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Per la prima volta in tv il capo degli 007 di Sua Maestà

ottobre 30, 2010 Spionaggio No Comments

Nei giorni della polemica sui file resi pubblici da Wikileaks ha difeso il ruolo del mitico MI6

La prima volta di “C”: il capo della leggendaria agenzia di spionaggio britannico MI6 è andato in tv per difendere la segretezza del lavoro dei suoi 007. «Il segreto non è una parolaccia. Il segreto non significa insabbiare. È un fattore fondamentale per mantenere la Gran Bretagna un Paese sicuro», ha detto Sir John Sawers, ex ambasciatore all’Onu e il primo capo dell’intelligence di Sua Maestà a parlare in pubblico in oltre un secolo di storia. Una difesa a oltranza del lavoro clandestino di James Bond nei giorni del putiferio di Wikileaks contro attacchi di terroristi che potrebbero colpire di nuovo l’Occidente «con un grave costo di vite umane» ma soprattutto contro la minaccia peggiore, la proliferazione nucleare in stati come l’Iran.
L’MI6 è al centro di intrighi top secret dal 1909, prima della Prima Guerra Mondiale, eppure fino al 1994 l’esistenza dell’agenzia non era riconosciuta ufficialmente a dispetto dei romanzi di John LeCarré e di tutti i film con Sean Connery protagonista. “C” è andato in onda per 30 minuti da Canary Wharf, davanti ai giornalisti e alle telecamere della Society of Editors che fino all’ultimo aveva tenuto segreta la sede dell’evento: «Se le nostre operazioni diventassero pubbliche non funzionerebbero», ha detto Sawers ribadendo d’altra parte che la Gran Bretagna cerca di evitare azioni che possano portare a torture: «Se sappiamo o se sospettiamo che un’azione da parte nostra possa portare a torture abbiamo l’obbligo sulla base della legge britannica e il diritto internazionali di evitare questa azione. E la evitiamo, anche a rischio che l’azione terroristica vada avanti».
Sir John è a capo dell’agenzia che si occupa dello spionaggio all’estero da circa un anno prima del quale aveva avuto una brillante carriera in diplomazia culminata nel posto al Palazzo di Vetro. L’apparizione in pubblico è stata l’ultima in una serie di capi dell’intelligence britannica usciti allo scoperto: «Perchè farlo adesso?», ha detto Sawers: «Perchè nella società aperta di oggi nessuna istituzione del governo può avere il beneficio del dubbio». Prima di “C” avevano nelle ultime settimane parlato in pubblico il capo dell’agenzia di spionaggio elettronico Iain Lobban e Jonathan Evans, il direttore generale dell’MI5 (il controspionaggio interno). Quanto a Sawers, per essere uno il cui mestiere è il segreto, non è mai stato per la verità un difensore della segretezza a oltranza: poco dopo l’annuncio della nomina a capo degli 007, foto di lui vestito da Babbo Natale o mentre gioca a frisbee sulla spiaggia furono messe dalla moglie Shelley su una pagina Facebook la cui esistenza venne scoperta con scandalo dal Daily Mail.

Fonte: Il Giornale

Spionaggio

Vuoi far l’agente segreto di Sua Maestà? Prova con la missione in Transeuratania

Trovare nuove reclute diventa difficile. Si prova anche online con un test che vi fa capire se siete l’erede di Bond.

LONDRA — Una volta l’agente segreto al servizio di Sua Maestà britannica, fornito o meno di licenza di uccidere, cominciava immancabilmente la carriera con una pacca sulla spalla. C’era sempre un professore in giacca di tweed e toppe di pelle sui gomiti che prendeva da parte l’allievo, a Oxford o Cambridge, e sussurrava: «vecchio mio, hai mai pensato a…».

I tempi sono cambiati e le due principali agenzie di intelligence, MI5 e MI6, sono uscite allo scoperto con avvisi di ricerca personale sui giornali (Times ed Economist), informazioni sui loro due siti online e ora con una campagna sulla Bbc. L’obiettivo è di trovare nuovi talenti e di allargare la base etnica degli «operativi», vale a dire le spie. Alcuni agenti sono stati autorizzati a parlare alla radio dei vantaggi del mestiere. Unica avvertenza: le loro voci sono state distorte per non renderle riconoscibili dai «cattivi» di quella che per James Bond era la Spectre e per noi è la molto più reale e minacciosa Al Qaeda.

