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Lamezia T. – Decorrono i termini, rimessi in liberta’

febbraio 16, 2011 Microspie No Comments

Lamezia Terme – 15 febbraio 2011 – Ferisce un carabiniere ma viene scarcerato per decorrenza dei termini. I fatti risalgono al gennaio dello scorso anno quando un carabiniere veniva raggiunto da un colpo di arma da fuoco sparato da Mario Chieffallo. Il Chieffallo,con precedenti penali, sorprese il carabiniere a bordo della sua auto intento a sistemare una microspia, convinto che fosse un ladro sparo’ alcuni colpi di pistola uno dei quali raggiunse l’appuntato dei carabinieri. Anche il carabiniere rispose al fuoco ferendo il Chieffallo infatti il figlio Antonio vedendo il padre ferito lo carico’ sulla sua auto e dopo aver tentato di investire i carabinieri che cercavano di fermarli porto’ il padre all’ospedale. Padre e figlio furono arrestati per tentato omicidio. Ma non avendo notificato a un carabiniere l’atto di fissazione dell’udienza preliminare Mario Chieffallo, di 60 anni, e il figlio Antonio (36), accusati di tentato omicidio in concorso nei confronti di un militare e detenzione abusiva di pistola, sono stati scarcerati.

Fonte: Lamezia Attiva

Microspie

febbraio 10, 2011 Microspie No Comments

Per proteggersi da possibili attacchi ai propri beni ed affetti, è importante essere un passo avanti ai nostri nemici. Nel mondo moderno, questo scopo può essere raggiunto anche, e a volte soprattutto, grazie al possesso di informazioni importanti, in modo da prevedere le mosse di chi potrebbe colpirci negli affetti o nel portafoglio.

Per ottenere tale scopo, oltre ad osservare la massima riservatezza, è utile munirsi di apparecchiature progettate in maniera specifica per questo genere di utilizzi, quali ad esempio delle microspie professionali.

Per operazioni riservate di raccolta informazioni, una microspia invisibile è un alleato assolutamente indispensabile; infatti, grazie alle loro dimensioni ridotte, vari tipi di microspie audio possono essere utilizzati sia per l’ascolto ambientale che per intercettare conversazioni che si svolgono all’interno di veicoli in movimento. … Continue Reading

Bossi: cimici, riascoltata la segretaria del senatur

febbraio 9, 2011 Microspie No Comments

È stata ascoltata nuovamente dai pm, Nicoletta Maggi, la segretaria del ministro delle Riforme, Umberto Bossi, in relazione alla vicenda del presunto ritrovamento di alcune microspie nell’abitazione romana e nell’ufficio dell’esponente della Lega. In base a quanto si apprende da fonti giudiziarie, la donna continuerebbe a non ricordare il nome della persona e della ditta che ha effettuato la bonifica dei due ambienti. Sarebbe stato, infatti, un dipendente di una società specializzata in bonifica ad effettuare materialmente il sopralluogo al fine di individuare le microspie. L’indagine si troverebbe, quindi, in una fase di stallo: senza tracce della presenza delle cimici, ai pm Giancarlo Amato e Eugenio Albamonte non resterebbe che archiviare. L’inchiesta potrebbe comunque arrivare a coinvolgere in modo diretto proprio la Maggi se i pubblici ministeri ritenessero che la donna stia negando fatti a sua conoscenza. La procura, dopo le dichiarazioni di Umberto Bossi, all’inizio di gennaio aveva deciso di aprire un fascicolo ipotizzando i reati di «cognizione, interruzione o impedimento illecito di comunicazioni o conversazioni telegrafiche o telefoniche» e «installazione di apparecchiature atte ad intercettare od impedire comunicazioni o conversazioni telegrafiche o telefoniche».

Fonte: L’Unico

Fornitura da 4 milioni mai pagata: 4 arresti della Finanza

febbraio 4, 2011 Microspie No Comments

Quattro arresti e sequestro di beni per 2 milioni. E’ il bilancio dell’Operazione “Gold Coil” eseguita dalla Guardia di Finanza di Piacenza nei confronti alcune società di Brescia che avevano lasciato un debito insoluto di quasi 4 milioni di euro nei confronti della Dei New Electric, azienda piacentina leader nel settore del materiale elettrico, che nel 2007 aveva effettuato ingenti forniture.

Le complesse indagini finanziarie, durate oltre un anno e coordinate dalla Procura di Brescia, sono partite da un’attività di verifica fiscale condotte sulla ditta piacentina rimasta vittima della truffa. Proprio da questi accertamenti era emersa un’ingente commessa di bobine elettriche (denominate appunto Gold Coil) da parte di una società bresciana, poi dichiarata fallita dal tribunale della città lombarda.

