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UK. Scoppia il Greengate

gennaio 14, 2011 Controspionaggio No Comments

Identificata la seconda poliziotta “attivista” infiltrata per controllare le attività della associazioni ambientaliste

Ed ecco il secondo. O meglio, la seconda spia che la polizia inglese aveva infiltrato negli ambienti di associazioni ambientaliste per monitorare la loro attività. Il nome, noto a sei attivisti, dopo che il primo infiltrato, Mark Kennedy, era uscito allo scoperto sulle pagine del Guardian, non è ancora pubblico ed è stata identificata più semplicemente come l’Agente “A”.

Quello che si sa è che la donna ha prestato servizio per quattro anni nei pressi della città di Leeds facendo parte del gruppo che protestava per la chiusura della Drax nel Nord Yorkshire, la più grande centrale di carbone nel Regno Unito.

Intanto si complica la situazione del primo indiziato, Mark Kennedy, accusato di avere avuto relazioni sessuali con altre attiviste durante la sua copertura, attività questa che fonti di polizia hanno definito “inaccettabile” e di aver rivelato ad altri attivisti della presenza di suoi colleghi all’interno delle attività dell’associazione.

Kennedy avrebbe svolto attività di controspionaggio in Islanda, Irlanda e anche in Italia. Secondo quanto raccolto dal Guardian, dopo aver lasciato il Met (Metropolitan Police Service Environment) ha continuato il suo servizio, ma al di fuori delle indicazioni della polizia. Accusa con cui dovrà fare i conti nei prossimi mesi.

Fonte: Vita.it

Scrittore thriller diventa spia: Attaccare gli Usa molto facile

gennaio 12, 2011 Controspionaggio No Comments

Bard Meltzer nel 2004 è stato ingaggiato dal governo americano

“Attaccare gli Stati Uniti è davvero molto facile”, lo dice, stupito e preoccupato, l’autore di romanzi thriller Bard Meltzer che, grazie ai suoi racconti di complotti e spie – che si svolgono spesso nei tunnel sotterranei della Casa Bianca – si è guadagnato un posto da agente segreto. Nel 2004 Meltzer è stato ingaggiato dal Dipartimento della Sicurezza Interna per partecipare al programma “Red Cell” che studiava come i terroristi potrebbero attaccare in futuro gli Stati Uniti. Il governo aveva radunato una serie di individui “capaci di pensare fuori dagli schemi”. C’erano musicisti, programmatori di software, professori di matematica e filosofia, “veri eroi di cui nessuno conoscerà mai il nome o la storia”. Meltzer a volte lavorava da solo, a volte in coppia con uno psicologo o un filosofo. Gli veniva assegnato un bersaglio da colpire e eseguendo i suoi compiti è rimasto stupefatto da come sia facile attaccare gli Stati Uniti. “Non posso dirvi quali fossero i miei bersagli o dove si trovassero, ma posso dirvi che abbiamo simulato di distruggere le maggiori città americane, come New York. Quando andavo a casa la sera ero terrorizzato perché vedevo con i miei occhi quanto fosse facile ucciderci”. Le persone comuni con cui ha collaborato sono state per Meltzer una fonte di ispirazione per il suo nuovo romanzo “The Inner Circle” pubblicato oggi negli Stati Uniti.

