Le donne saudite tracciate con il GPS

gennaio 31, 2013 Localizzatori Gps No Comments

I localizzatori GPS sono entrati appieno nel quotidiano degli occidentali. Innumerevoli gli utilizzi che i sistemi GPS più all’avanguardia possono avere: localizzare il proprio bagaglio, controllare il proprio animale domestico, osservare i movimenti del partner, monitorare a distanza la posizione di un bambino…
I dispositivi di ultima generazione, come il micro GPS/GPRS di Endoacustica, possono addirittura controllare la velocità (di un veicolo ad esempio) e fungere da vere e proprie microspie con cui ascoltare ciò che avviene attorno all’apparecchio.

Ha fatto scalpore l’utilizzo che il governo dell’Arabia Saudita sembra faccia di questi sistemi. Pare infatti che il governo saudita avrebbe messo a punto un sistema di tracking che segnala gli spostamenti delle donne del Paese fuori dal confine. Nel dettaglio, una donna si sarebbe resa conto che, mentre varcava il confine, giungeva un sms sul cellulare del marito avvisandolo che la moglie aveva lasciato l’Aeroporto Internazionale di Riyadh. Ma la donna stava viaggiando proprio con il marito in questione. La coppia ha quindi contattato Manal al-Sherif, un’attivista saudita per i diritti delle donne. La grave violazione della privacy è immediatamente rimbalzata su Twitter e su numerosi blog raccogliendo molta indignazione.

In particolare il blog Riyadh Bureau ha spiegato che questo “sistema di monitoraggio” non riguarderebbe solo le donne, ma anche i minorenni di qualsiasi sesso e i lavoratori. In questo caso a ricevere il messaggio sarebbero i datori di lavoro qualora i dipendenti oltrepassassero il confine saudita. Il “servizio”, attivo dal 2010, era inizialmente fornito solo su richiesta, ora riguarderebbe il controllo di tutti gli appartenenti alle tre categorie (donne, minorenni, lavoratori).
Ciò che ha lasciato inizialmente in dubbio è come faccia il governo ad inviare sms a uomini di cui teoricamente non conosce il numero di cellulare. A quanto sembra, la maggior parte delle persone ha fornito al Ministero degli Interni il proprio numero di telefono all’atto di registrazione sul sito del Ministero. Un espediente governativo che aumenta ancor di più il potere dell’uomo nella società saudita.

Favori in cambio di rapporti sessuali: arrestato il pm Staffa

gennaio 28, 2013 Intercettazioni No Comments

Uno dei pm più in vista nella capitale, Roberto Staffa, titolare di numerosi processi antimafia, contro la criminalità organizzata e contro gli aborti clandestini, ora accusato di corruzione, concussione e rivelazione di segreti d’ufficio. Accuse pesanti per il pubblico ministero inchiodato nei giorni scorsi da microspie installate, su disposizione dell’autorità giudiziaria di Perugia, nel suo ufficio.

Secondo indiscrezioni, Staffa si sarebbe compromesso a causa di relazioni con sei trans stranieri e in parte esercenti l’attività di prostituzione. Per due di loro, Staffa avrebbe dato parere favorevole alla scarcerazione e rilasciato un temporaneo permesso di soggiorno per motivi di giustizia. Il pm avrebbe poi provveduto ai rinnovi del documento. Per uno dei trans, Larissa De Olivera Dias, il magistrato si sarebbe prodigato anche di più, avvisandolo, con parole ben pesate, di una perquisizione imminente. Non solo, si parla anche di immagini che riprendono per due volte relazioni sessuali all’interno del suo ufficio con una donna, l’amante del boss Casamonica, al fine di concederle un permesso di colloquio con il detenuto e parere favorevole alla sostituzione della misura della custodia cautelare in carcere con quella degli arresti domiciliari del boss.

