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Come scoprire se qualcuno ti sta spiando in poche semplici mosse

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Temi che qualcuno abbia piazzato dei microfoni nel tuo appartamento? Hai paura che stiano spiando ogni tuo movimento? Sei convinto che nella tua auto ci sia una microspia? Vediamo insieme quali segnali prendere in considerazione per evitare qualsiasi abbaglio interpretativo e giungere invece alla verità.

Prima di passare a elencare i segni tangibili e quelli meno evidenti di eventuali intercettazioni in atto, sarebbe  tuttavia opportuno chiedersi: perché dovrebbero spiare proprio me? La domanda non è affatto banale né scontata giacché, a detta degli psicologi, il dubbio e la paranoia possono distorcere i fatti e creare inquietudine laddove non avrebbe ragione di esistere.

I motivi che giustificano un’azione di spionaggio possono essere diversi e oltremodo circostanziati. Le situazioni a rischio più ricorrenti sono comunque le seguenti:

    1. Sei un noto imprenditore;
    2. Fai un lavoro importante che richiede un certo livello di segretezza;
    3. Sei un politico, un noto scienziato o un funzionario pubblico di spicco;
    4. Sei in procinto di divorziare;
    5. Tua moglie o tuo marito sospetta un tuo tradimento;
    6. Sei un attivista militante in organizzazioni ani-governative;
    7. Frequenti newsgroup o comunità on line che trattano di cospirazione;
    8. Sei già stato arrestato per crimini legati al terrorismo;
    9. I tuoi amici fanno parte di circoli occulti di qualche genere;
    10. Il tuo vicino ti odia a morte;
    11. Sei molto ricco;
    12. Sei vittima di uno stalker;
    13. Sei una celebrità.

Perciò, se in qualche modo ti trovi a vivere alcune delle circostanze sopraelencate, esiste un’alta probabilità che i tuoi dubbi siano fondati. In questo caso varrebbe la pena sincerarsi di non avere microspie nascoste in casa o in auto.

Ricognizione visiva dell’ambiente

Dunque da dove cominciare per arrivare a scoprire se qualcuno ti sta spiando? Il primo comportamento da adottare è quello di avviare un controllo visivo delle aree più a rischio della casa, passando via via in rassegna cassettine di derivazione, prese elettriche, lampadari, oggetti di uso quotidiano ecc. Generalmente si parte con l’ispezionare l’impianto elettrico. Le viti dell’interruttore della luce sono allentate? Hai notato degli spostamenti nei cablaggi elettrici come ciabatte, alimentatori vari, prese o spinotti? C’è un leggero deposito di intonaco sul pavimento, proprio sotto un interruttore o una presa elettrica? La stessa cosa vale per le luci e i lampadari. Tutti questi indizi lasciano intendere che qualcuno abbia effettivamente messo mano all’impianto elettrico, presumibilmente per installare dei microfoni o delle telecamere alimentati direttamente via rete. In caso di microspie video è importante altresì fare attenzione a fori anomali apparsi all’improvviso nelle prese elettriche, lampade a muro o cassettine di derivazione, creati ad hoc per ospitare l’occhio di una microtelecamera.

La regola vuole che i dispositivi alimentati da rete elettrica siano stati installati per durare nel tempo, tuttavia esistono anche microspie, telecamere wireless, trasmettitori audio-video ecc. a breve-media durata che funzionano anche a batteria, ovvero per un periodo di tempo limitato. Queste apparecchiature vengono collocate nei posti più impensabili e disparati. In questo caso dovrai armarti di santa pazienza e ispezionare qualsiasi oggetto cavo che abbia la capacità di contenere trasmettittori anche di minuscole dimensioni. Per quanto concerne l’ispezione dell’auto, devi innanzitutto controllare che non siano state spostate plastiche e coperture in genere, sia internamente che esternamente all’abitacolo, o che non vi siano strane interferenze nell’autoradio o variazioni di intensità nelle luci del cruscotto.

