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Come scoprire se qualcuno ti sta spiando in poche semplici mosse

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Temi che qualcuno abbia piazzato dei microfoni nel tuo appartamento? Hai paura che stiano spiando ogni tuo movimento? Sei convinto che nella tua auto ci sia una microspia? Vediamo insieme quali segnali prendere in considerazione per evitare qualsiasi abbaglio interpretativo e giungere invece alla verità.

Prima di passare a elencare i segni tangibili e quelli meno evidenti di eventuali intercettazioni in atto, sarebbe  tuttavia opportuno chiedersi: perché dovrebbero spiare proprio me? La domanda non è affatto banale né scontata giacché, a detta degli psicologi, il dubbio e la paranoia possono distorcere i fatti e creare inquietudine laddove non avrebbe ragione di esistere.

I motivi che giustificano un’azione di spionaggio possono essere diversi e oltremodo circostanziati. Le situazioni a rischio più ricorrenti sono comunque le seguenti:

    1. Sei un noto imprenditore;
    2. Fai un lavoro importante che richiede un certo livello di segretezza;
    3. Sei un politico, un noto scienziato o un funzionario pubblico di spicco;
    4. Sei in procinto di divorziare;
    5. Tua moglie o tuo marito sospetta un tuo tradimento;
    6. Sei un attivista militante in organizzazioni ani-governative;
    7. Frequenti newsgroup o comunità on line che trattano di cospirazione;
    8. Sei già stato arrestato per crimini legati al terrorismo;
    9. I tuoi amici fanno parte di circoli occulti di qualche genere;
    10. Il tuo vicino ti odia a morte;
    11. Sei molto ricco;
    12. Sei vittima di uno stalker;
    13. Sei una celebrità.

Perciò, se in qualche modo ti trovi a vivere alcune delle circostanze sopraelencate, esiste un’alta probabilità che i tuoi dubbi siano fondati. In questo caso varrebbe la pena sincerarsi di non avere microspie nascoste in casa o in auto.

Ricognizione visiva dell’ambiente

Dunque da dove cominciare per arrivare a scoprire se qualcuno ti sta spiando? Il primo comportamento da adottare è quello di avviare un controllo visivo delle aree più a rischio della casa, passando via via in rassegna cassettine di derivazione, prese elettriche, lampadari, oggetti di uso quotidiano ecc. Generalmente si parte con l’ispezionare l’impianto elettrico. Le viti dell’interruttore della luce sono allentate? Hai notato degli spostamenti nei cablaggi elettrici come ciabatte, alimentatori vari, prese o spinotti? C’è un leggero deposito di intonaco sul pavimento, proprio sotto un interruttore o una presa elettrica? La stessa cosa vale per le luci e i lampadari. Tutti questi indizi lasciano intendere che qualcuno abbia effettivamente messo mano all’impianto elettrico, presumibilmente per installare dei microfoni o delle telecamere alimentati direttamente via rete. In caso di microspie video è importante altresì fare attenzione a fori anomali apparsi all’improvviso nelle prese elettriche, lampade a muro o cassettine di derivazione, creati ad hoc per ospitare l’occhio di una microtelecamera.

La regola vuole che i dispositivi alimentati da rete elettrica siano stati installati per durare nel tempo, tuttavia esistono anche microspie, telecamere wireless, trasmettitori audio-video ecc. a breve-media durata che funzionano anche a batteria, ovvero per un periodo di tempo limitato. Queste apparecchiature vengono collocate nei posti più impensabili e disparati. In questo caso dovrai armarti di santa pazienza e ispezionare qualsiasi oggetto cavo che abbia la capacità di contenere trasmettittori anche di minuscole dimensioni. Per quanto concerne l’ispezione dell’auto, devi innanzitutto controllare che non siano state spostate plastiche e coperture in genere, sia internamente che esternamente all’abitacolo, o che non vi siano strane interferenze nell’autoradio o variazioni di intensità nelle luci del cruscotto.

Uso dei rilevatori di microspie audio-video

Dopo la fase di ricognizione visiva, è fortemente consigliato l’utilizzo di rilevatori di microspie per scovare in maniera definitiva quello che al tuo occhio è sfuggito. Un rilevatore di microspie, o bug detector, è un dispositivo elettronico in grado di individuare microfoni ambientali, trasmettitori audio-video, telecamere nascoste e via discorrendo, avviando lo scanning delle frequenze  generalmente utilizzate dai dispositivi di spionaggio. Questo tipo di operazione prende il nome di bonifica radio, o bug sweeping. Oggi esistono in commercio molte apparecchiature di contro-sorveglianza atte a eseguire operazioni di bonifica ambientale, anche se il loro utilizzo è ad appannaggio esclusivo di polizia, forze dell’ordine in generale ed enti governativi. Ne esistono di diversi tipi, da quelli entry-level, idonei a rilevare le microspie più comuni operanti su determinate bande di frequenze, fino a giungere a dispositivi estremamente sofisticati capaci di identificare i cosiddetti Mezzi Tecnici Speciali (STM) utilizzati soprattutto in ambito militare. Esistono poi apparecchiature in grado di scovare trasmettitori GSM, generalmente alloggiati negli autoveicoli per rilevarne la posizione o per avviare l’ascolto ambientale delle conversazioni all’interno dell’abitacolo. Un caso a parte è la verifica degli impianti cablati, in cui rientra il controllo della linea telefonica fissa, che utilizza strumenti professionali multifunzionali di ricerca a risonanza e/o induzione, non proprio alla portata di tutti.

