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Ruby: non ho mai fatto sesso con Berlusconi, ma le intercettazioni la tradiscono

Era da un pò che non sentivamo parlare del caso Ruby Rubacuori, la marocchina implicata nello scandalo sessuale bunga bunga con il presidente del consiglio Silvio Berlusconi. Ebbene la vicenda torna a fare capolino con nuove e scottanti rivelazioni.

E’ stata perquisita l’abitazione e il computer della giovane Karima El Mahroug, all’epoca dei fatti ancora minorenne. Il premier attualmente è indagato per concussione e prostituzione minorile, ma, a buon rendere del favore della scarcerazione la notte in cui Ruby fu accusata di furto, presentata dal premier come illustre sconosciuta nipote del presidente Mubarak, la ragazza tutt’altro che sprovveduta ha difeso Berlusconi a spada tratta: “Io non ho mai fatto sesso con Silvio; ad Arcore: solo canti, balli e barzellette”.

Ruby però coglie l’occasione anche per sottolineare ancora una volta la generosità del presidente, commentando: “Silvio mi ha dato 7mila euro solo perché gli ho chiesto aiuto per trovare lavoro. Il resto sono balle e non mi ha regalato né la macchina, né il centro estetico. Credo di essere stata una delle poche che non è mai stata con il presidente”.

Niente sesso e bunga bunga dunque. In ogni caso sono al vaglio degli inquirenti foto e filmati dei party in Sardegna, nei quali Ruby sarebbe una delle protagoniste. La difesa del presidente del consiglio non tarda ad arrivare, parla di “Ennesimo teorema della magistratura per eliminarmi, solo un uso politicizzato della giustizia”.

Berlusconi è davvero inferocito contro la decisione degli inquirenti, che l’hanno convocato per un processo con rito immediato: “E’ l’ennesimo tentativo di eliminarmi dalla scena politica e di gettare fango sulla mia persona, – aggiunge il premier sdegnato – un ulteriore macchinazione giudiziaria per distogliermi nel mio impegno per cambiare il Paese”.

E conclude la sua personale difesa dichiarando: “Nonostante un imponente apparato investigativo degno di ben altro tipo di indagine e avviato a dispetto di una palese incompetenza funzionale e territoriale i pm milanesi alla fine hanno raccolto soltanto chiacchiere e conversazioni private senza alcuna rilevanza penale. Hanno ugualmente proceduto in spregio a ogni norma, a ogni codice, a un utilizzo equilibrato degli strumenti giudiziari, mettendo in atto perquisizioni e trattamenti inaccettabili nei confronti di persone considerate semplicemente a conoscenza dei fatti. Il fango ricadrà su chi utilizza la giustizia come arma politica”.

