Spionaggio industriale Imprenditore a giudizio

giugno 28, 2011 Intercettazioni No Comments

Civitanova, 22 giugno 2011 – Un caso di spionaggio industriale, da parte di un calzaturiero civitanovese ai danni di Prada, è stato oggetto di un processo celebrato ieri a Civitanova. Accusato di rivelazione di segreti industriali è Enrico Lorenzetti, titolare dell’omonimo calzaturificio. Il fatto di cui deve rispondere sarebbe avvenuto nel 2009. A far scattare le indagini fu Giorgio Boccedi, direttore della fabbrica di forme per calzature ‘Ifaba’ di Porto Sant’Elpidio.

Boccedi, a gennaio del 2009, sarebbe stato contattato dal calzaturificio Lorenzetti per la realizzazione di alcuni modelli portati in fotografia. L’elpidiense però avrebbe riconosciuto le scarpe ‘Miu Miu’ (del gruppo Prada), e visto che lui lavorava anche per Prada, avrebbe contattato la direzione del marchio, informandoli dell’accaduto, e mostrando le foto avute dal civitanovese. A quel punto sarebbe partita la denuncia, dopo la quale la procura dispose un sequestro a Civitanova: dai computer della ditta Lorenzetti sarebbero saltati fuori i modelli di scarpe che ‘Miu Miu’ non aveva ancora messo in vendita, e che sarebbero state pubblicizzate solamente l’inverno seguente.

Secondo quanto riferito da un dirigente del gruppo Prada, sentito ieri in tribunale a Civitanova, quelle foto sarebbero state scattate da qualcuno – rimasto sconosciuto – nello stabilimento di Montevarchi (Arezzo), e avrebbero raffigurato non solo le scarpe che ‘Miu Miu’ avrebbe proposto per la stagione successiva, ma anche i modelli ideati dai designer che poi erano stati scartati.Il Pm (l’avvocato Giuseppe Marini) ha chiamato a deporre anche altri due testimoni sempre di Prada, che hanno confermato le accuse.

Nella prossima udienza, fissata ad aprile, saranno ascoltati gli altri testimoni per ricostruire la vicenda. Lorenzetti, difeso dagli avvocati Vando Scheggia e Mariaelvia Valeri, respinge le accuse, ed è sua intenzione parlare in aula per dare la sua versione dei fatti, dalla quale emergerebbe la sua assoluta innocenza. L’imputato ritiene che non ci sia stata alcuna rivelazione di segreti industriali, e conta di dimostrarlo attraverso il suo difensore.Sarà il giudice Vittoria Lupi, alla fine, a decidere se l’imputato sia colpevole o meno.

Spionaggio industriale: azienda nel mirino gdf Ancona

giugno 28, 2011 Intercettazioni No Comments

(ANSA) – ANCONA, 17 GIU – Scoperta dalle Fiamme gialle di Ancona un’azienda che, grazie a un ex dipendente infedele, era riuscita a clonare l’intera linea produttiva di una ditta di Castelfidardo che produce articoli in argento. La ditta fidardense aveva brevettato un particolare metodo di produzione di lamine in argento con proprieta’ chimico-fisiche tali da rendere i manufatti resistenti all’azione degli agenti ossidanti esterni. Le indagini hanno portato al sequestro di un macchinario in grado di abbinare organicamente l’argento con l’alluminio e/o la plastica. Il dipendente e’ stato denunciato per rivelazione di segreti scientifici e industriali.

Utenti iPhone e Android spiati: Apple e Google nella bufera

giugno 28, 2011 Intercettazioni No Comments

Negli Stati Uniti sono già partite una class action, un’interrogazione al Congresso e un invito per Apple e Google a comparire davanti ad un procuratore generale. In Italia, Francia, Germania e Corea del Sud sono invece state le Autorità per la Privacy e la Comunicazione le prime a mobilitarsi.

A meno di una settimana dalla scoperta che i dispositivi Apple (iPhone, iPad e iPod 3G) e Android raccolgono informazioni dettagliate su tutti gli spostamenti del proprietario, si infiamma il dibattito sulla privacy degli smartphone e tablet di nuova generazione. Dalla polemica sul “file nascosto” facilmente accessibile da chiunque, ora l’attenzione si è spostata sull’utilizzo che Apple e Google fanno dei “geo-data” (informazioni localizzate) raccolte sui dispositivi mobili e poi conservati nei propri database. Sono davvero protetti e trattati in maniera anonima? E perché gli utenti non vengono adeguatamente informati sulle finalità di questa raccolta dati?