Come intercettare un cellulare con un software spia

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Dimenticatevi degli ingombranti e sofisticati dispositivi di intercettazione telefonica che potete vedere in vecchi film polizieschi o documentari sullo spionaggio. Oggi esistono dei sistemi di controllo a distanza di un cellulare che parrebbero ugualmente adatti allo scopo. Quali? I cellulari stessi! Forse qualcuno potrebbe obiettare che siamo di fronte all’ennesima eresia tecnologica, eppure è proprio così. Qualsiasi telefonino è potenzialmente intercettabile da istituzioni o intelligence straniere, come si accennava tempo fa in questo articolo. Ma qui entriamo nel territorio top secret dello spionaggio governativo e, in questo momento, a noi non interessa.

Vorremmo invece parlare della cosiddetta intercettazione ‘domestica’, ovvero quell’insieme di operazioni di monitoraggio telefonico che ognuno può attuare prendendo di mira uno specifico cellulare target, definito spyphone o cellulare spia. Si tratta di un normale telefonino sul quale è possibile installare un software spia capace di intercettare e inviare a una piattaforma sul web ogni operazione effettuata dall’ignaro possessore del telefono. E senza l’ansia di apparire in qualche tabulato telefonico, in quanto le comunicazioni avvengono via dati. Ovviamente per poter spiare uno spy phone è necessario che il cellulare spia capiti tra le mani dell’ignara vittima.

I software spia di ultima generazione funzionano al massimo delle loro potenzialità sugli smartphone che hanno la possibilità di collegarsi in rete. A differenza dei precedenti software spia che potevano captare solo i suoni ambientali, le conversazioni telefoniche, i messaggi di testo SMS e la localizzazione GPS, i nuovi software di monitoraggio possono infatti intercettare anche la cosiddetta messaggistica istantanea, vale a dire le chat di WhatsApp, Facebook, Viber e via discorrendo. Per farvi un’idea di quello che è possibile fare con un software spia di nuova generazione, date un’occhiata a questo post su come spiare un cellulare. Riguardo poi alla compatibilità di sistema operativo la scelta è abbastanza variegata: software spia per Android, iOS e Blackberry, ognuno funzionante con caratteristiche proprie che è possibile visionare per esteso, ad esempio, sul sito Spyphone.it. Detto ciò è bene sottolineare che l’utilizzo di telefonini spia è illegale, pertanto si rimanda alla responsabilità oggettiva di chi è intenzionato a farne uso.

Siamo tutti spiati. Parola di Snowden

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Dal suo rifugio russo dove ormai risiede da due anni, l’ex-tecnico e informatore della CIA, Edward Snowden, torna a far parlare di sé. E questa volta lo fa scoperchiando gli altarini degli 007 inglesi, accusati di aver spiato i cellulari di milioni di concittadini. Nell’intervista rilasciata alla BBC, Snowden ha svelato con dovizia di particolari come le spie inglesi e americane abbiano preso di mira per anni i telefonini di ultima generazione, per carpirne qualunque tipo di informazioni: foto, video, dati sensibili, conversazioni telefoniche e ambientali, messaggi, posizione geografica. E tutto ciò attivando o disattivando gli applicativi dalla distanza, con l’aiuto di un semplice messaggio di testo invisibile inviato agli utenti.

I servizi segreti si sarebbero serviti nello specifico di una suite di software di monitoraggio dal nome bizzarro e alquanto fantasioso, la “Smurf Suite (Suite del Puffo), che conterebbe applicativi spia con caratteristiche e funzioni proprie: “Dreamy Smurf” (Puffo Sognatore) capace di accendere e spegnere il telefono a distanza, “Nosey Smurf” (Puffo Curiosone) con cui sarebbe possibile controllare il microfono dello smartphone in modo da ascoltare e registrare qualunque conversazione, e “Tracker Smurf” (Puffo Segugio), per ottenere l’esatta posizione geografica del cellulare. Ma non è tutto. A detta di Snowden, ci sarebbe stata un’ultima applicazione capace di rendere la vita difficile a chi avesse scoperto la  falla di sicurezza sul proprio telefono: “Paranoid Smurf” (Puffo Paranoico). Quest’ultima app permetterebbe, infatti, la protezione da tentativi di intercettazione, annullando qualunque operazione difensiva da parte dell’utente.

Insomma, secondo l’ex talpa statunitense, molti ignari cittadini sarebbero stati alla mercè di orecchie invisibili pronte a carpire qualunque suono o movimento ritenuto “pericoloso” per la sicurezza nazionale. Certo è che assieme all’avanzare di tecnologie invasive di intercettazione ci sono altre realtà che muovono nella direzione opposta, come nel caso dei cellulari criptati che permettono una protezione pressoché totale da software di monitoraggio telefonico come quelli visti pocanzi.

