivale a intraprendere spesso un percorso pieno di insidie. Per evitare le quali il ricorso all’intermediazione diventa
l’unica alternativa. Ma come funziona il sistema? Dove sono le trappole? Quali i trucchi?

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Ma proprio non c’è rimedio?

Cifre impressionanti testimoniano la perdita del “senso dello Stato” in troppi che dovrebbero essere invece “servitori dello Stato”

Aumento del 30 per cento (o giù di lì) dei casi di corruzione nella Pubblica amministrazione e frode: due “patologie” denunciate nel rapporto fatto in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario 2011 da parte del Procuratore generale della Corte dei Conti, dott. Mario Ristuccia, che in verità lasciano perplessi e un po’ sgomenti. Non che si ignorassero le problematiche di quel “pianeta” cui sono affidate gestione e tutela dei pubblici interessi (qual è la Pubblica amministrazione), ma i numeri, certo, si sperava fossero un po’ meno “pesanti” e soprattutto che questi crescessero in termini di redditività e proficuità sociale dei servizi resi, non in termini di “mala amministrazione”.

Non a caso il presidente della Corte stessa, Luigi Giampaolino, nelle medesima occasione inaugurale, ha posto l’accento su quelli che egli ha definito “quattro pilastri” per la lotta alla corruzione: l’etica, la trasparenza attraverso l’uso delle intercettazioni telefoniche, la semplificazione e il controllo.

Ci sia consentito qui, condividendo quel senso di attesa liberatoria che a volte si coglie sui volti un po’ segnati dalla fatica del vivere d’oggi di ogni cittadino, indicare anche qualche altra direzione verso la quale orientare la bussola, e cioè sul senso di “appartenenza” alla cosa pubblica, alla causa civile, quella di tutti, dal più rispettabile dei giudici della magistratura contabile a ciascuno degli utenti di questa (a volte indefinibile) “macchina collettiva” che definiamo ‘pubblica amministrazione’.

E sì, perché è a questa macchina che tutti, ciascuno di noi “appartiene” sia quando eroga servizi sia quando ne fruisce: ognuno può, deve sentirsi responsabile del suo funzionamento. E questa esigenza di riappropriarci dei “nostri” stessi spazi di vita (sia che facciamo una fila davanti agli sportelli del Cup, sia se amministriamo la giustizia in un’aula di tribunale, sia se tiriamo la cordicella del campanello per sancire la fine dell’ora scolastica in una scuola elementare) diventa urgente, impellente: non possiamo “solo” affidare a controlli esterni la funzionalità di questo apparato, formato da tanti miriadi cellule collegate fra loro.

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“Error 404: page not found” Il web e le rivolte africane

La rete come moltiplicatore di idee e di rivendicazioni. E i regimi dittatoriali la spengono per zittire la voce delle proteste. Che strumenti hanno per farlo e come ci riescono. Ma gli oppositori sanno come aggirare i divieti

NESSUNO può negare che Internet abbia svolto un ruolo importante nelle insurrezioni che hanno portato alla fuga di Ben Alì prima e di Mubarak e (forse) Gheddafi dopo. La rete si è infatti offerta prima come piattaforma di denuncia della corruzione e della rabbia popolare e poi come strumento di organizzazione e coordinamento delle azioni di protesta, moltiplicandone la forza. Ma non è cominciato tutto da lì. Anche se le proteste erano state preparate dal sotterraneo lavorio di blogger e attivisti che hanno spesso pagato col carcere e la tortura la loro denuncia del regime, bisognava aspettare la rivolta del pane per capire fino a che punto aveva scavato il malcontento.

Le proteste in Tunisia sono scoppiate dopo che un venditore ambulante si è dato fuoco per protestare contro le continue angherie della polizia. Solo dopo è partita una mobilitazione generale in cui quello che accadeva nelle strade veniva comunicato al mondo via Internet e poi rimbalzato da radio e tv indipendenti per essere ripreso e sparato su Twitter, Facebook, Youtube ed altri social media producendo un effetto di emulazione nei paesi vicini. Quando i regimi si sono accorti della potenza moltiplicatrice della rete, hanno provato a bloccarla, riuscendovi, anche se solo per poco.

