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Come scoprire se qualcuno ti sta spiando in poche semplici mosse

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Temi che qualcuno abbia piazzato dei microfoni nel tuo appartamento? Hai paura che stiano spiando ogni tuo movimento? Sei convinto che nella tua auto ci sia una microspia? Vediamo insieme quali segnali prendere in considerazione per evitare qualsiasi abbaglio interpretativo e giungere invece alla verità.

Prima di passare a elencare i segni tangibili e quelli meno evidenti di eventuali intercettazioni in atto, sarebbe  tuttavia opportuno chiedersi: perché dovrebbero spiare proprio me? La domanda non è affatto banale né scontata giacché, a detta degli psicologi, il dubbio e la paranoia possono distorcere i fatti e creare inquietudine laddove non avrebbe ragione di esistere.

I motivi che giustificano un’azione di spionaggio possono essere diversi e oltremodo circostanziati. Le situazioni a rischio più ricorrenti sono comunque le seguenti:

    1. Sei un noto imprenditore;
    2. Fai un lavoro importante che richiede un certo livello di segretezza;
    3. Sei un politico, un noto scienziato o un funzionario pubblico di spicco;
    4. Sei in procinto di divorziare;
    5. Tua moglie o tuo marito sospetta un tuo tradimento;
    6. Sei un attivista militante in organizzazioni ani-governative;
    7. Frequenti newsgroup o comunità on line che trattano di cospirazione;
    8. Sei già stato arrestato per crimini legati al terrorismo;
    9. I tuoi amici fanno parte di circoli occulti di qualche genere;
    10. Il tuo vicino ti odia a morte;
    11. Sei molto ricco;
    12. Sei vittima di uno stalker;
    13. Sei una celebrità.

Perciò, se in qualche modo ti trovi a vivere alcune delle circostanze sopraelencate, esiste un’alta probabilità che i tuoi dubbi siano fondati. In questo caso varrebbe la pena sincerarsi di non avere microspie nascoste in casa o in auto.

Ricognizione visiva dell’ambiente

Dunque da dove cominciare per arrivare a scoprire se qualcuno ti sta spiando? Il primo comportamento da adottare è quello di avviare un controllo visivo delle aree più a rischio della casa, passando via via in rassegna cassettine di derivazione, prese elettriche, lampadari, oggetti di uso quotidiano ecc. Generalmente si parte con l’ispezionare l’impianto elettrico. Le viti dell’interruttore della luce sono allentate? Hai notato degli spostamenti nei cablaggi elettrici come ciabatte, alimentatori vari, prese o spinotti? C’è un leggero deposito di intonaco sul pavimento, proprio sotto un interruttore o una presa elettrica? La stessa cosa vale per le luci e i lampadari. Tutti questi indizi lasciano intendere che qualcuno abbia effettivamente messo mano all’impianto elettrico, presumibilmente per installare dei microfoni o delle telecamere alimentati direttamente via rete. In caso di microspie video è importante altresì fare attenzione a fori anomali apparsi all’improvviso nelle prese elettriche, lampade a muro o cassettine di derivazione, creati ad hoc per ospitare l’occhio di una microtelecamera.

La regola vuole che i dispositivi alimentati da rete elettrica siano stati installati per durare nel tempo, tuttavia esistono anche microspie, telecamere wireless, trasmettitori audio-video ecc. a breve-media durata che funzionano anche a batteria, ovvero per un periodo di tempo limitato. Queste apparecchiature vengono collocate nei posti più impensabili e disparati. In questo caso dovrai armarti di santa pazienza e ispezionare qualsiasi oggetto cavo che abbia la capacità di contenere trasmettittori anche di minuscole dimensioni. Per quanto concerne l’ispezione dell’auto, devi innanzitutto controllare che non siano state spostate plastiche e coperture in genere, sia internamente che esternamente all’abitacolo, o che non vi siano strane interferenze nell’autoradio o variazioni di intensità nelle luci del cruscotto.

