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Nuovi arresti per il caso Murdoch

intercettazione telefonica

Continua lo scandalo delle intercettazioni telefoniche illegali utilizzate dai giornalisti britannici facenti parte del gruppo News International di Rupert Murdoch.

Dopo la chiusura del News of the world, l’indagine di Scotland Yard è proseguita parallelamente ed ora è giunta la notizia dell’arresto di altri quattro giornalisti/dirigenti del tabloid “The Sun.

Sui quattro nuovi arrestati (Mike Sullivan, 48 anni, capo redattore di nera, Fergus Shanahan, 56 anni, ex vice di Rebekkah Brooks quando quest’ultima era direttrice del tabloid; Chris Pharo, 42 anni, e Graham Dudman, 48, anch’essi capi redattore) pende l’accusa di aver effettuato “pagamenti illegali” alla polizia, ragion per cui l’arresto di un ufficiale di polizia di 29 anni.

Inoltre la polizia ha effettuato perquisizioni presso la sede di News International a Wapping e nella redazione del Sun. Stando ai media inglesi, gli arresti sono scattati su segnalazione della commissione interna d’indagine “Management and standards committee”, commissione istituita dalla stessa News Corporation per far luce sullo scandalo e al fine di prevenire deviazioni future.

Il gruppo editoriale Reuters con un comunicato pubblicato sul web ha confermato gli arresti ed ha dichiarato: “News International ha preso l’impegno la scorsa estate che non si sarebbero più ripetuti casi di notizie procacciate con metodi inaccettabili”.
Ora è salito quindi a 13 il numero degli arrestati per l’“Operazione Elveden” legata alle presunte mazzette pagate alla polizia in cambio di informazioni. Il gruppo Murdoch è ormai alle strette.

Definitivo: I nostri messaggi controllati anche su Facebook e Twitter

fbi contro facebook e twitter

Dopo la chiusura forzata di Megaupload e Megavideo, l’FBI ha iniziato le sue indagini verso i più grandi colossi del web Facebook e Twitter. I due social network, attualmente, sembra abbiano attirato le attenzioni dell’Intelligence americana che da mesi ormai ha attivato un protocollo antipirateria sul web.

L’obiettivo principale è la difesa dei diritti di copyright che sembra i Guru stiano infrangendo, ma sembra ovvio pensare che la chiusura sarà pressochè impossibile rispetto a dei controlli più rigidi e restrizioni più severe.

Sembra una storia del noto indiano Eric Arthur Blair, ma l’FBI è seriamente intenzionata ad ottenere il controllo diretto dei due social network: Twitter e Facebook.
Con un bando del 19 gennaio intatti, il Federal Bureau americano è alla ricerca di un appaltatore in grado di sviluppare un software che monitorizzi i messaggi rilasciati sui due social network, una sorta di software spia in grado di scandagliare tutti i post, messaggi e tweet, alla ricerca di keywords specifiche al fine di tutelare i cittadini da eventuali atti illeciti, crimini,  atti di terrorismo e molto altro. Tali messaggi saranno poi incrociati con le intercettazioni ambientali.

Secondo l’FBI questo sarà un metodo infallibile per sventare eventuali attacchi terroristici e crimini di ogni altro genere.
Questa nuova tecnica di controlli ebbe realmente inizio nel lontano 11 settembre 2001, la data che noi tutti ricordiamo per l’attentato alle Torri Gemelli, ma pian piano si è estesa a macchia d’olio ed oggi sta coinvolgendo i principali social network mondiali. Tra la legge SOPA e la chiusura di Megavideo e Megaupload l’FBI sarà occupata a monitorare le comunicazioni interne agli USA, per cui il monitoraggio in tutto il resto del mondo sarà affidato alla DARPA ed alla CIA.

Che fossimo tutti spiati sul web era noto ormai da tempo, di certo la situazione risulta destare maggiori preoccupazioni proprio grazie agli avvenimenti legati a Facebook e Twitter, che hanno  creato la base per permetterci ci prendere coscienza di quanto il concetto di privacy sia relativo, soprattutto su internet.

Una casa di cura? No! Una casa degli orrori

gennaio 20, 2012 Intercettazioni No Comments
Anziani-maltrattati

Questa è la triste storia di una casa di riposo ribattezzata “La casa degli orrori” dove decine di anziani dovevano essere felici e accuditi da personale esperto, ma quello stesso personale ha trattato loro come dei pupazzi, strattonandoli, afferrandoli per le spalle o tirandogli i capelli..Spesso questi anziani venivano sottoposti a vere sevizie come se fossero cose e non persone, con schiaffi ed insulti.