Uso dei rilevatori di microspie audio-video

Dopo la fase di ricognizione visiva, è fortemente consigliato l’utilizzo di rilevatori di microspie per scovare in maniera definitiva quello che al tuo occhio è sfuggito. Un rilevatore di microspie, o bug detector, è un dispositivo elettronico in grado di individuare microfoni ambientali, trasmettitori audio-video, telecamere nascoste e via discorrendo, avviando lo scanning delle frequenze  generalmente utilizzate dai dispositivi di spionaggio. Questo tipo di operazione prende il nome di bonifica radio, o bug sweeping. Oggi esistono in commercio molte apparecchiature di contro-sorveglianza atte a eseguire operazioni di bonifica ambientale, anche se il loro utilizzo è ad appannaggio esclusivo di polizia, forze dell’ordine in generale ed enti governativi. Ne esistono di diversi tipi, da quelli entry-level, idonei a rilevare le microspie più comuni operanti su determinate bande di frequenze, fino a giungere a dispositivi estremamente sofisticati capaci di identificare i cosiddetti Mezzi Tecnici Speciali (STM) utilizzati soprattutto in ambito militare. Esistono poi apparecchiature in grado di scovare trasmettitori GSM, generalmente alloggiati negli autoveicoli per rilevarne la posizione o per avviare l’ascolto ambientale delle conversazioni all’interno dell’abitacolo. Un caso a parte è la verifica degli impianti cablati, in cui rientra il controllo della linea telefonica fissa, che utilizza strumenti professionali multifunzionali di ricerca a risonanza e/o induzione, non proprio alla portata di tutti.

Maestra fermata dalle telecamere nascoste, maltrattava i bambini

Arrestata in flagranza, inchiodata dalle immagini di una microcamera piazzata nell’aula. Così, dopo aver ricevuto alcune denunce e non potendo dimostrare diversamente i maltrattamenti ai danni dei bambini, sono intervenuti i Carabinieri.

Il soggetto in questione è una donna, un’insegnante di circa 60 anni, che avrebbe in più occasioni strattonato i suoi piccoli alunni, spesso urlando e rimproverandoli fino a terrorizzarli. Avrebbe anche minacciato i bambini di punirli con corpi contundenti, e qualche alunno sarebbe stato scaraventato sulla sedia perché non desse fastidio. Scene viste in diretta dai carabinieri, episodi che avrebbero shoccato i bimbi, inducendo i militari ad intervenire prima della conclusione delle indagini. La maestra, di origini calabresi, è stata arrestata in flagranza di reato, mentre proseguono gli accertamenti. 

L’inchiesta, si è appreso da fonti investigative, era stata avviata da una settimana, ma sarebbero state sufficienti poche ore di visione diretta tramite le telecamere nascoste, installate nell’aula in cui prestava servizio la maestra, per far ritenere ai carabinieri che era necessario intervenire per evitare il protrarsi del presunto reato e tutelare i piccoli alunni. Diversi gli episodi registrati, in alcuni di questi sarebbero evidenti i maltrattamenti di cui erano state vittime i bambini. 



Prima di saperne di più bisognerà attendere l’udienza di convalida e l’interrogatorio della maestra, adesso ai domiciliari. Sarà in ogni caso difficile riacquisire fiducia nelle istituzioni scolastiche sia per i genitori che per chiunque legga quotidianamente questo genere di notizie. In molti infatti si premuniscono installando micro camere in oggetti “scolastici”. Dai passeggini agli orologi, astucci e qualsiasi cosa possa ospitare un piccolissima telecamera che consenta di monitorare real time ciò che avviene in asili e scuole. Dotarsi di piccoli strumenti di videosorveglianza è l’unico modo per essere realmente sicuri di ciò che avviene in ambienti fuori dal proprio controllo.

Anziani maltrattati in una casa di riposo

Sono state ancora una volta le microcamere nascoste installate dalla Guardia di Finanza di Terni a fare emergere la triste vicenda di una casa di cura per anziani.

Utenti maltrattati, insultati, chiusi a chiave nelle loro stanze. Alcune persone, operanti all’interno della struttura, non se la sono più sentita di tacere di fronte ad episodi di violenza a cui avevano assistito; così hanno chiesto l’intervento dei finanzieri, i quali hanno tenuto sotto controllo per tre mesi la struttura sanitaria. Microcamere e pedinamenti hanno portato alla luce situazioni di abusi e prepotenza.

Secondo quanto riferito dalla Guardia di Finanza, alcuni operatori percuotevano gli anziani con sschiaffi, strattoni e morsi, procurando loro delle lesioni. Le immagini dei soprusi sono state registrate dalle telecamere nascoste e hanno costituito una valida prova dinanzi al giudice.

Il gestore della residenza e tre operatori sanitari, fra cui un’infermiera, sono agli arresti domiciliari per maltrattamenti commessi nei confronti dei pazienti. Altri due operatori sanitari sono stati sottoposti alla misura cautelare del divieto di avvicinamento ai luoghi abitualmente frequentati dalle persone ricoverate nella struttura e del divieto di comunicare con loro e con i loro parenti.