Grazie al lavoro investigativo le fiamme gialle sono riuscite a ricostruire il “percorso” compiuto dalle bobine e le persone coinvolte, a partire dall’amministratore della società bresciana che aveva effettuato l’ordine, un commercialista 55enne ben conosciuto dai vertici della ditta piacentina.

Il materiale elettrico era poi passato attraverso una seconda società prima di arrivare al cliente finale.

Le indagini hanno così permesso di risalire ai componenti di un’organizzazione sui quali ora pendono le accuse di bancarotta, ricettazione, appropriazione indebita aggravata, truffa aggravata oltre a una serie di reati tributari. Quattro le ordinanze di custodia cautelare emesse dal gip di Brescia, due delle quali in carcere, per due imprenditori coinvolti, e altrettante ai domiciliari, per il commercialista ed il figlio. Il cervello della banda è stato arrestato al ritorno da un safari in Kenia.

E’ stato inoltre disposto il sequestro preventivo di una villa con piscina nel bresciano, intestata a un prestanome palermitano, quote societarie e denaro, per un valore di circa 500mila euro. Nella villa posta sotto sequestro i militari hanno rinvenuto un sofisticato sistema  per l’installazione di microspie, videocamere di sorveglianza e strumenti di bonifica ambientale.

Fonte: Piacenza Sera

Microspie e cimici spia, un po’ di chiarezza

Microspie ambientali GSM

Ascoltare le conversazioni che si svolgono all’interno di una stanza può essere difficile se non si ha modo di posizionarsi alla giusta  distanza per ricevere le trasmissioni radio inviate da microspie ambientali o microfoni nascosti  all’interno dell’ambiente da sorvegliare.
Questo problema può essere facilmente risolto usando una microspia ambientale GSM, che permette di ascoltare tali conversazioni anche trovandosi, letteralmente, all’altro capo del mondo.

Infatti essa utilizza la rete telefonica cellulare GSM per trasmettere, anche a distanza praticamente illimitata, le proprie intercettazioni ambientali, tramite una semplice telefonata che vi permette perciò di ascoltare in diretta un sospetto criminale o una moglie infedele, senza destare alcun tipo di sospetto, in maniera del tutto invisibile e con assoluta chiarezza grazie alla estrema sensibilità del microfono incorporato.

Per entrare in comunicazione con la persona da controllare, basterà chiamare il numero della scheda SIM inserita all’interno della microspia, da un qualsiasi cellulare di qualsiasi paese, e si potrà iniziare ad ascoltare in diretta senza che gli intercettati se ne rendano conto.

Per una migliore riuscita delle vostre operazioni di sorveglianza, potete usare microspie GSM di diverse dimensioni o forme, occultate all’interno di oggetti di uso comune per non destare sospetti. Infatti, grazie alle sue dimensioni ridottissime, una microspia GSM può essere contenuta all’interno di vari componenti in una casa od ufficio, ad esempio un elettrodomestico, una lampada, una calcolatrice da tavolo o all’interno di una presa multipla di corrente, o più comunemente nascosta in auto.

Il microfono ad alta sensibilità permette di intercettare le conversazioni con chiarezza assoluta, e l’assoluta silenziosità ed assenza di vibrazioni delle microspie GSM garantisce segretezza e riservatezza. La maggior parte dei modelli di microspia GSM possono essere controllate a distanza, modificando a piacimento le impostazioni tramite un semplice SMS.
Basta un messaggio dal proprio cellulare, per aumentare o diminuire la sensibilità del microfono, o per spegnere la microspia rendendola invisibile ad eventuali tentativi di bonifica. La microspia GSM a raggi infrarossi, inoltre, ha un sensore che rileva i movimenti e le vibrazioni all’interno dell’ambiente ove è collocata, e può essere anche collegata direttamente al cavo del telefono di rete fissa.

Ovviamente, le opzioni a vostra disposizione nel campo delle microspie GSM sono svariate, ad esempio la presa multipla GSM, un mouse GSM per computer, o la lampada GSM da tavolo.

Microspie radio analogiche

Nei film di spionaggio, abbiamo visto più volte i protagonisti alle prese con microspie radio analogiche, composte di un piccolissimo microfono in miniatura e di un altrettanto piccolo apparecchio di trasmissione radio. Questo piccolo ma potente sistema viene utilizzato per intercettare le conversazioni ed i suoni nella zona circostante, ad esempio un ufficio, una stanza d’albergo od un appartamento, ed inviare a distanza i risultati di tali intercettazioni.