Le indagini erano partire circa un anno e mezzo fa, quando un transessuale, arrestato nell’ambito di un’operazione contro la prostituzione, aveva vantato rapporti di amicizia con il pm, e avrebbe dichiarato di subire una sorta di ricatto dal magistrato, che gli avrebbe assicurato protezione in cambio di rapporti sessuali. Quell’interrogatorio fu immediatamente trasmesso alla procura di Perugia che avrebbe fatto scattate le intercettazioni ambientali e telefoniche, che nel giro di alcuni mesi avrebbero fornito riscontri al racconto.
A servizio della procura di Roma da 15 anni, per ben otto di questi Staffa ha fatto parte del pool della Direzione distrettuale antimafia e per un periodo di tempo relativamente breve si è anche occupato delle indagini sulla scomparsa di Emanuela Orlandi. Ma il suo nome è legato soprattutto all’inchiesta sugli aborti clandestini Villa Gina. Il pm era noto in procura anche per la sua passione per la musica al punto da far parte di un gruppo, i Dura Lex, in cui suonavano anche altri magistrati e avvocati.
Secondo indiscrezioni, il provvedimento di arresto sarebbe stato deciso dopo mesi di indagini con microspie e telecamere piazzate nel suo ufficio di piazzale Clodio, che avrebbero consentito di raccogliere indizi concreti circa le sue presunte responsabilità.

Mamma-blogger regala un cellulare al proprio figlio assieme al regolamento per il suo utilizzo

Gregory Hofmann è un tredicenne statunitense che, come molti adolescenti, ha ricevuto un cellulare per Natale. Ma nel pacchetto regalo ha trovato una sorpresa: un contratto. 18 punti per l’esattezza che regolano l’uso dello strumento. A redigerlo la sua meravigliosa mamma.

Regole di comportamento e obblighi a cui mantener fede, pena il sequestro del telefono stesso. La madre del ragazzo non è di certo una sprovveduta, estranea alla tecnologia e all’educazione, anzi è una blogger abbastanza famosa che si occupa di una rubrica sul rapporto con i figli e il ruolo dei genitori sull’Huffington Post, su cui ha reso pubblico anche il contratto. Nel documento si mescolano affetto e autorità: «È il mio telefonino. L’ho comprato, l’ho pagato, lo sto prestando a te. Non sono meravigliosa?». Esordisce la mamma-blogger. Tra i primi obblighi quello di fornire sempre la password utilizzata e di non ignorare mai una chiamata da mamma o papà. Si passa alla consegna del cellulare ai genitori alle 19.30 nei giorni lavorativi, e alle 21 nei weekend. Spento quindi nella notte e divieto assoluto di portarlo a scuola. Nel regolamento passano anche lezioni di vita: «Non fare miliardi di foto e video. Non c’è bisogno di documentare tutto. Vivi le tue esperienze. Saranno salvate nella tua memoria per sempre». E ancora «Non usarlo per offendere altri, non mandare messaggi che non diresti anche a voce, in faccia a qualcuno. Spegnilo in luoghi pubblici».

Senza fronzoli mamma Hofmann centra il bersaglio: «No porno. Cerca informazioni sul web di cui discuteresti apertamente con me. E se hai domande particolari, chiedi a me, o magari a papà», «Non inviare immagini delle tue parti intime, o di qualcun altro. È pericoloso e potrebbe rovinare la tua vita di adolescente e di adulto. Il cyberspazio è vasto e più potente di te. Ed è difficile far scomparire qualcosa del genere, tra cui una cattiva reputazione».

Divertente se vogliamo l’idea della mamma americana. Dietro questo documento si nascondono le paure di numerosi genitori che non hanno il controllo dei dispositivi mobile dei propri figli e l’utilizzo degli stessi non è sempre consapevole. Dare un regolamento può essere una buona idea, ma non del tutto. La consapevolezza di essere tenuto sotto controllo potrebbe facilmente portare il ragazzo a trasgredire per “altre vie”. Molti genitori utilizzano software spia che, installati sul cellulare dei propri figli, permette loro di conoscere tutto ciò che avviene sul telefono in ogni momento, compresa la posizione GPS e l’ascolto di ciò che avviene attorno al dispositivo. In questo modo si ha la certezza di essere a conoscenza di eventuali pericoli e si lasciano i ragazzi liberi di vivere le proprie esperienze.