Le reazioni di Google e Apple – Se, da una parte, Google ha scelto la strada della trasparenza, spiegando da subito che la raccolta di dati è limitata e comunque necessaria per offrire servizi di localizzazione migliori (come, ad esempio, le mappe aggiornate del traffico), ancora non è arrivata nessuna risposta ufficiale da parte di Apple. L’unica presa di posizione sul tema risale a circa un anno fa, quando in una lunga lettera inviata a due Senatori statunitensi, la casa di Cupertino ammise di raccogliere “in maniera intermittente” le coordinate spaziali dei propri utenti. I geo-data – spiegava il colosso di Steve Jobs – vengono prima salvati sul dispositivo, poi resi anonimi attraverso un numero di identificazione e infine inviati ogni 12 ore ai server Apple dove vengono conservati in un database accessibile internamente. Per gli utenti più attenti alla privacy – garantiva Apple nella lettera – è sempre possibile disattivare le funzionalità di localizzazione e così essere sicuri di non essere più “spiati”.

Comunque spiati – Ma le cose non sembrano stare davvero così. Secondo un’indagine  condotta da un ricercatore indipendente e pubblicata lunedì 25 aprile sul Wall Street Journal, l’iPhone 4 continua a raccogliere informazioni sugli spostamenti del proprietario anche quando le funzionalità di localizzazione sono disattivate. Non basta, cioè, spegnere il pulsante “Localizzazione” dal menù delle Impostazioni del proprio iPhone, per essere al riparo dalla raccolta dati di Apple. Resta poi aperta la questione di quanto siano davvero anonime queste informazioni: a differenza di un pc, uno smartphone permette di risalire molto più facilmente all’identità del proprietario, soprattutto se questi dati vengono conservati per un lungo periodo di tempo.

Poca sicurezza – Nella lettera inviata al Senato lo scorso anno, Apple era rimasta molto sul vago sulle finalità di questa raccolta dati: “I database (con le informazioni di localizzazione degli utenti, ndr) devono essere aggiornati di continuo per rendere conto, tra le altre cose, di come cambia il contesto fisico, di funzionalità innovative della tecnologia mobile, e del numero crescente di utenti Apple”. La casa di Steve Jobs non spiegava perché, per offrire migliori servizi, questi dati dovessero essere conservati per circa dieci mesi, come hanno messo in luce Peter Warden e Alasdair Allan della scorsa settimana. I due ricercatori hanno anche dimostrato come Apple non protegga adeguatamente queste informazioni: al momento vengono trasferite automaticamente da un dispositivo all’altro e sono facilmente visualizzabili anche da terzi.

Mercato mobile – Mentre i due colossi hi-tech non si sbilanciano più di tanto sull’utilizzo di questi database, per gli analisti del Wall Street Journal la risposta è piuttosto scontata: “Google e Apple stanno raccogliendo informazioni geo-localizzate per costruire giganteschi database in grado di individuare dove si trovino gli utenti attraverso i loro cellulari. Questi database sono fondamentali per espandersi in un mercato dei servizi basati sulla localizzazione che si aggira intorno ai 2,9 miliardi di dollari e che, secondo l’istituto di ricerca Gartner, salirà a 8,3 miliardi di dollari nel 2014”. Per un’azienda come Google i cui profitti sono generati quasi esclusivamente dalle pubblicità mirate, il settore mobile rappresenta la nuova gallina dalle uova d’oro. E lo stesso vale per Apple, che attraverso il network iAd vuole ora giocare un ruolo importante in questo mercato emergente.

Maggiori regole – Ad avvalorare ulteriormente l’ipotesi delle pubblicità mirate si è poi aggiunta la rivelazione di un brevetto depositato lo scorso marzo dalla “mela morsicata” con il nome “Location histories for location aware devices”. Il brevetto descrive come il database Apple con le informazione geo-localizzate possa essere “correlato” ad informazioni ancora più dettagliate, come “i dati associati a transazioni finanziare e ad attività di comunicazione (ad esempio, una chiamata telefonica o un messaggio di testo)”. Come dire: oltre alla mappa di tutti gli spostamenti, sarebbe anche possibile risalire a cosa stava facendo il proprietario in un determinato luogo e momento.
Se da una parte è bene ricordare che Apple ogni anno deposita centinaia di brevetti e che non tutti vengono poi lanciati sul mercato, dall’altra è anche giusto sottolineare come il tema della privacy sui dispositivi mobili sia ancora del tutto opaco e per nulla regolamentato. C’è da sperare che la mobilitazione di utenti e autorità contro Google e Apple serva per lo meno a fissare regole più certe a garanzia della privacy dei consumatori.