Fonte: Virgilio Notizie

Spionaggio Renault, la Cina reagisce alle accuse

gennaio 12, 2011 Controspionaggio No Comments

Il portavoce del governo cinese respinge duramente le accuse di un possibile coinvolgimento del Paese nella spy-story della casa automobilistica francese. La Francia si difende “Non accusiamo nessuno, c’è un’indagine in corso”
La Cina non ci sta e respinge duramente le accuse riguardanti il caso di spionaggio all’interno del gruppo Renault. Dopo la sospensione per spionaggio industriale di tre top manager del casa automobilistica francese (per il 15% di proprietà statale), il governo aveva dato disposizione affinché i servizi segreti francesi cercassero un possibile collegamento con la Cina, Paese nel quale sarebbero andati a finire dati importanti del programma per un veicolo elettrico, fondamentale nella strategia della società che vi sta investendo, assieme al partner giapponese Nissan, miliardi di euro.
“Pensiamo che dire che dietro a questo caso c’è la Cina sia totalmente privo di fondamento e irresponsabile”, ha risposto duramente il portavoce del ministero degli Esteri cinese, Hong Lei, nel corso di un briefing per la stampa ripreso dall’agenzia Reuters. “La Cina – continua Hong Lei – non può accettarlo”.
Intanto dalla Francia provano ad allentare la tensione. Il portavoce del governo francese Francois Baroin ha sottolineato come la Francia non accusi il coinvolgimento di nessun Paese. “Non ci sono accuse ufficiali della Francia e del governo francese verso alcun Paese oggi. C’è un’indagine in corso”, ha detto Baroin alla radio Europe 1, aggiungendo che “Renault, come altri, è vittima di una guerra di intelligence economica”. L’agenzia Reuters sottolinea come le relazioni tra Francia e Cina hanno “toccato il punto più basso” due anni fa quando il presidente Nicolas Sarkozy criticò la politica di Pechino sul Tibet. Ma una visita a Parigi del presidente cinese Hu Jintao alla fine dell’anno scorso ha contribuito a migliorare i rapporti.

Fonte: Business People

Niger: francesi rapiti e uccisi, Parigi accusa al Qaida

gennaio 12, 2011 Controspionaggio No Comments

C’è Al Qaida dietro il rapimento e l’uccisione, in Niger, di due francesi: secondo fonti della sicurezza del Mali “prove inconfutabili” ritrovate sul luogo dell’attacco ne dimostrano il diretto coinvolgimento.

E la Francia, per bocca del premier Francois Fillon, è “quasi certa” che si tratti di Al Qaida nel Maghreb islamico (Aqmi). Fillon tra l’altro ha denunciato un’esecuzione “a sangue freddo” da parte dei sequestratori, anche se l’assassinio dei due giovani non è stato rivendicato da nessuno.

Antoine De Leocour, 25 anni, che si sarebbe dovuto sposare con una nigeriana, e Vincent Delory, suo coetaneo, che avrebbe dovuto essere testimone alle nozze, sarebbero stati uccisi dai loro rapitori sabato, durante un blitz congiunto delle forze di Parigi e Bamako nel territorio del Mali. Erano stati prelevati la sera precedente da quattro uomini armati mentre cenavano in un ristorante di un quartiere residenziale di Niamey, capitale del Niger.

Secondo i servizi di sicurezza maliani sono stati ritrovati sul luogo dove è avvenuta l’operazione militare “documenti di Aqmi” tra cui una piantina e due telefoni satellitari.

Inquirenti e controspionaggio francesi sono stati inviati in Niger per partecipare alle indagini. Anche il ministro della Difesa, Alain Juppé, si è recato oggi a Niamey per incontrare la comunità francese e le autorità nigerine. Ai 1500 espatriati il ministro ha raccomandato di prendere “le maggiori precauzioni possibili” e li ha messi in guardia contro la grande minaccia del terrorismo nei tre paesi del Sahel (Mauritania, Mali e Niger): “Nessun posto può ormai essere considerato sicuro”, ha osservato.

Juppé si è assunto “piena responsabilità. per la decisione di intervenire per liberare i due francesi. “La difficile decisione – ha spiegato – è stata presa dal capo dello Stato, in stretta collaborazione con il primo ministro e con il sottoscritto. Non intervenire avrebbe significato assumersi un doppio rischio. Innanzitutto quello di vedere i nostri ostaggi portati in una delle loro basi-rifugio nel Sahel, dove sappiamo bene come sarebbero stati trattati. Il secondo sarebbe stato quello di dare il segnale che la Francia non si batte contro il terrorismo”.

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Jonathan Pollard, Israele chiede la grazia a Obama

gennaio 6, 2011 Controspionaggio No Comments

Il primo ministro israeliano Bejamin Netanyahou ha ufficialmente chiesto al governo degli Stati Uniti la grazia per Jonathan Pollard, un americano che si trova in carcere per attività di spionaggio a favore di Israele.

Netanyahou ha letto di fronte al Parlamento la lettera che ha inviato al presidente Barack Obama, una lettera nella quale chiede “in nome della nazione di Israele la grazia per Jonathan Pollard, che al momento del suo arresto lavorava come agente per il governo israeliano. Il governo di Tel Aviv riconosce di aver agito in maniera sbagliata nei confronti degli Stati Uniti.”

