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Repressione contro la popolazione in Siria: tre aziende accusate di aver fornito al regime di Damasco strumenti per intercettazione e monitoraggio dei dissidenti

spionaggio siria

Gli Stati Uniti d’America non esportano solo democrazia, ma anche strumenti di controllo venduti direttamente a ‘governi canaglia’ e regimi. Si tratta naturalmente di una pratica che va avanti da sempre, ma che ultimamente è diventata un po’ scomoda nell’ambito dell’ostentata trasparenza dell’amministrazione Obama.

Così il Dipartimento del Commercio degli Stati Uniti sta indagando se la tecnologia prodotta da una società californiana, abbia potuto aiutare la polizia siriana nella mappatura e nel monitoraggio attraverso microspie dei dissidenti al regime, a cui ha fatto seguito una violentissima e sanguinosa repressione che ha portato alla morte di migliaia di civili inermi.

Funzionari del commercio stanno cercando di determinare se Blue Coat Systems di Sunnyvale, in California, sia stata a conoscenza che la sua attrezzatura e il suo software potesse venir utilizzato dal governo siriano.

L’azienda ha già detto che non ha venduto apparecchiature spia o software spia al governo siriano, ma ha riconosciuto che i suoi prodotti vengono utilizzati comunque in Siria e forse il regime li ha ottenuti attraverso una terza parte. Le sanzioni Usa imposte alla Siria vietano la vendita di gran parte delle categorie merceologiche alla nazione e gli inquirenti stanno cercando di determinare chi ha fornito la tecnologia Blue Coat alla Siria.

Una dichiarazione da parte della società risale a questo mese: “Blue Coat è consapevole delle violenze in Siria, ed è addolorato per la sofferenza umana e la perdita di vite che potrebbe essere il risultato di azioni operate da un regime repressivo. Non vogliamo che i nostri prodotti possano essere utilizzati dal governo della Siria o da qualsiasi altro paese sotto embargo dagli Stati Uniti”.

Stando alle dichiarazioni della società. La tecnologia Blue Coat non è destinata a scopi di sorveglianza, ma ha funzioni che potrebbero aiutare le autorità a monitorare le comunicazioni elettroniche, permettendo anche il blocco per alcune persone ad accedere a determinati siti web e alcune forme di social media.

Ieri in parlamento tre senatori hanno esortato l’amministrazione Obama a verificare se Blue Coat e un’altra società californiana, HP, abbiano fornito “strumenti di repressione” a Damasco.

“Che la vendita di apparecchi made in Usa possa aver contribuito alla violenza in corso è inaccettabile e deve essere studiata una soluzione al più presto possibile”. Se il Dipartimento del Commercio scoprisse che Blue Coat ha consapevolmente violato le regole di licenza, potrebbe far pagare una multa alla società fino a 1 milione di dollari.

Le società statunitensi che desiderano esportare dispositivi che sono “utili principalmente alle intercettazioni nascoste via cavo di comunicazioni orali o elettroniche” deve rivolgersi al Dipartimento del Commercio per una licenza, secondo le norme vigenti per l’esportazione.

Comunque le vendite delle aziende USA alla Siria sono illegali fin dai tempi delle sanzioni imposte dal presidente George W. Bush, cioè il 2004.
C’è di più. Nel corso di un’audizione al Congresso dello scorso 9 novembre, l’Assistente Segretario di Stato Jeffrey Feltman ha detto che, per la tecnologia Blue Coat utilizzata in Siria, non era stata concessa alcuna licenza di esportazione.

Ma oltre a Blue Coat c’è anche Hewlett-Packard (HP), che avrebbe installato più di 500.000 dollari di attrezzature in sale computer in Siria. I cervelli elettronici sarebbero alla base di un sistema di sorveglianza in fase di costruzione, in grado di monitorare l’uso di e-mail e internet nel paese. La base operativa di HP sarebbe dunque un centro di controllo per gli agenti siriani di Damasco, con cui hanno potuto tenere traccia delle comunicazioni dei cittadini e instradare i dati, secondo i modelli e le persone di riferimento, imparando ad avere familiarità con un sistema di controllo repressivo. Incaricata di eseguire il progetto c’era un’azienda italiana, Area SpA.

“La politica di HP è quello di rispettare tutte le leggi di controllo delle esportazioni degli Stati Uniti e regolamenti,” ha detto la società in un comunicato. ”Non abbiamo alcun dipendente o strutture in Siria, e le nostre vendite in questo paese sono state limitati agli organismi che siano coerenti con legge degli Stati Uniti e la politica di licenza sui prodotti di telecomunicazioni. La conformità con gli Stati Uniti e le leggi del commercio internazionale sono la massima priorità per HP”.