Red Bull: Marko accusa la Ferrari di spionaggio

giugno 28, 2011 Intercettazioni No Comments

Helmut Marko sospetta che la Ferrari stia usando un metodo per ascoltare in segreto le strategie della Red Bull durante i Gran Premi.

Il consulente della Red Bull ha rivelato i suoi sospetti alla TV tedesca RTL dopo il GP Spagna di domenica.

“Abbiamo notato che la Ferrari sta facendo una sorta di spionaggio” ha dichiarato l’austriaco. Spiegando i sospetti Marko ha dichiarato: “Abbiamo chiamato ai box Mark relativamente tardi, e loro sono riusciti a far rientrare lo stesso Alonso. Sono stati in grado di rispondere”.

I sospetti di Marko avrebbero trovato conferma quando la Red Bull ha impartito ordini finti ai suoi piloti a Barcellona per rientrare ai box e la Ferrari ha risposto comunque.

Per il giornale Bild la Ferrari non ha ancora commentato la questione.

Palamara (Anm) sulle intercettazioni: basta strumentalizzazioni. Papa verso l’espulsione della Magistratura

giugno 28, 2011 Intercettazioni No Comments

Basta con le strumentalizzazioni che si stanno facendo sull’inchiesta P4, è «inaccettabile» sostenere che un intervento sulla disciplina delle intercettazioni sia «la priorità». Lo ha detto il presidente dell’Anm, Luca Palamara, nel corso del suo intervento al comitato direttivo centrale dell’Associazione nazionale magistrati.

Avviata la procedura di espulsione
L’Anm ha anche avviato la procedura che potrebbe concludersi con l’espulsione dal sindacato delle toghe di Alfonso Papa, magistrato in aspettativa perchè deputato Pdl, su cui pende una richiesta di arresto nell’ambito dell’inchiesta sulla cosiddetta P4. Il “parlamentino” dell’associazione ha deciso infatti di chiamare in causa il collegio dei probiviri, affinchè decida se Papa può restare iscritto all’Anm o se i suoi comportamenti non suggeriscano di considerarlo fuori. La decisione è stata presa all’unanimità, con solo due astensioni. Una delle quali è venuta «per ragioni di opportunità» dal procuratore aggiunto di Napoli Francesco Greco, che coordina proprio l’inchiesta sulla P4 dei pm Woodcock e

I«Non vorrei ci occupassimo della pagliuzza, anziché della trave»
«Dobbiamo dire in maniera chiara ancora una volta, con riferimento ai fatti che stanno emergendo a seguito dell’inchiesta della Procura di Napoli – ha detto Palamara – che non si possono accettare le strumentalizzazioni dei politici». Non vorrei, ha sottolineato Palamara, «che ci preoccupassimo della pagliuzza anzichè considerare la trave».

Cascini (Anm): no a interventi che limitino la libertà di stampa
Palamara ha ricordato che l’Anm «ha espresso in più occasioni la necessità di selezionare e stralciare il materiale irrilevante, ma in questo momento penso che debba prevalere tutto quello che sta emergendo la cui valutazione deve essere stabilita da un giudice e non dalla politica o da un ministro». Il segretario dell’Anm, Giuseppe Cascini, si è detto favorevole «a un intervento che regoli le modalità di diffusione di intercettazioni non rilevanti». Ma ha aggiunto che l’associazione ritiene «in contrasto con il diritto di informazione qualunque intervento che limiti la libertà di stampa».

Inaccettabile dire che l’emergenza giustizia sono le intercettazioni
«Non possiamo accettare – ha sottolineato Palamara – che anzichè intervenire con urgenza in situazioni drammatiche che più tribunali denunciano in tutta Italia, ancora una volta l’emergenza della giustizia sono le intercettazioni. Di riforma epocale non si parlerà più ma solo perchè molti uffici giudiziari chiuderanno per la difficile situazione nella quale versano».

Si rilanciano temi lontani dalla riforma della giustizia
«I fatti che stanno emergendo sono gravi – ha detto ancora il presidente dell’Anm – ma mi sembra singolare che si rilancino temi che poco hanno a che vedere con le riforme urgenti della giustizia. Invece di preoccuparsi di ciò che sta emergendo, la politica si preoccupa di modificare la disciplina delle intercettazioni».