Uso dei rilevatori di microspie audio-video

Dopo la fase di ricognizione visiva, è fortemente consigliato l’utilizzo di rilevatori di microspie per scovare in maniera definitiva quello che al tuo occhio è sfuggito. Un rilevatore di microspie, o bug detector, è un dispositivo elettronico in grado di individuare microfoni ambientali, trasmettitori audio-video, telecamere nascoste e via discorrendo, avviando lo scanning delle frequenze  generalmente utilizzate dai dispositivi di spionaggio. Questo tipo di operazione prende il nome di bonifica radio, o bug sweeping. Oggi esistono in commercio molte apparecchiature di contro-sorveglianza atte a eseguire operazioni di bonifica ambientale, anche se il loro utilizzo è ad appannaggio esclusivo di polizia, forze dell’ordine in generale ed enti governativi. Ne esistono di diversi tipi, da quelli entry-level, idonei a rilevare le microspie più comuni operanti su determinate bande di frequenze, fino a giungere a dispositivi estremamente sofisticati capaci di identificare i cosiddetti Mezzi Tecnici Speciali (STM) utilizzati soprattutto in ambito militare. Esistono poi apparecchiature in grado di scovare trasmettitori GSM, generalmente alloggiati negli autoveicoli per rilevarne la posizione o per avviare l’ascolto ambientale delle conversazioni all’interno dell’abitacolo. Un caso a parte è la verifica degli impianti cablati, in cui rientra il controllo della linea telefonica fissa, che utilizza strumenti professionali multifunzionali di ricerca a risonanza e/o induzione, non proprio alla portata di tutti.

Legittimo licenziamento del dipendente che registra di nascosto i colleghi

Registrare e diffondere le conversazioni dei colleghi di lavoro a loro insaputa rappresenta un comportamento punibile con il licenziamento. E’ questo ciò che è emerso dalla sentenza n. 26143 del 21 novembre 2013 della Corte di Cassazione. La stessa chiama in ballo la violazione del diritto alla riservatezza.

Così la sezione Lavoro della Cassazione ha confermato il licenziamento ai danni di un medico dall’azienda ospedaliera Ordine Mauriziano di Torino che aveva impugnato lo scioglimento del contratto di lavoro intimatogli nel 2008 per la grave situazione di sfiducia, sospetto e mancanza di collaborazione venutasi a creare all’interno della “equipe” medica di chirurgia plastica dovuta al fatto che il medesimo aveva registrato brani di conversazione di numerosi suoi colleghi a loro insaputa, in violazione del loro diritto di riservatezza, per poi utilizzarli in sede giudiziaria.

Prima il Tribunale e poi la Corte d’Appello di Torino, hanno confermato il licenziamento, affermando che la condotta tenuta dall’uomo integrava “gli estremi della giusta causa di recesso in conseguenza della irrimediabile lesione del vincolo fiduciario con la parte datoriale”.
 
Il dipendente, quindi, aveva presentato ricorso in Cassazione, che però ha confermato le motivazioni dei giudici di merito. Le risultanze processuali hanno dato conto di un “comportamento tale da integrare una evidente violazione del diritto alla riservatezza dei suoi colleghi, avendo registrato e diffuso le loro conversazioni intrattenute in ambito strettamente lavorativo alla presenza del primario ed anche nei loro momenti privati svoltisi negli spogliatoi o nei locali di comune frequentazione, utilizzandole strumentalmente per una denunzia di mobbing rivelatasi, tra l’altro, infondata”. Da ciò é conseguito “un clima di mancanza di fiducia – conclude la Corte – indispensabile per il miglior livello di assistenza e, quindi, funzionale alla qualità del servizio, il tutto con grave ed irreparabile compromissione anche del rapporto fiduciario” tra il dipendente e l’azienda.

Fermo restando che il principio sancito dalla Suprema Corte in ambito sanitario sia applicabile a tutti gli ambiti di lavoro, sarebbe opportuno controllare periodicamente che non siano utilizzati strumenti di sorveglianza nascosta all’interno di aziende e luoghi pubblici. Questo si rende necessario sia per tutelare i lavoratori che in buona fede si scambiano informazioni di carattere personale che per evitare la fuoriuscita di dati riservati inerenti all’attività. Come è noto l’attuazione di periodiche bonifiche ambientali porta alla scoperta di microcamere nascoste negli angoli più reconditi, impossibili da scovare ad occhio nudo. Quindi i rilevatori di microspie più all’avanguardia salvaguardano le informazioni riservate ed i lavoratori stessi.

Intercettazioni USA: tutto il mondo sotto la lente d’ingrandimento

La “spia” ha un nome: è Edward Snowden, 29 anni, ex- assistente tecnico della CIA, ora alle dipendenze di una società che lavora per la National Security Agency (NSA). E’ stato Snowden a rivelare al mondo i programmi di intercettazioni di milioni di americani gestiti dalla NSA con il tacito consenso della Casa Bianca e del Dipartimento di Giustizia. La rivelazione è stata pubblicata ancora una volta sul quotidiano inglese “The Guardian” causando grande imbarazzo per l’amministrazione Obama.