Gli Usa chiedono 1 milione di dollari per l’ampliamento dell’ambasciata cinese

luglio 3, 2011 Microspie No Comments
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America e Cina, due giganti politici, militari e demografici si fanno i dispetti come i bambini. Pechino presenta a Obama il conto per l’ampliamento dell’ambasciata stelle e strisce e Washington replica chiedendo la stessa identica cifra per gli stessi lavori fatti dagli asiatici. Al neo ambasciatore Usa, Gary Locke, appena nominato dal presidente Barak Obama, il compito di spiegare la decisone al governo cinese.
La vicenda che ha poco di «diplomatico» è diventata in queste ore di dominio pubblico perché il dipartimento di Stato Usa ha presentato alla Cina un conto da un milione di dollari. Motivo: aver aiutato Pechino a ottenere l’autorizzazione per rinnovare l’ambasciata a Washington. Funzionari del dipartimento fanno sapere che il conto è stato presentato dopo che la Cina per prima ha inaspettatamente fatto pagare all’ambasciata americana a Pechino la stessa somma per i permessi necessari per allargare la sede. Una mega ristrutturazione da quasi mezzo miliardo di dollari. Queste tariffe, spiegano i funzionari, di solito non vengono applicate per cortesia, ma il protocollo richiede in questi casi la reciprocità.
L’ambasciata americana a Pechino, un complesso monumentale da 46mila metri quadrati costato 434 milioni di dollari, era stata inaugurata l’8 agosto dal presidente George Bush. Appena dieci giorno dopo il taglio del nastro della sede diplomatica cinese a Washington. Per realizzarla furono necessari 15 anni di trattative e quattro anni mezzo di lavori. L’ambasciata, protetta da un muro di cinta che la rende invisibile all’esterno, è costituita da cinque edifici, quattro dei quali realizzati da tecnici e operai cinesi con materie prime locali. Il quinto, destinato agli uffici più «sensibili», è stato costruito con materiali e manodopera statunitense: un accorgimento adottato per impedire ai cinesi di infilarvi cimici e microspie. Neppure una novità. Nell’87 Ronald Reagan si accorse che l’ambasciata americana a Mosca, appena ultimata da maestranze sovietiche, si era rivelata piena di microfoni e dovette ordinarne la demolizione.
Il compito di appianare le incomprensioni tra i due governo spetterà ora a Gary Faye Locke, 61 anni, americano di discendenza cinese. Il padre James era nativo degli Stati Uniti mentre la madre Julie era originaria di Hong Kong. Una carriere politica sempre in ascesa, iniziata nel 1983 quando venne eletto deputato nel distretto di Seattle, sua città natale. Nel 1997 diventò Governatore dello stato di Washington e il 25 febbraio 2009 venne nominato Segretario al Commercio da Obama. Il presidente Usa il 9 marzo lo ha infine spedito a Pechino, alla guida della prestigiosa sede diplomatica, al posto di Jon Huntsman Jr.

Fonte: Il Giornale

Il mercato delle microspie in evoluzione

giugno 13, 2011 Microspie No Comments
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Anche le spie devono essere sempre al passo coi tempi, e le aziende leader del settore devono costantemente ampliare il loro catalogo di vendita microspie.

Recenti casi di cronaca come ad esempio l’omicidio di Avetrana hanno dimostrato l’utilità delle attrezzature per lo spionaggio: un cellulare microspia o una telecamera nascosta possono raccogliere informazioni utilissime alle indagini, ed un software per recuperare SMS cancellati può scoprire i segreti di un telefono cellulare.

Per questo ed altri motivi, la vendita microspie è un business in costante crescita, e nonostante i tentativi del governo di limitarne l’uso, le aziende più importanti del settore stanno allargando la propria offerta di vendita microspie.

Infatti, basta fare un giro online per trovare in vendita microspie di vari tipi, controllabili da qualsiasi distanza, che trasmettono via radio o via GSM come dei normali cellulari. Le microspie GSM sono controllabili via SMS, basta un semplice messaggio per attivarle o disattivarle, o possono attivarsi automaticamente ed avvisarvi non appena rilevano dei suoni.

Oltre alle GSM, esistono in vendita microspie che trasmettono via radio, o che sfruttano la corrente del cavo telefonico per autoalimentarsi.
Insomma, la scelta è ampia e si può facilmente trovare la soluzione giusta per tutte le esigenze e per tutte le tasche, basta saper cercare!

Lupara bianca, microspia incastra i killer dei due pregiudicati sotto controllo

maggio 12, 2011 Microspie No Comments
1205 Polizia

Gli investigatori stavano sorvegliando le vittime e hanno ascoltato in diretta le fasi del regolamento di conti fra clan. Si cercano i corpi, probabilmente fatti sparire in una gravina

Un duplice omicidio a sangue freddo, un caso di ‘lupara bianca’, con gli investigatori che avrebbero ascoltato in diretta le fasi dell’uccisione attraverso le microspie piazzate nell’auto di una delle vittime, sotto controllo da tempo. E ora due cadaveri scomparsi, fatti sparire probabilmente nella zona della gravina di San Marco, tra Massafra e Mottola, nel Tarantino. Per omicidio premeditato e soppressione di cadavere sono stati fermati dalla polizia Pasquale Fronza, di 34 anni, e Francesco Mancini, di 33, ritenuti gli assassini di Domencio Attorre e Domenico Petruzzelli, di Palagiano, scomparsi nella tarda serata di ieri e uccisi – ritengono gli inquirenti – nel corso di un regolamento di conti.

Le vittime appartenevano alla malavita organizzata. Domenico Attorre, in passato ritenuto elemento di spicco del clan Putignano, e Domenico Petruzzelli, con precedenti per spaccio di droga. Attorre era stato condannato in
via definitiva a 18 anni di reclusione nell’ambito del processo originato dal blitz antidroga Diana (5 aprile 1997). L’inchiesta della Procura distrettuale antimafia di Lecce e della Procura di Taranto sgominò un’organizzazione malavitosa radicata nel trangolo Ginosa-Palagiano-Palagianello, nel versante occidentale della provincia tarantina, con riferimenti nel Metapontino e anche in Calabria come stazioni di riferimento per lo smercio di stupefacenti. Il duplice omicidio potrebbe essere maturato proprio per contrasti nell’ambito dello spaccio di sostanze stupefacenti, ma non vengono escluse altre piste.

