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Cam in bagno per spiare le infermiere. Medico licenziato

Succede in Spagna, all’ospedale di Castellòn. La procura ha aperto un’indagine per crimine contro l’intimità

La procura di Castellòn ha aperto un fascicolo per un presunto crimine contro l’intimità. Sotto accusa un medico che avrebbe piazzato una telecamera nascosta nella toilette per spiare donne. Il professionista responsabile è un dottore sostituto che ha lavorato, tra la fine 2010 e inizio 2011, presso la Scuola di Infermeria del General Hospital di Castellòn. E’ proprio sul luogo di lavoro che il medico avrebbe commesso il reato. Sarebbe stata la sua fidanzata, infermiera nello stesso ospedale, per caso, il 28 febbraio scorso, ad accorgersi di una cartella contenente più di 20 video incriminati sul pc del medico. Nelle immagini lo si vede chiaramente posizionare la telecamera.

LICENZIATO – Il Ministero della Salute spagnolo ha comunicato che il medico è stato “escluso dal mercato del lavoro ed allontanato dalle sue funzioni”. Secondo fonti mediche, l’uomo alloggiava presso la Scuola di Infermeria, e non avrebbe avuto nessun contatto con le infermiere. L’accusa fa sapere che non è chiaro il numero delle donne osservate in segreto. Il medico, però, rischia grosso, in virtù dell articolo 197 del codice penale, che punisce gli autori di crimini contro l’intimità. Si è deciso di trasmettere il caso al tribunale di polizia, affinchè venissero compiuti accertamenti sui supporti informatici e soprattutto sulle registrazioni in possesso dell’imputato. Il ministro della Salute, Manuel Cervera, ha sottolineato che il presunto dottore “non ha avuto contatti con le infermiere”, anche se ”dormiva nei locali dell’ospedale”. Cervera ha detto di aver trasmesso tutte le informazioni alla Procura per “avviare le indagini ed accertare le responsabilità”. Dal reparto di cui faceva parte il medico fanno sapere che l’ex collega non avrà più “alcuna possibilità” di ritornare al lavoro con loro.

Fonte: Giornalettismo

Telecamere nascoste

Racket delle mimose, la nuova video inchiesta di SOS Racket e Usura

Domani sarà la Festa della Donna e l’associazione Sos Racket e Usura ha lanciato un allarme sul cosiddetto ‘racket della mimosa’. Questa mattina infatti centinaia di venditori si sono accalcati ai cancelli del mercato dei fiori fin dalle prime ore della mattina per comprare all’ingrosso le piantine di mimosa che domani saranno vendute agli incroci e per strada.

Si tratterebbe, come riporta RadioLombardia, di un business milionario, prevalentemente in nero, che coinvolge centinaia di immigrati clandestini.

Spiega sul sito di Sos Racket e Usura Frediano Manzi:

“Già alle otto di mattina ci sono almeno 50 cittadini del Bangladesh in attesa fuori dai cancelli del mercato dei fiori di via Lombroso a Milano che apriranno al pubblico alle 9.30. Sono con Paola Bacchiddu, giornalista de LINKIESTA, con la quale di lì a poco incominceremo a documentare questo scandalo vergognoso ed ignobile che si consuma nella nostra città. Alle 8.30 gli extracomunitari clandestini sono già 150 ed alle nove sono già oltre 300. Nel frattempo arriva una pattuglia della Guardia di Finanza che 200 metri più avanti ferma il furgone di un fiorista per un controllo. Quando alle 9.20 i clandestini sono diventati oltre 600 che si accalcano fuori dai cancelli azioniamo le telecamere nascoste e ci mischiamo in questa bolgia. Un vigile urbano mi riconosce e mi saluta. Io gli chiedo : ‘E’ mai possibile che questo scandalo che si consuma quotidianamente da 10 anni alla luce del sole davanti a tutti non c’ è maniera di poterlo bloccare?’ La sua risposta è lapidaria:” Caro Frediano, sono due anni che faccio esposti, segnalazioni, fotografie, al Comune di Milano al mio Comando e alla SOGEMI, ma tutti se ne fregano’. Gli chiedo se li ha informati anche del fatto che la maggioranza di loro sono clandestini e privi di licenza: ‘Certo ho scritto tutto ma loro se ne fregano’ […] E adesso passiamo ai numeri. 20.000 cartoni di mimosa venduti in un giorno ad una media di 22 euro fanno la cifra stratosferica di 440.000 euro, e tenendo conto che ogni cartone rende mediamente, attraverso la vendita, 80 euro, il volume complessivo dell’ evasione fiscale consumata in un giorno è di 3 milioni e 520 mila euro”