Una storia però finita male per le 7 persone impiegate nella casa di riposo Boreo di Sanremo grazie all’intervento della Guardia di Finanza che grazie all’installazione di microspie ambientali è riuscita a documentare l’accaduto e così sono finiti in manette: la presidente della Fondazione, Rosalba Nasi, moglie del senatore del Pdl Gabriele Boscetto, quattro assistenti sanitari e due infermiere (Ihor Telpov ucraino, Silvana Faggian , Assunta Mecca, Domenico Raschellà, Elzbieta Ribakowska polacca, e Cristina Ciobanu rumena e ad oggi altre 9 sono indagate.

L’ accusa è quella di maltrattamenti aggravati nei confronti di persone affidate alle loro cure, invece per la presidente, posta agli arresti domiciliari, il reato imputatole è quello non aver e impedito questi comportamenti inqualificabili nonostante le segnalazioni dei parenti.

I rilevamenti ambientali sono durati più di 9 mila ore ed oltre 155 mila intercettazioni telefoniche, tutte svolte nel reparto degli anziani non autosufficienti e con problemi mentali.

Ora la Procura ha aperto anche un dossier per due morti sospette tra il 2006 e nel 2007, quando una donna morì per un ictus in seguito a gravi ferite alla testa (all’epoca giustificate con una caduta accidentale) mentre un’altra dopo aver ingerito una dose troppo eccessiva di psicofarmaci.

Come faceva il News of the World ad intercettare Gordon Brown?

luglio 14, 2011 Intercettazioni No Comments
1407 Murdoch

News of the World, con queste ultime parole, chiude i battenti. Dopo 168 anni ed 8.673 pubblicazioni domenicali, il “sister paper” di The Sun è uscito per l’ultima volta in edicola il 10 luglio. Causa di tutto il crollo delle vendite a seguito dello scandalo sulle intercettazioni illegali ad ampio spettro che hanno coinvolto, tra gli altri, Gordon Brown, spiato addirittura per dieci anni con microspie, cellulari spia e altri sisitemi investigativi. Ora una cordata di giornalisti ed imprenditori tenta di salvare lo storico tabloid e di riabilitarne il nome.

“E’ una vergogna nazionale”, sono state le parole rivolte dall’attuale primo ministro britannico David Cameron ad una nazione sotto shock. Lo stesso premier ha poi annunciato l’intenzione di voler costituire un’apposita commissione che stabilisca la reale portata dello scandalo.

Data che Andy Coulson, portavoce dimissionario di Downing Street ed ex direttore di News of the World, risulta coinvolto nell’inchiesta, è più che comprensibile come il primo ministro sia ansioso di venire a capo di una situazione più che mai spinosa.

Scotland Yard, investita in pieno dallo scandalo, non si è ancora ripresa del tutto e lascia trapelare il timore di un depistaggio. Intanto, giorno dopo giorno, si allunga la lista delle “nefandezze” compiute dal settimanale di gossip. L’hackeraggio riguarderebbe non solo i cellulari di politici e personaggi dello sport e dello spettacolo, ma anche quelli delle famiglie delle vittime degli attentati terroristici londinesi del 7 luglio del 2005, dei militari caduti in combattimento in Iraq ed Afghanistan, oltre che dei telefoni di Milly Dowler, la ragazzina del Surrey rapita ed uccisa nel 2002, e dei suoi genitori. Per un totale di circa 4.000 persone intercettate.

Si tratterebbe di un vero e proprio “spionaggio organizzato”, con risorse e metodi degni delle migliori agenzie di intelligence. Ma com’è stato possibile tutto questo? Come si è riusciti ad arrivare ad intercettare per anni personalità come Gordon Brown ed esponenti di casa Windsor?

La ricetta è semplice: legami con la criminalità organizzata, corruzione e ricatti. Ma prima è necessario fare un passo indietro e capire che cosa sia esattamente News of the World e chi ci sia dietro a tutto.

Il settimanale scandalistico britannico, insieme con il quotidiano The Sun, appartiene alla News Group Newspapers Ltd. Questa appartiene alla News International, la quale a sua volta fa capo alla News Corporation Times, una holding con sede negli Stati Uniti e che appartiene al magnate Rupert Murdoch. La News Corporation controlla una centinaio di altre società in tutto il mondo (quotidiani, riviste, televisioni, stazioni radio, internet, industria cinematografica), tra le quali l’inglese Newspapers Ltd (che possiede The Times e The Sunday Times), i quotidiani statunitensi The Wall Street Journal e New York Post, la 20th Century Fox, Fox Broadcasting Company, Sky Italia, MySpace e decine di canali televisivi ed organi d’informazione.