Le due vittime erano state viste la sera precedente alla denuncia di scomparsa per le vie del centro a bordo di una Volkswagen Polo di proprieta di uno dei due uomini. Intorno alle 23, la vettura è stata trovata nelle campagne circostanti alla città completamente incendiata, in un luogo distante da quello dell’agguato. Secondo gli investigatori, questo avrebbe avuto lo scopo di ostacolare le indagini e di facilitare il probabile spostamento dei cadaveri. Le ricerche dei corpi proseguono incessantemente.

Fonte: Repubblica Bari

Microspie per sorveglianza a distanza

Tangente in diretta: “Li vuole contare?”

aprile 23, 2011 Microspie No Comments
2304 Bustarella

“…Se non era per te questo lavoro non l’avrebbero mai preso”, diceva l’11 marzo scorso l’ingegnere Piergiorgio Ingrassia sulle scale dell’azienda sanitaria provinciale di Palermo. Lo ripeteva all’imprenditore costretto, secondo l’accusa, a pagare una mazzetta per lavorare nei sub appalti del fotovoltaico. Una mazzetta finita nelle tasche del deputato regionale del Pd, Gaspare Vitrano. E Vitrano rispondeva: “Sì, infatti”. Una frase che per gli inquirenti rappresenta la confessione, in diretta, del reato. Il dialogo a tre è stato registrato dalle microspie dei poliziotti della sezione reati contro il patrimonio della Squadra mobile di Palermo a cui si è rivolto l’imprenditore stanco, ha raccontato, delle vessazioni del politico. “S” e LiveSicilia sono in grado di farvi ascoltare, in esclusiva, le voci di quell’intercettazione
Un’intercettazione che ha rappresentato per i magistrati della procura di Palermo il punto di partenza di un’inchiesta sul lato oscuro degli affari dell’energia alternativa. Un groviglio di società e conti correnti esteri. I soldi delle tangenti sarebbero finiti in Svizzera. Il mensile “S”, in edicola da oggi, ha seguito le tracce del denaro grazie alle ricostruzioni dei protagonisti dell’affaire fotovoltaico. A partire da un elemento che Vitrano ha fornito agli inquirenti: “Io, Ingrassia, Bonomo e Marco Sammatrice siamo andati a Lugano… chiediamo di aprire un conto a nome di Sammatrice e uno a nome mio… torniamo da Lugano, dove abbiamo prelevato 50 mila euro, e ventimila euro li ho presi io, 20 mila Bonomo e 10 mila euro Ingrassia…”.

Fonte: Live Sicilia

A Lombardo 600 mila euro per la campagna elettorale

aprile 20, 2011 Microspie No Comments
2004 Lombardo

“Seicento o settecentomila euro a Raffaele Lombardo per la campagna elettorale”. Sarebbe il contributo di Cosa Nostra alle elezioni del presidente della Regione secondo le parole del boss Enzo Aiello, riferite ai magistrati dal geologo Giovanni Barbagallo. Le sue dichiarazioni contenute agli atti dell’inchiesta Iblis, che LiveSicilia è in grado di rivelarvi, si rifanno a una delle frasi di Aiello intercettate dalle microspie: “Ci resi i soddi nostri, quelli del Pigno”, diceva il capomafia santapaoliano riferendosi, secondo i magistrati, a Lombardo.

La fonte dei soldi, attraverso una “messa a posto”, secondo Aiello intercettato dai Ros, sarebbe “il centro commerciale del Pigno”. Barbagallo lo ribadisce ai pm: “Ricordo che Enzo Aiello fece riferimento a delle somme di denaro che ‘loro’, ossia l’associazione mafiosa, avanzavano (di cui erano creditori, ndr) per i lavori del Pigno, che ritengo essere il centro commerciale della zona Pigno ora denominato Porte di Catania”. Un affare del valore di decine di milioni di euro, di cui erano soci in un primo momento il fratello del senatore Carlo Vizzini e il figlio di Giovanni Mercadante. Insieme a loro l’editore Mario Ciancio. Che, però, Barbagallo dice apertamente di non conoscere: “Non conosco l’imprenditore ed editore Ciancio Sanfilippo Mario”, ha detto il geologo ai pm.

Sullo sfondo la vendita dei terreni di proprietà di Ciancio, e prima ancora una variante che li trasformava da agricoli ad edificabili, partorita dal consiglio comunale di Catania a poche settimane dalla campagna elettorale per le comunali del 2005. Un’operazione andata in porto quando presidente del consiglio comunale era un esponente del Movimento per l’Autonomia, l’attuale deputato nazionale Roberto Commercio (che non è indagato).

“Enzo Aiello – ha detto Barbagallo ai pm – disse che tale somma era pari a 600 o 700 mila euro e che la stessa fu data a Raffaele Lombardo per la campagna elettorale. Io non chiesi e Aiello non chiarì chi portò quella somma di denaro a Raffaele Lombardo e neanche chi era l’imprenditore che doveva quella somma a loro”. Tutte le ipotesi restano aperte quindi, e non è possibile giungere a conclusioni affrettate. La Procura sta indagando da tempo sugli spostamenti di denaro anche “estero su estero”, oltre che sulle campagne pubblicitarie, comprese le fatturazioni di Iva, la gestione della cartellonistica e gli attacchini.