Lavorando per alcuni anni nell’IT dell’agenzia da Ginevra, con responsabilità riguardanti la gestione dei sistemi di sicurezza della rete dei computer, l’agente è venuto a contatto con un numero vastissimo di dossier e informazioni riservate. E’ in quel periodo che Snowden, per la prima volta, ha pensato di rivelare al mondo pratiche e strumenti illegali del suo governo.

Nel 2009, Snowden ha lasciato la CIA cominciando a lavorare in Giappone per Booz Allen Hamilton, colosso delle consulenze high-tech, società beneficiaria di diversi contratti da parte del Dipartimento alla Difesa. E’ la gestione dei sistemi di controllo e intercettazione della National Security Agency che diventano l’oggetto del suo lavoro quotidiano. E’ lampante “l’intenzione da parte della NSA di conoscere e controllare ogni conversazione e ogni forma di comportamento al mondo”. Preoccupato da questa rete di controlli sulle comunicazioni di milioni di americani, indiscriminatamente e senza alcuna ragione di sicurezza e terrorizzato per le conseguenze sulla libertà di pensiero e creazione in rete, l’uomo matura sempre di più il desiderio di svelare la “minaccia esistenziale alla democrazia” del governo americano.

La decisione, tre settimane fa. Nella sede della NSA delle Hawaii, Snowden fotocopia gli ultimi documenti che intende rendere pubblici. Annuncia al suo responsabile che ha bisogno di alcune settimane di pausa per curare l’epilessia di cui soffre, compra un biglietto per Hong Kong, dove si chiude in albergo, uscendo solamente tre volte. Da qui trasferisce gli ultimi documenti ai giornalisti di cui si fida e assiste all’esplosione planetaria dello scandalo, alle reazioni indignate del governo americano, ma anche alla preoccupazione che le pratiche di controllo della NSA sollevano in tutto il mondo. Snowden è certo che l’intero sistema della sicurezza USA sta per lanciarsi alla sua ricerca. Quando deve accedere a Internet, indossa un cappuccio rosso e copre anche il computer, in modo che telecamere nascoste non possano identificare le sue password. I muri della stanza sono allineati di cuscini, in modo da evitare possibili intercettazioni. Per distrarsi, guarda la televisione e legge la biografia dell’ex vice-presidente Dick Cheney.

Snowden ha sacrificato il suo stipendio di 200 mila dollari all’anno, la fidanzata e la famiglia “perché in coscienza non posso permettere che il governo americano distrugga la privacy su Internet e le libertà più fondamentali per gli uomini nel mondo in nome di questa massiccia macchina di sorveglianza che sta costruendo”.

Al momento esistono alcuni strumenti che permettono di difendersi dalle intercettazioni non autorizzare. A parte i sistemi di bonifica ambientale che verificano l’eventuale presenza di microspie nascoste, è possibile proteggere anche le proprie conversazioni attraverso l’utilizzo di Stealth Phone. Si tratta di telefoni anti intercettazione che codificando i dati voce, li rendono incomprensibili ad un eventuale ascoltatore esterno, assicurando altissimi livelli di sicurezza.

Hackerata anche la Microsoft

Qualche tempo fa avevamo parlato dei numerosi colossi della tecnologia colpiti da attacchi informatici. Tra questi si annoveravano Twitter, Facebook, ma anche banche e fonti di informazione. In questi giorni l’elenco è stato ampliato con l’aggiunta di altri due big: la Microsoft e la rete australiana Abc.

Java si è rivelato ancora complice degli hacker favorendo la loro entrata nei pc di Microsoft. Non risulterebbero però fuoriuscite di dati appartenenti agli utenti dell’azienda informatica. Il responsabile della sicurezza, Matt Thomlinson, ha parlato di “un ristretto numero di computer” infettati da un software nocivo che ha usato tecniche simili a quanto documentato da altre organizzazioni.

Anche questa volta si è fatto riferimento ad attacchi riconducibili al governo cinese, in particolare ad un’unità di hacker di alto profilo localizzati nell’area di Shanghai. Pechino ha nuovamente negato il suo coinvolgimento.

Diversa è stata la questione riguardante il sito web dell’Abc che è stato hackerato da un attivista, che si firma PhrOzenMyst, per protesta contro un’intervista, trasmessa dalla rete, al leader olandese anti-islamista Geert Wilders. In questo caso, l’hacker non si è limitato ad accedere ai pc, ma ha anche pubblicato su Twitter i dati personali di decine di migliaia di telespettatori. Indirizzi email, postali, nomi e password di utenti registrati al sito internet. Il sito è stato tempestivamente chiuso e l’attivista ne ha direttamente rivendicato la responsabilità.