Schifani: troppi veleni e troppe divisioni
Da Lecce il presidente del Senato, Renato Schifani, ha lanciato un monito: «troppe divisioni, troppi veleni, stanno inquinando i posti della buona politica. Chi ha la responsabilità di governare, lo faccia con sempre maggiore determinazione. Bisogna avere il coraggio e la forza di fare le riforme che servono alla nazione. Soltanto così sarà possibile continuare il percorso virtuoso della modernizzazione: alleggerire il fisco, combattere con giustizia le evasioni, ma senza provvedimenti che possono apparire ingiusti e mortificanti; dare nuovo ossigeno alle piccole e medie imprese e a tutti i centri produttivi, tutelare e dare nuova occupazione». Sulle intercettazioni: «Ormai la misura è colma e credo che con un grande gesto di volontà da parte di tutte le forze politiche si possa trovare una mediazione sulle intercettazioni senza che si gridi alla legge bavaglio». (N.Co.)

Intercettazioni: un decreto del governo?

giugno 24, 2011 Intercettazioni No Comments

Non e’ solo la manovra economica ad assorbire l’attenzione del governo dopo l’esito positivo della verifica parlamentare. Potrebbe tenersi all’inizio della prossima settimana un vertice di maggioranza sul tema intercettazioni per decidere un intervento legislativo mediante decreto legge che ne limiti il ricorso da parte della magistratura.

Precisa Fabrizio Cicchitto, capogruppo del Pdl alla Camera: ”Il problema c’e’. Lo scandalo e’ la pubblicazione di intercettazioni che attengono perlopiu’ alla vita politica e privata di singoli individui. E’ un gioco al massacro che va fermato”.

Era stato Angelino Alfano, ministro della Giustizia, a sollevare il problema ritenendo ”penalmente irrilevanti” e ”non gratis” le intercettazioni pubblicate in questi giorni relative allo scandalo della P4. Il guardasigilli aveva poi aggiunto che secondo le ultime stime il debito accertato nei confronti degli operatori telefonici si aggira intorno a un miliardo di euro.

Alfano ha inoltre ricordato che nell’ottobre del 2008, pochi mesi dopo l’inizio del suo mandato come ministro, le ditte che fornivano il materiale per le intercettazioni avevano minacciato di bloccare il servizio perche’ non pagate. Grazie al suo intervento, i costi delle intercettazioni sarebbero diminuiti nel loro importo complessivo di un terzo.

Henry John Woodcock, il pm titolare dell’inchiesta sulla P4 insieme al giudice Francesco Curcio, difende la scelta delle intercettazioni perche’ ”gli atti processuali sono stati gia’ esaminati da un giudice e saranno esaminati da altri giudici” che hanno condiviso l’uso delle registrazioni dei colloqui telefonici come strumento d’indagine.

L’opinione di Woodcock e’ condivisa da Giovandomenico Lepore, procuratore capo di Napoli: ”La rilevanza o meno delle intercettazioni va valutata dal magistrato requirente e dal giudice giudicante, cosa che e’ regolarmente avvenuta.

Eravamo obbligati a depositare le intercettazioni per metterle a disposizione della difesa”. Sul costo precisa: ”Se il governo pensa che gravino troppo sul bilancio, le vieti. La crisi economica non puo’ bloccare il lavoro dei magistrati”.

Il guardasigilli replica: ”Quando i pm di Napoli affermano che e’ l’autorita’ giudiziaria a dover valutare la rilevanza di un’intercettazione dicono una ovvieta’. Conoscere i particolari della vita privata di alcuni degli intercettati, ne’ indagati ne’ coinvolti nell’indagine ma solo casualmente ascoltati doveva imporre pero’ ben altra prudenza nella selezione del materiale da depositare”.

Maurizio Gasparri, capogruppo del Pdl al Senato, pur condividendo la necessita’ di un intervento per meglio disciplinare le intercettazioni, segnala che ”da quelle pubblicate in questi giorni si colgono, soprattutto in personaggi non politici, atteggiamenti poco nobili”.

Contro un intervento legislativo prende posizione Massimo D’Alema, Pd, presidente del Copasir, il Comitato parlamentare per la sicurezza: ”Mi sembrerebbe del tutto inopportuno intervenire per decreto. Il governo Prodi aveva presentato un disegno di legge. Il governo Berlusconi lo ha scartato, puntando su una proposta che anziche’ proteggere, come giusto, la privacy, puntava a limitare l’uso delle intercettazioni come strumento d’indagine”.

Netto anche il no di Pier Ferdinando Casini, leader dell’Udc: ”Una legge sulle intercettazioni in questa fase sarebbe intempestiva e sbagliata”. ”Come sempre, quando le intercettazioni permettono di fare emergere il marcio che spesso unisce politica e malaffare, la maggioranza grida alla lesa maesta”’, dice Felice Belisario, capogruppo dell’Idv al Senato.