L’ufficio del premier israeliano aveva annunciato già lo scorso 21 dicembre l’intenzione di Netanyahou di trasmettere a Washington la domanda di grazia.
“Lo Stato di Israele ha un debito morale verso Pollard – ha dichiarato il premier – ed è tempo che quest’uomo possa ricongiungersi ai suoi cari e ritrovare la sua vita.”

Pollard, che oggi ha 56 anni, era un analista della Marina americana. La giustizia statunitense lo aveva condannato all’ergastolo nel 1987, perchè aveva fornito a Israele migliaia di documenti segreti riguardo alle attività di spionaggio degli Stati Uniti principalmente nei paesi arabi. Israele ha conferito a Pollard la cittadinanza onoraria nel 1995.

Fonte: Ticino Live

Sventato attentato di Hamas contro lo stadio di Gerusalemme

gennaio 3, 2011 Controspionaggio No Comments

 

(AGI) – Gerusalemme, 2 gen. – Il controspionaggio israeliano ha sventato un attentato terroristico contro lo stadio di Gerusalemme. E’ quanto riferisce Haaretz citando un rapporto dello Shin Bet, che ha arrestato due arabi israeliani, Mussa Hamada e Basem Omri residenti a Gerusalemme Est, che agivano per conto di Hamas. Secondo l’accusa, l’obiettivo dei due uomini era quello di lanciare un razzo sul “Teddy Stadium“, il principale impianto di Gerusalemme Ovest.

Fonte: AGI

Danimarca: arresti per terrorismo

gennaio 2, 2011 Controspionaggio No Comments

Progettavano attentato come Mumbai

BRUXELLES – I cinque arrestati tra Danimarca e Svezia progettavano un attacco ”in stile Mumbai”. Lo ha detto il capo del Pet, il servizio di sicurezza danese, durante una conferenza stampa tenuta oggi pomeriggio. Il riferimento e’ agli attentati compiuti da un commando islamico il 26 novembre 2008 nella citta’ indiana di Mumbai contro la stazione, il centro ebraico Chabad e i due alberghi Taj Mahal e Oberoi/Trident, con un bilancio di 183 persone uccise.
Il capo del Pet ha di fatto confermato la tesi espressa da Lars Erslev Andersen, esperto di sicurezza del Diis (istituto danese di studi internazionali) che in una intervista al canale televisivo Tv2 ha affermato come i cinque volessero ”usare la tattica che ha portato al grande massacro di Mumbai nel 2008”. In quel caso, secondo Andersen, erano coinvolte piu’ persone ”ma la tattica sarebbe stata la stessa”. Secondo quanto riportato dal sito dello Jyllands-Posten, il giornale che avrebbe subito l’attacco, i tre cittadini svedese arrestati la notte scorsa sono entrati in territorio danese a bordo di una macchina a noleggio. I servizi di sicurezza danese e sversese, Pet e Sapo, hanno atteso fino all’ultimo prima di intervenire all’alba. Hans Jorgen Bonnichsen, ex capo operativo del Pet, citato dal sito del giornale ”in altri casi si e’ intervenuti molto prima, ma il fatto di aver atteso finche’ l’attacco era imminente dimostra che avevamo un forte controllo su di loro: il Pet sapeva tutto”

ARRESTATI UN TUNISINO E TRE SVEDESI – – Tre delle persone arrestate con l’accusa di preparare un attacco terroristico contro il giornale danese Jyllands Posten hanno cittadinanza svedese, uno di loro e’ di origine tunisina, un altro e’ di nascita libanese. Un quarto arrestato ha invece passaporto tunisino. Lo specifica il comunicato della Pet (Politiet Efterretningstjeneste, il servizio di controspionaggio danese), secondo il quale tre degli arrestati sono entrati in territorio danese la notte ”tra il 28 ed il 29 dicembre” e sono ”un cittadino tunisino di 44 anni; un cittadino svedese di 29 anni, nato in Libano; un cittadino svedese di 30 anni, di origine non ancora nota”.

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Inchiesta del controspionaggio egiziano smaschera una rete del Mossad nel Sud-Est asiatico!!

dicembre 29, 2010 Controspionaggio No Comments

 

Le indagini scaturite dalla scoperta del tentativo di infiltrazione sionista nella rete di telecomunicazioni egiziana si sono allacciate con altri filoni d’inchiesta aperti dal controspionaggio del Cairo che hanno portato allo smascheramento di una nascente rete di contatti per operazioni del Mossad nel sud-est asiatico, tra Macao, Nepal, Laos e Cambogia.