Gli attacchi informatici sono all’ordine del giorno e sono sempre più senza scrupoli. Per questo numerose aziende grandi o piccole utilizzano validi sistemi di sicurezza su pc e cellulari e effettuano periodiche bonifiche ambientali per verificare l’eventuale presenza di cimici o altri sistemi di hackeraggio e di controllo.

Twitter ancora nel mirino degli hacker

febbraio 5, 2013 Controspionaggio No Comments

L’hackeraggio non conosce più confini. Grandi o piccole realtà sono prese d’assalto ogni giorno al fine di ottenere guadagni economici o arrecare perdite materiali ai danni dei siti colpiti. Dopo il New York Times e il Washington Post un’altra vittima celebre sarebbe caduta sotto i colpi di hacker cinesi: Twitter. A darne notizia lo stesso social network con un post in cui si spiega come sia stato arrestato un attacco dopo aver notato attività “insolite”. “Soltanto” 250.000 gli account colpiti secondo le stime di Twitter a cui sono stati sottratti username, email e password.
A questi è giunta una mail da “@postmaster.twitter.com” con cui il microblog li avvertiva che il loro account era stato violato da criminali informatici con testo: “Twitter ha reimpostato la password del tuo account” e un numero chiave, chiaramente modificabile.

La vicenda è stata inserita tra le azioni ostili perpetrate contro i media statunitensi. Il responsabile della sicurezza, Bob Lord, ritiene che ad operare non siano stati dei principianti alle prime armi. Non è la prima volta che il social finisce nel mirino degli hacker; nel 2010 dovette acconsentire a sottoporsi per dieci anni a sistematiche revisioni dei suoi sistemi di tutela della privacy operate governo degli Stati Uniti, proprio per non aver saputo salvaguardare le informazioni personali degli iscritti.

Il social network è stato fondato nel 2006, ed ha da poco raggiunto i 400 milioni di utenti mondiali, 200 milioni dei quali attivi almeno una volta al mese. Tra gli utenti presi di mira dai pirati informatici ci sarebbero soprattutto quelli utenti statunitensi iscrittisi prima del 2007. Sempre direttore per la sicurezza di Twitter nel blog ha anche aggiunto l’invito agli utenti a disabilitare Java nei browser dei loro computer facendo eco all’appello diffuso recentemente dal Dipartimento per la Homeland Security in merito alla presenza di `bachi´ nel software, sfruttati dai criminali informatici.

Violazioni di dati sono all’ordine del giorno e nelle piccole realtà i principianti non hanno bisogno di grandi attrezzature, ma sfruttano validi sistemi in commercio. Come piccoli dispositivi che registrano i caratteri digitati sulla tastiera o ancora rubano, nel giro di qualche secondo, tutte le informazioni contenute in un pc. Per questo i titolari di aziende di ogni tipo dovrebbero guardarsi bene ed effettuare bonifiche ambientali almeno una volta al mese. Per questo in molti hanno scelto l’acquisto di strumenti che consentono di scovare in sicurezza microspie e attrezzature simili.

Spionaggio industriale in crescita dell’800%

L’osservatorio nazionale per la sicurezza informatica di Yarix con sede vicino Treviso, ha evidenziato nei giorni scorsi un preoccupante aumento di attacchi informatici ad aziende e privati in tutto il mondo. La percentuale di dilatazione del fenomento segnalerebbe l’81% in più nel corso del 2012 per un totale di 5,5 miliardi di infiltrazioni in dati privati. Uno dei principali fattori che contribuirebbe alla crescita delle attività di spionaggio industriale sarebbe ravvisabile nella crisi economica globale della quale non si intravede ancora la fine e nella quale tutti sono impegnati a sottrarre al concorrente quanto più possibile al fine di incrementare, anche di poco, i propri guadagni.

Secondo quanto rilevato dall’Osservatorio veneto per la sicurezza informatica, la sottrazione di informazioni strategiche ai danni delle sole aziende del settore produttivo con sede nel nord-est italiano, nel corso dello scorso anno, è aumentata di oltre l’800%. Gli strumenti sono dei più disparati: microspie impiantate in accessori comuni, software spia installati di nascosto sui cellulari dei concorrenti, videocamere nascoste

Lo spionaggio industriale rappresenta un reato che esiste da sempre, ma come abbiamo asserito in precedenza, in questi tempi di crisi sembra essersi acuito, causando numerosi casi di infedeltà del personale interno alle imprese. Il timore di licenziamenti facili o di provvedimenti di mobilità mettono a dura prova anche i professionisti che, sentendo sottostimate le proprie competenze o in alcuni casi per vendetta nei confronti dell’azienda, utilizzano la possibilità di accedere a dati ed informazioni importanti per poterli rivendere o sfruttarli ai propri scopi.