Fonte: Ciao People

Cellulari non intercettabili

Blitz nei centri massaggi: uno su due è un bordello

gennaio 16, 2011 Intercettazioni No Comments

«La metà dei circa 50 centri massaggi che abbiamo controllato a Milano sono moderne case di tolleranza».
Che il fenomeno fosse in piena espansione lo si sapeva da un po’, come pure era chiaro che le sanzioni amministrative decise dal Comune lo avrebbero al massimo scoraggiato non eliminandolo però del tutto. Quando però a dichiararlo è la polizia – soprattutto se dopo un anno d’indagini nell’«ambiente» cinese, con intercettazioni, foto e video, 3 maitresse in manette e il sequestro penale di altrettante attività – fa un certo effetto. Sì, secondo le stime degli investigatori del commissariato Sempione il cinquanta per cento dei 388 centri massaggi milanesi sarebbero a luci rosse. Lo aveva spiegato il vicesindaco Riccardo De Corato qualche tempo fa, puntando il dito contro il decreto Bersani che ha liberalizzato le attività produttive e stabilendo, dati alla mano, che solo nel 2010 ne hanno aperti 117: c’è da riflettere se si pensa che nel 1995 erano appena quattro…
E visto che business is business e Milano la sua capitale nostrana, dall’inchiesta del commissariato Sempione, coordinata dal pm Antonio Sangermano, emerge che, tra i gestori di queste lucrose attività, nessuno ha interesse a farsi la guerra. Così, anche se per il momento il reato di associazione a delinquere sotto la Madonnina non si ravvisa, le maitresse dei vari centri (tutti tra le zone Sarpi, Sempione e Cenisio) hanno contatti tra loro, collaborano senza mai pestarsi i piedi e spartendosi le zone della città, quasi si trattasse di un cartello. Che ha deciso che le tariffe delle varie prestazioni sessuali delle ragazze variano tra i 40 e i 60 euro, massaggio compreso: vietato alzare i prezzi per non allontanare i clienti.
Le indagini della polizia hanno portato alla chiusura e al sequestro dei centri «La fantasia di Parigi» di via Bertini 18 (dove la sera, dopo le 20, l’attività si spostava in un altro centro di via Lomazzo), lo «Studio Ging Shukun» di via Dugnani 4, lo «Studio Yuxin» di via Stendhal 45 e all’arresto delle tre tenutarie di questi bordelli camuffati, tre cinesi di 53, 47 e 41 anni. Quest’ultima, oltre a due centri milanesi (sul secondo sono in corso accertamenti, ndr) ne possiede un altro a Brescia e uno a Cremona: tanto per non dimenticare che l’attività rende eccome.
Le prostitute, come avviene tradizionalmente tra i cinesi, non venivano costrette o sfruttate eccessivamente, ma contrattavano la percentuale di utili derivante dalle loro prestazioni. Un’attività, quella illecita, gestita in maniera piuttosto sobria, almeno dal punto di vista formale: il sesso non veniva né offerto spudoratamente a chicchessia né proposto durante i vari trattamenti, ma i clienti («di tutte le nazionalità» hanno spiegato gli investigatori) venivano selezionati gradualmente in base al loro grado di frequentazione del centro e di «fedeltà» a questa o a quella ragazza, poi introdotti piano piano all’attività illecita attraverso blandi ammiccamenti e massaggi più audaci del solito. Solo a quel punto si passava all’attività a luce rossa che, secondo i riscontri degli investigatori, veniva pratica senza alcun tipo di protezione visto che nei centri sequestrati non sono stati mai stati rinvenuti preservativi.

Fonte: Il Giornale

Caso Ruby: PM Milano accusano Berlusconi e preparano rito immediato

gennaio 15, 2011 Intercettazioni No Comments

Cos’abbiano in mano i magistrati milanesi non e’ difficile da capire: intercettazioni, tracciati dei cellulari, soprattutto quelli in uso a Ruby che, a dispetto delle dichiarazioni della ragazza che ha sempre sostenuto di essersi recata a villa San Martino solo un paio di volte o tre, l’hanno ‘immortalata’ nella residenza brianzola diverse volte, in alcuni periodi anche per piu’ giorni consecutivi. Forse immagini e foto, come quelle che sarebbero state trovate nella memoria di un computer che la giovane usava e che le e’ stato sequestrato nell’ottobre scorso. Per Ruby, ad oggi solo teste e parte offesa, si potrebbe anche profilare un’ipotesi di falsa testimonianza. Ma questo, al momento, non sembra essere un’urgenza nelle indagini.

Di certo, in procura, sono convinti di avere “prove certe”. Prove in grado di supportare l’accusa anche in un processo con rito immediato che gli inquirenti ritengono di poter chiedere al gip entro il 21 marzo. Non prima, comunque, di sapere se Silvio Berlusconi intende farsi interrogare in questa vicenda. Nell’invito a comparire notificato oggi al premier, la procura accenna all’ipotesi di una richiesta di rito immediato e propone al Presidente del Consiglio tre date per presentarsi in Tribuanle a Milano, quelle del 21, 22 e 23 gennaio prossimo.