Spie e spionaggio: una breve storia

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Lo spionaggio ha una lunga tradizione che affonda le radici nella notte dei tempi. Vi siete mai chiesti come si è potuti giungere alle moderne tecniche di intercettazione adottate dai governi più influenti del mondo? Bene. In questo articolo cercheremo di scoprirlo, seguendo una brevissima carrellata storica sullo spionaggio.

Si ritiene che le prime spie organizzate della storia siano stati i Sumeri, i quali, nel 4000 a.C., erano già in possesso di un sistema di spionaggio efficiente, costituito da una forza di polizia speciale impiegata nel carpire informazioni importanti atte a soggiogare i propri nemici. Gli antichi Egizi poterono invece contare su un corpo di spie molto abile nello scongiurare o favorire la vittoria sulle popolazioni nemiche, soprattutto gli Ittiti, acerrimi antagonisti di sempre. D’altro canto un altro popolo limitrofo, gli Assiri,  pote’ tenere testa agli Egizi grazie all’infiltrazione di agenti costantemente aggiornati sulle mosse avversarie.

Successivamente, altre civiltà hanno continuato a perfezionare i metodi per poter sottrarre segreti militari. Primi fra tutti i Greci, che inventarono l’espediente della scrittura a ridosso della nuca di uno schiavo per avvertire le truppe coinvolte nella guerra contro i Persiani. In tale circostanza fu sufficiente far recapitare il messaggio a capelli cresciuti  per riuscire nell’intento. A ben vedere si trattava del primo tentativo di utilizzo di un codice segreto. Sempre i Greci, nella seconda guerra persiana, riuscirono a evitare un nuovo piano di invasione persiano sempre grazie a uno schiavo che sotto la patina cerata di una tavoletta di legno recava celato un messaggio di allerta per Sparta.

In epoca romana, lo spionaggio raggiunse livelli ancora più sofisticati, assicurando numerosi successi in battaglia. La famosa vittoria di Maleventum (l’attuale Benevento) contro Pirro, o la vittoria su Annibale, nella seconda guerra punica, furono essenzialmente caratterizzati dalla presenza strategica di informatori nelle fila dei popoli alleati con Cartagine. Più tardi Giulio Cesare, durante la guerra di Gallia (58 a.C. – 52 a.C. ), impiegò documenti crittografati che si avvalevano della tecnica della traslitterazione, ovvero di un codice di lettere che si andavano a sostituire ad altre. Spie e osservatori meticolosi, permisero  altresì ai Romani di sconfiggere i Sassanidi nel 363 d.C.

In oriente, l’impero bizantino era in possesso di agenti sotto copertura di una tale astuzia da fare invidia ai moderni 007. Furono loro a permettere la congiura contro il tremendo re degli Unni, Attila, nel 449 d.C. e a fomentare la rivolta che permise di avere definitivamente la meglio sugli Unni. Arrivando al medioevo, pare che il grande Federico Barbarossa (1122 – 1190) avesse dei personali informatori all’interno della Lega Veronese e di quella Lombarda. Nel 1260, la sconfitta dei Guelfi di Firenze ad opera dei Ghibellini di Siena, Pisa e Firenze fu invece agevolata da scaltri agenti segreti che indussero Bocca degli Abati al tradimento.

Comunque sia, le prime vere organizzazioni spionistiche della storia nacquero nel XVI secolo, soprattutto in Francia e Gran Bretagna. Il potente Luigi XIV di Francia (1638 – 1715) diede la spinta allo sviluppo di una rete intricata di spie, mentre sotto il regno di Napoleone I (1769 – 1821) si potè contare sull’aiuto della cosiddetta Sûreté, un servizio di polizia speciale costituito da ex-condannati, con il compito di infiltrarsi nella malavita.

Sapete chi è il papà delle moderne reti di spionaggio? È il tedesco Wilhelm Stieber (1818 – 1882),  che organizzò reti di agenti di ambo i sessi, dislocati in diverse parti del mondo e gerarchicamente comandati da un organo centrale di controllo. Sulla scia di questi organismi nacquero infine l’Intelligence Service in Gran Bretagna, la CIA in America, il Deuxième Bureau in Francia, il KGB in Unione Sovietica, e altri organismi di spionaggio in possesso delle più moderne tecnologie elettroniche e informatiche.

Certo, a sentir parlare oggi di videosorveglianza aerea, di robotica di sorveglianza, di microfoni laser e parabolici di sistemi di controllo satellitari , verrebbe un po’ da sorridere. Eppure, è proprio grazie alla volontà e alla perseveranza di questi uomini del passato che si è potuti giungere a una visione di una rete di spionaggio così estesa ed efficiente come tutti la immaginiamo.

Corte di Cassazione: spiare un dipendente su Facebook non è reato

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A pochi giorni dalla storica sentenza della Corte di Cassazione che ha condannato insulti e ingiurie lanciati attraverso Facebook, considerandoli una diffamazione “aggravata dalla pubblicità”, arriva ora un’altra sentenza che farà altrettanto discutere. La Suprema Corte ha infatti ritenuto lecita la creazione di un profilo falso atto a smascherare un dipendente che, durante l’attività lavorativa, fa un uso improprio del famoso social network. Tale decisione si avvarrebbe, nella fattispecie, del diritto del datore di lavoro a riscontrare e sanzionare un comportamento idoneo a ledere il patrimonio aziendale.

