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Svizzera, morto suicida prete indagato per pedofilia

GINEVRA / Erano 2 i preti della diocesi di Losanna, Friburgo e Ginevra, e sono stati coinvolti in indagini su presunte molestie sessuali a danni di minori nel canton Ginevra, ma uno di loro non ha retto allo scandalo e si è tolto la vita. Entrambi i sacerdoti erano stati sospesi dalle loro finzioni fino al termine dell’inchiesta, successivamente la polizia ha appreso della morte di uno dei “ministri di Dio”. Non si conoscono i nomi delle vittime che sarebbero state abusate, né la loro età. Per uno dei 2 sacerdoti i fatti di cui è stato accusato sarebbero ormai caduti in prescrizione, ma la comunità ha chiesto alla Santa Sede di revocare la prescrizione canonica che impedisce di perseguire fatti accaduti più di 20 anni fa. Il caso è stato registrato dalla Commissione “SOSprevenzione” che dal 2008 ha esaminato 40 segnalazioni, per alcune delle quali sono scattati provvedimenti.

Fonte: Cronaca Live

Difesa da molestie sessuali

Vimercate, professore maniaco beccato: decine le ragazze importunate

Quarantacinque anni, un posto fisso da professore in carica al liceo, un matrimonio apparentemente felice e due bambini, non hanno frenato la sua morbosa voglia di spiare giovani alunne di un’altra scuola ed utilizzarle come stimolo per la masturbazione a cielo aperto. Il “maniaco”, il classico insospettabile, da circa un mese si recava in un parchetto, proprio vicino all’istituto Omnicomprensivo, frequentato da centinaia di giovanissimi e giovanissime. Al suonare della campanella di fine lezioni, gruppi di studenti e studentesse usciti dall’istituto si disperdono tra vie limitrofe e parcheggi di motorini. Alcune ragazze che per tornare a casa utilizzano il bus, per abitudine dovevano passare proprio davanti al parchetto scelto come appostamento dal 45enne.
Sono state proprio alcune di loro, sconvolte, a telefonare al 112 per chiedere ausilio, descrivendo minuziosamente il “maniaco” ed il suo rituale autoerotico. Dopo aver ricevuto decine di telefonate, ormai all’ordine del giorno, i Carabinieri della Compagnia di Vimercate hanno predisposto uno specifico servizio mettendo una gazzella nei pressi della scuola. Il primo febbraio, all’ennesima telefonata, la pattuglia di militari è entrata in azione, riuscendo a fermare il depravato poco dopo che questi si era tirato su i pantaloni. L’uomo, che ha cercato prima di dissimulare e poi di fuggire, una volta identificato, si è rivelato un professore in carica in istituto superiore brianzolo. Incensurato, il 45enne è stato denunciato a piede libero per atti osceni in luogo pubblico, oltre che essere stato vivamente consigliato a prendere contatti con un medico specialista.

Fonte: MB News

Difesa da molestie

http://www.endoacustica.com/videoregistratori-digitali-micro.htm

Pedofilia, a 14 anni fotografa l’«orco» con il cellulare e lo denuncia

L’amico di famiglia è stato condannato ad 8 anni e 4 mesi di reclusione
Era perseguitata da quando aveva 9 anni

MILANO – A 14 anni da poco compiuti ha trovato la forza di incontrare quell’«orco» per l’ultima volta. Nel corso di quell’ultimo incontro ha avuto anche il coraggio di filmare di nascosto col suo telefonino le violenze che quell’uomo. E poi con i genitori è andata a denunciare tutto ai magistrati ad incastrare l’amico di famiglia che abusava di lei da quando aveva 9 anni. Quell’orco non ha rinunciare ad abusare di lei anche in quell’ultimo incontro. La tenacia della ragazzina, che ha deciso così di fornire agli inquirenti prove certe delle terribili violenze subite sulla sua pelle, ha permesso ai magistrati prima di arrestare il pedofilo e poi di condannarlo a 8 anni e 4 mesi di reclusione, con rito abbreviato. La sentenza è stata emessa martedì dal gup di Milano Luigi Varanelli, a conclusione dell’inchiesta coordinata dal pm Giancarla Serafini.

LE IENE – La ragazzina, che vive in un comune alle porte di Milano, all’inizio dello scorso anno aveva visto in tv un servizio della trasmissione «Le Iene» che riportava il racconto di una bambina vittima di abusi sessuali. Nel servizio la piccola invitava gli altri bambini a denunciare e a non rimanere in silenzio. Spinta da quelle parole, la ragazzina aveva cominciato a parlare della sua drammatica vicenda. Prima con le sue compagne di scuola, durante una gita scolastica lo scorso aprile. A loro aveva descritto ciò che aveva visto in televisione, aggiungendo poi che le stesse violenze le stava subendo una sua amica. In realtà stava raccontando la sua storia. Poco dopo si era confidata con un insegnante e poi con i suoi genitori, che le avevano detto subito di non incontrare più quell’uomo di 60 anni, il quale in passato aveva avuto una relazione anche con la madre della piccola.