Agente Cia accusato di aver passato informazioni riservate

Se un agente della Cia viene accusato di aver spifferato dei segreti, non possiamo davvero stare più tranquilli.
John Kiriakou, 48 anni, agente modello con 15 anni di servizio alle spalle. Premi e riconoscimenti per il suo operato nel corso del tempo, numerose missioni estere alla ricerca dei potenti di Al Qaeda. Nel 2007 commise la prima gaffe pubblica parlando in tv del waterboarding, la tecnica di tortura attraverso simulazioni di affogamento suscitando numerose polemiche e attirando l’attenzione dei giornalisti. Ed è proprio ad un reporter del New York Times che Kiriakou avrebbe passato informazioni riservate.

L’ex agente Cia avrebbe ammesso di aver violato l’Intelligence Identities Protection Act inviando una mail al giornalista con il nome di un altro agente della stessa agenzia. Il nome del collega non è mai stato svelato, ma il reato per “pubblicazioni radicali che vogliono svelare le identità di agenti segreti” è stato in ogni caso compiuto.

Insomma John Kiriakou si è aggiudicato il primato di primo agente Cia che finirà in carcere per per fuoriuscita di informazioni riservate ai media. Si prevede la reclusione per circa 30 mesi.

Questo è l’ennesimo episodio, se vogliamo uno dei più eclatanti, di infedeltà da parte di un dipendente, sia esso un operaio, un dirigente o addirittura un agente segreto. Molti amministratori sono corsi ai ripari adottando particolari sistemi di sorveglianza che permettono un controllo sia real time che in differita. In ogni caso la consapevolezza di essere osservati inibisce atti illeciti e coglie in fallo ogni eventuale tentativo di tradimento.

Le microcamere possono essere ovunque

Sempre più frequenti sono le notizie di microcamere installate in luoghi impensabili come palestre, chiese e addirittura bagni pubblici. Piccolissime e discrete riescono ad essere impiantate in oggetti quotidiani e di uso comune così da non destare nessun sospetto.

Un esempio di questo fenomeno può essere l’episodio avvenuto nello spogliatoio della Samarcanda Racanese, squadra di volley della provincia di Treviso, dove è stata rinvenuta una microspia che sembrerebbe esser stata installata dall’allenatore della squadra femminile allo scopo di spiare le giocatrici sotto la doccia. Delle immagini che l’impianto di videoregistrazione dovrebbe aver catturato, non c’è traccia né nel computer dell’uomo e neppure nella scheda di memoria della videocamera seppure nel momento in cui una ragazza ha scovato il dispositivo, era accesa la lucina rossa che indica la registrazione in corso. L’apparecchio era nascosto all’interno di una scatola di cartone posata sopra un muretto divisorio tra lo spogliatoio e la zona delle docce.
La ragazza, dopo aver trovato la microcamera si è rivolta all’allenatore che le ha raccomandando di non dire nulla dell’accaduto; ma alcune ragazze si sono confidate con i genitori ed è scattata la segnalazione ai carabinieri.
La Procura ha incaricato il perito di accertare se la scheda di memoria sottoposta ai primi accertamenti sia effettivamente quella originale. Il dubbio degli inquirenti è che il supporto sia stato sostituito.

Ancora più sconcertante può risultare il ritrovamento di un occhio elettronico in una toilette di una parrocchia di Longara. Una ragazzina è stata incuriosita da una piccola lucina che proveniva da un porta rifiuti e, aprendolo, ha trovato la microcamera.
Il centro parrocchiale era aperto per il week end per una sagra e la spy cam stava riprendendo i fruitori del wc da diverse ore.
Nelle immagini registrate si vedono due uomini e la ragazza minorenne che ha scoperto la microcamera in bagno. Si pensa che i colpevoli possano essere persone inesperte data la scarsa professionalità dello strumento. Di certo chiunque avrebbe potuto avere accesso al bagno del centro parrocchiale data l’occasione di festa e il viavai di gente.