Episodi del genere sono purtroppo molto comuni e sempre più frequenti. Spesso sono gli stessi operatori delle strutture o i parenti che nutrono qualche dubbio, a munirsi di piccoli strumenti per la sorveglianza e a verificare in tempi brevi quali sono le condizioni in cui versano i propri cari.

Tangente in diretta, 3mila euro al carabiniere

Una micro camera non perdona e non lascia spazio a dubbi ed incertezze. Proprio grazie a questo strumento sono stati colti sul fatto due imprenditori cinesi, ristoratori di Ossona, in provincia di Milano.

In particolare i due, dopo aver ricevuto un verbale per aver fatto lavorare due dipendenti in nero, hanno cercato di evitare la denuncia allungando una busta ad un carabiniere dell’ispettorato del lavoro di Milano. Ma il militare, insospettitosi da alcune allusioni fatte nei giorni precedenti dalla coppia, si era dotato di una micro camera ed ha filmato l’incontro.

Nel video si vede chiaramente che la donna, ad un certo punto, sfila dalla borsa una busta e la allunga sorridente al carabiniere che si accorge subito che dentro c’è del denaro, ben 3mila euro. Immediato è scattato l’arresto. I due, dopo tre giorni a San Vittore, sono stati scarcerati. I PM ne hanno chiesto il giudizio immediato.

Gesto intelligente e senza scrupoli del carabiniere che ha adempito al suo dovere con fermezza. Di certo l’operazione è andata a buon fine grazie all’ausilio della microcamera che ha fornito la prova inequivocabile del tentativo di corruzione. Spesso è proprio l’assenza di elementi comprovanti a bloccare il corso della giustizia.

Violenze a scuola: arrestata un’insegnante

Una storia ormai troppo comune di maltrattamenti in scuole e in luoghi di educazione e assistenza. Questa volta è accaduto a Roma. Umiliazioni verbali verso bambini con difficoltà psico-infantili apostrofati con parole come “scemo”, “zozzo”, “schifoso”, “bastardo”, “cosa inutile”. E i più grandicelli usati per deridere i piccoli e incitati alla violenza nei confronti degli altri: “Vai da lui e schiaffeggialo”, gli ordini dell’educatrice.

In tanti si erano rivolti ai dirigenti scolastici e alle forze dell’ordine, ma occorrevano prove più concrete. Così il sostituto procuratore titolare dell’inchiesta ha deciso di installare delle microcamere in aula e in diversi altri spazi della scuola; queste hanno subito fornito riscontri oggettivi sugli indizi di colpevolezza.

Le immagini hanno ripreso quanto accaduto dal 24 aprile all’8 maggio consentendo agli inquirenti di prendere atto dei “comportamenti vessatori, offensivi e violenti” della maestra. Significativo sarebbe quello che è accaduto nella tarda mattinata del 24 aprile: il video riprende l’educatrice mentre dà uno schiaffo ad un bambino e ne insulta un altro che manifesta difficoltà di relazione e di parola. Per rimproverare un bimbo con disagi “colpevole” di essersi fatto la pipì nei pantaloni, l’insegnante dice alla classe “Se l’è fatta sotto, è uno schifoso”. Lei resta seduta, non provvede a pulirlo né chiama qualcuno perché lo faccia, anzi ordina al bambino di pulirsi da solo, consegnando la carta assorbente al piccolo che, impaurito, provvede a pulire anche la sedia, inginocchiandosi e asciugando fin sotto il tavolo. Poi torna a infierire con le offese: “Sudicione, asciuga bene per terra prima. Forza, guarda che se vengo là ti faccio dare la testa sopra, eh?”.

Dunque per maltrattamenti e percossea bambini sono state arrestate, ai domiciliari, la maestra di 57 anni e la coordinatrice della scuola pubblica per l’infanzia in zona Tiburtina, a Portonaccio. Secondo l’ordinanza di custodia cautelare disposta dal gip Elvira Tamburello sono stati tanti gli episodi violenti nei confronti dei bimbi a cui la maestra, madre di due figli, sarebbe ricorsa per ottenere l’obbedienza degli alunni, che vivevano in un clima di terrore. A volte le percosse arrivavano anche senza alcun motivo.

La coordinatrice della scuola è apparsa incredula al momento dell’arresto, anche se dai primi accertamenti risulta che la stessa sarebbe stata avvertita più volte della condotta dell’insegnante, omettendo di prendere gli opportuni provvedimenti, anzi accusando le altre operatrici di invidia e gelosia. A parlare delle violenze a qualche genitore sarebbero stati anche alcuni bimbi.