Al vertice di tutto, come si è detto, Rupert Murdoch. E’ facile capire, in questo modo, quanto potere sia concentrato nelle mani di un’unica persona, quanto capitale possa essere mobilitato e quanto capillare sia la rete di informazioni a disposizione della compagnia del magnate australiano. Soprattutto è facile notare come News of the World sia solo la punta dell’iceberg ed il capro espiatorio del momento, sacrificato nel tentativo di limitare i danni. Ma il “Watergate britannico” si espande inarrestabile e minaccia di travolgere altre testate del “Murdoch’s Group”.

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Sindrome da intercettazione, realtà o paranoia?

luglio 13, 2011 Intercettazioni No Comments
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Gli italiani si sentono spiati al telefono

Gli italiani stanno diventando sempre più diffidenti al telefono. E cresce l’angoscia di essere spiati.
(Cosa, del resto, frequentissima specie in Italia dove registrazioni e ascolti di telefonate rappresentano un vero record). E’ l’ansia da intercettazione che colpisce ormai anche la gente comune. “Si tratta di una reazione psicologica legata alla paura che possa essere messa in discussione la separazione tra sfera pubblica e privata.

L’idea che si possa rimanere ‘impigliati’, con una semplice telefonata, in faccende che non ci riguardano”, spiega Massimo Di Giannantonio, docente di psichiatria all’università Gabriele d’Annnunzio di Chieti. Una sindrome, però, che non ha niente a che fare con il timore di essere colti in fallo per un comportamento sbagliato. “Il problema non è, insomma – continua Di Giannantonio – se faccio o non faccio una cosa sbagliata, ma piuttosto, se con la mia telefonata, finisco in un ‘giro’ di intercettazioni” con il rischio di rendere pubblico ciò che si vuole tenere riservato.

“Parliamo però di reazioni psicologiche”, avverte lo psichiatra, che non sono necessariamente giustificate. “Altra cosa – spiega – sono reazioni civili e sociali che non possono essere condizionate dalle ansie personali. In questo caso sarebbe utile attenersi al all’antico adagio male non fare, paura non avere”, continuando quindi a telefonare serenamente se non si ha nulla da nascondere. (Sarebbe anche vero se le frasi non venisseroe strapolate, talvolta le parole modificate e, soprattutto, se i toni apparissero. Altrimenti qualsiasi barzelletta o presa in giro assume, come assume, la veste della serietà).

Sul piano psicologico l’intercettazione ‘smuove’ sentimenti profondi, spiega lo psichiatra, perché “mette in discussione un elemento fondamentale per lo svolgimento di una vita psichica regolare, ovvero la separazione tra la dimensione pubblica e privata. Ognuno di noi ha una serie di comportamenti differenziati: ciò che mi permetto in privato, non lo faccio in pubblico. Si pensi alla sfera dei bisogni corporali: in questi casi l’esposizione pubblica crea un gravissimo disagio”. Ed è questo che spiega la “sindrome da intercettazione” che ci fa sentire “angosciati, minacciati, insicuri”, perchè con il pensiero costante che delle microspie stiano trasmettendo in tempo reale le nostre azioni.

Fonte: Adnkronos

Giustizia, la riforma slitta “Fini sta facendo il gioco del Pd”

luglio 4, 2011 Intercettazioni No Comments
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Volevano l’en plein. Le intercettazioni, e pure la riforma costituzionale della giustizia. Entrambe approvate dalla Camera prima della pausa estiva. Invece il pericolo concreto è che tutto slitti a settembre. Gli ascolti sono a rischio anche all’inizio di agosto. La riforma non ha speranze di rientrare nel calendario. Accusano Gianfranco Fini di aver “sabotato il nostro progetto”. Protagonista della contestazione il Pdl, ovviamente. Che si prepara, in settimana, a contestare il presidente della Camera accusandolo di “fare il gioco delle tre carte” e di “offrire la sponda al Pd” per bloccare l’iter della riforma Alfano.

Il passo potrebbe concretizzarsi già nella riunione del gruppo berlusconiano di dopodomani a Montecitorio. Oltre al caso Papa e al testamento biologico, i relatori della riforma, Manlio Contento per la commissione Affari costituzionali, e Gaetano Pecorella per la Giustizia, sono decisi a chiedere al capogruppo Fabrizio Cicchitto una presa di posizione ufficiale che riporti in carreggiata la riforma “epocale” aprendogli una finestra ad agosto.