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L’Italia dei Diritti svela il mistero delle microspie nell’ufficio della Polverini

aprile 15, 2011 Microspie No Comments
De Pierro

Il presidente dell’Italia dei Diritti Antonello De Pierro dopo aver preso visione, assieme ai responsabili laziali, del documento redatto congiuntamente da : CGIL – CISL – UIL e inviato alla presidente Polverini, ai responsabili della sicurezza della giunta regionale , al prefetto di Roma Giuseppe Pecoraro, al questore Francesco Tagliente al Nucleo Ispettivo della Guardia di Finanza e al Comando Generale dei Carabinieri, ha deciso di divulgare rilevanti informazioni e raccontare cosa sarebbe successo nei palazzi della Regione Lazio.

Potrebbe non sussistere mistero per quanto riguarda la vicenda delle microspie negli uffici della Polverini anzi, appare inquietante il fatto che molti siano a conoscenza di questioni quantomeno scottanti. Al punto che i 3 sindacati abbiano comunicato alle autorità preposte a tutti i livelli accadimenti clamorosi, che sarebbero avvenuti all’interno di Via R.R. Garibaldi, sede della giunta regionale. Come evidenziato nelle carte, le circostanze avrebbero avuto luogo il 3 e il 18 marzo scorsi. Notte tempo i vigilanti della ‘Roma Union Security’, sarebbero stati distolti dai compiti di controllo, con il pretesto di una riunione durata ben 3 ore, da un Tenente e da un appuntato dell’Istituto privato di appartenenza che, successivamente, avrebbero fatto accedere nel palazzo 4 persone sconosciute. Tali soggetti, come recita il documento approfittando , dopo essere venuti in possesso delle chiavi di alcuni uffici, si sarebbero introdotti nei piani della Presidenza della Giunta regionale e della vicepresidenza per agire indisturbati, in modo illegittimo, per circa 2 ore.

Non è possibile affermare con certezza cosa sia accaduto davvero all’interno degli uffici, se quel movimento sarebbe servito per collocare le microspie ritrovate o se “semplicemente” si sarebbe approfittato dell’invasione per visionare fascicoli di particolare importanza. In ogni caso resta da chiarire come sarebbe stato possibile allontanare il personale dai compiti istituzionali, operando una grave intromissione con un atto illecito. Dal documento si evidenzia inoltre che le Guardie che avrebbero chiesto spiegazioni sulla vicenda alla società, sarebbero state trasferite ad altra sede e allontanate dai rispettivi compiti, sebbene la stessa azienda avrebbe risposto loro che “i fatti avvenuti erano stati regolarmente disposti dal vertice aziendale”. Circostanza che getterebbe ulteriori ombre sulla vicenda.

Il commento su quanto divulgato dal movimento extraparlamentare viene affidato a Carmine Calardo , viceresponsabile per il Lazio dell’Italia dei Diritti : “Va premesso che non sappiamo se Lotito – il presidente della ‘Roma Union Security’ – sia al corrente o se abbia lui dato ordine di fare questa azione deprecabile, contraria a ogni decenza, ad ogni regola di convivenza libera. Un’azione di spionaggio al limine della criminalità. Sicuramente Lotito però è responsabile di aver messo a capo delle sue società persone con un’etica alquanto discutibile. La Polverini – dichiara Celardo – è vittima di una faida interna agli amici della destra, che si stanno scannando per spartirsi questa torta. Noi come Italia dei Diritti, abbiamo già denunciato riguardo ai servizi di vigilanza, manovre al limite della criminalità. Quanto letto nelle carte, non fa che avvalorare la mia sensazione, ovvero che c’è un assalto alla diligenza, si stanno scannando per dividersi gli appalti alla faccia dell’onestà, contravvenendo a tutte le regole alla base di una libera concorrenza. Ci aspettiamo dalla Polverini – conclude l’esponente del movimento presieduto da Antonello De Pierro – , visto che ha taciuto precedentemente, una risposta chiara e precisa, una netta presa di posizione . La governatrice deve dimostrare chiaramente a tutti i cittadini, come intende amministrare questa regione. I fatti sono pulizia e onestà non chiacchiere”.

Fonte: Italia dei Diritti

Microspie Ambientali

L’amarezza della Polverini “Spiata per l’azione sulla sanità”

aprile 13, 2011 Microspie No Comments
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Lo sfogo della governatrice dopo il ritrovamento delle cimici nel suo ufficio

“Malavita, servizi segreti deviati, aziende che stiamo penalizzando con la nostra azione riformatrice: davvero non so chi possa avere interesse a spiarmi”. Renata Polverini si rigira tra le mani la microtelecamera trovata durante la bonifica del palazzo della Regione Lazio. La mostra ai fotografi, poi indica il muro davanti a lei, 4 metri dalla sua scrivania. “Lì, dietro la tv, c’è una microspia. È ancora attiva, forse ci stanno ascoltando anche adesso”. Sorride, nella conferenza stampa improvvisata, convocata dopo la notizia del ritrovamento di 3 microspie e una telecamera negli uffici della Regione in via Cristoforo Colombo. Ma quello della governatrice è un sorriso tirato. Perché una cimice è stata ritrovata anche nella sua stanza, una seconda in un altro ufficio della presidenza e una terza, insieme alla telecamera, nella palazzina riservata agli assessori. Tutte (una scatolina nera, una più piccola, quadrata, e una specie di antenna direzionale) sono poggiate sulla scrivania della presidente.