Fonte: Blogosfere Milano

Carte clonate, manomessi tre sportelli bancomat Bnl

Il metodo è sempre lo stesso: una piccola telecamera nascosta nello sportello del bancomat e un microchip a bassa frequenza in grado di trasmettere ai ladri le informazioni necessarie per aver accesso ai conti bancari altrui. Questa mattina, però, il sistema truffaldino di duplicazione del bancomat è stato scoperto da una ragazza napoletana: prima di inserire la sua carta nella fessura del servizio bancomat Bnl a piazza degli Artisti ha deciso, infatti, di controllare se l’impianto non fosse stato contraffatto. “Perché in fondo la prudenza non è mai troppa”, si è detta. E a ragione. Ha fatto pressione sull’anta che contiene la fenditura per l’erogazione dei soldi e ha scoperto che si staccava dal resto della macchinetta. In realtà si trattava di una perfetta riproduzione dell’anta originale. L’unica differenza è che dietro sono visibili dei fili “aggiunti” che collegano la telecamera posta a lato con un microchip in grado di inviare le immagini e quindi i rispettivi codici pin dei malcapitati.

I carabinieri intervenuti sul posto non escludono che i ladri si trovassero nelle vicinanze: il microchip infatti è di bassa frequenza, adatto per un raggio di azione di poche centinaia di metri e che anche la fessura per inserire la carta sia stata contraffatta. “Purtroppo l’apparecchio è stato già toccato da molti curiosi e questo potrebbe inficiare l’analisi delle impronte digitali – spiegano gli inquirenti -. Non resta che passare a setaccio le immagini della telecamera di servizio”.

“Sono stata insospettita dal fatto che stamattina hanno scoperto lo stesso sistema di falsificazione negli sportelli Bnl di via Palermo e via Pietro Castellino – racconta la ragazza I.M.- . Così quando ho scoperto che era successa la stessa cosa in questa agenzia ho allertato subito le forze dell’ordine. E pensare che volevo solo prelevare qualche euro per comprare dei dolci”.

Fonte: Inchiostronline

Tentata estorsione a un sacerdote, condannati due romeni

Sono stati condannati a due anni e mezzo i due romeni, un venditore ambulante e la sua compagna, autori di un tentativo di estorsione ai danni di un sacerdote che vive nella Bassa e che si è rifiutato di pagare 70 mila euro per evitare la diffusione di fotografie compromettenti. Per la ragazza, che ha meno di 21 anni, la pena è stata sospesa.

Il religioso, appena si era reso conto di essere caduto in un tranello, aveva sporto denuncia e i carabinieri avevano arrestato nello scorso ottobre un ventisettenne romeno con l’accusa di tentata estorsione. Il giovane, N. C. V., venditore ambulante, era stato bloccato a Sirtori (Lecco) in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere firmata dal gip di Bergamo: in casa aveva un filmato e alcune fotografie (estratte dalla stessa registrazione) che ritraevano il sacerdote in compagnia della ragazza.

Le indagini avevano avuto inizio a fine giugno 2010, quando il prete si era rivolto ai carabinieri per denunciare che pochi giorni prima il romeno si era presentato da lui mostrando alcune foto che lo ritraevano in un momento di intimità con una donna incontrata dal religioso nelle settimane precedenti: gli aveva chiesto 70.000 euro, di cui 20.000 entro due giorni, per evitare la diffusione delle immagini.

Per rendere le sue minacce più realistiche, secondo quanto reso noto dai carabinieri della compagnia di Treviglio, il presunto ricattatore aveva detto al sacerdote di avere già un acquirente disposto a comprare le foto e che in caso di mancato pagamento avrebbe distribuito copie delle immagini anche ai fedeli all’uscita dalla Messa.

Il religioso aveva spiegato ai militari di aver conosciuto un anno e mezzo fa il romeno e la ragazza, che si erano presentati come marito e moglie: i due avevano chiesto aiuto al prete, raccontando di essere in una situazione di estrema povertà, ed erano stati ospitati nella canonica per alcuni giorni.