Tra i numerosi casi che quotidianamente vengono resi pubblici, quella di una multinazionale con sede principale in provincia di Verona che ha subito un attacco mirato contemporaneamente a tutte le sue cinque sedi sparse per il mondo. Dati cancellati e partizioni del sistema operativo crittografate che hanno reso inutilizzabili i sistemi. L’amministratore ha dovuto ricorrere alla cassa integrazione per diverso tempo per oltre 400 dipendenti, con perdite in termini di ordini per centinaia di migliaia di euro. Un incidente che si sarebbe potuto evitare se solo fossero stati adottati provvedimenti che assicurano la sicurezza informatica.
Firewall e antivirus aggiornati non sono abbastanza, videocamere di sorveglianza e periodiche bonifiche ambientali sono ormai da preventivare per assicurare una lunga vita alla propria azienda.

Ndrangheta, 26 arresti grazie alle cimici nascoste nella casa del boss.

auto dei carabinieri

Ventisei le persone arrestate due giorni fa per associazione a delinquere di stampo mafioso e mancata osservanza della pena dalla Dda di Reggio Calabria che, grazie alle microspie ambientali piazzate nella casa del figlio del boss Antonio Pelle, sono riusciti a tracciare non solo la latitanza dello stesso boss dal 2007 al 2009, quando è stato ricoverato d’urgenza in ospedale ed è morto pochi mesi dopo, ma anche ad individuare la rete che lo proteggeva.

Era stato messo su un vero e proprio sistema militare: c’erano “picciotti” pronti a consegnare pizzini e a garantire la comunicazione con la famiglia, staffette per controllare le vie d’accesso e di fuga e persino un elettricista capace di effettuare la bonifica dalle cimici su ambienti e veicoli. LA “famiglia”, una volta scoperte le microcamere, infatti, si era prodigata nel ripulire tutti i luoghi. Purtroppo per loro, non sono riusciti a rilevare la microcamera nascosta nella casa del figlio del boss Giuseppe, appartamento in cui i mafiosi erano solito riunirsi sicuri delle bonifiche fatte.

Quella casa era definita “l’università della Ndrangheta”, dove si parlava delle questioni del clan anche per 18 ora al giorno. Conversazioni grazie alle quali è stato possibile ricostruire tutti gli spostamenti di Antonio Pelle, detto “’ntoni gambazza” che, grazie al potente sistema di sicurezza che lo circondava, ha avuto la possibilità, mentre nel 2008 i carabinieri buttavano giù la sua casa con i bulldozer a caccia di bunker (ben tre nella sua casa), di spostarsi dal suo rifugio ed arrivare sino in Piemonte. E, magari, se non ci fosse stata l’urgenza di ricoverarlo in ospedale, forse non sarebbe stato mai scoperto, almeno fino ad oggi.

Un fascicolo, quello redatto grazie alle intercettazioni, che svela una rete di uomini fidati intorno al boss, provenienti anche da altre associazioni mafiose, a dimostrazione di quanto la Ndrangheta sia solida e unitaria e di come al suo interno viga il principio di “mutuo soccorso”.

Le intercettazioni ambientali, quelle stesse che suscitano dibattiti e controversie in diversi ambienti della politica e che spaccano l’opinione pubblica sulle questioni che riguardano il diritto alla privacy, ma che si stanno dimostrando sempre più utili nel combattere la criminalità. E, se da un lato c’è chi le condanna senza riserve, dall’altro invece c’è chi si chiede se vale il detto secondo il quale chi non ha nulla da nascondere, nulla teme…

Dal jammer al rubinetto dell’acqua aperto, ecco il vademecum ‘anti-cimice’

Dalle intercettazioni telefoniche alle telecamere nascoste fino alle microspie, quella di spiare è un’arte soprattutto italiana. Dal 2007 a oggi la psicosi e la morbosità di controllo, dal pubblico al privato, sono infatti cresciute del 100%. Ne è convinta Miriam Tomponzi, figlia del celebre investigatore Tom Ponzi, ed erede della famosa agenzia d’investigazione privata che da anni gestisce.

E mentre l’argomento torna di attualità, dopo il caso delle microspie nascoste nell’ufficio della presidente della Regione Lazio, Renata Polverini, la titolare dell’agenzia, che si occupa ora soprattutto di bonifiche ambientali e telefoniche, suggerisce un vademecum anti-spionaggio. Proteggersi dal controllo altrui non è poi così difficile, oltre all’uso delle più avanzate tecnologie si può far ricorso ad alcuni accorgimenti.