LE FOTO COL CELLULARE – La ragazzina però non gli aveva dato retta e prima di presentarsi in Procura con i genitori per sporgere denuncia (il 5 maggio scorso), era andata all’appuntamento (il primo maggio) che l’uomo le aveva dato e aveva fotografato le violenze subite ancora una volta. Stavolta però rimaneva il volto di lui ripreso nelle immagini come prova inconfutabile. Dopo la denuncia in Procura, il pm aveva disposto una perquisizione a casa dell’uomo. Erano stati trovati una serie di oggetti erotici utilizzati dal pedofilo per violentare la bambina per anni, dal 2006 in poi, oltre ad alcuni bastoni e coltelli con i quali la minacciava di non dire niente. Il 22 giugno scorso, infine, l’uomo era finito in carcere, dove è tuttora detenuto, condannato per violenza sessuale aggravata. La ragazzina, parte civile nel processo, ha raccontato ai magistrati che a darle il coraggio di denunciare non è stato soltanto il servizio de «Le Iene», ma anche il fatto che l’uomo avesse già messo gli occhi addosso a un’altra bambina.

Fonte: Corriere

Lotta alla pedofilia

L’annus horribilis della Chiesa cattolica nel mondo

 

Per l’istituzione cattolica il 2010 è l’anno da dimenticare. Lo scandalo degli abusi sessuali, divenuto pubblico negli Stati Uniti, arriva e travolge anche l’Europa. Vaticano in difficoltà

Dopo le migliaia di casi in Irlanda denunciati nel 2009, nel 2010 diventano noti nuovi casi in Austria, in Belgio, in Olanda e in Germania. Per decenni alcuni dei più prestigiosi istituti cattolici tedeschi sono stati il luogo in cui si sono consumate violenze sessuali. Accuse di abusi e maltrattamenti anche nel Coro di Ratisbona, diretto dal fratello del pontefice Georg Ratzinger. Anche in Austria sono i collegi i luoghi in cui vengono maggiormente consumati gli abusi sessuali. La drammaticità della situazione spinge il Vaticano ad istituire commissioni d’inchiesta, ma non basta ad arginare il distacco dei fedeli. In Austria, il 42% dei cattolici abbandona la Chiesa.

I vescovi sono costretti ad ammettere di aver saputo e taciuto, trasferendo i preti colpevoli da una parrocchia all’altra. E la disaffezione non potrà che continuare sino a che il problema della pedofilia clericale non sarà affrontato alla radice, rivedendo il pesantissimo ruolo dell’educazione sessuofobica impartita nei seminari. In ballo anche il ruolo e l’obbligo del celibato.

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Difesa da maltrattamenti

La Cassazione assolve gli 007 in borghese: “Lecito spiare i dipendenti”

Roma – (Adnkronos) – Gli ermellini hanno confermato la legittimità del licenziamento per giusta causa, inflitto al direttore di una catena di supermercati Standa di Messina. Era stato sorpreso con controlli occulti a prelevare merce dagli scaffali con scontrini riciclati

I dipendenti possono essere spiati dagli 007 in borghese. Lo rileva la Cassazione nel confermare la legittimità del licenziamento per giusta causa, inflitto al direttore di una catena di supermercati Standa di Messina, sorpreso con controlli occulti a prelevare merce dagli scaffali con gli scontrini riciclati. Per la Sezione lavoro, che ha bocciato il ricorso di Giovanni C. “sono legittimi i controlli posti in essere dai dipendenti di agenzie investigative che operano” in maniera occulta “come normali clienti e non esercitano alcun potere di vigilanza e controllo”. Infatti, annotano ancora i supremi giudici, “rientra nel potere dell’imprenditore la facoltà di avvalersi di appositi organismi per controllare, anche occultamente il corretto adempimento delle prestazioni lavorative al fine di accertare mancanze specifiche dei dipedenti, già commesse o in corso di esecuzione”.

Il licenziamento del direttore della catena di magazzini inflitto il 2 giugno del 1998 era stato confermato dalla Corte d’Appello di Messina nel marzo 2007. Inutilmente Giovanni C. ha protestato in Cassazione sostenendo l’illegittimità della sua espulsione avvenuta attraverso l’utilizzo di 007 in borghese in violazione, a suo dire dell’art. 2 dello Statuto dei lavoratori che vieta i controlli occulti sui dipendenti. In effetti, come ricostruisce la sentenza 23303, la società, una volta accortasi dei fatti illeciti, aveva assoldato alcuni agenti di una agenzia di vigilanza che agivano in borghese mischiandoli alla normale clientela. Controlli in borghese che avevano dimostrato come Giovanni C. prelevasse merce dagli scaffali con gli scontrini riciclati.