Poi erano rientrati in Romania, ma la ragazza era rimasta in contatto telefonico col prete, raccontandogli di essere sempre in gravi difficoltà economiche. Il sacerdote le aveva inviato alcuni piccoli sostegni economici e, successivamente, si era anche recato in Romania per verificare il suo effettivo stato di bisogno.

Ritornato in Italia, il religioso si era adoperato per inviare alla giovane altre offerte, indumenti e beni di prima necessità, poi i contatti si erano interrotti. All’inizio di giugno la donna aveva contattato nuovamente il prete, dicendogli che era in difficoltà e si trovava in un albergo di Bergamo.

Il sacerdote l’aveva raggiunta, le aveva pagato il conto dell’albergo e una cena, quindi l’aveva accompagnata in un secondo albergo, nella Bassa: lì la ragazza era riuscita a circuirlo e, dopo averlo fatto salire in camera, aveva trascorso con lui alcuni momenti di intimità.

Tutto era stato ripreso da una telecamera nascosta, che la ragazza aveva posizionato nella sua borsetta appoggiata su un mobile della stanza. La giovane aveva poi consegnato il filmato al presunto complice che si era così presentato dal prete per ricattarlo.

Fonte: Eco di Bergamo

Telecamere nascoste per registrazioni discrete

Spacciavano in casa protetti da telecamere, arrestati da CC Imola

Febbraio 25, 2011 Telecamere nascoste No Comments

I Carabinieri del Nucleo Operativo della Compagnia di Imola hanno arrestato due pregiudicati italiani che avevano organizzato un centro di spaccio e di consumo di stupefacenti all’interno di uno stabile isolato della periferia di Imola. Si tratta di Carmine Tedesco, 20enne napoletano, e Ivano Imperato, 37enne faentino, quest’ultimo con precedenti specifici, i quali sono stati colti sul fatto dai Carabinieri mentre spacciavano droga all’interno di una casa di via Zolino in uso al napoletano. Con loro c’erano anche due cittadini marocchini F.A, 21enne, e F.Z., 24enne, che sono stati trovati a fumare dell’hashish.
Nell’abitazione di Tedesco sono stati rinvenuti 705 grammi di hashish (confezionati in 8 panetti nascosti in vari luoghi dell’abitazione e nel garage), 12 gr. di cocaina (confezionati in 13 dosi celate in una lattina con doppio fondo), 2 gr. di marijuana, 2 bilancini di precisione, 75 bustine di cellophane ed euro 270,00 (ritenuti provento dell’attivita’ di spaccio).
Nel corso della perquisizione addosso all’Imperato sono stati trovati ulteriori 4 gr. di cocaina, confezionata in 4 dosi, pronte allo smercio.
Il napoletano, al fine di eludere eventuali controlli delle Forze di Polizia, aveva installato all’esterno dell’abitazione una telecamera (nascosta all’interno di una cassa acustica poggiata su di un davanzale) con la quale poteva tenere sotto controllo l’accesso all’abitazione.
I militari, a seguito di una scrupolosa attivita’ investigativa preliminare avevano accertato la presenza di tale dispositivo e lo hanno quindi aggirato, evitando il campo di ripresa video e raggiungendo il retro dell’abitazione attraverso i campi.
Al momento dell’irruzione i Carabinieri si sono trovati di fronte anche un pitbull di grossa taglia che lo spacciatore teneva in casa. L’animale non ha comunque avuto atteggiamenti aggressivi nei confronti dei militari ed e’ stato affidato in custodia ad un congiunto dello spacciatore.
I Carabinieri, dopo aver sequestrato la droga, hanno tratto in arresto per detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti i due italiani. I due clienti marocchini sono stati invece segnalati amministrativamente quali assuntori di stupefacenti.