Tale distanza può variare in relazione alla forza del segnale trasmesso: i trasmettitori più semplici inviano il segnale ad un ricevitore appostato ad alcune decine di metri di distanza, mentre quelli più potenti possono consentire ad un ascoltatore piazzato anche a qualche chilometro di intercettare le conversazioni in tutta calma e sicurezza, semplicemente abbinando la microspia ad un ricevitore, ed usando ovviamente la stessa frequenza sia per la trasmissione che per la ricezione.

Per ottimizzare l’operazione di sorveglianza, è possibile usufruire di microspie analogiche munite di sensore di attivazione vocale, in modo da iniziare la trasmissione soltanto in caso di effettiva necessità, ossia quando il sensore rileva la presenza di voci o di suoni che possano interessare l’ascoltatore a distanza. In questo modo, l’operazione di ascolto viene ottimizzata, evitando di consumare le batterie della microspia per trasmettere inutili rumori di fondo, e riducendo al minimo il rischio che la microspia radio venga scoperta da un apposito rilevatore.

Inoltre, l’attivazione e disattivazione della microspia può anche essere effettuata tramite un controllo a distanza, in modo da spegnere l’apparecchio di trasmissione nel caso in cui le persone intercettate dovessero insospettirsi o se dovessero tentare un’operazione di bonifica ambientale nel luogo sotto sorveglianza; in questo modo la presenza della microspia non verrebbe notata dai rilevatori.

Microspie ambientali digitali

A differenza delle cimici di tipo analogico, che possono essere soggette a disturbi ed interferenze i quali potrebbero creare problemi alla chiarezza del segnale trasmesso, utilizzando una microspia radio digitale il suono viene trasmesso in maniera chiara, in quanto la codifica binaria digitale ha soltanto due modalità: segnale pulito o assenza di segnale.

Oltre a garantire un segnale assolutamente pulito, l’utilizzo di una microspia ambientale digitale permette di garantire anche e soprattutto la sicurezza e riservatezza delle trasmissioni.
Infatti, eventuali ascoltatori esterni che dovessero tentare di intercettare il segnale digitale codificato della microspia, riuscirebbero a captare soltanto un rumore inintelligibile.

Infatti, la trasmissione è codificata secondo una chiave di sicurezza, ed il suo effettivo contenuto può essere ascoltato soltanto da chi possiede un ricevitore dotato della stessa chiave usata per codificare. Il segnale, prima di essere trasmesso, viene “spacchettato” in una serie di impulsi che vengono codificati ed inviati verso il ricevitore; una volta che i dati sono ricevuti a destinazione, il ricevitore rimette insieme questi pacchetti come pezzi di un puzzle, provvedendo a decodificarli con l’apposita chiave, ed a renderli ascoltabili e comprensibili per chi riceve.

Le microspie digitali , le microspie analogiche e microspie gsm, a disposizione sul mercato sono di vario tipo, e presso La Endoacustica Europe srl, potrete trovare quella con le caratteristiche più adatte alle vostre necessità. Per scoprirne le proprietà ed i dettagli, potete visitare www.endoacustica.com.

Belluno: ricatto al prete sul flirt amoroso con la madre, 38enne in manette

febbraio 3, 2011 Microspie No Comments

Baratta il silenzio su alcune lettere scottanti in cambio di 700 euro

BELLUNO. Quel pomeriggio il sacerdote si presentò, come stabilito, ad un tavolino del bar della Stazione ferroviaria di Belluno.

Era imbottito di microspie: quelle che la polizia, poco prima, gli aveva accuratamente nascosto sotto una giacca.

Al passaggio del denaro, circa settecento euro, scattò la trappola ed il 38enne, che poco prima si era seduto davanti a lui, fu preso e portato fuori dagli uomini della Squadra Mobile.

L’uomo fu arrestato per estorsione ai danni del prete. Motivo: aveva barattato il silenzio sul contenuto di alcune lettere, a suo dire, compromettenti in cambio del denaro che gli sarebbe probabilmente servito per andare ad acquistare la droga.

Le lettere, a quanto pare, erano la prova di un flirt tra il sacerdote e la madre dell’uomo.

Il pomeriggio in questione è quello del 25 ottobre 2010, poco più di tre mesi fa. L’episodio, che è avvenuto davanti a qualche avventore del locale, è passato completamente sotto silenzio. Ma l’inchiesta, nelle mani del sostituto procuratore Simone Marcon, sta ora facendo il suo corso.