Nel caso, la richiesta di giudizio immediato potrebbe scattare solo per Berlusconi e non per gli altri indagati del procedimento e cioe’ Emilio Fede, Lele Mora e Nicole Minetti, accusati di induzione e favoreggiamento aggravato della prostituzione. Il processo immediato, infatti, e’ un procedimento speciale dibattimentale, che puo’ essere chiesto unilateralmente dal Pubblico Ministero o dall’imputato e che, saltando l’udienza preliminare, fa giungere direttamente al giudizio.

Fonte: Libero News

Intercettazioni telefoniche

Alfano: sono quasi sei milioni le cause civili arretrate

gennaio 13, 2011 Intercettazioni No Comments

Sono quasi sei milioni le cause civili arretrate che giacciono negli uffici giudiziari in attesa di essere risolte: lo ha detto il ministro della Giustizia, Angelino Alfano, durante una conferenza stampa al ministero di via Arenula, dedicata alla digitalizzazione del sistema giustizia, alla quale ha partecipato anche il ministro della Pubblica amministrazione, Renato Brunetta.

L’arretrato civile cresce del 3 per cento
Alfano ha spiegato che le cause pendenti sono, esattamente, 5 milioni 826 mila 440, alla data del 31 dicembre 2009. Questo è l’ultimo dato disponibile. Il prossimo sarà
reso noto dallo stesso Alfano al parlamento sullo stato della giustizia che si terrà i prossimi 18 e 19 gennaio. Il rilevamento precedente, risalente al giugno 2009, aveva contato 5 milioni 625 mila 057 fascicoli pendenti. «La crescita dell’arretrato civile – ha detto il Guardasigilli – si conferma nella misura del 3% così come è stato negli ultimi 20 anni. Il governo continuerà nei suoi sforzi, fino al termine della legislatura, per migliorare questa situazione come abbiamo già fatto nei due primi anni e mezzo di governo».

Rispettati i contratti per l’assistenza tecnica ai sistemi informatici della giustizia
Alfano ha detto poi che tutti i contratti per l’assistenza tecnica ai sistemi informatici della giustizia sono stati rispettati. Dal primo gennaio era scattato l’allarme nei tribunali italiani per la sospensione dei contratti dell’assistenza informatica che aveva provocato una denuncia dell’Anm per un rischio paralisi del sistema. «Abbiamo rispettato tutti i contratti in essere – ha
detto Alfano – consapevoli della diminuzione delle risorse. C’è l’esigenza di ripensare alla struttura di questi contratti che devono essere valutati caso per caso». «Fino a oggi – ha aggiunto Brunetta – ogni pubblico ministero e ogni distretto si costruiva il suo sistema informatico e questo, oggettivamente, produce dei costi. Se riusciremo a razionalizzare evitando la cosiddetta “balcanizzazione” ridurremo i costi di assistenza. Il nostro slogan per il futuro sarà «con meno risorse faremo di piu».

Combattere gli sprechi
Per il ministro della Funzione pubblica la giungla dei costi crea inevitabilmente uno spreco. «Basti pensare – ha sottolineato – che in tema di intercettazioni il costo unitario di ogni singola intercettazione può variare da uno a sette e questo utilizzando la stessa tecnologia. Fatta salva l’obbligatorietà dell’azione penale e le singole prerogative, avere un prezzo unico di riferimento credo che costituirà un criterio di buona amministrazione. A Bolzano sono state effettuate più intercettazioni con un terzo delle risorse che aveva a disposizione. Questo è un piccolo esempio di come si può razionalizzare».