Intervistato nella trasmissione ”Otto e mezzo” su La7, prende posizione il presidente della Camera Gianfranco Fini: ”Mi auguro che da parte del governo si riponga nel cassetto l’idea di intervenire con un decreto. Vorrei trovare un solo studente di diritto costituzionale, non un docente, che sia pronto a dire che sia rispettato il requisito costituzionale di necessita’ e urgenza”.

Sul tema intercettazioni interviene pure Giulia Bongiorno, Fli, presidente della commissione Giustizia di Montecitorio: ”Esiste un testo sulle intercettazioni sul quale era stato trovato un accordo con il ministro Alfano. Era arrivato in Aula ed era un testo abbastanza equilibrato. Non riesco a capire perche’ sia stato bloccato dalla maggioranza”.

Fonte: www.asca.it

Spionaggio industriale di un calzaturificio

giugno 24, 2011 Intercettazioni No Comments

Un caso di spionaggio industriale, da parte di un calzaturiero civitanovese ai danni di Prada, è stato oggetto di un processo celebrato ieri a Civitanova. Accusato di rivelazione di segreti industriali è Enrico Lorenzetti, titolare dell’omonimo calzaturificio. Il fatto di cui deve rispondere sarebbe avvenuto nel 2009. A far scattare le indagini fu Giorgio Boccedi, direttore della fabbrica di forme per calzature ‘Ifaba’ di Porto Sant’Elpidio.

Boccedi, a gennaio del 2009, sarebbe stato contattato dal calzaturificio Lorenzetti per la realizzazione di alcuni modelli portati in fotografia. L’elpidiense però avrebbe riconosciuto le scarpe ‘Miu Miu’ (del gruppo Prada), e visto che lui lavorava anche per Prada, avrebbe contattato la direzione del marchio, informandoli dell’accaduto, e mostrando le foto avute dal civitanovese. A quel punto sarebbe partita la denuncia, dopo la quale la procura dispose un sequestro a Civitanova: dai computer della ditta Lorenzetti sarebbero saltati fuori i modelli di scarpe che ‘Miu Miu’ non aveva ancora messo in vendita, e che sarebbero state pubblicizzate solamente l’inverno seguente.

Secondo quanto riferito da un dirigente del gruppo Prada, sentito ieri in tribunale a Civitanova, quelle foto sarebbero state scattate da qualcuno – rimasto sconosciuto – nello stabilimento di Montevarchi (Arezzo), e avrebbero raffigurato non solo le scarpe che ‘Miu Miu’ avrebbe proposto per la stagione successiva, ma anche i modelli ideati dai designer che poi erano stati scartati.Il Pm (l’avvocato Giuseppe Marini) ha chiamato a deporre anche altri due testimoni sempre di Prada, che hanno confermato le accuse.

Nella prossima udienza, fissata ad aprile, saranno ascoltati gli altri testimoni per ricostruire la vicenda. Lorenzetti, difeso dagli avvocati Vando Scheggia e Mariaelvia Valeri, respinge le accuse, ed è sua intenzione parlare in aula per dare la sua versione dei fatti, dalla quale emergerebbe la sua assoluta innocenza. L’imputato ritiene che non ci sia stata alcuna rivelazione di segreti industriali, e conta di dimostrarlo attraverso il suo difensore.Sarà il giudice Vittoria Lupi, alla fine, a decidere se l’imputato sia colpevole o meno.

Fonte: www.ilrestodelcarlino.it

Cocaina a minorenne: video shock delle microspie

giugno 24, 2011 Intercettazioni No Comments

Un’indagine che andava avanti dallo scorso mese di febbraio che aveva già portato a marzo scorso all’arresto in flagranza di una donna di quarant’anni, G. S. sorpresa mentre faceva assumere sostanza stupefacente ad una ragazza minorenne che viveva con lei, figlia dell’attuale compagno.

Le immagini sono state diffuse questa mattina dal comando provinciale dei carabinieri di Pescara che all’epoca riuscirono ad intervenire tempestivamente, pochi secondi dopo aver seguito su un monitor a distanza -grazie a telecamere nascoste- quello che accadeva nella casa di Cappelle sul Tavo.

Le indagini sono partite nel mese di febbraio quando i militari della stazione di Spoltore hanno scoperto, grazie ad una fonte confidenziale, che una quindicenne aveva raccontato ad alcuni compagni di classe di aver fatto uso di cocaina proprio grazie all’attuale fidanzata del padre, un autotrasportatore spesso fuori città per lavoro.