L’indagato, da quel 25 ottobre scorso, non è più uscito di galera. Pesante l’accusa che pende sulla sua testa: estorsione. Sebbene i soldi siano stati subito restituiti al prete, il reato è stato completamente consumato in quanto i poliziotti sono intervenuti nel momento in cui vi c’è stata la consegna del denaro.

Sullo sfondo della vicenda c’è la dipendenza dalla droga dell’indagato. Il trentottenne, di origini feltrine, ha architettato l’estorsione dopo essere venuto in possesso di alcune lettere compromettenti che riguardavano il sacerdote. I due si conoscevano bene. E così, dopo averlo avvicinato, a metà ottobre scorso, gli ha fatto sapere di avere quella scottante corrispondenza intercorsa tra il sacerdote ed un ‘altra persona. «Se non mi dai 700 euro, le farò vedere in giro», gli ha detto.

Ma il prete non ha voluto sottostare al ricatto. Ed ha deciso di andare dalla polizia per denunciare il suo estorsore. Da qui la decisione degli investigatori di tendere la trappola al 38enne: arrestarlo a passaggio del denaro avvenuto. I numeri di serie delle banconote da settecento euro sono stati tutti accuratamente fotocopiati. Poi l’appuntamento: il pomeriggio del 25 ottobre scorso. Il sacerdote, imbottito di microspie, s’è presentato in stazione, ha atteso il 38enne e, al suo arrivo, gli ha consegnato la busta coi 700 euro. A quel punto è scattata la trappola.

Fonte: Corriere delle Alpi

Perché Cuffaro è stato condannato

gennaio 23, 2011 Microspie No Comments

L’ex presidente della Sicilia è stato condannato in via definitiva per favoreggiamento aggravato alla mafia e violazione del segreto istruttorio. La Cassazione ha chiesto sette anni di reclusione e l’aggravante mafiosa impedisce l’applicazione delle misure alternative alla detenzione: per questo Cuffarò, oltre a decadere dal seggio di senatore, dovrà andare in carcere.

Di cosa parliamo
Salvatore Cuffaro è stato eletto per la prima volta presidente della Sicilia nel 2001. A giugno del 2003 Cuffaro viene indagato per concorso esterno in associazione mafiosa dalla procura di Palermo nell’ambito di un’indagine sulle continue fughe di notizie dalla Direzione distrettuale antimafia e sui rapporti della mafia con la classe politica locale. L’indagine su Cuffaro scatta quando il boss mafioso Giuseppe Guttadauro trova a colpo sicuro e distrugge le microspie che le forze dell’ordine avevano piazzato nella sua abitazione, mentre gli inquirenti stavano ascoltando. Gli inquirenti ritengono che sia stato lo stesso Cuffaro a far sapere a Guttadauro della presenza delle microspie, tramite la mediazione dell’allora deputato regionale Antonio Borzacchelli e da Domenico Miceli, medico, amico di Cuffaro ed ex assessore a Palermo. Inoltre, Cuffaro è accusato anche di avere dato informazioni riservate legate al suo processo a Michele Aiello, imprenditore nel settore della sanità indagato per associazione mafiosa. Salvatore Cuffaro si dice innocente e rinuncia all’immunità che gli spetterebbe in quanto parlamentare europeo.

Il rinvio a giudizio
A settembre del 2005 Salvatore Cuffaro viene rinviato a giudizio. L’accusa cambia: non più concorso esterno in associazione mafiosa bensì favoreggiamento aggravato alla mafia e rivelazione di notizie coperte da segreto istruttorio. A Cuffaro vengono contestati i rapporti con quattro persone. Il primo è Giuseppe Guttadauro, il boss mafioso al quale Cuffaro avrebbe fatto giungere la notizia dell’esistenza di microspie nel suo appartamento, un appartamento in cui gli inquirenti avevano registrato molte preziose conversazioni, in alcune delle quali si faceva il nome dello stesso Cuffaro. Il secondo è Michele Aiello, imprenditore nel settore della sanità a cui Cuffaro avrebbe rivelato l’esistenza di un’indagine riservata in corso sul suo conto: i due si sarebbero incontrati in un negozio di abbigliamento a Bagheria, al quale Cuffaro era arrivato senza la scorta. Lo stesso Aiello ha ammesso la circostanza, negata invece da Cuffaro. La terza persona è Giorgio Riolo, il maresciallo che aveva piazzato la microspia a casa di Guttadauro e che ha detto di avere un rapporto di grande confidenza col Cuffaro, al punto da raccontargli delle iniziative dei carabinieri. La quarta persona è Francesco Campanella, amico poi diventato collaboratore di giustizia, informato dell’esistenza di un’indagine sui rapporti di un politico locale e la mafia.