La vicenda presa in esame concerne il caso di un operaio abruzzese, licenziato “per giusta causa” nel 2012 perché sorpreso a intrattenersi in conversazioni via cellulare su Facebook durante l’orario di lavoro. Lo smascheramento dell’ignaro avventore telematico era avvenuto a seguito della creazione di un profilo ‘fake’ di donna da parte del responsabile del personale dell’azienda in cui il malcapitato prestava servizio. La Cassazione ha ritenuto legittimo il controllo sul dipendente, ribadendo la non invasività della stessa, in quanto l’accusato avrebbe acconsentito di sua spontanea volontà e senza costrizioni allo scambio di messaggi.

Quest’ultimo caso, che ha visto l’ennesima disputa su Facebook finire in tribunale, sembra voler suggerire un’accresciuta attenzione da parte degli organi giudiziari nei confronti dell’universo Internet e dei social network in particolare. Tuttavia, non bisogna dimenticare il contributo indiretto di Facebook nell’aiutare a scoprire e sradicare illeciti e reati di vario tipo, dalla pedofilia allo smantellamento di truffe finanziarie e via discorrendo. Difatti, se è vero che le controversie legate a Facebook e ad altri social network sono in aumento, è altrettanto vero che le forze dell’ordine si avvalgono sempre più delle piattaforme social per smascherare eventuali delinquenti e malintenzionati.

È innegabile difatti l’apporto sostanziale della tecnologia web, così come quella dei nuovi dispositivi di videsorveglianza, a beneficio della prevenzione dei reati nel corso degli ultimi anni. Basti pensare ai sempre più sofisticati sistemi di telecamere installati all’aperto o all’interno di negozi, attraverso cui si è potuti arrivare a identificare molti responsabili di furto e vandalismo contro il patrimonio pubblico e privato. Una condizione, quest’ultima, che avrà sempre più ripercussioni sulla qualità della vita di milioni di cittadini aventi a cuore la propria e l’altrui incolumità.

Difendere le aziende dal furto sistematico di informazioni. Una priorità assoluta

La nostra esperienza nel settore ci dice che è ormai prassi consolidata che grandi multinazionali dedichino parte del loro budget all’acquisizione illegale di informazioni e segreti aziendali a danno di piccole aziende a carattere locale. Cercano di acquisire informazioni su offerte economiche/tecniche di gare d’appalto, si impossessano di database faticosamente costruiti nel tempo, progetti, idee e brevetti nascenti.

Piccole ma dinamiche realtà aziendali, non immaginano minimamente che i grandi concorrenti usino team di hacker professionisti, lavorando costantemente, attraverso tecniche finalizzate al furto sistematico di informazioni. Attacchi informatici che hanno lo scopo di destabilizzare e indebolire le difese informatiche aziendali, usando vulnerabilità e acquisendo il controllo remoto dei computer. Le tecniche utilizzate sono svariate e con molteplici scopi: Virus, Virus Macro, Trojan, Backdoor, worm, DoS, Rootkit, Dialer, Spyware, Keylogger, Hijacker, e chi più ne ha, più ne metta.

E’ la legge del più forte contro il più debole.

Molto spesso, Aziende locali, essendo profondamente radicate sul territorio, riescono a espandersi, creando una rete intricata di relazioni sociali, conoscenze strategiche e scambi di favori. A causa di questo, i grandi competitor, non riescono a prevalere sui piccoli diretti concorrenti, e, conoscendo molto bene questa realtà, potrebbero attivarsi per mettere in atto sofisticate tecniche di spionaggio e di sabotaggio, che minano alla base la credibilità e la reputazione dei diretti concorrenti, favorendone il crollo nel medio e lungo periodo.

Per questa gente il mercato delle vacche è sempre aperto.

Loschi individui avvicinano dipendenti malpagati, allettati dal miraggio di denaro facile, promettendo loro soldi, assunzioni e carriere già avviate. Una volta ‘acquistato’, il dipendente lavorerà nell’ombra per conto del nuovo padrone con incarichi su misura, sabotando macchinari, processi produttivi, alterando la qualità dei prodotti. Passerà informazioni delicate riguardanti gare d’appalto, favorirà, a seconda della mansione svolta la fuga di informazioni e decisioni aziendali strategiche.

Purtroppo, le proprietà aziendali si accorgono di quel che sta avvenendo, quando è ormai troppo tardi e il danno è ormai irreparabile. Ed è solo in questo momento che si attivano ricorrendo a un esperto di sicurezza aziendale.

Interveniamo cercando di ripristinare l’impermeabilità dell’involucro aziendale.

Un’analisi attenta e precisa ci farà capire dove operare con urgenza.

Volendo fare un esempio, un sistema professionale di videosorveglianza con telecamere ad alta definizione, permetterà subito di verificare l’accesso del personale nelle diverse aree dell’azienda, scoraggiando eventuali operazioni di sabotaggio dirette su macchinari e attrezzature più importanti, fondamentali del processo produttivo. Le certificazioni di qualità descrivono il processo produttivo logistico e amministrativo nei minimi particolari, questo ci permetterà di capire dov’è l’anello debole della catena, permettendoci di porvi immediato rimedio.