■ Puoi diventare uno 007? Prova il test dell’MI6

LE TESTIMONIANZE – Yasmin, musulmana, lavora per l’MI6, sigla del Secret Intelligence Service, il servizio che opera all’estero. «Non posso dirvi in quale parte del mondo lavoro, ma il mio compito è di identificare, entrare in contatto e reclutare gente straniera che sia in grado di passarci informazioni», dice la voce. Tradotto: Yasmin arruola spie nel campo islamico utili per l’anti-terrorismo, la lotta al traffico di droga, il contrasto del mercato nero di materiale nucleare, o anche la promozione degli interessi economici del Regno Unito. Jayashree è dell’MI5, il Security Service attivo sul territorio britannico nel controspionaggio e antiterrorismo. Anche lei è di fede islamica e dice di essersi arruolata per ripagare il debito di riconoscenza verso Londra che ha accolto la sua famiglia in fuga da un regime spietato. «Serve discrezione nel nostro impiego», dice la ragazza e racconta di averne usata tanta, anche a casa, che il padre la credeva impiegata per per l’MFI, una catena di arredamento britannica la cui sigla si pronuncia in modo simile a quella di MI5 («emaifaiv»).

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Voleva entrare nella CIA per spiare a favore della Cina

Un americano di Detroit si è dichiarato colpevole di aver cercato di entrare nei servizi segreti per svolgere attività di spionaggio.

WASHINGTON – Un americano di Detroit si è dichiarato colpevole in un tribunale di Alexandria (Virginia) di avere cercato di entrare nella Cia per svolgere attività di spionaggio a favore della Cina.

Glenn Shriver, 28 anni, che ha studiato e lavorato alcuni anni in Cina, ha ammesso di essere stato avvicinato da agenti dell’Intelligence mentre si trovava a Shanghai con l’offerta di denaro in cambio del suo ingresso in organismi Usa.

Dopo avere cercato di entrare al Dipartimento di Stato, senza successo, Shriver aveva fatto domanda di assunzione alla Cia dopo avere ricevuto 70 mila dollari nei suoi incontri con emissari cinesi. I contatti dell’uomo con i cinesi sono stati scoperti prima che la Cia prendesse in esame la sua richiesta di assunzione. Shriver, che rischiava fino a dieci anni di carcere, ha concordato con la accusa una condanna a quattro anni di prigione.

Fonte: TG1

Il sito Kaspersky sotto scacco dagli hacker

Kaspersky Lab ammette che chi tentava di comprare il suo software veniva indirizzato verso un sito fasullo. Pericolo passato

Gli hacker hanno causato seri imbarazzi a una delle principali società di sicurezza IT. Il sito web di Kaspersky Lab è stato colpito nel week end scorso : il sito rinviava i clienti che cercavano software di sicurezza verso una pagina esterna per il download di software contraffatto. Quando gli utenti cercavano di scaricare software dal sito Kaspersky venivano diretti verso un sito di malware che cercava di far scaricare un’applicazioni antivirus fasulla chiamate Security Tool. Una volta eseguito, il Security Tool mostrava una finestra che indicava di aver trovato un certo numero di vulnerabilità per spaventare l’utenza e indurla a comprare la versione completa del software.

Un classico caso di trappola informatica segnalato sempre più spesso proprio da tutti i fornitori di software di protezione It. Sembra che però, nonostante diversi utenti segnalassero questo attacco in vari forum online , Kaspersky negasse di aver subito qualsiasi tipo di attacco. Finalmente poi è arrivata la ammissione che l’inconveniente è durato almeno 3 ore e mezzo. Poi la società ha rassicurato gli eventuali clienti della piena e sicura operatività del sito e dei download.
Software antivirus fasullo è tradizionalmente propalato attraverso pagine create appositamente per apparire nei risultati di una ricerca, ma il tentativo di compromettere un sito legittimo di download , soprattutto di un fornitore di soluzioni di sicurezza, rappresenta un importante cambiamento di strategia da parte degli hacker.