La rete si ferma solo se si spegne.
Ma come è possibile fermare la rete delle reti se il mito delle sue origini parla di un dispositivo di comunicazione capace di resistere a una guerra nucleare? “La rete interpreta la censura come un malfunzionamento, e la aggira”. C’è del vero nelle parole di John Gilmore, esperto crittografo e fondatore della Electronic Frontier Foundation, e sta nella logica di funzionamento della rete che usa una tecnologia, il packet switching, la commutazione di pacchetto, che tratta i dati come i vagoni di un trenino che arrivati al nodo di scambio interrotto si dividono, prendono strade diverse e poi si ricongiungono a destinazione. Ma se la rete non funziona non c’è niente da aggirare. Quello che è successo il 28 gennaio in Egitto e poi il 19 febbraio in Libia è stato proprio questo: la disconnessione della rete dai circuiti nazionali e internazionali.

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Come spiare i redditi dell’ex senza violare la legge

C’è un occhio che può spingersi dove neanche il fisco arriva. Non c’è privacy, né top secret che tenga. Lei o lui possono. L’ex moglie o l’ex marito hanno pienamente diritto ad accedere ai documenti del rispettivo consorte. C’è un Serpico dentro la famiglia che può guardare dentro i certificati dei redditi rilasciati dal datore di lavoro (Cud), nelle buste paga, nelle dichiarazioni dei redditi, negli atti di liquidazione dei compensi. Altro che redditometro. Un database da far invidia alla Guardia di finanza e all’Agenzia delle entrate.

Basterebbe il plotone delle migliaia di separati ogni anno (circa 90mila) a stanare buona parte dell’evasione fiscale italiana. Il vecchio adagio «tra moglie e marito non mettere il dito» vale anche per la pubblica amministrazione. Con la declinazione che il «dito» in questione è il velo della riservatezza. Invece no, l’importo del reddito percepito dall’ex non è un dato sensibile. Lo stanno affermando il Consiglio di stato e progressivamente tutti i Tar interessati, dopo che la Commissione per l’accesso ai documenti amministrativi ha spianato la strada. La ragione è semplice: consentire al giudice di decidere quale sia l’importo esatto dell’assegno di mantenimento che ogni mese il coniuge obbligato deve versare ai figli. Uno degli ultimi casi ha riguardato proprio un dipendente pubblico. Causa di separazione in corso. Il giudice gli aveva chiesto di presentare i Cud dal 2007 al 2009 perché nella sua retribuzione oltre allo stipendio c’erano anche emolumenti per prestazioni professionali e, quindi, tassati a parte. Il diretto interessato ha fatto finta di nulla. Allora la moglie ha pensato bene di rivolgersi direttamente alla fonte, vale a dire al datore di lavoro. Anche qui nessuna risposta, ma non si è persa d’animo e si è rivolta al Tar. Risultato? Il tribunale amministrativo le ha riconosciuto il diritto di prendere visione della documentazione richiesta e ha anche condannato l’amministrazione coinvolta a pagare le spese di giudizio e gli onorari.

Non solo il Cud deve essere accessibile. La moglie può ottenere anche la copia degli atti di liquidazione dei compensi ricevuti dal marito da una società che gestisce un servizio pubblico. Lo stesso dicasi per le buste paga: sono “solo” dati patrimoniali, ma nient’affatto sensibili. Il no look è escluso anche per gli elenchi dei contribuenti, qualora sia quello il canale necessario per svelare il reddito imponibile dichiarato dall’ex coniuge e il tipo di dichiarazione dei redditi presentata. Se c’è in ballo l’importo dell’assegno divorzile, l’interesse è «diretto, concreto e attuale».

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Così il gruppo hacker Anonymous aiuta la protesta in Iran

A Radio Farda una voce anonima spiega le mosse del celebre collettivo di sabotatori del web per aiutare la rivolta verde di Teheran

“Uno degli obiettivi principali di Anonymous è quello di difendere la libertà di parola, uno dei maggiori problemi in Iran”. Così declama una voce sintetica trasmessa da Radio Farda, “filiale” iraniana di Radio Free Europe, stazione impegnata nella diffusione dei principi della democrazia e della libertà in tutto il mondo. La voce riferisce le dichiarazioni di Arash, nickname di un membro iraniano del gruppo di hacker noto come Anonymous. Non esiste un organigramma del collettivo di corsari del web, ed è dunque piuttosto difficile individuare i membri effettivi e quelli che millantano, ma la voce di Arash fornisce spiegazioni piuttosto dettagliate sulla guerriglia informatica in corso in Iran e sulle attività di supporto alla resistenza fornite dagli hacker.