La dirompente rivelazione é stata data oggi dal quotidiano Al-Shourouk, secondo il cui reportage i due israeliani che avevano reclutato e controllato Tareq Abdel Rezeq Hussein, affarista del ramo tessile e potenziale talpa dei servizi segreti dello Stato ebraico nella rete di comunicazioni egiziana, sarebbero stati riconosciuti e identificati positivamente nelle istantanee scattate a due operativi del Mossad avvistati a più riprese nei più diversi scenari dell’Asia sudorientale: dalle pendici dell’Himalaya ai Casinò dell’ex colonia portoghese.

Il primo a stupirsi della dettagliata descrizione degli spostamenti dei suoi contatti é stato proprio l’accusato Rezeq Hussein, che ha espresso la sua sorpresa di fronte alle prove concrete del serratissimo pedinamento a cui i servizi del Cairo hanno sottoposto i “colleghi” sionisti lungo una mezza dozzina di stati e diverse migliaia di chilometri. Con ogni probabilità questo saggio di bravura sancisce la fine inappellabile dei giorni in cui lo spionaggio di Tel Aviv poteva permettersi di guardare dall’alto in basso le agenzie degli stati vicini é finito per sempre.

La presenza di operativi israeliani nell’Asia del Sud-Est non deve sorprendere, lo Stato ebraico é fin troppo consapevole di come l’asse di potere della politica e dell’economia mondiale stia rapidamente migrando dal Nordamerica all’Asia e, come sembrano confermare queste notizie, cerca di muovere per tempo le proprie pedine, impiantando sul territorio una serie di contatti e strutture onde non farsi sorprendere dall’alba del “Secolo Asiatico”.

Fonte: Virgilio Notizie

Egitto, al via il processo contro presunte spie del Mossad

 

La Corte d’Appello del Cairo ha fissato per il 15 di gennaio l’inizio del processo a carico di Tareq Abd al-Razzaq – La Corte d’Appello del Cairo ha fissato per il 15 di gennaio l’inizio del processo a carico di Tareq Abd al-Razzaq, l’egiziano accusato di spionaggio per conto del Mossad, i servizi segreti israeliani. Lo riferisce il quotidiano egiziano Al-Masri al-Youm, secondo cui tra gli imputati al processo vi sono anche due cittadini dello Stato ebraico, entrambi “latitanti”, tra i quali un ufficiale del Mossad stesso. Fonti della sicurezza egiziana hanno riferito alla testata che le autorità locali stanno svolgendo indagini ad ampio raggio per raccogliere informazioni e prove sulle dichiarazioni rilasciate da Abd al-Razzaq durante gli interrogatori, che farebbero riferimento alla presenza di spie o agenti del Mossad in Egitto. La fonte non ha voluto precisare se la confessione dell’imputato abbia aiutato gli inquirenti a individuare altre persone coinvolte nel caso, ma si è limitata ad affermare che “quando arriveremo a qualcosa, lo annunceremo a tutti”. Tareq Abd al-Razzaq, titolare di una ditta di import-export, è stato arrestato ad agosto mentre si recava in Cina. L’accusa è di spionaggio a favore del Mossad.

Fonte: Virgilio Notizie

Gran Bretagna: in nove incriminati per terrorismo

dicembre 27, 2010 Controspionaggio No Comments

Nove uomini arrestati in una serie di raid della polizia una settimana fa sono stati incriminati con l’accusa di aver ordito una cospirazione per compiere attentati esplosivi in Gran Bretagna e per terrorismo. Lo ha reso noto oggi la polizia britannica.I nove fanno parte del gruppo di 12 uomini arrestati il 20 dicembre scorso, nel corso di quelle che la polizia aveva definito operazioni antiterrorismo essenziali per proteggere la popolazione dalla minaccia di un attentato.