Fonte: E-Week

Intercettare Skype e spiare le telefonate

Skype è probabilmente il sistema di instant messaging e VoIP più utilizzato al mondo. Tra i motivi del suo successo vanno annoverati il bassissimo costo delle chiamate e la notevole efficienza e qualità del trasporto di voce ed immagini, grazie all’adozione di algoritmi di codifica e compressione proprietari. Vi sono tuttavia altre caratteristiche tecniche che hanno contribuito al suo successo presso un pubblico di utenti più sofisticati e smaliziati. Il primo è il fatto che, utilizzando la porta 80 e pacchetti cifrati, le comunicazioni che intercorrono tra i vari nodi della rete attraversano impunemente i firewall e non possono essere facilmente filtrate, analizzate o bloccate. Il secondo è che, grazie all’uso di crittografia particolarmente robusta, sia le comunicazioni di servizio tra i nodi che i contenuti stessi delle comunicazioni (traffico chat, voce e video) non possono sostanzialmente essere decrittati da nessuno, ivi comprese le forze dell’ordine.

Intercettare Skype?
Le comunicazioni veicolate da Skype sono dunque praticamente non intercettabili; e se questo fatto ha contribuito a far diffondere l’uso del network presso gli utilizzatori particolarmente attenti alle questioni di privacy e sicurezza, purtroppo lo ha anche promosso presso criminali e malintenzionati di varia natura, i quali hanno trovato in Skype un sistema utile ed efficace per comunicare in barba alle forze dell’ordine. Per questo i gestori di telefonia VoIP sono obbligati a fornire alle forze dell’ordine, dietro specifico mandato dell’autorità giudiziaria e tramite una precisa normativa, le stesse prestazioni richieste agli operatori di telefonia analogica, quali la fornitura dei “cartellini di traffico” (dati identificativi degli estremi della comunicazione) e l’eventuale messa a disposizione del contenuto in chiaro delle conversazioni (“intercettazione” vera e propria). Nel caso di Skype, tuttavia, ciò non è legalmente possibile in quanto la società ha sede in Lussemburgo, dove le normative europee, per così dire, si infrangono; così, non essendo registrata come operatore telefonico in alcuna nazione, essa non deve sottostare agli obblighi di fornire alcunché alle locali autorità giudiziarie, europee o meno.

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Spioni industriali, è allarme in USA

spionaggio industriale e aziendale

I furti di informazioni sarebbero commessi dagli stessi dipendenti

Le aziende americane devono cominciare ad attrezzarsi seriamente su un nuovo fronte, quello dello spionaggio industriale commesso dai propri dipendenti.
Paesi come Cina, Russia e Iran sono sempre più alla ricerca di brevetti e tecnologia occidentale, e di conseguenza aumentano i casi di spionaggio interno, grazie alla facilità con cui i dipendenti possono scaricare, salvare e trafugare dati sensibili.
Si tratta di un nuovo tipo di reato, spiega il New York Times, regolato da una legge emanata dal Congresso nel 1996 che fino ad oggi è stata utilizzata solo 7 volte. Il testo parla di spionaggio industriale, ma prevede l’aggravante nel caso in cui si riesca a dimostrare che il furto di informazioni serve ad agevolare un governo straniero.
Il primo caso di spionaggio interno, portato davanti a un tribunale americano nel 2001, coinvolgeva uno scienziato giapponese. Ma gran parte degli altri episodi riguarda ricercatori o ingegneri che hanno legami con la Cina.

Dopo decenni di operazioni eseguite con tecnologia a basso costo, ora la Cina “sente di aver davvero bisogno di una svolta e che diventare una potenza tecnologica e’ un suo diritto”, afferma James Mulvenon, direttore del Center for Intelligence Research and Analysis, un istituto di analisi di Washington che si occupa di monitorare le attività cinesi per agenzie governative. Secondo quanto dichiarato da Mulvenon al New York Times, la Cina sta tentando di riconquistare migliaia di scienziati di origine cinese che lavorano o si sono formati negli Usa.