Dice Enrico Costa, capogruppo del Pdl in commissione Giustizia: “Quel testo è un caposaldo della nostra politica della giustizia. Vogliamo approvarlo in prima lettura. Non accettiamo tecniche ostruzionistiche per fermarci. Non possiamo non notare l’anomala contraddizione: da un lato non si mette in calendario la riforma della giustizia perché non è ancora chiusa in commissione, dall’altra però ci si mette il caso Papa, che in commissione è ancora aperto”. E c’è chi, sempre nel Pdl, è convinto che proprio dalla presidenza arrivino pressioni in commissione per chiudere l’iter velocemente.

Per l’ennesima volta il Pdl va allo scontro con Gianfranco Fini. Anche se, per la verità, decide di farlo in differita rispetto alla riunione dei capigruppo che si è svolta giovedì. Lì, a sentire chi c’era e poi ne ha riferito, di riforma non si sarebbe praticamente parlato. Né ci sono state polemiche all’uscita. Alla fine della riunione un dato balzava agli occhi con assoluta evidenza: riforma Alfano rinviata. Quella che il Guardasigilli aveva promesso che “si sarebbe fatta entro luglio in prima lettura”. L’opposizione attacca. Come fa la pd Donatella Ferranti: “Ormai l’hanno abbandonato. Dopo il caso Napoli l’obiettivo del Pdl è approvare le intercettazioni”. C’è chi mette in rilievo che ormai lo stesso Alfano “non si fa più vedere e si disinteressa della sua riforma perché gli preme solo il codice Antimafia che vuole firmare a tutti i costi per garantirsi una copertura da attacchi”.

A questo punto nel Pdl si arrabbiano. Mettono in giro la loro versione su quanto sarebbe accaduto tra i capigruppo. Che suona così: Cicchitto caldeggia entrambe le questioni, ascolti e riforma. Fini stoppa il secondo punto. Con due motivazioni. Spiega che nelle due commissioni congiunte la riforma è ancora in alto mare, improponibile quindi metterla già sin d’ora nel calendario. Il tema è talmente delicato che un’accelerazione sarebbe inopportuna e controproducente. In più a luglio l’aula è stracarica di lavoro.

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Bavaglio alle intercettazioni: fermiamoli

luglio 3, 2011 Intercettazioni No Comments
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“La mia priorità saranno le intercettazioni”, così si è espresso il ministro Alfano diventato segretario del partito di Berlusconi, o meglio valvassore o valvassino del signore e padrone del feudo, impegnato nel dare la caccia ai giornalisti, ai comici, agli editori, a chiunque osi non venerarlo.

Per altro, neanche il più acerrimo dei suoi critici, e noi tra questi, si è mai espresso nei suoi confronti come invece hanno fatto i cortigiani e le cortigiane che ha beneficiato, premiato, sostenuto e che, telefonicamente, lo hanno descritto come un uomo malato, fuori di testa, ossessionato dai festini, non più in grado di guidare un governo.

Invece di liberarsi dalla banda del buco, Berlusconi, ormai signore e servo della sua corte, ha deciso di riprovarci con il bavaglio, come se bastasse rompere tutti gli specchi per cancellare gli orrori e le deformità etiche e politiche.

Questa volta, per questo condividiamo l’appello di Flores d’Arcais, non ci interessa neppure conoscere il testo della proposta, comunque il contesto fa persino più schifo del testo.

Il contesto è segnato dalle logge deviate, dalle telefonate di Bisignani, dalle minacce contro la libertà di informazione e contro la magistratura, dall’espulsione dalla Rai dei Santoro e dei Saviano e da quella probabile della Gabanelli, per non parlare dei condizionamenti e delle minacce già rivolte anche contro la Sette che aveva osato spalancare le porte ad Anno Zero.

Dentro questo contesto qualsiasi testo non andrà neppure discusso, andrà solo respinto, contrastato dentro e fuori le aule, dentro e fuori i tribunali, nazionali ed internazionali, utilizzando ogni mezzo legale possibile e pubblicando, ovunque e dovunque, tutte le notizie che avranno una qualsiasi rilevanza sociale, rivendicando e praticando il diritto all’obiezione di coscienza, perché a nessuno potrà mai essere chiesto di rinunciare all’articolo 21 della Costituzione.

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Spionaggio industriale Imprenditore a giudizio

giugno 28, 2011 Intercettazioni No Comments

Civitanova, 22 giugno 2011 – Un caso di spionaggio industriale, da parte di un calzaturiero civitanovese ai danni di Prada, è stato oggetto di un processo celebrato ieri a Civitanova. Accusato di rivelazione di segreti industriali è Enrico Lorenzetti, titolare dell’omonimo calzaturificio. Il fatto di cui deve rispondere sarebbe avvenuto nel 2009. A far scattare le indagini fu Giorgio Boccedi, direttore della fabbrica di forme per calzature ‘Ifaba’ di Porto Sant’Elpidio.