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Intercettazioni ambientali

Ex vicedirettore del DAS ammette: spiavamo illegalmente attivisti anche in Italia

gennaio 16, 2011 Microspie No Comments

Germán Villalba, vicedirettore della sezione “Fonti Umane” del DAS (la polizia politica colombiana), ha riconosciuto di fronte alla Procura Generale della Nazione le proprie responsabilità nei crimini di intercettazione illegale di comunicazioni, concorso a delinquere ed abuso di autorità.
Attraverso una rete di complici ingaggiati nel territorio europeo, e utilizzando illegalmente apparecchi ricettori o trasmittenti, Villalba ha effettuato pedinamenti e intercettazioni telefoniche e ambientali illegali in Spagna, Belgio, Francia, Portogallo, Olanda e anche in Italia. Da quest’ultimo paese, dove era accreditato col paradossale incarico di “collegamento antidroga”, ha portato avanti pedinamenti illegali ai danni di molteplici organizzazioni dei diritti umani in diversi paesi europei.
Villalba, grazie alla sua confessione, sta patteggiando la pena: la sua sarà la terza condanna nei processi relativi allo scandalo delle cosiddette “chuzadas”, le intercettazioni illegali ai danni di magistrati non allineati alla cricca del governo, giornalisti scomodi ed oppositori politici e sociali, dopo quella dell’ex direttore del Controspionaggio Jorge Lagos e del vicedirettore delle Operazioni Fernando Tabares.
Mentre in Spagna si indaga il narco ex-presidente Uribe (alle cui dirette dipendenze il DAS svolgeva le sue attività illegali all’epoca dei fatti contestati), e la magistratura belga sta valutando un’analoga procedura, si scopre che anche in Italia il governo terrorista colombiano ha inviato i suoi scagnozzi per pedinare illegalmente le associazioni, come la nostra, che solidarizzano con il popolo colombiano; un altro buon motivo, per il regime della cosca Uribe-Santos, per inviare plurinquisiti come diplomatici in Italia; a chi altri far dirigere in loco le attività criminali del DAS?

Fonte: Nuova Colombia

Intercettazioni ambientali

La segretaria di Bossi: Non ho mai visto microspie

gennaio 15, 2011 Microspie No Comments

Il Senatur l’aveva tirata in ballo per presunte cimici trovate in ufficio e in casa a Roma. La procura punta ad archiviare la vicenda. La notizia è stata riportata da Repubblica

La segretaria di Bossi, Nicoletta Maggi non ha mai visto cimici, nell’ufficio del Senatur, lo ha detto in procura dove è stata convocata proprio per far luce sulla vicenda raccontata i giorni scorsi ai giornalisti dallo stesso leader del Carroccio. La notizia è stata riportata dal quotidiano Repubblica secondo il quale “l’impressione dei magistrati è che si tratti di una bufala. Un po’ come il falso attentato a Maurizio Belpietro, il direttore di Libero”.

“Le ha trovate Nicoletta”, aveva detto il Senatur. “Nicoletta ha avuto quel dubbio perché c’era gente che sapeva le sue cose”. Un dubbio che effettivamente la segretaria ha confermato ai magistrati ai quali ha raccontato di aver chiamato una ditta privata per la bonifica nei locali di Porta Pia, a Roma.

Bossi aveva detto: “Nel mio ufficio ne hanno trovata una vicino al tavolo nella presa della corrente, un’altra sul frigorifero. A casa mia ne hanno trovate un bel po’ dove ci sono i bocchettoni dell’aria calda”. Ma la segretaria in procura non ha confermato. “Io non le ho viste”, ha dichiarato la Maggi. Le microspie non le avevano scovate neppure gli uomini del Ministro dell’Interno che Maroni aveva inviato dopo essere stato informato da Umberto Bossi. Il procuratore capo Giovanni Ferrara, ha scritto il quotidiano diretto da Ezio Mauro, punta a chiudere la vicenda in tempi brevi, al massimo in un paio di settimane.