Tre dei 12 sono stati rilasciati senza alcuna incriminazione, dice un comunicato diffuso dalla polizia della contea di West Midlands. Gli altri nove compariranno invece oggi in tribunale a Westminster. ”Oggi ho raccomandato alla polizia che i nove uomini vengano incriminati con l’accusa di aver ordito una cospirazione per compiere attentati esplosivi e per aver adottato una condotta in preparazione di atti di terrorismo con l’intenzione di commetterli o di aiutare qualcun altro a farlo”, ha detto in una nota Sue Hemming, capo della divisione antiterrorismo della Procura della Corona.

“Ho verificato le prove fornitemi dall’Unità antiterrorismo di West Midlands e sono soddisfatta che siano sufficienti per una realistica previsione di condanna, ed è nell’interesse del pubblico che questi uomini siano incriminati con queste imputazioni”, ha aggiunto Hemming. Dei nove, tre, di 24, 26 e 28 anni, sono originari di Cardiff, capitale del Galles; due, di 20 e 28 anni, di Londra; e quattro, di 19, 25, 26 e 26 anni vengono da Stoke-on-Trent, nell’Inghilterra centrale dice la polizia. All’epoca del loro arresto, l’emittente Bbc aveva detto che la maggior parte degli uomini sono britannici, ma che tra loro c’è anche un piccolo numero di bangladeshi. Il comunicato della polizia dice che tra il primo ottobre e il 20 novembre i sospetti hanno cospirato per “provocare esplosione di una natura destinata probabilmente a mettere in pericolo vite o a causare seri danni a proprietà”.

Secondo gli investigatori tra ottobre e il 20 dicembre, quando sono scattati gli arresti, gli uomini avevano scaricato materiale da Internet, fatto ricerche e discusso di bersagli potenziali, condotto ricognizioni e “acceso e testato materiale infiammabile”. La polizia non ha indicato quali fossero i potenziali obiettivi. In un reportage in cui non vengono citate fonti, realizzato all’epoca degli arresti, la Bbc aveva detto che l’operazione era legata a un’inchiesta su attentati in Gran Bretagna ispirati da al Qaeda. L’inchiesta era condotta dall’Mi5 – il controspionaggio – e il presunto complotto era ancora alle prime fasi. La polizia non ha voluto commentare la notizia. Nel 2005 quattro attentatori suicidi provocarono la morte di 52 persone su tre treni e un bus a Londra.

Fonte: Universando

Bulgaria, si dimette il ministro Bozhidar Dimitrov: ex spia comunista

dicembre 21, 2010 Controspionaggio No Comments

Sono più di 200 i funzionari governativi bulgari che hanno un passato da agente dei servizi segreti sovietici – Bozhidar Dimitrov, ministro senza portafoglio con delega per le comunità bulgare all’estero, ha rassegnato le sue dimissioni. La motivazione risiede nel suo passato da agente segreto comunista durante la guerra fredda. Il fatto era risaputo, ma solo ora il premier Borissov ha deciso di richiedere il suo licenziamento, fortemente incorraggiato dallo scandalo scoppiato la settimana scorsa, quando molti diplomatici, che conducono circa il 45% delle 114 missioni bulgare all’estero, si sono rivelate essere ex spie sovietiche.

Quando il primo ministro si era espresso per la loro sostituzione, subito la stampa gli aveva rinfacciato il caso Dimitrov, le cui dimissioni, si prevede, dovrebbero essere accolte dal Parlamento entro Natale. Intanto il premier bulgaro ha ribadito la sua volontà di sostituire le ex spie comuniste, ora ambasciatori. A questo fine è atteso un colloquio con il presidente del paese Gheirghi Parvanov. Quest’ultimo però, socialista ed ex agente sovietico, ha annunciato di manifestare la sua più ridigda opposizione “ad un’eventuale purga con movente politico”. La commissione, predisposta per esaminare gli archivi, ha contato più di 200 funzionari governativi appartenti, in passato, ai servizi segreti comunisti. Tra questi, vi è anche il vice ministro dell’Interno, Pavlin Dimitrov, che prese parte al regime di Todor Zhivkov. Secondo fonti locali, le sue dimissioni sono attese in giornata.

Fonte: Virgilio Notizie

Mina insider su Wall Street. Maxi inchiesta di tre anni verso la conclusione

novembre 22, 2010 Controspionaggio No Comments

«Sono arrivati due ragazzi dell’Fbi convinti che i miei clienti abbiano usufruito di vaste informazioni di insider trading. Ovviamente non sono d’accordo con la loro interpretazione. Ho quindi declinato la loro offerta di indossare microspie per incastrarvi».