Boccedi, a gennaio del 2009, sarebbe stato contattato dal calzaturificio Lorenzetti per la realizzazione di alcuni modelli portati in fotografia. L’elpidiense però avrebbe riconosciuto le scarpe ‘Miu Miu’ (del gruppo Prada), e visto che lui lavorava anche per Prada, avrebbe contattato la direzione del marchio, informandoli dell’accaduto, e mostrando le foto avute dal civitanovese. A quel punto sarebbe partita la denuncia, dopo la quale la procura dispose un sequestro a Civitanova: dai computer della ditta Lorenzetti sarebbero saltati fuori i modelli di scarpe che ‘Miu Miu’ non aveva ancora messo in vendita, e che sarebbero state pubblicizzate solamente l’inverno seguente.

Secondo quanto riferito da un dirigente del gruppo Prada, sentito ieri in tribunale a Civitanova, quelle foto sarebbero state scattate da qualcuno - rimasto sconosciuto - nello stabilimento di Montevarchi (Arezzo), e avrebbero raffigurato non solo le scarpe che ‘Miu Miu’ avrebbe proposto per la stagione successiva, ma anche i modelli ideati dai designer che poi erano stati scartati.Il Pm (l’avvocato Giuseppe Marini) ha chiamato a deporre anche altri due testimoni sempre di Prada, che hanno confermato le accuse.

Nella prossima udienza, fissata ad aprile, saranno ascoltati gli altri testimoni per ricostruire la vicenda. Lorenzetti, difeso dagli avvocati Vando Scheggia e Mariaelvia Valeri, respinge le accuse, ed è sua intenzione parlare in aula per dare la sua versione dei fatti, dalla quale emergerebbe la sua assoluta innocenza. L’imputato ritiene che non ci sia stata alcuna rivelazione di segreti industriali, e conta di dimostrarlo attraverso il suo difensore.Sarà il giudice Vittoria Lupi, alla fine, a decidere se l’imputato sia colpevole o meno.

Spionaggio industriale: azienda nel mirino gdf Ancona

giugno 28, 2011 Intercettazioni No Comments

(ANSA) – ANCONA, 17 GIU – Scoperta dalle Fiamme gialle di Ancona un’azienda che, grazie a un ex dipendente infedele, era riuscita a clonare l’intera linea produttiva di una ditta di Castelfidardo che produce articoli in argento. La ditta fidardense aveva brevettato un particolare metodo di produzione di lamine in argento con proprieta’ chimico-fisiche tali da rendere i manufatti resistenti all’azione degli agenti ossidanti esterni. Le indagini hanno portato al sequestro di un macchinario in grado di abbinare organicamente l’argento con l’alluminio e/o la plastica. Il dipendente e’ stato denunciato per rivelazione di segreti scientifici e industriali.

Utenti iPhone e Android spiati: Apple e Google nella bufera

giugno 28, 2011 Intercettazioni No Comments

Negli Stati Uniti sono già partite una class action, un’interrogazione al Congresso e un invito per Apple e Google a comparire davanti ad un procuratore generale. In Italia, Francia, Germania e Corea del Sud sono invece state le Autorità per la Privacy e la Comunicazione le prime a mobilitarsi.

A meno di una settimana dalla scoperta che i dispositivi Apple (iPhone, iPad e iPod 3G) e Android raccolgono informazioni dettagliate su tutti gli spostamenti del proprietario, si infiamma il dibattito sulla privacy degli smartphone e tablet di nuova generazione. Dalla polemica sul “file nascosto” facilmente accessibile da chiunque, ora l’attenzione si è spostata sull’utilizzo che Apple e Google fanno dei “geo-data” (informazioni localizzate) raccolte sui dispositivi mobili e poi conservati nei propri database. Sono davvero protetti e trattati in maniera anonima? E perché gli utenti non vengono adeguatamente informati sulle finalità di questa raccolta dati?

Le reazioni di Google e Apple – Se, da una parte, Google ha scelto la strada della trasparenza, spiegando da subito che la raccolta di dati è limitata e comunque necessaria per offrire servizi di localizzazione migliori (come, ad esempio, le mappe aggiornate del traffico), ancora non è arrivata nessuna risposta ufficiale da parte di Apple. L’unica presa di posizione sul tema risale a circa un anno fa, quando in una lunga lettera inviata a due Senatori statunitensi, la casa di Cupertino ammise di raccogliere “in maniera intermittente” le coordinate spaziali dei propri utenti. I geo-data – spiegava il colosso di Steve Jobs – vengono prima salvati sul dispositivo, poi resi anonimi attraverso un numero di identificazione e infine inviati ogni 12 ore ai server Apple dove vengono conservati in un database accessibile internamente. Per gli utenti più attenti alla privacy – garantiva Apple nella lettera – è sempre possibile disattivare le funzionalità di localizzazione e così essere sicuri di non essere più “spiati”.