Molti centri sportivi e responsabili di luoghi pubblici si stanno dotando di validi strumenti per la bonifica ambientale. Con questi è possibile rivelare la presenza di microspie anche a grande distanza nell’arco di pochi minuti. Apparecchi semplici e di facile utilizzo che potrebbero evitare spiacevoli episodi e danni di immagine.

Spionaggio industriale in crescita dell’800%

L’osservatorio nazionale per la sicurezza informatica di Yarix con sede vicino Treviso, ha evidenziato nei giorni scorsi un preoccupante aumento di attacchi informatici ad aziende e privati in tutto il mondo. La percentuale di dilatazione del fenomento segnalerebbe l’81% in più nel corso del 2012 per un totale di 5,5 miliardi di infiltrazioni in dati privati. Uno dei principali fattori che contribuirebbe alla crescita delle attività di spionaggio industriale sarebbe ravvisabile nella crisi economica globale della quale non si intravede ancora la fine e nella quale tutti sono impegnati a sottrarre al concorrente quanto più possibile al fine di incrementare, anche di poco, i propri guadagni.

Secondo quanto rilevato dall’Osservatorio veneto per la sicurezza informatica, la sottrazione di informazioni strategiche ai danni delle sole aziende del settore produttivo con sede nel nord-est italiano, nel corso dello scorso anno, è aumentata di oltre l’800%. Gli strumenti sono dei più disparati: microspie impiantate in accessori comuni, software spia installati di nascosto sui cellulari dei concorrenti, videocamere nascoste

Lo spionaggio industriale rappresenta un reato che esiste da sempre, ma come abbiamo asserito in precedenza, in questi tempi di crisi sembra essersi acuito, causando numerosi casi di infedeltà del personale interno alle imprese. Il timore di licenziamenti facili o di provvedimenti di mobilità mettono a dura prova anche i professionisti che, sentendo sottostimate le proprie competenze o in alcuni casi per vendetta nei confronti dell’azienda, utilizzano la possibilità di accedere a dati ed informazioni importanti per poterli rivendere o sfruttarli ai propri scopi.

Tra i numerosi casi che quotidianamente vengono resi pubblici, quella di una multinazionale con sede principale in provincia di Verona che ha subito un attacco mirato contemporaneamente a tutte le sue cinque sedi sparse per il mondo. Dati cancellati e partizioni del sistema operativo crittografate che hanno reso inutilizzabili i sistemi. L’amministratore ha dovuto ricorrere alla cassa integrazione per diverso tempo per oltre 400 dipendenti, con perdite in termini di ordini per centinaia di migliaia di euro. Un incidente che si sarebbe potuto evitare se solo fossero stati adottati provvedimenti che assicurano la sicurezza informatica.
Firewall e antivirus aggiornati non sono abbastanza, videocamere di sorveglianza e periodiche bonifiche ambientali sono ormai da preventivare per assicurare una lunga vita alla propria azienda.

Il rapimento Calevo risolto dall’ordinazione di una pizza

È stato liberato l’imprenditore edile Andrea Calevo, sequestrato il 17 dicembre scorso dopo una rapina nella sua villa a Lerici (La Spezia). Calevo era stato portato via da tre uomini che lo attendevano in casa dopo aver immobilizzato e legato sua madre. Il giovane è stato liberato con un’operazione realizzata in sinergia dalla polizia di stato e dai carabinieri.

Pare che i sequestratori si siano traditi ancor prima di raggiungere Calevo. Infatti sono stati ripresi la sera del 16 dicembre da una telecamera di sorveglianza piazzata lungo la strada. A bordo di un furgone bianco hanno inseguito l’imprenditore che tornava a casa con la sua Audi. Il mezzo sospetto è risultato intestato a Pierluigi Destri, 70enne piccolo imprenditore edile con precedenti per droga e rapine. Il furgone ha portato la polizia a sospettare dei malviventi.