Anonymous è una struttura sfuggente le cui finalità sono circondate da più di un punto interrogativo. Ogni tanto appare accostata a qualche battaglia digitale, come la recente “Operation: payback” in difesa di Wikileaks o, appunto, accanto alla protesta iraniana sul web battezzata “Operation: Iran”. Nel 2008, fu accusata di avere sabotato un forum di supporto a epilettici, con qualche brutta conseguenza sugli utenti. Una cosa è certa: non si tira indietro quando c’è da menar le mani, almeno da un punto di vista informatico.

Non stupisce dunque ritrovarla nel cuore della cyberguerra persiana che ha accompagnato le lotte del movimento verde, dalla protesta per la rielezione del premier Mahmoud Ahmadinejad nel 2009, alle recrudescenze di questi giorni, dopo che 50 deputati conservatori del regime hanno invocato la pena di morte per i leader dell’opposizione Mousavi e Kharoubi.

In seguito alla manifestazione che ha invaso le strade di Teheran il 14 febbraio (il 25 Bahman secondo il calendario locale), il regime degli Ayatollah ha infatti previsto un ulteriore giro di vite sui sistemi di filtraggio e di controllo dei mezzi di comunicazione, e su Internet prima di tutto. Sono stati bloccati siti internet e ostacolate le comunicazioni di telefonia mobile.

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Pedofilia: Rignano, audizione genitori

Illustreranno racconti dei loro bambini, oggetto delle denunce

Decima udienza del processo per i presunti abusi sessuali alla scuola materna ‘Olga Rovere’ di Rignano Flaminio; oggi, davanti alla prima sezione penale del tribunale di Tivoli, c’e’l’audizione di quattro genitori, che illustreranno i racconti dei loro bambini, finiti nelle denunce.

Cinque gli imputati: le tre maestre, l’autore tv (marito di una di loro) e una bidella. A vario titolo sono accusati di violenza sessuale di gruppo, maltrattamenti, corruzione di minore, sequestro di persona

Fonte: ANSA

FBI, backdoor per le intercettazioni online?

Documenti ottenuti da EFF delineano alcuni punti del piano “going dark” con cui il Bureau vorrebbe dotarsi di nuove opzioni di sorveglianza
Roma – Nuovi documenti confermano il progetto dell’FBI per estendere le leggi sulla sorveglianza federale. Electronic Frontier Foundation (EFF) ha ricevuto alcuni documenti che attendeva da ormai due anni, quando aveva depositato una richiesta sulla base del Freedom of Information Act (FOIA).

Al centro, le richieste dell’FBI per modernizzare le tecniche di intercettazione ai nuovi mezzi di comunicazione: i documenti testimoniano ulteriori dettagli del piano del Bureau denominato “Going Dark” e coordinato per espandere l’esistente normativa in materia di sorveglianza e sviluppare un nuovo quadro. Apparso nel budget per il 2010, con cui gli venivano affidati 233,9 milioni di dollari più altri 9 milioni come richiesta di budget congressuale, l’FBI ci starebbe lavorando sottotraccia dal 2006.
Il New York Times ha anche legato il programma ad un piano per estendere le normative sulla sorveglianza federale come il Communications Assistance to Law Enforcement Act (CALEA).

L’iniziativa del Bureau è orientata a far superare le difficoltà che l’autorità sta avendo con le tecniche di intercettazione cui è abituata rispetto all’evoluzione delle nuove tecnologie. E in particolare ad ottenere la possibilità di sorvegliare “email, siti di social network e le tecnologie di comunicazione peer-to-peer”.

Fonte: Punto Informatico

Adam Kadmon e il microchip che ci spia

L’uomo del mistero spiega i segreti del microchip
Nella puntata di ieri sera di Mistero, condotta da Raz Degan, ha fatto di nuovo capolino l’uomo del mistero, Adam Kadmon, di cui abbiamo parlato qui. L’uomo non può svelare la sua identità perchè le rivelazioni che fa potrebbero compromettere la sua sicurezza.