Sempre nelle immagini si vede l’insegnante che se la prende con un altro bambino al quale tira i capelli “Non urlare, sciocco, ti do un cazzotto qui, eh?” e lo schiaffeggia sul volto. Il 3 maggio poi le ire sono contro un altro bimbo che avrebbe scritto su un mobile: “Vero che hai fatto quella schifezza lì? Te la faccio pulire con la lingua”. Il 6 maggio di fronte ad un altro bimbo che non ha risposto a una sua domanda, lo minaccia: “Ripeti immediatamente ciò che ho detto. Ripetilo, prima di tre, se tu non lo ripeti vengo là e t’attacco al lampadario”. Il 7 maggio l’insegnante prende di mira un altro allievo che, strattonato, è costretto a sedersi vicino al muro; inutilmente, cerca di difendersi con un “non sono stato io”. Nei video si vede anche come la maestra sia stata più volte ripresa dalle sue colleghe per i suoi metodi poco educativi. L’unico accorgimento della maestra sarebbe stato quello di non assumere comportamenti violenti in presenza di altro personale scolastico.

I genitori chiedono a gran voce di poter vedere i video ripresi dalle microcamere, sgomenti circa l’accaduto. Esigono spiegazioni intenzionati a ritirare i propri figli dalla scuola romana.
Un episodio gravissimo che ha richiesto lunghe indagini. Solo attraverso l’utilizzo delle microcamere si è potuto far chiarezza sugli accadimenti e mettere un punto alle violenze subite quotidianamente dai bambini. In numerose altre situazioni sono stati i dirigenti scolastici o i genitori stessi ad impiantare delle microcamere in oggetti dei bambini, aule o spazi comuni, per monitorare il comportamento del personale scolastico evitando che questo tipo di umiliazioni e violenze si protraessero nel tempo.

Come si combatte l’assenteismo

Uno dei mali della nostra società in ambito lavorativo ed in particolare della pubblica amministrazione è l’assenteismo. Con questo termine si fa riferimento al fenomeno della sistematica assenza di un impiegato o dipendente dal suo posto di lavoro durante l’orario lavorativo. Molto spesso c’è da aggiungere che l’assenza non è dichiarata, cioè il dipendente non è sul posto di lavoro nonostante risulti esserlo.

Un fenomeno purtroppo dilagante che mette e a repentaglio non solo la salute delle aziende compromesse, ma anche il futuro, peraltro poco florido, del lavoro in Italia. L’originalità e la creatività tipicamente italiane sono applicate anche nelle numerose attività assenteiste.
Ne è un esempio l’accaduto a Reggio Calabria. Ben 17 impiegati assenteisti del Comune di Reggio Calabria sono finiti in manette con l’accusa di truffa. Altri 78 sono stati sono stati denunciati dalla Guardia di Finanza. Altri 42, invece, saranno ascoltati dal Gip che deciderà se applicare nei loro confronti l’interdittiva dai pubblici uffici. I primi avrebbero truffato il Comune di Reggio Calabria “con artifizi e raggiri, consistiti nell’attestare la propria presenza sul luogo di lavoro tramite la timbratura del proprio cartellino marcatempo, poi allontanandosi senza giustificato motivo”. In ogni caso hanno percepito “un ingiusto profitto, consistito nella retribuzione ricevuta nelle giornate di assenza ingiustificata, con pari danno per l’ente locale”. Il misfatto, perpetrato nel tempo, è stato attestato dalle microcamere piazzate dalla Guardia di Finanza che avrebbero ripreso i dipendenti del Comune che la mattina timbravano il badge e poi si allontanavano dall’ufficio. Ma anche altri dipendenti che avrebbero timbrato per conto di colleghi assenteisti come dimostra il video.

Come dimostra questa vicenda è necessario, sia per la pubblica amministrazione che per le aziende, già colpite dalla feroce crisi, prendere delle valide precauzioni contro i dipendenti truffatori. Innanzi tutto perché i danni recati alle imprese potrebbero divenire irreparabili e inoltre perché l’integrità di una azienda o di un ufficio pubblico si misura anche dai propri impiegati. Sempre più spesso le microcamere sono utilizzare per sorvegliare ingressi ed uscite, orari e comportamenti durante il lavoro. Ciò che altrettanto spesso accade è che ci si riduce all’ultimo momento, adottando questo genere di precauzioni solo quando si hanno dei forti dubbi e quindi una volta che il danno sia stato già arrecato.