Comunque spiati - Ma le cose non sembrano stare davvero così. Secondo un’indagine  condotta da un ricercatore indipendente e pubblicata lunedì 25 aprile sul Wall Street Journal, l’iPhone 4 continua a raccogliere informazioni sugli spostamenti del proprietario anche quando le funzionalità di localizzazione sono disattivate. Non basta, cioè, spegnere il pulsante “Localizzazione” dal menù delle Impostazioni del proprio iPhone, per essere al riparo dalla raccolta dati di Apple. Resta poi aperta la questione di quanto siano davvero anonime queste informazioni: a differenza di un pc, uno smartphone permette di risalire molto più facilmente all’identità del proprietario, soprattutto se questi dati vengono conservati per un lungo periodo di tempo.

Poca sicurezza – Nella lettera inviata al Senato lo scorso anno, Apple era rimasta molto sul vago sulle finalità di questa raccolta dati: “I database (con le informazioni di localizzazione degli utenti, ndr) devono essere aggiornati di continuo per rendere conto, tra le altre cose, di come cambia il contesto fisico, di funzionalità innovative della tecnologia mobile, e del numero crescente di utenti Apple”. La casa di Steve Jobs non spiegava perché, per offrire migliori servizi, questi dati dovessero essere conservati per circa dieci mesi, come hanno messo in luce Peter Warden e Alasdair Allan della scorsa settimana. I due ricercatori hanno anche dimostrato come Apple non protegga adeguatamente queste informazioni: al momento vengono trasferite automaticamente da un dispositivo all’altro e sono facilmente visualizzabili anche da terzi.

Mercato mobile – Mentre i due colossi hi-tech non si sbilanciano più di tanto sull’utilizzo di questi database, per gli analisti del Wall Street Journal la risposta è piuttosto scontata: “Google e Apple stanno raccogliendo informazioni geo-localizzate per costruire giganteschi database in grado di individuare dove si trovino gli utenti attraverso i loro cellulari. Questi database sono fondamentali per espandersi in un mercato dei servizi basati sulla localizzazione che si aggira intorno ai 2,9 miliardi di dollari e che, secondo l’istituto di ricerca Gartner, salirà a 8,3 miliardi di dollari nel 2014”. Per un’azienda come Google i cui profitti sono generati quasi esclusivamente dalle pubblicità mirate, il settore mobile rappresenta la nuova gallina dalle uova d’oro. E lo stesso vale per Apple, che attraverso il network iAd vuole ora giocare un ruolo importante in questo mercato emergente.

Maggiori regole - Ad avvalorare ulteriormente l’ipotesi delle pubblicità mirate si è poi aggiunta la rivelazione di un brevetto depositato lo scorso marzo dalla “mela morsicata” con il nome “Location histories for location aware devices”. Il brevetto descrive come il database Apple con le informazione geo-localizzate possa essere “correlato” ad informazioni ancora più dettagliate, come “i dati associati a transazioni finanziare e ad attività di comunicazione (ad esempio, una chiamata telefonica o un messaggio di testo)”. Come dire: oltre alla mappa di tutti gli spostamenti, sarebbe anche possibile risalire a cosa stava facendo il proprietario in un determinato luogo e momento.
Se da una parte è bene ricordare che Apple ogni anno deposita centinaia di brevetti e che non tutti vengono poi lanciati sul mercato, dall’altra è anche giusto sottolineare come il tema della privacy sui dispositivi mobili sia ancora del tutto opaco e per nulla regolamentato. C’è da sperare che la mobilitazione di utenti e autorità contro Google e Apple serva per lo meno a fissare regole più certe a garanzia della privacy dei consumatori.

Red Bull: Marko accusa la Ferrari di spionaggio

giugno 28, 2011 Intercettazioni No Comments

Helmut Marko sospetta che la Ferrari stia usando un metodo per ascoltare in segreto le strategie della Red Bull durante i Gran Premi.

Il consulente della Red Bull ha rivelato i suoi sospetti alla TV tedesca RTL dopo il GP Spagna di domenica.

“Abbiamo notato che la Ferrari sta facendo una sorta di spionaggio” ha dichiarato l’austriaco. Spiegando i sospetti Marko ha dichiarato: “Abbiamo chiamato ai box Mark relativamente tardi, e loro sono riusciti a far rientrare lo stesso Alonso. Sono stati in grado di rispondere”.