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Intercettazioni telefoniche

Roma, furti al deposito giudiziario: arrestati tre dipendenti

gennaio 12, 2011 Intercettazioni No Comments

Trovati orologi e scarpe sequestrati:venivano venduti a ambulanti

Questa mattina i vigili urbani di Roma hanno arrestato per il furto di merce sotto sequestro un 43enne italiano, un 41enne romeno e 32enne polacco, dipendenti ed ex dipendenti del deposito giudiziario di via Prenestina e di altri depositi della Capitale. Durante la notte del 16 agosto 2010 un container all’interno del deposito di via Prenestina era stato forzato ed erano stati rubati al suo interno 73 scatoloni contenenti 35mila orologi di varie marche che provenivano da un sequestro della Guardia di Finanza. A settembre, sempre in quel deposito e sempre di notte, altri due tentativi di furto nei container non erano stati portati a termine per l’intervento dei custodi. I tre arrestati sono stati individuati grazie alle immagini delle telecamere di sicurezza e dalle intercettazioni telefoniche e ambientali, e nelle loro abitazioni sono stati poi sequestrati numerosi orologi e un centinaio di paia di scarpe. Secondo quanto riferisce la Municipale, dall’indagine è anche emerso un “traffico” di pezzi di ricambi che gli arrestati smontavano dalle vetture ferme nel deposito e contatti con gli ambienti della ricettazione per commercializzare la refurtiva attraverso i canali degli ambulanti abusivi. I vigili del Coordinamento operativo della polizia giudiziaria dell’VIII Gruppo stanno ora indagando sull’eventuale coinvolgimento di altri complici.

Fonte: Virgilio Notizie

 

Intercettazioni ambientali

Ventimiglia, carabinieri arrestano due uomini: Progettavano attentato a investigatori

gennaio 12, 2011 Intercettazioni No Comments

Due arresti oggi a Ventimiglia al termine di un’indagine della Direzione Distrettuale Antimafia. Le “inquietanti” intercettazioni telefoniche in cui si progettava un omicidio a scopo “dimostrativo”.

“Progettavano un attentato contro le istituzioni”: Michele e Alessandro Macrì, rispettivamente padre e figlio di origine calabrese, titolari di un bar di Vallecrosia, in provincia di Imperia, sono stati arrestati all’alba al termine di un’indagine della Direzione Distrettuale Antimafia. I carabinieri di Imperia sono arrivati ai due al termine di una inchiesta nel corso della quale sarebbero emerse delle “inquietanti” intercettazioni telefoniche in cui si progettava un omicidio a scopo “dimostrativo”.

Nel mirino della coppia erano finiti dei “rappresentanti delle forze dell’ordine”. Il procuratore capo sanremese, Roberto Cavallone, ha spiegato che padre e figlio sono per ora formalmente accusati di detenzione abusiva di un’arma da fuoco: si tratta di una pistola calibro 6,35 con matricola abrasa. “Siamo arrivati a questi due arresti a seguito di un’indagine complessa, partita da una fonte confidenziale e sviluppata dalla Dda di Genova. L’aspetto più preoccupante è che i due personaggi si erano procurati un’arma con l’esplicito intento di colpire rappresentanti delle istituzioni”. Michele Macrì è originario di Cinquefrondi (Reggio Calabria), Alessandro è nato a Bordighera: entrambi risiedono a Vallecrosia e gestiscono il bar all’interno del supermercato “il Mercatone” di Ventimiglia.

Nei mesi scorsi i carabinieri avevano arrestato a Bordighera un presunto “gruppo di fuoco” di giovani calabresi trovati a loro volta in possesso di un’arma: il sospetto degli investigatori è che volessero uccidere un esponente locale del Pd, Donatella Albano, già minacciata perché con le sue denunce aveva fatto partire un’inchiesta che ha portato alla richiesta di commissariamento per infiltrazioni mafiose del Comune di Bordighera.