Favori in cambio di rapporti sessuali: arrestato il pm Staffa

gennaio 28, 2013 Intercettazioni No Comments

Uno dei pm più in vista nella capitale, Roberto Staffa, titolare di numerosi processi antimafia, contro la criminalità organizzata e contro gli aborti clandestini, ora accusato di corruzione, concussione e rivelazione di segreti d’ufficio. Accuse pesanti per il pubblico ministero inchiodato nei giorni scorsi da microspie installate, su disposizione dell’autorità giudiziaria di Perugia, nel suo ufficio.

Secondo indiscrezioni, Staffa si sarebbe compromesso a causa di relazioni con sei trans stranieri e in parte esercenti l’attività di prostituzione. Per due di loro, Staffa avrebbe dato parere favorevole alla scarcerazione e rilasciato un temporaneo permesso di soggiorno per motivi di giustizia. Il pm avrebbe poi provveduto ai rinnovi del documento. Per uno dei trans, Larissa De Olivera Dias, il magistrato si sarebbe prodigato anche di più, avvisandolo, con parole ben pesate, di una perquisizione imminente. Non solo, si parla anche di immagini che riprendono per due volte relazioni sessuali all’interno del suo ufficio con una donna, l’amante del boss Casamonica, al fine di concederle un permesso di colloquio con il detenuto e parere favorevole alla sostituzione della misura della custodia cautelare in carcere con quella degli arresti domiciliari del boss.

Le indagini erano partire circa un anno e mezzo fa, quando un transessuale, arrestato nell’ambito di un’operazione contro la prostituzione, aveva vantato rapporti di amicizia con il pm, e avrebbe dichiarato di subire una sorta di ricatto dal magistrato, che gli avrebbe assicurato protezione in cambio di rapporti sessuali. Quell’interrogatorio fu immediatamente trasmesso alla procura di Perugia che avrebbe fatto scattate le intercettazioni ambientali e telefoniche, che nel giro di alcuni mesi avrebbero fornito riscontri al racconto.
A servizio della procura di Roma da 15 anni, per ben otto di questi Staffa ha fatto parte del pool della Direzione distrettuale antimafia e per un periodo di tempo relativamente breve si è anche occupato delle indagini sulla scomparsa di Emanuela Orlandi. Ma il suo nome è legato soprattutto all’inchiesta sugli aborti clandestini Villa Gina. Il pm era noto in procura anche per la sua passione per la musica al punto da far parte di un gruppo, i Dura Lex, in cui suonavano anche altri magistrati e avvocati.
Secondo indiscrezioni, il provvedimento di arresto sarebbe stato deciso dopo mesi di indagini con microspie e telecamere piazzate nel suo ufficio di piazzale Clodio, che avrebbero consentito di raccogliere indizi concreti circa le sue presunte responsabilità.

Le microcamere possono essere ovunque

Sempre più frequenti sono le notizie di microcamere installate in luoghi impensabili come palestre, chiese e addirittura bagni pubblici. Piccolissime e discrete riescono ad essere impiantate in oggetti quotidiani e di uso comune così da non destare nessun sospetto.

Un esempio di questo fenomeno può essere l’episodio avvenuto nello spogliatoio della Samarcanda Racanese, squadra di volley della provincia di Treviso, dove è stata rinvenuta una microspia che sembrerebbe esser stata installata dall’allenatore della squadra femminile allo scopo di spiare le giocatrici sotto la doccia. Delle immagini che l’impianto di videoregistrazione dovrebbe aver catturato, non c’è traccia né nel computer dell’uomo e neppure nella scheda di memoria della videocamera seppure nel momento in cui una ragazza ha scovato il dispositivo, era accesa la lucina rossa che indica la registrazione in corso. L’apparecchio era nascosto all’interno di una scatola di cartone posata sopra un muretto divisorio tra lo spogliatoio e la zona delle docce.
La ragazza, dopo aver trovato la microcamera si è rivolta all’allenatore che le ha raccomandando di non dire nulla dell’accaduto; ma alcune ragazze si sono confidate con i genitori ed è scattata la segnalazione ai carabinieri.
La Procura ha incaricato il perito di accertare se la scheda di memoria sottoposta ai primi accertamenti sia effettivamente quella originale. Il dubbio degli inquirenti è che il supporto sia stato sostituito.

Ancora più sconcertante può risultare il ritrovamento di un occhio elettronico in una toilette di una parrocchia di Longara. Una ragazzina è stata incuriosita da una piccola lucina che proveniva da un porta rifiuti e, aprendolo, ha trovato la microcamera.
Il centro parrocchiale era aperto per il week end per una sagra e la spy cam stava riprendendo i fruitori del wc da diverse ore.
Nelle immagini registrate si vedono due uomini e la ragazza minorenne che ha scoperto la microcamera in bagno. Si pensa che i colpevoli possano essere persone inesperte data la scarsa professionalità dello strumento. Di certo chiunque avrebbe potuto avere accesso al bagno del centro parrocchiale data l’occasione di festa e il viavai di gente.