“Tutto questo mi crea amarezza – spiega – perché in questo Paese, chi vuole cambiare le cose viene preso di punta”. Ad ascoltarla, oltre alle decine di fotografi, cameraman e giornalisti, ci sono i suoi assessori: da Stefano Cetica a Mariella Zezza a Teodoro Buontempo. C’è anche il coordinatore regionale del Pdl Vincenzo Piso. La ascoltano quando la presidente racconta i suoi sospetti, “le cose che non quadravano”. “Da quando ci siamo insediati – prosegue – abbiamo avuto da subito l’idea che qualcuno potesse avere la possibilità di informarsi su ciò che stavamo facendo, in particolare sui decreti della sanità”. Perché, per la presidente, il problema è sempre quello: il piano di riordino sanitario che sta attuando con un taglio di ospedali e posti letto criticato e avversato. Lei, da commissario straordinario per la sanità, ha firmato numerosi decreti in questi mesi. “Anche a notte fonda. E la mattina dopo mi rendevo conto che erano già alla conoscenza di altri. Per cui pensavo che ci fosse qualcuno che li passava e non solo ai giornali, visto che qualcuno li conosceva anche quando non venivano pubblicati sui quotidiani”.

Adombra anche qualche sospetto sull’opposizione, quando, un po’ sibillina, dice: “Ricordate alcune conferenze stampa? Come quella sul piano di rientro sanitario, in cui le informazioni venivano date un giorno prima della presentazione ufficiale”. Sospetti, appunto, come quelli sulla “malavita, i servizi deviati o le aziende che direttamente o indirettamente stiamo penalizzando con la nostra azione riformatrice”.
Del ritrovamento ha saputo due sere fa, di ritorno da Verona dove aveva partecipato a Vinitaly. “Abbiamo informato immediatamente prefetto e procura che dalla nostra bonifica erano saltate fuori queste cimici”. Una bonifica iniziata sabato, quando gli uffici erano chiusi, e andata avanti per tutta la giornata di domenica, durante la quale sono state ritrovate microspia e telecamera. Controlli che, finora, dal giorno dell’insediamento alla Regione Lazio, non erano mai stati fatti, nonostante quanto fosse successo al suo predecessore Piero Marrazzo. “Dite che è una prassi? – risponde ai giornalisti che glielo fanno notare – Non credo che lo sia nei Paesi normali”. Ora attende che la procura avvii le sue indagini. “No – sorride – non tempo per la mia persona. Mi auguro di no. Non ho fatto male a nessuno”.

Fonte: Repubblica Roma

Microspie nell’ufficio della Polverini “Servizi deviati o aziende danneggiate”

aprile 11, 2011 Microspie No Comments
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Il ritrovamento durante una bonifica degli ambienti. C’era anche una microcamera. Indaga la Procura . Nelle scorse settimane la governatrice aveva subìto due tentativi di furto nella sua abitazione sull’Aventino. La presidente della giunta regionale: “Non so chi possa avere interesse a spiarmi: se la malavita, i servizi deviati o aziende che direttamente o indirettamente stiamo penalizzando con la nostra azione riformatrice”. “Timori per la mia persona? Non ho mai fatto male a nessuno”

Impianti di intercettazione e una micro telecamera negli uffici della Regione Lazio all’Eur, in via Rosa Raimondi Garibaldi. E tra le stanze spiate c’è anche quella della presidente Renata Polverini. La scoperta delle microspie è avvenuta nel corso di una bonifica cominciata alcune settimane fa. Gli ambienti, dopo il rinvenimento, sono stati isolati per consentire ai tecnici di ‘ripulirli’.

Sull’episodio indaga la Procura. La governatrice aveva subito due tentativi di furto nella sua abitazione, in zona San Saba, l’ultimo l’11 marzo scorso. A dare l’allarme fu la donna delle pulizie il giorno dopo. Anche se l’abitazione al primo piano era stata messa a soqquadro, non risulta che sia stato rubato nulla. Per entrare in casa, i ladri avevano piegato una inferriata e disattivato l’antifurto.

Nel precedente tentativo, il 28 febbraio, un condomino del palazzo vide due persone arrampicarsi sul balcone e lanciò l’allarme mettendo in fuga i presunti ladri che cercavano di forzare una finestra. “Ormai è un supermarket, chi vuole entra…” commentò, con una battuta, la diretta interessata. Una battuta che però dissimulava una preoccupazione. E in seguito ai due episodi di tentativo di furto il questore Francesco Tagliente, su proposta del prefetto Giuseppe Pecoraro ha disposto la vigilanza fissa sotto casa della governatrice 24 ore su 24.

“Ho subito due tentativi di furto a casa. A questo punto mi viene da dire che sono solo apparentemente falliti…”. ha detto la Polverini durante una conferenza stampa convocata nel suo studio. “Ieri sera tornando dal Vinitaly mi hanno dato la notizia di aver trovato una microspia nella mia stanza in Regione. Questa situazione mi dà amarezza”. E poi ha mostrato il punto dove si trovava, nella presa della corrente dietro il televisore.

“Capitava di firmare un decreto a mezzanotte e prima che io lo rendessi noto e ancor prima di andare sui giornali c’era chi sapeva” ha aggiunto la governatrice “Non so chi possa avere interesse a spiarmi: Se la malavita, i servizi deviati o aziende che, direttamente o indirettamente, stiamo penalizzando con la nostra azione riformatrice. In questo Paese chi si pone con capacità in un’azione di governo volta al cambiamento viene sempre preso di punta da chiunque”.