La prima telefonata fatta dall’imprenditore alla famiglia proveniva da una cabina telefonica a poca distanza dalla Torre di Pisa. La scelta della località sarebbe stata fatta per non rivelare la zona dove il giovane veniva tenuto prigioniero.

La chiave di volta delle indagini è stata una intercettazione telefonica: i due rapinatori che erano rimasti in casa hanno ordinato, per telefono, una sola pizza. Facile è stato capire che quella pizza non era stata ordinata per gli abitanti della villetta, che erano appunto in due, ma per una terza persona, l’ostaggio.
Sembrerebbe che a capo del sequestro ci sia Pierluigi Destri di Ameglia, capobanda di 70 anni e suo nipote Davide Bandoni, 23enne di Sarzana coadiuvati da due albanesi Fabijan Vila, muratore di 20 anni e Simon Halilai di 23. Ma pare che la banda godesse anche di altri componenti non ancora individuati.
Prima di fare irruzione nella villa, i militari hanno hanno isolato i telefoni cellulari dei complici così in modo da impedirgli di avvertire il capobanda che stava per essere catturato in centro a Sarzana. Una volta usciti per strada, sono stati catturati.
Alla vista dei Carabinieri, Calevo ha esclamato “Grazie” e poi è scoppiato a piangere. L’uomo è stato ritrovato nello scantinato con gambe e piedi legati. Ha raccontato la sua difficoltà nello scandire il tempo e la sua paura di essere ucciso. Vedeva i rapinatori a volto coperto solo quando gli portavano del cibo.

Lo scopo del rapimento sarebbe stato il denaro, infatti il 21 dicembre è stata inviata alla famiglia Calevo una richiesta dattiloscritta di riscatto di 8 milioni di euro. A questa era allegata una lettera scritta a mano da Andrea in cui diceva di assecondare la volontà dei rapinatori.
Dopo il ritrovamento di Andrea Calevo si può affermare che ancora una volta i software spia si sono rivelati fondamentali nel corso delle attività investigative. Questi strumenti, assieme alle microspie, sono i prediletti dalle forze dell’ordine e nel 90% dei casi si rivelano decisivi per la risoluzione di casi enigmatici.

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Le Micro telecamere rappresentano un decisivo passo in avanti nella miniaturizzazione di elementi ottici, premiando un prodotto di rara fattezza e funzionalità. La microtelecamera, infatti, oltre ad avere ridottissime dimensioni (il suo diametro può raggiungere i 3.5mm x 8.6mm), possiede caratteristiche tecnico-funzionali ineguagliabili.
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31 Lug 2013

Si è soliti sostenere che la privacy non ha prezzo, oggi però ci sono dei parametri attendibili con cui farsi un’idea: il tariffario con cui gli operatori telefonici e gli Internet service provider statunitensi vendono le conversazioni degli utenti al governo. Dopo il caso Snowden, a svelare il listino prezzi è stato il …

Spionaggio per manipolare i social network secondo il Guardian

10 Mag 2011

Lo dice il Guardian. L’esercito americano sta sviluppando un software che consente di manipolare segretamente i siti di social media utilizzando falsi personaggi online per influenzare le conversazioni su Internet e diffondere propaganda filo-americana. Una società californiana si è aggiudicata un contratto con la United States Central Command (Centcom), che …

Le vite degli altri a Pechino

7 Mag 2011

Istituiti nuovi controlli su Internet mentre la tv vieta i film di spionaggio e crimine Istituzione di un nuovo ufficio per coordinare i controlli di Internet, proibizione di teletrasmettere film che includono immaginari viaggi nel tempo, ma anche quelli di spionaggio e di crimine, e l’ex ministro della Pubblica Sicurezza, …