Fonte: Repubblica

Iran, tv di Stato: smantellata rete di spie del Mossad

gennaio 11, 2011 Intercettazioni No Comments

I membri dell’intelligence israeliana sono responsabili della morte del fisico iraniano Ali-Mohammadi: lo riferisce la tv nazionale della repubblica Islamica – E’ stata smantellata una rete di spie e terroristi legata al Mossad. L’ha riferito la tv nazionale iraniana, che ha riportato le parole del ministro dell’Intelligence della Repubblica Islamica, spiegando che le forze di spionaggio israeliane sono responsabili della morte del fisico iraniano Massud Ali-Mohammadi, docente all’Università di Teheran, deceduto in seguito ad un’esplosione provocata da un attentato nella capitale il 12 gennaio scorso.

Fonte: Virgilio Notizie

Wikileaks, Colombia: i collaboratori di Alvaro Uribe hanno organizzato intercettazioni illegali del Das

gennaio 11, 2011 Intercettazioni No Comments

WIKILEAKS COLOMBIA – Secondo un cablo pubblicato di recente sul sito web di Wikileaks, i più stretti collaboratori dell’ex-presidente narcoterrorista Álvaro Uribe (2002-2010) hanno appoggiato, praticato e ordinato le intercettazioni telefoniche e ambientali illegali effettuate per spiare giornalisti, magistrati non allineati all’esecutivo ed oppositori politici, scandalo noto in Colombia come “chuzadas”. Secondo il cablo, nell’ottobre del 2009 il generale Óscar Naranjo, capo della Polizia Nazionale, aveva manifestato all’allora ambasciatore statunitense in Colombia, William Brownfield, il sospetto che gli ordini dello spionaggio illegale provenissero dal segretario generale della Presidenza, Bernando Moreno, e dal consigliere presidenziale José Obdulio Gaviria.

Lo stesso ex ambasciatore ha poi comunicato ai suoi superiori la necessità di “tenere in considerazione molto seriamente le sue opinioni”. In effetti, Óscar “Coca” Naranjo è molto informato sulle questioni relative al narcogoverno colombiano, poiché noto narcotrafficante lui stesso: inquisito dal 2004 per aver collaborato col capo del Cartello del Valle Wilber Varela, alias “Jabón”, Naranjo ha anche un fratello (Juan David) in carcere in Germania per traffico di stupefacenti.

In risposta al cablo diffuso, il Pubblico Ministero generale incaricato in Colombia, Guillermo Mendoza, ha affermato che si investigherà a fondo sulla provenienza dei documenti e ha segnalato in dichiarazioni radiofoniche ai mezzi locali che “non è da scartare l’ipotesi di chiamare Naranjo come testimone nel caso delle chuzadas”.

Lo scandalo delle “chuzadas” scoppiò nel febbraio del 2009, quando emerse che il Dipartimento Amministrativo di Sicurezza (DAS) -organo alle dirette dipendenze della Presidenza della Repubblica- realizzava pedinamenti ed intercettazioni illegali ai telefoni di membri della Corte Suprema di Giustizia, dirigenti dell’opposizione, giornalisti critici e difensori dei diritti umani. Diversi ex funzionari del DAS sono tuttora reclusi, mentre altri dirigenti di questa tenebrosa polizia politica, come la sua ex direttrice María del Pilar Hurtado, hanno ottenuto asilo nella Panama del presidente mafioso Martinelli su richiesta di Uribe, disposto a qualsiasi cosa pur di evitare che i suoi ex scagnozzi del DAS parlino.

Fonte: Diretta News

Rotondi, blitz di ignoti in casa «Inquietante»