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Apparecchiature di bonifica ambientale

Cimici per “spiare” Diritti per tutti

marzo 26, 2011 Microspie No Comments
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Due cimici, nascoste sotto a due tavoli, hanno “spiato” Le Brigate della Solidarietà e l’associazione Diritti per Tutti nel corso delle giornate della protesta dei migranti sulla gru di via San Faustino, a Brescia. E’ quanto hanno dichiarato le stesse realtà nel corso di una conferenza stampa che si è tenuta in via Porta Pile 19, dove ha sede un circolo di Rifondazione comunista trasformato, nei giorni della protesta, in mensa per tutti i volontari del presidio.
“Abbiamo utilizzato i tavoli nei pressi della chiesa di San Faustino”, ha spiegato Walter Longhi, della Fiom Cgil, “durante tutta la protesta e anche oltre il 15 novembre. Ci siamo accorti delle cimici quando li abbiamo riposti nel magazzino. Prima di denunciare il fatto alla città”, ha concluso, “abbiamo voluto assicurarci che non ci fossero altri apparecchi del genere nelle sedi delle associazioni che hanno sostenuto la lotta dei migranti”.
“Per contrastare e reprimere la lotta dei migranti contro la sanatoria truffa”, ha commentato Umberto Gobbi, dell’associazione Diritti per tutti “sono stati usati sia i metodi tradizionali, come i manganelli, le cariche, le denunce e le espulsioni, sia nuovi sistemi tecnologici. Gli immigrati dovevano fare particolarmente paura all’asse xenofobo composto da Rolfi, il prefetto e il ministero. Eppure”, ha aggiunto, “i cittadini stranieri rivendicavano soltanto alcuni diritti fondamentali e poter vivere nella legalità. Mi chiedo inoltre”, ha chiosato, “se i partiti che si lamentano della tutela della privacy diranno qualcosa anche in questa situazione oppure faranno silenzio”.
“Mi è dispiaciuto molto dover vivere il tentativo di criminalizzazione dei migranti e dei cittadini italiani che li hanno sostenuti”, ha detto Anna Zinelli, delle Brigate della Solidarietà. “Ci dispiace anche che qualcuno abbia pensato che la nostra associazione facesse delle cose di nascosto quando invece non è così. Siamo nati poco dopo il terremoto in Abruzzo, e abbiamo raggruppato tutti quei cittadini che volevano muoversi con fatti sociali concreti. Abbiamo sostenuto lotte di fabbrica e abbiamo aiutato anche la lotta dei braccianti a Nardò contro il lavoro nero. Il tutto sempre alla luce del sole”.

Fonte: Qui Brescia

«La cimice? Solo uno scherzo» La famiglia Guerra non spia Fli

marzo 8, 2011 Microspie No Comments
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«Era solo uno scherzo, una battuta, un gioco tra mio marito e mia figlia, tant’è che nelle intercettazioni si sente chiaramente che ridono. Ma secondo voi mio marito potrebbe fare una cosa del genere? Mettere una microspia nei mobili?». Non ci pensa due volte Claudia Consolazio, madre della nota soubrette Barbara Guerra con famiglia a Copreno, ad abbassare i toni dell’ultimo tormentone gossip che ha travolto la bella figlia. Non solo Barbara avrebbe partecipato ai noti festini del premier, respingendo da sempre le accuse che si fosse andati oltre una cena, ma nell’intricata vicenda spunta anche lo spionaggio politico con tanto di papà Innocenzo Guerra ideatore di un controllo del Fli.

É quello che si sente nelle intercettazioni depositate dai pm di Milano nello stralcio dell’inchiesta sul caso Ruby, in particolare un dialogo telefonico datato 11 gennaio in cui papà Innocenzo informa la figlia di doversi occupare degli arredi della sede Fli di via Terraggio a Milano. Magari, pensa il padre, a Berlusconi avrebbe fatto piacere posizionare delle cimici, per sapere in tempo reale cosa pensavamo e progettavano i suoi amici-nemici. «Io gli volevo proporre se vuole mettere una microspia – dice papà Innocenzo – Oo..c’ho le chiavi io dell’ufficio (…) ieri è venuto anche il senatore Valditara». La figlia: «E si può fare?». Il padre le ripete: «Io c’ho le chiavi». La show girl: «allora glielo dico sub… cacchiarola. Non e’ qui sennò c…. andavamo a casa sua subito». Barbara Guerra riferisce al padre di aver cercato il premier: «Ho detto di chiamarmi subito, m’ha richiamato…».