Le notizie così delicate e partite da una classe di una scuola di Spoltore sono arrivate ai militari che hanno iniziato le indagini e dopo aver effettuato i primi accertamenti sono riusciti ad individuare la donna e a seguirne alcuni movimenti per capirne le abitudini. I sospetti si sono resi immediatamente fondati e così il pm Barbara Del Bono ha chiesto ed ottenuto dal giudice per le indagini preliminari, Guido Campli, la possibilità di svolgere intercettazioni ambientali, all’interno della abitazione della donna 40enne.

Sono bastati pochi giorni di osservazione e così nel pomeriggio del 1 marzo scorso le telecamere nascoste hanno registrato chiaramente una lunga scena di alcuni minuti nella quale la donna, seduta ad un tavolo, prepara una striscia di cocaina, la seleziona, la dispone sul tavolo, la ordina e poi con la classica banconota accartocciata a mo’ di cannuccia inala.

Poi si alza dalla sedia e fa accomodare la 15enne che prova a imitare, forse un po’ emozionata e titubante, fino al suo primo contatto con la sostanza stupefacente.

Immagini che descrivono un preoccupante disagio nel quale vivono le persone protagoniste di questa storia e che sono in continuo contatto con ambienti legati allo spaccio. Secondo gli inquirenti tuttavia la minore sarebbe stata salvata in tempo.

Pochi minuti dopo l’interruzione del filmato i carabinieri hanno fatto irruzione in casa ed hanno così arrestato la donna accusata di cessione di sostanze stupefacenti, reato aggravato per la presenza della minore e di abuso della relazione domestica e parentale.

La donna insieme alla propria figlia di sette anni è stata affidata ai servizi sociali in attesa di essere giudicata. Anche la 15enne è stata affidata ai servizi sociali mentre il padre sarebbe estraneo alla vicenda e non avrebbe mai sospettato di nulla.

Proprio dalle riprese è stato possibile accertare anche la frequentazione della donna con i due spacciatori arrestati questa mattina all’alba e quindi di estendere le indagini nei confronti di coloro che erano abituali fornitori di cocaina.

In manette sono finiti Costantino Morelli e Sabina di Rocco rispettivamente di 38 e 35 anni, destinatari di una custodia cautelare in carcere per il reato di spaccio continuato di stupefacenti. Gli inquirenti hanno documentato è accertato numerose cessioni di eroina e cocaina anche ad altri tossicodipendenti.

Fonte: www.primadanoi.it

E’ caccia alle microspia da parte di De Magistris

giugno 22, 2011 Intercettazioni No Comments

In gergo tecnico si chiama «bonifica ambientale», vale a dire che specialisti delle forze dell’ordine setacceranno con speciali apparecchiature l’immenso Palazzo San Giacomo per verificare se ci sono microspie. Illegali, vale a dire che non sono giustificate da decisioni della magistratura. I lavori – secondo indiscrezioni molto ben accreditate – cominceranno in queste ore e non è certo un caso che ciò avvenga alla vigilia della prima giunta formale, quella dove si prenderanno le prime vere decisione della sindacatura targata Luigi de Magistris.

È bene sottolineare che non si tratta di una novità. Nel senso che è ordinario, in luoghi come appunto il Municipio, in relazione a cambi della guardia, che si ammettano le bonifiche. Si ricorderà che dopo ogni rimpasto del sindaco Rosa Russo Iervolino questa attività veniva regolarmente messa in campo. Gli uffici dei neoassessori – e anche quello del sindaco – per questo motivo al momento sono particolarmente spogli, non avrebbe senso mettere mobili e qualsiasi tipo di suppellettili sapendo che verranno – diciamo così – smontati. Misure precauzionali – giova ricordare – che non riguardano solo Napoli ma sono appunto di routine ovunque.

Non si trascura, nella sostanza, nessun particolare. Il lavoro vero e proprio del sindaco comincerà dunque domani. Ieri tuttavia c’è stata una pregiunta che il sindaco tratteggia così: «La prima delibera – conferma – sarà quella sui rifiuti». A lavoro anche per capire cosa cambierà con il federalismo fiscale per quello che concerne il bilancio. Ci saranno, per esempio tasse di scopo? «Ci sta lavorando con Marco Esposito, assessore comunale allo Sviluppo, che è un esperto – spiega il sindaco – Sabato parteciperò a una riunione dell’Anci a Ischia su questo tema. Diversamente da quello che ha fatto la Iervolino intendo nominare subito il membro del Copaf, dobbiamo dare peso a Napoli all’interno delle strutture che si occupano di federalismo fiscale e municipale».