La difficoltà però sta nel dimostrare che dietro il furto di dati ci sia davvero il governo di Pechino.

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Obama vuole facilitare le intercettazioni telefoniche

Roma, 19 ott. (Apcom) – L’amministrazione Obama sta spingendo per far approvare quanto prima dal Congresso una nuova legge federale che faciliti lo svolgimento di intercettazioni telefoniche, rimuovendo gli ostacoli tecnici introdotti negli ultimi anni da alcune compagnie telefoniche.

Lo scrive oggi il New York Times. Lo stesso quotidiano newyorchese ha recentemente riportato che l’amministrazione Obama intende facilitare anche i controlli e le intercettazioni su Internet.

Fonti dell’amministrazione federale hanno detto al New York Times che è necessaria una legge più rigida sulle intercettazioni, poiché alcune compagnie telefoniche negli ultimi anni hanno avviato nuovi servizi e hanno aggiornato i loro sistemi creando ostacoli di natura tecnica alle autorità giudiziarie che conducono le indagini.

In particolare, secondo le fonti dovranno essere adottate nuove misure per punire le compagnie telefoniche come Verizon, At&T e Comcast che non dovessero facilitare lo svolgimento delle intercettazioni. La Casa Bianca presenterà il suo progetto di legge, che riprende e amplia una precedente legge del 1994, entro il prossimo anno.

Fonte: AP Com


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Gli agenti federali richiedono amicizia sui social network

Un cane da guardia della privacy ha scoperto un memorandum del governo che incoraggia gli agenti federali a ‘richiedere amicizia’ su svariate reti di social network, sfruttando la loro disponibilità nel condividere informazioni – e per spiarli. In risposta ad una richiesta di libertà di informazione Freedom of information, il governo ha rilasciato una manciata di documenti, tra cui un memorandum del maggio 2008 con dettagli di come i siti di social networking sono sfruttati da parte dell’Ufficio di Fraud Detection e la sicurezza nazionale (FDNS).

A partire dallo scorso giovedì, Facebook, Twitter, MySpace, Digg non hanno commentato la relazione, quali dettagli del programma ufficiale del governo di spiare attraverso le reti sociali. Altri siti che il governo sta spiando comprendono Twitter, MySpace, Craigslist e Wikipedia, secondo la Fondazione di Frontiere Eletroniche- Electronic Frontier Foundation (EFF), che ha presentato la richiesta FOIA (legge sulla libertà d’informazione n.d.t.).

“Tendenze narcisiste in molte persone incrementano la necessità di disporre di un folto gruppo di amicizie e link vari, e molte di queste persone accettano “amicizie cibernetiche” di persone delle quali non sanno nulla – ha dichiarato uno dei documenti ottenuti dal EFF . “Questo fornisce un ottimo punto di osservazione per FDNS (Fraud Detection and National Security ) per osservare la vita quotidiana dei beneficiari e firmatari che sono sospettati di attività fraudolente”.

Secondo la EFF, il presente documento – che specifica dettagliatamente come il governo valuta le richieste dei potenziali cittadini – suggerisce che non c’è nulla che poi possa evitare che un comune commento, esagerato, innocuo o addirittura fuori data, un aggiornamento di stato, dal poter rapidamente diventare il soggetto per scaturire una completa indagine investigativa.

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Come scoprire se il mio cellulare è intercettato?

Nell’era in cui la comunicazione si svolge maggiormente via telefono cellulare, anche le intercettazioni telefoniche devono adattarsi al nuovo trend e adottare le nuove tecnologie. Diversamente dalle attività di ascolto clandestino di una telefonata fatta sulla normale linea di rete fissa, però, le intercettazioni telefoniche non richiedono l’impianto di microspie sul cavo telefonico o nell’apparecchio della persona intercettata.

Infatti, nella maggior parte dei casi, le intercettazioni su telefoni cellulari vengono portate tramite delle apparecchiature in grado di inserirsi all’interno di una rete cellulare, decodificando il codice di criptaggio che protegge le telefonate della rete stessa, e permettendo a chi le usa (in genere le forze dell’ordine) di ascoltare indisturbato le telefonate che avvengono nel raggio di alcune centinaia di metri.