Piazza Cavour ha respinto il ricorso di Giovanni C. e ha sottolineato che “le norme poste dagli art. 2 e 3 della legge 300 del 1970 a tutela della libertà e dignità del lavoratore, delimitando la sfera di intervento di persone preposte dal datore di lavoro a difesa dei suoi interessi, con specifiche attribuzioni nell’ambito dell’azienda, non escludono il potere dell’imprenditore di controllare direttamente o mediante la propria organizzazione gerarchica l’adempimento delle prestazioni lavorative e quindi di accertare mancanze specifiche dei dipendenti, ciò indipendentemente dalle modalità del controllo che può legittimamente avvenire anche occultamente senza che vi ostino né il principio di correttezza e buona fede nell’esecuzione dei rapporti, né il divieto di cui all’art. 4 della legge del 1970 riferito esclusivamente all’uso di apparecchiature per il controllo a distanza“. Inoltre la Cassazione si allinea al giudizio di merito che aveva fatto notare come “la posizione di prestigio del dipendente (direttore del supermercato)) all’interno della struttura commerciale, avrebbe dovuto costituire esempio di correttezza e professionalità per i dipendenti a lui gerarchicamente subordinati”. Da annotare ancora che il direttore del supermercato, una volta colto con le mani nel sacco dagli investigatori in borghese, aveva tentato di difendersi sostenendo di essersi attribuito la paternità dei fatti nel tentativo di salvaguardare il fratello gia’ condannato con sentenza penale passata in giudicato per la stessa contestazione.

Fonte: ADN Kronos


Sorveglianza sul lavoro

“Un pedofilo mi ha rubato l’identità su Facebook”

La storia di Massimiliano, un insegnante messo alla gogna per aver molestato i suoi studenti attraverso il social network: un orco era entrato nel suo profilo e si fingeva lui. La vicenda è tra quelle raccontate nel libro “Io ti fotto”, di Morello e Tecce

“È stato un incubo, un terribile incubo“. Massimiliano, a un certo punto, smette di parlare. Tiene la cornetta lontana dalla bocca, non so se stia piangendo o semplicemente si sia perso inseguendo un pensiero. Me lo immagino con gli occhi fissi in un punto, quegli stessi occhi verdi, sereni e svegli, che ho visto sul suo profilo su Facebook. Non lo ha cancellato, il suo profilo. È ancora lì, nonostante la bacheca sia bloccata e l’ultimo post, “Fai schifo, vergognati”, risalga a un po’ di tempo fa. Nonostante abbia rischiato l’arresto per colpa di quelle pagine, abbia quasi perso il lavoro, gli amici e la compagna. “Il sollievo”, mi aveva scritto in una mail pochi giorni prima di fissare un appuntamento telefonico, “è tutto lì, in quel quasi. Se non fosse saltata fuori la verità, ora, probabilmente, sarei in carcere. O comunque sarei tacciato per sempre di pedofilia“.

Riavvolgiamo il nastro, dall’inizio: Massimiliano insegna in una scuola media nella provincia di una grande città del Nord. La sua storia non è uscita sui giornali, ci chiede tutti gli accorgimenti possibili per mantenere l’anonimato. Massimiliano ha un ottimo rapporto con i suoi studenti, che spesso lo porta ad annullare lo spazio tra la cattedra e i banchi. Si vedono fuori dall’orario scolastico per organizzare seminari, gite o assemblee, fare volontariato, semplicemente “scambiare quattro chiacchiere all’ombra di un albero”. “Amo il mio lavoro”, dice, “proprio perché ti permette di trasmettere qualcosa, di guidare qualcuno. Ti arricchisce enormemente, almeno l’ho sempre pensata così”.

Su Facebook Massimiliano ha tanti amici: colleghi, conoscenti, ex compagni di scuola, come tutti. Ha anche i suoi studenti, una ventina, e una sessantina di loro amici, conosciuti in feste e seminari. “Sai com’è”, racconta, “non è che conosci per davvero tutti quelli che ti chiedono l’amicizia. Se un ragazzo o una ragazza di tredici, quattordici anni mi domandava di aggiungerlo potevo presumere che ci fossimo visti da qualche parte. Non è che passassi il mio tempo su Facebook, ci entravo al massimo due o tre volte a settimana, giusto per rispondere alle richieste o alle notifiche. Chi doveva dirmi qualcosa di certo non utilizzava la chat o la messaggistica interna, mi chiamava o mi scriveva. Pensi che trovavo così molesti gli avvisi di aggiornamento del social network che li avevo disattivati”. In pratica se qualcuno gli mandava un messaggio privato, commentava una sua foto o scriveva sulla sua bacheca, Massimiliano non ne era informato.