Il padre: «E tu digli cheee… (…) che mio papà non è abituato a queste cose qui, ma però per l’amore e il rispetto che (…) che ho nei suoi confronti, se gli interessa si può fare». Barbara: «Eee glielo dico. Dai, facciamo così, adesso lo presso per un’ora intera gli dico, ma si libera perché domani c’è una cosa da fare gli dico». Il padre: «Almeno sente le puttanate che dicono e di quello che fanno». L’uomo spiega alla figlia che «dopodomani arriva il camion con i mobili» e che il locale «domani è ancora vuoto, se lui ha una persona che può farlo (…) io c’ho le chiavi». Poco dopo in un’altra telefonata intercettata Barbara dice al padre di aver parlato con Berlusconi: « è meglio non farlo, però vuole sapere dove è la sede….». Il padre quasi al termine della conversazione: «E perché non è da fare?», Barbara: «Forse ha paura che se esce qualcosa»

Fonte: Il Cittadino

Microspie, cimici e microfoni nascosti

Prostitute spiate con microcamere, condannata banda di sfruttatori

marzo 5, 2011 Microspie No Comments
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L’organizzazione era formata da quattro albanesi e un bergamasco. Nelle borse delle lucciole venivano inseriti trasmettitori dotati di schede telefoniche in grado di registrare gli incontri in auto

Si è concluso con cinque condanne il processo, celebrato davanti al giudice dell’udienza preliminare Bianca Maria Bianchi, contro la banda di albanesi accusata di aver gestito fino all’ottobre del 2009 il racket della prostituzione sulla strada provinciale tra Villa d’Almè e Dalmine.

L’organizzazione, secondo gli accertamenti dei carabinieri della stazione di Curno, controllava le prostitute attraverso delle microspie che facevano tenere alle ragazze, quasi tutte romene, nelle loro borsette, anche durante gli incontri con i clienti, in modo da controllarne gli incassi.

Tutti gli imputati sono stati giudicati con il rito abbreviato che, in caso di condanna, consente di ottenere lo sconto di un terzo sulla pena finale. La pena più pesante, 9 anni e 8 mesi di reclusione, è stata inflitta a D.L., 24 anni, residente a Bergamo. Sei anni e 4 mesi di carcere sono invece stati comminati a D.S., 31 anni, di Alzano Lombardo, mentre E.N., 23 anni, di Mira (Venezia) è stato condannato a 3 anni e 10 mesi. A tutti e tre gli imputati il gup ha riconosciuto l’aggravante della riduzione in schiavitù delle lucciole.

Se la sono cavata con pene più basse R.G., 27 anni, di Bergamo (2 anni e 8 mesi) e G.F.M., 63 anni, bergamasco di Osio Sotto, l’unico italiano che faceva parte della gang con il compito di trasportare le prostitute sul luogo di lavoro (1 anno e mezzo).

L’indagine degli investigatori era scattata a seguito della denuncia di una delle ragazze sfruttate, di soli 19 anni, arrivata in Italia dalla Romania con il sogno di un lavoro normale ma ben presto costretta a prostituirsi all’altezza di Mozzo. Dopo due mesi di indagini, i carabinieri avevano arrestato l’albanese di 23 anni e in seguito erano finiti in manette anche gli altri componenti della banda.

Le microspie utilizzate dagli sfruttatori per controllare le lucciole sfruttate erano di fabbricazione cinese: si trattava di piccoli trasmettitori dotati di schede telefoniche che permettevano agli albanesi di ascoltare, in tempo reale, tutto quello che avveniva, dove si trovavano le ragazze, in strada o quando si appartavano con i clienti.

Nell’ottobre 2009 una delle giovani lucciole, una romena di 19 anni, aveva trovato il coraggio di denunciare i suoi aguzzini. La giovane era salita su un’auto dei carabinieri, impegnati in un servizio di controllo e aveva chiesto aiuto soltanto con dei gesti, lasciando intendere che qualcuno la stava ascoltando. E così era: nella borsetta i militari avevano trovato la microspia.

Fonte: Il Giorno

Telecamere in miniatura

FLI: Valditara, cimici in nostra sede è fatto inquietante

marzo 2, 2011 Microspie No Comments
0203 Valditara

(ASCA) – Roma, 1 mar – ”Inquietante e gravissima la notizia secondo cui avrebbero proposto al premier di piazzare delle microspie nella sede milanese di Fli. Quello che emerge dalle intercettazioni depositate dai pm di Milano mette in evidenza che ci troviamo dinanzi a dei personaggi sconosciuti che frequentano esponenti politici e propongono loro azioni illegali. Basterebbe gia’ questo per chiedere a Berlusconi di dimettersi”. Lo dichiara in una nota il senatore e coordinatore regionale della Lombardia di Futuro e Liberta’ per l’Italia, Giuseppe Valditara.

”C’e’ un clima insostenibile – sottolinea Valditara – fatto di minacce e di spie, pronte a tutto per annientare l’avversario politico”.

”Tempo fa ho denunciato ai vigili urbani di Milano il deturpamento della mia auto. Credevo fosse solo uno scherzo, ma ora invece ritengo che sia un atto voluto e molto grave nei miei confronti”, conclude il senatore di Fli.

Fonte: ASCA

Microspie ambientali e telefoniche

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Proprio quando cominciate a pensare di essere completamente sicuri e al riparo da orecchie indiscrete, è il momento di pensare che non lo siate. La miniaturizzazione delle tecnologie di intrusione consente di piazzare microspie ovunque, e per essere VERAMENTE sicuri che nessuno ci stia ascoltando, potremmo avere bisogno di una …

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Come capire se ho il telefono sotto controllo? Quando siamo a casa, ci sentiamo al sicuro. Come vi sentireste, e come reagireste, se doveste scoprire che qualcuno osserva tutti i vostri movimenti all’interno della vostra casa, e ascolta tutte le conversazioni che vi si svolgono? Di seguito potete trovare alcuni …