gennaio 11, 2011 Intercettazioni No Comments

Dopo le microspie a casa di Umberto Bossi, caso denunciato dallo stesso ministro alle Riforme, il collega di governo Gianfranco Rotondi, all’Attuazione del programma, ieri ha denunciato di aver subìto una effrazione nella sua abitazione. L’episodio è stato spiegato con una nota dell’ufficio stampa del ministro: «Digos e Scientifica hanno provveduto ad aprire l’abitazione romana del ministro». Venerdì «era stato impossibile perché ignoti avevano reso la serratura impraticabile»: «Sembrava uno scherzo e invece davanti agli uomini della forza pubblica si è presentata una casa messa totalmente a soqquadro. Gli ignoti», ricostruisce la nota, «sono entrati senza forzare la porta, anzi provvedendo poi a neutralizzare la serratura. Il ministro non ha presenziato all’apertura, rientrerà con la moglie per l’inventario».
«Ci siamo affidati alla questura e alle forze dell’ordine, è giusto che siano loro a condurre le indagini perché evidentemente si tratta di una situazione particolare», dice il ministro Rotondi: «È già capitato, si sa che non sono ricco e non c`è molto da rubare, ma nonostante questo le mie abitazioni sono periodicamente oggetto di visite ed esplorazioni. In questo», recita ilcomunicato, «ci sono ingenti danni perché gli ignoti hanno rovistato l’appartamento rompendo mobili alla ricerca di possibili doppi fondi. Tra le curiosità, sono stati smontati tutti i telefoni della casa e gli impianti di condizionamento». Dall’inventario è emerso poi che è stato rubato il personal computer dello stesso ministro: «Poverini», ha commentato Rotondi, «ci troveranno i video delle Winks, lo usavano le mie figlie». Solidarietà al ministro è arrivata da molti esponenti del governo e della maggioranza, che chiedono di «fare luce» sull’episodio, giudicato «inquietante». «È assolutamente necessario capire che cosa quello che è accaduto significhi», ha affermato Fabrizio Cicchitto, capogruppo del Pdl alla Camera. Daniela Santanchè, sottosegretario all’Attuazione del programma, accusa: «Le modalità fanno pensare un atto rivolto al nemico politico: in questo clima di odio infatti, non ci sono più avversari ma nemici da combattere».
Intanto nella settimana che si apre sono attesi sviluppi sull’inchiesta della magistratura romana avviata sulle cimici che il leader leghista Bossi ha dichiarato essere state scoperte nel suo ufficio, al ministero delle Riforme, e nella sua abitazione capitolina. Tra i primi ad essere ascoltati, nei prossimi giorni, ci sarà Nicoletta Maggi, la segretaria di Bossi.

Fonte: Brescia Oggi

Microspie ambientali

Spiare i calciatori? Lo fa il Mossad del pallone

gennaio 11, 2011 Intercettazioni No Comments

Si chiama Im-Scouting la società israeliana che monitora pregi e difetti dei giocatori per garantire investimenti sicuri

Balotelli, Mutu e Felipe Melo? Bravi ma complicati. Parola di Im-Scouting, società con base a Tel Aviv, che tiene sotto osservazione i campioni di oggi e di domani. Non si tratta di un semplice servizio di scouting, come spiega il fondatore Zeev Reznik in un’intervista pubblicata dal Corriere della Sera.

Sul sito web si trovano circa 50mila schede di calciatori che militano in 45 campionati sparsi per il mondo, ma i servizi personalizzati permettono ai club di sapere vita, morte e miracoli dei giocatori. Ottenere informazioni non è difficile per una società formata da gente che ha lavorato per anni nell’intelligence israeliana: appostamenti, giusti contatti e trucchi del mestiere permettono di redigere schede complete di ogni minimo particolare, vizi segreti compresi.

Di norma sono però i club di media grandezza i clienti migliori, visto che i big riescono a sguinzagliare i loro migliori talent scout, ma in ogni caso una scheda firmata Im-Scouting (che costa dai 15 ai 24mila euro) può servire per investimenti più sicuri. A meno di improvvisi colpi di testa.