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Difesa contro pedofilia: Videoregistratori in miniatura

Videosorveglianza nella stazione di Milano

Riprendono istante per istante gli ambienti, i flussi di passeggeri e i visitatori della Stazione Centrale di Milano le 180 telecamere attive, in funzione da ieri, che, assieme ad una sala operativa gestita dalla Polizia Ferroviaria, fanno parte di una più ampia riqualificazione attuata da Grandi Stazioni e dal gruppo Ferrovie dello Stato.

Video-wall, impianti per la registrazione digitale delle immagini e centralini telefonici di ultima generazione, fanno parte dei sistemi di sicurezza inaugurati alla presenza del ministro dell’Interno Maroni che ha voluto sottolineare quanto spesso il settore dei trasporti sia stato oggetto di attentati.

Ci sono voluti circa 40 mesi e più di 11 milioni di euro per realizzare l’attuale sistema di sorveglianza della stazione, che, rispettando le norme in materia di Privacy, vuole garantire il più possibile una stazione sicura, come sottolinea l’ad del gruppo FS, Mauro Moretti.
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Guida alla sorveglianza video: parte 4 – Visione filmati e integrazione

Passiamo alla quarta ed ultima parte della nostra guida, rispondendo a domande su come visualizzare i video di sorveglianza e come integrare le proprie apparecchiature di sorveglianza con altri sistemi video.

6. Visualizzare i video

La maggior parte dei video di sorveglianza non viene mai vista da esseri umani, se non per indagini storiche. Alcuni sistemi a circuito chiuso consentono la visione in diretta, ad esempio come sistemi antitaccheggio in supermercati, o in luoghi pubblici per difendersi da minacce.

Esistono quattro opzioni fondamentali per la visualizzazione video:

6.1 Visualizzazione locale: direttamente dal DVR, NVR o server, è ideale per piccoli impianti di monitoraggio. In questo modo il sistema di gestione video viene anche usato per la visualizzazione, contenendo i costi.
Questa scelta è la più comune in negozi,banche e piccole imprese.

6.2 Visione a distanza via PC: è il modo più comune di visualizzare i filmati di sorveglianza.I PC standard sono utilizzati per visualizzare video in diretta o registrati, usando una applicazione dedicata o un browser web.
Quest’ultimo sta diventando l’opzione ormai più comune, che non richiede installazione di un software con relativi aggiornamenti.

6.3 Visione mobile: consente agli operatori di sicurezza di verificare subito i filmati, tramite un videofonino o un PDA. Questa opziona, inizialmente recepita piuttosto freddamente dal mercato, ha iniziato ad essere più comune grazie alla diffusione degli smartphones, in particolare iPhone.

6.4 Video Wall: ideale per i grandi centri operativi di polizia o aziende di sicurezza con centinaia o migliaia di telecamere sotto la loro giurisdizione. Grazie allo schermo multiplo, è possibile consentire al visione a più persone contemporaneamente, garantendo un tempo di risposta minimo nel caso in cui si verifichino delle emergenze, quando il video della zona interessata viene automaticamente visualizzato su tuti gli schermi per consentire una migliore analisi.

7. Integrazione con altri sistemi video

Molte organizzazioni utilizzano i sistemi di video sorveglianza da soli, semplicemente scaricando i filmati di un qualche interesse. Tuttavia, per le organizzazioni più grandi e quelle con particolari esigenze di sicurezza, questo è un modo poco efficiente e povero di operare. Queste organizzazioni preferiscono affidarsi ad interfacce in grado di gestire diverse piattaforme di sicurezza integrandole tra loro.

Esistono tre modi per garantire tale integrazione:

7.1 Hub controllo di accesso: la maggior parte delle organizzazioni hanno dei sistemi di controllo accessi elettronici o IP. Questi sistemi sono stati progettati per integrarsi con altri sistemi di sicurezza quali antintrusione e videosorveglianza. Questo è il modo più comune e relativamente poco costoso (sotti 30-40000 EUR) di ottenere tale integrazione). Tuttavia, i sistemi di controllo accessi sono spesso limitati nelle capacità di integrazione.

7.2 Hub PSIM: Negli ultimi anni, i fabbricanti di sistemi di controllo forniscono applicazioni specializzate il cui unico scopo è di riunire le informazioni provenienti dai sistemi di sicurezza e fornire informazioni rilevanti per ottimizzare la risposta ad una eventuale minaccia. Queste applicazioni tendono ad essere molto costose (fino a svariate centinaia di migliaia di Euro), ma supportano una gamma molto più ampia di prodotti di sicurezza e offrono funzionalità più sofisticate.