Regola fondamentale: circondarsi di collaboratori fedeli. E’ poi buona norma quando si entra in un ufficio fare una prima bonifica, condizione necessaria, ma non sufficiente per essere al riparo dalle violazioni della privacy. E il consiglio più ovvio: non lasciare mai i cellulari incustoditi.

”Vorrei dare dei consigli pratici, gli italiani non amano le procedure, se così non fosse non sarebbe stato facile entrare in una stanza come quella della Polverini – sottolinea Miriam Tomponzi all’ADNKRONOS – Per prima cosa si possono schermare i vetri con una tenda che contenga una leggerissima maglia di metallo. Ci sono tende oscuranti che permettono di non farci intercettare dall’esterno con microfoni laser”. ”Poi c’è il jammer che può essere lecito o illecito a seconda della frequenza – aggiunge – Si tratta di un disturbatore di frequenze che crea una barriera intorno alla persona, in un raggio di 4 metri cubi, poi molto dipende dalla forza del jammer. In quel campo non si potrà quindi intercettare. Un altro disturbatore di frequenze è il produttore di rumore bianco, piu’ che altro per proteggersi dalle registrazioni”. E per chi non può avvalersi della tecnologia ”la cosa più semplice che si può fare è utilizzare il rumore dell’acqua corrente che fa da schermo”, spiega. ”Per esempio – dice – quando sia necessario parlare di cose private io consiglio di andare in bagno e aprire tutti i rubinetti, dal lavandino alla vasca, e di parlare circondati dall’acqua che scorre. E’ per questo motivo che le microspie in genere vengono posizionate lontano da fonti di acqua”.

”Quando si entra in un ufficio – continua Miriam Tomponzi – la regola numero uno è guardare le prese, controllare sotto i tavoli, dietro i televisori, vedere se sono state fatte canaline nei muri, o impianti per nuovo centralino telefonico”. ”Si possono poi creare delle camere schermate – aggiunge – una tipologia che impedisce la fuoriscita di qualsiasi emissione di onde che possono essere date da microspie analogiche o digitali. Il problema potrebbe essere che poi neanche i cellulari prendono. Esistono comunque alcune camere schermate di ultima generazione dove i cellulari prendono”. Quanto ai dati sullo spionaggio, secondo quanto riferisce l’investigatrice, l’Italia si piazza ai primi posti. ”Siamo il primo paese nel mondo a fare questo tipo di attività – sottolinea – seconda è la Germania con una differenza pari a un rapporto 100 a 30, seguono la Spagna e la Francia. Un capitolo a parte è costituito dall’Inghilterra e dagli Usa, dove si spia soprattutto nel campo politico. Si spia il politico per sapere le mosse o per poter ricattare. In questo momento siamo in una fase delicata, l’informazione è potere ed è molto importante sapere le cose per primi. Certo, non dico che sia etico”. ”Dal 2000 al 2004 c’è stato un aumento del 65% di ascolti in generale; dal 2004 al 2007 le violazioni della privacy, per tabulati, intercettazioni telefoniche e telecamere nascoste, sono aumentate in modo esponenziale – conclude – Fino al 2004 le intercettazioni non erano così alte, poi sono cresciute di oltre il 40%”.

Fonte: ADN Kronos

Microspie nell’ufficio della Polverini “Servizi deviati o aziende danneggiate”

aprile 11, 2011 Microspie No Comments

Il ritrovamento durante una bonifica degli ambienti. C’era anche una microcamera. Indaga la Procura . Nelle scorse settimane la governatrice aveva subìto due tentativi di furto nella sua abitazione sull’Aventino. La presidente della giunta regionale: “Non so chi possa avere interesse a spiarmi: se la malavita, i servizi deviati o aziende che direttamente o indirettamente stiamo penalizzando con la nostra azione riformatrice”. “Timori per la mia persona? Non ho mai fatto male a nessuno”

Impianti di intercettazione e una micro telecamera negli uffici della Regione Lazio all’Eur, in via Rosa Raimondi Garibaldi. E tra le stanze spiate c’è anche quella della presidente Renata Polverini. La scoperta delle microspie è avvenuta nel corso di una bonifica cominciata alcune settimane fa. Gli ambienti, dopo il rinvenimento, sono stati isolati per consentire ai tecnici di ‘ripulirli’.