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 RILEVATORE MICROSPIE
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Utilissimo rilevatore di segnale RF per la localizzazione di microspie e trasmettitori audio-video occultati in ambienti o automobili. Adatto per un utilizzo sia privato che professionale.
 MICROREGISTRATORI
microregistratori digitali Microregistratori digitali ad attivazione vocale, con durata di registrazione fino a 1200 ore. Sono usciti ormai da tempo dal grande schermo, per entrare di prepotenza nella vita di tutti i giorni, nelle situazioni più disparate che fino a pochi anni fa nemmeno la fervida fantasia di uno scrittore di spionaggio avrebbe potuto immaginare.
 CELLULARI SPIA O SPYPHONE
spyphone Uno spyphone o cellulare spia gsm, è un normale telefonino su cui è stato installato preventivamente un software spia, che permette di monitorare la persona in possesso del telefono stesso. Lo Spyphone deve essere regalato (in ambito familiare), o concesso in dotazione (in ambito lavorativo).
 JAMMER
jammerPer proteggere la privacy, il silenzio o la riservatezza delle proprie informazioni, è pertanto consigliabile munirsi di un dispositivo di protezione quale un jammer per cellulari, ossia un dispositivo che, in mancanza della possibilità di intervenire sugli apparecchi stessi per spegnerli, interviene sulle onde radio presenti nella stanza o nella sala da isolare.
 MICROAURICOLARI
spyphoneI micro auricolari permettono di comunicare con un telefono GSM discretamente, senza cioè alcun filo esterno. Adattabile a qualsiasi modello di cellulare in commercio. La piastrina induttiva, collegata al cellulare tramite un cavetto, trasmette quanto ricevuto all'auricolare celato nell'orecchio.
 MICROFONI DIREZIONALI
Microfoni direzionali completi di amplificatore, per ascoltare a debita distanza conversazioni in modo assolutamente discreto. Fornito di protezione anti-vento e un dispositivo che minimizza gli effetti negativi dovuti ad eventuali vibrazioni meccaniche.
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Microfoni da muro per ascoltare attraverso pareti fino a 70 cm. Microfono ultrasensibile professionale, ad elevatissima sensibilità, dotato di microfono ceramico ad alta sensibilità, per rivelare anche i più piccoli rumori. Suono limpido e stabile. Prese per registratore, ed auricolare.

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Negli scorsi mesi ha destato molto scalpore la vicenda del parlamentare IDV Francesco Barbato, che si è recato in Parlamento munito di una telecamera nascosta all’interno dell’occhiello della sua giacca. Grazie alla microcamera, l’onorevole Barbato è riuscito a riprendere e registrare i suoi colleghi in situazioni decisamente sconvenienti per un parlamentare, ad esempio documentando le parole del suo ex collega di partito Antonio Razzi, che ha ammesso di essere passato …

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Cambiavoce telefonico se interposto fra la cornetta ed il telefono, cambierà letteralmente la vostra voce in un’altra. Trasforma qualsiasi voce in maschile o femminile, adulto o bambino. Il camuffatore di voce può essere adattato a telefoni cellulari, cordless, altoparlanti e microfoni, sistemi di registrazione, o collegato a centraline telefoniche. La voce riprodotta non è robotizzata ma umana.
 MICRO TELECAMERE
Le Micro telecamere rappresentano un decisivo passo in avanti nella miniaturizzazione di elementi ottici, premiando un prodotto di rara fattezza e funzionalità. La microtelecamera, infatti, oltre ad avere ridottissime dimensioni (il suo diametro può raggiungere i 3.5mm x 8.6mm), possiede caratteristiche tecnico-funzionali ineguagliabili.
 VIDEOREGISTRATORI MINI
I Videoregistratori mini sono indicati per chi vorrebbe videoregistrare quello che vede, sia per svago che per i più svariati motivi professionali, ma non è in grado di usare una normale videocamera. Le possibilità di utilizzo di un sistema di registrazione così piccolo sono innumerevoli.
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cellulari criptatiI cellulari criptati Safe&Talk sono la soluzione software per una comunicazione mobile sicura. Se avete timore che qualcuno possa ascoltare le vostre conversazioni o leggere i vostri SMS sul vostro cellulare, Safe & Talk è la soluzione software efficace per effettuare chiamate criptate su rete GSM, con grado di affidabilità estremo offrendo la possibilità di criptare i vostri sms.
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keyloggerKeylogger, è un dispositivo grande quanto il tappo di una penna, capace di registrare ogni carattere digitato sulla tastiera del PC su cui viene installato. Questo dispositivo registra tutto ciò che viene digitato sulla vostra tastiera.
 LOCALIZZATORI GPS
localizzatore satellitareLocalizzatori satellitari, è un sistema di gestione e localizzazione professionale che, grazie alle sue dimensioni ridotte e alle antenne GPS e GSM incorporate, può essere reso operativo in brevissimo tempo e può essere posizionato praticamente ovunque.
 VALIGIE DI SICUREZZA
valigie di sicurezzaLe valigie di sicurezza, sono preferiti dagli ufficiali più anziani e da uomini d'affari per il suo rivestimento in cuoio di alto valore, per lo stile alla moda, per l’ampia gamma di scopi. Ha le funzioni di impulso ad alto voltaggio, di controllo radio remoto, anti-perdita, antifurto ed altro.
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Localizzatore di oggetti, studiato appositamente per coloro che hanno l’esigenza di tenere sotto controllo i loro animali domestici, ad un costo assai limitato, ma non solo puo' anche essere utilizzato per ritrovare oggetti preziosi, localizzare bici da corsa rubate e automobili parcheggiate.

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