7.3 Hub Gestione Video: Sempre più spesso, i sistemi di gestione hanno la possinilità di aggiungere il supporto per altri sistemi di sicurezza con le relative funzioni. Se avete solo bisogno di un’integrazione limitata, il sistema di gestione video può fornire una soluzione poco costosa, sia pure con funzionalità inferiori.


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Guida alla sorveglianza video: parte 3 – Salvataggio filmati e analisi video

Proseguiamo con le nostre 7 domande, con la parte dedicata ai supporti di salvataggio dei filmati video, e all’analisi dei filmati registrati.

4. Salvataggio

I video di sorveglianza sono quasi sempre salvati per recupero e revisione. La durata media dello stoccaggio è tra i 30 e i 90 giorni, anche se in alcuni casi il periodo può essere più breve, o durare anche per qualche anno.

I due elementi più importanti per determinare la durata di archiviazione sono: il costo dello stoccaggio e le eventuali minacce da affrontare.
Lo spazio disponibile su servizi online (ad esempio Gmail) che possono contenere migliaia e migliaia di email a costo zero, è appena sufficiente a salvare un giorno di filmati di sorveglianza. Pertanto, se si devono salvare svariati terabytes di dati, è importante tenere sotto controllo il costo di tale servizio, con varie tecniche.

Anche il tipo di minacce da affrontare determina la durata di archiviazione. Per esempio, in una banca, una transazione fraudolenta può essere scoperta anche 2 mesi dopo il fatto, ed è pertanto importante conservare i filmati a lungo termine; al contrario, i rischi presenti in un casinò vanno monitorati quasi in tempo reale, ed i filmati possono essere conservati anche solo per una settimana.

Le forme principali di stoccaggio sono essenzialmente 3:

4.1 Salvataggio Interno: la forma più comune di salvataggio, utilizza i dischi rigidi all’interno di un server o di una unità NVR o DVR. Grazie agli hard disk fino a 1 TB, la memoria interna può contenere fino a 2 o 4 TB di dati.
Sicuramente l’opzione più economica, anche se spesso meno affidabile, è comunque ancora la maniera più diffusa per salvare i propri filmati di sorveglianza.

4.2 Salvataggio Esterno: dischi rigidi esterni, collegati al sistema di registrazione e gestiti da apparecchiature di archiviazione quali NAS o SAN. Fornisce una maggiore flessibilità, ma con un costo per TB mediamente più alto, ed è diffuso per salvare i filmati di sistemi video con molte telecamere.

4.3 Cluster di stoccaggio: basati su IP, possono memorizzare video provenienti da un gran numero di telecamere, anche di tipo diverso (NVR, DVR o IP), con un alto grado di flessibiità che li rende un’opzione molto popolare quando si gestiscono sistemi di sorveglianza complessi.

5. Analisi video

L’analisi dei filmati ricevuti viene fatta per ottimizzare l’archiviazione o per identificare minacce o eventi rilevanti.

L’applicazione più comune è sicuramente l’ottimizzazione dello spazio. Nella sua forma più semplice, l’analisi viene fatta su filmati per identificare eventuali cambiamenti dell’ambiente o movimenti sospetti.
Sulla base della presenza o assenza di movimento, il sistema di gestione video può decidere di non memorizzare i filmati, o di memorizzarli ad una risoluzione inferiore.
In questo modo si può eliminare tra il 60% e l’80% dei filmati statici, con conseguente risparmio rispetto alla registrazione continua.

La forma più “divertente” di analisi è la ricerca di eventi rilevanti, ad esempio intrusioni all’interno del perimetro sorvegliato, analisi di oggetti abbandonati, conteggio delle persone o riconoscimento delle targhe automobilistiche. Questo tipo di analisi permette un approccio proattivo, consentendo ad esempio di bloccare un ladro che salta la recinzione, o di rilevare l’accesso da parte di un autoveicolo non autorizzato.
(Continua con la Parte 4)


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Guida alla sorveglianza video: parte 2 – Collegamenti e sistema gestione video

Continuiamo a rispondere alle 7 domande fondamentali da porsi quando si decide di installare un sistema di monitoraggio video, con questioni riguardanti la connettività e il sistema di gestione video.

2. Connettività

Nella sorveglianza professionale, le telecamere sono collegate a sistemi di gestione video, per registrare filmati e visualizzarli in seguiti. Le caratteristiche principali sono due.