I sospetti di Marko avrebbero trovato conferma quando la Red Bull ha impartito ordini finti ai suoi piloti a Barcellona per rientrare ai box e la Ferrari ha risposto comunque.

Per il giornale Bild la Ferrari non ha ancora commentato la questione.

Palamara (Anm) sulle intercettazioni: basta strumentalizzazioni. Papa verso l’espulsione della Magistratura

giugno 28, 2011 Intercettazioni No Comments

Basta con le strumentalizzazioni che si stanno facendo sull’inchiesta P4, è «inaccettabile» sostenere che un intervento sulla disciplina delle intercettazioni sia «la priorità». Lo ha detto il presidente dell’Anm, Luca Palamara, nel corso del suo intervento al comitato direttivo centrale dell’Associazione nazionale magistrati.

Avviata la procedura di espulsione
L’Anm ha anche avviato la procedura che potrebbe concludersi con l’espulsione dal sindacato delle toghe di Alfonso Papa, magistrato in aspettativa perchè deputato Pdl, su cui pende una richiesta di arresto nell’ambito dell’inchiesta sulla cosiddetta P4. Il “parlamentino” dell’associazione ha deciso infatti di chiamare in causa il collegio dei probiviri, affinchè decida se Papa può restare iscritto all’Anm o se i suoi comportamenti non suggeriscano di considerarlo fuori. La decisione è stata presa all’unanimità, con solo due astensioni. Una delle quali è venuta «per ragioni di opportunità» dal procuratore aggiunto di Napoli Francesco Greco, che coordina proprio l’inchiesta sulla P4 dei pm Woodcock e

I«Non vorrei ci occupassimo della pagliuzza, anziché della trave»
«Dobbiamo dire in maniera chiara ancora una volta, con riferimento ai fatti che stanno emergendo a seguito dell’inchiesta della Procura di Napoli – ha detto Palamara – che non si possono accettare le strumentalizzazioni dei politici». Non vorrei, ha sottolineato Palamara, «che ci preoccupassimo della pagliuzza anzichè considerare la trave».

Cascini (Anm): no a interventi che limitino la libertà di stampa
Palamara ha ricordato che l’Anm «ha espresso in più occasioni la necessità di selezionare e stralciare il materiale irrilevante, ma in questo momento penso che debba prevalere tutto quello che sta emergendo la cui valutazione deve essere stabilita da un giudice e non dalla politica o da un ministro». Il segretario dell’Anm, Giuseppe Cascini, si è detto favorevole «a un intervento che regoli le modalità di diffusione di intercettazioni non rilevanti». Ma ha aggiunto che l’associazione ritiene «in contrasto con il diritto di informazione qualunque intervento che limiti la libertà di stampa».

Inaccettabile dire che l’emergenza giustizia sono le intercettazioni
«Non possiamo accettare – ha sottolineato Palamara – che anzichè intervenire con urgenza in situazioni drammatiche che più tribunali denunciano in tutta Italia, ancora una volta l’emergenza della giustizia sono le intercettazioni. Di riforma epocale non si parlerà più ma solo perchè molti uffici giudiziari chiuderanno per la difficile situazione nella quale versano».

Si rilanciano temi lontani dalla riforma della giustizia
«I fatti che stanno emergendo sono gravi – ha detto ancora il presidente dell’Anm – ma mi sembra singolare che si rilancino temi che poco hanno a che vedere con le riforme urgenti della giustizia. Invece di preoccuparsi di ciò che sta emergendo, la politica si preoccupa di modificare la disciplina delle intercettazioni».

Schifani: troppi veleni e troppe divisioni
Da Lecce il presidente del Senato, Renato Schifani, ha lanciato un monito: «troppe divisioni, troppi veleni, stanno inquinando i posti della buona politica. Chi ha la responsabilità di governare, lo faccia con sempre maggiore determinazione. Bisogna avere il coraggio e la forza di fare le riforme che servono alla nazione. Soltanto così sarà possibile continuare il percorso virtuoso della modernizzazione: alleggerire il fisco, combattere con giustizia le evasioni, ma senza provvedimenti che possono apparire ingiusti e mortificanti; dare nuovo ossigeno alle piccole e medie imprese e a tutti i centri produttivi, tutelare e dare nuova occupazione». Sulle intercettazioni: «Ormai la misura è colma e credo che con un grande gesto di volontà da parte di tutte le forze politiche si possa trovare una mediazione sulle intercettazioni senza che si gridi alla legge bavaglio». (N.Co.)