Ieri sera ci ha affascinato con un discorso ben chiaro su un microchip: secondo Adam, in un futuro ormai prossimo, il Governo ci inietterà sottopelle un minuscolo microchip che andrà a sostituire tutte le tessere che portiamo nel portafogli: carta d’identità, patente, codice fiscale, tessera sanitaria, carta di credito.

Non solo, con l’aiuto del microchip il Governo si trasformerà in una sorta di Grande Fratello mondiale, perchè potremo essere sorvegliati e intercettati in qualsiasi momento, anche durante l’intimità.

Molti si chiederanno: ma come ci convincerà il governo a farci impiantare il micorchip? Secondo Adam quella è la parte più semplice del complotto: basterà rivolgersi alle mamme, che lo faranno impiantare subito ai bambini, nella preoccupazione dei loro spostamenti. Basterà insistere sulle coppie gelose del partner, insomma sulle debolezze di ognuno di noi e il gioco è fatto.

Che Adam dica la verità o meno, c’è poco da scherzare: il Grande Fratello veglia già su di noi.

Fonte: Che Donna

Intercettazioni: norme Ue per privacy

Commissaria europea, entro estate proposte per dare uniformita’

(ANSA) – STRASBURGO, 15 FEB – Bruxelles ha intenzione di proporre entro l’estate norme europee per regolamentare le intercettazioni a difesa della privacy. Lo ha annunciato a Strasburgo, Viviane Reding, vicepresidente della Commissione europea e responsabile di Giustizia e Diritti fondamentali.

“Quello che ho in mente – ha spiegato la Reding – è istituire una regolamentazione uniforme europea. Non intendo proporre una authority europea che sostituisca quelle nazionali”.

Fonte: ANSA

Rivolta, il fantasma di Mubarak spaventa gli Ayatollah

L’ondata di protesta partita dal nord Africa arriva in Medio Oriente e si abbatte prima sull’Egitto e ora sull’Iran. Dopo le proteste sanguinose del 2009 l’Onda Verde riformista scende di nuovo in piazza contro il presidente Ahmadinejad. Il centro di Teheran è il teatro di violenti scontri tra milizie, fiancheggiate dalla polizia, e manifestanti. Fonti come la Bbc parlano di una situazione praticamente fuori controllo. I siti di alcuni media ufficiali sono stati attaccati dagli hacker come in Egitto. La caduta di Mubarak diventa un boomerang per il regime degli Ayatollah.

Il presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad non aveva nascosto la sua soddisfazione per la caduta di Hosni Mubarak in Egitto, la fine del garante della pace con Israele apre infatti la possibilità di ridisegnare un nuovo equilibrio in Medio Oriente, dove l’Iran può giocare un ruolo ancora più importante di quello che già svolge. Ma i calcoli del leader iraniano si stanno dimostrando non perfetti perchè la rivolta partita dal nord Africa è arrivata anche a Teheran, risvegliando quell'”onda verde” riformista protagonista delle lotte del 2009 iniziate dopo le contestatissime elezioni presidenziali.

Nella capitale iraniane un’ imponente manifestazione in solidarietà con il popolo egiziano sfida apertamente il governo. Il corteo non è stato autorizzato e le notizie che giungono parlano di pesanti scontri tra manifestanti e milizie. Testimonianze della Bbc riferiscono di un caos totale che regna al centro di Teheran con migliaia di persone che sono state affrontate con lancio di lacrimogeni e violente cariche.

La tensione è andata aumentando già nei giorni scorsi, uno dei leader del movimento di protesta Mehdi Karroubi aveva già fatto sapere che le autorità se «non permetteranno al loro popolo di protestare, andranno contro tutto ciò che hanno detto e hanno fatto in merito all’Egitto». Sul fronte opposto non sembra esserci nessuna apertura con il comandante dei Pasdaran, Hossein Hamadani, che ha definito gli oppositori dei cadaveri cospiratori.

Intanto così come Tunisia ed Egitto, la rete diventa protagonista della protesta. Infatti alcuni siti web di media governativi, tra cui quello della tv di Stato ‘Irib’ e dell’agenzia d’informazione ‘Irna’, sono stati oggetto di un attacco informatico da parte del gruppo di hacker conosciuto con il nome di ‘Anonymous‘. Lo ha riferito il sito d’opposizione Iranpressnews, precisando che gli hacker hanno reso molto difficile l’accesso anche ad altri siti d’informazione governativi come l’agenzia ‘Ilnà e ‘Aftabnews’.