Molti centri sportivi e responsabili di luoghi pubblici si stanno dotando di validi strumenti per la bonifica ambientale. Con questi è possibile rivelare la presenza di microspie anche a grande distanza nell’arco di pochi minuti. Apparecchi semplici e di facile utilizzo che potrebbero evitare spiacevoli episodi e danni di immagine.

L’attentato di Oslo ripreso dalle telecamere di sorveglianza

Ancora una volta i sistemi di sorveglianza hanno avuto un ruolo cruciale nelle indagini condotte dalle forze dell’ordine. Proprio in queste ore la televisione norvegese Nrk ha mandato per la prima volta in onda le immagini dell’attentato di Oslo del 22 luglio 2011, riprese dalle telecamere nascoste.
Il video è stato mostrato agli inquirenti durante il processo a Anders Behring Breivik, risultato responsabile dell’esplosione. Il terrorista norvegese è ripreso nei pressi dei palazzi del governo di Oslo. L’uomo, vestito in uniforme, parcheggia un furgone bianco e si dirige verso una Fiat grigia che lo condurrà sull’isola di Utoya dove ucciderà altre 69 persone. A causa dell’autobomba parcheggiata ai piedi della torre in cui si trovano gli uffici del premier norvegese, persero la vita otto persone. Nel video sono nitide tutte le diverse fasi dell’attacco, dall’arrivo all’esplosione vera e propria.
Come sappiamo, Breivik è stato condannato a 21 anni di detenzione, pena massima prevista in Norvegia, che potrebbe però essere prolungata a tempo indefinito.

E’ impensabile ormai per grandi e piccole aziende non essere dotate di telecamere di sicurezza meglio ancora se poco visibili e facili da occultare. Infatti è consigliabile avere dei circuiti costruiti ad hoc che integrino sistemi di sorveglia interni ed esterni alle attività, siano queste esercizi commerciali o industrie vere e proprie. E’ chiaro che con la sicurezza non si gioca ed è opportuno quindi affidarsi a degli esperti nel settore come Endoacustica, che da anni garantisce la massima sicurezza a numerose attività sparse in tutto il mondo.

Il geometra Lanzi inchiodato dalle microspie

Continuano le indagini del Corpo Forestale per far luce sull’operazione che riguarda gli appalti truccati nel vicentino denominata “Genio e sregolatezza” e che vede coinvolti vari imprenditori, funzionari, dipendenti pubblici ed amministratori implicati in una immensa rete di appalti truccati. Nel mirino degli inquirenti, che al momento hanno sotto torchio 63 indagati, nove dei quali in carcere e tre agli arresti domiciliari, sono finite ancora una volta le intercettazioni.

Inizialmente gli uomini della forestale avevano individuato in Gabriella Annessi e Roberto Lanzi, impiegati al Genio Civile, le uniche menti di questo malaffare. Ora tra le carte sembra siano emerse anomalie nelle assegnazioni di alcuni appalti pubblici da parte della Provincia, nonché una consistente attività di finanziamento per l’apertura dei cantieri.

Quello che incuriosisce è la storia degna del film 007, sostenuta da un difensore durante un’udienza.
Pare che nel maggio dello scorso anno, Roberto Lanzi si è presentato volontariamente al Nucleo di Polizia Tributaria di Viterbo sporgendo denuncia contro ignoti a causa della presenza di numerosissime microspie nel suo ufficio.
Lanzi avrebbe raccontato agli agenti che, insospettito da alcuni fori posti nel controsoffitto dello studio a Viterbo, ha proceduto al controllo del pannello, riscontrando con sua sorpresa la presenza di apparecchiature simili a microcamere, con tanto di led luminosi e antenne di trasmissione.

In un primo momento il geometra ha pensato che fosse stata l’amministrazione dell’ufficio ad installare i dispositivi per controllare il proprio operato e, pur conoscendo l’illegalità del gesto, ha lasciato l’apparecchiatura al suo posto senza provvedere alla rimozione e senza avvertire gli amministratori. Ovviamente si trattava di sistemi che facevano capo ai militari del Corpo Forestale che, vedendo che Lanzi aveva scoperto le telecamere, le rimossero.