Sul versante del bilancio, che va approvato entro il 30 de Magistris ha tenuto una lunga riunione finita a tarda notte con Riccardo Realfonzo assessore che ha la specifica delega. De Magistris guarda oltre la delibera dei rifiuti e sull’acqua pubblica, mette nel mirino i primi cento giorni: «Subito dopo l’estate – annuncia – ci sarà una chiusura molto rigida al traffico nel centro storico con una zona a traffico limitata che non sarà annacquata. Sarà seria e ci stanno già lavorando l’assessore alla mobilità Anna Donati e quello che ha la competenza sulla polizia municipale Giuseppe Narducci». Insomma non ci saranno vacanze per gli assessori.

Fonte: www.ilmessaggero.it

Spionaggio: Ebay accusa Google

giugno 21, 2011 Intercettazioni No Comments

Il sito d’aste fa causa al motore di ricerca: “Per sviluppare il loro sistema di pagamento con il telefonino hanno assunto due nostri ex manager. Sono stati loro a svelare i dettagli dei progetti a cui stavamo lavorando”

E’ guerra tra colossi. PayPal ed eBay hanno deciso di tirare fuori le unghie per difendersi da Google. L’accusa è pesante: spionaggio industriale. La vicenda ricalca, per certi versi, la battaglia scoppiata quattro anni fa tra Ferrari e McLaren. Nel 2007, Nigel Stepney, allora capomeccanico del Cavallino, passò i progetti della monoposto rossa alla scuderia tedesca. La spy story ad alta velocità, che si è trascinata per anni, scatenò il finimondo nella Formula Uno.Oggi, un ciclone simile rischia di abbattersi sul settore dell’informatica. PayPal (acquistata nel 2002 dal sito d’aste) ed eBay hanno infatti deciso di fare causa a Google e a due suoi dirigenti per aver rubato i segreti necessari a realizzare il nuovo sistema di pagamento che, a partire dall’estate, permetterà negli Stati Uniti di usare il cellulare al posto dei contanti. Google, che solo ieri aveva annunciato la nuova iniziativa, deve già affrontare la prima tegola. Per il momento, il motore di ricerca ha deciso di non rispondere alle accuse. “La causa – scrive la Reuters – evidenzia come sia in corso una battaglia a tutto campo per cercare di assicurarsi una posizione di vantaggio in un settore che potrebbe valere qualcosa come un miliardo di dollari”. Il telefonino, secondo gli esperti, è infatti destinato a diventare il portafoglio del futuro.

Secondo eBay, Osama Bedier e Stephanie Tilenius, due ex manager di PayPal passati poi a Google, avrebbero utilizzato le conoscenze acquisite nella loro vecchia azienda per realizzare Google Wallet, il servizio con cui Mountain View è convinta di mandare in pensione banconote e carte di credito. Tilenius ha lavorato per eBay dal 2001 al 2009 e poi è stata consulente della società fino a marzo del 2010. La dirigente è stata assunta da Google con la carica di vicepresidente per l’e-commerce. Secondo il sito d’aste, la donna avrebbe rotto una clausola contrattuale, offrendo a Bedier di passare alla concorrenza. Pochi giorni prima del cambio di casacca, Bedier avrebbe trasferito sul suo pc una serie di documenti in cui erano tracciate le strategie di PayPal per quanto riguarda i pagamenti con i telefonini.

In pochi giorni sarebbe così andato in fumo un lavoro di tre anni: PayPal dal 2008 stava cercando di raggiungere un accordo con Google per gestire le transazioni su tutti i telefonini dotati di Android, il sistema operativo sviluppato da Mountain View. In sostanza, eBay sostiene che il motore di ricerca, assumendo i due manager e rifiutandosi di concludere l’affare, avrebbe in realtà comprato la chiave per abbattere la concorrenza. Il cyber portafoglio vedrà la luce solo tra qualche mese, nel frattempo toccherà al tribunale della California stabilire se c’è già stato un tentativo di scippo.

Fonte: Qn.quotidiano.net

Cina e Giappone, spionaggio a bordo

giugno 21, 2011 Intercettazioni No Comments

Le automobili di Hong Kong sarebbero da tempo sotto il controllo diretto delle autorità di polizia, con queste ultime in grado di intercettare con estrema facilità eventuali contrabbandieri impegnati a trasportare merce oltre confine. I dispositivi per l’intercettazione sarebbero stati installati su migliaia di auto a partire dal lontano 2007. Naturalmente gratis.

Le autorità di Pechino chiamerebbero gli scatolotti radio – non più grandi di un PDA – “schede di ispezione e quarantena”, e stando alle ricerche e analisi di Zheng Liming – professore associato di Ingegneria Elettrica presso l’Università di Hong Kong – si tratterebbe proprio di dispositivi in grado di comunicare con facilità la posizione dell’auto su cui sono installati.