2.1 IP vs analogico: I video possono essere trasmessi attraverso la rete di computer (IP) oppure come video analogici. Attualmente il mercato tende a spostarsi verso la trasmissione IP, che può essere usata per trasmettere anche i filmati analogici.
Al contrario delle telecamere analogiche, quelle IP si possono collegare direttamente ad una rete IP (proprio come il vostro PC); tuttavia, è possibile installare un encoder per trasmettere filmati analogici via IP. L’encoder trasforma il video analogico in un flusso di dati digitali da trasmettere via IP.

2.2 Cablatura vs Wireless: I video possono essere inviati tramite cavi o via rete wireless, a seconda che si usi un video analogico o IP. Oltre il 90% dei video viene inviato via cavo; tuttavia, il wireless è un’opzione importante per la trasmissione di video in luoghi dove l’installazione di cavi può essere costosa, scomoda o pericolosa.

3. Sistema di gestione video

Il sistema di gestione video è il fulcro delle soluzioni di videosorveglianza, che riceve i filmati dalle telecamere, li memorizza e ne gestisce la visione.

Ci sono quattro opzioni fondamentali nei sistemi di gestione video, anche combinabili tra loro.

3.1 DVR sono computers che combinano software, hardware e salvataggio dei video, tutto in uno. Per definizione, possono ricevere solo filmati analogici. Quasi tutti supportano la visione remota via Internet.
I DVR sono molto semplici da installare, ma limitano notevolmente la flessibilità e le possibilità di espansione; essi sono ancora oggi l’opzione più comune tra gli acquirenti professionali, anche se le altre 3 categorie si stanno rapidamente affermando.

3.2 HDVR o DVR ibridi, sono DVR che supportano telecamere IP. Hanno tutte le funzionalità di un DVR, a cui aggiungere il supporto per IP e telecamere megapixel. La maggior parte dei DVR può essere aggiornato per diventare HDVR, con un costo di migrazione piuttosto basso.

3.3 NVR come i DVR in tutto, tranne per il supporto della telecamera. Mentre un DVR supporta solo telecamere analogiche, un NVR supporta solo le telecamere IP, e se lo si vuole usare con una telecamera analogica, occorre munirsi di un encoder.

3.4 IP Video Surveillance Software è un’applicazione software, da installare su PC o server ove salvare i dati video. Ciò consente maggiore libertà e costo potenzialmente inferiore, ma l’installazione e la configurazione del computer può esser notevolmente più complessa. Nonostante questo, l’uso di un software è la tendenza più diffusa attualmente, specialmente per la gestione di un gran numero di telecamere.

(Continua con la Parte 3)


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Guida alla sorveglianza video: parte 1 – Introduzione e scelta della videocamera

Progettare una soluzione di video sorveglianza richiede decisioni su 7 punti fondamentali, attraverso cui tenteremo di guidarvi ora, specialmente per coloro che si avvicinano per la prima volta a questo settore.

Le 7 domande fondamentali sono:

* Che tipo di telecamere di sicurezza usare?
* Come collegare le telecamere ai sistemi video?
* Che tipo di sistema video usare?
* Come conservare i filmati?
* Che tipo di analisi video usare?
* Come visualizzare i video?
* Come integrare il tutto con altri sistemi?

1. Scegliere la giusta telecamera

Le telecamere sono letteralmente gli occhi di un sistema di videosorveglianza, e vanno posizionate in aree critiche per tenerle sotto osservazione.

I due principi di base del posizionamento di una telecamera sono: utilizzare passaggi obbligati e proteggere i valori.

I passaggi obbligati per persone o veicoli che entrano nella vostra area sono, ad esempio, porte, corridoi e passi carrabili. Posizionando una telecamera vicino ad una porta potrete facilmente determinare chi entra e chi esce.
I valori sono oggetti specifici, beni o aree che necessitano di protezione. Ad esempio, oggetti quali cassette di sicurezza o registratori di cassa, o aree in cui si verificano attività importanti, quali ad esempio il parcheggio o la reception di un albergo. La definizione di bene è relativa alle esigenze e alle priorità della propria organizzazione.

Una volta determinate quali aree coprire, bisogna decidere in merito a quattro caratteristiche della fotocamera:

1.1 Fissa vs PTZ: Una telecamera può essere fissa, e guardare solo in un punto specifico, o mobile tdi tipo PTZ , ovvero Pan, Tilt e Zoom (spostamento a destra ea sinistra, su e giù, e zoom). La maggior parte delle telecamere utilizzate nella sorveglianza sono fisse. Le PTZ sono generalmente usate per coprire settori più ampi, e dovrebbero essere scelte solo se si prevede un uso quotidiano e continuativo delle telecamere. Le telecamere fisse, inoltre, costano mediamente tra 5 e 8 volte meno rispetto alle PTZ.