Fonte: Virgilio Notizie


Microspie ambientali

Bimbo di poco più di un anno muore dopo aver assunto metadone. Imputati i genitori

gennaio 14, 2011 Microspie No Comments

VITERBO – “Le intercettazioni a carico dei nostri assistiti non potranno essere utilizzate in fase dibattimentale in quanto effettuate in impiani esterni alla Procura”. Questa l’eccezione sollevata dai difensori Massatani e Stellato che assistono B.D. e G.P. i due giovani residenti a Sutri che ad ottobre del 2008 portarono il figlioletto di pochi mesi ridotto in fin di vita in ospedale. Le accuse a loro carico omicidio colposo e detenzione di stupefacenti. Sembra che la morte del piccolo infatti sia avvenuta per l’ingestione accidentale di metadone che uno dei genitori, tossicodipendente, teneva normalmente a casa.
Questa mattina si è discusso del secondo capo d’accusa. Il Pm Stefano D’Arma ha ricostruito la fase di indagini, motivando l’inconsistenza delle richieste della difesa. Le intercettazioni ambientali sarebbero state disposte a seguito dei risultati delle perizie tecniche del tribunale sulle sostanze rinvenute nell’appartamento dei due imputati. Sarebbero stati ritrovati infatti alcuni semi che il perito ha identificato come cannabis. La scoperta della droga avrebbe quindi indotto gli inquirenti a disporre intercettazioni sui telefoni cellulari e sulla vettura della coppia. Non sarebbe emersa poi alcuna intercettazione all’interno dell’appartamento. Secondo il Pm dunque il fatto che queste intercettazioni siano agli atti non cambierebbe nulla rispetto alle accuse degli iputati.

Il giudice Turco si è riservato di decidere sull’ammissibilità della richiesta della difesa. Il processo è stato rinviato al 14 di aprile.

Fonte: New Tuscia

 

Intercettazioni ambientali

Droga ai vip, 24 indagati

gennaio 7, 2011 Microspie No Comments

La Procura della Repubblica di Civitavecchia ha chiuso un’indagine su un vasto giro di droga che si era sviluppato tra Civitavecchia e Santa Marinella. Inchiesta portata avanti dal commissariato di viale della Vittoria, con qualcosa come 24 persone coinvolte e iscritte sul registro degli indagati per detenzione ai fini di spaccio di cocaina. Ma anche stavolta, dalle intercettazioni telefoniche ed ambientali emerge che tra gli acquirenti della polvere bianca, ci sarebbero personaggi legati alla politica locale oltre ad altri della cosiddetta Civitavecchia bene.

Nessuno di questi però risulta indagato, in quanto tutti sono stati individuati in qualità di assuntori. L’indagine era stata avviata dal sostituto procuratore Giuseppe Deodato circa un paio di anni fa, ed ha portato ad indagare una dozzina di persone nate e residenti in città, uno invece risulta residente a Roma, mentre tutti gli altri sono di Santa Marinella. La droga, presumibilmente partiva da Roma, arrivava a Civitavecchia e Santa Marinella, e qui veniva smerciata dai pusher locali. In almeno una circostanza, gli inquirenti hanno scoperto che uno dei più grossi carichi di cocaina di questo giro, è stato venduto a spacciatori locali dal personaggio di Roma. In questa inchiesta, è stato fondamentale l’apporto dell’attività tecnica, le intercettazioni appunto, anche perché invece dalle varie perquisizioni comunque eseguite dalla polizia, non si è arrivati mai a trovare grosse quantità di cocaina. Mentre le conversazioni ascoltate sarebbero invece determinanti.

Fonte: TRC Giornale

Cimici in casa Bossi, mistero sempre più buffo: “Le trovammo ma poi sparirono”

gennaio 7, 2011 Microspie No Comments

Un testimone rivela: le microspie vennero rinvenute e lasciate lì, qualche giorno dopo non c’erano più

Si fa sempre più misteriosamente buffo il caso delle cimici ritrovate nell’ufficio (e, sembra, nella casa privata romana) di Umberto Bossi: fino a qualche giorno fa sui giornali si scriveva che in realtà la società che si è occupata della bonifica e gli uomini di Maroni che erano intervenuti successivamente non avevano trovato nulla, facendo così pensare che i sospetti della segretaria del Senatùr fossero infondati. Invece, dice un testimone anonimo ma vicino a Bossi oggi a Davide Vecchi del Fatto Quotidiano, le cose non sono andate così:

Lo confermano alcuni degli uomini della scorta e uno dei funzionari che sarà sentito nei prossimi giorni dai pubblici ministeri: le cimici nell’ufficio e nell’abitazione romana di Umberto Bossi c’erano, sono state individuate senza essere rimosse ma dopo due giorni erano sparite. Quando gli agenti della scientifica inviati da Roberto Maroni sono intervenuti per effettuare la bonifica degli ambienti delle microspie non ce n’era più alcuna traccia. Lo racconta una delle persone più vicine al leader leghista anticipando quanto riferirà ai pm romani Giancarlo Amato ed Eugenio Albamonte che l’hanno convocata per la prossima settimana. “Per quanto possa essere considerato normale nell’ambiente politico essere intercettati o ascoltati, ciò che ha colpito maggiormente è stato proprio l’aver scoperto che le microspie erano sparite nell’arco di pochi giorni”. Stupisce per due motivi: “La società privata che le ha individuate non le ha rimosse perché, come ha spiegato anche Bossi, avrebbero trasmesso un segnale d’interruzione avvisando chi le aveva piazzate che erano state scoperte e quindi sono rimaste dove erano” eppure “in pochi giorni qualcuno è riuscito a farle sparire”. Se la scientifica le avesse trovate avrebbe potuto facilmente risalire a chi le aveva installate. “A quanto ci hanno spiegato – prosegue il testimone – ogni microspia ha una sorta di certificato di propr ietà”. Un lavoro da professionisti. “Tutto fa pensare a un’operazione di ascolto continuata, con la collocazione temporanea delle cimici in diversi luoghi dei singoli ambienti”.

Messe così, le cose si fanno ancora più strane. Perché se è vero (e sottolineiamo: se) che le microspie c’erano, o sono state tolte da chi ce le aveva messe, che magari ha subodorato il rischio di essere beccato e ha deciso così di far sparire le prove dello spionaggio. Oppure sono state tolte dagli uomini vicini al Senatùr, per motivi ignoti ma su cui si potrebbe ipotizzare facilmente. Ma è una spiegazione talmente strana che sembra davvero incredibile. Tanto che magari potrebbe essere più probabile una terza: che questa sia una storia inventata a posteriori per salvare la faccia. O no?

Fonte: Giornalettismo

 

Microspie ambientali


Cimici e politica, quando l’onorevole viene spiato

gennaio 4, 2011 Microspie No Comments

 

Gli uffici del Ministero e anche la sua casa romana sarebbero pieni di cimici: lo ha detto oggi Umberto Bossi. Ma la denuncia del leader della Lega (sulla quale la procura di Roma ha aperto un’inchiesta) non è certo isolata. La ‘cimice’ è un oggetto destinato a cadere nell’oblio al tempo di Echelon, di intercettazioni ambientali, di internet e di sofisticate ‘orecchie’ da attivare silenziosamente tramite i cellulari. Eppure la ‘microspia’, anche in versione extra large, è stata per anni più volte sotto le luci della ribalta. Soprattutto politica. Il caso più eclatante (vi fu anche un appassionato dibattito in aula alla Camera) riguardò quella trovata dietro un termosifone nello studio privato di Silvio Berlusconi, all’epoca leader dell’opposizione, il 9 ottobre del 1996.

Denunce, polemiche, dibattiti e alla fine si scoprì che a collocarla era stato il responsabile della ditta che aveva avuto l’appalto per la ‘bonifica’. All’epoca la cosa ebbe una vasta eco ma la Lega, con Bobo Maroni (allora lontano politicamente dall’attuale premier), sostenne da subito che a mettersela era stato proprio lui, Silvio Berlusconi. Gianfranco Fini, alla guida di An, decise di far bonificare il suo ufficio e difese il leader di Fi in tv: ”Non c’è alcuna possibilità che Berlusconi sia così, diciamo ‘ingenuo’ da mettersi da solo la microspia”. Infatti non era così. Venne presentata una denuncia ma la cosa, dopo la obbligatoria evocazione dei servizi segreti (deviati), si sgonfiò.

La Lega più volte ha denunciato, anche per le camere da letto, l’incubo della cimice. Nel ’96, dopo l’esperienza di Berlusconi, Bossi alzò il tiro: ”A noi di cimici negli anni scorsi ne hanno trovate di più, mi pare nove”. Ancor prima, nel ’94, Bossi aveva lanciato l’allarme sulle ‘cimici’ chiedendo all’allora Presidente della Camera, Irene Pivetti, di far fare un controllo negli uffici del gruppo. Stesso anno ed è un ministro, Publio Fiori, a denunciare come uno dei suoi telefoni fosse ”abitato”. Sempre alla Pivetti si rivolse l’allora presidente del Ccd, Clemente Mastella, per chiedergli di garantire la privacy dei deputati. Ma la cosa si è ripetuta ad altri ”piani alti” della politica: nel 2000 è toccato a Pier Ferdinando Casini denunciare la microspia collocata all’interno della scatola della presa del televisore. L’inchiesta venne, come da prassi, archiviata. Ma la compagnia dei ‘cimiciati’ politici è stata ampia e varia.

