Repressione contro la popolazione in Siria: tre aziende accusate di aver fornito al regime di Damasco strumenti per intercettazione e monitoraggio dei dissidenti

spionaggio siria

Gli Stati Uniti d’America non esportano solo democrazia, ma anche strumenti di controllo venduti direttamente a ‘governi canaglia’ e regimi. Si tratta naturalmente di una pratica che va avanti da sempre, ma che ultimamente è diventata un po’ scomoda nell’ambito dell’ostentata trasparenza dell’amministrazione Obama.

Così il Dipartimento del Commercio degli Stati Uniti sta indagando se la tecnologia prodotta da una società californiana, abbia potuto aiutare la polizia siriana nella mappatura e nel monitoraggio attraverso microspie dei dissidenti al regime, a cui ha fatto seguito una violentissima e sanguinosa repressione che ha portato alla morte di migliaia di civili inermi.

Funzionari del commercio stanno cercando di determinare se Blue Coat Systems di Sunnyvale, in California, sia stata a conoscenza che la sua attrezzatura e il suo software potesse venir utilizzato dal governo siriano.

L’azienda ha già detto che non ha venduto apparecchiature spia o software spia al governo siriano, ma ha riconosciuto che i suoi prodotti vengono utilizzati comunque in Siria e forse il regime li ha ottenuti attraverso una terza parte. Le sanzioni Usa imposte alla Siria vietano la vendita di gran parte delle categorie merceologiche alla nazione e gli inquirenti stanno cercando di determinare chi ha fornito la tecnologia Blue Coat alla Siria.

Una dichiarazione da parte della società risale a questo mese: “Blue Coat è consapevole delle violenze in Siria, ed è addolorato per la sofferenza umana e la perdita di vite che potrebbe essere il risultato di azioni operate da un regime repressivo. Non vogliamo che i nostri prodotti possano essere utilizzati dal governo della Siria o da qualsiasi altro paese sotto embargo dagli Stati Uniti”.

Stando alle dichiarazioni della società. La tecnologia Blue Coat non è destinata a scopi di sorveglianza, ma ha funzioni che potrebbero aiutare le autorità a monitorare le comunicazioni elettroniche, permettendo anche il blocco per alcune persone ad accedere a determinati siti web e alcune forme di social media.

Ieri in parlamento tre senatori hanno esortato l’amministrazione Obama a verificare se Blue Coat e un’altra società californiana, HP, abbiano fornito “strumenti di repressione” a Damasco.

“Che la vendita di apparecchi made in Usa possa aver contribuito alla violenza in corso è inaccettabile e deve essere studiata una soluzione al più presto possibile”. Se il Dipartimento del Commercio scoprisse che Blue Coat ha consapevolmente violato le regole di licenza, potrebbe far pagare una multa alla società fino a 1 milione di dollari.

Le società statunitensi che desiderano esportare dispositivi che sono “utili principalmente alle intercettazioni nascoste via cavo di comunicazioni orali o elettroniche” deve rivolgersi al Dipartimento del Commercio per una licenza, secondo le norme vigenti per l’esportazione.

Comunque le vendite delle aziende USA alla Siria sono illegali fin dai tempi delle sanzioni imposte dal presidente George W. Bush, cioè il 2004.
C’è di più. Nel corso di un’audizione al Congresso dello scorso 9 novembre, l’Assistente Segretario di Stato Jeffrey Feltman ha detto che, per la tecnologia Blue Coat utilizzata in Siria, non era stata concessa alcuna licenza di esportazione.

Ma oltre a Blue Coat c’è anche Hewlett-Packard (HP), che avrebbe installato più di 500.000 dollari di attrezzature in sale computer in Siria. I cervelli elettronici sarebbero alla base di un sistema di sorveglianza in fase di costruzione, in grado di monitorare l’uso di e-mail e internet nel paese. La base operativa di HP sarebbe dunque un centro di controllo per gli agenti siriani di Damasco, con cui hanno potuto tenere traccia delle comunicazioni dei cittadini e instradare i dati, secondo i modelli e le persone di riferimento, imparando ad avere familiarità con un sistema di controllo repressivo. Incaricata di eseguire il progetto c’era un’azienda italiana, Area SpA.

“La politica di HP è quello di rispettare tutte le leggi di controllo delle esportazioni degli Stati Uniti e regolamenti,” ha detto la società in un comunicato. “Non abbiamo alcun dipendente o strutture in Siria, e le nostre vendite in questo paese sono state limitati agli organismi che siano coerenti con legge degli Stati Uniti e la politica di licenza sui prodotti di telecomunicazioni. La conformità con gli Stati Uniti e le leggi del commercio internazionale sono la massima priorità per HP”.

Spionaggio industriale contro Greenpeace: pesante multa ad Électricité de France

novembre 18, 2011 Spionaggio No Comments
greenpeace

Il colosso energetico EDF – Électricité de France, uno tra i primi produttore di elettricità a livello mondiale, si è preso una bella multa la settimana scorsa. 1.3 milioni di sterline per essere stato riconosciuto colpevole di spionaggio industriale contro Greenpeace, l’organizzazione non governativa che porta avanti le sue battaglie per preservare il pianeta terra, contro gli scempi e l’inquinamento.

Ma raccontiamo meglio tutta la vicenda. Jean McSorley, 53 anni, è un importante attivista anti-nucleare, che ha contribuito a fondare il Gruppo di Azione Barrow nel 1980, che in seguito divenne noto come Cumbrians Opposed to a Radioactive Environment (CORE). La signora McSorley ha lavorato come coordinatore anti-nucleare per Greenpeace durante tutti gli anni novanta ed ha anche lavorato nell’università e pubblicando libri, viaggiando in Australia e in Estremo Oriente.

La società francese EDF è stata trovata con le mani nel sacco, in possesso dei profili di diversi attivisti in Francia e nel Regno Unito. Tutta l’organizzazione ecologista era tenuta sotto controllo dalla multinazionale, con microspie ambientali ed anche il computer dell’ex capo delle campagne di Greenpeace Francia, Yannick Jadot, era stato violato nel 2006.

Con una certa dose di ironia la signora McSorley ha detto che, anche se tutte le informazioni su di lei erano già di pubblico dominio, i metodi della società sono stati subdoli.

Oltre alla multa EDF è stata condannata a pagare 428.000 sterline di danni a Greenpeace. Ma non finisce qui. Il direttore esecutivo di EDF, Pierre-Paul François, è stato condannato a tre anni di carcere insieme a Pascal Durieux e Thierry Lorho. Philip Lieberman, Presidente e Amministratore Delegato, specialista nella gestione dei casi di furto di profili delle identità, ha detto che il caso di EDF, un trojan utilizzato per spiare Greenpeace – è notevole perché la saga è iniziata più di cinque anni fa e la multa così grave vuole essere da esempio.

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