Queste apparecchiature agiscono in maniera assolutamente non invasiva, senza che l’utente possa minimamente accorgersi dell’intercettazione in atto. Pertanto, sono completamente infondate le leggende metropolitane secondo cui basta digitare una particolare sequenza di numeri per scoprire se si ha il telefono sotto controllo, o che il ronzio che si sente avvicinando il vostro cellulare ad una radio o una TV (che indica una connessione alla cella di zona) sia in realtà l’interferenza causata da un apparecchio di intercettazione.

Per difendersi da questo tipo di intercettazioni, la maniera migliore e’ quella di aggiungere un ulteriore livello di protezione alle proprie telefonate, dotandosi di un cellulare criptato. Le conversazioni tra due telefoni di questo tipo, infatti, avvengono tramite una chiave di codifica, installata direttamente sul cellulare e pertanto impossibile da accedere dall’esterno.

Proprio come un email inviato in formato criptato, il chiamante usa una chiave di codifica per effettuare la sua chiamata. Se il telefono chiamato è dotato della stessa chiave, un eventuale ascoltatore esterno non potrà sentire altro che un suono inintelligibile. Pertanto, per effettuare telefonate sicure bisogna usare un telefono criptato vi permette di mettervi al sicuro da orecchie indiscrete.

In ogni caso, se avete dubbi che il vostro telefono possa essere sotto controllo, la mossa migliore è certamente quella di rivolgersi ad un esperto del settore. Per tutte le vostre esigenze di privacy telefonica, potete contattare Endoacustica, che con la sua esperienza pluriennale potrà sicuramente trovare la soluzione più adatta per voi.

Google non perde il vizio, ci spia anche con Android

L’allarme era già stato lanciato a luglio da Lookout, azienda che si occupa di sicurezza sui cellulari: esistono codici nascosti che potrebbero raccogliere e inviare dati personali. Se ci eravamo convinti che la raccolta di dati tramite Street View fosse accidentale, se fossimo già ricorsi a Google Alarm per combattere il Grande Fratello online, si scopre ora con certezza che anche le applicazioni degli smartphone Android ci stanno spiando.

In parte glielo abbiamo consentito noi durante l’installazione, ma forse non ci saremmo mai immaginati che inviassero anche dati come geolocalizzazione, IMEI, numero di telefono e via dicendo a server remoti. E invece è così, come hanno dimostrato alcuni ricercatori americani sviluppando l’app TaintDroid, in grado di monitorare il comportamento del nostro smartphone.

Lo studio, sviluppato dagli Intel Labs, Penn State University e Duke University, punta a monitorare in tempo reale l’accesso ai dati sensibili da parte delle applicazioni installate su Android. E così si è scoperto che due su tre delle 30 applicazioni analizzate, selezionate fra le più diffuse, inviano dati privati a inserzionisti pubblicitari on line. La metà delle applicazioni prese in esame invia la posizione geografica dell’utente, sette app svelano l’IMEI (il codice che contraddistingue il dispositivo fisico) e in alcuni casi anche il numero di telefono e il seriale della Sim. “Non sappiamo se il comportamento osservato fosse maligno – spiega a Wired.it Landon Cox, assistant professor alla Duke University e membro del progetto di ricerca – Sottolineiamo però che molte delle applicazioni analizzate condividevano le informazioni cui l’utente aveva acconsentito loro di accedere in modi non chiaramente dichiarati nell’user agreement”.

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Il governo americano usa Facebook per la sorveglianza, che c’è di vero?


Non sono una novità i molti sospetti che gravano su Facebook e su un suo – eventuale – coinvolgimento in attività di spionaggio o – comunque – di stampo ultraconservatore.

I sospetti in merito all’esistenza di un Facebook Spia sono stati alimentati dalla presenza nello staff dirigenziale del social network di personaggi come Peter Thiel – inventore di Pay Pal, ultraconservatore che vorrebbe ridisegnare il mondo secondo valori in cui prevalga il libero mercato e in cui il governo abbia un potere limitato – e Jim Breyer – a capo della National Venture Capital Association, la potente associazione di chi investe negli Zuckerberg di turno, composta da persone molto ricche e molto, molto influenti.