La messa in sicurezza degli ambienti, dove le informazioni più delicate vengono discusse, è una priorità assoluta!

Test di penetrazione per verificare la resistenza ad attacchi informatici, controllo ed eventuale bonifica degli ambienti e dei server, messa in opera di apparecchiature per inibire i microfoni dei telefoni cellulari etc.. Questi sono solo alcuni degli strumenti che l’imprenditore ha a sua disposizione per difendere la propria azienda. Ad esempio, le apparecchiature per il controllo accessi del personale indicheranno con precisione spaziale e temporale i movimenti del personale. Ogni porta di accesso dovrebbe essere dotata di apertura con badge o a impronte digitali.

In aggiunta, l’utilizzo di microspie GSM, di micro videoregistratori digitali, di micro registratori digitali, di tracker GPS professionali, cellulari spia, potranno essere un valido ausilio per controllare temporaneamente alcune realtà a rischio. Pensate, esistono sofisticate apparecchiature come i microfoni laser, in grado di intercettare conversazioni ambientali all’interno di stanze distanti anche un chilometro! In questi casi è molto utile installare sistemi vibranti sulle finestre in grado di eludere tali sistemi. Infine c’è la possibilità di costruire stanze intere con pareti a schermate modulari. Si tratta di vere e proprie camere realizzate in varie dimensioni, con pannelli a frequenza di attenuazione molto elevata (sino a 100 dB in un range da 10 Khz a 18 Ghz). Le stanze, che posseggono requisiti molto particolari e vengono normalmente utilizzate per certificare o qualificare prodotti elettronici, sono realizzati con pannelli in metallo a guarnizioni schermanti interposte.

All’interno di queste stanze sarà possibile discutere di progetti importanti nel più assoluto isolamento. Un vero è proprio bunker elettronico!

E voi, avete pensato a mettere al riparo la vostra azienda?

Spionaggio industriale: i cinesi a caccia di segreti negli Stati Uniti

dicembre 19, 2013 Spionaggio No Comments

Si respira un clima da “guerra fredda” all’interno del sistema industriale nazionale ed internazionale. Sembra, infatti, di essere tornati indietro nel tempo. Questa volta non si tratta del predominio sul mondo, ma dei segreti delle aziende, piccole o grandi che siano, al fine di scoprire i sistemi di produzione ed annientare l’originalità dei prodotti attraverso il furto di dati relativi a brevetti e processi industriali.

Se si pensa allo spionaggio industriale si è soliti far riferimento a grandi colossi in ambito scientifico e tecnologico, ma in realtà il rischio è altrettanto alto per le piccole e medie aziende in ogni ambito.
Ne sono un esempio i recenti casi di spionaggio cinese ai danni degli Stati Uniti. I cinesi cercavano i segreti sulla creazione di nuovi semi di mais e riso.

Il primo caso ha coinvolto Mo Hailong, cittadino cinese residente negli Usa. Lo stesso era stato fermato due anni fa in un terreno della DuPont Pioneer a Tama, Iowa. Un campo dove la società stava sperimentando il mais. Hailong riuscì a scappare ma l’Fbi risalì alla sua identità grazie al numero di targa dell’auto.
Da qui è partita una lunga inchiesta che ha visto l’impiego di microspie per monitorare le mosse del cinese e dei suoi complici. Ne è risultato che i delinquenti viaggiavano molto allo scopo di raccogliere o comprare campioni dei semi. L’inchiesta si è chiusa con l’arresto di Hailong. Dalle intercettazioni telefoniche è apparsa la consapevolezza del colpevole che dichiarava: «Potrebbero trattarci come spie».

Un altro caso analogo ha riguardato due impiegati cinesi di una compagnia statunitense impegnata nella messa a punto di riso geneticamente modificato. I due cercavano di rubare dei semi per passarli ad un laboratorio in Cina. Per fare questo nascondevano i «campioni» sottratti in sacchetti di pop corn o in tovaglioli di carta di un ristorante. Si pensa all’esistenza di ulteriori complici. Inoltre non è chiaro se i semi rubati siano giunti o meno a destinazione. Se così fosse, l’azienda statunitense subirebbe un il danno di 30-40 milioni di dollari, insieme ad anni di ricerche gettati al vento. La faccenda non è ancora chiusa.

Tali azioni di spionaggio sono spesso facilitate dal fatto che molte imprese sono ancora mal equipaggiate contro le intrusioni esterne. Solo gli imprenditori più arguti stanno innalzando il livello di protezione con costanti bonifiche ambientali in azienda e strumenti di videosorveglianza e di sicurezza informatica.

Skype e il controllo cinese

Un ricercatore dell’Università del New Mexico è riuscito a decifrare il sistema di sorveglianza del governo cinese incluso in Skype. Si tratta di una lista completa di termini (qualche migliaio), che, se utilizzati all’interno delle chat, innescano automaticamente il controllo da parte del governo di Pechino.
In pratica Skype invia una copia del messaggio ai propri server, insieme al nome utente del mittente, la data e l’ora della conversazione. Tra le parole che balzano all’occhio ci sono “Medici senza Frontiere”, “Amnesty International”, “Tienanmen” e “BBC News”. In ogni caso la lista, contenuta in Skype, si arricchisce ogni giorno di nuovi termini giorno dopo giorno, in modo che il governo cinese tenga sempre sotto controllo i temi più caldi.