Fonte: AGI

Vittorio Emanuele incastrato da un video: “Ho ucciso Dirk”

Febbraio 25, 2011 Telecamere nascoste No Comments

“Ho ucciso io Dirk Hamer”. Vittorio Emanuele di Savoia nel 2006 confessò l’omicidio ai suoi compagni di cella, ignaro di essere intercettato e ripreso da una microcamera nascosta. Ora il filmato è arrivato nelle mani del Fatto Quotidiano. Dopo 33 anni Vittorio Emanuele ha raccontato di aver sparato ad Hamer col suo fucile nella notte sull’isola di Cavallo, in Corsica. Nel video il principe si vanta dell’omicidio e di essere riuscito a farla franca nel processo-farsa in Francia. Ecco come andò. Vittorio Emanuele è a Potenza nella cella dov’è detenuto per l’inchiesta su Vallettopoli. Commenta le notizie del telegiornale – che parlano di lui – con i suoi compagni di prigione. I coindagati Rocco Migliardi, Gian Nicolino Narducci e Ugo Bonazza, reclusi con lui, lo incitano: “Lei è già fuori!”. L’”erede al trono” cede alla tentazione dell’autocompiacimento, non è la prima volta che se la cava con poco: “Nel mio processo a Parigi…”.

Nel filmato Vittorio Emanuele rievoca la notte tra il 17 e il 18 agosto 1978: un ragazzo tedesco di 19 anni, Dirk Hamer, viene raggiunto da due colpi di fucile alla gamba destra. Muore dopo 111 giorni, 19 operazioni e l’amputazione dell’arto. L’unico imputato è Vittorio Emanuele, che nega ogni responsabilità. Alla fine la giuria francese lo dichiara innocente, dopo un processo durato solo tre giorni. Quando nel 2006 i giornali pubblicano stralci dell’intercettazione ambientale in cui si vanta di aver “fregato” i giudici francesi e ricostruisce la traiettoria delle sue fucilate, Vittorio Emanuele convoca una conferenza stampa. Accompagnato dai legali e dal figlio Emanuele Filiberto, sminuisce le sue esternazioni su Dirk Hamer e dice che sono state falsificate: “Due tribunali francesi si sono pronunciati prosciogliendomi da ogni responsabilità. Lo hanno fatto perché ci sono prove chiare. La pallottola che ha colpito il ragazzo non poteva essere del mio fucile. Qualcuno ha sparato con una pistola a quel povero ragazzo, ecco la verità”. Dichiarazioni che ora vengono smentite dalle parole che lui stesso ha pronunciato in carcere: “Io ho sparato un colpo così e un colpo in giù, ma il colpo è andato in questa direzione, è andato qui e ha preso la gamba sua, che era (non si capisce, ndr) steso, passando attraverso la carlinga”. Spiega il tipo di proiettile: “Pallottola trenta zero tre”. L’ammissione continua così: “Devo dire che li ho fregati… Il Procuratore aveva chiesto 5 anni e 6 mesi. Ero sicuro di vincere. Ero più che sicuro”. Infatti “mi hanno dato sei mesi con la condizionale: sei mesi, c’era un’amnistia, non l’hanno neanche scritto! Sono uscito!”, e scoppia a ridere. Nel 2006 Birgit Hamer, la sorella di Dirk, legge queste intercettazioni ambientali sui giornali. “Se fossero autentiche e testuali metterebbero – spiega lei – la parola fine su questa storia: sarebbe impossibile negare che, a prescindere dalle sentenze, Savoia sia il vero e unico responsabile della morte di mio fratello”.

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Telecamere nascoste per videosorveglianza

Molestie sessuali a minorenni: Bergamo, condannato maestro karate

Febbraio 21, 2011 Telecamere nascoste No Comments

Una condanna a sette anni e mezzo per violenza sessuale su minori e’ stata decisa oggi ai danni di un istruttore di una palestra di karate della zona dell’Isola bergamasca. Secondo l’accusa, con la scusa di correggere le posizioni delle allieve durante gli allenamenti, l’uomo avrebbe approfittato per molestare quattro allieve di eta’ compresa tra i 13 e i 17 anni (ora tutte maggiorenni). Il pm Laura Colucci aveva chiesto tre anni e quattro mesi per violenza sessuale su minori, ma con la prevalenza dell’ipotesi attenuata (visto che erano stati solo palpeggiamenti), ma il collegio dei giudici ha deciso di raddoppiare la pena richiesa, stabilendo anche un risarcimento totale di 80.0000 euro per tre allieve che si sono costituite parte civile.