1.2 Colore vs Infrarosso vs Termico: in TV, un filmato può essere a colori o in bianco e nero.Per una videocamera di sorveglianza, l’uso del bianco e nero ha senso se l’illuminazione è molto bassa (ad esempio di notte). In queste condizioni, telecamere a raggi infrarossi o termiche produrranno immagini in bianco e nero. Le termocamere ad infrarossi richiedono speciali lampade (illuminatori a raggi infrarossi) che producono un’immagine chiara al buio, ma sono notevolmente più costose rispetto alle normali telecamere a colori. Le telecamere termiche non richiedono illuminazione, ma producono solo sagome di oggetti basate sulla loro impronta termica e sono molto costose. Per un uso diurno in zone illuminate, le telecamere a colori sono la scelta più ovvia.

1.3. Definizione Standard vs Megapixel: Come scegliere un televisore. Come per la TV, storicamente si sono usate telecamere a definizione standard, ma ora le telecamere ad alta definizione sono la norma. Mentre TV ad alta definizione arriva al massimo a 3 megapixel, le telecamere di sorveglianza possono raggiungere anche una definizione di 16 MP ed oltre.

1.4 IP vs analogico: La più grande evoluzione del monitoraggio video è il passaggio dalle telecamere alle IP. Mentre tutte le telecamere di sorveglianza sono digitalizzate per poter visualizzare e registrare su computer, le camere IP digitalizzano il video all’interno della videocamera stessa, ed usano soltanto una risoluzione Megapixel. Con queste caratteristiche di qualità, stanno rapidamente guadagnando fette di mercato.

La maggior parte degli acquirenti di sistemi di sorveglianza video usa sistemi combinati. Ad esempio, telecamere analogiche fisse a raggi infrarossi intorno al palazzo, con una telecamera analogica PTZ a monitorare il parcheggio, mentre all’interno si può usare una telecamera fissa megapixel che copre il magazzino e un certo numero di telecamere IP fisse per gli uffici.

(Continua con la Parte 2)


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Telecamere di sorveglianza nelle scuole, per la sicurezza degli studenti

In molti paesi le scuole pubbliche sono dotate di sistemi di video sorveglianza già da vari anni, per garantire una adeguata protezione per gli studenti.

L’installazione di telecamere di video sorveglianza nelle scuole è un progetto costoso, e glii amministratori devono essere sicuri che questa sia la strada giusta per scoraggiare furti, danni alle proprietà, o intrusioni nella scuola. Anche se la maggior parte degli istituti che hanno installato sistemi di videosorveglianza hanno dovuto affrontato lamentele riguardo a possibili invasioni della privacy, le telecamere contrastano la criminalità e sono importanti per fornire eventuali prove di reati,

Perché usare la videosorveglianza nelle scuole?

Prima di decidere per l’installazione di sistemi di videosorveglianza per prevenire atti di vandalismo, scontri, violazioni di domicilio o furti, chi decide deve sedersi e analizzare completamente i propri bisogni e le eventuali minacce alla sicurezza.

Domande importanti da porsi saranno:

– Quali minacce alla sicurezza vanno affrontate?
– Come si userà l’apparato di sorveglianza per affrontarle?
– Come gestire l’operatività e la manutenzione del sistema?

Una volta completata questa analisi, bisogna analizzare i benefici e i costi della decisione. La maggior parte degli amministratori scolastici concorda sul fatto che l’installazione di dispositivi di sorveglianza video aiuterà gli studenti a concentrarsi sui loro studi. Il costo di un sistema di di sicurezza può variare da qualche centinaio di migliaia di euro per sistemi CCTV analogici, fino a superare il milione per sistemi IP con telecamere di sorveglianza digitali collegate a una rete web. Le telecamere del sistema sono generalmente posizionate presso gli ingressi, i corridoi, i vani scale, le zone comuni ed i parcheggi, questi ultimi monitorati 24 ore al giorno, 7 giorni alla settimana.

Altri vantaggi includono:

– Raccolta di informazioni e prove

– Le telecamere scoraggiano il crimine e possono aiutare a raccogliere la confessione di infrazioni che non sono state nemmeno riprese dalle telecamere di sicurezza.

– Le telecamere consentono al personale di sicurezza della scuola di compiere il loro lavoro in maniera più precisa, con un risparmio nel lungo periodo in quanto alcuni compiti semplici saranno svolti dal sistema di sicurezza.

Risparmio sui premi assicurativi contro furti e atti vandalici.

Tuttavia, rimangono dei costi da affrontare con l’installazione del sistema di sicurezza, ed i costi di installazione, manutenzione e del personale possono rivelarsi troppo elevati. Inoltre, va sempre considerato il diritto alla riservatezza: non registrare tracce audio, e non posizionare le telecamere all’interno degli edifici scolastici. Il sistema deve proteggere la sicurezza degli studenti, non controllarne gli spostamenti.