Intercettazioni: un decreto del governo?

giugno 24, 2011 Intercettazioni No Comments
intercettazioni

Non e’ solo la manovra economica ad assorbire l’attenzione del governo dopo l’esito positivo della verifica parlamentare. Potrebbe tenersi all’inizio della prossima settimana un vertice di maggioranza sul tema intercettazioni per decidere un intervento legislativo mediante decreto legge che ne limiti il ricorso da parte della magistratura.

Precisa Fabrizio Cicchitto, capogruppo del Pdl alla Camera: ”Il problema c’e’. Lo scandalo e’ la pubblicazione di intercettazioni che attengono perlopiu’ alla vita politica e privata di singoli individui. E’ un gioco al massacro che va fermato”.

Era stato Angelino Alfano, ministro della Giustizia, a sollevare il problema ritenendo ”penalmente irrilevanti” e ”non gratis” le intercettazioni pubblicate in questi giorni relative allo scandalo della P4. Il guardasigilli aveva poi aggiunto che secondo le ultime stime il debito accertato nei confronti degli operatori telefonici si aggira intorno a un miliardo di euro.

Alfano ha inoltre ricordato che nell’ottobre del 2008, pochi mesi dopo l’inizio del suo mandato come ministro, le ditte che fornivano il materiale per le intercettazioni avevano minacciato di bloccare il servizio perche’ non pagate. Grazie al suo intervento, i costi delle intercettazioni sarebbero diminuiti nel loro importo complessivo di un terzo.

Henry John Woodcock, il pm titolare dell’inchiesta sulla P4 insieme al giudice Francesco Curcio, difende la scelta delle intercettazioni perche’ ”gli atti processuali sono stati gia’ esaminati da un giudice e saranno esaminati da altri giudici” che hanno condiviso l’uso delle registrazioni dei colloqui telefonici come strumento d’indagine.

L’opinione di Woodcock e’ condivisa da Giovandomenico Lepore, procuratore capo di Napoli: ”La rilevanza o meno delle intercettazioni va valutata dal magistrato requirente e dal giudice giudicante, cosa che e’ regolarmente avvenuta.

Eravamo obbligati a depositare le intercettazioni per metterle a disposizione della difesa”. Sul costo precisa: ”Se il governo pensa che gravino troppo sul bilancio, le vieti. La crisi economica non puo’ bloccare il lavoro dei magistrati”.

Il guardasigilli replica: ”Quando i pm di Napoli affermano che e’ l’autorita’ giudiziaria a dover valutare la rilevanza di un’intercettazione dicono una ovvieta’. Conoscere i particolari della vita privata di alcuni degli intercettati, ne’ indagati ne’ coinvolti nell’indagine ma solo casualmente ascoltati doveva imporre pero’ ben altra prudenza nella selezione del materiale da depositare”.

Maurizio Gasparri, capogruppo del Pdl al Senato, pur condividendo la necessita’ di un intervento per meglio disciplinare le intercettazioni, segnala che ”da quelle pubblicate in questi giorni si colgono, soprattutto in personaggi non politici, atteggiamenti poco nobili”.

Contro un intervento legislativo prende posizione Massimo D’Alema, Pd, presidente del Copasir, il Comitato parlamentare per la sicurezza: ”Mi sembrerebbe del tutto inopportuno intervenire per decreto. Il governo Prodi aveva presentato un disegno di legge. Il governo Berlusconi lo ha scartato, puntando su una proposta che anziche’ proteggere, come giusto, la privacy, puntava a limitare l’uso delle intercettazioni come strumento d’indagine”.

Netto anche il no di Pier Ferdinando Casini, leader dell’Udc: ”Una legge sulle intercettazioni in questa fase sarebbe intempestiva e sbagliata”. ”Come sempre, quando le intercettazioni permettono di fare emergere il marcio che spesso unisce politica e malaffare, la maggioranza grida alla lesa maesta”’, dice Felice Belisario, capogruppo dell’Idv al Senato.

Intervistato nella trasmissione ”Otto e mezzo” su La7, prende posizione il presidente della Camera Gianfranco Fini: ”Mi auguro che da parte del governo si riponga nel cassetto l’idea di intervenire con un decreto. Vorrei trovare un solo studente di diritto costituzionale, non un docente, che sia pronto a dire che sia rispettato il requisito costituzionale di necessita’ e urgenza”.

Sul tema intercettazioni interviene pure Giulia Bongiorno, Fli, presidente della commissione Giustizia di Montecitorio: ”Esiste un testo sulle intercettazioni sul quale era stato trovato un accordo con il ministro Alfano. Era arrivato in Aula ed era un testo abbastanza equilibrato. Non riesco a capire perche’ sia stato bloccato dalla maggioranza”.

Fonte: www.asca.it

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