Fonte: AGI News

Difesa da abusi sessuali

Bancomat manomessi, sequestrato un congegno elettronico

Febbraio 21, 2011 Telecamere nascoste No Comments

Gli hacker continuano a colpire, controlli dei carabinieri in diversi sportelli

REGGIO. Sabato i carabinieri, tra Reggio e provincia, hanno verificato lo stato di tre bancomat dopo aver ricevuto diverse segnalazioni.

Alla luce degli interventi operati nell’ultimo mese, si stanno intensificando le azioni degli hacker dei bancomat che agiscono nelle postazioni attraverso l’utilizzo di sofisticati software elettronici che acquisiscono e trasmettono i dati del bancomat clonato, per l’immediato utilizzo magari dall’estero.

A Reggio qualche anno fa furono proprio i carabinieri del comando provinciale a sgominare una banda di rumeni che entrava di notte nei negozi e sostituiva il software dei «pos», i bancomat portatili che sono alle casse.

Ora, attraverso sofisticati apparecchi del tipo Skimmer e micro camere opportunamente posizionate, i clonatori rubano le identità dei bancomat compreso il codice pin. Il primo intervento sabato è stato curato poco prima delle 10 in un istituto bancario della città, dove i carabinieri accertavano la manomissione del bancomat recuperando un congegno elettronico tipo chiave USB con microcamera interna ed alimentato da una batteria. Il bancomat veniva post fuoriuso in attesa degli accertamenti e per le verifiche del caso.

Poco prima delle 19,30, un altro intervento per bancomat manomesso veniva curato in un istituto bancario di Rubiera dove tuttavia oltre all’effettiva manomissione non si rinveniva alcun congegno, probabilmente già rimosso dai clonatori. Infine poco prima delle 20,30 il terzo intervento per bancomat manomesso veniva curato in un istituto bancario di Sant’Ilario: nella fessura dove si infila il bancomat veniva rilevato del nastro adesivo senza tuttavia rinvenire alcun congegno.

I carabinieri invitano i cittadini a stare in allerta e segnalare situazioni dubbie.

Fonte: Gazzetta di Reggio Emilia

Palermo, l’odissea negli ospedali

Febbraio 20, 2011 Telecamere nascoste No Comments

2Panorama racconta i disagi in corsia

Il set è quello di un ospedale da Terzo mondo, ma siamo in Italia, tra le corsie di Palermo, e non è un film. La telecamera (nascosta), quella di un giornalista di Panorama che è entrato il 13 e 14 febbraio nell’Ospedale dei bambini “G. di Cristina”. Un reality shock che parte dal pronto soccorso: i piccoli in braccio ai genitori si lamentano, l’accettazione è un’odissea, può durare anche 8 ore. Si attende tra i lamenti in condizioni vergognose.

La sala d’attesa è un angusto spazio senza giochi né posto per sedersi, eppure all’ingresso si legge: “Azienda di rilievo nazionale e di alta specializzazione”. Nei corridoi del reparto ricoveri è peggio, il caos: percorrerlo significa dover fare uno slalom tra barelle, flebo, mamme che cullano i bambini, lettini di fortuna dove i genitori dormono e assistono i figli.

Dopo ore di attesa estenuante, quando va bene si finisce ammassati lì, in corridoio. Un reportage, quello di Panorama, che si sposta all’Ospedale Civico, uno dei più grandi complessi sanitari del sud. Stesso disastro sanitario, con una differenza: i pazienti sono adulti. Lo scenario, quindi, si ribalta: qui sono le figlie che assistono i papà anziani ricoverati in stanzette provvisorie, per esempio in una sala tv.

Nessuna separazione tra i loro letti, nessuna privacy. Il 4 febbraio il manager dell’Arsa, azienda sanitaria cui fanno capo l’Ospedale dei bambini e il Civico, si è dimesso. Al suo posto, nei due ospedali, si è insediato un commissario straordinario.

Fonte: TG Com

Microcamere nascoste per sorveglianza video

L’uccellino del Pentagono che spia i nemici al fronte

Febbraio 19, 2011 Telecamere nascoste No Comments

Il finto colibrì nasconde una minuscola telecamera e riesce a percorrere in un’ora fino a 17 chilometri

Una spia supertecnologica mascherata da uccellino. Si chiama «Nano Hummingbird» e misura appena 16 centimetri l’ultima invenzione della Darpa, l’agenzia di ricerca del Pentagono. Sembra un innocuo colibrì, l’uccello più piccolo del mondo, invece è un potentissimo congegno elettronico, comandato a distanza, che nasconde una minuscola telecamera e che riesce a percorrere in un’ora fino a 17 chilometri. Secondo gli ideatori, che hanno impegnato 5 anni per svilupparlo, sarà usato dalle forze armate americane per spiare le posizioni dei nemici al fronte e le zone occupate dagli eserciti antagonisti.