Sempre Lanzi avrebbe denunciato che, avendo dei problemi con la presa del computer situata alle spalle della scrivania, nell’intento di verificare il funzionamento della stessa, ha aperto la presa e trovando all’interno della stessa, un apparecchio che non aveva mai visto e che presumeva essere estraneo al funzionamento della presa e che quindi ha rimosso. Con questo dubbio ha controllato le altre prese di corrente dell’ufficio rinvenendo un altro oggetto simile al precedente. Questi due misteriosi oggetti non erano altro che due ultra tecnologiche microspie sempre usate dagli inquirenti per controllare il geometra.
Fatto sta che i potenti sistemi usati hanno prodotto registrazioni e filmati che inchiodano in maniera certa Lanzi.

La suora Lupin ripresa dalle videocamere di sorveglianza

Anche questa volta le telecamere di sorveglianza hanno immortalato immagini bizzarre.

Il video, che ha fatto rapidamente il giro del mondo attraverso il web, arriva dalle videocamere nascoste di un minimarket degli Stati Uniti.

Come vediamo nelle immagini, la protagonista della vicenda è una suora, o presunta tale, che non essendosi accorta della presenza di videocamere a circuito chiuso, ha ceduto alla tentazione di prelevare in maniera furtiva una lattina di birra. L’abito indossato si è reso complice del furto, infatti la suora, dopo essersi guardata attorno, ha nascosto la bevanda alcolica in una delle tasche dell’abito talare. Poi in maniera disinvolta ha preso dell’acqua e un’altra bevanda e si è diretta verso la cassa.

Le possibilità possono essere due: o la sorella ha dimenticato il settimo comandamento oppure si tratta di una “finta suora”, magari qualcuno che ha anticipato la festa di Halloween.

Fatto sta che con gli ultratecnologici sistemi di sorveglianza è praticamente impossibile sottrarre qualcosa dagli esercizi commerciali senza essere visti.

I consigli del ladro per una difesa ottimale contro i furti in estate.

furti in appartamento

Le vacanze, per molte famiglie italiane, sono già iniziate. Le città si svuotano e le case rimangono sempre più isolate, soprattutto se i vicini decidono di partire nello stesso periodo. Quella delle vacanze estive, quindi, diventa un’occasione per ladri, professionisti e no, per entrare in azione, in quanto hanno meno possibilità di essere visti e acciuffati e possono, così, agire con più calma.

Il giornale napoletano “Il Mattino” proprio in questi giorni ha diffuso un interessante servizio, corredato nella versione online anche da un video, che spiega come difendersi dai furti in appartamento durante il periodo estivo. A dare i consiglio, non solo il Commissario Gennaro Corrado, della Questura di Napoli, ma anche un “Lupin” pentito, un 38enne con oltre vent’anni di carriera da ladro alle spalle, poi convertitosi alla legalità trovando un lavoro normale. Le ragioni che l’hanno spinto a fare come mestiere il ladro? La necessità: difficoltà nel trovare lavoro ed una famiglia con due figli piccoli da mantenere.

Secondo gli esperti intervistati dalla testata napoletana la prima vera “mossa” da attuare per prevenire i furti nelle case è mantenere buoni rapporti di vicinato, perché “Un buon rapporto di vicinato vale più di un sistema d’allarme”. O, se non si dovessero avere buoni rapporti con i vicini, è bene fare affidamento su un parente o un amico che di tanto in tanto si rechino nell’appartamento per dare una controllatina e per svuotare la cassetta della posta (una cassetta piena è indice che in casa non vi è nessuno.

Prima di partire in vacanza sarebbe bene, inoltre, fotografare i propri oggetti di valore, per poi controllare, al ritorno, che non manchi nulla; chiudere bene porte e finestre, non importa a quale piano si abiti: come afferma il ladro pentito, le bande di solito hanno al loto interno un uomo capace di arrampicarsi fino al settimo piano, una specie di “uomo-ragno” insomma.

Indispensabile è, poi, dotarsi di un buon sistema di allarme, facendo anche molta attenzione a chi lo installa: far installare il proprio impianto ad una persona che potrebbe essere “alleata” dei ladri sarebbe come lasciare tutte le porte aperte. E anche per quanto riguarda i sistemi di allarme, oggi i ladri sono sempre più all’avanguardia e aggiornati alle ultime tecnologie e sono capaci, secondo il “Lupin” pentito, di riuscire a disattivare in 20 minuti anche i dispositivi più complessi, come quelli anti-schiuma e anti-strappo.

I sistemi più sicuri, invece, risulterebbero quelli collegati agli organi di vigilanza, pronti ad intervenire ogni qualvolta un apparecchio invii la segnalazione, o i sistemi di videosorveglianza nascosti, come le telecamere spia.