Fonte: Data Sport

Le intercettazioni di Mario Landolfi nell’inchiesta Cosentino-Camorra al vaglio della Camera

gennaio 11, 2011 Intercettazioni No Comments

E’ la fredda mattina di un giorno di metà dicembre. Il governo presieduto da Silvio Berlusconi si gode il successo e i fasti di una attesa e sperata conferma della tenuta della maggioranza parlamentare in entrambe le camere, l’umore della popolazione è diviso sull’interpretazione del voto di fiducia del giorno precedente tra delusione ed entusiasmo, la città di Roma, teatro dei terribili scontri di piazza avvenuti nel suo cuore meno di 24 ore prima, osserva con rabbia e sconcerto i postumi di una vera e propria guerra cittadina.

Mentre l’attenzione del paese intero è rivolta all’ultimo successo numerico del “berlusconismo”, a Napoli prende vita una nuova tegola pronta a cadere su una maggioranza ebbra di ottimismo ma fragile nelle ossa: il GUP Alessandra Ferrigno, sciogliendo le riserve esposte nell’udienza dell’11 novembre, delibera l’invio presso la Camera dei Deputati della richiesta di utilizzo in fase processuale delle intercettazioni riguardanti l’onorevole Mario Landolfi, imputato per corruzione e truffa aggravate da connotazione mafiosa presso il Tribunale di Napoli.

Sei giorni dopo, il 21 dicembre, ad un soffio dalla chiusura delle attività parlamentari per la pausa natalizia (dal 23 dicembre al 9 gennaio), la domanda, racchiusa in un plico sigillato contenente copia della richiesta di rinvio a giudizio e la trascrizione delle intercettazioni in questione, perviene alla Camera.

Alla ripresa dei dibattimenti nelle aule di Montecitorio, la Giunta per le Autorizzazioni e, in particolar modo, la maggioranza parlamentare (o presunta tale), si imbatteranno in una nuova grana da risolvere, in grado di procurare guai di non poco conto per Mario Landolfi e di disintegrare i sottili e delicati equilibri che tengono in piedi una maggioranza fortemente instabile.

Le intercettazioni telefoniche che coinvolgono l’ex Presidente della Commissione Parlamentare di Vigilanza RAI ed attuale coordinatore campano del PDL si inseriscono nel filone d’indagine sui presunti rapporti d’affari tra Nicola Cosentino, lo stesso Landolfi e i clan camorristici campani (in particolar modo il clan La Torre, egemone a Mondragone e zone limitrofe nel periodo che va dal 2000 al 2005).

Il fulcro dell’intera vicenda è il consorzio CE4, società a capitale misto pubblico-privato specializzata nel trattamento dei rifiuti con un unico socio privato: la società ECO4, amministrata dai fratelli Michele e Sergio Orsi, entrambi condannati per associazione camorristica.

Stando alle dichiarazioni del collaboratore di giustizia Gaetano Vassallo, “colletto bianco” del clan Bidognetti, Nicola Cosentino e, in misura minore, Mario Landolfi, sarebbero i “controllori politici” della società ritenuta essere dagli inquirenti nelle mani dei clan casalesi Bidognetti prima e Schiavone poi.

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Gb: intercettazione, sospeso vicedirettore News Of The World

gennaio 8, 2011 Intercettazioni No Comments

Uno dei vice-direttori del News of the World, uno dei più letti domenicali britannici, è stato sospeso con l’accusa di essere implicato nello scandalo degli scoop ricavati da intercettazioni illegali di cui, tra gli altri, era rimasta vittima l’attrice Sienna Miller. L’annuncio è stato fatto dalla direzione dello stesso settimanale ma senza rivelare l’identità del dipendente. Secondo quanto riferisce la BBC online, il giornalista sospeso sarebbe Ian Edmondson, uno dei responsabili della sezione ‘news’. A causa dello scandalo, che risale al 2005-2006, non è questa la prima testa a cadere al News of The World, un domenicale ad alta tiratura (2,7 milioni di copie in media) di proprietà del magnate australiano dell’editoria Rupert Murdoch.