Ma – oggi – arriva anche un’altra notizia: il governo nordamericano si sta servendo del social network per individuare l’identità dei soggetti che si rendendo colpevoli di frode in materia di immigrazione; in parole povere, dà la caccia agli immigrati senza visto o carta verde attraverso Facebook.

A quanto pare – insomma – il Grande Fratello ha davvero cominciato a penetrare nelle nostre abitazioni.

Una delle abitudini Facebook che rendono la vita degli investigatori davvero molto semplice è quella – comune a moltissimi utenti – di aggiungere persone pur non conoscendole.

Diventa – dunque – davvero facile per un infiltrato accedere al profilo di chicchessia.

La FDNS – office of Fraud Detection ad National Security – ha recentemente diramato le linee guida che dovrebbero aiutare gli inquirenti a trasformarsi nei perfetti infiltrati Facebook. Si tratta – dunque – di molto più di un semplice vox populi: il governo statunitense sta utilizzando il social network di Zuckerberg per invadere la privacy di milioni di persone.

Il problema principale – quindi – diventa stabilire se Facebook sia – o meno – uno strumento che va considerato strettamente personale.

Fonte: CiaoBlog


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CRYPTO WARS: OBAMA VUOLE NUOVE LEGGI PER SPIARE INTERNET

Riprendendo le guerre ai crittaggi degli anni ’90, i servizi segreti Statunitensi stanno preparando un’ offensiva che forzerà le compagnie telefoniche a riprogettare i loro sistemi per facilitare lo spionaggio di internet.

Spacciandolo per un semplice “ritocco” tecnico che “modernizzerà” la legislazione esistente verso le intercettazioni, funzionari della sicurezza di governo richiederanno alle compagnie telefoniche e di servizi internet di fornire alla polizia federale gli accessi con cui si possono bypassare i crittaggi e le funzioni di sicurezza interni delle comunicazioni elettroniche.

L’ amministrazione Obama uguaglia, se non addirittura sorpassa, le mosse antidemocratiche del regime Bush nel monitorare e sorvegliare le comunicazioni private degli americani. Il New York Times la settimana scorsa ha riferito che “polizia federale e funzionari della sicurezza governativa stanno cercando nuove norme radicali per internet”.

Seguendo da vicino le orme dei raid dell’ FBI su pacifisti e attivisti internazionali, l’ amministrazione del “cambiamento” ora vuole che il Congresso richieda a tutti i provider di comunicazioni “di essere tecnicamente capaci di obbedire, se richiesto, ad un ordine di intercettazione.”

Charlie Savage, giornalista del Times, ci informa che l’ amministrazione richiederà che i fornitori di software e comunicazioni realizzino una porta d’accesso per le agenzie federali e di intelligence, fornendo così alle spie che setacciano “trasmettitori di e-mail crittate come i BlackBerry, social network come Facebook e software che permettono di comunicare tramite piattaforme p2p come Skype” i mezzi “per intercettare e decodificare i messaggi crittati”.

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Sicurezza: reti Wi-Fi violate in pochi secondi. Esperimento choc in Gran Bretagna

credit card

Ventimila reti Wi-Fi domestiche (su quarantamila) violate in pochi secondi. E’ lo sconcertante risultato di un esperimento di hacking etico condotto in sei città britanniche e commissionato da una compagnia di assicurazioni. Reti wireless senza alcuna password di protezione, oppure difese – si fa per dire – con parole chiave inadeguate.
Ne parlano tutti i giornali del Regno, ma se il test fosse fatto in Italia, non ci sarebbe alcuna differenza. Basta girare per strada con uno smartphone, per rendersi conto che ciucciare banda da una connessione senza fili è più facile che bere un bicchier d’acqua.
Ma torniamo ai risultati dell’esperimento britannico che ricorda molto il cosiddetto wardriving, attività illegale ma molto praticata, anche nel nostro paese. Quasi un quarto delle reti private senza fili era senza password, nonostante un sondaggio abbia acclarato che l’82 per cento degli utenti pensi che la propria rete sia sicura.