Dal jammer al rubinetto dell’acqua aperto, ecco il vademecum ‘anti-cimice’

Dalle intercettazioni telefoniche alle telecamere nascoste fino alle microspie, quella di spiare è un’arte soprattutto italiana. Dal 2007 a oggi la psicosi e la morbosità di controllo, dal pubblico al privato, sono infatti cresciute del 100%. Ne è convinta Miriam Tomponzi, figlia del celebre investigatore Tom Ponzi, ed erede della famosa agenzia d’investigazione privata che da anni gestisce.

E mentre l’argomento torna di attualità, dopo il caso delle microspie nascoste nell’ufficio della presidente della Regione Lazio, Renata Polverini, la titolare dell’agenzia, che si occupa ora soprattutto di bonifiche ambientali e telefoniche, suggerisce un vademecum anti-spionaggio. Proteggersi dal controllo altrui non è poi così difficile, oltre all’uso delle più avanzate tecnologie si può far ricorso ad alcuni accorgimenti.

Regola fondamentale: circondarsi di collaboratori fedeli. E’ poi buona norma quando si entra in un ufficio fare una prima bonifica, condizione necessaria, ma non sufficiente per essere al riparo dalle violazioni della privacy. E il consiglio più ovvio: non lasciare mai i cellulari incustoditi.

”Vorrei dare dei consigli pratici, gli italiani non amano le procedure, se così non fosse non sarebbe stato facile entrare in una stanza come quella della Polverini – sottolinea Miriam Tomponzi all’ADNKRONOS – Per prima cosa si possono schermare i vetri con una tenda che contenga una leggerissima maglia di metallo. Ci sono tende oscuranti che permettono di non farci intercettare dall’esterno con microfoni laser”. ”Poi c’è il jammer che può essere lecito o illecito a seconda della frequenza – aggiunge – Si tratta di un disturbatore di frequenze che crea una barriera intorno alla persona, in un raggio di 4 metri cubi, poi molto dipende dalla forza del jammer. In quel campo non si potrà quindi intercettare. Un altro disturbatore di frequenze è il produttore di rumore bianco, piu’ che altro per proteggersi dalle registrazioni”. E per chi non può avvalersi della tecnologia ”la cosa più semplice che si può fare è utilizzare il rumore dell’acqua corrente che fa da schermo”, spiega. ”Per esempio – dice – quando sia necessario parlare di cose private io consiglio di andare in bagno e aprire tutti i rubinetti, dal lavandino alla vasca, e di parlare circondati dall’acqua che scorre. E’ per questo motivo che le microspie in genere vengono posizionate lontano da fonti di acqua”.

”Quando si entra in un ufficio – continua Miriam Tomponzi – la regola numero uno è guardare le prese, controllare sotto i tavoli, dietro i televisori, vedere se sono state fatte canaline nei muri, o impianti per nuovo centralino telefonico”. ”Si possono poi creare delle camere schermate – aggiunge – una tipologia che impedisce la fuoriscita di qualsiasi emissione di onde che possono essere date da microspie analogiche o digitali. Il problema potrebbe essere che poi neanche i cellulari prendono. Esistono comunque alcune camere schermate di ultima generazione dove i cellulari prendono”. Quanto ai dati sullo spionaggio, secondo quanto riferisce l’investigatrice, l’Italia si piazza ai primi posti. ”Siamo il primo paese nel mondo a fare questo tipo di attività – sottolinea – seconda è la Germania con una differenza pari a un rapporto 100 a 30, seguono la Spagna e la Francia. Un capitolo a parte è costituito dall’Inghilterra e dagli Usa, dove si spia soprattutto nel campo politico. Si spia il politico per sapere le mosse o per poter ricattare. In questo momento siamo in una fase delicata, l’informazione è potere ed è molto importante sapere le cose per primi. Certo, non dico che sia etico”. ”Dal 2000 al 2004 c’è stato un aumento del 65% di ascolti in generale; dal 2004 al 2007 le violazioni della privacy, per tabulati, intercettazioni telefoniche e telecamere nascoste, sono aumentate in modo esponenziale – conclude – Fino al 2004 le intercettazioni non erano così alte, poi sono cresciute di oltre il 40%”.

Fonte: ADN Kronos

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Le Micro telecamere rappresentano un decisivo passo in avanti nella miniaturizzazione di elementi ottici, premiando un prodotto di rara fattezza e funzionalità. La microtelecamera, infatti, oltre ad avere ridottissime dimensioni (il suo diametro può raggiungere i 3.5mm x 8.6mm), possiede caratteristiche tecnico-funzionali ineguagliabili.
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