Specie ai tempi di ”Mani pulite” che venne inaugurata, nel 1992, proprio grazie ad una ‘cimice’ collocata nell’ufficio di Mario Chiesa e collegata al 112 dei carabinieri che ascoltarono ‘in diretta’ il tentativo di corruzione più sfortunato e importante della storia della Repubblica. Bruno Tabacci nel ’93 annunciò di aver trovato una cimice in una ”tasca” laterale della sua macchina ma erano i tempi in cui il parlamentare Dc era inquisito. Verra’ poi il tempo in cui toccherà proprio a Di Pietro denunciare, tra i 137 ”agguati” tesi al pool di Mani pulite, anche la collocazione di ‘microspie’ all’interno della stanza dove lavoravano gli investigatori. E’ sempre una ‘cimice’ ad aver inguaiato il Governatore della Sicilia, Totò Cuffaro’. Un’altra, si sospettò collocata da un collega, è servita a spiare il Pm antimafia Nicola Gratteri. Ma la microspia spunta in tanti consigli comunali (Napoli, Milano, Pordenone), Consigli regionali (Piemonte) ed uffici elettorali dei partiti a livello locale. E’ la storia può andare avanti con tutta una casistica, anche minuta, che non esclude neppure gli editori. Robert Maxwell, ad esempio, non lucrò solo sui fondi pensione dei suoi dipendenti, ma spiò, con la più classica delle ‘cimici’ il suo direttore amministrativo che aveva capito come andavano le cose.

Fonte: Blitz Quotidiano

Guida al controspionaggio

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LEGGI LA PRIMA PARTE… – La scatola di una presa elettrica sembra essere stata spostata. Le prese elettriche sono tra i punti dove più frequentemente vengono nascosti dispositivi di intercettazione, così come lo sono i rilevatori di fumo, le lampade o gli interruttori. Se notate della sporcizia (tipo segatura o …

Come capire se qualcuno ti spia (Parte 1)

A casa, in ufficio ed in qualsiasi posto vi troviate potreste essere spiati. Chiunque voi siate, e qualsiasi cosa facciate, vi può capitare di incontrare persone che, per interesse o per avidità di potere, desiderano di venire in possesso di vostre informazioni riservate, sia per danneggiarvi che per ottenere un …

Il fisco controllerà anche i telefoni

Tra le grandi manovre di controllo che si stanno operando per monitorare i contribuenti, pare che gli agenti 007 dell’Agenzia delle Entrate si stiano concentrando sulle intercettazioni del nostro cellulare. Iphone, Samsung o qualsiasi altra marca sia, il fisco non si pone limiti. Non si tratta di spiare il contenuto …

Guide alla videosorveglianza

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I consigli del ladro per una difesa ottimale contro i furti in estate.

furti in appartamento

Le vacanze, per molte famiglie italiane, sono già iniziate. Le città si svuotano e le case rimangono sempre più isolate, soprattutto se i vicini decidono di partire nello stesso periodo. Quella delle vacanze estive, quindi, diventa un’occasione per ladri, professionisti e no, per entrare in azione, in quanto hanno meno possibilità di essere visti e acciuffati e possono, così, agire con più calma. Il giornale napoletano “Il Mattino” proprio in …

Guida alla sorveglianza video: parte 4 – Visione filmati e integrazione

Passiamo alla quarta ed ultima parte della nostra guida, rispondendo a domande su come visualizzare i video di sorveglianza e come integrare le proprie apparecchiature di sorveglianza con altri sistemi video. 6. Visualizzare i video La maggior parte dei video di sorveglianza non viene mai vista da esseri umani, se non per indagini storiche. Alcuni sistemi a circuito chiuso consentono la visione in diretta, ad esempio come sistemi antitaccheggio in …

Guida alla sorveglianza video: parte 3 – Salvataggio filmati e analisi video

Proseguiamo con le nostre 7 domande, con la parte dedicata ai supporti di salvataggio dei filmati video, e all’analisi dei filmati registrati. 4. Salvataggio I video di sorveglianza sono quasi sempre salvati per recupero e revisione. La durata media dello stoccaggio è tra i 30 e i 90 giorni, anche se in alcuni casi il periodo può essere più breve, o durare anche per qualche anno. I due elementi più …

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