In realtà si tratta di TOM-Skype, una versione modificata di Skype diversa da quella usata nella maggior parte del mondo. Il “TOM” aggiunto davanti al nome della chat rappresenta un operatore mobile di Hong Kong a cui Microsoft ha concesso, in maniera discutibile, di modificare il programma. In tutta risposta l’azienda di Redmond ha dichiarato che “TOM Online ha stabilito le procedure necessarie conformi agli obblighi stabiliti dalle leggi locali” riconoscendo solo in seguito la propria responsabilità e promettendo di aumentare la trasparenza del servizio.

Come è chiaro, TOM-Skype non si limita ad inviare informazioni relative ai propri utilizzatori, ma anche quelle di tutti coloro che entrano in contatto attraverso il servizio. Chiunque potrebbe già essere su server cinesi, attentamente controllato dal governo di Pechino. Al momento pare che ne resterebbero fuori le conversazioni a voce. In ogni caso non si può dire di essere al sicuro.
Basti pensare che gli strumenti di controllo sono utilizzati quotidianamente da individui comuni. A casa, a lavoro, per strada sono numerosissime le persone che scelgono di tutelarsi attraverso dispositivi come micro camere, micro registratori e strumenti di controllo per il pc che consentono di monitorare tutte le attività di un computer.

Diverse organizzazioni hanno chiesto a Microsoft, come ad altri colossi, la pubblicazione regolare di un “Transparency Report”, un documento che fornisca una visione completa della gestione dei dati e delle conversazioni e possa far chiarezza sulle ipotesi di spionaggio e censura. Al momento non c’è stata nessuna risposta da parte dell’azienda.

Spionaggio industriale in crescita dell’800%

L’osservatorio nazionale per la sicurezza informatica di Yarix con sede vicino Treviso, ha evidenziato nei giorni scorsi un preoccupante aumento di attacchi informatici ad aziende e privati in tutto il mondo. La percentuale di dilatazione del fenomento segnalerebbe l’81% in più nel corso del 2012 per un totale di 5,5 miliardi di infiltrazioni in dati privati. Uno dei principali fattori che contribuirebbe alla crescita delle attività di spionaggio industriale sarebbe ravvisabile nella crisi economica globale della quale non si intravede ancora la fine e nella quale tutti sono impegnati a sottrarre al concorrente quanto più possibile al fine di incrementare, anche di poco, i propri guadagni.

Secondo quanto rilevato dall’Osservatorio veneto per la sicurezza informatica, la sottrazione di informazioni strategiche ai danni delle sole aziende del settore produttivo con sede nel nord-est italiano, nel corso dello scorso anno, è aumentata di oltre l’800%. Gli strumenti sono dei più disparati: microspie impiantate in accessori comuni, software spia installati di nascosto sui cellulari dei concorrenti, videocamere nascoste

Lo spionaggio industriale rappresenta un reato che esiste da sempre, ma come abbiamo asserito in precedenza, in questi tempi di crisi sembra essersi acuito, causando numerosi casi di infedeltà del personale interno alle imprese. Il timore di licenziamenti facili o di provvedimenti di mobilità mettono a dura prova anche i professionisti che, sentendo sottostimate le proprie competenze o in alcuni casi per vendetta nei confronti dell’azienda, utilizzano la possibilità di accedere a dati ed informazioni importanti per poterli rivendere o sfruttarli ai propri scopi.

Tra i numerosi casi che quotidianamente vengono resi pubblici, quella di una multinazionale con sede principale in provincia di Verona che ha subito un attacco mirato contemporaneamente a tutte le sue cinque sedi sparse per il mondo. Dati cancellati e partizioni del sistema operativo crittografate che hanno reso inutilizzabili i sistemi. L’amministratore ha dovuto ricorrere alla cassa integrazione per diverso tempo per oltre 400 dipendenti, con perdite in termini di ordini per centinaia di migliaia di euro. Un incidente che si sarebbe potuto evitare se solo fossero stati adottati provvedimenti che assicurano la sicurezza informatica.
Firewall e antivirus aggiornati non sono abbastanza, videocamere di sorveglianza e periodiche bonifiche ambientali sono ormai da preventivare per assicurare una lunga vita alla propria azienda.

Maxi-scandalo Trenitalia: le intercettazioni la chiave di volta

La maxi-inchiesta a Trenitalia, condotta dalla squadra mobile di Firenze e dalla Polizia Ferroviaria, ha portato ha portato alla luce un presunto maxi-scandalo fatto di appalti pilotati. Quarantadue gli indagati, decine e decine gli arresti e le perquisizioni. Imprenditori e funzionari di Trenitalia, ma anche titolari di aziende e persone impegnate nell’amministrazione pubblica, avrebbero secondo l’accusa, collaborato per pilotare vari appalti targati Trenitalia.