VOLATILE ARTIFICIALE – Quest’uccellino-spia non è il primo volatile artificiale costruito dall’AeroVironment Inc, la principale società tecnologiche che lavora per il Pentagono. Tuttavia il minuscolo colibrì artificiale si differenzia dagli altri esemplari perché riesce a volare sbattendo solo le ali, mentre la maggior parte dei dispositivi creati fino a oggi erano dotati di un’ingombrante elica. Il volatile riesce ad atterrare tra le finestre aperte e ad appoggiarsi sui fili elettrici. Come dimostra l’ultimo filmato dimostrativo girato dall’AeroVironment l’uccellino-spia è in grado di passare anche attraverso le porte degli edifici, raggiunge una velocità di 18 km/h e resiste a venti che superano gli otto km all’ora. Todd Hylton, manager della società californiana che lavora per il Pentagono, ha spiegato che quest’invenzione è davvero importante: «Aprirà la strada a una nuova generazione di aeromobili – ha dichiarato Hylton al Los Angeles Times – Essi avranno l’agilità e l’aspetto di piccoli uccelli».

COME I VIDEOGAME – Il colibrì artificiale è solo una delle tanti armi-spia costruita dalla AeroVironment per l’esercito americano. L’anno scorso ha prodotto 2.182 esemplari di RQ-11 Raven, aerei in miniatura che pesano meno di 2 kg e sono completamente automatizzati. Il primo prototipo di Nano Hummingbird fu presentato dalla società californiana due anni fa, ma riusciva a volare solo per 20 secondi. Negli ultimi 24 mesi la tecnologia del colibrì-spia ha fatto passi da gigante e adesso l’uccellino artificiale riesce a rimanere in volo fino a 8 minuti. Tuttavia gli scienziati della società assicurano che con il tempo il Nano Hummingbird volerà ancora più a lungo. Chris Fisher, responsabile del progetto Hummingbird, dichiara entusiasta: «Dà la possibilità ai soldati che sono sul campo di battaglia di sapere cosa c’è dall’altra parte della collina. Puoi vedere oltre quello che ti mostrano i binocoli. Un piccolo colibrì può alzarsi e andare a guardare cosa c’è oltre la collina. Ciò offre ai soldati un enorme vantaggio». Secondo Fisher, i soldati più giovani, abituati a giocare con i videogame, non avranno problemi a gestire i voli dell’uccellino-spia: «Muovono il joystick e i nostri congegni spiccano il volo. Per un militare giovane, è davvero un gioco da ragazzi».

Fonte: Corriere

Sistemi di videosorveglianza aerea

Albania: revocata immunità a ex vicepremier

Febbraio 18, 2011 Telecamere nascoste No Comments

Il parlamento albanese ha votato oggi con 128 voti e solo 2 contrari, a favore della revoca dell’immunità parlamentare nei confronti dell’ex vicepremier Ilir Meta, dimessosi un mese fa dopo la diffusione di un video che lo mostrava, nel marzo scorso, mentre faceva pressioni sull’allora ministro dell’Economia, Dritan Prifti, per nomine di persone a lui legate e per concessioni di licenze ed appalti, in cambio di tangenti.

La richiesta di autorizzazione a procedere contro Meta, accusato di “corruzione passiva” era stata presentata dalla Procura lo scorso fine settimana. L’ex vicepremier ha ribadito in aula di essere interessato “a fare luce immediatamente su una vicenda dallo sfondo politico”. Meta ritiene che il filmato sia stato manomesso. “La procura fino adesso ha solo accertato la parte video, mentre ancora non ha dato una risposta sull’audio e sull’autenticità del contenuto della conversazione”, ha affermato l’ex vicepremier. Infatti gli inquirenti, assistiti anche da un esperto statunitense, hanno confermato di “non essere stati in grado di pulire il segmento audio”. Il parlamento dovrebbe votare la prossima setimana, anche per la revoca dell’immunità dell’ex ministro dell’Economia Dritan Prifti, l’autore del video che accusa Meta, realizzato con una telecamera nascosta. Prifti è stato incastrato da un altro suo filmato, rintracciato dagli inquirenti nel suo computer portatile, in cui insieme al suo vice si dividono una somma di 70 mila euro.