Questa informale e-mail, spedita da John Kinnucan di Broadband Research il 26 ottobre a venti fondi d’investimento e pubblicata dal Wall Street Journal, ha improvvisamente portato alla luce un nuovo scandalo che fa tremare tutta la finanza americana: le autorità federali hanno quasi completato, dopo tre anni, una doppia inchiesta civile e penale di insider trading da una costa all’altra degli Stati Uniti. E sotto accusa potrebbero finire decine tra banchieri, consulenti, gestori di fondi, analisti e trader. Sia di protagonisti prestigiosi dei mercati – la newyorchese Goldman Sachs – che di società nuove e oscure – l’expert network californiano Primary Global Research. Numerose «reti», sospettano le autorità, avrebbero intascato guadagni illeciti per decine di milioni di dollari. Una prima ondata di incriminazioni, già presentate in seno a un gran jury che le deve approvare, potrebbe scattare entro fine anno.

L’incertezza rimane elevata: i casi di insider trading sono considerati difficili da provare in tribunale. Ma le dimensioni e ramificazioni delle indagini sono potenzialmente senza precedenti: l’obiettivo delle authority, dal ministero della giustizia (in particolare la procura di New York) alla Securities and Exchange Commission, sembra essere un vero e proprio processo a una diffusa cultura dell’illegalità o dell’irregolarità. Tanto da richiamare alla memoria lo shock dei bilanci truccati passato alla storia con i crack di Enron e Worldcom e quello, ancora fresco, dei mutui subprime.

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Spionaggio in Nord Europa: le polizie di Norvegia e di Danimarca sapevano

SPIONAGGIO IN NORD EUROPA – Nuove rivelazioni sui casi delle ambasciate Usa di Oslo e Copenaghen che avrebbero condotto per dieci anni operazioni segrete di sorveglianza su cittadini norvegesi e danesi.

Knut Storberget, ministro della Giustizia del governo norvegese, ha detto ieri nella sua relazione al Parlamento che la polizia di Oslo e il Servizio segreto erano stati informati dall’Ambasciata Usa della creazione di un gruppo di spionaggio.

Il quotidiano Dagbladet ha pubblicato ieri in prima pagina una lettera datata 5 maggio 2000: su carta intestata dell’ambasciata Usa, il capo della sicurezza dell’ambasciata scrive a Odd Berner Malme e a Leif Seljesæter della polizia di Oslo per avvertirli che era stato istituito un gruppo di osservazione per monitorare strutture di rilievo per gli Stati Uniti. Né Seljesæter né Malme ricordano di aver mai ricevuto la lettera, ma intanto il ministro Storberget ha detto che la polizia sapeva.

Secondo il ministro la polizia e i Servizi segreti avrebbero per anni discusso al loro interno se l’attività condotta dall’Ambasciata Usa fosse o meno in violazione con le norme norvegesi. Alla fine non avrebbero ravvisato nessun reato e per questo non hanno avvertito le autorità, dalle quali infatti non è mai stato dato nessun via libera alla sorveglianza, come ha detto Storberget. Proprio sulla natura della sorveglianza, Storberget ha detto che l’inchiesta va avanti per capire cosa effettivamente sia successo e se ci siano state delle violazioni. Il caso è nelle mani del distretto di polizia di Østfold.

Notizie nuove vengono anche dalla Danimarca, dove martedì scorso la Politiets Efterretningstjeneste (l’agenzia danese di intelligence) ha confermato che era al corrente delle attività condotta dall’ambasciata degli Stati Uniti a Copenaghen. La Politiets Efterretningstjeneste ha aggiunto che alcuni uomini della polizia della Capitale danese sono stati coinvolti nelle indagini e che tutto è stato svolto legalmente, visto che l’unico scopo era quello di mantenere la sicurezza dell’ambasciata. L’attività sarebbe partita dalle indagini su alcuni cittadini sospetti.

Anche in questo caso, però, le pressioni della politica e della stampa non consentono di chiudere il caso e le indagini proseguono per scoprire se le autorità statunitensi abbiano acquisito video o altre informazioni su cittadini danesi: se così fosse, l’attività sarebbe in contrasto con le normative danesi.

Fonte: Diretta News

Guida al controspionaggio

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