Da quello che si apprende anche il leader riformista, Mir Hossein Mousavi, e la moglie, Zahra Rahnavard, si starebbero dirigendo verso i manifestanti dell’Onda Verde, questo nonostante la polizia iraniana aveva impedito alla coppia di uscire di casa.

Fonte: AMI

«Sei una spia», è caccia ai reporter

«Welcome», sorride con aria impacciata il soldatino che monta la guardia poco lontano dall’hotel. Non so se si riferisce al benvenuto che mi sta preparando dietro l’angolo una masnada di delinquenti con le spranghe in mano. Mi metto a correre col fiato in gola fino a raggiungere il taxi che sosta più avanti, nel punto dove due carri armati bloccano il traffico costringendo a fare una deviazione.

Mi rendo subito conto che uscire questa mattina non è stata una buona idea. Non tanto per gli spari che continuamente scuotono l’aria, ormai ci sono abituato. Ragazzi in maglietta nera e giovanotti nerboruti, armati di bastoni e mazze da baseball, controllano le auto con a bordo delle facce straniere. È partita la caccia ai reporter dei giornali e delle tv estere, considerati pregiudizialmente favorevoli ai rivoltosi e quindi nemici del fronte pro-Mubarak. Nelle vicinanze di piazza Tahrir, dove è in corso la battaglia, vengo bloccato da una squadraccia di avanzi di galera. Non è un modo di dire, 16mila criminali sono evasi (per essere più precisi li hanno lasciati fuggire) e dopo i saccheggi e gli atti di vandalismo adesso sono stati reclutati dai servizi segreti per andare ad ingrossare le file di sostenitori del regime. Con gesti bruschi mi fanno scendere dal taxi che perquisiscono alla ricerca di una telecamera o di una macchina fotografica, attrezzature sequestrate o distrutte a molti colleghi che hanno avuto la mia stessa disavventura. Per fortuna non ho nulla del genere con me. «You are a spy!» (sei una spia!) mi urla in faccia quel che sembra essere il capo-ronda, dall’aspetto inconfondibile di agente in borghese.

Il mio interprete, Sayed, un gigante vestito di nero, li rassicura. «È un turista italiano, un mio amico che sto conducendo all’aeroporto. Per favore, lasciateci andare, se no rischiamo di perdere il volo». Giriamo attorno alla piazza dove si è barricato qualche migliaio di dimostranti che non si stanca di gridare «Erhal, Mubarak!» (vattene, Mubarak!) in faccia agli assalitori. Mi trovo dal lato opposto del Museo Egizio, un edificio rosa con la facciata annerita dall’incendio provocato l’altra sera. Una folla minacciosa circonda un vecchio palazzo, che mi dicono essere la sede di “Elghaad” (Domani), il partito dell’opposizione liberale il cui leader, Aymani Nur, è stato tre anni in prigione dopo essersi candidato nelle elezioni presidenziali del 2005 contro Mubarak. Nel giro di due giorni l’atmosfera è totalmente cambiata, il milione di persone che martedì ha riempito pacificamente il centro del Cairo nella più grande manifestazione di massa contro il rais adesso ha lasciato il posto a una folla esagitata e violenta. I problemi non finiscono quando rientro in hotel dove i servizi di sicurezza trattengono alcuni operatori tv, colpevoli d’aver ripreso immagini dell’albergo sotto assedio.

La polizia ha arrestato tre giornalisti della tv polacca Tvp e al momento non li ancora rilasciati. Rilasciati invece in serata, dopo il fermo, il responsabile dell’ufficio del Cairo del Washington Post, Leila Fadel, e una fotografa del giornale, Linda Davidson, insieme a un loro interprete. È andata peggio al collega della tv turca Trt, picchiato e derubato di videocamera, soldi e telefonino da una ronda pro-Mubarak. Mentre risulta disperso un reporter della tv svedese Svt, Bert Sundstrom. Ma c’è confusione perché, secondo la tv austriaca Ors, un reporter svedese è invece gravissimo in ospedale: è stato accoltellato alla gola e al petto.

È già buio quando mi metto a scrivere. Fuori le sparatorie s’infittiscono, dentro cresce l’angoscia per possibili attacchi. «Welcome», benvenuti nel Paese del presidente-Faraone.