Fonte: BlueWin

Tribunale di Rimini, telecamera spia nel bagno delle donne

Febbraio 17, 2011 Telecamere nascoste No Comments

Un’avvocatessa scopre una mini-videocamera nascosta nel bagno delle donne del Tribunale di Rimini.

Si potrebbe pensare che chiunque voglia nascondere una telecamera in un bagno pubblico a tutti i luoghi possa pensare meno che a un Tribunale.

Invece proprio nel bagno riservato alle donne del Tribunale di Rimini un’avvocatessa ha notato, nascosta da un cestino dei rifiuti, una piccola telecamera nascosta.

La sicurezza, avvisata immediatamente, ha rimosso il dispositivo mentre ora le forze dell’ordine hanno avviato un’indagine per capire chi l’abbia posizionato.

La telecamera utilizzata per spiare le donne che si recavano al bagno trasmetteva via radio le riprese: è possibile che immagini e filmati siano già in Internet.

Fonte: Zeus News

Roma: Controlli carabinieri a San Basilio, 3 arresti e 2 denunce

Febbraio 13, 2011 Telecamere nascoste No Comments

Due ragazzi romani, di 19 e 31 anni, sono stati invece denunciati dai Carabinieri della Stazione di Roma San Basilio. Entrambi incensurati, hanno costretto, sotto la minaccia di una pistola, una ragazza romena di 32 anni a subire pesanti molestie, messe in atto dal 31enne, suo ex marito, mentre il complice, ”armato” di un telefono cellulare, registrava tutta la scena.

Successivamente, il video e’ stato fatto vedere all’attuale compagno della ragazza, un ragazzo romano di 34 anni, al quale i due aguzzini hanno chiesto 20.000 euro in contanti per evitare che quel filmato finisse su internet. La ragazza romena e il suo attuale compagno si sono rivolti ai Carabinieri della Stazione di Roma San Basilio che hanno organizzato un falso appuntamento per la consegna del ”riscatto”, al quale si sono presentati anche loro. Il telefono con il video della violenza e’ stato sequestrato, cosi’ come la pistola, rivelatasi essere una copia ”a salve” priva di tappo rosso.

Fonte: Libero News

Guida al controspionaggio

Come capire se qualcuno ti spia (Parte 2)

LEGGI LA PRIMA PARTE… – La scatola di una presa elettrica sembra essere stata spostata. Le prese elettriche sono tra i punti dove più frequentemente vengono nascosti dispositivi di intercettazione, così come lo sono i rilevatori di fumo, le lampade o gli interruttori. Se notate della sporcizia (tipo segatura o …

Come capire se qualcuno ti spia (Parte 1)

A casa, in ufficio ed in qualsiasi posto vi troviate potreste essere spiati. Chiunque voi siate, e qualsiasi cosa facciate, vi può capitare di incontrare persone che, per interesse o per avidità di potere, desiderano di venire in possesso di vostre informazioni riservate, sia per danneggiarvi che per ottenere un …

Il fisco controllerà anche i telefoni

Tra le grandi manovre di controllo che si stanno operando per monitorare i contribuenti, pare che gli agenti 007 dell’Agenzia delle Entrate si stiano concentrando sulle intercettazioni del nostro cellulare. Iphone, Samsung o qualsiasi altra marca sia, il fisco non si pone limiti. Non si tratta di spiare il contenuto …

Guide alla videosorveglianza

Come arrestare il key bumbing, il furto senza traccia

La nuova frontiera dei furti, per ladri in continuo aggiornamento, è il “key bumping”. Si tratta dell’arte di aprire le porte delle abitazioni senza lasciare segni di effrazione. A Roma, i Carabinieri hanno arrestato una banda di georgiani, ben 37 persone, specializzate in furti in appartamenti nella città e in provincia. L’organizzazione criminale è risultata responsabile di decine di colpi in appartamenti, e in particolare, è specializzata nella tecnica consente …

I consigli del ladro per una difesa ottimale contro i furti in estate.

furti in appartamento

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