A confermare l’efficacia del dispositivo sarebbero soprattutto i contrabbandieri, i quali già da tempo avrebbero notato una insolita precisione della polizia cinese nell’individuare e “colpire” il bersaglio rovinando il business del bravi ragazzi asiatici. I guidatori, ovviamente, non sono molto felici della scoperta e denunciano l’ennesima violazione alla privacy del governo di Pechino.

Ma in quanto a strumenti di intercettazione o tracciamento anche il mercato non è da meno: esplode nella blogosfera la notizia secondo cui l’automobile elettrica LEAF – realizzata dalla nipponica Nissan – è in grado di comunicare ogni genere di informazioni sull’automobile, la sua posizione geografica e la direzione in cui sta andando nel caso in cui si usi la funzionalità CARWINGS per visionare i feed RSS sullo schermo integrato nel cruscotto. CARWINGS non accetta i cookie, nondimeno potrebbe rappresentare una miniera d’oro per le società alla caccia di dati di geolocalizzazione a fini commerciali.

Fonte: Punto-informatico.it

Congresso colombiano: legalizzato lo spionaggio ai danni di oppositori politici

giugno 21, 2011 Intercettazioni No Comments

Il Congresso colombiano ha approvato la “Legge su Intelligence e Controintelligence”, che secondo quanto denunciato da numerosi analisti è un bieco strumento per legalizzare lo spionaggio di oppositori politici e giornalisti.

In primo luogo, la legge non prevede un meccanismo democratico affinché tutti i mezzi di comunicazione abbiano uguale accesso alle fonti d’intelligence, riservate esclusivamente ai grandi media di proprietà dell’oligarchia al potere, che le utilizzano a proprio piacimento per scatenare montature mediatiche contro gli oppositori al regime fascista colombiano.

Inoltre, un articolo della suddetta legge stabilisce che le intercettazioni e lo spionaggio elettronico in una determinata area geografica potranno essere effettuati senza un’autorizzazione della magistratura.

Dopo lo scandalo delle intercettazioni illegali del DAS, la polizia politica agli ordini della Presidenza della Repubblica, che ha perseguitato sindacalisti, giornalisti, oppositori politici, attivisti dei diritti umani sia in Colombia che in diversi paesi europei, e persino la Sottocommissione per i Diritti Umani del Parlamento Europeo, il governo Santos ora pone le basi per poter proseguire queste attività illecite e criminali in un quadro legale di riferimento compiacente.

Fonte: www.nuovacolombia.net

Nuova svolta sul delitto di Avetrana

giugno 20, 2011 Intercettazioni No Comments

Clamorosa svolta nel delitto di Avetrana, costato la vita alla 15enne Sarah Scazzi, che sarebbe stata strangolata e gettata in un pozzo lo scorso 26 agosto dalla cugina Sabrina Misseri, con la complicità della madre Cosima: proprio la donna sarebbe stata incastrata da un’intercettazione in cui avrebbe intimato al marito Michele, in carcere fino alla fine di maggio perchè si era autoaccusato del delitto, di dire di aver violentato la nipote, pur di scagionare la figlia Sabrina, tirata in ballo proprio dal padre.

Secondo gli avvocati di Cosima, invece, la donna avrebbe solo spronato il marito a dire la verità. Nel dialogo intercettato dagli inquirenti, infatti, Cosima chiede spiegazioni al marito a proposito dei soldi che l’uomo avrebbe consegnato a Sarah (un comportamento molto strano per l’uomo che, secondo i familiari, sarebbe molto attaccato al denaro) e Michele Misseri risponderebbe: “se vuoi che dica che l’ho violentata lo dirò”.

Le intercettazioni confermerebbero l’ipotesi dell’accusa, secondo cui sarebbe stata la gelosia di Sabrina nei confronti del giovane Ivano il vero movente dell’assassinio, mentre Cosima avrebbe aiutato la figlia a strangolare la nipote, mentre Michele Misseri sarebbe intervenuto soltanto successivamente per nascondere il cadavere di Sarah nel pozzo di Contrada Mosca in cui è stato ritrovato.

Cosima sarebbe stata incastrata anche da una controperizia presentata dai Ros in risposta a una perizia della difesa, secondo cui il telefono della donna risulta agganciare la cella del garage di casa Misseri proprio in concomitanza dell’orario in cui Sarah sarebbe stata uccisa. Inoltre, il telefonino di Cosima avrebbe agganciato la cella della zonadi Contrada Mosca in cui si trova il pozzo in cui è stato rinvenuto il cadevere di Sarah.

Fonte: www.adnkronos.com

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