Sull’episodio indaga la Procura. La governatrice aveva subito due tentativi di furto nella sua abitazione, in zona San Saba, l’ultimo l’11 marzo scorso. A dare l’allarme fu la donna delle pulizie il giorno dopo. Anche se l’abitazione al primo piano era stata messa a soqquadro, non risulta che sia stato rubato nulla. Per entrare in casa, i ladri avevano piegato una inferriata e disattivato l’antifurto.

Nel precedente tentativo, il 28 febbraio, un condomino del palazzo vide due persone arrampicarsi sul balcone e lanciò l’allarme mettendo in fuga i presunti ladri che cercavano di forzare una finestra. “Ormai è un supermarket, chi vuole entra…” commentò, con una battuta, la diretta interessata. Una battuta che però dissimulava una preoccupazione. E in seguito ai due episodi di tentativo di furto il questore Francesco Tagliente, su proposta del prefetto Giuseppe Pecoraro ha disposto la vigilanza fissa sotto casa della governatrice 24 ore su 24.

“Ho subito due tentativi di furto a casa. A questo punto mi viene da dire che sono solo apparentemente falliti…”. ha detto la Polverini durante una conferenza stampa convocata nel suo studio. “Ieri sera tornando dal Vinitaly mi hanno dato la notizia di aver trovato una microspia nella mia stanza in Regione. Questa situazione mi dà amarezza”. E poi ha mostrato il punto dove si trovava, nella presa della corrente dietro il televisore.

“Capitava di firmare un decreto a mezzanotte e prima che io lo rendessi noto e ancor prima di andare sui giornali c’era chi sapeva” ha aggiunto la governatrice “Non so chi possa avere interesse a spiarmi: Se la malavita, i servizi deviati o aziende che, direttamente o indirettamente, stiamo penalizzando con la nostra azione riformatrice. In questo Paese chi si pone con capacità in un’azione di governo volta al cambiamento viene sempre preso di punta da chiunque”.

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Apparecchiature di bonifica ambientale

“Cimici” nella sede Fli, affidata a ditta milanese la bonifica

marzo 4, 2011 Senza categoria No Comments

Dopo le intercettazioni in cui il padre di Barbara Guerra propone alla figlia di mettere delle cimici nella sede di Fli a Milano, è stata affidata a una ditta milanese la bonifica da eventuali microspie

Dopo le intercettazioni in cui il padre di Barbara Guerra propone alla figlia, se la cosa dovesse interessare a Silvio Berlusconi, di mettere delle cimici nella sede di Futuro e Libertà a Milano, Fli ha deciso di affidare a una ditta privata la bonifica della sede milanese. Così ha spiegato l’eurodeputata Cristiana Muscardini, che ha sottolineato come le intercettazioni abbiano “preoccupato” il partito di Fini.

“Stamattina (ieri, ndr) – ha spiegato – abbiamo dato mandato per un controllo per verificare che non ci siano cimici nella sede di via Terraggio. Uno a casa sua vuole parlare tranquillamente senza che venga messa a conoscenza una showgirl o i suoi genitori. E su cose di questo tipo il ministro dell’ Interno dovrebbe dire qualcosa”. L’eurodeputata ha spiegato che se saranno trovate delle microspie Fli “si rivolgerà alla magistratura”.

Fonte: Milano Today

 

Bonifiche ambientali per la protezione della vostra privacy

Interrotto summit di camorra a Casal di Principe: arrestato Cristofaro Dell’Aversana

febbraio 11, 2011 Senza categoria No Comments

La Squadra mobile di Napoli ha arrestato la scorsa notte due persone che insieme ad altre cinque stavano partecipando a quello che per gli investigatori era un summit di camorra. La riunione si stava svolgendo a casa di un insospettabile nella quale i poliziotti hanno trovato anche un rilevatore di microspie. Il proprietario dell’appartamento è finito in manette per furto di energia elettrica.

Tra i presenti, presunti appartenenti al clan dei Casalesi, fazione Francesco Schiavone, detto Sandokan, detenuto in regime di 41 bis. Tra agli arrestati c’è anche Cristofaro Dell’Aversana, sorvegliato speciale. L’uomo era finito in carcere con l’operazione Spartacus 3 insieme con la moglie di Sandokan Giuseppina Nappa.

Un analogo summit, al Pallonetto di Santa Lucia, a Napoli, era stata scoperto e bloccato circa 2 settimane fa sempre dagli uomini della Mobile partenopea. L’operazione si era conclusa con l’arresto del presunto capo delle “Teste Matte”, operante nei Quartieri spagnoli, come si può leggere su L’ora Vesuviana.