La fuga di informazioni riservate alla base dell’inchiesta. In cambio, denaro, favori personali e beni materiali. La stessa accusa ha descritto il sistema secondo il quale i vantaggi venivano suddivisi.
Sembra che venissero svolte delle “gare interne” per stabilire in anticipo chi avrebbe dovuto aggiudicarsi l’appalto. Alla fine dell’anno, grazie alle informazioni fornite dai funzionari di Trenitalia, ognuno degli imprenditori aderenti al gruppo, definito “Fratellanza”, doveva aver avuto accesso alla sua parte di appalti, in modo che tutti ne ricavassero uguale profitto.

Tra gli arrestati anche due impiegati alla direzione Audit, l’organo di Trenitalia preposto alla vigilanza interna. Circa venti gli appalti truccati che riguardano principalmente la fornitura di accessori per la manutenzione dei treni (batterie, schede elettriche per la riparazione dei convertitori, bobine per motori elettrici) . Come ha precisato il pm Giuseppe Bianco “non c’era alcun interesse per la qualità del servizio fornito”.
Al vertice del complotto tre funzionari delle Ferrovie: Tiberio Casali, Graziano Fantoni, Giovanni Mugnai. Questi svolgevano un’intensa e costante attività di informatori, facendo filtrare e pervenire agli imprenditori dati e notizie riservate sugli estremi delle gare, sulle condizioni tecniche che l’ente intendeva applicare e sulle condizioni di prezzo.

E’ stato possibile ricostruire la vicenda grazie alle microcamere e ai microregistratori utilizzati dagli investigatori nel corso delle indagini. Sono stati passati al vaglio numerosi incontri in bar e ristoranti. Tra i filmati spicca uno in cui il Mugnai chiede ad un imprenditore quale tipo di gare preferisce ed intasca una busta che, dichiarano gli inquirenti, “sicuramente conteneva denaro”. Ma ci sono anche scene di shopping dello stesso con il titolare di un’azienda per un totale di circa 800 euro tra lavatrice, fotocamera e accessori per videogiochi. Tra le spese pazze non sono mancati strumenti hi-tech, viaggi e buoni benzina.
Tra i reati contestati: associazione per delinquere, corruzione, turbata libertà degli incanti, abuso di ufficio e accesso abusivo alle banche dati riservate di Trenitalia.

Huawei e ZTE probabili spie del governo cinese

ottobre 11, 2012 Spionaggio No Comments

Pochi giorni fa avevamo parlato di spionaggio in rete ai danni della Casa Bianca. A distanza di poche ore è giunta la notizia che le due grandi compagnie cinesi di telecomunicazione, Huawei e ZTE, minacciano la sicurezza degli Stati Uniti e per questo il Congresso USA ha deciso che devono essere tenute lontano dal mercato americano. Le due compagnie, tra le più importanti al mondo sono sospettate di essere complici del Governo di Pechino in operazioni di spionaggio governativo, spionaggio industriale e possibili tentativi di sabotaggio e manomissione delle reti e dei sistemi di comunicazione negli Stati Uniti e all’estero, quindi di essere strumenti di spionaggio a favore del governo e dell’esercito cinese. A questo si è giunti a fronte di un’inchiesta condotta dai servizi di intelligence americani, durata 11 mesi. Le due compagnie negano le accuse. Di rimbalzo, il Governo canadese, si è appellato alle norme sulla sicurezza nazionale per motivare il limite posto alle norme internazionali sul libero commercio e ha deciso di escludere Huawei dal bando per la costruzione di una rete governativa per le comunicazioni. In contemporanea, anche la Commissione Europea sta tardando la chiusura di un contenzioso con l’altro colosso cinese ZTE . Mentre in Australia, sempre la Huawei non ha avuto l’autorizzazione del Governo a partecipare al ricco progetto di costruzione di una rete per cablare con la fibra ottica in Paese.
Tornando all’indagine accusatoria, essa mostra che il mercato delle telecomunicazioni è legato a molti aspetti importanti della realtà economico-sociale (centrali elettriche, banche, finanza, sistemi di distribuzione di gas, petrolio…). Il rapporto parla anche di ex dipendenti della Huawei, che accusano la stessa azienda di corruzione, violazione di copyright, discriminazione. In ogni caso l’uso di microspie e sistemi di sorveglianza molto particolari è un ambito ben conosciuto dalle due aziende che negano ogni tipo di corruzione.
Il conflitto di natura pressoché economico si è prepotentemente inserito nel bel mezzo della campagna elettorale presidenziale statunitense. Obama e Romney si sono precipitati a fare promesse al fine di salvaguardare il Paese dalla Cina, sostenendo le industrie e mantenendo posti di lavoro.