Fonte: Avvenire

Egitto – Mosca: inaccettabile la repressione contro i media

Condanna del ministero degli Esteri
Mosca, 4 feb. (TMNews) – Il ministero russo degli Esteri denuncia come “inaccettabile” la repressione dei giornalisti che stanno coprendo le violenze e i disordini in Egitto. “Le notizie degli attacchi contro la stampa durante la crisi politica egiziana…sono motivo di preoccupazione” si legge in un comunicato del ministero. “Riteniamo inaccettabile la repressione contro i rappresentanti dei media che agiscono in un quadro di legalità”.

Negli ultimi giorni attacchi contro reporter stranieri al Cairo si sono moltiplicati. I giornalisti vengono aggrediti dai sostenitori del presidente Hosni Mubarak o arrestati dalla polizia. Una troupe della rete tv russa Zvezda è stata trattenuta il 1 e 2 febbraio dal controspionaggio militare egiziano, secondo il ministero.

Fonte: Virgilio Notizie

Guida al controspionaggio

Come capire se qualcuno ti spia (Parte 2)

LEGGI LA PRIMA PARTE… – La scatola di una presa elettrica sembra essere stata spostata. Le prese elettriche sono tra i punti dove più frequentemente vengono nascosti dispositivi di intercettazione, così come lo sono i rilevatori di fumo, le lampade o gli interruttori. Se notate della sporcizia (tipo segatura o …

Come capire se qualcuno ti spia (Parte 1)

A casa, in ufficio ed in qualsiasi posto vi troviate potreste essere spiati. Chiunque voi siate, e qualsiasi cosa facciate, vi può capitare di incontrare persone che, per interesse o per avidità di potere, desiderano di venire in possesso di vostre informazioni riservate, sia per danneggiarvi che per ottenere un …

Il fisco controllerà anche i telefoni

Tra le grandi manovre di controllo che si stanno operando per monitorare i contribuenti, pare che gli agenti 007 dell’Agenzia delle Entrate si stiano concentrando sulle intercettazioni del nostro cellulare. Iphone, Samsung o qualsiasi altra marca sia, il fisco non si pone limiti. Non si tratta di spiare il contenuto …

Guide alla videosorveglianza

Come arrestare il key bumbing, il furto senza traccia

La nuova frontiera dei furti, per ladri in continuo aggiornamento, è il “key bumping”. Si tratta dell’arte di aprire le porte delle abitazioni senza lasciare segni di effrazione. A Roma, i Carabinieri hanno arrestato una banda di georgiani, ben 37 persone, specializzate in furti in appartamenti nella città e in provincia. L’organizzazione criminale è risultata responsabile di decine di colpi in appartamenti, e in particolare, è specializzata nella tecnica consente …

I consigli del ladro per una difesa ottimale contro i furti in estate.

furti in appartamento

Le vacanze, per molte famiglie italiane, sono già iniziate. Le città si svuotano e le case rimangono sempre più isolate, soprattutto se i vicini decidono di partire nello stesso periodo. Quella delle vacanze estive, quindi, diventa un’occasione per ladri, professionisti e no, per entrare in azione, in quanto hanno meno possibilità di essere visti e acciuffati e possono, così, agire con più calma. Il giornale napoletano “Il Mattino” proprio in …

Guida alla sorveglianza video: parte 4 – Visione filmati e integrazione

Passiamo alla quarta ed ultima parte della nostra guida, rispondendo a domande su come visualizzare i video di sorveglianza e come integrare le proprie apparecchiature di sorveglianza con altri sistemi video. 6. Visualizzare i video La maggior parte dei video di sorveglianza non viene mai vista da esseri umani, se non per indagini storiche. Alcuni sistemi a circuito chiuso consentono la visione in diretta, ad esempio come sistemi antitaccheggio in …

Guida alla sorveglianza video: parte 3 – Salvataggio filmati e analisi video

Proseguiamo con le nostre 7 domande, con la parte dedicata ai supporti di salvataggio dei filmati video, e all’analisi dei filmati registrati. 4. Salvataggio I video di sorveglianza sono quasi sempre salvati per recupero e revisione. La durata media dello stoccaggio è tra i 30 e i 90 giorni, anche se in alcuni casi il periodo può essere più breve, o durare anche per qualche anno. I due elementi più …

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