L’ex reporter di corte del settimanale, Clive Goodman, nel 2007 è stato condannato a quattro anni di carcere per avere utilizzato messaggi vocali prelevati illegalmente da un investigatore privato dalla segreteria telefonica di alcuni assistenti dei reali inglesi. Per lo stesso motivo, sempre nel 2007 si era dimesso dalla direzione del giornale Andy Coulson, dallo scorso maggio diventato addetto stampa e portavoce del premier britannico David Cameron. Il News of The World ha più volte assicurato che la vicenda è limitata a casi isolati su cui sono stati presi tutti i provvedimenti necessari. Alcuni ex giornalisti del ‘NoW’, tuttavia, sostengono che la pratica delle intercettazioni sia da sempre uno degli strumenti con cui il giornale si procura i suoi famosi ‘scoop’.

Fonte: L’Unico

L’avvocatessa pusher che tiene in scacco il Governo

gennaio 8, 2011 Intercettazioni No Comments

Lei e il boss che mentì per salvare Dell’Utri ricattavano il braccio destro di Berlusconi in cambio di soldi. Nel ricorso in Cassazione contro la sentenza d’appello che ha condannato Dell’Utri a sette anni per concorso esterno in associazione mafiosa, assolvendolo però dalle accuse che lo riguardavano dopo il 1992, il pg accusa Dell’Utri di avere pagato un falso pentito, Cosimo Cirfeta, per screditare i pentiti veri che muovevano accuse su di lui. Ma i soldi lì anticipò l’avvocatessa di Cirfeta, poi condannata per traffico di droga, a cui Dell’Utri non voleva restituirli. E lei, per riaverli indietro, era pronta a ricattarlo con il suo silenzio. “Li porto avanti sui giornali e li vedo sfilare tutti. Così faccio cadere il governo veloce veloce”. Ecco la storia ricostruita attraverso le testimonianze e le intercettazioni inedite.

La storia l’avevamo già raccontata, nel silenzio generale, due anni fa. Cosimo Cirfeta è un finto pentito della Sacra Corona Unita che si è suicidato in carcere nel 2003. Nel 1997 rese alla magistratura palermitana delle dichiarazioni in cui accusava i pentiti che da già da due anni raccontavano ai magistrati i rapporti del senatore Marcello Dell’Utri con la mafia siciliana (Guglielmini, Onorato e Di Carlo) di essersi accordati tra loro «per volgere delle accuse false nei confronti» di Berlusconi e Dell’Utri. I tre avrebbero anche voluto coinvolgerlo in questo complotto per «costruire una valida accusa […] contro il partito di Forza Italia del quale l’on. Berlusconi è presidente». Le dichiarazioni di Cirfeta, l’unico pentito ritenuto attendibile dalla difesa di Dell’Utri, si sono rivelate oggettivamente false (nel periodo in cui secondo Cirfeta i pentiti avrebbero reso le accuse concordate ai danni di Dell’Utri non risultano loro deposizioni, che risalgono invece a molto prima di quanto Cirfeta racconta di averli sentiti complottare). Oggi è in corso un processo per stabilire se sia stato il senatore Dell’Utri, assolto in primo grado e in attesa dell’imminente giudizio della Corte d’appello, il mandante di quelle accuse false contro i pentiti che parlavano di lui.

LE DICHIARAZIONI DI ORESTE – La storia del cosiddetto “caso Cirfeta”, però, è entrata, in quanto episodio di inquinamento probatorio, nel processo a Dell’Utri per concorso esterno in associazione mafiosa. Al processo d’appello il pentito Michele Oreste, ex collaboratore dell’avvocatessa di Cosimo Cirfeta, Alessandra De Filippis, ha testimoniato che ci sarebbe stato un accordo tra Dell’Utri e Cirfeta che prevedeva denaro e altre facilitazioni per il finto pentito se questo si fosse prestato a costruire accuse false contro i pentiti che raccontavano i rapporti di Dell’Utri con Cosa nostra.

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