Se i distretti scolastici decidono per l’acquisto di sistemi di videosorveglianza, dovranno condurre una ricerca ed una pianificazione adeguata per rendere il nuovo sistema funzionale e utile per gli studenti. Una volta installati i sistemi di sicurezza, bisognerà poi valutarne l’efficacia per adattarli ad eventuali nuove sfide per garantire la sicurezza degli studenti.


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Telecamere per sorveglianza domestica: come sceglierle

Installare delle telecamere di sorveglianza in casa può aiutare per tenere d’occhio i figli piccoli mentre dormono, affiancando una baby sitter in carne ed ossa e monitorandone il lavoro, e dando serenità a genitori e figli.

Proveremo ad aiutarvi nella scelta del sistema adatto alle vostre esigenze, con un elenco di cinque domande e risposte che vi aiuteranno a costruire la vostra base di conoscenze delle tecnologie di sorveglianza domestica.

1. Cos’è la video sorveglianza nascosta?

Un sistema di sorveglianza segreta è progettato per registrare video di una determinata zona, senza essere rilevato; può essere utilizzato per una serie di applicazioni differenti all’interno della casa: controllo anti intrusioni, sorveglianza a distanza, come il controllo dello stato di eventuali lavori all’interno della vostra casa.

I sistemi di sorveglianza nascosta sono costituiti da componenti diversi da quelli delle normali apparecchiature di sorveglianza. Innanzitutto, le loro dimensioni devono essere ridotte, per occultare facilmente i componenti, i quali devono anche funzionare senza produrre rumori, e che vanno scelti in base alle specificità delle varie destinazioni d’uso.

2. Cosa c’è di speciale in un sistema di videosorveglianza domestica?

Il termine “sorveglianza babysitter” è usato come sinonimo di sorveglianza discreta. I sistemi di sorveglianza per un uso domestico spesso contengono telcamere e componenti adatti al monitoraggio attivo di tutta la vostra casa. Per esempio, la sorveglianza a distanza, che permette ai genitori di controllare i loro figli durante il giorno, in tempo reale.

Un’altra importante caratteristica da considerare è la qualità della telecamera, poiché la qualità dell’immagine è estremamente importante per ottenere immagini chiare e facili da distinguere.

3. Meglio un sistema cablato o wireless?

La maggior parte dei sistemi di sorveglianza domestica è wireless, per una maggiore comodità di installazione e discrezione d’uso. Ciononostante, esistono ancora molti modelli cablati, con caratteristiche pressoché identiche.
In ogni caso, la tendenza attuale va verso sistemi wireless, che sono ora molto più sicuri di quanto non fossero in passato.

4. Cos’è la video sorveglianza a distanza?

Il termine si riferisce alla possibilità di visualizzare i filmati registrati dalla rete di sorveglianza, pur trovandosi a distanza. Molti sistemi hanno la possibilità di accesso remoto per consentire il controllo remoto della fotocamera, che può aumentare o cambiare l’area visualizzabile.
Grazie ai moderni sistemi di sorveglianza a distanza potrete avere aggiornamenti in tempo reale sulla situazione della vostra casa con estrema precisione, invece di scorrere ore ed ore di immagini alla ricerca di eventuali eventi particolari.

5. Quali caratteristiche vanno considerate?

Molti sistemi di sorveglianza disponibili sul mercato svolgono un ottimo lavoro di monitoraggio discreto. Tuttavia, altri fattori importanti da prendere in considerazione per aumentare l’efficacia del sistema includono:

Foto di qualità – La qualità delle immagini video ha un ruolo importantissimo per l’efficacia complessiva dei vostri sforzi di sorveglianza. Se avete intenzione di investire denaro in un sistema di sorveglianza,è importante dotarsi di telecamere di qualità che offrano immagini nitide e riproduzione video chiara (almeno 30 fps e risoluzione di almeno 480 linee).

Sorveglianza esterna – La portata della rete di sorveglianza può essere aumentata, usando telecamere progettate per la sorveglianza esterna.

Custodie per telecamere – Mentre gli alloggiamenti non determinano la qualità dell’immagine catturata, essi hanno un impatto sulla efficacia complessiva del sistema, in quan to assicurano alle vostre telecamere una adeguata protezione da agenti esterni (pioggia, umidità etc) mantenendole stabili e garantendo un funzionamento ottimale.

La scelta o meno di usare un sistema di sorveglianza domestica può essere molto importante, ma una volta che la decisione è presa, può essere ancora più difficile scegliere l’equipaggiamento adatto. Avere una conoscenza di base di alcuni degli aspetti critici da considerare, dovrebbe aiutarvi nel processo di selezione.


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