Gli hacker etici assoldati dalla compagnia CCP, posizionati in caffè e ristoranti, sono riusciti a penetrare nelle reti Wi-Fi delle abitazioni circostanti con velocità da Flash Gordon: 350 violazioni all’ora.
Con la crescente diffusione di smartphone e reti wireless – dicono gli esperti di sicurezza – è diventato molto più facile per i cracker impossessarsi di nomi utente e password, usati per leggere mail, rubare identità, accedere ai conti bancari.

Appello da condividere: non lasciate aperta la vostra rete Wi-Fi! Potreste pentirvene amaramente.

Fonte: Pino Bruno Blog


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Guida al controspionaggio

Come capire se qualcuno ti spia (Parte 2)

LEGGI LA PRIMA PARTE… – La scatola di una presa elettrica sembra essere stata spostata. Le prese elettriche sono tra i punti dove più frequentemente vengono nascosti dispositivi di intercettazione, così come lo sono i rilevatori di fumo, le lampade o gli interruttori. Se notate della sporcizia (tipo segatura o …

Come capire se qualcuno ti spia (Parte 1)

A casa, in ufficio ed in qualsiasi posto vi troviate potreste essere spiati. Chiunque voi siate, e qualsiasi cosa facciate, vi può capitare di incontrare persone che, per interesse o per avidità di potere, desiderano di venire in possesso di vostre informazioni riservate, sia per danneggiarvi che per ottenere un …

Il fisco controllerà anche i telefoni

Tra le grandi manovre di controllo che si stanno operando per monitorare i contribuenti, pare che gli agenti 007 dell’Agenzia delle Entrate si stiano concentrando sulle intercettazioni del nostro cellulare. Iphone, Samsung o qualsiasi altra marca sia, il fisco non si pone limiti. Non si tratta di spiare il contenuto …

Guide alla videosorveglianza

Come arrestare il key bumbing, il furto senza traccia

La nuova frontiera dei furti, per ladri in continuo aggiornamento, è il “key bumping”. Si tratta dell’arte di aprire le porte delle abitazioni senza lasciare segni di effrazione. A Roma, i Carabinieri hanno arrestato una banda di georgiani, ben 37 persone, specializzate in furti in appartamenti nella città e in provincia. L’organizzazione criminale è risultata responsabile di decine di colpi in appartamenti, e in particolare, è specializzata nella tecnica consente …

I consigli del ladro per una difesa ottimale contro i furti in estate.

furti in appartamento

Le vacanze, per molte famiglie italiane, sono già iniziate. Le città si svuotano e le case rimangono sempre più isolate, soprattutto se i vicini decidono di partire nello stesso periodo. Quella delle vacanze estive, quindi, diventa un’occasione per ladri, professionisti e no, per entrare in azione, in quanto hanno meno possibilità di essere visti e acciuffati e possono, così, agire con più calma. Il giornale napoletano “Il Mattino” proprio in …

Guida alla sorveglianza video: parte 4 – Visione filmati e integrazione

Passiamo alla quarta ed ultima parte della nostra guida, rispondendo a domande su come visualizzare i video di sorveglianza e come integrare le proprie apparecchiature di sorveglianza con altri sistemi video. 6. Visualizzare i video La maggior parte dei video di sorveglianza non viene mai vista da esseri umani, se non per indagini storiche. Alcuni sistemi a circuito chiuso consentono la visione in diretta, ad esempio come sistemi antitaccheggio in …

Guida alla sorveglianza video: parte 3 – Salvataggio filmati e analisi video

Proseguiamo con le nostre 7 domande, con la parte dedicata ai supporti di salvataggio dei filmati video, e all’analisi dei filmati registrati. 4. Salvataggio I video di sorveglianza sono quasi sempre salvati per recupero e revisione. La durata media dello stoccaggio è tra i 30 e i 90 giorni, anche se in alcuni casi il periodo può essere più breve, o durare anche per qualche anno. I due elementi più …

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