Attacco hacker alla Casa Bianca

Anche la Casa Bianca nel mirino di attacchi ai sistemi informatici. Washington ha confermato il tentativo di infiltrazione nel suo sistema informatico di difesa, probabilmente da parte di un’organizzazione cinese.
L’obiettivo sembrerebbe esser stato una rete non riservata, ma i tecnici sono riusciti ad arginare in tempo la minaccia, isolando il sistema prima che l’attacco si diffondesse. Alla base di queste azioni ci sono delle mutazioni applicate alle tecnologie dei sistemi utilizzati per operazioni di spionaggio per entrare nei database dei pc o intercettare cellulari.
Sembrerebbe quindi che non siano stati rimossi dati. I funzionari della sede USA, hanno parlato di una particolare forma di phishing, “spear phishing”, definita “non infrequente”; si tratta di una email inviata verso una rete “non classificata” che, in questo caso, non avrebbe preso di mira informazioni segrete.
Più in generale, il phishing è un sistema di truffa online che invita gli utenti a cliccare su link al fine di derubarli. L’anno scorso Google ha attribuito ad alcuni hacker cinesi la responsabilità di tentativi di phishing riportati da centinaia di utenti Gmail, fra cui importanti funzionari del governo e delle forze armate Usa. Infatti, nel novembre 2011 un rapporto del National Counterintelligence Executive aveva nel dettaglio riportato numerosi attacchi hacker condotti da Cina e Russia su diverse società americane.
La Casa Bianca non ha fatto riferimenti alla Cina, ma molti hacker stanno sostenendo che l’operazione sia partita da oriente.
A dare la notizia per primo ci ha pensato il giornale conservatore Washington Free Beacon, che ha subito accusato l’amministrazione Obama definendola incapace “di tenere a bada Pechino sui suoi continui attacchi informatici”.

Samsung contro LG: gli schermi OLED sarebbero stati copiati

Dopo l’infuocata diatriba tra Samsung ed Apple, si profila una nuova accusa di spionaggio industriale. Questa volta è stato il colosso del Galaxy a portare in tribunale la connazionale coreana LG. L’oggetto del contenzioso sarebbero 18 tecnologie segrete e protette da brevetto riguardanti i pannelli OLED (Organic Light Emitting Diode).

Si tratta di una nuova tecnologia che permette di realizzare display a colori con la capacità di emettere luce propria: a differenza dei display a cristalli liquidi, i display OLED non richiedono componenti aggiuntivi per essere illuminati. Questo permette di realizzare display molto più sottili e addirittura pieghevoli e arrotolabili, e che richiedono minori quantità di energia per funzionare. Proprio in questi giorni, all’Ifa di Berlino le due aziende coreane hanno orgogliosamente esposto i propri televisori OLED 55 pollici di ultima generazione e praticamente identici. L’ingiunzione, presunta da aprile scorso e depositata solo negli ultimi giorni presso la Central District Court di Seoul, coinvolgerebbe undici persone tra collaboratori interni ed esterni e vedrebbe un passaggio indebito di documenti.
Samsung chiede in definitiva 880mila dollari alla concorrente LG per ogni prodotto dotato delle stesse tecnologie. Inoltre i vertici Samsung tengono a sottolineare che la concorrente avrebbe più volte acquisito indebitamente i propri segreti industriali.
Sarà arrivato il momento di prendere le dovute precauzioni?

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Utilissimo rilevatore di segnale RF per la localizzazione di microspie e trasmettitori audio-video occultati in ambienti o automobili. Adatto per un utilizzo sia privato che professionale.
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jammerPer proteggere la privacy, il silenzio o la riservatezza delle proprie informazioni, è pertanto consigliabile munirsi di un dispositivo di protezione quale un jammer per cellulari, ossia un dispositivo che, in mancanza della possibilità di intervenire sugli apparecchi stessi per spegnerli, interviene sulle onde radio presenti nella stanza o nella sala da isolare.
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Cambiavoce telefonico se interposto fra la cornetta ed il telefono, cambierà letteralmente la vostra voce in un’altra. Trasforma qualsiasi voce in maschile o femminile, adulto o bambino. Il camuffatore di voce può essere adattato a telefoni cellulari, cordless, altoparlanti e microfoni, sistemi di registrazione, o collegato a centraline telefoniche. La voce riprodotta non è robotizzata ma umana.
 MICRO TELECAMERE
Le Micro telecamere rappresentano un decisivo passo in avanti nella miniaturizzazione di elementi ottici, premiando un prodotto di rara fattezza e funzionalità. La microtelecamera, infatti, oltre ad avere ridottissime dimensioni (il suo diametro può raggiungere i 3.5mm x 8.6mm), possiede caratteristiche tecnico-funzionali ineguagliabili.
 VIDEOREGISTRATORI MINI
I Videoregistratori mini sono indicati per chi vorrebbe videoregistrare quello che vede, sia per svago che per i più svariati motivi professionali, ma non è in grado di usare una normale videocamera. Le possibilità di utilizzo di un sistema di registrazione così piccolo sono innumerevoli.
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valigie di sicurezzaLe valigie di sicurezza, sono preferiti dagli ufficiali più anziani e da uomini d'affari per il suo rivestimento in cuoio di alto valore, per lo stile alla moda, per l’ampia gamma di scopi. Ha le funzioni di impulso ad alto voltaggio, di controllo radio remoto, anti-perdita, antifurto ed altro.
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Localizzatore di oggetti, studiato appositamente per coloro che hanno l’esigenza di tenere sotto controllo i loro animali domestici, ad un costo assai limitato, ma non solo puo' anche essere utilizzato per ritrovare oggetti preziosi, localizzare bici da corsa rubate e automobili parcheggiate.

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