Fonte: Crime Blog

Rilevatori di microspie

Bossi e le cimici: perché non ha denunciato lo spionaggio?

gennaio 5, 2011 Senza categoria No Comments

 

La Procura di Roma ha aperto un’inchiesta per capire chi aveva l’interesse a spiare Umberto Bossi e perché il Senatur non ha denunciato il fatto appena venuto a conoscenza. Anche dopo la bonifica sembra che il leader della Lega non si fidasse più di parlare nel suo ufficio.
La Procura di Roma ha aperto un’inchiesta in seguito alle dichiarazioni rilasciate dal leader della Lega Nord Umberto Bossi, che ha raccontato di aver trovato, un paio di mesi fa, delle “cimini” sia nel suo ufficio presso il Dicastero delle Riforme sia nella sua abitazione romana. Qualcuno, quindi, stava spiando il Senatur e gli inquirenti non solo vogliono capire chi ne aveva l’interesse ma anche perché Bossi non ha denunciato il fatto appena ne sarebbe venuto a conoscenza. Umberto Bossi spiega che a sospettare per prima della presenza di “cimici” fu la sua segretaria Nicoletta, perché “c’era gente che sapeva le sue cose” spiega il leader del Carroccio. “Nel dubbio abbiamo fatto fare una bonifica – spiega – Nel mio ufficio ne hanno trovata una vicino al tavolo nella presa di corrente, un’altra sul frigorifero”. Nella sua abitazione presso Porta Pia, invece, “ne hanno trovate un bel po’ dove ci sono i bocchettoni dell’aria calda” racconta. Il dubbio rimane sul perché Umberto Bossi non abbia denunciato il fatto. “Gli esperti che sono venuti hanno detto che appena tocchi o tiri via una cimice immediatamente chi l’ha messa viene a saperlo, perché sente un certo tipo di suono – spiega il Senatur – Ho temuto che chiunque fosse venuto a fare la bonifica avrebbe potuto metterne delle altre”. “Quindi io al mio Ministero – conclude – ho detto al capo gabinetto: guarda che nel mio ufficio è meglio che non vai a parlare. Pensavo: so che lì ci sono le cimici, è meglio non rischiare altro, vado a parlare altrove”. Queste dichiarazioni sembrano quindi lasciar intendere che anche dopo la bonifica Bossi abbia continuato ad avere il sospetto di essere spiato, e forse anche per questo gli inquirenti vogliono capire perché non ha chiesto un’indagine in merito. La procura, comunque, a breve ascolterà tutte le persone coinvolte in questa storia, compresi gli “uomini” mandati dal ministro Maroni, come da racconto di Bossi. Se tale affermazione sarà confermata, ciò potrebbe significare che almeno il Ministero degli Interni era a conoscenza del fatto che qualcuno stava spiando il leader della Lega Nord.

Fonte: Mainfatti

 

Bonifiche ambientali

Bossi: Cimici in casa a Roma e nel mio ufficio al ministero

gennaio 3, 2011 Senza categoria No Comments

 

Il ritrovamento delle microspie sarebbe avvenuto due mesi fa dopo i sospetti della sua segretaria. “Tropppa gente sapeva quello che avevo detto solo a lei”, spiega in senatur. Nessuna denuncia (“Sono uno che tende a minimizzare”)

ROMA – Delle “cimici” sono state trovate un paio di mesi fa nell’ufficio di Umberto Bossi al Ministero delle Riforme e nella sua abitazione romana, nella zona di Porta Pia. E’ stato lui stesso a raccontarlo chiacchierando con i giornalisti nella notte a Ponte di Legno. Bossi ha detto che la sua segretaria al Ministero si è insospettita perché – ha spiegato – “troppa gente sapeva quello che avevo detto solo a lei”. Così sono stati fatti dei controlli “e hanno trovato una cimice nel mio ufficio al ministero e diverse nella mia casa di Roma”.

Non le hanno trovate a Varese, però. “Lì – ha commentato sorridendo – ho fucile da caccia e rivoltella”. Il tutto è successo “un paio di mesi fa” ha spiegato il ministro che ha detto di non avere idea degli autori. “Come si fa a sapere chi sono? – ha osservato -. Sono scemi sì, ma non del tutto”. Sulla vicenda non c’è però nessuna inchiesta aperta. “Abbiamo aspettato troppo – ha detto Bossi -. Abbiamo chiamato un privato per la bonifica. Non volevo far casino, tanto un’inchiesta non trova niente. Io non volevo entrare nel casino. Sono uno che tende a minimizzare”. Il segretario della Lega ha comunque avvisato Maroni “che ha mandato un po’ di suoi uomini”.

Fonte: Repubblica

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